Post con tag “calchi”
biologic – farmaco biologico
Ho già accennato all’aggettivo italiano biologico e a come in molti testi tradotti diventi organico, falso amico modellato sull’inglese organic.
Solo recentemente ho scoperto il sostantivo inglese biologic. Descrive farmaci estremamente selettivi che interagiscono con una singola struttura biologica e sono ottenuti da materiale biologico con tecniche di DNA ricombinante, differenziandosi così dai farmaci “tradizionali” sintetizzati soprattutto con processi chimici.
L’equivalente italiano è farmaco biologico. Nella stampa generalista si trova anche il calco biologico (ad es. “un nuovo biologico per l’artrite psoriasica”), di solito senza alcuna spiegazione del termine: sarei curiosa di sapere se anche tra i non esperti viene interpretato correttamente (“relativo alle attività vitali e fisiologiche di organismi”) o se c’è chi pensa che il significato sia piuttosto assimilabile a quello di prodotto biologico (“da coltivazione che non ricorre all’utilizzo di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi”).
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L’italiano del doppiaggio televisivo
Lo confesso: a casa mia non c’è la TV (o forse dovrei dire il TV, come si sente in certe pubblicità alla radio?) e quindi non sono molto ferrata su cosa viene trasmesso ultimamente, tantomeno sulla qualità del doppiaggio o sulle espressioni che entrano nell’italiano di tutti i giorni direttamente dalla televisione. Su questi argomenti vorrei comunque segnalare un paio di cose che mi è piaciuto leggere:
- “Non ci posso credere…”. L’italiano del doppiaggio televisivo, un articolo dello speciale Fiction in tv: una lingua "seriale" del Portale Treccani sulle interferenze sintattiche, lessicali o fraseologiche prodotte da traduzioni approssimative nel doppiaggio delle fiction americane, ad es. l’abuso di avverbi come assolutamente, costruzioni con l’aggettivo anteposto al sostantivo e calchi impropri come sir = signore.
… - Le osservazioni di Marco Fisk sul doppiaggio di The West Wing, pieno di errori e falsi amici (esempi qui, qui, qui e qui). Bonus per chi apprezza le strisce di Dilbert: l’idea di chiamare elboniano traduttore chi produce queste chicche.
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Finestre di dialogo
Continua a piacermi molto una vignetta di xkcd di qualche mese fa sulla finestra di dialogo di Windows che appare quando si copiano file, specialmente di grosse dimensioni:
Umorismo a parte, trovo interessanti alcuni termini relativi all’elemento finestra di dialogo (in inglese dialog box o semplicemente dialog), che in Windows può essere descritto come “finestra secondaria che consente di eseguire un comando, fornisce informazioni o pone una domanda all’utente”.
In base all’interazione consentita con la finestra principale o proprietaria (owner window), una finestra di dialogo può essere modale o non modale.
Una finestra modale (calco dall’inglese modal dialog) non permette all’utente di tornare alla finestra principale o di passare a un’altra attività nella stessa applicazione se prima non viene eseguita l’azione che chiuderà la finestra, come ad es. quando si cerca di uscire da un programma senza aver salvato le ultime modifiche e viene richiesto di confermare l’azione.
Una finestra non modale (in inglese modeless dialog) permette all’utente di fornire informazioni o proseguire con l’attività senza dover prima chiudere la finestra. Un esempio tipico è la finestra Trova e sostituisci in Word: si può lasciare aperta mentre si torna al documento per fare modifiche al testo.
Due risorse interessanti sulla terminologia usata per descrivere elementi dell’interfaccia utente dell’ambiente Windows, disponibili però solo in inglese, sono un glossario e la pagina Visual index, dove a ogni voce è associata un’immagine rappresentativa.
La pagina Dialog boxes contiene invece informazioni tecniche sulle caratteristiche delle finestre di dialogo ed esempi specifici di finestre modali e non modali.
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Vedi anche: il Portale linguistico Microsoft per consultare il database terminologico con definizioni in inglese e terminologia italiana usata nell’ambiente Windows.
metrics – metriche
Un calco molto diffuso negli ultimi anni, specialmente in ambito software, è metriche, dall’inglese metrics: descrive un insieme di indicatori che consentono di misurare quantitativamente qualcosa che invece di solito è valutato qualitativamente, come ad esempio l’efficienza di un processo, la produttività di persone o la qualità di un servizio.
Anche se inizialmente poteva trattarsi di un falso amico, direi che ora metriche vada considerato un neologismo tecnico perché è ormai molto diffuso. I dizionari italiani, anche le versioni più recenti, non registrano però questa accezione: per il sostantivo metrica sono riportati solo il significato linguistico e quelli matematico e tipografico, molto specifici.
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Navigare non è un verbo transitivo!
Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.
A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico
ma anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.
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Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.
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* Neo-crusc o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
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Marchionimi e terminologia
Al Convegno Ass. I. Term 2009 mi è piaciuto molto anche l’intervento di Vittorio Coletti su Marchionimi e terminologia. I marchionimi sono i nomi di marchio o commerciali. Si collocano tra i termini scientifici del linguaggio settoriale e i nomi della lingua comune; anche se non hanno la precisione dei termini scientifici specifici hanno una grande efficacia di appello e, come per il lessico specialistico, di solito c’è un legame univoco tra parola e cosa significata. Non tutti i marchionimi sono nomi nuovi coniati appositamente, come ad es. Viagra. Altre modalità di formazione di marchionimi:
| ▄ | nomi comuni poi registrati (es. Vespa o i numeri che diventano nomi di auto) |
| ▄ | eponimi (es. Biro) o derivati dai nomi di impresa (es. Scottex, Vibram) |
| ▄ | nomi di luogo (es. Tabasco) |
| ▄ | fenomeni di composizione (es. Borotalco, Vinavil, Liquigas) |
| ▄ | acronimi (es. ABS) o pseudoacronimi (es. Terital, Botox) |
| ▄ | varianti commerciali di nomi comuni (es. Attack) |
| ▄ | uso di suffissi o prefissi scientifici o avvertiti come tali (es. Cementite e Tetrapak) che possono dare allusività tecnologica |
I marchionimi possono essere distinti in forti e deboli non solo in base alla
protezione giuridica del nome ma anche in rapporto alla forma linguistica del marchio stesso. Un marchio è debole quando è trasparente, es. Salvavita; può entrare facilmente nel linguaggio comune con un fenomeno di volgarizzazione, come nel caso di pennarello e candeggina . È traducibile in altre lingue, es. Toilet Duck e Anitra WC. Un marchio è forte quando è opaco, ovvero meno riconoscibile come derivante da una lingua specifica (es. Vernel); non è traducibile e ha il vantaggio di poter migrare in lingue diverse rimanendo inalterato o quasi (adattamento a livello di pronuncia e meno spesso di grafia, es. cellophane à cellofan). Spesso vengono usati morfemi scientifici che rendono la parola compatibile con lingue diverse e adatta a calchi omonimici.
Recentismi e software
In Wikipedia c’è un neologismo che mi piace molto: recentismo, calco dall’inglese recentism per descrivere un argomento (e voce di Wikipedia) che sta avendo molta attenzione ma la cui importanza, a lungo termine, potrebbe essere relativa (esempi qui).
È poco probabile che l’uso specifico di Wikipedia entri nell’italiano standard. Penso però che recentismo potrebbe descrivere efficacemente anche i nomi NON definitivi di nuove funzionalità di prodotti software di cui si discute molto durante la localizzazione, per poi scoprire che si chiameranno in un altro modo.
Un esempio noto è il concetto di gruppo in Office 2007, un insieme di strumenti e opzioni correlati raggruppati sulla barra multifunzione: in inglese group aveva sostituito il termine originale chunk, come si può vedere da Jensen Harris: An Office User Interface Blog.
La soluzione per non far lavorare inutilmente un terminologo su un termine ostico ma, senza saperlo, destinato a scomparire? Una scheda terminologica completa e accurata, che consenta di scegliere una soluzione per la lingua di arrivo basata sul concetto e non sul nome temporaneo inglese: anche se verrà cambiato il termine originale, probabilmente non sarà necessario dover ripensare il termine “localizzato”.
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Vedi anche: Database terminologici e Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.
Scheda audio con suono chiaro e cristallino
Tagline multilingue di una scheda audio:
A parte il vistoso problema di concordanza, nella versione italiana si può notare che l’espressione inglese crystal clear* è stata resa con un ridondante chiaro e cristallino e non, più semplicemente, con cristallino (o con un suo sinonimo).
I motori di ricerca indicano che la locuzione chiaro e cristallino riferita alla qualità del suono viene usata quasi esclusivamente per descrivere prodotti audio. Sarebbe interessante capire se in questo ambito chiaro e cristallino ha assunto un significato specifico oppure se si tratta solo di un calco piuttosto diffuso, visto che i prodotti a cui si riferisce sono perlopiù importati e la loro documentazione è tradotta.
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* In inglese crystal clear equivale a “perfettamente chiaro” e può descrivere aspetto, suono o comunicazione; c’è anche l’aggettivo crystalline ma ha una frequenza d’uso bassa, limitata al linguaggio letterario, dove evoca trasparenza, e alla chimica e alla mineralogia.
Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)
L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo (ad es. machiavellico), in altri casi il calco dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.
Mi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.
Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).
Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:
Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)
Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che tuxedo faceva riferimento all’aspetto del gatto e ha pensato si trattasse della razza:
Sidecar file – file collaterale
Post pubblicato il 19 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia

In contesto di file multimediali in genere il termine sidecar file fa riferimento a un file XMP in cui possono essere registrati i metadati relativi a una risorsa, contenuti così in un file “esterno” ma collegato al file della risorsa, con cui condivide il nome (ma non l’estensione): ecco la metafora del sidecar.
Incontrando per la prima volta sidecar file in materiale da localizzare in italiano si potrebbero valutare varie opzioni, ad es. il calco file sidecar o un’equivalenza pragmatica, ad es. file correlato o file esterno XMP, ma in questo caso non sarebbe l’approccio da preferire.
Va infatti considerato che le specifiche XMP sono state definite da Adobe, che ha diffuso il termine sidecar file usandolo in vari prodotti (es. di Photoshop qui) e quindi, appurato che anche nel prodotto Microsoft sidecar file fa riferimento a questo tipo di contesto, va favorita la coerenza con la terminologia già usata nel mercato italiano, file collaterale (es. localizzato qui): chi ha già familiarità con il concetto lo riconoscerà e non dovrà imparare un nuovo termine.
Il Portale linguistico Microsoft è a disposizione di chi abbia la necessità di fare questo tipo di ricerche per la terminologia Microsoft ma anche altri produttori di software rendono facilmente consultabile il loro materiale, come accennato in Documentazione multilingue
PS Grazie a Sabina per avermi dato l’idea per questo post.
Fotocamere e macchine fotografiche digitali
Post pubblicato il 16 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
Oggi sono usciti i primi ritratti ufficiali di Barack Obama. Il Corriere ne parla in Prima foto ufficiale di un presidente americano con una macchina digitale.
Ho notato il titolo perché è da un po’ che faccio attenzione a cosa si dice in italiano per descrivere gli apparecchi che scattano foto digitali.
Il supporto alla fotografia digitale è presente in molti prodotti Microsoft, da parecchi anni. L’inglese digital camera è stato subito localizzato in italiano con il calco fotocamera digitale: è il termine usato in ambito professionale e dai produttori degli apparecchi ed è ampiamente documentato.
Mi sono però sempre domandata se, con la diffusione della tecnologia in ambito non specializzato, sarebbe stato confermato fotocamera digitale anche nell’uso comune oppure se sarebbero apparse alternative più vicine al termine tradizionale, macchina fotografica.
In effetti ho visto che macchina fotografica digitale si sta diffondendo sempre di più, seguito a distanza da macchina digitale (es. del titolo del Corriere).
La mia sensazione è che nel linguaggio comune si affermerà macchina fotografica per indicare le fotocamere digitali e invece nasceranno dei retronimi, ad es. macchina fotografica tradizionale, per far riferimento ai modelli con pellicola.
Intanto nei prodotti Microsoft continueremo a usare fotocamera digitale.
PS L’articolo del Corriere conteneva un falso amico, poi corretto: il termine fotografico lens tradotto con lente mentre sarebbe appropriato obiettivo.
Granularity – granularità
Post pubblicato il 9 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Stiamo lavorando sulla terminologia di Windows 7 e ho notato un ulteriore contesto in cui appare il termine granularity. In italiano verrà confermato granularità, un calco che ha ormai una notevole diffusione.
In vari ambiti, tra cui quello informatico, granularità indica il livello di dettaglio utilizzato per descrivere un’attività o una funzionalità con riferimento alle dimensioni degli elementi che la compongono o che vengono gestiti: si passa dalla granularità grossolana (coarse) per componenti relativamente grandi alla granularità fine (fine) per componenti più piccoli. Il database terminologico Microsoft riporta alcuni esempi nei prodotti Microsoft.
Curioso, invece, che nessuno dei dizionari italiani che ho consultato, anche un paio di edizioni 2009, documenti questo significato che è ormai solo relativamente recente. Se riportato, granularità fa riferimento alle dimensioni dei grani d’argento nell’emulsione fotografica mentre per granulare vengono descritti l’accezione generica "costituito da granelli/granuli" e i significati fotografico e petrografico (relativo alle caratteristiche di alcune rocce).
Per saperne di più sull’origine del termine granularità e sul suo uso, in particolare nell’ambito delle discipline del libro e del documento, il dettagliatissimo saggio Granularità: un percorso di analisi di Maurizio Zani.
Commento di .mau.
Io ad esempio avrei preferito "grana grossa/grana fine", anche se ho usato "granularità" come termine generale in quel tipo di contesto.
Mio commento:
@ .mau. In genere, quando introduciamo un nuovo termine nei prodotti italiani ("nuovo" nel senso che non era ancora apparso in altri prodotti) verifichiamo se in italiano, nello stesso ambito o in contesti simili, esista già un termine corrispondente. Se sì, quando possibile cerchiamo di adeguarci perché così chi ha già familiarità con il concetto lo riconoscerà e/o potrà trovare facilmente altre informazioni, anche in materiale non Microsoft. Può quindi capitare di optare per un termine che da un punto di vista terminologico/linguistico non è forse particolarmente felice ma è comunque quello più diffuso ed effettivamente usato da coloro ai quali è destinato il prodotto.
Per concludere: l’aggettivo grossolano non piace particolarmente neanche a me ma ad altri pare proprio di sì
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Loro sì, nidificano!
Post pubblicato il 21 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Oggi il Corriere parla degli effetti dei cambiamenti del clima sul comportamento degli uccelli migratori:
negli ultimi 30 anni gli uccelli che in inverno si trovano a Sud del Sahara e che decidono in primavera di partire verso Nord a nidificare [...] hanno anticipato la partenza almeno di un giorno ogni 3 anni
Qui il verbo nidificare ("costruire il nido") è perfetto. Quando lo vedo in contesti informatici come traduzione di nest, invece, sono sempre abbastanza perplessa.
In inglese il sostantivo nest indica non solo il nido ma anche un insieme di oggetti di dimensioni diverse contenuti l’uno dentro l’altro, tipo matrioska, ad es. a nest of boxes. Come prevedibile, il verbo nest descrive la costruzione del nido e l’inserimento di elementi più piccoli in altri più grandi ma ha anche un significato specifico:
To organize information, especially in a computer program, so that some of the information is recognized as separate but is included or contained in a larger part of the information. [LDOCE]
Non ho idea di come nidificare e nidificato abbiano preso piede in italiano (in Internet si contano migliaia di occorrenze!). Considerando che la gestione sistematica della terminologia nella localizzazione è relativamente recente, immagino che chi per primo ha tradotto si sia limitato a usare quello che gli proponeva il dizionario, senza riflettere sulla mancata corrispondenza di significato, e un po’ alla volta il termine si sia… annidato (altro calco diffuso, ma se è vero che annidare ha un significato più ampio rispetto a nidificare, può avere connotazioni negative e comunque non rende il senso dell’inglese nest).
Ogni tanto qualcuno mi domanda se il termine nidificare sia stato introdotto con i prodotti Microsoft, oppure se già circolasse in italiano quando per la prima volta il verbo inglese nest è apparso in un prodotto da localizzare. Non c’ero e il dubbio rimane. Magari qualcuno che mi legge ne sa di più?
PS Sempre in tema aviario, ho parlato di migrare qui.
Commento di Fabrizio Balzarini:
L’uso del termine ‘nidificare’, per descrivere procedure che ne contengono altre, da anni ha suscitato in me non poche perplessità e ho anche presentato un quesito specifico all’Accademia della Crusca (senza esito alcuno). La cosa che mi sembra evidente è che il verbo ‘nidificare’ è intransitivo e quello ‘annidare’ è, invece, transitivo.
Se si voleva dare questo significato a ‘nest’, doveva essere scelta, almeno, la traduzione di ‘nest’ nell’accezione transitiva e, quindi, con ‘annidare’.
Chi lo ha tradotto la prima volta ha ignorato questa ’sfumatura’ insignificante! Sarà stata ignoranza o superficialità? Poi, nelle traduzioni automatiche e non, l’errore è rimasto e nessuno se ne è più curato: non sono questi tempi in cui ci si chiede il perché delle cose, purtroppo.
Ancora Fabrizio:
Scusa, non ho risposto alla domanda: il termine lo ho visto per la prima volta in un manuale della Microsoft (non ricordo di cosa, ma e ho deriso mentalmente l’ignoranza del traduttore e, per estensione, la scarsa professionalità della Microsoft). Alla facoltà di informatica, e sono ormai venticinque anni or sono, non ricordo di averlo sentito nominare. So solo che me ne sarei accorto sicuramente se, al contrario, lo avessi sentito. Non ho documenti che possano aiutare la mia memoria: del resto, come posso trovare qualcosa in un documento, quando non c’era?
Licia:
@ Fabrizio, grazie per le informazioni. Confermi qualche sospetto che già avevo
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Animali nella terminologia informatica
Pubblicato il 10 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ieri stavo rivedendo alcuni termini di Microsoft Project, tra i quali turtle contour: si tratta di un profilo di distribuzione del carico di lavoro rappresentato graficamente da . In italiano turtle è stato reso con carico centrale, evitando ogni riferimento alla forma del guscio della tartaruga.
Mi sa che avevo bisogno di una pausa perché mi sono distratta a pensare ai termini informatici che in inglese contengono riferimenti agli animali…
Come prevedibile, in questi casi le metafore relative a esseri viventi espresse dai neologismi semantici inglesi non appaiono riproducibili in italiano e in genere si opta per dei prestiti. Questi gli "animali" che mi sono venuti in mente:
| ▄ | mouse – nella maggioranza delle altre lingue il nome del dispositivo coincide con quello del roditore ma l’italiano si distingue per il prestito; |
| ▄ | bug – per indicare un errore di programmazione, nella terminologia Microsoft si preferisce il termine inglese originale al calco omonimico baco; |
| ▄ | spider – termine inglese anche per i programmi utilizzati dai motori di ricerca per identificare nuove informazioni sul Web. Effettivamente in italiano sarebbe ridicolo fare riferimento ai ragni sulle ragnatele (web) ma a quanto pare non lo è in altre lingue, ad es., anche senza aver fatto il liceo classico, qualche sospetto sul greco αράχνη mi viene… |
| ▄ | virus - non proprio un animale e poi è latino e non inglese, ma lo includo lo stesso perché è uno dei pochi termini veramente internazionali; |
| ▄ | worm – prestito anche per il codice malintenzionato che si autoreplica e si propaga automaticamente; altre lingue invece traducono, ad es. in spagnolo si dice gusano, come il verme nella tequila; |
| ▄ | watchdog – il "cane da guardia" è un sistema di temporizzazione hardware e anche in questo caso si preferisce il prestito. |
Altri riferimenti meno diretti ad animali, sempre in inglese:
| ▄ | un termine informale per descrivere la posta tradizionale, lenta come una lumaca rispetto a quella elettronica, è snail mail; |
| ▄ | chi ricorda Veronica, uno dei primi servizi per Internet, saprà che il nome era un acronimo con un riferimento ai "roditori", very easy rodent-oriented Netwide index to computerized archives. |
E in italiano, senza influenze dell’inglese? Mi vengono in mente solo chiocciola per il simbolo @ e bufala.
Per finire, quiz: chi sa cos’è lo schema Gatto (Cat layout) in Windows Vista?
Qui sotto alcuni commenti che erano stati aggiunti al post originale.
Commento di Enrico:
Perdona la curiosità, ma che tipo di insetto è quello nella foto, se lo sai?
Licia:
Ciao Enrico, è una cimice, odioso insetto comunissimo in questo periodo nel giardino di mia mamma, dove è stata fatta questa foto. Qui però sembra quasi un simpatico animaletto…
La foto ha una descrizione che appare al passaggio del mouse, ma mi dicono che si vede solo con Internet Explorer e non con altri browser. Ad ogni modo, ho deciso di usarla perché in inglese (soprattutto americano) bug è un nome generico che indica qualsiasi tipo di insetto e quindi mi sembrava che fosse legato all’argomento… Bug colloquialmente è anche molto usato per indicare un virus, ad esempio tummy bug è un virus intestinale.
Commento di Ivan:
In effetti, se non usi explorer, il commento non si vede. Per fortuna non si sente neanche la puzza che questo insetto emette se spaventato!
Licia:
@ Ivan: pensa che conosco chi in sbaglio ne ha mangiata una. Ha dovuto fare i gargarismi con la Lemonsoda per cercare di liberarsi del sapore.
Commento di Elio:
Sono io! Non riuscivo a far sparire il saporaccio neanche con le Fisherman Bianche! Per fortuna la lemonsoda (unico liquido a portata di mano) è riuscita nell’intento.
È un’esperienza che non auguro a nessuno…
Io puffo, tu puffi, noi effettuiamo
Post pubblicato il 3 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ieri mi è capitata tra le mani una rivista con un articolo sul 50º anniversario della nascita dei Puffi.
Mentre la sfogliavo, intontita dalla stanchezza, mi sono detta che, a pensarci bene (?!), c’è un punto in comune tra il linguaggio dei Puffi e un certo tipo di terminologia informatica: se loro usano il verbo puffare, noi abbiamo effettuare!
In alcuni ambiti tecnici e specializzati i prestiti dall’inglese sono un fenomeno abbastanza comune. In genere si tratta di sostantivi che vengono adottati come prestiti non integrati, con ortografia e comportamento diversi da quelli dei sostantivi italiani (il plurale è invariato). Se però in inglese sono presenti anche verbi "omonimi" dei sostantivi, oppure se i sostantivi sono forme verbali, in italiano diventa difficile ricorrere ai prestiti anche per i verbi corrispondenti. Ecco allora che si ricorre a una soluzione passe-partout con il verbo puffare effettuare + sostantivo.
Un paio di esempi:
| verbo / sostantivo inglese | sostantivo italiano | verbo italiano |
| back up / backup | backup | effettuare il backup |
| reengineer / reengineering | reengineering | effettuare il reengineering |
| roam / roaming | roaming | effettuare il roaming |
| spool* / spooling | spooling | effettuare lo spooling |
Si potrebbe obiettare che anche i verbi inglesi sono assimilabili, basti pensare ai calchi omonimici come formattare da format. Sono però convinta che nel caso dei verbi questa operazione funzioni solo se si riesce a ottenere prestiti integrati, dove il termine originale non è subito riconoscibile (esempio classico: il sostantivo bistecca, da beefsteak). Secondo me, forme come downloadare, chattare, forwardare, linkare ecc. sono poco accettabili perché includono caratteri o combinazioni di grafemi che non fanno parte dell’ortografia italiana e quindi stridono con la coniugazione che invece segue il comportamento dei verbi italiani.
* Il verbo inglese spool usato in ambito informatico ha un’etimologia interessante: dovrebbe derivare dall’acronimo simultaneous peripheral operations on-line e, se riferito a stampanti, simultaneous peripheral output on line e NON è quindi correlato al verbo generico spool.

