Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “contesto visivo”

Definizioni, interferenze culturali… e purè!

La definizione è ovviamente un campo essenziale in qualsiasi database terminologico. Nelle schede terminologiche usate in ambito aziendale si tende a preferire definizioni brevi che contengono solo le informazioni necessarie a identificare il concetto.

esempio di relazioni tra concetti di tipo gerarchico - fare clic sull'immagine per ingrandirlaEsistono vari tipi di definizione e nei sistemi concettuali di tipo gerarchico, tra i più comuni, in genere si usano definizioni intensionali: partendo dal concetto sovraordinato, si descrive il concetto in questione evidenziando le caratteristiche restrittive che lo distinguono dai concetti coordinati (quelli che appartengono allo stesso livello e condividono tutte le caratteristiche a parte appunto quella che li differenzia).

In alcuni casi, però, definizioni che appaiono adeguate anche in lingue diverse possono dare luogo a interpretazioni non corrette se intervengono “interferenze culturali” non immediatamente ovvie.

Immaginiamo un esempio in un contesto italiano in cui vengono documentati concetti coordinati quali “utensile da cucina usato per schiacciare e spremere l’aglio” e “utensile da cucina usato per spremere il succo dagli agrumi”. In italiano, al concetto “utensile da cucina usato per ridurre in purea patate bollite” vengono associati senza esitazioni il termine schiacciapatate e il termine passapatate come variante regionale. In inglese, la definizione corrispondente “kitchen utensil used for mashing boiled potatoes” farà pensare altrettanto facilmente a potato masher e a masher come forma abbreviata.

Ma schiacciapatate e potato masher sono equivalenti? Nella traduzione di un romanzo probabilmente sì, in un catalogo di casalinghi decisamente no:

immagine: steelpan.it  immagine: cutco.com
schiacciapatate potato masher

Come ovviare? In un’ipotetica scheda terminologica, in questo caso potrebbe non essere necessario intervenire sulla definizione, che è concisa e svolge il compito di distinguere il concetto da quelli correlati in quel sistema gerarchico, ma la si può completare con una nota in un campo apposito (ad es. “consta di un recipiente cilindrico o d’altra forma con fondo bucherellato, dotato di un manico fisso e di un altro manico snodabile a leva, opportunamente imperniato per esercitare la necessaria pressione sulle patate mediante una piastra metallica a disco”)* oppure si può aggiungere un contesto visivo per illustrare il concetto anche con un’immagine. Queste soluzioni dovrebbero consentire di associare correttamente i termini potato press e potato ricer (variante americana) per l’inglese.

Le “interferenze culturali” non sono facilmente identificabili proprio perché spesso sono nascoste. Può quindi essere utile che un terminologo di una lingua diversa da quella di partenza riveda concetti, termini e dati associati prima che inizi il lavoro nelle altre lingue e, nella fase successiva del flusso di lavoro, prevedere la possibilità di aggiungere commenti segnalati automaticamente ai colleghi coinvolti nel progetto, che potranno così monitorare in tempo reale i potenziali problemi e le loro soluzioni (ad es. si potrà decidere di creare una scheda anche per il concetto correlato rappresentato da potato masher).

PS  …che poi neanche il purè e le mashed potatoes sono proprio la stessa cosa, ma questa è un’altra storia! 

Vedi anche Tasti di scelta (rapida) per un esempio di concetti sovraordinato e subordinati.

* La descrizione dello schiacciapatate è adattata dal Vocabolario Treccani

Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania)

Post pubblicato il 5 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Sono a Wiesbaden per tcworld 2008, una conferenza (e fiera del settore) su comunicazione tecnica, localizzazione, terminologia e tecnologie linguistiche, dove farò un intervento sulla gestione della terminologia in Microsoft.

JTCA posterGirando per gli stand dei vari espositori sono stata attirata dal poster della Japan Technical Communicators Association.  

Chi ha letto il mio post Segnali di globalizzazione avrà già indovinato perché: i simboli dei cartelli stradali.

Mi hanno spiegato che si tratta di un nuovo tipo di etichette con istruzioni per prodotti che funzionano a elettricità. Al testo esplicativo viene associato un simbolo che fa riferimento ai cartelli stradali usati in Giappone che, a quanto pare, prendono ispirazione sia da quelli europei che da quelli americani: triangolari gialli con bordo e simbolo nero per indicare attenzione; rotondi bianchi con bordo rosso e simbolo nero, per indicare divieto; rotondi blu con simbolo bianco per indicare informazioni importanti.

Per completare l’informazione viene inoltre associata una vignetta, come negli esempi qui sotto. La comunicazione è indubbiamente efficace, anche per chi non capisce una parola di giapponese! etichette giapponesi [qualità delle foto pessima ma sono fatte senza flash]

Invece sono perplessa dalla frase con cui la JTCA pubblicizza il proprio lavoro:

Now is the time for transpicuous communication with which every user can appreciate the benefits of new technologies.

Ho chiesto lumi a un inglese ma neanche lui conosceva il significato di transpicuous, poi ho scoperto che vuol dire "trasparente", "facile da capire". Forse non è proprio il termine più adatto per una comunicazione globale di questo tipo!

 

Commento di .mau.

Non è che transpicuous sia una parola valigia per transparent + conspicuous?

Ho aggiunto:

@ .mau.  Oggi ho chiesto ad altre persone di madrelingua ma nessuna conosceva il termine, deve essere proprio strano in inglese.

Il Webster come etimologia dà

New Latin transpicuus, from Latin transpicere to look through, from trans- + specere to look

Forse chi ha studiato bene il latino ci sarebbe potuto arrivare, ma io ho fatto lo scientifico, non il classico ;-)

    

Tovagliette sottotorta, carta pizzo e rettangoli trinati

Post pubblicato il 28 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

A volte ci si ritrova a fare ricerche in campi insoliti. In Windows Vista, ad esempio, c’è un gioco per bambini, Comfy Cakes, dove viene usato il termine cake paper. Nel contesto del gioco definisce una sagoma di carta oleata che scorre su un nastro trasportatore e indica al giocatore dove dovrà essere preparata una nuova torta.

CakePaper

Cake paper non è ovviamente un termine cruciale ma permette di sottolineare alcuni punti importanti del lavoro terminologico:

- l’importanza di una definizione accurata (cake paper potrebbe altrimenti essere interpretato come un tipo di involucro)

- l’utilità del contesto visivo (consente di escludere traduzioni come vassoio, disco sottotorta, carta pizzo o rettangolo trinato)

- il profilo dell’utente tipico del prodotto (bambini, quindi le scelte di traduzione vanno ristrette all’italiano standard)

Tra tutte le traduzioni possibili in Windows Vista è stato scelto sottotorta: anche se questo sostantivo non è documentato nei dizionari italiani (si tratta di un termine “tecnico”, limitato al contesto di forniture per pasticceria), il modello di nome composto preposizione+sostantivo e gli elementi che lo costituiscono sono del tutto comuni e quindi sottotorta diventa immediatamente comprensibile anche a un pubblico di bambini.