Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “bufale linguistiche”

L’inglese mediocre degli italiani

Testo scritto da Matteo Renzi sul libro degli ospiti della Casa Bianca: “With all the friendship of ITALIAN people and ITALIAN goverment. Thank you for this opportunty to underline our strategic bond with United States”È stato dato parecchio rilievo alla n mancante dalla parola government nel testo scritto da Matteo Renzi sul libro degli ospiti della Casa Bianca, con titoli come “Renzi bocciato in inglese” o “Errore da matita rossa” e numerose condivisioni sui social media.

I censori si sono scandalizzati per una svista ortografica che non pregiudica la comprensione (riprova: non si sono accorti di opportunty al posto di opportunity), ma non hanno rilevato un errore più grave e ripetuto, la mancanza di tre articoli determinativi qui essenziali (esempio: of Italian people fa pensare a un numero vago di “persone italiane”, mentre “del popolo italiano” si dice of the Italian people).

Lingue straniere: forma e comunicazione

Questa reazione mi pare sintomatica di come si affrontano le lingue straniere in Italia: molta importanza alla forma e alle regole ben codificate, come quelle ortografiche, e poca attenzione all’aspetto comunicazionale

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Refuso di Expo 2015 ed errori dei media

Sicuramente avrete già visto l’errore BUT anziché BUY con successivo rappezzo sulla frase inglese di alcuni cartelloni che invitano a comprare i biglietti di Expo 2015:

BUT YOUR TICKET AT FIERAMILANO

L’aspetto per me più preoccupante non è l’errore di per sé (chi non fa errori di battitura?) ma che non se ne sia accorto nessuno (chi ha composto il cartellone, chi l’ha stampato,  chi l’ha esposto, con chissà quanti altri passaggi intermedi). È una conferma sconsolante di una sciatteria purtroppo diffusa: altri esempi in Stazione AV di Bologna: caos sui cartelli.

Nei media, errori sull’errore

L’errore è diventato virale ed è stato ripreso dai media. Ho dato un’occhiata a un paio di articoli e sono stata colpita da quanto ci sia stato ricamato sopra e con che superficialità.

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Traduzioni Expo: Not only is it…

Nei giorni scorsi è stato molto condiviso un articolo del Corriere della Sera, Quegli strafalcioni (in lingua straniera) sul sito web di Expo. Non sono in grado di giudicare gli esempi francesi ma quello evidenziato per l’inglese mi ha lasciata a dir poco perplessa:

  [Sulla homepage di Expo] si legge subito «Not only is it an exhibition but also a process». Letteralmente: «Non solo è un’esibizione ma anche un processo». «Che orrore!» è la reazione della traduttrice del Corriere Maria Sepa. «Già la costruzione denota scarsa conoscenza della lingua, ma anche capire il senso di queste parole sommate tra loro è impossibile: cosa volevano dire con “process”? Forse “experience”, esperienza?

Immagino che il giornalista abbia frainteso i commenti della traduttrice: exhibition non vuol dire esibizione ma mostra o esposizione (falsi amici!), è difficile valutare l’uso di process senza il testo originale e soprattutto la costruzione inglese è assolutamente corretta.

Not only am I perfect, I’m Italian too!  (esempio usato per la forma, non per la sostanza!)In inglese le frasi che iniziano con espressioni di senso negativo (never, rarely, seldom, hardly ever, only, not only, under no circumstances, on no account ecc.) richiedono l’inversione verbo-soggetto, ad es. Not only is it healthy but also tasty o Rarely does she lose her temper.

Nel sito Expo i problemi di traduzione verso l’inglese purtroppo non mancano, ma non sono questi. Fa quindi un certo effetto la faciloneria con cui è stato trattato l’argomento, poi ripreso e propagato su altri media e sui social. Una conferma che noi italiani ci meritiamo alcuni stereotipi che ci vengono spesso associati?


Vedi anche:
Come si pronuncia Expo?
La gravità degli errori (nuovo post)


Dubbi su “Itanglese +440%”

Classifica itanglese 2013 di Agostini AssociatiDa qualche anno Agostini Associati pubblica un’indagine sull’itanglese che comprende due tipi di dati: la percentuale di crescita degli anglicismi rispetto all’anno precedente, per il 2013 calcolata al 440%, e un elenco dei dieci anglicismi più ricorrenti nel campione analizzato.

Ho provato a chiedere qualche chiarimento sui dati e sulla metodologia di estrazione usata perché non mi convincono né alcune voci nell’elenco né la mancanza di dettagli sul numero effettivo di anglicismi (a parità di percentuale, non è la stessa cosa passare da 5 nuove parole a 27 o da 200 a 1080 ), ma non ho ancora ricevuto risposta.

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L’invasione degli anglicismi

Rispondo con un lungo post a diversi commenti di Remo, di cui apprezzo la passione per la lingua italiana. Non condivido invece il suo allarmismo per il presunto disfacimento dell’italiano a causa del proliferare degli anglicismi. 

Forestierismi insostituibili, utili e superflui

Tutte le lingue hanno sempre fatto uso di forestierismi, i cosiddetti prestiti. In italiano la distinzione classica è tra prestiti di necessità e di lusso ma Giovanni Adamo e Valeria Della Valle in Le parole del lessico italiano preferiscono invece una tripartizione:

1 forestierismi insostituibili, ormai radicati nell’uso, soprattutto per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa, come computer;
2 forestierismi utili, che ripropongono espressioni straniere alle quali i parlanti sembrano adeguarsi senza sforzo eccessivo, facilitando l’uso di formule denominative di circolazione internazionale, come email;
3 forestierismi superflui, che si affiancano a espressioni italiane già in uso o facilmente ricavabili e sono mossi spesso dalla volontà di ostentare consuetudine con tendenze o conoscenze linguistiche straniere, come nel caso dell’inglese ticket, molto spesso abusato in luogo di ‘biglietto’ o ‘buono’.

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L’inglese NON è una lingua “sintetica”

The _Economist chartThe Economist in Lost (or gained) in translation mostra una tabella che confronta la lunghezza delle traduzioni in varie lingue, misurata in caratteri, di un testo originale inglese di 1000 caratteri.

Qual è la lingua migliore per Twitter? riprende i dati aggiungendo però varie inesattezze linguistiche, a partire dalla frase riassuntiva:

L’Economist ha pubblicato un grafico che mostra le lingue più sintetiche del mondo: l’italiano è tra quelle che usano più caratteri, il cinese le batte tutte.

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2 anni: 25 parole in inglese e in italiano

Parole e valutazione dell’apprendimento del linguaggio

È di questi giorni la notizia di una ricerca relativa a un test molto semplice, ricavato da un elenco di parole di controllo (cfr. MacArthur-Bates Communicative Development Inventory, CDI), che permette di identificare potenziali problemi di apprendimento del linguaggio nei bambini di età compresa tra i 24 e i 35 mesi e prevedere quindi interventi di logopedia.

Ne parla anche il Corriere della Sera, con una notevole approssimazione. In Quelle 25 parole da sapere a 2 anni si legge, tra le altre cose:

In genere, le parole pronunciate a due anni sono fra 70 e 225, ma venticinque di queste (mamma, papà, ciao, giocattoli, cane, gatto, bambino, latte, succo di frutta, palla, sì, no, naso, occhio, banana, biscotto, macchina, caldo, grazie, bagno, scarpa, cappello, libro, andati, di più) devono comparire per forza nel vocabolario del piccolo, perché sono quelle considerate base e la loro mancata conoscenza potrebbe essere indice di qualche problema di apprendimento assai più grave di un semplice «ritardo linguistico».

Parole inglesi e parole italiane

La giornalista si è limitata a tradurre letteralmente in italiano l’elenco delle parole che dovrebbe conoscere un bambino inglese di due anni (mummy, daddy, hello, dog, cat, baby, milk, juice, ball, yes, no, nose, eye, banana, biscuit, car, hot, thank you, bath, shoe, hat, book, all gone, more, bye bye), senza verificare se l’elenco avesse senso anche per un coetaneo italiano.

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Bufale: le molte parole eschimesi per la neve

Un articolo di The Associated Press conferma che persiste l’idea che gli eschimesi abbiano moltissime parole diverse per descrivere la neve e il ghiaccio:

articolo AP

In realtà, come accennavo anche qui, si tratta di una leggenda metropolitana, entrata nella cultura popolare in seguito alle teorie di Benjamin Whorf sulla relatività linguistica. Whorf aveva ripreso alcune osservazioni dell’antropologo Franz Boas, che aveva registrato numerose parole per descrivere la neve nella lingua degli inuit, a sostegno dell’ipotesi che la percezione del mondo in cui viviamo è influenzata dalle strutture linguistiche usate per descriverlo (e quindi un inuit e un americano non possono “concepire” la neve allo stesso modo).

Il linguista G. K. Pullum ha contribuito a smascherare definitivamente la bufala in The Great Eskimo Vocabulary Hoax. La lingua parlata dagli Inuit è infatti polisintetica e può formare parole molto lunghe e complesse aggiungendo diversi affissi descrittivi che possono modificare le proprietà sintattiche e semantiche della parola di base, o aggiungere specificazioni che in altre lingue si esprimono con intere frasi, dando luogo ad elementi lessicali che a un’osservazione superficiale possono sembrare innumerevoli parole diverse, mentre in effetti esistono solo un paio di parole-radice per parlare di neve (dettagli tratti da Lingua inuit).

neve_trasformata

Snowclone

Nei media di lingua inglese si continuano trovare riferimenti a questa storia, soprattutto in costruzioni del tipo “se gli eschimesi hanno N parole per la neve, allora X deve avere M parole per Y”, tanto che Pullum e il collega Glen Whitman hanno chiamato snowclone questo tipo di frasi.

Uno snowclone è una frase altamente riconoscibile che segue una formula fissa e che al suo interno ha uno o più elementi che possono essere variati. Esempi: X è il nuovo Y;  emergenza X (rifiuti, traffico, maltempo, neve…); è gelo tra X e Y.  È un espediente molto usato dai giornalisti, al punto che le frasi che ne risultano sono spesso logore e scontate e sono diventate cliché.
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Vedi anche: Bufale in agguato, sull’etimologia di bufala e di hoax, e L’inglese NON è una lingua “sintetica”, sulla differenza tra lingue sintetiche e lingue analitiche.


Aggiornamento novembre 2011: Language Log torna sull’argomento con "Don’t you know it’s not just the Eskimo", ispirato dall’uscita dell’album di Kate Bush 50 Words for Snow.

Molto efficace la vignetta di Matt Bors, che sfrutta il significato gergale di snow = cocaina.

[vignetta di Matt Bors]

Solo 800 parole?

Teenagers “only use 800 different words a day” – Bella e scialla: ecco come parla la “generazione 20 parole”

La Repubblica riprende un articolo del Telegraph secondo cui gli adolescenti britannici userebbero in media un vocabolario di sole 800 parole*. Il linguista britannico David Crystal in On the 800-word myth spiega perché questa affermazione, ripresa da molti media, non ha molto senso. Le principali obiezioni:

non esiste un metodo soddisfacente per misurare il vocabolario di una persona;
le parole diverse pronunciate in una singola giornata non sono un campione rappresentativo del lessico che una persona conosce o usa, variano infatti in base al tipo e all’oggetto di una conversazione; 
difficile analizzare un mondo a cui non si appartiene, come quello degli adolescenti, che in presenza di estranei evitano di discutere argomenti per i quali possono avere un loro vocabolario molto ricco.

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