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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “bufale linguistiche”

Bufale linguistiche: il correttore “gender”

Alcuni media italiani hanno pubblicato una notizia linguistica fuorviante, costruita attorno a un unico dettaglio non rilevante per l’italiano e ingigantito ad effetto:

Microsoft lancia il correttore “gender”: scatterà ogni volta che vengono usate frasi discriminatorie. Se scrivi su Word “poliziotto”, il correttore suggerirà “agente di polizia”

L’incongruenza tra titolo e sottotitolo dovrebbe far venire subito qualche dubbio sull’affidabilità della notizia: cosa c’entra la parola poliziotto con il cosiddetto “gender” e perché viene considerata discriminatoria?  

La descrizione della nuova funzione non dà alcuna spiegazione e rafforza le perplessità

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“Prima l’italiano”?

Avete già visto lo sketch di Maurizio Crozza nel ruolo del ministro Salvini che contrasta l’invasione delle parole straniere?

Lo spunto per lo sketch è la decisione del ministro di usare la traduzione letterale tassa piatta in alternativa a flat tax.

Sono però convinta che Crozza voglia ridicolizzare anche tutti i politici che hanno scelto come cavallo di battaglia la tutela della lingua italiana, spesso senza una comprensione adeguata dei suoi meccanismi e quindi con scarsa credibilità.

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Notizie distorte: la parola proibita alla tata

Dal Regno Unito, notiziola “acchiappaclic” apparsa ieri:

William e Kate, c’è una parola proibita per la tata di George, Charlotte e Louis

Quando vedo titoli su parole di altre lingue temo sempre traduzioni letterali che travisano il senso della notizia originale. Purtroppo ho avuto conferma anche in questo caso.

La storia riportata da alcuni media italiani è che alla persona che si occupa dei tre figli del principe William è stato vietato di chiamarli “bambini”, per evitare che la figura adulta comunichi un senso di superiorità. Per rispetto nei loro confronti, l’unica opzione consentita è usare i nomi di battesimo.

La realtà però è diversa e si può verificare nell’articolo del Daily Mail che dovrebbe essere la fonte della notizia.

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Ferragnez: non è né crasi né ship (già shippati!)

Alla bufala sulla parola Ferragnez sono seguiti articoletti con precisazioni e alcuni dettagli linguistici aggiuntivi, spesso però poco affidabili o errati. Un esempio: 

«Ferragnez» è una crasi tra il cognome di Chiara Ferragni, fashion blogger, e del nome d'arte di Federico Leonardo Lucia, Fedez, suo marito. […] In inglese parole come queste vengono definite “ship”, abbreviazione di relationship. L’esempio più noto? L’ormai ex coppia composta da Brad Pitt e Angelina Jolie, anche detti «Brangelina».

Crasi ≠ parola macedonia

La parola Ferragnez è formata dalla combinazione dei due nomi propri Ferragni e Fedez e quindi non è una crasi – la fusione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola seguente – ma una parola macedonia formata unendo pezzi di parole.

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Bufale linguistiche: l’approvazione dei neologismi

Notiziola linguistica dei giorni scorsi: polemiche per la presenza della parola Ferragnez (la coppia Ferragni-Fedez) tra i neologismi descritti nel Libro dell’Anno 2018 Treccani, una pubblicazione che registra fatti, temi e tendenze dell’anno appena trascorso.

“Ferragnez? Si può dire, è nella Treccani insieme a orgasmometro, sarrismo, sex doll e viadotticidio” “I Ferragnez conquistano la Treccani: la parola diventa ufficialmente un neologismo”

L’indignazione fa parte di un copione già visto: chi la manifesta ritiene deplorevole che i dizionari e altre fonti autorevoli consentano che la lingua italiana venga deturpata dall’aggiunta di parole indegne di farne parte.

Esempi:

“Bravi, contribuite alla diffusione dell’ignoranza e alla sua legittimazione” “Ma dove siamo arrivati? Ci facciamo coinvolgere da neologismi frutto di una ignoranza abissale! Invece di mantenere la difesa della nostra Lingua, ci caliamo le brache e subiamo passivamente???” “Il vocabolario dovrebbero chiamarlo Treccani e Porci”

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I media e la bufala di “esci il cane”

Nei giorni scorsi i media hanno creato un nuovo caso “petaloso”, dimostrando grande superficialità nell’affrontare questioni linguistiche. Alcuni esempi di titoli: 

La Crusca riabilita il sud: si può dire “siedi il bambino” ed “esci il cane” – La rivincita del dialetto del sud: la Crusca approva “esci il cane” – Contrordine Nazigramma: “siedi il bambino” si può dire (parola della Crusca)

Il riferimento è a una consulenza sul sito dell’Accademia della Crusca, Siedi il bambino! No, fallo sedere! del linguista Vittorio Coletti, che è stata travisata e banalizzata dai media. Risultato: indignazione e polemiche gratuite sui social.

Verbi intransitivi usati transitivamente

Coletti non ha approvato indiscriminatamente l’uso transitivo di alcuni verbi intransitivi, come uscire, ma ha invece spiegato che ci sono alcuni contesti e registri in cui è accettabile.

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Davvero fra 80 anni non si parlerà più italiano?

Pessimismo sul futuro dell’italiano minacciato dall’inglese:

«Questa anglicizzazione ossessiva rischia, nel lungo termine, di portare a un collasso dell'uso della lingua italiana, fino alla sua progressiva scomparsa che alcuni studiosi prevedono nell'arco di ottanta anni»  –  dall’interpellanza urgente 2-00040 presentata alla Camera da Francesco Lollobrigida il 4 luglio 2018

È una citazione da un’interpellanza urgente per la tutela della lingua italiana fatta dal deputato Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) al Ministro dell’Istruzione in seguito a una diatriba già descritta in Anglicismi: Gruppo Incipit contro MIUR.

Studiosi misteriosi

Lollobrigida non specifica chi ha previsto la scomparsa dell’italiano nell’arco di ottanta anni, ma sono certa che nessuno dei più affermati studiosi della lingua italiana ha mai avanzato ipotesi così catastrofiche.

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Di lingue, segni e gorilla

Koko, the gorilla that learned to communicate using sign language, has died - È morta Koko, la gorilla che imparò il linguaggio dei segni

È morto Koko, un gorilla molto famoso perché era riuscito ad imparare circa 1100 segni di una versione modificata dell’American Sign Language e a usarli per comunicare.

Language: lingua e linguaggio

Ne hanno dato notizia anche vari media italiani con traduzioni molto superficiali che non tengono conto che in inglese viene usata un’unica parola, language, per esprimere alcuni concetti che invece in italiano sono identificati da parole diverse e non intercambiabili, lingua e linguaggio. Un esempio:

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Anglicismi, che passione!?

esempi di anglicismi superflui: train to be cool, a concrete food, no panic, ogni pausa ha il suo lato healthy, back to school con il giusto outfit, area street food

Chi mi segue qui sul blog e su Twitter sa cosa penso dell’itanglese: sono alquanto infastidita dagli anglicismi superflui e non perdo occasione per mettere in discussione l’uso che ne fanno media, aziende e istituzioni.

Proprio per questo sono piuttosto divertita di essere finita nella categoria “voi anglopuristi [che] preferite parlare l’itanglese, ingessare l’italiano a lingua dei morti e spacciare per prestito di necessità tutto quel che potete”.

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SNEET, una bufala linguistica

A una trasmissione radio ho sentito descrivere le persone single per scelta come Sneet. È una parola inesistente in inglese, inventata per un articolo del Corriere della Sera del 2016 e già discussa in alcuni tweet. L’articolo è stato poi rimaneggiato e di nuovo pubblicizzato qualche giorno fa:

Ecco gli Sneet, i nuovi single - di Candida Morvillo

L’argomento è frivolo ma utile per dimostrare la facilità con cui si riescono a propagare informazioni prive di fondamento, in questo caso linguistiche. Sneet è uno pseudoanglicismo malformato e poco plausibile, eppure l’articolo è stato citato e scopiazzato centinaia di volte senza che nessuno dei "propagatori" si facesse venire alcun dubbio.

Ma cosa vorrebbe dire Sneet? L’autrice lo spiega così:

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Italiano-napoletano e italiano-siciliano

titoli questionario UK

Sicuramente avete saputo della polemica sui questionari di alcune scuole superiori del Regno Unito che discriminerebbero etnicamente gli italiani, costringendoli a identificarsi come Italian (Napoletan), Italian (Sicilian) o Italian (Any Other).

In realtà si tratterebbe di una classificazione linguistica per poter fornire eventuale supporto a parlanti stranieri, quindi non c’entrano né il razzismo né la Brexit. Pare anche che in seguito alla protesta dell’ambasciatore italiano a Londra i Language codes incriminati, esistenti da tempo, verranno eliminati, cfr. UK Apologises To Italians Over School Admission Forms Error.

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L’idioma dei giornalisti

GIORNALISTA

Alcune frasi recenti da quotidiani italiani:

Lo studio degli idiomi va incoraggiato A Cupertino si sente spesso parlare il nostro idioma La funzionalità introdotta da Google ora funziona anche nel nostro idioma Padroneggiare due idiomi aumenta la quantità di sostanza grigia nel cervello Rivolgendosi al tedesco Weber, il presidente della Commissione ha mutato idioma.

È da un po’ di tempo che ci faccio caso: se si escludono gli usi ironici, letterari o aulici, raramente c’è chi dice idioma al posto di lingua, come invece fanno i giornalisti. È un esempio della “priorità variazione” che impedisce di usare la stessa parola due volte, anche a scapito della chiarezza: l’ho descritta in Variazione e ripetizione (con partita Iva e tweet).

Lingua e idioma possono essere sinonimi, ma idioma ha accezioni più specifiche* e connotazioni di peculiarità e quindi non è una parola adatta a tutti i registri come invece lingua. A volte la preferenza per idioma sfiora il ridicolo, come in questo esempio di idioma madre:

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La gravità degli errori

esempio di titolo: L’english di Renzi in Israele: «Il Devid bai Maichelangelo»

È di qualche giorno fa la notizia su Matteo Renzi che “sbaglia pronuncia” in un discorso in inglese perché dice “devid” e “maichelangelo” anziché “David” e “Michelangelo”. Eppure in inglese si dice /ˈdvɪd/ e la pronuncia /ˌmʌɪk(ə)lˈandʒələʊ/ prevale su /ˌmɪk(ə)ˈlandʒələʊ/ (cfr. Oxford Dictionaries), quindi non capisco perché se ne discuta: è come se in italiano ci si aspettasse /ˈkantəb(ə)ri/, con l’accento sulla prima sillaba come in inglese, anziché la più diffusa pronuncia italianizzata Canterbury

C’è errore ed errore

Archivierei la pronuncia renziana di Michelangelo come una non notizia, sintomatica però di un’idea di gravità degli errori alquanto diffusa e sulla quale ho parecchie perplessità.

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L’inglese mediocre degli italiani

Testo scritto da Matteo Renzi sul libro degli ospiti della Casa Bianca: “With all the friendship of ITALIAN people and ITALIAN goverment. Thank you for this opportunty to underline our strategic bond with United States”È stato dato parecchio rilievo alla n mancante dalla parola government nel testo scritto da Matteo Renzi sul libro degli ospiti della Casa Bianca, con titoli come “Renzi bocciato in inglese” o “Errore da matita rossa” e numerose condivisioni sui social media.

I censori si sono scandalizzati per una svista ortografica che non pregiudica la comprensione (riprova: non si sono accorti di opportunty al posto di opportunity), ma non hanno rilevato un errore più grave e ripetuto, la mancanza di tre articoli determinativi qui essenziali (esempio: of Italian people fa pensare a un numero vago di “persone italiane”, mentre “del popolo italiano” si dice of the Italian people).

Lingue straniere: forma e comunicazione

Questa reazione mi pare sintomatica di come si affrontano le lingue straniere in Italia: molta importanza alla forma e alle regole ben codificate, come quelle ortografiche, e poca attenzione all’aspetto comunicazionale

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Refuso di Expo 2015 ed errori dei media

Sicuramente avrete già visto l’errore BUT anziché BUY con successivo rappezzo sulla frase inglese di alcuni cartelloni che invitano a comprare i biglietti di Expo 2015:

BUT YOUR TICKET AT FIERAMILANO

L’aspetto per me più preoccupante non è l’errore di per sé (chi non fa errori di battitura?) ma che non se ne sia accorto nessuno (chi ha composto il cartellone, chi l’ha stampato,  chi l’ha esposto, con chissà quanti altri passaggi intermedi). È una conferma sconsolante di una sciatteria purtroppo diffusa: altri esempi in Stazione AV di Bologna: caos sui cartelli.

Nei media, errori sull’errore

L’errore è diventato virale ed è stato ripreso dai media. Ho dato un’occhiata a un paio di articoli e sono stata colpita da quanto ci sia stato ricamato sopra e con che superficialità.

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