Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “acronimi”

Occasionalismi o neologismi?

Il linguista americano Allan Metcalf in My Mistake? BFD! prende spunto dalla sigla BFD (Big Fucking Deal) per illustrare il suo metodo di valutazione dei neologismi per predire se entreranno nel lessico o rimarranno occasionalismi (parole destinate ad avere vita breve e non rimanere nell’uso perché relative a una situazione particolare e non duratura).

Il sistema è conosciuto con l’acronimo FUDGE, dalle iniziali dei cinque criteri di analisi:

1 Frequency of use – un ovvio indicatore di successo è la frequenza d’uso;
2 Unobtrusiveness le parole che “non si fanno notare”, abbastanza trasparenti per essere assimilate spontaneamente, senza spiegazioni, sono più solide;
3 Diversity of users and situations viene valutata la varietà d’uso, in particolare gli aspetti diastratici e diamesici (ad esempio, le possibilità di successo di un’abbreviazione sono ridotte se viene usata solo negli SMS da persone di una certa fascia di età, o se in contesti diversi deve competere con significati alternativi già attestati);
4 Generation of other forms and meanings – va considerata anche la produttività della nuova parola, ad es. se da un sostantivo si può far derivare un aggettivo o un verbo (di solito è scarsa nel caso di sigle e acronimi);
5 Endurance of the concept – la nuova parola deve rappresentare un oggetto durevole.

Per ciascun attributo viene assegnato un punteggio da 0 a 2; maggiore è il punteggio totale, maggiori sono le possibilità che il neologismo si affermi.
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Vedi anche: Tendenze nella formazione dei neologismi e Occasionalismi: nymwars.
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LOL: le risate, l’amore e i saluti

In seguito all’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche di News of the World, nel Regno Unito è stato riportato sarcasticamente che Cameron concludeva i propri SMS con LOL, acronimo che in lettere informali e cartoline sta per lots of love, ignorando che in SMS e comunicazioni via Internet invece vuol dire laughing out loud e quindi nel suo significato contemporaneo e ormai standard indica fragorose risate.

loveCome prevedibile, nei media italiani viene dato risalto alla notizia traducendo lots of love con “un sacco d’amore” o “molto amore” (e tutte le illazioni del caso), mentre il significato comune è un ben più banale “tanti saluti”, come dicevo qui.

Vedi anche: XOXO: baci e abbracci.

SMS ed errori di traduzione

notifica di un nuovo SMS in un vecchio cellulare NOKIAGli SMS compiono vent’anni. Now 4 billion people know the joy of txt ne racconta la storia, sottolineando l’importanza dello standard GSM, un’iniziativa totalmente europea.

Tutti sanno cos’è un SMS ma forse non hanno mai considerato che in italiano e varie altre lingue, ad es. tedesco e spagnolo, il messaggio di testo viene chiamato SMS e non SM, come potrebbe sembrare più logico se si pensa che l’acronimo sta per Short Message Service.

Il significato attribuito a SMS in italiano è un esempio di metonimia, che consiste nell’usare un’entità al posto di un’altra con un trasferimento di significato, ad es. il nome del contenente per il contenuto o del produttore o del luogo di produzione per il prodotto e, nel caso di SMS, il nome del servizio per la funzione svolta.

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Etimologia di taser

In inglese e in altre lingue viene comunemente chiamato taser un tipo di arma che fa uso di scariche elettriche (elettrocuzione) per immobilizzare temporaneamente il soggetto colpito. 

Dilbert - taser

Taser è un esempio di marchio registrato che ha subito un processo di volgarizzazione tuttora contrastato dall’azienda produttrice (forse proprio per questo nella striscia di Dilbert è usata la grafia alternativa tazer).

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Acronimi per paesi: CIVETS e CARBS

In inglese vengono spesso coniati nuovi acronimi per identificare gruppi di paesi con una o più caratteristiche in comune. Si fanno notare per la loro fantasia, basti pensare ai poco lusinghieri PIGS e STUPID, ma in molti casi si tratta di occasionalismi con vita breve.

zibettoHo letto in 2011 in Words che quest’anno sono nati anche

CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica), ossia zibetti (e non civette!), per descrivere la nuova generazione di paesi “tigri” in senso economico, e

CARBS (Canada, Australia, Russia, Brasile e Sudafrica), carboidrati, per i paesi tra i maggiori produttori di commodities con un mercato azionario caratterizzato da notevole liquidità ma particolarmente sensibile alle fluttuazioni dei prezzi di tali commodities.

2011 in Words contiene molte altre parole interessanti, raggruppate in base ai meccanismi di formazione dei neologismi più comuni in inglese, ad es. l’uso di prefissi, suffissi, ed elementi suffissali come nomics da economics usato in neologismi che descrivono “discipline” pseudoscientifiche come ad es. likeonomics (lo studio dell’importanza di piacere (likeability) e suscitare interesse per il successo di un’azienda; c’è anche un chiaro riferimento al pulsante Like / Mi piace di Facebook).

Terminologia al CERN

foto Globe – CERN

Gran parlare di CERN in questi giorni! Sono stata una settimana a Ginevra proprio recentemente e nel giro turistico ho incluso anche il CERN, incuriosita più dal Globe, l’edificio di legno che ne è diventato il simbolo, che non dal resto. 

Digiuna di fisica dai tempi del liceo, dove la trovavo una materia noiosa, prevedevo una visita rapida e invece le due mostre permanenti (Universe of Particles nel Globe e Microcosm lì vicino) si sono rivelate così interessanti da farmi rimanere alcune ore.

CERN_glossaryUna prima piacevole scoperta sono stati gli opuscoli in inglese e francese che illustrano Universe of Particles perché includono un glossario. L’ho trovata un’idea davvero efficace, che condensa con semplicità e chiarezza alcune nozioni fondamentali della fisica delle particelle.

Il percorso didattico di Microcosm è spiegato anche in italiano* e tedesco ed è completato da note terminologiche che in alcuni casi danno informazioni davvero curiose.

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La storia dell’inglese: Internet English

Via Language Hat mi sono divertita a guardare la brevissima storia della lingua inglese raccontata da The Open University in The History of English in ten minutes.

Il capitolo 9 parla di Internet English evidenziando parole ora molto comuni in inglese ma che fino a poco tempo fa erano ancora neologismi o il cui significato standard era completamente diverso (uno dei miei argomenti preferiti, la terminologizzazione). Tra gli esempi ci sono spam, host, inbox, messaging, email, download, toolbar, firewall, blog, poke, reboot, hard drive, FAIL e gli acronimi FYI, LOL, IMHO, BTW e FAQ:

Internet English – The History of English (9/10)

Gli altri video si possono vedere in questa playlist (altra parola recente!). 

Ma “pimer” che lingua è?

minipimerSe dico frullatore a immersione, credo che praticamente tutti sappiano a che piccolo elettrodomestico mi riferisco, anche se molti preferiscono chiamarlo minipimer (o, come dice una mia conoscenza, esemplificando il concetto di economia linguistica, “il pim”).

Se ne parlava ieri, quando qualcuno mi ha chiesto il significato di pimer, immaginando che fosse una parola inglese (c’è anche chi dice “minipaimer”…), o forse tedesca, per via dei prodotti Braun. Ho risposto che non era né l’una né l’altra e mi è venuta la curiosità di saperne di più, visto che anche in spagnolo si può dire minipimer (nome femminile).

Secondo Wikipedia, il frullatore a immersione è stato brevettato in Svizzera nel 1950. Come spiega El País, però, il modello minipimer è stato disegnato e prodotto in Spagna circa 50 anni fa da Industrias Pimer (Pequeñas Industrias Mecánico-Eléctricas Reunidas), un’azienda in seguito acquisita da Braun che, presumibilmente, ha poi diffuso il marchionimo anche in Italia, facendolo entrare nel nostro vocabolario. L’origine del nome non è quindi un vocabolo con un significato particolare in un’altra lingua ma un banale acronimo.


Per chi arriva qui cercando come si dice minipimer in inglese: immersion blender (anche hand blender o stick blender).

Vedi anche: Volgarizzazione dei marchi e Etimologia di Taser

Acronimi con descrizione

Pedantic geeks

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Vignetta: 
  geek&poke


In inglese, soprattutto in ambito informatico, è abbastanza comune qualificare un acronimo rendendo esplicita l’ultima parola che lo compone, cioè quella più generica e descrittiva, ad es. PDF format (Portable Document Format), anche se così si ripete un’informazione già implicita.

In italiano si tende ad adottare la stessa pratica per gli acronimi adottati come prestiti dall’inglese, soprattutto inizialmente o se appartengono a un ambito specifico: è più facile memorizzarli perché si sa di cosa si tratta senza dover conoscere le singole parole che li compongono, oltretutto straniere. Quando l’acronimo entra nel lessico generico, la descrizione può diventare superflua, ad es. ora si dice comunemente l’ADSL mentre tempo fa si preferiva specificare linea ADSL.

Altri esempi tipici: formato GIF (Graphics Interchange Format), linguaggio HTML (HyperText Markup Language), protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), interfaccia API (Application Programming Interface), memoria RAM (Random Access Memory), fogli di stile CSS (Cascading Style Sheets), rete LAN (Local Area Network), schermo LCD (Liquid Crystal Display), il già citato linea ADSL (Asymmetrical Digital Subscriber Line).

Per chi gestisce un database terminologico è importante monitorare come si evolve l’uso di ciascun acronimo, in modo da fornire adeguate note d’uso e aggiornare le schede terminologiche se necessario, ad es. specificando quando l’acronimo va preceduto dalla descrizione, quando va sostituito alla forma estesa ecc.

Un esempio un po’ vecchiotto ma credo ancora efficace: se nel testo inglese appare la forma estesa Rich Text Format, è utile stabilire se in italiano sia preferibile usare formato Rich Text oppure formato RTF. Entrambe le soluzioni sono valide ma solo la seconda consente di mantenere esplicito il riferimento all’acronimo (e all’estensione di file) ed evitare potenziali ambiguità, a vantaggio della curva di apprendimento dell’utente italiano, soprattutto se non ha troppa familiarità con l’inglese ma forse conosce già l’acronimo.

Vedi anche: Acronimi: PDF.


Aggiornamento: in inglese questo uso degli acronimi ha un nome, RAS syndrome (Redundant Acronym Syndrome syndrome). Grazie a Marco per la segnalazione. 

Acronimi ;-)

Oggi un file un po’ capriccioso mi ha fatto tornare in mente questa vignetta:

Toothpaste For Dinner

L’alternativa a PDF = Portable Document Format è di Toothpaste for Dinner

Acronimi poco lusinghieri: PIGS e STUPID

PIG! Acronym acrimony: The problem with Pigs riflette sull’ormai noto acronimo PIGS, coniato qualche anno fa nel mondo finanziario anglosassone per descrivere i paesi dell’UE con le economie più dissestate,  Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Ultimamente l’Irlanda ha preso il nostro posto nel significato della I, con un certo superficiale sollievo nostrano, ma c’è chi ritiene che l’Italia non debba essere esclusa e per molti l’acronimo è diventato PIIGS.

Come prevedibile, in nome del politicamente corretto l’uso di PIGS e PIIGS comincia a essere evitato (ad es. da Financial Times e Barclays Capital) ma nel frattempo si sta diffondendo un altro acronimo che descrive i paesi con forti deficit: STUPID, ovvero Spagna, Turchia, Regno Unito (UK), Portogallo, Italia e Dubai.

Invece non è controverso BRIC, i “mattoni” delle economie che, all’inizio del secolo, si prevedeva avrebbero dominato l’economia mondiale: Brasile, Russia, India e Cina.

E nell’ambito della localizzazione tutti conoscono FIGS, l’acronimo che indica le quattro lingue europee più importanti, francese, italiano, tedesco (German) e spagnolo. Nel nord Italia “fichi” fa pensare ai frutti ma altrove forse potrebbe essere quasi lusinghiero

Aggiornamento luglio 2010Schott’s Vocab (New York Times) segnala un possibile nuovo acronimo per indicare il gruppo di economie che al momento sono in forte crescita:  ABICI, ovvero Africa, Brasile, India, Cina e Indonesia. Potrebbe soppiantare BRIC, visto che l’economia russa non si è dimostrata all’altezza delle aspettative.

Vedi anche: CIVETS e CARBS.

Versione beta (e alfa, RC e RTM)

Beta è la parola inglese del giorno di Visual Thesaurus e il commento sottolinea che in inglese beta ormai evoca principalmente il concetto “informatico” anziché la lettera dell’alfabeto greco:

“ There was a time when this word conjured, if anything, the Greek letter β. Now it’s all about software that’s not quite ready to shed that new smell. […]

Mi ha fatto pensare al mix di nomi di lettere dell’alfabeto greco e di acronimi che in inglese indicano i diversi stadi dello sviluppo di un prodotto software. Per chi non ha familiarità con questa terminologia:

Alpha Una versione preliminare del software, con cui si può iniziare il testing o si possono fare valutazioni di funzionalità e usabilità. In genere non viene distribuita esternamente. Possono esistere anche versioni pre-alpha.
Beta Una versione del software non definitiva e distribuita esternamente a partner, clienti o cosiddetti beta tester per una valutazione del prodotto.
RC Release Candidate, versione del software considerata finale (“candidata al rilascio”): non vengono aggiunte o modificate funzionalità ma risolti eventuali problemi. Spesso RC è seguito da un numero, ad es. RC2, che indica fasi successive della correzione di bug. C’è anche chi usa la lettera gamma.
RTM Release To Manufacturing, versione finale pronta per la produzione. RTM può indicare anche la data “interna” del rilascio del software.

In italiano sono stati adottati i termini inglesi (ma si preferisce la grafia italiana per alfa).

 
Una nota grammaticale sul termine inglese beta: guardandoaggettivo Beta in Visual Thesaurus il diagramma che ne rappresenta graficamente i significati in Visual Thesaurus, ho trovato curioso che l’accezione “informatica” fosse classificata come aggettivo e non anche come sostantivo, che è invece altrettanto diffuso (basti pensare a Windows 7 beta).

Visual Thesaurus usa i dati di WordNet (gli stessi di Visuwords, visivamente più accattivante) ma anche i vari dizionari inglesi “tradizionali” sembrano ignorare il sostantivo.

E i dizionari italiani? I pochi che includono il calco informatico, come il Sabatini Coletti, lo documentano come sostantivo con funzione di aggettivo. Solo il dizionario di inglese Ragazzini registra l’uso del sostantivo.

Vedi anche: Il ciclo di vita del prodotto

Marchionimi e terminologia

Al Convegno Ass. I. Term 2009 mi è piaciuto molto anche l’intervento del linguista e lessicografo Vittorio Coletti su Marchionimi e terminologia. I marchionimi sono i nomi di marchio o commerciali. Si collocano tra i termini scientifici del linguaggio settoriale e i nomi della lingua comune; come per il lessico specialistico, di solito stabiliscono un legame univoco tra parola e cosa significata e tendono a privilegiare l’efficacia di riconoscimento, anche se non hanno la precisione dei termini scientifici specifici.

Non tutti i marchionimi sono nomi nuovi coniati appositamente, come ad es. Viagra. Altre modalità di formazione di marchionimi:

nomi comuni poi registrati (es. Vespa o i numeri che diventano nomi di auto)
eponimi (es. Biro) o derivati dai nomi di impresa (es. Scottex, Vibram)
nomi di luogo (es. Tabasco)  
fenomeni di composizione (es. Borotalco, Vinavil, Liquigas)
acronimi (es. ABS) o pseudoacronimi (es. Terital, Botox)
varianti commerciali di nomi comuni (es. Attack
uso di suffissi o prefissi scientifici o avvertiti come tali (es. Cementite e Tetrapak) che possono dare allusività tecnologica

I marchionimi possono essere distinti in forti e deboli non solo in base alla protezione Toilet Duck - SC Johnsongiuridica del nome ma anche in rapporto alla forma linguistica del marchio stesso.

Un marchio è debole quando è trasparente, es. Salvavita; può entrare facilmente nel linguaggio comune con un fenomeno di volgarizzazione, come nel caso di pennarello e candeggina . È traducibile in altre lingue, es. Toilet Duck e Anitra WC.

Un marchio è forte quando è opaco, ovvero meno riconoscibile come derivante da una lingua specifica (es. Vernel); non è traducibile e ha il vantaggio di poter migrare in lingue diverse rimanendo inalterato o quasi (adattamento a livello di pronuncia e meno spesso di grafia, es. cellophane à cellofan). Spesso vengono usati morfemi scientifici che rendono la parola compatibile con lingue diverse e adatta a calchi omonimici.



Aggiornamento
: l’intervento completo di Vittorio Coletti, con molti esempi, è ora disponibile in Marchionimi e nomi commerciali in terminologia. Vedi anche: Facebook, face, book e marchi registrati (protezione giuridica e volgarizzazione dei marchi).

Tendenze nella formazione di neologismi

immagine locandina Il 10 e l’11 maggio ero a Genova al Convegno Ass. I. Term 2009, Terminologia, variazione e interferenze linguistiche e culturali. Anche in questo caso, interventi molto interessanti.

Valeria Della Valle, ad esempio, ha riassunto molto efficacemente le Nuove tendenze nella formazioni delle parole nuove nella lingua italiana.

Alcune note in ordine sparso:

grande impiego di affissi e confissi, ad es. cyber, euro, turbo, –landia;
in espansione abbreviazioni e accorciamenti, specialmente nella lingua parlata;
uso di conglomerati, ad es. gratta e vinci o usa e getta;
tamponamenti (parole macedonia), ad es. tv-fonino;
progressiva familiarizzazione di acronimi e sigle, spesso senza essere in grado di distinguere gli elementi che stanno alla base, ad es. DICO;
acronimi che danno luogo a formazioni derivate, ad es. suvvista da SUV;
notevole diffusione dei deonomastici, spesso derivati da nomi di politici;
fenomeni di transcategorizzazione, come nel passaggo da aggettivo a nome, ad es. fisso, mobile (telefonia);
irradiazione dal modello morfologico anglomericano, ad es. teo-lib;
ricorso a unità polirematiche per supplire a carenze di aggettivi, ad es. di eccellenza;
enfasi espressiva, un accorgimento fonografematico per mettere in evidenza parole marcandole in senso ironico o polemico, ad es. dibbbattito, ggiovani;
termini nati in ambiti specialistici che vengono assorbiti nel linguaggio comune, ad es. profilo tariffario, federalismo sociale;
forte presenza di neologismi semantici, con slittamento di ambito e significato, ad es. concertista, calendarista;
metaforizzazione, ad es. stellato (segnalato con una o più stelle in una guida);
metonimia, ad es. casco rosso per vigile del fuoco;
metonimia topografica, ad es. Palazzo Grazioli;
antonomasia, ad es. Il Cavaliere;
calchi, numerosissimi, diventati normali e ben inseriti nel nostro sistema linguistico, tanto che spesso non sono riconoscibili come tali dal parlante comune, ad es. profilazione (profiling) e guidatore designato (designated driver);
prestiti, dove l’italiano preferisce prestiti integrali al meccanismo dell’adattamento, con alcune eccezioni tipo fotoscioppare e susci (forma adattata alle caratteristiche fonografematiche dell’italiano e che sta sostituendo sushi);
internazionalismi, ovvero fenonemi di assimilazione dall’inglese che entrano contemporaneamente in lingue di paesi diversi; in genere fanno riferimento a eventi globali ma anche ad aspetti nuovi di vita quotidiana, ad es. risparmio etico, aiuti umanitari;
neoformazioni di autore, parole brillanti create da giornalisti, editorialisti e politologi per suscitare curiosità e interesse, ad es. ciecopacifista (Sartori) e verbiparo (Coletti).

Valeria Della Valle ha concluso sottolineando che l’italiano è una lingua che riesce a trovare notevoli risorse per inventare parole nuove, segnalando però che molte sono connotate polemicamente o ironicamente.


Aggiornamento – L’intervento di Valeria Della Valle è ora disponibile in Tendenze recenti nella formazione delle parole nuove; un altro articolo sull’argomento è Una passeggiata fra i neologismi del Terzo Millennio.

Vedi anche: Occasionalismo o neologismo?

Eponimi in informatica

Le mie competenze gastronomiche sono limitate, come il mio contributo al post di Mara sugli eponimi in cucina. Posso però aggiungere qualche esempio di eponimi nel software, dove si trovano sia termini usati anche in altri settori (ad es. calendario giuliano, calendario gregoriano, prodotto cartesiano, tipi di carattere quali Bodoni e Garamond, ecc.) che eponimi che appaiono prevalentemente in ambito informatico.

Qualche esempio con i termini inglesi e i loro equivalenti italiani:

Andrew File System file system Andrew File system distribuito sviluppato alla Carnegie-Mellon University, prende il nome dai fondatori dell’università, Andrew Carnegie e Andrew Mellon
ACIS (Andy, Charles’, Ian’s System) ACIS Motore di modellazione 3D; l’acronimo deriverebbe dalle iniziali dei nomi dei creatori, Alan Grayer, Charles Lang and Ian Braid, seguito da System o Spatial, o coinciderebbe con il nome inglese del personaggio mitologico Aci
Bezier curve curva di Bézier Un tipo di curva usata in computer grafica, dal nome dell’ingegnere francese Pierre Étienne Bézier
Black-Scholes Black-Scholes Un algoritmo che prende il nome da Fischer Black e Myron Scholes
Boolean booleano Relativo a operatori logici, dal matematico inglese George Boole
Bourne shell Bourne shell Shell per UNIX sviluppata da Steve Bourne
BoyceCodd Normal Form forma normale di Boyce-Codd Un livello di normalizzazione (processo di organizzazione dei dati) nei database relazionali, definito da Raymond Boyce ed Edgard Codd
Gantt chart diagramma di Gantt Diagramma per la rappresentazione di attività su un asse temporale, da Henry Gantt
Gaussian Blur sfocatura gaussiana Effetto applicato a un’immagine (vedi sotto), con riferimento a Carl Friedrich Gauss
Kerberos Kerberos Protocollo di autenticazione, dal nome inglese della figura mitologica di Cerbero
Pascal Case/Casing Pascal Case (anche notazione Pascal) ConvenzioneDiScrittura in cui le parole che compongono un elemento sono scritte senza spazi e con l’iniziale maiuscola, dall’uso nel linguaggio Pascal (in onore di Blaise Pascal)
Perlin Noise Perlin Noise (anche Rumore di Perlin) Una tecnica sviluppata da Ken Perlin per aumentare il realismo nella computer grafica
   
immagine originale  immagine con sfocatura gaussiana
Immagine originale Immagine con sfocatura gaussiana

    

Aggiornamento 8 aprile 2009 – Ho notato un po’ di traffico su questa pagina generato da ricerche sulla pronuncia di Scholes: si può sentire qui.