Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “contesto visivo”

Poesie del dorso

A proposito di copertine di libri, mi diverte l’idea di usare i titoli sul dorso per creare delle composizioni. Un esempio di poesia dorsale di Antonella Ottolina e Silvano Belloni:

poesia_dorsale

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Confesso che ho vissuto
L’incontro di scienza e spirito
Quando ho imparato a respirare sott’acqua
Profondo come il mare
Più profondo del blu.

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(via L’Androide Minimalista)

In inglese ho letto alcune proposte di Stan Carey in Sentence first, ispirate dal progetto Sorted Books di Nina Katchadourian. Stan usa il tag bookmash e chiama le sue composizioni book spine mashup, usando una parola che ultimamente sta avendo una certa visibilità anche in ambito letterario e di cui avevo parlato in L’invasione dei mashup.

Parole come immagini

Mi sono divertita a guardare Word as Image, un esempio di tipografia cinetica. È la presentazione dell’omonimo libro di Ji Lee, un artista che ha creato immagini che illustrano alcune parole inglesi usando solo le lettere che le compongono.

[ via Il Post ]

Ne approfitto per segnalare anche alcune animazioni più tradizionali, 60 Second Adventures in Thought, che spiegano in modo divertente sei famosi esperimenti di pensiero.


Vedi anche: Associazioni di immagini e parole.
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I colori delle vocali

Ho fatto una pausa di una decina di minuti per partecipare al progetto di ricerca Vowel Colours (Manchester Metropolitan University).

Dopo avere risposto a una serie di domande preliminari, si ascoltano alcuni suoni vocalici e per ciascuna vocale va scelto un colore tra quelli proposti. Scopo della ricerca è capire come avvenga l’associazione suono-colore e se sia influenzata dal proprio accento e dalle lingue che si parlano.

vowelcolours.org

Chi ha letto qualche libro di Oliver Sacks penserà subito alla sinestesia, il fenomeno per cui a una percezione sensoriale vengono associate sensazioni tipiche di modalità sensoriali diverse. Una delle forme più comuni è la sinestesia grafema-colore, che fa “vedere” le parole a colori, un po’ come se fossero scritte con le letterine magnetiche con cui giocavo quando ero bambina (a proposito: si usano ancora?). 

La sinestesia è anche una figura retorica:

Nel linguaggio della stilistica e della semantica, particolare tipo di metafora per cui si uniscono in stretto rapporto due parole che si riferiscono a sfere sensoriali diverse (per es., silenzio verde nel sonetto «Il bove» di Carducci, colore squillante, voce calda); quando l’accostamento non è occasionale ma tende a ripetersi può determinarsi un mutamento semantico, può nascere cioè una nuova accezione della parola […]
(dal Vocabolario Treccani)
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Vedi anche: Nomi delle lettere in inglese : -)  per sorridere con un riferimento alle letterine magnetiche.

Americani, inglesi e bustine di tè

teacupL’articolo America’s Nitwit Anglophiles nella versione stampata della rivista americana TIME è illustrato con l’immagine di una tazza di porcellana crepata, mozziconi di sigaretta nel piattino e l’etichetta di una bustina di tè con la bandiera del Regno Unito.

Presumo che l’autore dell’illustrazione viva negli Stati Uniti, sicuramente non in Gran Bretagna. Lo indica un dettaglio che evidenzia una differenza culturale.

teabagÈ ormai parecchio tempo che lo noto nei fumetti e nelle vignette americane: se c’è un personaggio che beve tè, si vede l’etichetta della bustina che pende dal bordo della tazza (o del bicchierone di polistirolo).

Penso che nel Regno Unito o in Irlanda difficilmente verrebbe disegnato lo stesso dettaglio perché le bustine filtro più diffuse (perlomeno fino a qualche anno fa) non sono confezionate singolarmente e non hanno il filo con l’etichetta. In ogni caso, prima di bere il tè l’eventuale bustina viene tolta dalla tazza (e spesso il tè viene preparato nella teiera).


Qualche esempio da strisce americane di persone che bevono tè:

teabag1  teabag6  teabag4 


Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi che hanno a che fare con il , con alcuni commenti che notano come il concetto associato alla bevanda non sia esattamente lo stesso in tutte le lingue.

Puntine o punturine?

Per pubblicizzare Internet Explorer 9 sono state scelte delle immagini stilizzate graficamente molto piacevoli (un esempio di flat design). Senza leggere il testo associato, però, non è sempre subito chiaro cosa vogliano simboleggiare:

image image image

[per la descrizione originale in inglese, far passare il puntatore su ciascuna immagine]

pinIn particolare, l’immagine centrale mi fa pensare a una siringa, anche se so bene che rappresenta la tipica puntina americana. È un classico esempio di oggetto comune che può avere aspetti diversi in mercati diversi. Ed è proprio la sua “normalità” che lo fa sfuggire alle valutazioni di globalizzazione perché chi sviluppa dà per scontato che invece sia un simbolo riconoscibile internazionalmente.

In questo caso il simbolo è legato anche a una funzionalità recente di Windows che in inglese è descritta dal termine pin, verbo che indica la possibilità di “fissare” un elemento (ad es. il collegamento a una pagina Web o a un programma) su un punto pinningspecifico dell’interfaccia (e poi rimuoverlo se non serve più, unpin), proprio come se venisse usata una puntina. 

In inglese pin e unpin sono esempi di terminologizzazione. In italiano i due termini sono stati resi con lessico generico, aggiungere e rimuovere, scelte accettabili ma che non imageidentificano il concetto in modo univoco e non sono sempre efficaci, come si può vedere confrontando lo stesso testo in inglese e in italiano.

In questo caso, inoltre, usare l’immagine del materiale marketing americano anche per quello italiano forse non è una buona idea: è poco probabile che gli utenti italiani associno la puntina americana stilizzata alla nuova funzionalità.
…#

Aggiornamento marzo 2012 – Anche Pinterest, il social network di cui si parla molto ultimamente, usa la metafora dell’appuntare (il verbo pin) immagini su una bacheca (pinboard) per condividerle con chi ha gli stessi interessi (interest). Da notare l’uso del sostantivo pin, un termine che in questo contesto è un neologismo semantico perché descrive l’immagine aggiunta e non la “puntina” (un passaggio di significato operato tramite metonimia: ciò che è prodotto prende il nome dello strumento usato per realizzarlo) pulsante Repine di repin, che può descrivere sia l’azione di aggiungere un’immagine altrui a una propria raccolta che l’immagine stessa.

Aggiornamento novembre 2013 – È ormai diffuso il neologismo pinnare e la rappresentazione della puntina adesso è diventata subito riconoscibile.


Vedi anche: iPad, “flick” e terminologizzazione per alcuni problemi di localizzazione legati ai neologismi semantici.

IBM Watson contro umani: 1-0

Aggiornamento a Computer e linguaggio naturale: IBM Watson: l’argomento è di nuovo alla ribalta perché il supercomputer di IBM ha vinto la sfida contro due campioni umani al telequiz Jeopardy!

IBM ha pubblicato alcuni nuovi video, ad es. qui i momenti cruciali del programma televisivo e qui le prospettive future per le tecnologie perfezionate da Watson.

Interessante vedere come è stata definita la “presenza scenica” di Watson, ovvero il sistema di sintesi vocale che gli dà la voce e la grafica che lo caratterizza: 

IBM Watson: The Face of Watson

(forse in futuro gli daranno anche un volto, come l’interfaccia a cui sta lavorando Microsoft Research, descritta in Photo-Real Talking Head?)

Affinità con i piccoli utenti

Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.

Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.

All’inizio degli anni ‘90 era uscito Creative Writer, un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che consentiva di sostituire alcune decine di parole comuni con immagini stilizzate, simili a icone o alle odierne emoji:

Un gatto si era addormentato sotto un grande alberoe sognava di essere una farfalla che si posava su un fiore.

(altro…)

Caratteri maschili e femminili

True to type: how we fell in love with our letters – Articolo di Simon Garfield in The GuardianC’è un altro modo di interpretare la domanda Font è maschile o femminile?, come si legge oggi in The Guardian in True to type: how we fell in love with our letters: i tipi di carattere con peso maggiore (ad es. con aste spesse) e profili spigolosi danno l’idea di mascolinità (esempio: Colossalis), mentre i caratteri vezzosi e leggeri, con profili sinuosi, richiamano femminilità (esempio: Brioso). Si tratta di un’associazione automatica, come per certi colori: un neonato vestito di rosa ci fa subito pensare che sia una bambina. 

Per chi è interessato all’argomento, è un articolo davvero dettagliato che si sofferma sulle connotazioni date dai vari tipi di carattere e il loro uso in pubblicità, branding aziendale e generi letterari e dà a molte informazioni storiche e lessicali (evidenzia anche l’ambiguità terminologica di font e typeface di cui avevo parlato anch’io qui).

Non fa accenno, invece, alla possibile influenza della cultura di appartenenza: secondo me, se si prende in mano una rivista o un romanzo scritti in inglese, abbastanza spesso si riesce a capire se è una pubblicazione americana o britannica proprio dal tipo di carattere usato, ma non saprei essere più precisa perché è una sensazione visiva, non basata su conoscenze tipografiche specifiche. 


Vedi anche: Tu Vuo’ Fa’ l’Americano?, sul diverso aspetto di titoli americani e inglesi.

A lesson on typography

In tema con gli ultimi post, ringrazio Marco che mi ha segnalato un video in cui vengono “illustrati letteralmente” (!) alcuni termini inglesi usati nella composizione tipografica:

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Nel lessico comune italiano tipografia descrive 1) un procedimento di stampa e 2) lo stabilimento in cui si stampa e solo raramente indica 3) l’insieme delle arti grafiche relative alla composizione del testo. In inglese, invece, typography ha il significato 1) e soprattutto 3).

Al di fuori di ambiti tecnici, è per questo che non mi convince del tutto il calco tipografia cinetica, modellato sull’inglese kinetic typography* per descrivere la tecnica di animazione che usa il testo per comunicare, come in questi video. I risultati però mi piacciono molto!

* in inglese questa tecnica di animazione è conosciuta anche con altri nomi, come moving text, typo(graphy) animation, typography (in) motion e motion typography.

Vedi anche: Caratteri maschili e femminili.

Associazioni di immagini e parole

Via Language Log, un video che gioca con la polisemia di alcune parole inglesi molto comuni. Non ho capito immediatamente come funzionasse, poi è scattato il meccanismo per associare le parole giuste a ciascuna immagine e mi è piaciuto davvero molto.

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Il video, descritto come un esempio di “visual wordplay”, è stato realizzato per il programma Words di Radiolab da Daniel Mercadante e Will Hoffman.

Le parole sono play, blow, break (e brake), split, run, fly, fall, light, space e il passaggio tra l’una e l’altra non è casuale, ad es. runrun away – runway – fly.

Ci sono alcune parole con significati specifici dell’inglese americano: la più nota è fall per l’autunno ma c’è anche run, la smagliatura delle calze che è invece ladder in inglese britannico, l’espressione give/flip someone the bird per “mostrare il dito medio”, ecc. 

Definizioni, interferenze culturali… e purè!

La definizione è ovviamente un campo essenziale in qualsiasi database terminologico. Nelle schede terminologiche usate in ambito aziendale si preferiscono definizioni brevi che contengono solo le informazioni necessarie a identificare il concetto.

esempio di relazioni tra concetti di tipo gerarchico - fare clic sull'immagine per ingrandirlaEsistono vari tipi di definizione e nei sistemi concettuali di tipo gerarchico, tra i più comuni, in genere si usano definizioni intensionali: partendo dal concetto sovraordinato, si descrive il concetto in questione evidenziando le caratteristiche distintive che lo distinguono dai concetti coordinati (quelli che appartengono allo stesso livello e condividono tutte le caratteristiche a parte appunto quella che li differenzia).

Interferenze culturali

In alcuni casi, però, definizioni che appaiono adeguate anche in lingue diverse possono dare luogo a interpretazioni non corrette se intervengono “interferenze culturali” non immediatamente ovvie.

Immaginiamo un esempio in un contesto italiano in cui vengono documentati concetti coordinati quali “utensile da cucina usato per schiacciare e spremere l’aglio” e “utensile da cucina usato per spremere il succo dagli agrumi”. In italiano, al concetto “utensile da cucina usato per ridurre in purea patate bollite” vengono associati senza esitazioni il termine schiacciapatate e il termine passapatate come variante regionale. In inglese, la definizione corrispondente “kitchen utensil used for mashing boiled potatoes” farà pensare altrettanto facilmente a potato masher e a masher come forma abbreviata.

Ma schiacciapatate e potato masher sono equivalenti? Nella traduzione di un romanzo probabilmente sì, in un catalogo di casalinghi decisamente no:

immagine: steelpan.it  immagine: cutco.com
schiacciapatate potato masher

Alcune soluzioni pratiche

Come ovviare? In un’ipotetica scheda terminologica, in questo caso potrebbe non essere necessario intervenire sulla definizione, che è concisa e svolge il compito di distinguere il concetto da quelli correlati in quel sistema gerarchico, ma la si può completare con una nota in un campo apposito (ad es. “consta di un recipiente cilindrico o d’altra forma con fondo bucherellato, dotato di un manico fisso e di un altro manico snodabile a leva, opportunamente imperniato per esercitare la necessaria pressione sulle patate mediante una piastra metallica a disco”)* oppure si può aggiungere un contesto visivo per illustrare il concetto anche con un’immagine. Queste soluzioni dovrebbero consentire di associare correttamente i termini potato press e potato ricer (variante americana) per l’inglese.

Le “interferenze culturali” non sono facilmente identificabili proprio perché spesso sono nascoste. Può quindi essere utile che un terminologo di una lingua diversa da quella di partenza riveda concetti, termini e dati associati prima che inizi il lavoro nelle altre lingue e, nella fase successiva del flusso di lavoro, prevedere la possibilità di aggiungere commenti segnalati automaticamente ai colleghi coinvolti nel progetto, che potranno così monitorare in tempo reale i potenziali problemi e le loro soluzioni (ad es. si potrà decidere di creare una scheda anche per il concetto correlato rappresentato da potato masher).

* La descrizione dello schiacciapatate è adattata dal Vocabolario Treccani.


PS  …che poi neanche il purè e le mashed potatoes sono proprio la stessa cosa, ma questa è un’altra storia! 

Vedi anche Tasti di scelta (rapida) e Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? per altri esempi di relazioni tra concetti.

Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania)

Post pubblicato il 5 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Sono a Wiesbaden per tcworld 2008, conferenza (e fiera del settore) su comunicazione tecnica, localizzazione, terminologia e tecnologie linguistiche, dove farò un intervento sulla gestione della terminologia in Microsoft.

JTCA posterGirando per gli stand dei vari espositori sono stata attirata dal poster della Japan Technical Communicators Association.  

Chi ha letto il mio post Segnali di globalizzazione avrà già indovinato perché: i simboli dei cartelli stradali.

Mi hanno spiegato che si tratta di un nuovo tipo di etichette con istruzioni per prodotti che funzionano a elettricità. Al testo esplicativo viene associato un simbolo che fa riferimento ai cartelli stradali usati in Giappone che, a quanto pare, prendono ispirazione sia da quelli europei che da quelli americani: triangolari gialli con bordo e simbolo nero per indicare attenzione; rotondi bianchi con bordo rosso e simbolo nero, per indicare divieto; rotondi blu con simbolo bianco per indicare informazioni importanti.

Per completare l’informazione viene inoltre associata una vignetta, come negli esempi qui sotto. La comunicazione è indubbiamente efficace, anche per chi non capisce una parola di giapponese! etichette giapponesi [qualità delle foto pessima ma sono fatte senza flash]

Invece sono perplessa dalla frase con cui la JTCA pubblicizza il proprio lavoro:

(altro…)

Segnali di globalizzazione

Post pubblicato il 23 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


In un numero recente del settimanale TIME c’è una pagina intera dedicata ai vantaggi delle rotonde che chiarisce innanzitutto cosa sono e come funzionano, con tanto di foto esplicativa:

  immagine originale dall'articolo You Want a Revolution - time.com[…] roundabouts, those circular alternatives to street
intersections
[…]
  

[…] The problem is teaching Americans how to navigate them. (Folks, cars entering a roundabout yield to those already in it.) 

Da un punto di vista europeo è perlomeno curioso che un settimanale americano, destinato a un pubblico globale, dia queste informazioni: possibile che gli americani non sappiano cosa sono le rotonde o comunque non capiscano come funzionano?

Probabilmente noto questi particolari più facilmente di altri a causa del mio lavoro. Language Excellence, il team di Microsoft cui faccio parte, fornisce servizi linguistici a supporto di globalizzazione, localizzabilità e localizzazione, tra cui le cosiddette globalization review, che in italiano possiamo chiamare valutazioni di globalizzazione: una valutazione di nomi di prodotti o servizi, immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in mercati diversi, globalmente, senza dover intervenire con traduzioni o adattamento.

In queste valutazioni sono richieste competenze culturali, ossia la capacità di identificare particolari aspetti che riflettono caratteristiche tipiche della lingua e della cultura del paese di origine (gli Stati Uniti per i prodotti Microsoft) e confrontarli con i sistemi equivalenti del proprio mercato.

Un caso tipico sono i colori, che possono avere connotazioni diverse in culture diverse: ad es. in molti paesi asiatici il colore del lutto è il bianco e non il nero, qualche italiano superstizioso rifugge il viola mentre per gli americani è un colore elegante e nobile (altri esempi in Xerox International Color Guide).

etichetta 1Supponiamo che ci venga chiesta una globalization review per l’etichetta qui a sinistra, con l’indicazione che segnalerà un messaggio importante che deve essere letto prima di procedere con una particolare operazione: chi ha prodotto l’etichetta vuole assicurarsi che il layout e i colori scelti non abbiano connotazioni indesiderate nei vari mercati.

Per i paesi europei non ci sono controindicazioni ma è utile sottolineare che segnali stradali americanila combinazione giallo+nero, tipica dei segnali stradali negli Stati Uniti, comunica etichetta 2implicitamente che si deve prestare attenzione solamente a chi ha familiarità con questo sistema ma non a chi vive altrove. In Europa l’effetto "avviso importante" potrebbe essere raggiunto più facilmente con una combinazione di colori che includa il rosso, come nei segnali stradali a cui siamo abituati.

Nelle globalization review vanno quindi identificate le informazioni implicite della cultura di partenza per valutare se sussistano anche nella cultura di arrivo e, in caso negativo, se sia accettabile perderle o se si debba ricorrere a soluzioni alternative per renderle esplicite. Esempio: come abbiamo visto, non si può dare per scontato che un americano capisca il concetto di "rotonda".

nuovo simbolo di radiazioni pericolosesimbolo di radioattività A proposito di combinazioni di colori nei cartelli, credo non sia un caso che recentemente l’International Atomic Energy Agency abbia creato un nuovo simbolo per le radiazioni pericolose che privilegia il rosso e una forma triangolare: il simbolo tradizionale con sfondo giallo è infatti risultato poco intuitivo e non facilmente riconoscibile.

Vedi anche: Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania).


Aggiornamento gennaio 2012: un recente decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha introdotto nuovi standard che riguardano anche la segnaletica. Per i cartelli di avvertimento è prevista forma triangolare con bordo nero, sfondo giallo e pittogramma nero e quindi questa combinazione di colori è destinata ad avere maggiore impatto.

Nuovi post sui colori dei cartelli:
Il SECURITY WARNING delle Ferrovie dello Stato 
Un cartello molto americano

Tovagliette sottotorta, carta pizzo e rettangoli trinati

Post pubblicato il 28 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

A volte ci si ritrova a fare ricerche in campi insoliti. In Windows Vista, ad esempio, c’è un gioco per bambini, Comfy Cakes, dove viene usato il termine cake paper. Nel contesto del gioco definisce una sagoma di carta oleata che scorre su un nastro trasportatore e indica al giocatore dove dovrà essere preparata una nuova torta.

CakePaper

Cake paper non è ovviamente un termine cruciale ma permette di sottolineare alcuni punti importanti del lavoro terminologico:

– l’importanza di una definizione accurata (cake paper potrebbe altrimenti essere interpretato come un tipo di involucro)

– l’utilità del contesto visivo (consente di escludere traduzioni come vassoio, disco sottotorta, carta pizzo o rettangolo trinato)

– il profilo dell’utente tipico del prodotto (bambini, quindi le scelte di traduzione vanno ristrette all’italiano standard)

Tra tutte le traduzioni possibili in Windows Vista è stato scelto sottotorta: anche se questo sostantivo non è documentato nei dizionari italiani (si tratta di un termine “tecnico”, limitato al contesto di forniture per pasticceria), il modello di nome composto preposizione+sostantivo e gli elementi che lo costituiscono sono del tutto comuni e quindi sottotorta diventa immediatamente comprensibile anche a un pubblico di bambini.