Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

L’enorme impatto dei surfisti sull’ecosistema

Un altro esempio di traduzione errata, stavolta a causa dello pseudoanglicismo surf:

Pink Sand Beach, Bahamas. I coralli, trasportati sulla spiaggia dalle scie dei surf, donano il caratteristico colore rosa

La didascalia della foto implica che la spiaggia sia stata formata dall’attività dei surfisti (milioni, in costante attività?). La fonte dice invece che i residui coralliferi sono dashed and ground to tiny pieces by the surf, quindi spinti e frantumati dai frangenti.

In inglese surf è anche la cresta dell’onda (e la schiuma che forma), da cui deriva il verbo surf, lo sport surfing e il nome della tavola usata per praticarlo, surf board o surfboard (cfr. snowboard), in italiano abbreviato impropriamente in surf.

Grazie a Stefano Bellezza che mi ha segnalato questa perla.

Regina felina fa le fusa? Anche no!

Notizia da Londra in alcuni media italiani:

«Ha fatto le fusa al telefono» Lo ha detto il primo ministro David Cameron della regina Elisabetta non sapendo di essere registrato (si parlava del fallimento del referendum in Scozia)

In inglese, le parole con cui Cameron ha commentato la telefonata:

The definition of relief is being the prime minister of the United Kingdom and ringing the Queen and saying: ‘It’s alright, it’s OK’. That was something. She purred down the line.”

Queen Elizabeth IIIn inglese purr è un verbo onomatopeico che vuol dire “fare le fusa” se riferito ai gatti ma che descrive anche altri rumori, come il ronzio del motore e, di una persona, il parlare con voce suadente e/o che esprime particolare soddisfazione. In italiano, invece, la locuzione “fare le fusa” fa pensare a qualcuno che imita un gatto e non è comunemente usata in senso figurato.

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Aiuto! Salviamo la data… e con nome!

Anch’io storco il naso davanti a salva la data ma ho scoperto che esistono centinaia di migliaia di occorrenze di salva / salvate / salvare la data e quindi non credo si tratti sempre di un errore di traduzione di save the date (falsi amici savesalvare). Ipotizzo altre due spiegazioni:

1determinologizzazione del termine informatico salvare, che da “registrare i dati su un supporto di memoria” ha acquisito il significato più generico di “registrare” e quindi anche di “annotare”, anche manualmente su carta; 

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Jobs Act

In questi giorni si parla molto di Jobs Act, un nome usato impropriamente.

Ne ho discusso in Get your [Jobs] Act together! e nell’aggiornamento Definizione ufficiale di Jobs Act, due post molto visualizzati perché risultano ai primi posti nei risultati di ricerche quali “significato di Jobs Act” e “definizione di Jobs Act” (anche con grafie italianizzate come giobs act). La pronuncia varia: prevale giobsact ma ho sentito anche giobbact, giobbatt, giossact, giobsect, giobbect e giobbett.

È una conferma non solo che Jobs Act è un nome poco trasparente ma anche che la scelta di ricorrere ad anglicismi superflui senza spiegarli è segno di poco rispetto per l’interlocutore.

– TU HAI CAPITO COSA CAMBIA CON IL “JOB ACT”?  –  FACILE. DA “DISOCCUPATI” PASSIAMO AD “UNEMPLOYED”
Vignetta di Dino Manetta

Vedi anche: Ancora itanglese

Itanglese a scuola: il cheating

Un’insegnante mi ha segnalato Cheating e INVALSI: mappatura dell’imbroglio scolastico e sue conseguenze, che fa riferimento alla ricerca riassunta in questa presentazione: 

Il "Cheating" nelle scuole italiane: chi imbroglia? via Quattrogatti.info

Il concetto di cheating è definito come “comportamenti opportunistici che causano distorsioni nei risultati delle valutazioni scolastiche” e che consistono in “studenti che copiano in autonomia o con la complicità degli insegnanti” e “insegnanti stessi che determinano scorrettamente i risultati delle valutazioni”.  

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Wow, che aggettivo!

Mi ha colpita molto questo titolo: 

8 foto wow dell’eruzione del Bardarbunga – Il Post, 17 settembre 2014

L’interiezione wow è nota a tutti grazie ai fumetti. In inglese wow è anche un verbo transitivo (“entusiasmare”) e un sostantivo (“grande successo”) che viene usato in forma aggettivale in alcune espressioni come wow factor.

Finora non avevo mai visto la parola wow usata in italiano come aggettivo, a parte alcune occorrenze in cui però era evidenziata con virgolette, corsivo o maiuscole che la marcavano come esclamazione (ad es. Effetto "wow": 10 trucchi veloci).

Alcuni commenti all’articolo citato, poi eliminati dai moderatori, mostravano perplessità sull’uso di foto wow. Mi domando quindi se l’esempio sia un occasionalismo o invece mostri una nuova tendenza. A voi risulta familiare? Vi piace?
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Vedi anche: fashion e glamour, sostantivi inglesi che in italiano sono diventati aggettivi.

Corona digitale, tra termini e parole

Una delle funzionalità più innovative di Apple Watch è il nuovo meccanismo di input per ridurre o ingrandire le dimensioni di visualizzazione (cfr. pinch) e far scorrere (scroll) gli elementi sul display. In inglese si chiama Digital Crown e in italiano Corona Digitale.

Corona Digitale. Diamo nuova carica a un’antica tradizione. Ogni prodotto che creiamo è definito da un particolare sistema di input, da un modo nuovo e unico di interagire col dispositivo. Per Apple Watch, questo sistema è la Corona Digitale.

Scelta terminologica indovinata

È una scelta terminologica molto efficace che sfrutta la risemantizzazione attraverso un prestito interno: crown infatti è un termine dell’orologeria che è reso più specifico dall’aggettivo digital (uso metonimico: non è digitale il meccanismo ma la funzionalità).

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Come leggere tra le righe

how to read between the lines
Dark Side of the Horse by Samson

Questa striscia è tradotta dal finlandese e fa notare che l’espressione leggere tra le righe esiste in altre lingue europee, ad es. zwischen den Zeilen lesen in tedesco e leer entre líneas in spagnolo. Sarei curiosa di sapere se la metafora è nata in una lingua e poi è stata adottata da altre o se è così marcata che si è sviluppata indipendentemente in culture diverse.

La comunicazione post-linguistica di Apple Watch

Apple WatchIl nuovo dispositivo indossabile di Apple è stato oggetto delle analisi linguistiche di alcuni autori americani.

Cambia il naming: da iWatch a AppleWatch logo

Dopo 16 anni, Apple ha abbandonato il prefisso i di iPod, iPad, iPhone, iTunes, iCloud, non solo per problemi di marchi registrati (il nome iWatch sarebbe stato troppo simile a iSwatch, orologio svizzero) ma anche per evitare che iWatch venisse interpretato come I watch, “osservo, controllo”.

Anche il nuovo servizio di pagamento via iPhone è stato chiamato Apple Pay e non iPay, un segnale che il prefisso i sta diventando datato ed è ormai inflazionato perché usato anche da altri. Apple invece vuole comunicare esclusività e innovazione e probabilmente anche rimarcare la fine dell’era di Steve Jobs, fautore dei nomi con la i.

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Sondaggio: austerity

Cosa vi fa venire in mente la parola austerity? Spero che mi darete il vostro contributo rispondendo all’unica domanda di questo sondaggio velocissimo e del tutto anonimo.

Per ora non spiego il perché di questa mia richiesta ma seguiranno dettagli.
Grazie a chi risponderà entro il 16 settembre.

Un insidioso Santuario felino

In italiano un santuario è un edificio o un luogo sacro. In senso figurato può indicare anche
1 – un luogo, concreto o ideale, che si protegge da qualsiasi intrusione esterna o estranea, ad es. il santuario della famiglia 
2 – un rifugio sicuro e inaccessibile dove si è al riparo da cattura, ad es. i santuari del terrorismo; in questa accezione santuario è un calco dell’inglese sanctuary.

North Carolina, ecco il Santuario per gatti ciechi – Fulvio Cerutti in La Stampa 9 settembre 2014Ho notato anche un altro calco dall’inglese, non ancora registrato dai dizionari:
3 – riserva naturale, ad es. santuario marino (cfr. bird sanctuary, wildlife sanctuary).

In inglese sanctuary ha anche un altro significato: descrive il rifugio dove vengono accuditi e curati animali feriti, maltrattati o abbandonati, ad es. senior dog sanctuary o blind cat sanctuary. In questa accezione la traduzione letterale italiana “santuario” è un falso amico, soprattutto se ha iniziale maiuscola.
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Vedi anche: Ami il tuo gatto?

«Brutte nausee, ma siamo eccitati»

Ieri in vari media italiani è apparso un falso amico che è un classico nel suo genere:

William e Kate: arriva il secondo bebè. «Brutte nausee, ma siamo eccitati»

In italiano eccitato vuol dire “agitato, per collera o per qualche passione, passato a uno stato di orgasmo o di eccitamento” (Vocabolario Treccani).

In inglese invece excited vuol dire “entusiasta, estremamente contento” (con minor frequenza può anche significare “stimolato sessualmente”, ma il contesto chiarisce l’accezione).

Coding e programmazione

Testo dal documento La buona scuola: Serve quindi un piano nazionale che consenta di introdurre il coding (la programmazione) nella scuola italiana. A partire dalla primaria: vogliamo che nei prossimi tre anni in ogni classe gli alunni imparino a risolvere problemi complessi applicando la logica del paradigma informatico anche attraverso modalità ludiche (gamification). A partire dall’autunno, dopo Stati Uniti e Inghilterra, lanceremo in Italia l’iniziativa Code. Org […] Mi ricollego a La buona scuola, tra anglicismi e sillabazioni e ai diversi commenti che ha suscitato per aggiungere qualche osservazione sull’uso del termine coding, preferito a programmazione per descrivere le competenze digitali che verranno introdotte nella scuola primaria italiana.

L’iniziativa si chiama Programma il Futuro e l’unica pagina per ora disponibile dà per scontato che il concetto informatico di programmazione sia già noto, non spiega perché venga rinominato in coding ma indica che i due termini sono sinonimi.

Nell’ottica del lavoro terminologico non è una scelta corretta: andrebbe sempre usato un unico termine per identificare in modo univoco un concetto specifico e per differenziarlo dai concetti correlati, in modo da evitare possibili ambiguità (dettagli in Variazione e ripetizione).

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Refusi e legge di Muphry

Un noto quotidiano italiano ha commentato i problemi di ortografia nel documento sulla buona scuola con questo testo:

Refuso: L’origine degli errori […] pottrebbe essere di tipo informatico

Il refuso mi ha subito fatto pensare alla cosiddetta Muphry’s law, già citata in Correttori ortografici ed effetto Cupertino: chi scrive un testo per criticare l’ortografia o la scrittura altrui farà degli errori, che risulteranno lampanti per tutti fuorché il loro autore. È chiaro il riferimento alla notissima legge di Murphy: se qualcosa può andare storto, lo farà.

C’è chi teme la legge di Muphry in modo morboso: è il typochondriac, che rivede in continuazione i testi che scrive, ossessionato dal pensiero di possibili refusi (typos).

Vedi anche: #refusando in inglese: fat finger, thumbo e twypo

La buona scuola, tra anglicismi e sillabazioni

La buona scuola in 12 punti

Ieri il governo ha pubblicato nuove informazioni sulla scuola. Il documento di sintesi in 12 punti ha ricevuto molta attenzione perché erano evidenti diversi errori nella divisione in sillabe di parole a fine riga.

Quasi sicuramente è stato usato software con impostazioni per una lingua diversa dall’italiano. Forse anche chi ha impaginato non era italiano perché è difficile pensare che un professionista non noti errori rilevabili anche dai bambini che hanno fatto la prima elementare. È più difficile invece riconoscere errori di sillabazione in lingue che hanno regole complesse, come l’inglese: dettagli e implicazioni per la localizzazione in Non si sillaba solo a scuola…

Nuove alfabetizzazioni: aumento degli anglicismi?

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