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Tradurre obscenicon? #$*%@!!
In inglese trovo efficace la parola obscenicon, suggerita dal linguista e lessicografo Benjamin Zimmer per descrivere le sequenze di caratteri usati in fumetti e vignette al posto di imprecazioni o volgarità. Esempi tipici sono
#$&%?!
Un termine alternativo per lo stesso concetto è grawlix, coniato dal fumettista Mort Walker.
Già nel XIX secolo esisteva la convenzione tipografica di sostituire le lettere di parole volgari con trattini e asterischi, mentre nei fumetti apparivano delle stelle per comunicare il dolore, a cui si sono aggiunti in seguito altri simboli, ad esempio vari tipi di spirale per indicare linguaggio censurabile. Con l’introduzione delle macchine da scrivere, i vignettisti hanno iniziato a usare i caratteri #$&%?!, facilmente accessibili perché sugli stessi tasti dei numeri, e da qui la pratica è passata ai fumetti (dettagli e centinaia di esempi in Grawlixes Past and Present).
In genere la sequenza dei caratteri è casuale e questo rende gli (le?) obscenicon una convenzione internazionale subito riconoscibile e usata in molte lingue*. Ci sono poche eccezioni, ad esempio in inglese $#!+ fa subito venire in mente SHIT.
L’idea di parlare di obscenicon mi è venuta leggendo una striscia di Dilbert che mi ha fatto pensare che non vorrei essere al posto di un eventuale traduttore italiano:
Ovviamente qui i caratteri
non sono casuali ma scelti per costruire la battuta… Qualcuno ha suggerimenti brillanti, magari aiutandosi anche con il leet speak?
E a proposito del verbo ship, in italiano non ha un equivalente e di solito è reso con locuzioni tipo “mettere in commercio”. È un verbo ben noto a chi lavora nella localizzazione, soprattutto per il concetto di simship, il rilascio simultaneo della versione originale di un prodotto e delle versioni localizzate in altre lingue, rese disponibili contemporaneamente nei diversi mercati. Come prevedibile, in questo ambito si mantiene il termine inglese simship e gergalmente si dice “scippare” (o forse dovrei scrivere shippare?!?).
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* Non credo esista un termine italiano per obscenicon ma ho trovato una risorsa
interessante, un glossario dei termini tecnici del fumetto in 8 lingue.
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Vedi anche: animoticon, un neologismo tutto italiano, e alcune differenze tra emoticon occidentali e orientali.
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Falsi amici all’ombra del sicomoro
Probabilmente anche altri lettori di un importante quotidiano italiano sono rimasti perplessi dal titolo di un articolo su una turbina eolica innovativa, costruita da un’azienda britannica:
Il testo dell’articolo spiega che Il design [della turbina] è ispirato al seme del sicomoro, che cade a terra a spirale grazie ad «ali» a V.
Basta però fare doppio clic sulla parola sicomoro nell’articolo stesso per accedere alla definizione del Dizionario Sabatini-Coletti e confermare il sospetto che si tratti di una notizia tradotta: non è stato considerato che, in italiano, il sicomoro (ficus sycomorus) è una pianta che cresce in climi caldi e i cui frutti, simili ai fichi, non sono certo provvisti di ali.
In inglese, invece, sycamore è il nome di tre diversi tipi di albero:
| 1 | in Europa indica l’acero montano (acer pseudoplatanus) |
| 2 | in America settentrionale è il platano (platanus occidentalis) |
| 3 | in Africa e Medio Oriente descrive il ficus sycomorus, in italiano sicomoro* |
Nel caso della turbina eolica progettata nel Regno Unito, il riferimento è sicuramente all’acero, il cui seme, sàmara nella terminologia scientifica, ha due ali membranacee che gli consentono di ruotare in aria. Chi ha visitato il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ricorderà che Leonardo Da Vinci aveva preso ispirazione proprio dai semi d’acero per progettare la macchina nota come “elicottero di Leonardo”. E in inglese il nome colloquiale delle samare è helicopter seeds, in azione in questo documentario della BBC (dal minuto 3:00):
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* Tra i principali dizionari italiani, solo il Vocabolario Zingarelli include “acero montano” come significato alternativo di sicomoro: probabilmente non viene più considerato un falso amico ma un calco entrato in italiano tramite ripetute traduzioni letterali? Non credo però che questa accezione, ancora poco comune, giustifichi la scelta lessicale nell’articolo citato (o nelle traduzioni di romanzi ambientati in Gran Bretagna e in Irlanda).
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Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 1
Il mese scorso il blog Linguista ha lanciato un concorso, rivolto soprattutto agli studenti, per proporre traduzioni a cinque parole inglesi legate al Web e ormai comuni in italiano: blog, chat, newsletter, provider, spamming.
Nel linguaggio tecnico, specialmente informatico, i prestiti integrali sono spesso preferiti a possibili alternative italiane per il loro valore monosemico (non si confondono con altri oggetti o concetti) e per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa*. A parte provider, che ha un equivalente italiano in fornitore, anche i termini scelti per il concorso fanno parte di questa categoria e mi sembra siano ormai radicati nella nostra lingua, diventando dei cosiddetti forestierismi insostituibili.
L’iniziativa di Linguista appare così soprattutto un divertimento linguistico ma è sicuramente una bella idea per stimolare riflessioni sulla produzione e l’uso del lessico. Dando un’occhiata ai contributi si notano infatti parecchi suggerimenti creativi e commenti interessanti e colpisce la notevole varietà di meccanismi di formazione di nuove parole usati dai partecipanti:
| ▄ | Prestiti adattati, come blogo, blago, nuletta, niuslitter, nosletta, niuslettera, provaider, provvideratore, ciattera, ciat, ciaccia, ciatta. |
| ▄ | Prestiti interni (dialettismi), come ciacola, ciac(c)olata, ciana, cicera (chat), rumenta, munnezza (spamming). |
| ▄ | Calchi: notiziolettera, novaletta, novalittera (newsletter), manzotin, manzotinaggio, simmenthalare (spamming, con riferimento etimologico). |
| ▄ | Molti esempi di derivazione, tra cui soprattutto l’aggiunta di suffissi a parole esistenti, ad es. infuffamento (spamming), chiacchieraio, cianciatoio, chiacchia, ciarleria, conversario (chat), serviziatore, internettaro (provider), cogitario (blog). |
| ▄ | Ancora per il meccanismo di derivazione, molto usati prefissi e soprattutto prefissoidi come in iperdialogo, ciberciarla, elettrodialogo, telechiacchiera (chat), iperpattume, e-scorie, emmondizia (spamming), ciberfornitore, e-fornitore (provider); interessante notare che inter- non significa più “tra” ma “Internet”, come in intervoce, interdialogo (chat) e interdiario (blog) |
| ▄ | Esempi di alterazione, soprattutto per rendere l’accezione negativa di spamming, ad es. postume, postazza, postaccia. |
| ▄ | Parole composte, in particolare secondo il modello nome+aggettivo, come ad es. chiacchierata telematica / elettronica / virtuale (chat), zibaldone elettronico (blog). |
| ▄ | Molti esempi di parole macedonia (tamponamenti di parole), ad es. postizia (posta+immondizia), polesta (posta+molesta), pospazza (posta+spazzatura), pubblicitame (pubblicità+ciarpame); periodiziario (periodico+notiziario), retiario (rete+diario), forniservizi (fornitore/fornire+servizi), cronolario (cronologico+diario), ciarola (ciarla+parola), leggizia (leggimi+notizia); molto divertente forfoposta (forfora+posta). |
| ▄ | Vari conglomerati, ad es. scrivoparlo e digiparla (chat), postinvade (spamming) |
| ▄ | Acronimi, ad es. DDB (diario di bordo) e DECC (diario elettronico condiviso e commentato) per blog, CIR (chiacchierata in rete) e CIAT (Corrispondenza Istantanea Attraverso Terminale) per chat, NEP (notiziario elettronico periodico) per newsletter, ESE (erogatore servizio elettronico) e F.A.SE.R (fornitore accesso servizi di rete) per provider. |
| ▄ | Abbreviazioni, ad es. infovelo (newsletter). |
| ▄ | Metaforizzazione, come per polentaggio (“il voler propinare a tutti i costi un qualcosa che ti esce fuori dagli occhi…per questo ho pensato alla polenta che in tempi di guerra probabilmente a molte persone suscitava le stesse reazioni dello spam”), zanzare (“inevitabili, fastidiose, frequenti” come lo spam). |
| ▄ | Mi ha colpito l’uso di elementi formanti colti dalle lingue classiche, un approccio che in ambito Web potrebbe sembrare insolito se non si pensa alle parole latine nella terminologia informatica inglese. Alcuni esempi: celesce, “celerĭter velocemente + λέσχη, -ης, ἡ conversare”, per chat, semito, “σήμερον oggi + μῦθος, -ου, ὁ notizia”, per newsletter; effemeride, “dal lat. ephemĕris -ĭdis, dal greco diario, composto di sopra (a riguardo) + giorno” per blog; ci sono poi varie proposte forse non del tutto convincenti per provider, come remicula, “rete, is + militia, -ae servizio militare”, retiario, “mediato dal latino Retiarius, che alludeva a un gladiatore armato di rete” per provider; apparitore, “da apparitus ovvero servitore pubblico”; sinistarco, “συνιστημι sunistemi in greco”. |
| ▄ | Ci sono anche parecchi esempi di parole che non sono trasparenti e non è chiaro se siano neoformazioni ad hoc o se si tratti di gergo giovanile, ad es. slollo (chat), suntiva (newsletter), sbittatore (provider), smuggia, digiastro (spamming), però hanno una loro efficacia perché rimangono impresse facilmente. |
| ▄ | Divertente l’enfasi espressiva conferita con il simbolo @ in chi@cchiera (chat) e di@rio (blog). |
Altre proposte sono invece meno efficaci ed evidenziano le difficoltà che si possono incontrare anche con i progetti terminologici in crowdsourcing o comunque aperti alla partecipazione di tutti gli utenti, un’attività ultimamente abbastanza diffusa nella localizzazione. Ne parlerò nella seconda parte di questo post.
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* Cfr. Le parole del lessico italiano
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Vedi anche: 10 anni della parola blog, sull’assestamento del termine blog anche in italiano, e Ancora sull’uso dello scanner, sui possibili meccanismi che portano alla prevalenza di un’opzione linguistica su altre disponibili.
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(in)accessibilità
Una parola virgolettata in un recente titoletto nel Corriere della Sera ha attirato la mia attenzione: Manovra: il testo è «inaccessibile».
Non devo essere l’unica ad avere pensato che il titolo fosse fuorviante (inaccessibile = impossibile da raggiungere) perché nel frattempo l’articolo è stato modificato e ora si legge Manovra: il testo accessibile con grande difficoltà (confronto con la versione originale qui).
Ho comunque trovato interessante il tentativo di esprimere in un’unica parola il contrario di accessibile, un termine informatico ormai diffuso, chiaro calco dall’inglese, che descrive la piena fruibilità di un sito o di un prodotto anche per chi ha qualche difficoltà fisica, ovvero l’accessibilità: “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”.
La definizione è tratta dalla cosiddetta Legge Stanca, che si può dire abbia ufficializzato la terminologia italiana sull’argomento, anche se non mi sembra che i principali dizionari abbiano ancora recepito le accezioni “informatiche” di accessibile e accessibilità.
Dando un’occhiata alla terminologia del software con opzioni pensate per chi ha disabilità, sviluppato in inglese e poi localizzato, si trova che nelle versioni italiane di Windows meno recenti, come pure nelle principali distribuzioni Linux, il termine accessibility (ad es. in Accessibility Options, Accessibility Wizard) è tradotto con accesso facilitato, una locuzione comprensibile anche da chi, soprattutto anni fa, poteva non avere ancora familiarità con il nuovo concetto di accessibilità. Può essere interessante notare che nella versione americana di Windows Vista il termine accessibility è stato sostituito da ease of access (più trasparente o addirittura più politicamente corretto?), mentre in italiano Windows 7 ha portato a un adeguamento alla terminologia ufficiale ed è stato quindi preferito accessibilità.
Per quel che riguarda Apple, mi pare che nei Mac si faccia riferimento a questo tipo di funzionalità con Universal Access / Accesso Universale e che nei dispositivi (iPad, iPhone ecc.) appaia invece anche il termine accessibility, in italiano accessibilità. Anche nei prodotti Adobe accessibility è accessibilità.
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PS Stesso articolo del Corriere, altro tipo di commenti: Il governo ne sa una più del modem.
Altre mie osservazioni su articoli del Corriere in Ristoranti in crowdsourcing e open source? e link correlati.
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biologic – farmaco biologico
Ho già accennato all’aggettivo italiano biologico e a come in molti testi tradotti diventi organico, falso amico modellato sull’inglese organic.
Solo recentemente ho scoperto il sostantivo inglese biologic. Descrive farmaci estremamente selettivi che interagiscono con una singola struttura biologica e sono ottenuti da materiale biologico con tecniche di DNA ricombinante, differenziandosi così dai farmaci “tradizionali” sintetizzati soprattutto con processi chimici.
L’equivalente italiano è farmaco biologico. Nella stampa generalista si trova anche il calco biologico (ad es. “un nuovo biologico per l’artrite psoriasica”), di solito senza alcuna spiegazione del termine: sarei curiosa di sapere se anche tra i non esperti viene interpretato correttamente (“relativo alle attività vitali e fisiologiche di organismi”) o se c’è chi pensa che il significato sia piuttosto assimilabile a quello di prodotto biologico (“da coltivazione che non ricorre all’utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi”).
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L’italiano del doppiaggio televisivo
Lo confesso: a casa mia non c’è la TV (o forse dovrei dire il TV, come si sente in certe pubblicità alla radio?) e quindi non sono molto ferrata su cosa viene trasmesso ultimamente, tantomeno sulla qualità del doppiaggio o sulle espressioni che entrano nell’italiano di tutti i giorni direttamente dalla televisione. Su questi argomenti vorrei comunque segnalare un paio di cose che mi è piaciuto leggere:
| ▄ | “Non ci posso credere…”. L’italiano del doppiaggio televisivo, un articolo dello speciale Fiction in tv: una lingua "seriale" del Portale Treccani sulle interferenze sintattiche, lessicali o fraseologiche prodotte da traduzioni approssimative nel doppiaggio delle fiction americane, ad es. l’abuso di avverbi come assolutamente, costruzioni con l’aggettivo anteposto al sostantivo e calchi impropri come sir = signore. … |
| ▄ | Le osservazioni di Marco Fisk sul doppiaggio di The West Wing, pieno di errori e falsi amici (esempi qui, qui, qui e qui). … Bonus per chi apprezza le strisce di Dilbert: l’idea di chiamare elboniano traduttore chi produce queste chicche. |
Vedi anche: Parole proibite alla TV americana
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Finestre di dialogo
Continua a piacermi molto una vignetta di xkcd di qualche mese fa sulla finestra di dialogo di Windows che appare quando si copiano file, specialmente di grosse dimensioni:
Umorismo a parte, trovo interessanti alcuni termini relativi all’elemento finestra di dialogo (in inglese dialog box o semplicemente dialog), che in Windows può essere descritto come “finestra secondaria che consente di eseguire un comando, fornisce informazioni o pone una domanda all’utente”.
In base all’interazione consentita con la finestra principale o proprietaria (owner window), una finestra di dialogo può essere modale o non modale.
Una finestra modale (calco dall’inglese modal dialog) non permette all’utente di tornare alla finestra principale o di passare a un’altra attività nella stessa applicazione se prima non viene eseguita l’azione che chiuderà la finestra, come ad es. quando si cerca di uscire da un programma senza aver salvato le ultime modifiche e viene richiesto di confermare l’azione.
Una finestra non modale (in inglese modeless dialog) permette all’utente di fornire informazioni o proseguire con l’attività senza dover prima chiudere la finestra. Un esempio tipico è la finestra Trova e sostituisci in Word: si può lasciare aperta mentre si torna al documento per fare modifiche al testo.
Due risorse interessanti sulla terminologia usata per descrivere elementi dell’interfaccia utente dell’ambiente Windows, disponibili però solo in inglese, sono un glossario e la pagina Visual index, dove a ogni voce è associata un’immagine rappresentativa.
La pagina Dialog boxes contiene invece informazioni tecniche sulle caratteristiche delle finestre di dialogo ed esempi specifici di finestre modali e non modali.
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Vedi anche: il Portale linguistico Microsoft per consultare il database terminologico con definizioni in inglese e terminologia italiana usata nell’ambiente Windows.
metrics – metriche
Un calco molto diffuso negli ultimi anni, specialmente in ambito software, è metriche, dall’inglese metrics: descrive un insieme di indicatori che consentono di misurare quantitativamente qualcosa che invece di solito è valutato qualitativamente, come ad esempio l’efficienza di un processo, la produttività di persone o la qualità di un servizio.
Anche se inizialmente poteva trattarsi di un falso amico, direi che ora metriche vada considerato un neologismo tecnico perché è ormai molto diffuso. I dizionari italiani, anche le versioni più recenti, non registrano però questa accezione: per il sostantivo metrica sono riportati solo il significato linguistico e quelli matematico e tipografico, molto specifici.
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Navigare non è un verbo transitivo!
Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.
A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico
ma anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.
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Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.
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* Neo-crusc o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
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Marchionimi e terminologia
Al Convegno Ass. I. Term 2009 mi è piaciuto molto anche l’intervento di Vittorio Coletti su Marchionimi e terminologia. I marchionimi sono i nomi di marchio o commerciali. Si collocano tra i termini scientifici del linguaggio settoriale e i nomi della lingua comune; anche se non hanno la precisione dei termini scientifici specifici hanno una grande efficacia di appello e, come per il lessico specialistico, di solito c’è un legame univoco tra parola e cosa significata. Non tutti i marchionimi sono nomi nuovi coniati appositamente, come ad es. Viagra. Altre modalità di formazione di marchionimi:
| ▄ | nomi comuni poi registrati (es. Vespa o i numeri che diventano nomi di auto) |
| ▄ | eponimi (es. Biro) o derivati dai nomi di impresa (es. Scottex, Vibram) |
| ▄ | nomi di luogo (es. Tabasco) |
| ▄ | fenomeni di composizione (es. Borotalco, Vinavil, Liquigas) |
| ▄ | acronimi (es. ABS) o pseudoacronimi (es. Terital, Botox) |
| ▄ | varianti commerciali di nomi comuni (es. Attack) |
| ▄ | uso di suffissi o prefissi scientifici o avvertiti come tali (es. Cementite e Tetrapak) che possono dare allusività tecnologica |
I marchionimi possono essere distinti in forti e deboli non solo in base alla
protezione giuridica del nome ma anche in rapporto alla forma linguistica del marchio stesso. Un marchio è debole quando è trasparente, es. Salvavita; può entrare facilmente nel linguaggio comune con un fenomeno di volgarizzazione, come nel caso di pennarello e candeggina . È traducibile in altre lingue, es. Toilet Duck e Anitra WC. Un marchio è forte quando è opaco, ovvero meno riconoscibile come derivante da una lingua specifica (es. Vernel); non è traducibile e ha il vantaggio di poter migrare in lingue diverse rimanendo inalterato o quasi (adattamento a livello di pronuncia e meno spesso di grafia, es. cellophane à cellofan). Spesso vengono usati morfemi scientifici che rendono la parola compatibile con lingue diverse e adatta a calchi omonimici.
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Aggiornamento: l’intervento completo di Vittorio Coletti, con molti esempi, è ora disponibile in Marchionimi e nomi commerciali in terminologia.
Recentismi e software
In Wikipedia c’è un neologismo che mi piace molto: recentismo, calco dall’inglese recentism per descrivere un argomento (e voce di Wikipedia) che sta avendo molta attenzione ma la cui importanza, a lungo termine, potrebbe essere relativa (esempi qui).
È poco probabile che l’uso specifico di Wikipedia entri nell’italiano standard. Penso però che recentismo potrebbe descrivere efficacemente anche i nomi NON definitivi di nuove funzionalità di prodotti software di cui si discute molto durante la localizzazione, per poi scoprire che si chiameranno in un altro modo.
Un esempio noto è il concetto di gruppo in Office 2007, un insieme di strumenti e opzioni correlati raggruppati sulla barra multifunzione: in inglese group aveva sostituito il termine originale chunk, come si può vedere da Jensen Harris: An Office User Interface Blog.
La soluzione per non far lavorare inutilmente un terminologo su un termine ostico ma, senza saperlo, destinato a scomparire? Una scheda terminologica completa e accurata, che consenta di scegliere una soluzione per la lingua di arrivo basata sul concetto e non sul nome temporaneo inglese: anche se verrà cambiato il termine originale, probabilmente non sarà necessario dover ripensare il termine “localizzato”.
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Vedi anche: Database terminologici e Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.
Scheda audio con suono chiaro e cristallino
Tagline multilingue di una scheda audio:
A parte il vistoso problema di concordanza, nella versione italiana si può notare che l’espressione inglese crystal clear* è stata resa con un ridondante chiaro e cristallino e non, più semplicemente, con cristallino (o con un suo sinonimo).
I motori di ricerca indicano che la locuzione chiaro e cristallino riferita alla qualità del suono viene usata quasi esclusivamente per descrivere prodotti audio. Sarebbe interessante capire se in questo ambito chiaro e cristallino ha assunto un significato specifico oppure se si tratta solo di un calco piuttosto diffuso, visto che i prodotti a cui si riferisce sono perlopiù importati e la loro documentazione è tradotta.
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* In inglese crystal clear equivale a “perfettamente chiaro” e può descrivere aspetto, suono o comunicazione; c’è anche l’aggettivo crystalline ma ha una frequenza d’uso bassa, limitata al linguaggio letterario, dove evoca trasparenza, e alla chimica e alla mineralogia.
Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)
L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo (ad es. machiavellico), in altri casi il calco dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.
Mi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.
Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).
Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:
Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)
Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che tuxedo faceva riferimento all’aspetto del gatto e ha pensato si trattasse della razza:
Sidecar file – file collaterale
Post pubblicato il 19 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia

In contesto di file multimediali in genere il termine sidecar file fa riferimento a un file XMP in cui possono essere registrati i metadati relativi a una risorsa, contenuti così in un file “esterno” ma collegato al file della risorsa, con cui condivide il nome (ma non l’estensione): ecco la metafora del sidecar.
Incontrando per la prima volta sidecar file in materiale da localizzare in italiano si potrebbero valutare varie opzioni, ad es. il calco file sidecar o un’equivalenza pragmatica, ad es. file correlato o file esterno XMP, ma in questo caso non sarebbe l’approccio da preferire.
Va infatti considerato che le specifiche XMP sono state definite da Adobe, che ha diffuso il termine sidecar file usandolo in vari prodotti (es. di Photoshop qui) e quindi, appurato che anche nel prodotto Microsoft sidecar file fa riferimento a questo tipo di contesto, va favorita la coerenza con la terminologia già usata nel mercato italiano, file collaterale (es. localizzato qui): chi ha già familiarità con il concetto lo riconoscerà e non dovrà imparare un nuovo termine.
Il Portale linguistico Microsoft è a disposizione di chi abbia la necessità di fare questo tipo di ricerche per la terminologia Microsoft ma anche altri produttori di software rendono facilmente consultabile il loro materiale, come accennato in Documentazione multilingue
PS Grazie a Sabina per avermi dato l’idea per questo post.
Fotocamere e macchine fotografiche digitali
Post pubblicato il 16 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
Oggi sono usciti i primi ritratti ufficiali di Barack Obama. Il Corriere ne parla in Prima foto ufficiale di un presidente americano con una macchina digitale.
Ho notato il titolo perché è da un po’ che faccio attenzione a cosa si dice in italiano per descrivere gli apparecchi che scattano foto digitali.
Il supporto alla fotografia digitale è presente in molti prodotti Microsoft, da parecchi anni. L’inglese digital camera è stato subito localizzato in italiano con il calco fotocamera digitale: è il termine usato in ambito professionale e dai produttori degli apparecchi ed è ampiamente documentato.
Mi sono però sempre domandata se, con la diffusione della tecnologia in ambito non specializzato, sarebbe stato confermato fotocamera digitale anche nell’uso comune oppure se sarebbero apparse alternative più vicine al termine tradizionale, macchina fotografica.
In effetti ho visto che macchina fotografica digitale si sta diffondendo sempre di più, seguito a distanza da macchina digitale (es. del titolo del Corriere).
La mia sensazione è che nel linguaggio comune si affermerà macchina fotografica per indicare le fotocamere digitali e invece nasceranno dei retronimi, ad es. macchina fotografica tradizionale, per far riferimento ai modelli con pellicola.
Intanto nei prodotti Microsoft continueremo a usare fotocamera digitale.
PS L’articolo del Corriere conteneva un falso amico, poi corretto: il termine fotografico lens tradotto con lente mentre sarebbe appropriato obiettivo.


Le osservazioni di Marco Fisk sul doppiaggio di 
