Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “database terminologico”

Muscoli contro cozze!

Notizia segnalata da un lettore ligure:

Muscoli contro cozze: ristoranti e pescherie della Spezia invitati a usare il nome italiano

Pare che la Guardia di finanza abbia chiesto a una pescheria spezzina di cambiare il nome sull’etichetta che descriveva i molluschi bivalvi con conchiglia nera violacea della foto. Non potevano più usare muscoli, come sono noti in Liguria, e dovevano invece chiamarli cozze. Ne è nata una polemica linguistica descritta da Il Secolo XIX

Geosinonimi

Questa storiella estiva ci ricorda l’esistenza dei geosinonimi, parole diverse che in luoghi diversi descrivono gli stessi concetti.

Il mollusco il cui nome scientifico è Mytilus galloprovincialis viene chiamato cozza in gran parte dell’Italia, o in alternativa mitilo, ma è noto anche come muscolo in Liguria, peòcio nel Veneto, cozzeca al sud, musciolo nelle Marche. Nessuno di questi nomi è “giusto” o “sbagliato”: l’uso di ciascuno è determinato soprattutto da fattori geografici (variazione diatopica).

(altro…)

Completamento, compilazione e riempimento

Questa tabella confronta alcuni termini inglesi e italiani usati da due noti produttori di software e servizi online per le stesse funzionalità. Sono concetti molto comuni ma si notano varie differenze nelle designazioni (segni linguistici) che li rappresentano:

autocomplete, auto-complete, autofill, auto fill, auto-fill, autosuggest, completamento automatico, compilazione automatica, riempimento automatico, suggerimenti automatici

Avete riconosciuto tutti i concetti e identificato A e B?

Forse non sono tutti distinguibili, ma se seguite il blog avrete già capito quali sono le implicazioni per il lavoro terminologico e per la traduzione, che ora cercherò di sintetizzare.

(altro…)

Quali termini documentare?

Un noto problema della gestione della terminologia è quello di decidere quali termini includere (“documentare) nel database terminologico: limiti di tempo e di risorse impongono di fare scelte in base a priorità determinate da una combinazione di diversi fattori, come il settore in cui si opera, il tipo di prodotto e il suo posizionamento, le caratteristiche della lingua e del mercato, aspetti diacronici ecc.

Hanne Smådahl (senior terminologist di SAP) fa un’analisi interessante in Are they worthy: What terms belong in a termbase?. Suggerisce di iniziare determinando il tipo di terminologia più utile (ad es. ad ampio raggio o molto specifica?), quindi di identificare quella che in passato ha dato problemi (ad es. lamentele degli utenti) e di selezionare in particolare i termini che possono avere un impatto su:[piramide dei termini] approccio dall’alto verso il basso
– sicurezza del cliente / utente
– sopravvivenza (protezione) dell’azienda
– sopravvivenza (protezione) del prodotto
– visibilità specifica nel mercato 
– coerenza con la terminologia del settore
– efficienza (ad es. standardizzazione e
   prevenzione degli errori)

Dettagli ed esempi nell’articolo di Hanne; altre informazioni nel portale Terminology@SAP.  

[Nuovo post] Ho indicato alcuni criteri di selezione per identificare concetti e termini prioritari in Terminologia e comunicazione


Vedi anche: iPad, “flick” e terminologizzazione, System tray e incongruenze terminologiche e i link in Intervista in TermCoord blog per qualche altra considerazione su aspetti che condizionano il lavoro terminologico.

Doppioni: doublets & doublettes!

A proposito di parole inglesi che finiscono in -ette, ce n’è una che suona molto graziosa ma che invece può rappresentare una grossa complicazione per i terminologi: è doublette, il termine che descrive i famigerati doppioni nei database terminologici (due o più schede diverse per lo stesso concetto).

Del significato di doppione / doublette in terminologia e dei problemi che comporta nel lavoro terminologico ha discusso recentemente Barbara Karsch in Doublettes—such a pretty term, yet such a bad concept, Why doublettes are bad e Avoiding doublettes […].

In linguistica, invece, il termine doppione (sinonimo: allotropo) descrive parole di una lingua che hanno la stessa etimologia ma sfumature stilistiche oppure significati diversi (ad esempio, malinconia e melanconia, vizio e vezzo). 

allotropia

In inglese il doppione linguistico si chiama doublet. Tipici esempi sono proprio le parole double, doublet e doublette che risalgono tutte al latino duplus ma sono entrate nella lingua per vie diverse e in tempi diversi (double dal francese antico nel XIII secolo, doublet dal francese antico ma nel secolo successivo e doublette molto più recentemente, ancora dal francese ma passando attraverso il tedesco).  

Grazie alla sua storia, l’inglese è una lingua particolarmente ricca di doppioni (doublet), una complicazione nel lavoro terminologico quando l’inglese è la lingua di partenza e una o più lingue di arrivo condividono origini etimologiche dell’inglese ma hanno minore variabilità. Può succedere infatti che due doppioni inglesi vengano usati per differenziare concetti diversi in un ambito specifico, ad es. status e state oppure person e persona, e che la lingua di arrivo preveda realizzazioni lessicali simili (stessa etimologia) ma disponga di un’unica parola (ad es. stato e persona in italiano), costringendo a soluzioni alternative non sempre pienamente soddisfacenti.

Aggiornamento – Esempi di allotropia in italiano che non hanno corrispondenza in inglese: circolo, cerchio, cerchia e lingua e linguaggio.

Costi e benefici del lavoro terminologico

Chi si occupa di gestione della terminologia in ambito aziendale potrà trovare interessante Cost and effectiveness of terminology work, un articolo che riassume i risultati di uno studio condotto da tekom su un campione di 940 soci distribuiti tra industria (67%), produttori di software (15%) e fornitori di servizi di traduzione o documentazione tecnica (5%).

L’articolo sottolinea una questione nota: i vantaggi dei sistemi di gestione della terminologia sono ben chiari a chi ne fa uso ma non altrettanto ovvi a chi deve finanziarli, in particolare perché è complesso quantificare il ROI (“ritorno sull’investimento”). 

In un intervento al Seminario COM&TEC La comunicazione multilingue di qualche mese fa avevo sintetizzato i principali benefici e punti deboli della gestione della terminologia nelle aziende in questi punti:

Benefici di un sistema di gestione della terminologia sulla comunicazione aziendale interna ed esterna: condivisione delle conoscenze, standardizzazione, semplificazione, riduzione delle ambiguità, migliore esperienza utente, traduzione più accurata.

Un sistema di gestione della terminologia consente di ridurre i costi di ricerca, supporto, prevenzione di problemi (anche legali), traduzione, correzione degli errori, automazione.

L’implementazione di un sistema di gestione della terminologia può essere complicato dai costi del sistema (di hardware, software, sviluppo, integrazione e manutenzione) e delle risorse umane coinvolte (personale specializzato e formazione degli utenti del sistema). È tuttora difficile quantificare la redditività del capitale investito in terminologia: la maggior parte delle analisi si basa su dati molto empirici, come il costo dei potenziali errori e interventi di supporto evitati, ecc.

Non ricordo dove e da chi ho sentito dire “Managers don’t understand terminology”, ma è una citazione che fa sempre annuire chi, in questo ambito, si deve confrontare con persone sicuramente molto competenti in ambito gestionale e finanziario ma poco avvezze ad apprezzare problematiche linguistiche e di condivisione della conoscenza…

Vedi anche: altri post con tag lavoro terminologico e/o database terminologici.

….

iPad, “flick” e terminologizzazione

iPad è ora disponibile anche in Italia e così ho dato un’occhiata al manuale italiano per vedere se fosse stato risolto il problema terminologico di cui avevo parlato qualche mese fa (iPhone e iPod), però non ho notato novità né per pinch (esempi qui) né per un altro termine correlato, flick.

Nel lessico comune inglese flick può indicare il movimento veloce, spesso ripetuto, che si fa con un pollice o soprattutto con l’indice per spostare o eliminare qualcosa di piccole dimensioni, ad es. delle briciole, una macchiolina o un insettino da una manica.

il gesto "flick" descritto graficamente nella documentazione AppleNei dispositivi con touch screen, specialmente in ambito Apple, flick indica il gesto rapido che si fa con un dito per far scorrere una pagina, per passare alla foto successiva di una raccolta, ecc.  Nella documentazione italiana di iPhone e iPad, flick viene reso in vari modi, ad es. “dare un colpetto” (qui), “fare scorrere le dita”, “scorrere”, “scorrere le dita”, a volte anche nello stesso contesto in cui appare scroll, altro termine a cui viene associato il verbo italiano scorrere, e in alcuni casi si crea confusione (esempi qui, dai manuali in inglese e in italiano). 

Ho pensato di parlarne perché pinch e flick mettono in evidenza un potenziale problema terminologico che, se non viene riconosciuto “a monte” nella lingua di partenza, può causare errori di localizzazione e incongruenze nelle lingue di arrivo.

terminologizzazioneCome pinch, anche flick è un esempio tipico di terminologizzazione, un meccanismo di formazione di neologismi semantici molto comune in ambito informatico: una parola del lessico generico acquista un nuovo significato e diventa un termine che rappresenta un concetto particolare in un ambito specifico (ne ho già parlato altre volte, ad es. qui, qui e qui).

Per chi si occupa di gestione della terminologia, è un processo linguistico molto interessante ma che può complicare il lavoro terminologico rivolto alla localizzazione:

Raramente i neologismi semantici vengono identificati dai sistemi di estrazione automatica della terminologia (term mining), proprio perché hanno la stessa forma linguistica di parole generiche.
Spesso sfuggono anche all’estrazione manuale, ad es. da parte del team di sviluppo del prodotto, specialmente se chi se ne occupa lavora solo nella lingua di partenza e non ha particolari competenze terminologiche: difficile che i neologismi semantici vengano riconosciuti come termini.
Possono avere un impatto imprevisto sul contenuto e sui sistemi concettuali descritti nel database terminologico. Esempio: se viene documentato il termine ribbon (elemento di interfaccia), va creata una scheda terminologica anche per la la forma Ribbon nelle Illustrazioni di Office 2007parola ribbon (un elemento grafico generico) per evitare problemi nelle lingue di arrivo se appaiono nello stesso prodotto e le “traduzioni” per termine e parola sono diverse? Se sì, ci si può limitare a documentare solo il nome dell’elemento in questione, o, per coerenza, vanno aggiunti anche quelli degli altri elementi correlati, anche se abbastanza irrilevanti perché non rappresentano alcun concetto specifico, quindi di regola non ammessi nel database? Quando si progetta un sistema di gestione della terminologia, è importante porsi anche queste domande.  
Se non identificati, questi termini possono creare incongruenze nella lingua d’arrivo, come nel caso di pinch e flick, e impedire che un concetto importante venga facilmente condiviso (ad es. se si vuole parlarne senza ambiguità), con potenziali conseguenze sull’esperienza dell’utente.

È sicuramente superfluo dirlo ancora una volta, ma in tutti questi casi la collaborazione di chi localizza è davvero essenziale! 

Vedi anche: Internet e determinologizzazione, per il processo opposto.

Un nuovo blog: BIK Terminology

Mi fa molto piacere che Barbara Inge Karsch abbia deciso di condividere le sue riflessioni su terminologia e lavoro terminologico con un nuovo blog, BIK Terminology.

BIK Terminology - il blog di Barbara Inge Karsch

Conosco Barbara molto bene perché a lungo abbiamo fatto parte dello stesso team in Microsoft, lei come terminologa tedesca e terminology researcher per l’inglese e io come terminologa italiana. Lavorare con Barbara è sempre stato un grande piacere: poche persone possono vantare la sua competenza nel campo della gestione della terminologia e la sua abilità nel fare formazione e chiarire concetti che altrimenti risulterebbero ostici a chi non ha una preparazione linguistica specifica. Non a caso mi è piaciuta molto la nota sulla soluzione dei rompicapi terminologici nella descrizione del blog! 

Nel post What is a term? Barbara spiega cosa si intende per termine e dà indicazioni pratiche sul contenuto di un database terminologico per il supporto alla localizzazione, chiarendo che non è proficuo documentare simboli, stringhe di testo, nomi fittizi ed esempi, specialmente se sono già classificati o archiviati altrove (ad es. nelle memorie di traduzione), se non possono essere definiti (come i messaggi di errore o altro testo ricorrente) o se non vale la pena standardizzarli (come gli esempi, che possono richiedere adattamenti diversi in base al contesto).

Sicuramente un blog da seguire: benvenuta Barbara!

Si…

System tray e incongruenze terminologiche

In Italian Localization problem n. 1 – System tray, Roberto Savelli evidenzia un problema terminologico non così raro, quello dei termini il cui significato nella lingua di partenza appare chiaro ma per i quali non sembrerebbe esserci un termine consolidato nella lingua di arrivo. system tray - area di notificaL’esempio riguarda system tray, che in inglese identifica l’area inferiore destra del desktop di Windows dove appaiono notifiche e indicazioni di stato.

L’ho trovato uno spunto molto interessante e ne approfitto per aggiungere qualche commento sulle incongruenze terminologiche nella localizzazione, pensando soprattutto a studenti di traduzione o a chi non ha ancora molta familiarità con questa attività.

Le linee guida sull’ambiente Windows chiariscono che system tray, come pure il meno frequente status area, sono termini da evitare in favore di notification area. per un esempio di concetto con più realizzazioni lessicali, vedere Concetti e termini: un esempio dai Office per Mac
È un tipico esempio di un singolo concetto che ha tre diverse realizzazioni lessicali; in un database terminologico orientato al concetto, i tre termini possono essere rappresentati evidenziando quello da privilegiare e documentando quelli non ammessi od obsoleti, ad es. system tray e status area, con indicazioni d’uso per gli interventi nelle varie fasi del ciclo di vita del prodotto, sia nella lingua di partenza che in quelle di arrivo, dove si può ricorrere a un unico termine associato a tutte le occorrenze della lingua di partenza e risolvere così le incongruenze originali.

Roberto osserva che in Windows 7 e Windows Vista italiani il concetto rappresentato da system tray è reso da area di notifica, a sua volta associato anche a notification area (termine standard), ma nota che nelle stringhe di altri prodotti Microsoft meno recenti si trova anche system tray barra delle applicazioni. L’incongruenza potrebbe essere dovuta a un banale errore, alla mancanza, a suo tempo, dell’informazione che in inglese system tray = notification area, a uno slittamento di significato intercorso nel frattempo (in origine tray indicava l’intera fascia inferiore del desktop, poi chiamata taskbar in inglese), ma potrebbe anche darsi che si sia volutamente optato per l’iperonimo (taskbar barra delle applicazioni) se il contesto originale indicava che era sufficiente un riferimento più generico: è un’opzione terminologica non molto diffusa ma accettabile se ben motivata (vedi esempio di scan digitalizzare).  

Le mie sono solo supposizioni, non posso infatti sapere se system tray barra delle applicazioni sia una scelta consapevole o meno, è certo però che in molti altri casi si notano incongruenze terminologiche palesi e non giustificabili, anche se meno frequentemente di tempo fa, e ci si domanda come siano potute sfuggire, visto che da anni si ricorre a sistemi di gestione della terminologia avanzati, a strumenti per la verifica della coerenza terminologica, e a processi di lavoro ben definiti che dovrebbero evitare questi problemi. Entrano però in gioco altri fattori, ad esempio: 

Fase di sviluppo
L’ambito aziendale è estremamente complesso e a uno stesso prodotto possono lavorare centinaia di persone, non sempre abituate a ragionare in termini linguistici e magari con percezioni diverse dei concetti e dei termini associati: basti pensare all’esempio estremo della terminologia che descrive i
tasti di scelta oppure, per rimanere in tema, al termine inglese taskbar, che può indicare sia l’intera fascia inferiore del desktop che la porzione con le icone delle applicazioni, come in questi due esempi (descrizione al passaggio del mouse):

in questo esempio, "taskbar" indica tutta la fascia inferiore del desktop
in questo esempio, "taskbar" indica solo la porzione con le icone delle applicazioni (fare clic sull'immagine per ingrandirla) 

È chiaro che le incongruenze nella lingua di partenza, se non risolte, possono moltiplicarsi in quelle di arrivo. Roberto fa bene a ricordare che eventuali problemi nel materiale di origine andrebbero segnalati agli autori.
Fase di localizzazione
Non sempre è possibile identificare e documentare tutta la terminologia di un prodotto nella fase di sviluppo; quella “sfuggita” andrebbe evidenziata durante la localizzazione, in modo che si possano definire i concetti eliminando possibili ambiguità. Eppure, nonostante processi ben definiti per la gestione della terminologia, non sempre chi localizza dà il suo apporto (mancanza di tempo? scarsa familiarità con procedure e flussi di lavoro? difficoltà a individuare concetti e terminologia correlata?) e quando si scopre il problema può essere troppo tardi per risolverlo.
Fase post rilascio
Le modifiche terminologiche per le versioni successive di un prodotto sono soggette a valutazione e si evitano cambiamenti costosi se si ritiene che l’impatto delle incongruenze sull’esperienza dell’utente sia minimo*, come immagino potrebbe essere per system tray barra delle applicazioni, decidendo quindi di non correggere tutte le occorrenze nelle stringhe riciclate (anche se molto visibili nei risultati di ricerche terminologiche, potrebbero invece essere marginali nel prodotto e non essere mai incontrate dalla maggioranza degli utenti, ad es. se appaiono in messaggi di errore poco frequenti). In questo scenario, è chiara l’importanza di individuare e definire la terminologia il prima possibile nel ciclo di vita del prodotto per evitare, in seguito, inutili complicazioni.

* un esempio incongruenze che hanno un basso impatto sull’utente potrebbero essere le varie traduzioni italiane di incorrect password, che nel software di produttori diversi diventa password errata, password non corretta e password sbagliata, a volte nello stesso contesto (o addirittura password incorretta, un vecchissimo esempio che ho sentito fare anche recentemente e che trovo sicuramente valido da un punto di vista linguistico/accademico ma poco rilevante dal punto di vista dell’utente e relativa curva di apprendimento: per quanto orribile, incorretto non crea problemi di comprensione). Ben altro impatto avrebbero invece incongruenze nella traduzione di form con maschera, modulo e form (molti esempi in rete) perché sarebbe difficile capire se fanno riferimento allo stesso concetto.

Conclusioni alla fine di questo lunghissimo post? Nessuna in particolare, se non quella, credo ovvia, che per una riuscita soddisfacente del lavoro terminologico è importante la collaborazione attiva da parte di chi localizza (anche se non coinvolto direttamente nella gestione della terminologia), da cui ci si aspetta la capacità di riconoscere e analizzare eventuali problemi e quindi proporre soluzioni.
……

“Kluge” ed errori nei database terminologici

Kluge: noun, pronounced /klooj/ (engineering): a solution that is clumsy or inelegant yet surprisingly effective - Gary MarcusScientific American cita un libro sulla mente umana con un titolo insolito, Kluge*, che sulla copertina è seguito da un asterisco che rimanda a una nota con il significato della parola: “una soluzione maldestra o poco elegante ma sorprendentemente efficace”, ovvero una metafora per alcuni espedienti del nostro cervello che funzionano anche se non sono particolarmente logici o efficienti, come la gestione del linguaggio.

In ambito informatico il termine gergale kluge e la sua grafia alternativa kludge possono descrivere un “programma che, pur svolgendo il suo compito, è stato scritto in fretta o composto di parti poco omogenee e risulta quindi mal progettato”.

Questo concetto mi ricorda un errore notato in un database terminologico multilingue, vistoso perché ripetuto nelle schede di varie lingue a cui mancava un equivalente diretto per kludge, cosicché in ciascun campo del termine era stata invece inserita una descrizione, simile alle spiegazioni tra virgolette dei capoversi precedenti.

Temo si tratti di un errore non poi così raro nei database terminologici orientati al concetto e imputabile a scarsa familiarità con la struttura del database e con il significato e l’uso dei relativi campi, come pure a un approccio semasiologico che porta a riprodurre quanto trovato in dizionari o glossari tradizionali anziché lavorare partendo dal concetto. 

Ricorrere a una descrizione è infatti un’opzione accettabile in un dizionario bilingue ma
non è un espediente ammesso per il campo del termine di una scheda terminologica, specialmente se il database è usato a supporto di sistemi di traduzione assistita, di traduzione automatica e di gestione della conoscenza: va sempre trovata una soluzione terminologica o, se necessario, più di una (ad esempio, si potrebbe ricorrere al prestito e a una o più “traduzioni”), differenziando ciascun termine in base al dominio, al contesto, al prodotto e/o altre classificazioni previste dal database e processabili anche dai sistemi che ne utilizzano i dati, e aggiungendo note d’uso descrittive negli appositi campi.
….

* Il titolo della traduzione italiana del libro è Kluge. L’ingegneria approssimativa della mente umana: viene mantenuto il riferimento inglese ma, per spiegarlo, nelle pagine iniziali viene proposta la parola “accrocchio” come traduzione letterale.

Aggiornamento 2015 – Una parola simile a kluge è hack: dettagi in #hackschool, hackathon e H-ACK per il MIUR.

Vedi anche:

Concetti e termini: un esempio da Office per Mac, per una rappresentazione grafica di un concetto con un diverso numero di realizzazioni lessicali in lingue diverse (nell’esempio, due in inglese e una in italiano) 
Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di opzioni disponibili quando manca un termine equivalente nella lingua di arrivo 
Effetto mouseover: la “serrandina”, per un esempio di scelte terminologiche diverse in base a contesti di uso diversi  
Silenzio… the server is quiesced e Domande sulle risposte… per alcune note sui dizionari e loro usi per le ricerche terminologiche 

Ciaspole, ciaspe, racchette da neve… e racchettoni

"racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve."         Per dettagli e tutte le offerte visita il sito www.piemonteitalia.euMi piace molto la montagna d’inverno e così non potevo non notare la recente bella campagna pubblicitaria della Regione Piemonte. A ogni foto di un’attività sulla neve è associata una definizione spiritosa, ad esempio:

  fuoripista, s.f. in piemontese è quella strada sulla neve che ciascuno ha la libertà di tracciare a piacere con un tratto continuo, a serpentina o anche a salti.
  sci, s.m. parola piemontese, caratteristica delle valli, indica la via maestra per godersi la montagna d’inverno.
  racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve.

Per i dettagli e le offerte viene dato l’indirizzo www.piemonteitalia.euricerca per Se però si prova a cercare racchettoni nel sito, non si ottiene alcuna informazione. Nessun risultato neanche per ciaspole*, il nome sempre più diffuso per descrivere questa attività: nelle pagine del sito si parla solo di racchette da neve, il termine dell’italiano standard. 

Direi che è un esempio tipico dell’importanza della gestione della terminologia all’interno di un’azienda, non solo in ambito multilingue ma anche monolingue. Se tutti i team impegnati in un progetto, in questo ipotetico caso chi scrive la documentazione, chi crea la campagna pubblicitaria e chi si occupa del marketing, usufruissero di un sistema di gestione della conoscenza aziendale che permettesse di verificare immediatamente (clic del mouse) le voci di un database terminologico, potrebbero vedere che racchettone rappresenta il concetto “attrezzo costituito da un’intelaiatura che si fissa sotto lo scarpone per camminare nella neve fresca senza sprofondare” a cui sono associati anche altri termini, per ciascuno dei quali possono essere specificate modalità e note d’uso:

racchetta da neve potrebbe essere indicato come il termine preferito nella documentazione ufficiale;
ciaspola* potrebbe essere classificato come geosinonimo ammesso se nel testo viene indicato che ha lo stesso significato di racchetta da neve; potrebbe inoltre esserci l’indicazione che vada sempre aggiunto come parola chiave in tutte le pagine web sull’argomento, in modo che anche i documenti che non contengono ciaspola nel testo appaiano comunque nei risultati di eventuali ricerche sia all’interno del sito che con i motori di ricerca (SEO);
racchettone potrebbe essere indicato come parola sconsigliata e consentita solo in contesti particolari, ad es. la campagna pubblicitaria che gioca con l’idea del pallino, e come parola chiave per l’ottimizzazione delle ricerche;
ciaspa potrebbe apparire come variante regionale obsoleta da evitare nell’uso ma da considerare come parola chiave per le ricerche.
[Aggiornamento: approccio simile a ciaspa anche per caspola, variante in uso nella Val Di Sole, ciastra, variante piemontese riportata nei commenti qui sotto, e craspa, sentita dalle parti di San Martino di Castrozza; un lettore mi ha segnalato anche caspi, variante maschile usata in Val Rendena, nella zona di Pinzolo e Madonna di Campiglio]

I benefici sulla comunicazione aziendale di un processo di questo tipo sono chiari: maggiore standardizzazione e quindi semplificazione e riduzione delle ambiguità, migliore condivisione delle conoscenze sia internamente all’azienda che esternamente tra gli utenti e, in ambito plurilingue, traduzioni più accurate. Ovviamente, è fondamentale che tutti i team in azienda e i loro collaboratori esterni usino il sistema correttamente, ma questa è un’altra storia…

 
Vedi anche: Database terminologici, per alcuni cenni sulla gestione della terminologia orientata al concetto, e Regionalismi e gestione della terminologia.


*  Sono convinta che la voce ladina ciaspola (da caspo, “cesto”), inizialmente nota solo al settentrione e tra gli appassionati di montagna ma ora molto usata anche dai media nazionali, sia destinata a soppiantare racchetta da neve per la maggiore brevità, per il valore monosemico e perché ne sono già derivati il verbo ciaspolare e il sostantivo ciaspolata; racchettone invece rimane, almeno per me, esclusivamente associato al gioco che si fa in spiaggia d’estate.  

DIVIETO CAMMINARE E CIASPOLARE (cartello sulle piste di sci di fondo di Enego – Altopiano di Asiago)Aggiornamento marzo 2014 – A distanza di quattro anni (questo post è stato pubblicato nel 2010) la tendenza è confermata: tra chi pratica l’attività, nelle località di montagna, nei media e nelle occorrenze online ciaspole prevale decisamente su racchette da neve.

Anche i neologismi ciaspolata e ciaspolare sono sempre più diffusi, con centinaia di migliaia di occorrenze online (ma non sono ancora registrati dai vocabolari di italiano).

La gestione della terminologia deve sempre tenere conto delle variazioni diacroniche: nell’ipotetico database terminologico ciaspola dovrebbe quindi diventare il termine preferito in sostituzione di racchetta da neve.

Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009

Realiter - Rete panlatina di terminologia Sono stati pubblicati gli atti della giornata scientifica Realiter 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale.

Strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market è l’intervento di Andrea di Gregorio di cui avevo già parlato in Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?

Per applicazioni pratiche ed esempi di lavoro terminologico, si possono ricavare informazioni molto utili da Un glossario terminologico IT/ES nel Settore Bancario (Franco Bertaccini e Claudia Lecci) e Il Centro regionale di documentazione scientifica della Lombardia (Elisabetta Oliveri e Antonella Folino).

Interessante anche L’attività terminologica e le dinamiche dei cambiamenti sociolinguistici  di Giuseppe G. Castorina, in cui viene sottolineata l’importanza, in un contesto europeo, di ricorrere a terminologia i cui elementi compositivi siano condivisi da un maggior numero possibile di lingue e culture, ovvero di recuperare elementi lessicali che costituiscano un europese per la comunicazione nell’ambito dell’UE, con un registro linguistico universale. L’intervento è ricchissimo di esempi di terminologia tecnico-scientifica, specialmente in campo medico, finanziario e informatico (c’è anche briefcase) e include molti riferimenti all’eponimia. Viene inoltre fatta la proposta di inserire nelle schede terminologiche dati e indicatori che consentano di valutare, tra i termini esistenti, quelli più trasparenti e più comprensibili a livello europeo e internazionale:

Indice di Diffusione Europea (IDE), il numero di lingue dell’UE in cui il termine presenta variazioni minime e non rilevanti ai fini della comprensione.
Indice di Diffusione Internazionale (IDI).
Indice di Trasparenza e Comprensibilità Internazionale (ITCI), valutabile in base alla presenza, tra le componenti dei termini, di confissi, elementi, affissi che appartengono a eurofamiglie lessicali; al numero di occorrenze nella rete e in repertori lessicali quali la Academic Word List; alla diffusione internazionale dei processi di creazione dei termini.

È un approccio sicuramente condivisibile in teoria ma non sempre fattibile in pratica, come dimostrano gli innumerevoli prestiti in campo tecnologico, spesso entrati nella lingua attraverso i cosiddetti early adopter, prima quindi che eventuali terminologi possano intervenire proponendo neologismi più ragionati da un punto di vista linguistico ma che non rispecchiano l’uso effettivo nella lingua.

Castorina, ad esempio, suggerisce accesso di servizio come possibile alternativa per backdoor ma questa soluzione, oltre ad essere fuorviante (backdoor identifica un metodo di accesso alternativo e non autorizzato a un programma o a un sistema di sicurezza), non recepisce che backdoor in inglese è un neologismo semantico (un esempio di terminologizzazione), ovvero viene conferito un nuovo significato a una parola comune (“porta sul retro”, con il significato di “segreto, non dichiarato” quando backdoor è usato in forma aggettivale). Non sempre, però, le metafore su cui sono formati molti neologismi semantici sono riproducibili allo stesso modo in tutte le lingue, neanche se hanno basi lessicali comuni: basti pensare a ribbon, nudge, cookie. Nel caso specifico di backdoor, il prestito ha inoltre il vantaggio di essere breve,  facilmente memorizzabile e soprattutto di essere monosemico e quindi di identificare in modo univoco un concetto specifico, caratteristiche difficilmente associabili a un termine più “internazionale” e trasparente, ma generico, come un eventuale accesso non autorizzato.

Il portale linguistico del Canada

Ne stanno parlando in molti: il Canadian Translation Bureau, ente governativo canadese, ha reso consultabili gratuitamente il database terminologico Termium (quasi 4 milioni di termini in inglese e francese e più di 200.000 in spagnolo) e le risorse del portale linguistico The Language Portal of Canada / Le Portail linguistique du Canada, dove si possono trovare strumenti linguistici di vario genere tra cui guide di stile e dizionari per le due lingue ufficiali del Canada, inglese e francese.

Definizioni, interferenze culturali… e purè!

La definizione è ovviamente un campo essenziale in qualsiasi database terminologico. Nelle schede terminologiche usate in ambito aziendale si preferiscono definizioni brevi che contengono solo le informazioni necessarie a identificare il concetto.

esempio di relazioni tra concetti di tipo gerarchico - fare clic sull'immagine per ingrandirlaEsistono vari tipi di definizione e nei sistemi concettuali di tipo gerarchico, tra i più comuni, in genere si usano definizioni intensionali: partendo dal concetto sovraordinato, si descrive il concetto in questione evidenziando le caratteristiche distintive che lo distinguono dai concetti coordinati (quelli che appartengono allo stesso livello e condividono tutte le caratteristiche a parte appunto quella che li differenzia).

Interferenze culturali

In alcuni casi, però, definizioni che appaiono adeguate anche in lingue diverse possono dare luogo a interpretazioni non corrette se intervengono “interferenze culturali” non immediatamente ovvie.

Immaginiamo un esempio in un contesto italiano in cui vengono documentati concetti coordinati quali “utensile da cucina usato per schiacciare e spremere l’aglio” e “utensile da cucina usato per spremere il succo dagli agrumi”. In italiano, al concetto “utensile da cucina usato per ridurre in purea patate bollite” vengono associati senza esitazioni il termine schiacciapatate e il termine passapatate come variante regionale. In inglese, la definizione corrispondente “kitchen utensil used for mashing boiled potatoes” farà pensare altrettanto facilmente a potato masher e a masher come forma abbreviata.

Ma schiacciapatate e potato masher sono equivalenti? Nella traduzione di un romanzo probabilmente sì, in un catalogo di casalinghi decisamente no:

immagine: steelpan.it  immagine: cutco.com
schiacciapatate potato masher

Alcune soluzioni pratiche

Come ovviare? In un’ipotetica scheda terminologica, in questo caso potrebbe non essere necessario intervenire sulla definizione, che è concisa e svolge il compito di distinguere il concetto da quelli correlati in quel sistema gerarchico, ma la si può completare con una nota in un campo apposito (ad es. “consta di un recipiente cilindrico o d’altra forma con fondo bucherellato, dotato di un manico fisso e di un altro manico snodabile a leva, opportunamente imperniato per esercitare la necessaria pressione sulle patate mediante una piastra metallica a disco”)* oppure si può aggiungere un contesto visivo per illustrare il concetto anche con un’immagine. Queste soluzioni dovrebbero consentire di associare correttamente i termini potato press e potato ricer (variante americana) per l’inglese.

Le “interferenze culturali” non sono facilmente identificabili proprio perché spesso sono nascoste. Può quindi essere utile che un terminologo di una lingua diversa da quella di partenza riveda concetti, termini e dati associati prima che inizi il lavoro nelle altre lingue e, nella fase successiva del flusso di lavoro, prevedere la possibilità di aggiungere commenti segnalati automaticamente ai colleghi coinvolti nel progetto, che potranno così monitorare in tempo reale i potenziali problemi e le loro soluzioni (ad es. si potrà decidere di creare una scheda anche per il concetto correlato rappresentato da potato masher).

* La descrizione dello schiacciapatate è adattata dal Vocabolario Treccani.


PS  …che poi neanche il purè e le mashed potatoes sono proprio la stessa cosa, ma questa è un’altra storia! 

Vedi anche Tasti di scelta (rapida) e Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? per altri esempi di relazioni tra concetti.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

Recentismi e software

In Wikipedia c’è un neologismo che mi piace molto: recentismo, calco dall’inglese recentism per descrivere un argomento (e voce di Wikipedia) che sta avendo molta attenzione ma la cui importanza, a lungo termine, potrebbe essere relativa (esempi qui).

È poco probabile che l’uso specifico di Wikipedia entri nell’italiano standard. Penso però che recentismo potrebbe descrivere efficacemente anche i nomi NON definitivi di nuove funzionalità di prodotti software di cui si discute molto durante la localizzazione, per poi scoprire che si chiameranno in un altro modo.

gruppo Illustrazioni Un esempio noto è il concetto di gruppo in Office 2007, un insieme di strumenti e opzioni correlati raggruppati sulla barra multifunzione: in inglese group aveva sostituito il termine originale chunk, come si può vedere da Jensen Harris: An Office User Interface Blog.

La soluzione per non far lavorare inutilmente un terminologo su un termine ostico ma, senza saperlo, destinato a scomparire? Una scheda terminologica completa e accurata, che consenta di scegliere una soluzione per la lingua di arrivo basata sul concetto e non sul nome temporaneo inglese: anche se verrà cambiato il termine originale, probabilmente non sarà necessario dover ripensare il termine “localizzato”.

 
Vedi anche: Database terminologici e Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.