Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “contesto visivo”

Nomi, “ordine orientale” e localizzazione

Quando un alfabeto non basta (La parola del traduttore) è un intervento molto interessante di Antonietta Pastore, traduttrice dal giapponese, che fa vari esempi delle connotazioni culturali legate all’uso e all’impatto visivo dei tre diversi sistemi di scrittura giapponesi, kanji, hiragana e katakana, e delle difficoltà di trasmetterle in un’altra lingua.

Nomi propri giapponesi e “ordine orientale”

Si può notare anche un altro dettaglio: i nomi propri Murakami Harukicitati nel testo sono presentati con il cognome seguito dal nome, ad es. Murakami Haruki e non Haruki Murakami come siamo più abituati a leggere in italiano e in altre lingue.

(continua…)

Pronuncia intraducibile?

Vignetta di Zits di oggi, incubo per un eventuale traduttore:

Zits, differenza pronuncia boot e butt

È tutta incentrata sulla differenza di pronuncia tra boot e butt, sulla “trascrizione” di fonemi (che si può realizzare in vari modi, anche senza ricorrere all’IPA) e soprattutto sulla rappresentazione del modo di articolazione: la vocale di butt è aprocheila (senza arrotondamento delle labbra) e quella di boot invece è procheila (con le labbra arrotondate e spinte in avanti).

pronuncia butt pronuncia boot

Le immagini sono tratte da fənɛtɪks (già citato in Fonetica animata).


Vedi anche: un altro esempio di traduzione ostica di una striscia di Zits in Animali volanti e decodifiche aberranti.

ClipArt politicamente scorretta

In Lingue, funzione fatica e cortesia riportavo che gli inglesi trovano brusco e scortese il modo di parlare esplicito dei tedeschi, ma in realtà si tratta di strategie di comunicazione diverse. Questo tipo di fraintentimenti contribuisce a molti stereotipi culturali.

Mi è tornato in mente quando ho cercato un’immagine per diphthong nella ClipArt di Microsoft Office, versione americana. Sapevo che eventuali insulti, per quanto blandi, non avrebbero restituito alcun risultato e così ho scelto “rudeness” come prima chiave di ricerca.

ClipArt_rudenessNon mi aspettavo di ottenere un’unica immagine associata a rudeness e sono rimasta alquanto perplessa che fosse la foto di un tedesco, resa inconfondibile dalla bandiera dipinta in faccia.

ClipArt politicamente scorretta e fedele ai peggiori stereotipi?!?

(continua…)

Sculture di pagine

Ancora a proposito di libri, The Library Phantom Returns! racconta di un’artista misteriosa che negli ultimi due mesi ha fatto trovare dieci sue opere in biblioteche e musei di Edimburgo, tutte molto particolari perché realizzate con libri o pagine di libri (foto qui, dettagli delle prime sette sculture qui, di una delle ultime qui).

Mi sono venute in mente le opere di Su Blackwell, un’artista inglese:

Su_Blackwell

Se non l’avete già visto, molto bello anche il filmato in stop motion che anima le pagine del romanzo Going West di Maurice Gee.
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Aggiornamento 2/1/2012 – Per un esempio di “libri scolpiti”, le opere dell’artista Guy Laramee viste in Dentro un libro.

Poesie del dorso

Ricollegandomi all’ultimo post, mi diverte l’idea di usare i titoli sul dorso dei libri per creare delle composizioni. Un esempio di poesia dorsale da un e-book di Antonella Ottolina e Silvano Belloni:

poesia_dorsale

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Confesso che ho vissuto
L’incontro di scienza e spirito
Quando ho imparato a respirare sott’acqua
Profondo come il mare
Più profondo del blu.

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(via L’Androide Minimalista)

In inglese ho letto alcune proposte di Stan Carey in Sentence first, ispirate dal progetto Sorted Books di Nina Katchadourian. Stan usa il tag bookmash e chiama le sue composizioni book spine mashup, usando una parola che ultimamente sta avendo una certa visibilità anche in ambito letterario e di cui avevo parlato in L’invasione dei mashup.

Parole come immagini

Mi sono divertita a guardare Word as Image, un esempio di tipografia cinetica. È la presentazione dell’omonimo libro di Ji Lee, un artista che ha creato immagini che illustrano alcune parole inglesi usando solo le lettere che le compongono.

[ via Il Post ]

Ne approfitto per segnalare anche alcune animazioni più tradizionali, 60 Second Adventures in Thought, che spiegano in modo divertente sei famosi esperimenti di pensiero.


Vedi anche: Associazioni di immagini e parole.
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I colori delle vocali

Ho fatto una pausa di una decina di minuti per partecipare al progetto di ricerca Vowel Colours (Manchester Metropolitan University).

Dopo avere risposto a una serie di domande preliminari, si ascoltano alcuni suoni vocalici e per ciascuna vocale va scelto un colore tra quelli proposti. Scopo della ricerca è capire come avvenga l’associazione suono-colore e se sia influenzata dal proprio accento e dalle lingue che si parlano.

vowelcolours.org

Chi ha letto qualche libro di Oliver Sacks penserà subito alla sinestesia, il fenomeno per cui a una percezione sensoriale vengono associate sensazioni tipiche di modalità sensoriali diverse. Una delle forme più comuni è la sinestesia grafema-colore, che fa “vedere” le parole a colori, un po’ come se fossero scritte con le letterine magnetiche con cui giocavo quando ero bambina (a proposito: si usano ancora?). 

La sinestesia è anche una figura retorica:

Nel linguaggio della stilistica e della semantica, particolare tipo di metafora per cui si uniscono in stretto rapporto due parole che si riferiscono a sfere sensoriali diverse (per es., silenzio verde nel sonetto «Il bove» di Carducci, colore squillante, voce calda); quando l’accostamento non è occasionale ma tende a ripetersi può determinarsi un mutamento semantico, può nascere cioè una nuova accezione della parola […]
(dal Vocabolario Treccani)
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Vedi anche: Nomi delle lettere in inglese : -)  per sorridere con un riferimento alle letterine magnetiche.

Americani, inglesi e bustine di tè

teacupL’articolo America’s Nitwit Anglophiles nella versione stampata della rivista americana TIME è illustrato con l’immagine di una tazza di porcellana crepata, mozziconi di sigaretta nel piattino e l’etichetta di una bustina di tè con la bandiera del Regno Unito.

Immagino che l’autore dell’illustrazione viva negli Stati Uniti, sicuramente non in Gran Bretagna. Lo indica un dettaglio che evidenzia una differenza culturale.

teabagÈ ormai parecchio tempo che lo noto nei fumetti e nelle vignette americane: se c’è un personaggio che beve tè, si vede l’etichetta della bustina che pende dal bordo della tazza (o del bicchierone di polistirolo).

Penso che nel Regno Unito o in Irlanda difficilmente verrebbe disegnato lo stesso dettaglio perché le bustine filtro più diffuse (perlomeno fino a qualche anno fa) non sono confezionate singolarmente e non hanno il filo con l’etichetta. In ogni caso, prima di bere il tè l’eventuale bustina viene tolta dalla tazza (e spesso il tè viene preparato nella teiera).


Qualche esempio da strisce americane di persone che bevono tè:

teabag1  teabag6  teabag4 


Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi che hanno a che fare con il , con alcuni commenti che notano come il concetto associato alla bevanda non sia esattamente lo stesso in tutte le lingue.

Puntine o punturine?

Per pubblicizzare Internet Explorer 9 sono state scelte delle immagini stilizzate graficamente molto piacevoli. Senza leggere il testo associato, però, non è sempre subito chiaro cosa vogliano simboleggiare:

image image image

[per la descrizione originale in inglese, far passare il puntatore su ciascuna immagine]

pinIn particolare, l’immagine centrale mi fa pensare a una siringa, anche se so bene che rappresenta la tipica puntina americana. È un classico esempio di oggetto comune che può avere aspetti diversi in mercati diversi. Ed è proprio la sua “normalità” che lo fa sfuggire alle valutazioni di globalizzazione perché chi sviluppa dà per scontato che invece sia un simbolo riconoscibile internazionalmente.

In questo caso il simbolo è legato anche a una funzionalità recente di Windows che in inglese è descritta dal termine pin: indica la possibilità di “fissare” un elemento (ad es. il collegamento a una pagina Web o a un programma) su un punto specifico pinningdell’interfaccia (e poi rimuoverlo se non serve più, unpin), proprio come se venisse usata una puntina. 

In inglese pin e unpin sono esempi di terminologizzazione. In italiano i due termini sono stati resi con lessico generico, aggiungere e rimuovere, scelte accettabili ma che non imageidentificano il concetto in modo univoco e non sono sempre efficaci, come si può vedere confrontando lo stesso testo in inglese e in italiano.

In questo caso, inoltre, usare l’immagine del materiale marketing americano anche per quello italiano forse non è una buona idea: è poco probabile che gli utenti italiani associno la puntina americana stilizzata alla nuova funzionalità.


Vedi anche: iPad, “flick” e terminologizzazione per alcuni problemi di localizzazione legati ai neologismi semantici.

significato

IBM Watson contro umani: 1-0

Aggiornamento a Computer e linguaggio naturale: IBM Watson: l’argomento è di nuovo alla ribalta perché il supercomputer di IBM ha vinto la sfida contro due campioni umani al telequiz Jeopardy!

IBM ha pubblicato alcuni nuovi video, ad es. qui i momenti cruciali del programma televisivo e qui le prospettive future per le tecnologie perfezionate da Watson.

Interessante vedere come è stata definita la “presenza scenica” di Watson, ovvero il sistema di sintesi vocale che gli dà la voce e la grafica che lo caratterizza: 

IBM Watson: The Face of Watson

(forse in futuro gli daranno anche un volto, come l’interfaccia a cui sta lavorando Microsoft Research, descritta in Photo-Real Talking Head?)

Affinità con i piccoli utenti

Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.

Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.

All’inizio degli anni ‘90 era uscito un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che trasformava alcune parole sostituendole con immagini stilizzate, simili a icone:

Un gatto si era addormentato sotto un grande alberoe sognava di essere una farfalla che si posava su un fiore.

C’erano stati vari problemi nella fase iniziale di localizzazione perché la traduzione in italiano delle parole trasformabili era stata fatta senza considerare le immagini corrispondenti, ad es. nella versione alfa scrivendo topo non succedeva niente mentre mouse faceva apparire una figurina dell’animale (chi aveva tradotto dall’inglese doveva aver pensato che mouse fosse un termine informatico). In altri casi le immagini “americane” erano poco riconoscibili e avevano richiesto adattamenti personalizzati.

Un esempio divertente è quello della parola cookie, che nella versione originale era cookieassociata a un’immagine del tipico chocolate chip cookie americano, simile a quella qui a destra, però non molto rappresentativa per l’italiano biscotto.
La soluzione adottata, dopo avere consultato alcuni bambini e maestre, è un esempio di localizzazione forse non molto ortodossa ma efficace, molto apprezzata dagli utenti finali: l’immagine del cookie americano appariva quando i bambini italiani scrivevano cacca!

Ovviamente avevamo evitato di farlo sapere agli sviluppatori americani, che sicuramente non avrebbero trovato molto politically correct la nostra affinità con i piccoli utenti


Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e Immagini, traduzione automatica e tazze (problemi con le parole chiave associate alle immagini).

Caratteri maschili e femminili…

True to type: how we fell in love with our letters – Articolo di Simon Garfield in The GuardianC’è un altro modo di interpretare la domanda Font è maschile o femminile?, come si legge oggi in The Guardian in True to type: how we fell in love with our letters: i tipi di carattere con peso maggiore (ad es. con aste spesse) e profili spigolosi danno l’idea di mascolinità (esempio: Colossalis), mentre i caratteri vezzosi e leggeri, con profili sinuosi, richiamano femminilità (esempio: Brioso). Si tratta di un’associazione automatica, come per certi colori: un neonato vestito di rosa ci fa subito pensare che sia una bambina. 

Per chi è interessato all’argomento, è un articolo davvero dettagliato che si sofferma sulle connotazioni date dai vari tipi di carattere e il loro uso in pubblicità, branding aziendale e generi letterari e dà a molte informazioni storiche e lessicali (evidenzia anche l’ambiguità terminologica di font e typeface di cui avevo parlato qui).

Non fa accenno, invece, alla possibile influenza della cultura di appartenenza: secondo me, se si prende in mano una rivista o un romanzo scritti in inglese, abbastanza spesso si riesce a capire se è una pubblicazione americana o britannica proprio dal tipo di carattere usato, ma non saprei essere più precisa perché è una sensazione visiva, non basata su conoscenze tipografiche specifiche. 


Vedi anche: Tu Vuo’ Fa’ l’Americano?, sul diverso aspetto di titoli americani e inglesi.

A lesson on typography

In tema con gli ultimi post, ringrazio Marco che mi ha segnalato un video in cui vengono “illustrati letteralmente” (!) alcuni termini inglesi usati nella composizione tipografica:

Typographics, directed and animated by Boca and Ryan Urich

In italiano tipografia descrive 1) un procedimento di stampa e 2) lo stabilimento in cui si stampa e solo raramente indica 3) l’insieme delle arti grafiche relative alla composizione del testo. In inglese, invece, typography ha il significato 1) e soprattutto 3).

Proprio per questo non mi convince del tutto il calco tipografia cinetica, modellato sull’inglese kinetic typography* per descrivere la tecnica di animazione che usa il testo per comunicare, come in questi video. I risultati però mi piacciono molto!

Psychiatric Answering Machine Typography Animation

* in inglese questa tecnica di animazione è conosciuta anche con altri nomi, come moving text, typo(graphy) animation, typography (in) motion e motion typography.

Vedi anche: Caratteri maschili e femminili.

Associazioni di immagini e parole

Via Language Log, un video che gioca con la polisemia di alcune parole inglesi molto comuni. Non ho capito immediatamente come funzionasse, poi è scattato il meccanismo per associare le parole giuste a ciascuna immagine e mi è piaciuto davvero molto.

Il video, descritto come un esempio di “visual wordplay”, è stato realizzato per il programma Words di Radiolab da Daniel Mercadante e Will Hoffman.

Qui sotto l’elenco delle parole associate alle immagini.

Le parole sono play, blow, break (e brake), split, run, fly, fall, light, space e il passaggio tra l’una e l’altra non è casuale, ad es. runrun away – runway – fly.

Ci sono alcune parole con significati specifici dell’inglese americano: la più nota è fall per l’autunno ma c’è anche run, la smagliatura delle calze che è invece ladder in inglese britannico, l’espressione give/flip someone the bird per “mostrare il dito medio”, ecc. 

Definizioni, interferenze culturali… e purè!

La definizione è ovviamente un campo essenziale in qualsiasi database terminologico. Nelle schede terminologiche usate in ambito aziendale si tende a preferire definizioni brevi che contengono solo le informazioni necessarie a identificare il concetto.

esempio di relazioni tra concetti di tipo gerarchico - fare clic sull'immagine per ingrandirlaEsistono vari tipi di definizione e nei sistemi concettuali di tipo gerarchico, tra i più comuni, in genere si usano definizioni intensionali: partendo dal concetto sovraordinato, si descrive il concetto in questione evidenziando le caratteristiche restrittive che lo distinguono dai concetti coordinati (quelli che appartengono allo stesso livello e condividono tutte le caratteristiche a parte appunto quella che li differenzia).

In alcuni casi, però, definizioni che appaiono adeguate anche in lingue diverse possono dare luogo a interpretazioni non corrette se intervengono “interferenze culturali” non immediatamente ovvie.

Immaginiamo un esempio in un contesto italiano in cui vengono documentati concetti coordinati quali “utensile da cucina usato per schiacciare e spremere l’aglio” e “utensile da cucina usato per spremere il succo dagli agrumi”. In italiano, al concetto “utensile da cucina usato per ridurre in purea patate bollite” vengono associati senza esitazioni il termine schiacciapatate e il termine passapatate come variante regionale. In inglese, la definizione corrispondente “kitchen utensil used for mashing boiled potatoes” farà pensare altrettanto facilmente a potato masher e a masher come forma abbreviata.

Ma schiacciapatate e potato masher sono equivalenti? Nella traduzione di un romanzo probabilmente sì, in un catalogo di casalinghi decisamente no:

immagine: steelpan.it  immagine: cutco.com
schiacciapatate potato masher

Come ovviare? In un’ipotetica scheda terminologica, in questo caso potrebbe non essere necessario intervenire sulla definizione, che è concisa e svolge il compito di distinguere il concetto da quelli correlati in quel sistema gerarchico, ma la si può completare con una nota in un campo apposito (ad es. “consta di un recipiente cilindrico o d’altra forma con fondo bucherellato, dotato di un manico fisso e di un altro manico snodabile a leva, opportunamente imperniato per esercitare la necessaria pressione sulle patate mediante una piastra metallica a disco”)* oppure si può aggiungere un contesto visivo per illustrare il concetto anche con un’immagine. Queste soluzioni dovrebbero consentire di associare correttamente i termini potato press e potato ricer (variante americana) per l’inglese.

Le “interferenze culturali” non sono facilmente identificabili proprio perché spesso sono nascoste. Può quindi essere utile che un terminologo di una lingua diversa da quella di partenza riveda concetti, termini e dati associati prima che inizi il lavoro nelle altre lingue e, nella fase successiva del flusso di lavoro, prevedere la possibilità di aggiungere commenti segnalati automaticamente ai colleghi coinvolti nel progetto, che potranno così monitorare in tempo reale i potenziali problemi e le loro soluzioni (ad es. si potrà decidere di creare una scheda anche per il concetto correlato rappresentato da potato masher).

* La descrizione dello schiacciapatate è adattata dal Vocabolario Treccani.


PS  …che poi neanche il purè e le mashed potatoes sono proprio la stessa cosa, ma questa è un’altra storia! 

Vedi anche Tasti di scelta (rapida) per un esempio di concetti sovraordinato e subordinati.