Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “altre lingue”

Verbi con etimologia “animalesca”

Se non lo conoscete già, vi consiglio Suom(I)taly stories (“appunti semiseri dagli estremi del vecchio continente”), per le osservazioni curiose e acute da un punto di vista italiano su peculiarità linguistiche e differenze culturali finlandesi.

Nel post Curiosità linguistiche sui comportamenti degli animali ci sono alcuni esempi di verbi finlandesi derivati da comportamenti degli animali, seguiti da un nutrito elenco di verbi italiani come chiocciare, civettare, formicolare, gattonare, gufare, pavoneggiarsi, ecc.

ape = scimmiottareNe prendo spunto per aggiungere alcuni verbi inglesi “animaleschi”, altrettanto numerosi: ape, badger, bitch, bug, bull(shit) e bulldoze, cat, chicken out, cow, crane, dog, ferret out, fox e outfox, goose, hare, hog, horse around, hound, kid, monkey around, parrot, pig out, rabbit on, ram, rat on e rat out, snake, squirrel away, swan, weasel out, wolf down e wolf whistle, worm out...
[facendo doppio clic sulle parole si può visualizzare la traduzione con ZanTip]


Vedi anche: Animali nella terminologia informatica per riferimenti agli animali nel software.

Non si sillaba solo a scuola…

The Temper Trap – Sweet Disposition

Stamattina la radiosveglia è partita con una canzone di un gruppo australiano che inizia il primo verso sillabandolo:
       sweet  dis·po·si·tion
       nev·er  too  soon

Ci ho fatto caso perché non ho mai provato a imparare la divisione in sillabe dell’inglese: troppo complessa rispetto alle facili regole italiane insegnate in prima elementare!

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica, per andare a capo alla fine di una riga di testo, più o meno coincidono, anche nei casi in cui l’etimologia suggerirebbe diversamente, come ad es. per tran·sal·pi·no*.

In inglese è tutto più complesso: nell’ortografia si cerca di seguire la suddivisione naturale in sillabe, che però non è sempre così ovvia, ma vanno anche presi in considerazione aspetti morfologici ed etimologici, ad es. le parole macedonia transceiver e transistor si pronunciano /træn’si:və/ e /træn’zɪstə/  ma si dividono trans·cei·ver e tran·sis·tor perché si tiene conto degli elementi che le compongono, transmitter+receiver e transfer+resistor.

Vanno poi considerate le varietà di inglese, come nell’esempio tipico di medicine che per gli inglesi si divide medi·cine e per gli americani med·i·cine (la pronuncia è diversa). Nei casi dubbi, inoltre, l’inglese britannico sembra privilegiare gli aspetti morfologici ed etimologici e l’inglese americano quelli fonetici. Insomma, se proprio di deve andare a capo con una parola inglese, meglio consultare un dizionario.

Ancora più complicato in altre lingue, dove morfologia ed etimologia possono addirittura richiedere cambiamenti ortografici: inventando un esempio, è come se in italiano ammirare si dovesse modificare in ad·mi·ra·re.

Durante la valutazione di strumenti di sillabazione (hyphenator in inglese) per prodotti software, i colleghi un po’ mi invidiavano perché l’italiano è tra le lingue che danno meno problemi, proprio grazie alla semplicità del nostro sistema che, tra l’altro, si riflette in un dettaglio curioso: in alcuni formati, le dimensioni dei file per la sillabazione dell’italiano rispetto alle altre lingue sono molto ridotte, come ad es. si poteva notare nelle vecchie versioni di Microsoft Office confrontando i file con estensione .lex e la sigla hy nel nome, oppure negli hyphenation pattern scaricabili dal sito CTNA, dove si può vedere che per gestire la divisione in sillabe dell’italiano bastano 343 schemi, mentre per il neerlandese ne servono 12723, a cui va aggiunto un elenco di eccezioni.   


* Norma UNI 6461, Divisione delle parole in fin di linea, seguita da manuali di stile e dalla maggior parte dei dizionari italiani (ma non dal Sabatini Coletti che rispetta l’etimologia e quindi riporta trans·al·pi·no).


Vedi anche: C’è rima e rima, sulla struttura della sillaba in italiano e in inglese.

Parole dell’anno… e per gli anni

Il tempo grigio spinge a stare in casa e leggiucchiare in qua e in là. Abbastanza prevedibili alcuni argomenti linguistici di inizio d’anno, ad es. Words of 2009 and the 2000s riassume varie classifiche di parole del 2009 e del decennio per inglese, tedesco e altre lingue.

Se in America si discute ancora come chiamare il decennio appena trascorso (ad es. qui, qui, qui e qui), in UK c’è una chiara preferenza per the noughties e in Italia per anni zero.

2010Tra chi parla inglese sembra invece comune l’indecisione su come pronunciare il nome dei prossimi dieci anni (esempi qui, qui, qui, oltre a un lungo elenco in Language Log); ne parla anche David Crystal in On tens, teens, or whatever, con commenti interessanti dei lettori. Per il momento, però, nessun dibattito sulle parole generiche per “decennio”: oltre a decade, ci sono decennium, decadal e decennary!

Cambiando argomento, Difficult languages: Tongue twisters è un articolo molto piacevole sulle complessità di varie lingue del mondo (e ho appena visto un lungo commento qui).

Infine, chi è abituato a leggere testi di vario genere in inglese apprezzerà sicuramente how to write badly well, un blog su come scrivere male .

Vedi anche: Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA, con vari aggiornamenti per inglese e italiano, ad es. qualche giorno fa la Repubblica ha scelto crisi come parola del 2009.

Na’vi, nuova lingua artificiale aliena

Avatar - sito ufficiale del filmNei media di lingua inglese in questi giorni viene dato gran risalto al film Avatar (ieri la prima mondiale). La fantascienza non mi appassiona affatto ma mi hanno incuriosita i dettagli sulla lingua parlata dai Na’vi, gli umanoidi del pianeta Pandora. È stata creata ad hoc dal linguista Paul Frommer che ne ha definito fonologia, morfologia, sintassi e lessico in modo che suonasse credibile ma allo stesso tempo aliena e non associabile ad alcuna lingua esistente. La trama di Avatar prevedeva che gli umani fossero in grado di apprenderla e quindi sono stati privilegiati fonemi e strutture grammaticali abbastanza rari ma comunque usati in alcune lingue naturali. Ne è risultata una lingua complessa, come illustrato da alcuni esempi fatti da Frommer*.

Fonologia – La lingua na’vi non ha alcune consonanti molto comuni in inglese e altre lingue naturali, come le occlusive sonore /b/, /d/ e /g/, la fricativa /ʃ/ e le affricate /ʧ/ e /ʤ/ (rese in inglese con sh, ch e j), ma si distingue per tre consonanti eiettive /k’/, /p’/ e /t’/ per produrre le quali l’aria non viene emessa dai polmoni ma dal sollevamento della laringe a glottide chiusa (l’ortografia nella trascrizione na’vi è kx, px e tx). La lunghezza delle vocali non è una caratteristica distintiva come in iconfronto tra alcuni suoni della lingua na'vi e dell'inglese - BBC Newsnglese (ad es. ship <> sheep) ma è importante per la prosodia e quindi influenza la pronuncia degli attori; l’accento grafico su una vocale in finale di parola indica così che la vocale è breve (come sarebbe in italiano; in questa posizione in inglese, invece, può solo essere lunga).
[Aggiornamento: video con pronuncia di vocali e consonanti eiettive]

Morfologia – Vengono usate strutture raramente presenti nelle lingue umane, come un sistema tripartito nella declinazione dei sostantivi (si distingue tra il soggetto di un verbo transitivo, quello di un verbo intransitivo e l’oggetto) e infissi inseriti all’interno della radice di un verbo per indicare il tempo, ad es.  taron, “cacciare”, diventa tolaron al passato.

Sintassi – La morfologia flessiva consente un ordine delle parole quasi del tutto libero.

Lessico – Il regista James Cameron aveva già ideato una quarantina di nomi di persona, luoghi e animali, dal suono vagamente “polinesiano”. Su questa base è stato sviluppato il resto del vocabolario, che al momento conta circa un migliaio di parole ma verrà quasi sicuramente espanso. Alcuni esempi (da BBC News e The Times):  

kaltxì ciao (quando ci si incontra)
kìyevame ciao (arrivederci)
srane
lrrtok sorridere
nga tu
fngap metallo
atxkxe terra
tskxe roccia
skxawng idiota
Ngaru lu fpom srak? Come stai?
Tsun oe ngahu nìNa’vi pivängkxo a fì’u oeru prrte’ lu È un piacere poter parlare con te in Na’vi
Fìskxawngìri tsap’alute sengi oe Chiedo scusa per questo idiota
Oeri ta peyä fahew akewong ontu teya längu Il mio naso è pieno del suo odore alieno

lingua navi
* Fonti: Skxawng! (New York Times) e Brushing up on Na’vi, the Language of Avatar (Vanity Fair), entrambi con clip audio di alcune frasi, e An interview with Paul Frommer, Alien Language Creator for Avatar (blog Unidentified Sound Object).  
Interessante anche Gee Wiz, Alien Language (blog The Lousy Linguist). 

Aggiornamento 19 dicembre 2009 –  Language Log ha pubblicato Some highlights of Na’vi, un intervento dettagliatissimo di Paul Frommer con informazioni su fonetica, fonologia, struttura sillabica, restrizioni fonotattiche, sostantivi (il numero può essere singolare, plurale, duale e triale e ci sono sei diversi casi), verbi, aggettivi, pronomi, preposizioni e posposizioni e sintassi. Sono stati inoltre creati la voce Na’vi language in Wikipedia e il sito Learn Na’vi, con vocabolario, grammatica e fonologia e, per chi vuole scaricarla e stamparla, la Na’vi Language Pocket Guide in formato PDF.

… 
PS  In tutti gli articoli e nel video qui sopra viene citata quella che finora era stata la lingua artificiale “di fantascienza” più famosa, il klingon di Star Trek, altrettanto complessa e addirittura parlata da molti appassionati e con un suo codice ISO. Niente a che vedere, ovviamente, con la lingua dei marziani di Mars Attacks! di Tim Burton, che consiste di un’unica parola ripetuta, ack: sembra che nella prima stesura del copione ack ack ack fosse un segnaposto per le battute dei marziani, tipo bla bla bla, in attesa di creare la lingua marziana che poi non si è mai materializzata.

La Language Creation Society fornisce informazioni dettagliate sulla “costruzione” di lingue artificiali (anche dette conlanguage, da constructed language); per una panoramica completa c’è il libro In the Land of Invented Languages di Arika Okrent.

dizionario…

Se non c’è la sfera di cristallo…

Mi è piaciuto molto quello che ha scritto Mara in Tradurre le serie, sulle scelte di traduzione che rischiano di entrare in conflitto con situazioni future non prevedibili.

È un problema che si può presentare anche nella localizzazione del software, ad es. quando nella lingua di arrivo non esiste un termine equivalente oppure c’è ma è improponibile perché ha connotazioni indesiderate o non è adatto al registro o al contesto. In questi casi si ricorre a soluzioni ad hoc (un esempio qui) e si spera sempre che nelle versioni successive non vengano introdotti nuovi concetti per i quali sarebbe più appropriato il termine già “preso”. È infatti sempre difficile cambiare la terminologia consolidata: risulterebbe costoso e soprattutto creerebbe confusione agli utenti.

Un esempio tipico è il termine Wizard nei prodotti Microsoft (1991). Varie lingue europee avevano deciso di optare per l’equivalente di “assistente” perché una traduzione letterale sarebbe stata fuori luogo. Non avevano però potuto Clippy, il più famigerato degli assistenti di Officeprevedere che qualche anno più tardi Office 97 avrebbe introdotto il concetto di Assistant (un personaggio animato interattivo che proponeva argomenti della Guida) e sarebbero state Rover, the Search Companioncostrette a usare soluzioni alternative, ad es. per lo spagnolo Wizard=Asistente ma Assistant=Ayudante e per il francese Wizard=Assistant ma Assistant=Compagnon, oppure per il tedesco lo stesso termine, Assistent, per entrambi i concetti.

Una potenziale complicazione si era aggiunta in seguito, specialmente per il francese, con l’arrivo del termine Search Companion, l’interfaccia di ricerca di Windows XP in cui un cagnolino guidava gli utenti con alcune domande. Interessante notare come la strategia di localizzazione più comune in questo caso non era stata quella di cercare un nuovo termine distintivo ma di associare la nuova funzionalità a un concetto già esistente con cui gli utenti avessero già familiarità.

Nella tabella qui sotto sono riassunte alcune di queste scelte e si può vedere che alcune lingue avevano pensato a Search Companion come a una specie di “Assistant” e altre invece come a un “Wizard”, tra cui l’italiano che aveva optato per Ricerca guidata:

Wizard, Assistant e Search Companion in varie lingue

In conclusione: a volte servirebbe davvero la sfera di cristallo per capire se certe scelte terminologiche potrebbero dare problemi in futuro. Si riesce comunque a trovare soluzioni adeguate, anche se, con il senno di poi, in alcuni casi non sono forse perfette al 100%.

PS Grazie a Riccardo che con un commento mi ha dato l’idea per questi esempi. 

Asterix compie 50 anni

immagine: www.asterix.comLa prima storia di Asterix è stata pubblicata 50 anni fa. The Independent lo ricorda in Asterix and the half century, sottolineando la ricchezza di giochi di parole e riferimenti culturali del testo originale e la difficoltà di renderli nelle 107 lingue in cui sono tradotte le storie.

Non vengono però citati i due traduttori inglesi, Anthea Bell e Derek Hockridge, che sono invece noti per il loro ottimo lavoro. Ne avevo sentito parlare per la prima volta parecchi anni fa a una conferenza in Inghilterra e mi fa piacere avere ritrovato vari esempi in Asterix – What’s in a name, in cui la traduttrice descrive l’adattamento di elementi grafici, nomi, canzoni, giochi di parole e accenti.

Può essere interessante confrontare le strategie di traduzione usate in lingue diverse, a partire dai nomi dei personaggi non protagonisti (altri dettagli seguendo i collegamenti):


francese “etimologia” italiano inglese (UK) tedesco latino
Astérix astérisque / astre Asterix Asterix Asterix Asterix
Obélix obélisque / obèle (il simbolo † che segue l’asterisco) Obelix Obelix Obelix Obelix
Idéfix idée fixe Idefix Dogmatix Idefix Notabenix
Panoramix panoramique Panoramix Getafix Miraculix Omnipotentix
Abraracourcix (capo del villaggio) à bras raccourcis (indica atteggiamento aggressivo) Abraracourcix Vitalstatistix Majestix Manumilitarix
Assurancetourix (bardo) assurance tous risques
(assicurazione contro tutti i rischi)
Assurancetourix Cacofonix Troubadix Armavirumquecanix

SPQR Azzeccatissima Sono Pazzi Questi Romani, la versione italiana della frase preferita di Obelix, Ils sont fous ces Romains, mentre è inevitabile che alcuni riferimenti, anche se adeguatamente riprodotti in un’altra lingua, risultino meno trasparenti nella traduzione. Un esempio è Babaorum, il nome di uno degli accampamenti romani: dovrebbe far pensare ai babà, come in francese (baba au rhum), ma so di non essere l’unica a non averlo capito, probabilmente per scarsa familiarità con questo dolce o per aver pensato che la pronuncia fosse piana; forse Pastelalrum in spagnolo e Totorum in inglese (tot o’ rum) trasmettono più esplicitamente l’aspetto ridicolo del nome.

Vedi anche Io puffo, tu puffi, noi effettuiamo: il 50º anniversario dei Puffi come spunto per un’osservazione sul verbo effettuare in campo informatico.

Il portale linguistico del Canada

Ne stanno parlando in molti: il Canadian Translation Bureau, ente governativo canadese, ha reso consultabili gratuitamente il database terminologico Termium (quasi 4 milioni di termini in inglese e francese e più di 200.000 in spagnolo) e le risorse del portale linguistico The Language Portal of Canada / Le Portail linguistique du Canada, dove si possono trovare strumenti linguistici di vario genere tra cui guide di stile e dizionari per le due lingue ufficiali del Canada, inglese e francese.

È invece disponibile da tempo il tutorial di terminologia, versione italiana di The Pavel Terminology Tutorial a cura della SSLMIT di Forlì.

Se i numeri sono un’opinione…

Uno scambio di commenti con Marina sulle differenze di punteggiatura tra lingue diverse mi ha fatto pensare alle differenze di scrittura e a come, spesso, si può riconoscere il paese di origine dalla calligrafia di una persona (o perlomeno si poteva, nell’era pre-computer!). Molti spagnoli, ad esempio, aggiungono un trattino alla gamba della q e alcuni tedeschi scrivono la n come una u con sopra un trattino orizzontale e il numero 1 con due tratti che lo fanno assomigliare a un triangolo senza base.

In particolare, l’incontro con un’amica dell’università mi ha ricordato gli esami di traduzione italiano-inglese di una famigerata professoressa che toglieva mezzo punto al voto finale per ogni occorrenza di numeri “all’italiana” in un testo in inglese, specialmente il 7numeri italiani con il taglietto e il 4 “aperto”, come negli esempi a sinistra. Ovviamente i testi degli esami contenevano sempre cifre o date e non sono l’unica che, quella volta,numeri non italiani ha preso l’abitudine di scrivere i numeri come si vede nell’esempio qui a destra. 

PS Discorso diverso per gli americani, a quanto pare, specialmente per il numero 4…

Giornata della punteggiatura (USA)

Il 24 settembre negli Stati Uniti è National Punctuation Day, giornata istituita per promuovere l’uso corretto della punteggiatura.

Le convenzioni per l’uso della punteggiatura non sono le stesse in tutte le lingue. Da un punto di vista solamente tipografico, ad esempio, in inglese americano i due punti richiedono l’iniziale maiuscola per la prima parola della frase che introducono e dopo il punto possono essere usati due spazi anziché uno; in America e Gran Bretagna spesso vengono applicate regole diverse per il punto che segue una citazione (in USA sempre prima delle virgolette di chiusura, in UK invece dopo se non fa parte della citazione stessa); in francese alcuni segni di punteggiatura devonopunteggiatura essere preceduti da uno spazio; in tedesco le virgolette sono posizionate in maniera diversa rispetto all’italiano; alcune lingue hanno segni di punteggiatura aggiuntivi, come i punti esclamativo e interrogativo “rovesciati” ¡ e ¿ in spagnolo.

La localizzazione del software deve ovviamente tenere conto di queste differenze. I programmi che riconoscono la lingua in cui si sta scrivendo il testo (o che permettono di impostarla) applicano automaticamente le convenzioni corrette, ad es. aggiungono uno spazio prima dei segni di punteggiatura che lo richiedono o selezionano il tipo di virgolette previsto per la lingua.

Faccine orientali diversamente orientate ^_^

Post dal blog precedente, ripubblicato oggi.

Grazie ai colleghi giapponesi e coreani ho scoperto le emoticon orientali, usate anche tra i ragazzi italiani ma forse meno note a chi ha qualche anno in più.

Si sviluppano orizzontalmente secondo il formato (*_*) dove le parentesi (facoltative) indicano la faccia, gli asterischi gli occhi e il carattere centrale la bocca.

A differenza delle emoticon occidentali, che esprimono le emozioni attraverso il carattere usato per la bocca, le emoticon orientali si focalizzano sugli occhi:
:–)  viene sostituito da ^_^ oppure ^-^   mentre  :–( diventa  
;_;  (lacrime!).
Spesso bastano solo i caratteri per gli occhi e così ^^ diventa un sorriso.
Altri esempi qui.

È un argomento ampiamente discusso in rete, ad es. questo articolo de La Stampa riprende l’originale di Live Science per spiegare che gli orientali sono meno plateali degli occidentali e interpretano le espressioni altrui concentrandosi sugli occhi. Sarebbe proprio questo aspetto della cultura orientale che ha fatto nascere emoticon che riflettono una sensibilità diversa

I colleghi orientali hanno confermato che tra le emoticon più usate ci sono quelle che esprimono imbarazzo o nervosismo, con goccioline di sudore rappresentate dal punto e virgola: ^^;;  e   –;;    Anche questa è una differenza culturale: dubito che nel mondo occidentale si senta la necessità di evidenziare questi stati d’animo!

[Aggiornamento 14/8/08: BBC News riferisce oggi di un nuovo studio che conferma che gli appartenenti a culture dell’est asiatico tendono a decodificare le espressioni delle persone basandosi principalmente sugli occhi e non sull’intera faccia come fanno gli occidentali]

Vedi anche: Parola macedonia: animoticon

Aspromonte e area grecanica

cascate Forgiarelle Sono tornata da un lungo trekking in Aspromonte, una zona affascinante con una natura bellissima. Davvero interessanti anche le tradizioni locali e la storia linguistica dell’area grecanica, dove si sta cercando di salvare il grecanico, un dialetto neogreco parlato ormai solo da pochi anziani ma che deriva, a seconda degli studiosi, direttamente dal greco bizantino o dal greco della Magna Grecia.

Il grecanico non ha una tradizione scritta e il lessico si è fermato più o meno al 1500. Conta circa 7000 vocaboli che descrivono principalmente attività quotidiane e legate alla terra e include molti nomi di piante e di animali. nome di strada a GallicianòViene documentato con l’alfabeto latino, usando alcuni digrammi e trigrammi specifici per rendere fonemi che non hanno un corrispondente in italiano: si trovano ad esempio ii a inizio di parola e ghu e cho. In alcuni paesi come Bova e Gallicianò i nomi delle strade (dromo) sono però scritti anche nell’alfabeto greco. Sono riconoscibili molti toponimi di origine greca, ad es. chorìo proviene dal bizantino chorìon, villaggio, e descrive la frazione di una località, come nel caso di Chorio di Roghudi.

Le riforme dell’ortografia, ke inkubo!

Quando ricevo SMS con k al posto di ch e vari xchè mi viene da sorridere perché chi me li manda non è certo adolescente. Poi penso che, come italiana, queste sono probabilmente le uniche variazioni di ortografia con cui avrò mai a che fare.  

Per l’italiano le riforme dell’ortografia sono un’evenienza improbabile, grazie all’alto grado di corrispondenza tra suoni e segni (alla maggior parte dei fonemi è associato un grafema o digramma specifico).  In molti paesi, invece, è una necessità ed esistono enti nazionali di standardizzazione linguistica che decidono come e quando modificare l’ortografia per risolvere incongruenze o semplificare le regole (ad es. se ci sono modi diversi per rappresentare uno stesso fonema, se le modalità di sillabazione o di formazione di termini composti sono troppo complesse, ecc.).

imageSpesso gli enti di standardizzazione prevedono la coesistenza del vecchio e nuovo sistema per un certo periodo, rendono solo alcune regole obbligatorie mentre altre rimangono facoltative, a volte divulgano i dettagli solo all’ultimo momento, oppure, sotto pressione dell’opinione pubblica, hanno ripensamenti e nel giro di poco tempo pubblicano aggiornamenti o rinunciano ad alcune delle nuove regole.

I colleghi di altre lingue, ad es. tedesco, olandese e portoghese, mi dicono che le riforme dell’ortografia possono essere un vero incubo, specialmente per chi lavora nella localizzazione: richiedono un grande lavoro di pianificazione per decidere quando adottare le nuove regole e in quali prodotti, come modificare il materiale esistente, incluse le memorie di traduzione e le voci dei database terminologici, e soprattutto come programmare l’aggiornamento di eventuali strumenti di correzione (in inglese proofing tool: correttore ortografico, correttore grammaticale, thesaurus, sillabazione).

Noi italiani siamo fortunati: non dobbiamo preoccuparci e possiamo riderci sopra!

Per saperne di più:

Ma si chiama influenza o febbre suina?

[Per chi arriva qui cercandoperché si chiama influenza suina?”: questo post documenta l’evoluzione del nome della malattia da un punto di vista terminologico, con vari aggiornamenti. Riassumendo: inizialmente si parlava di influenza suina perché il virus di tipo H1N1 che la causa è comunemente diffuso tra i maiali, anche se di solito non si trasmette dal maiale all’uomo. In un primo momento si era pensato che i casi di influenza identificati ad aprile 2009 nella popolazione messicana fossero dovuti a una mutazione del virus “suino”, diventato in grado di passare dal maiale all’uomo; stando a ricerche successive sembra invece che il ceppo del virus H1N1 che causa l’influenza “umana” sia mutato indipendentemente e non sia ancora stato isolato nei maiali.]

Ma si chiama influenza o febbre suina?

H1N1Ieri [28 aprile 2009] la notizia che la Commissione europea cambia nome all’influenza suina per limitare gli effetti negativi sull’industria della carne di maiale: in inglese viene ribattezzata Novel influenza (flu) e nuova febbre in italiano.

Dubito che il nuovo nome italiano venga preso in considerazione dai mass media: troppo vago e neutro. Forse sarebbe stato più efficace influenza messicana, da abbreviare in messicana (sul modello di spagnola) ma non sarebbe stato politicamente corretto…

In ogni caso mi incuriosisce che in italiano coesistano le denominazioni influenza suina e febbre suina, a volte nello stesso testo. Per l’aviaria si parlava principalmente di influenza, chissà come mai in questo caso ha preso piede anche febbre suina (non sembra essere un termine medico, forse è un falso amico dall’inglese swine fever, in italiano peste suina, anche se dovrebbe essere chiaro che non c’entra niente: la peste suina è una malattia specifica dei maiali causata da tutt’altro tipo di virus).

Anche in altre lingue vengono usati sinonimi ma perlopiù si differenziano per il registro, formale/medico per il prestito dall’italiano influenza e meno formale per le alternative, ad es. influenza porcina e gripe porcina in spagnolo, swine influenza e swine flu in inglese, Schweineinfluenza e Schweinegrippe in tedesco, ecc.   

Intanto in Messico c’è qualcosa che si sta diffondendo molto più velocemente del virus: le nuove emoticon con il tapaboca (divertente sinonimo del più iberico mascarilla):

 tapaboca1     tapaboca2  

(grazie Alfredo per la segnalazione)

Aggiornamento 29 aprile In Influenza: sarà Big Bang?  la biologa Lisa Vozza fa il punto della situazione e aggiunge una nota sul nome della malattia:

Infine, il nome…
Influenza suina, ma siamo sicuri di volerla proprio chiamare così? Il virus nei maiali non è mai stato isolato, nonostante il gran numero di geni originari del ceppo virale suino. L’Organizzazione mondiale per la salute animale ha suggerito di chiamare il nuovo ceppo ‘influenza Nord Americana’; altri propongono che si chiami Messicana, dato il primo focolaio; altri ancora propendono per Californiana, data l’origine della prima sequenza genetica. Vedremo se aggettivi più politicamente corretti riusciranno a farci scordare il maiale (che infetto forse non fu mai).

Per l’origine del nome inglese, In Search of “Swine Flu” (con l’etimologia di influenza).

Aggiornamento 6 maggio Negli Stati Uniti il nome “ufficiale” della malattia è diventato H1N1 flu, dal tipo di virus, e forse verrà adottato anche in inglese (ne parla Swine flu or H1N1? da un punto di vista britannico e, con lo stesso titolo, Swine Flu or H1N1? da un punto di vista americano). Il Ministero della Salute italiano ricorre già a (nuova) influenza da virus A/H1N1 e i mass media hanno iniziato a sostituire l’aggettivo suino prima con riferimenti geografici (ad es. cosiddetta messicana, scoppiata nel Messico, ecc.) e poi con la sigla H1N1 o anche semplificando in influenza (di tipo) A.

In conclusione: per un terminologo, i cambiamenti subiti del nome della malattia sono un esempio affascinante di quanto rapidamente possa evolversi la terminologia che descrive un concetto che invece è già ben definito.

PS Per chi vuole saperne di più da un punto di vista scientifico: Il virus dell’influenza suina: cerchiamo di capirci qualcosa e per alcuni termini specifici un glossario multilingue (spagnolo, inglese, francese e italiano) con definizioni in spagnolo, a cura di un traduttore della Commissione europea.

Icone del feed RSS

fare clic qui per il feed RSS di Terminologia etc. L’icona del feed RSS è riconoscibilissima: quadrata, sfondo arancione e onde radio bianche stilizzate che simboleggiano la trasmissione di un segnale (e di contenuto).

blogs.msdn.com/rssteam/archive/2005/10/08/478505.aspxL’icona, creata da Mozilla Foundation, si trova in tutti i principali browser e in molti siti che prevedono i feed, eppure è uno standard relativamente recente.

Qui a destra le icone che Microsoft aveva preso in considerazione per Internet Explorer 7, cercando un’immagine che simbolizzasse novità, attività, informazione continua e l’idea di abbonamento, e che fosse comprensibile a un pubblico sia di utenti poco esperti che avanzati, adatta a contesti diversi e riconoscibile a livello internazionale. La preferenza della community per l’icona di Firefox aveva poi portato a un incontro con il team di Mozilla e alla decisione di adottarne l’icona. Per saperne di più: The orange icon… e Icons: It’s still orange.

Per quel che riguarda invece la terminologia, varie lingue, tra cui tedesco, olandese, lingue scandinave ed entrambe le varietà del portoghese, hanno optato per il prestito feed. Altre lingue hanno preferito soluzioni diverse, ad es. subministrament (catalano), flux (francese e romeno), fuente (spagnolo), źródło (polacco), ecc.

In italiano il termine più diffuso è feed / feed RSS ma viene usato anche flusso RSS.

PS Per il feed di Terminologia etc. basta fare clic sull’icona all’inizio del post.

Phishing: truffa, spillaggio, abboccamento?

Oggi durante un breve scambio sull’opportunità di privilegiare termini italiani a prestiti inglesi ho pensato a phishing, entrato in italiano solo da qualche anno ma comunemente usato e registrato dai principali dizionari, ad es. definizione e origine nel Devoto Oli:

Truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di una società di commercio elettronico, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.) motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico.  
Variante grafica di fishing ‘pesca’ || 2004

In inglese il ph iniziale risulterebbe dall’analogia con phone phreaking, un tipo di truffa telefonica: in entrambi i casi si cerca di far abboccare il malcapitato e “pescare” i suo dati.

immagine tratta dall'articolo Spyware e Malware: chi ci spia? in TechnetMolte lingue hanno adottato il prestito phishing, alcune invece hanno cercato di riprodorre la metafora originale, ad esempio l’arabo  التصيد الاحتيالي, “pesca fraudolenta”, il catalano pesca electrònica, lo svedese nätfiske (nät=rete, fiske=pesca) e il francese hameçonnage, dal verbo hameçonner, “prendere all’amo”  (fonte: Portale linguistico Microsoft).

Non credo che per l’italiano sarebbero state possibili soluzioni simili e in effetti i tentativi di “localizzare” che inizialmente si sono visti in giro non hanno avuto molto seguito:

abboccamento non ha il significato che gli si vorrebbe dare e non rende l’idea del tipo di truffa, solo le conseguenze
spillaggio (da spillare) è poco trasparente e implica un’azione continuata 
pesca fraudolenta fa pensare ad attività solamente ittiche
frode e truffa informatica/online sono troppo generici e non identificano il tipo di inganno
appropriazione indebita/fraudolenta di dati personali, furto di identità telematico, ecc. sono lunghi e non efficaci: vengono percepiti come descrizioni e non termini

Ancora una volta il prestito risolve in parte il problema: phishing è abbastanza breve e facile da memorizzare e identifica in modo univoco un concetto specifico. Sono però perse le connotazioni del termine originale, ad es. il richiamo all’aggettivo fishy.



Sulla gestione dei neologismi, vedi anche:
Attenzione alle spalle.