Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

graciously ≠ graziosamente

Da una notizia sulle molestie ricevute dalle donne per strada, tradotta dall’inglese:

«naturalmente sono soprattutto le donne a essere prese di mira solo per il fatto di essere uscite di casa, ed essere poi trattate come maleducate perché non accettano graziosamente questa situazione»

Nell’italiano non letterario graziosamente equivale a “in modo grazioso” o “con piacevole avvenenza”, significati incongruenti in un contesto di apprezzamenti indesiderati e gratuiti, soprattutto se si considera anche l’espressione fare la graziosa, ”comportarsi con civetteria”. È un problema di falsi amici: in inglese graciously vuol dire “benevolmente”, “con indulgenza” o “con cortesia”.

Anche l’aggettivo gracious, riferito a persona, non vuol dire né grazioso né aggraziato. Indica invece, a seconda del contesto, un comportamento affabile, cortese, educato o benevolo.

Il Nuovo De Mauro è online

Un’ottima notizia: dopo cinque anni di assenza, è di nuovo consultabile online il Dizionario De Mauro, in una nuova versione ospitata da Internazionale.

Il dizionario include circa 160.000 lemmi ripartiti in 130.000 entrate principali e 30.000 sottolemmi polirematici. Non è però specificato a quando risalga l’ultimo aggiornamento dei dati, ad es. ho notato che non sono ancora incluse parole come smartphone e tablet.

Per ogni accezione è indicata la marca d’uso, scelta tra undici categorie: FO fondamentale, AU di alto uso, AD di alta disponibilità (FO, AU e AD rappresentano le parole che coprono circa il 98% dei discorsi, cfr. I numeri del lessico italiano), CO comune, TS tecnico-specialistico (seguita dell’ambito di riferimento), LE di uso solo letterario, RE regionale, DI dialettale, ES esotismo (forestierismo), BU di basso uso, OB obsoleto. Esempio:

voce avvocata nel Nuovo De Mauro

Nelle Avvertenze per la consultazione si trovano dettagli su criteri di lemmatizzazione e su definizioni, accezioni, struttura delle voci, omografi e polirematiche. Sono inoltre disponibili alcune funzionalità di Ricerca avanzata e si possono inviare commenti e suggerimenti.
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Vedi anche: Polemiche di ferragosto: vu cumprà e vocabolari, sulla finalità della maggior parte dei dizionari moderni (sono descrittivi e non prescrittivi).

Comunicare in Europa

Comunicare in Europa: il linguaggio della crescita, dai documenti UE alle opportunità

Venerdì 7 novembre sarò all’Università di Salerno per partecipare a Comunicare in Europa: il linguaggio della crescita, dai documenti UE alle opportunità.

È il primo appuntamento di un ciclo di incontri di studio ideati da Daniela Vellutino per avviare un confronto scientifico su come far conoscere e divulgare la terminologia dei documenti istituzionali dell’Unione Europea per accrescere le possibilità di accesso alle opportunità nell’ambito di Europa 2020.

Parteciperanno esponenti delle istituzioni europee, del governo italiano e dell’università e giornalisti, esperti di marketing e di contenuti digitali. Si discuterà di nascita e gestione dei termini nelle istituzioni europee e dell’importanza della conoscenza terminologica nella comunicazione pubblica.

Nel mio intervento darò alcune indicazioni pratiche ricavate da esempi recenti di comunicazioni istituzionali italiane che hanno ricevuto l’interesse di media e cittadini ma che avrebbero beneficiato di maggiore attenzione alla terminologia.

Aggiornamento: alcuni dettagli del mio intervento in La “maledizione della conoscenza” e Terminologia e comunicazione.

Halloween 2014

SCARY EBOLA AND ISIS COSTUMES!
vignetta di Steve Nease

Gli Stati Uniti sono in preda al terrore dell’ebola e dell’ISIS? A giudicare dalle vignette di Halloween in tema, si direbbe di sì. ;-) Qui invece alcuni riferimenti più tradizionali:

Halloween – origine del nome e della tradizione (proviene dall’Irlanda)
Dolcetto o scherzetto – dov’è nata la frase trick or treat e come si dice in altre lingue
Dubbi sul Grande cocomero – traduzione errata nelle versioni italiane dei Peanuts 
  (con alcune note sulla Piligréna romagnola e le lumere lombarde)

Comunque anche Leopardi diceva le parolacce

Comunque anche Leopardi diceva le parolacce – L’italiano come non ve l’hanno mai raccontato.Ieri ho trascorso un’ora molto piacevole alla presentazione milanese di Comunque anche Leopardi diceva le parolacce. L’italiano come non ve l’hanno mai raccontato, l’ultimo libro di Giuseppe Antonelli, linguista e conduttore di La lingua batte.

L’avevo appena letto, incuriosita dalle recensioni di Silverio Novelli e di Luisa Carrada, e anch’io ve lo consiglio: si impara molto e ci si diverte.

Antonelli inizia da due errori diffusi nel dibattito sulla salute dell’italiano: il vedere il cambiamento linguistico come elemento negativo e l’usare un modello di riferimento letterario che non tiene conto dell’evoluzione continua della lingua ed è inadatto alla comunicazione quotidiana.

Antonelli smonta pregiudizi e allarmismi sull’italiano (la morte del congiuntivo, l’invasione degli anglicismi, il degrado da turpiloquio ecc.) con molta ironia e argomentazioni ed esempi che spaziano dai grandi nomi della letteratura alle canzoni contemporanee.

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Chitroli e carchope: l’ortografia imperfetta

Al mercato delle mele cotone lavorano molti nordafricani e asiatici del subcontinente indiano che immagino si siano dovuti arrangiare per imparare l’italiano. Sui loro banchi ho visto parecchie scritte che smentiscono la convinzione comune che l’ortografia italiana sia del tutto trasparente (“si scrive come si parla”). È sicuramente più intuitiva di quella di molte altre lingue ma rimane comunque imperfetta.

Molti degli errori che si vedono sui cartellini dei prezzi sono ricorrenti, ad esempio l’affricata postalveolare sorda / ʧ / viene resa ripetutamente con ch, come in altre lingue europee: spinatchi, arancha, chipola. Ne so qualcosa con il nome Licia: la convenzione di aggiungere una i “muta” alla c per rendere / ʧa / e / ʧo / è fuorviante e difficile da far capire ai non italiani.

chitroli carchope

Un altro errore tipico riguarda un fonema poco diffuso in altre lingue, la consonante nasale palatale / ɲ / che in italiano è rappresentata dal digramma gn.

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Giacomo Leopardi sull’ortografia

Alcune considerazioni dallo Zibaldone di Giacomo Leopardi citate dalla voce Ortografia dell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani:

Una delle cause della imperfezione e confusione delle ortografie moderne, si è che esse si sono quasi interamente ristrette all’alfabeto latino, avendo esse molto più suoni, massime vocali, che non ha quell’alfabeto. […] I caratteri dell’alfabeto latino non bastano a molte lingue moderne. E generalmente si vede che le ortografie sono tanto più imperfette, quanto le lingue sono più distanti per origine e per proprietà dal latino. (4284-4285)

CASTANIA: “GN” esempio di ortografia imperfettaL’ortografia perfetta, invece, sarebbe caratterizzata da questi tre elementi:

1. Ogni segno, come si pronunzia nell’alfabeto, così nella lettura sempre; 2. E nell’alfabeto esprima un suono solo; 3. Non si scriva mai caratteri da non pronunziarsi, né si ometta lettere da pronunziarsi. (4488)

Sarà l’argomento del prossimo post, Chitroli e carchope: l’ortografia imperfetta.

Vedi anche: Ortografia italiana e prestiti dall’inglese (nota finale sulle principali incongruenze delle convenzioni di scrittura italiane).

Mela cotone

mela cotone

Quando ho visto il cartellino mela cotone su una cassetta di mele cotogne al mercato, inizialmente ho pensato a un malapropismo (la sostituzione di una parola con un’altra, di significato completamente diverso ma di suono simile, il cui uso produce effetti comici).

Ho chiesto al venditore, straniero, se potevo fare una foto e lui deve aver concluso che non conoscessi il frutto perché mi ha spiegato, in un buon italiano, come si mangia e che si chiama mela cotone perché la buccia non è liscia ma al tatto sembra un tessuto.

Ho allora concluso che l’errore era piuttosto un eggcorn, un fenomeno linguistico che in inglese descrive parole o espressioni inconsuete che vengono “normalizzate” sostituendo gli elementi percepiti come insoliti con altri più comuni ma comunque plausibili, come acorn (ghianda) freccia282[4] egg corn (chicco a forma di uovo) e cotogna freccia282 cotone.

Gli eggcorn sono un fenomeno di rianalisi specifico dell’idioletto di poche persone e quindi è improbabile che si diffondano come invece succede con l’etimologia popolare.
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Vedi anche: Rianalisi: l’amantide religiosa e Canzoni, anglicismi e mondegreen (le interpretazioni assurde e poco plausibili dei versi delle canzoni).

Google Translate e l’accesso ai cani

Inglese maccheronico su un cartello del Comune di Milano:

Denied access to dogs

Non credo si tratti di traduzione letterale, fatta parola per parola da una persona. Ritengo infatti che chi sa che né accessdogs richiedono l’articolo, a differenza dell’italiano, saprà anche che in inglese quasi sempre il soggetto deve precedere il verbo. 

È più probabile che si tratti di traduzione automatica, eppure basterebbe qualche piccola accortezza per ottenere un risultato accettabile. Va considerato, ad esempio, che le frasi senza verbo o con verbi di modo indefinito di solito risultano più problematiche e che punteggiatura e maiuscole possono influire sulla traduzione.

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I promessi sposi in dieci minuti

Probabilmente conoscete già gli Oblivion, ospiti della diretta serale della Giornata proGrammatica di Radio3. Molto divertenti, e mi hanno anche rafforzato la voglia di rileggere I promessi sposi, romanzo molto apprezzato al liceo grazie alla prof. Dragoni.

Ma come si scrive il titolo del libro? Non lo so: si trova sia I Promessi Sposi (tutte le iniziali maiuscole, il title case americano) che I promessi sposi. Su molte vecchie copertine appare invece tutto in maiuscole, I PROMESSI SPOSI, forse proprio per evitare la scelta?!?

Vedi anche: L’Abuso delle Maiuscole (la maiuscolite, disturbo americano diffuso anche in Italia) e MAIUSCOLI e Maiuscole (una peculiarità d’uso nei fumetti americani).

La mia Giornata proGrammatica

È stato un piacere essere testimone di buona lingua all’IIS Paolo Frisi di Milano per la Giornata proGrammatica 2014 di Radio3, iniziata con il benvenuto davvero caloroso di studenti e insegnanti.

I ragazzi hanno subito dimostrato di avere le idee molto chiare sulla punteggiatura, il tema della giornata: un sistema di segni usati per indicare le relazioni sintattiche e semantiche delle frasi e facilitare la lettura di un testo scritto, rivelandone la struttura. È invece superata, e infatti nessuno l’ha nominata, la concezione dei segni di interpunzione come “pause della respirazione” che ricordo dalle scuole elementari (sono piuttosto “pause per gli occhi”).

Funzioni e usi della punteggiatura

Ci siamo divertiti con vari esempi della funzione segmentatrice della punteggiatura, che può separare elementi della frase per eliminare ambiguità. Due classici:

vivo e vegetovado a mangiare nonna
(ma in Italia settentrionale il lupo o il cannibale andrebbe a mangiare la nonna: meglio localizzare l’esempio e usare un nome proprio)

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myth ≠ mito

Un articolo di The Guardian, Ebola is highly contagious … plus seven other myths about the virus, è stato ripreso in italiano con questo titolo:

8 miti su ebola. Il Guardian ha messo in ordine un po' di cose che si leggono o si sentono dire in giro ma non corrispondono al vero (almeno non del tutto)

Tra i diversi significati di mito in italiano ci sono “utopia o illusione” e “fatto od opinione concettualmente validi che non hanno corrispondenza nella realtà”. Solo qualcosa con  connotazioni potenzialmente positive viene descritto come mito, ad es. si dice la sua intelligenza è soltanto un mito ma non la sua stupidità è soltanto un mito. Fa eccezione la collocazione mito da sfatare, che può includere ogni genere di convinzione comune.

myth 3 sth that is wrongly believed to be true – Dante. A lexical database for EnglishAnche myth in inglese ha diverse accezioni, ad es. descrive qualsiasi tipo di idea e convinzione largamente diffusi ma falsi, anche con eventuali connotazioni negative (cfr. la locuzione urban myth, in italiano non *mito ma  leggenda metropolitana).

Nel caso dei titoli sull’ebola, direi che myth e mito sono falsi amici, però evitabili se si specifica miti da sfatare.

Vedi anche:  Ebola: interferenze dell’inglese (con o senza articolo determinativo?) ed Elenco di falsi amici.

#adottaunsegno: due punti

Oggi è la Giornata proGrammatica. Il tema di quest’anno è la punteggiatura e il mio incontro con gli studenti dell’IIS Paolo Frisi di Milano prenderà spunto dal mio segno preferito: i due punti.

I due punti sono “il segno di interpunzione esplicativo e dimostrativo per eccellenza. Collegano due segmenti di testo fortemente separati da loro dal punto di vista sintattico, ma uniti dal punto di vista del significato: la parte di testo che segue i due punti illustra, chiarisce o dimostra ciò che stato detto nella parte che precede”.

“A woman without her man is nothing”: provate a inserire i due punti al posto giusto!

Bice Mortara Garavelli evidenzia il ruolo metatestuale (e metacomunicativo) dei due punti: agiscono come annunci sul discorso in atto e preparano l’attenzione per quello che segue, ad esempio un elenco o una spiegazione.

Come connettivi possono sostituire congiunzioni subordinative causali (perché, poiché…), coordinative conclusive (quindi, perciò…) ed esplicative (infatti, cioè…), e rendere così meno complessa e più efficace la struttura della frase.

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Ministri, tra terminologia e grammatica

Che effetto vi fa questa notizia?

Nicola Sturgeon sarà la prossima primo ministro della Scozia. Chi è l'unica candidata alla segreteria dello Scottish National Party, dopo le dimissioni di Salmond: gli succederà al governo e nel partito

Prime minister e first minister

Nel titolo ho visto innanzitutto una questione terminologica: nell’inglese britannico esistono due termini che anni fa erano sinonimi ma ora identificano due concetti diversi. Sono prime minister, il capo del governo del Regno Unito, e first minister, il capo del governo nelle quattro nazioni che costituiscono il regno. Sturgeon sarà first minister.

In inglese è frequente che nei linguaggi speciali vengano assegnati significati particolari a parole esistenti per denominare nuovi concetti (risemantizzazione), e che si distingua tra concetti simili ricorrendo a doppioni o a parole analoghe che hanno origini diverse, come first, di radice germanica, e prime, latina. In altre lingue, la minore disponibilità lessicale può complicare lavoro terminologico e traduzione e richiedere soluzioni ad hoc, cfr. watch dog e guard dog e answer, reply e respond.

Il ministro, la ministra e la ministro

Del titolo mi ha colpita anche la prossima primo ministro, una locuzione in apparenza discordante ma in questo caso forse la scelta più utile e meno ambigua tra le diverse opzioni disponibili in italiano, già descritte in La scelta del genere di ministro:

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virgule ≠ virgola

virguleUn potenziale falso amico in tema con la Giornata proGrammatica 2014, dedicata alla punteggiatura: in inglese virgule non vuol dire virgola ma è invece un sinonimo meno comune di slash (il segno /), in italiano barra, sbarra o sbarretta.

Il significato inglese di virgule è forse più fedele all’etimo: il latino virgŭla, diminutivo di virga, “verga”, ossia un bastone lungo e sottile.

In inglese la virgola si chiama comma, parola che invece in italiano identifica il segno, simile a un trattino, che nell’interpunzione medievale segnalava una pausa. Il nome deriva dal latino comma, a sua volta dal greco kómma, “frammento”, da kóptō “taglio”.

Etimologie: Vocabolario Devoto-Oli