Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “varie”

invornito

A meno che non sia stata fatta conoscere da qualche comico, non credo che la parola invornito sia molto nota al di fuori di uno specifico ambito regionale.

Brutta storia – Manuale di lingua e mitologia urbana ne spiega il significato, mostrando l’efficacia di una definizione sintetica ma attentamente formulata: 

In Romagna indica persona strutturalmente non adatta ai processi logici

Facezie a parte, approfitto di questo esempio per un’osservazione sul lavoro terminologico: le definizioni molto dettagliate, perfette per un dizionario o altre opere di consultazione, possono invece essere poco adatte in un database terminologico (le informazioni aggiuntive, non strettamente necessarie per la definizione, andrebbero inserite in altri campi).


Vedi anche: Si dice in Romagna…

Tornando a invornito, etimologia ed esempi d’uso in invurni (rumagna.com).

la persona più tipica del mondo

Più volte ho accennato all’idea di utente tipico.

È un modello di riferimento che aiuta a operare scelte stilistiche, di traduzione e di localizzazione, a selezionare o adattare esempi e riferimenti, a decidere quali informazioni rendere esplicite e quali mantenere implicite. Il profilo dell’utente tipico viene definito valutando diversi fattori che possono influenzare la fruizione di un prodotto, di un testo o di altri contenuti, tra cui esperienza ed esperienze, aspettative e conoscenze specifiche ed enciclopediche* del destinatario. 

Tipico” è comunque un concetto alquanto relativo, specialmente se riferito a persone. Lo sottolinea the world’s MOST typical person, un video realizzato per National Geographic usando la tecnica della tipografia cinetica:

7 Billion: Are You Typical? – National Geographic Magazine

[via Open Culture]

* Il sistema consuetudinario statunitense è un esempio di conoscenze enciclopediche non condivise: per chi è cresciuto negli Stati Uniti le misure 5′11” e 5′4½” sono trasparenti, mentre la maggior parte di noi deve fare qualche calcolo o usare tabelle di conversione per sapere che corrispondono a 180 e 164 cm (e che 100 galloni sono circa 378 litri). 

Vedi anche: Terminologia e utente tipico e Il concetto di “user persona” nel software.

lettore tipico…

i puntini sulle i

Da What is the name of the dot over “j” and “i,” and why do we use them? ho imparato che in inglese il puntino sulle lettere i e j si chiama tittle, dal latino titulus, iscrizione, perché nei manoscritti latini, a partire dall’XI secolo, per distinguere le due lettere venivano aggiunti dei segni, poi diventati puntini con l’avvento dei caratteri di stampa alla fine del XV secolo.

Nell’alfabeto turco esiste il carattere ı, senza puntino, che indica il suono /ɨ/, diverso dal fonema /i/ rappresentato dalla lettera i. La mancata distinzione tra i due può avere conseguenze funeste, come raccontavo in Errori di localizzazione fatali.  

E in inglese dot one’s i’s and cross one’s t’s non vuole dire essere puntiglioso*, come mettere i puntini sulle i in italiano, ma indica invece meticolosità.


* dallo spagnolo puntillo, diminutivo di punto (de honor).

Il cognome delle donne, una questione di sicurezza

Il cognome delle donne sposate

fotoLeggendo qualche articolo sui premi Oscar, ho notato che la moglie italiana* di Colin Firth, miglior attore protagonista, tende a essere chiamata Livia Firth negli articoli in inglese e Livia Giuggioli in quelli in italiano.

In questo caso ci saranno sicuramente motivi d’immagine, però il fatto che in alcuni paesi come l’Italia e la Spagna le donne sposate mantengano sempre il loro cognome può ancora suscitare qualche stupore in interlocutori inglesi e soprattutto americani: è una differenza culturale a cui non sono abituati. 

Il cognome delle madri (domande di sicurezza)

In particolare ricordo che anni fa, quando erano apparsi i primi servizi online che prevedevano una domanda di sicurezza (security question) per poter recuperare la password nel caso venisse dimenticata, la domanda predefinita in inglese riguardava sempre il cognome da nubile della propria madre, what is your mother’s maiden name?

A quanto pare era una consuetudine in uso già da tempo nel sistema bancario americano e proprio per questo poteva risultare difficile spiegare agli sviluppatori americani che in alcuni mercati, come quello italiano, non aveva molto senso.

(continua…)

IKEA o Il Signore degli Anelli?

Quiz divertente in McSweeney’s: quali di questi nomi sono prodotti dell’IKEA e quali sono personaggi di Il Signore degli Anelli?

1. Faramir
2. Freden
3. Grundtal
4. Boromir
5. Molger
6. Galdor
7. Freda
8. Agerum
09. Babord
10. Frodo
11. Grima
12. Akurum
13. Brunkrissla
14. Sultan Högbo
15. Deagol
16. Grimbold

La soluzione qui (visibile al passaggio del puntatore).

Scherzi a parte, tempo fa avevo scoperto che ci sono criteri ben precisi per i nomi dei prodotti IKEA: a parte qualche eccezione, sono quasi tutte parole di lingue nordiche,  ovviamente soprattutto svedesi. A quanto pare questa scelta è ricollegabile alla dislessia del fondatore che avrebbe avuto problemi a identificare codici e sigle. Da Wikipedia:

Divani, tavolini, scaffali: toponimi svedesi 
Letti, guardaroba: toponimi norvegesi  
Tavoli da pranzo e sedie: toponimi finlandesi 
Tappeti: toponimi danesi  
Librerie: professioni 
Articoli per il bagno: fiumi, laghi e baie scandinave   
Cucine: termini grammaticali  
Sedie, scrivanie: nomi maschili  
Tende: nomi femminili 
Arredamenti per il giardino: isole svedesi  
Illuminazione: termini relativi alla musica, chimica, meteorologia, unità di misura, stagioni, mesi, giorni, imbarcazioni
Biancheria da letto, coperte, cuscini: fiori, piante, pietre preziose; parole relative al dormire ecc.
Articoli per bambini: mammiferi, uccelli, aggettivi 
Tendaggi: termini matematici e geometrici  
Utensili da cucina: parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, frutta, verdure, aggettivi 
Scatole, quadri, orologi, cornici: espressioni della lingua parlata, toponimi svedesi

A proposito, mi piacerebbe sapere chi traduce il materiale di IKEA in italiano: vorrei fare loro i miei complimenti perché ogni volta che sfoglio il catalogo o vedo una pubblicità penso che facciano un ottimo lavoro di adattamento.

 

vignetta

vignetta: wullfmorgenthaler


Vedi anche: altri post che parlano di marchionimi.

Velocipedi a Milano (e altrove)

Non sono certo la prima ad avere notato la dicitura scelta per la segnaletica verticale (cartelli e pannelli luminosi) all’entrata del tunnel di Porta Nuova a Milano: mi ha sempre fatto pensare a un esempio di burocratese con una velata presa in giro dei ciclisti, categoria non molto rispettata da queste parti. L’altra sera passavo di lì e ho fatto una foto:

divieto_velocipedi

velocipedeI principali vocabolari di italiano (Treccani, Sabatini Coletti, Zingarelli ecc.) descrivono il velocipede come un mezzo antiquato e aggiungono che nel linguaggio contemporaneo è una parola usata solo scherzosamente come sinonimo di bicicletta.

Non registrano altre accezioni ma l’assenza del significato visto sui cartelli è giustificata: in questo caso velocipede non fa parte del lessico generico ma è un termine tecnico* usato nell’ambito specializzato del Codice della strada per identificare un concetto specifico:

Art. 50. Velocipedi
1 I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare
.

Tutti gli italiani con patente di guida dovrebbero conoscere il Codice della strada (ehm…), quindi ben vengano le iniziative per semplificarne il linguaggio e renderlo più accessibile, purché non riducano la precisione terminologica, essenziale in tutti gli ambiti specializzati.

A proposito dei velocipedi e dell’art. 50, FIAB propone questa modifica:

Biciclette
1 Le biciclette sono mezzi di trasporto con due ruote, o altri mezzi di trasporto a più ruote equiparabili, funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano a bordo
.

Mi sembra però che ci siano margini di miglioramento perché con questa definizione vengono esclusi i mezzi a pedalata assistita (con motore) e si crea qualche ambiguità: gli altri mezzi (o le ruote?) sono equiparabili in che senso, esattamente? Interessante comunque che FIAB suggerisca anche di aggiungere termini e definizioni ora mancanti, quali attraversamento ciclabile, attraversamento ciclopedonale misto, corsia ciclabile e itinerario ciclabile. Ulteriori proposte in Modifiche al codice della strada.

Nel frattempo cercherò di non fare più troppo caso ai cartelli del tunnel di Porta Nuova…

*  Velocipede è un esempio di terminologizzazione, anche se in questo caso la parola del lessico generico scelta per rappresentare il concetto particolare non era più di uso comune ma già un arcaismo.

Vedi anche: esempi di segnaletica orizzontale e cartelli insoliti (peccato non aver potuto fotografare il cartello visto domenica a Enego, sull’Altopiano di Asiago, decisamente Pregolamentare nell’aspetto ma non nella dicitura: il simbolo standard di parcheggio era accompagnato dalla scritta RISERVATO AI SCIATORI).

IBM Watson contro umani: 1-0

Aggiornamento a Computer e linguaggio naturale: IBM Watson: l’argomento è di nuovo alla ribalta perché il supercomputer di IBM ha vinto la sfida contro due campioni umani al telequiz Jeopardy!

IBM ha pubblicato alcuni nuovi video, ad es. qui i momenti cruciali del programma televisivo e qui le prospettive future per le tecnologie perfezionate da Watson.

Interessante vedere come è stata definita la “presenza scenica” di Watson, ovvero il sistema di sintesi vocale che gli dà la voce e la grafica che lo caratterizza: 

IBM Watson: The Face of Watson

(forse in futuro gli daranno anche un volto, come l’interfaccia a cui sta lavorando Microsoft Research, descritta in Photo-Real Talking Head?)

Il linguaggio: una finestra sulla natura umana

Se avete dieci minuti, guardatevi l’animazione di RSA tratta da un intervento di Steven Pinker, Language as a Window into Human Nature.

Gli esempi sono molto divertenti e subito riconoscibili anche da chi non è di madrelingua inglese (ad es. vari riferimenti a film, da Fargo a Harry ti presento Sally), già noti a chi ha letto i libri di Pinker, in particolare The Stuff of Thought e il bestseller The Language Instinct, ma in ogni caso davvero efficaci.

Affinità con i piccoli utenti

Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.

Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.

All’inizio degli anni ‘90 era uscito un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che trasformava alcune parole sostituendole con immagini stilizzate, simili a icone:

Un gatto si era addormentato sotto un grande alberoe sognava di essere una farfalla che si posava su un fiore.

C’erano stati vari problemi nella fase iniziale di localizzazione perché la traduzione in italiano delle parole trasformabili era stata fatta senza considerare le immagini corrispondenti, ad es. nella versione alfa scrivendo topo non succedeva niente mentre mouse faceva apparire una figurina dell’animale (chi aveva tradotto dall’inglese doveva aver pensato che mouse fosse un termine informatico). In altri casi le immagini “americane” erano poco riconoscibili e avevano richiesto adattamenti personalizzati.

Un esempio divertente è quello della parola cookie, che nella versione originale era cookieassociata a un’immagine del tipico chocolate chip cookie americano, simile a quella qui a destra, però non molto rappresentativa per l’italiano biscotto.
La soluzione adottata, dopo avere consultato alcuni bambini e maestre, è un esempio di localizzazione forse non molto ortodossa ma efficace, molto apprezzata dagli utenti finali: l’immagine del cookie americano appariva quando i bambini italiani scrivevano cacca!

Ovviamente avevamo evitato di farlo sapere agli sviluppatori americani, che sicuramente non avrebbero trovato molto politically correct la nostra affinità con i piccoli utenti


Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e Immagini, traduzione automatica e tazze (problemi con le parole chiave associate alle immagini).

Canzoni, soramimi, buffalaxing e animutation

In inglese ci sono alcune parole davvero curiose per descrivere le interpretazioni “creative” dei versi delle canzoni.

Ho già parlato di mondegreen, il fraintendimento involontario di alcuni versi di canzoni che vengono interpretati con parole foneticamente simili ma con un significato spesso meno plausibile dell’originale.

Un tipo particolare di mondegreen è il soramimi, parola giapponese che descrive i versi di una canzone in lingua straniera percepiti come se fossero cantati nella propria lingua, con risultati spesso assurdi.

C’è poi chi prende video di canzoni in altre lingue e li sottotitola con frasi inglesi vagamente omofone, con significato volutamente strampalato, per creare un effetto comico. Questo fenomeno è noto gergalmente come buffalaxing e prende il nome da Buffalax, pseudonimo di un noto autore di questo genere (uno dei suoi video più famosi è Benny Lava, reinterpretazione “inglese” di una canzone indiana stile Bollywood). In Language Log era stato suggerito di chiamare questo tipo di giochi linguistici Autour-du-mondegreens ma non sembra che il termine abbia avuto molto successo.

Se invece all’interpretazione creativa di una canzone vengono associate immagini in tema con le nuove parole, si parla di animutation, come in questa variazione di O Fortuna da Carmina Burana di Orff:

Oh Four Tuna


L’idea per questo post mi è venuta leggendo Prisencolinensinainciusol – Olrait!, dove ci sono dei video “buffalaxed” della famosa canzone di Celentano. 


A proposito di canzoni e motivetti martellanti, vedi anche Earworm, Ohrwurm e “Strüdel”.

Wallace & Gromit sui francobolli inglesi

Sono rimasta piacevolmente sorpresa quando ho ricevuto auguri di Natale dall’Inghilterra con francobolli natalizi che avevano come protagonisti Wallace & Gromit.

Per chi, come me, è appassionato del duo di plastilina, può essere interessante questo breve filmato in cui il loro creatore Nick Park parla del progetto filatelico di Royal Mail. Moltissimi i simboli natalizi e i dettagli umoristici tipicamente inglesi:

Royal Mail launch Wallace and Gromit Christmas stamps

E sempre a proposito di Wallace & Gromit, Natale, pettirossi e “capturing the true spirit of Christmas”:

Cracking Contraptions–The Christmas Cardomatic

Vedi anche: Alcuni riferimenti natalizi inglesi (e irlandesi)

Computer e linguaggio naturale: IBM Watson

Watson è il nome di un supercomputer di IBM che combina tecnologie avanzate di elaborazione del linguaggio naturale, analisi dei dati, information retrieval, rappresentazione della conoscenza e apprendimento automatico.

Sfrutta una tecnologia sviluppata da IBM, DeepQA, un sofisticato sistema di Question Answering che riesce a comprendere ed elaborare domande in linguaggio naturale e formulare risposte precise, proprio come farebbe una persona.

Analizzare una frase e capirne complessità, ambiguità, riferimenti culturali, informazioni implicite, ironia, giochi di parole ecc. è un’attività normale per un umano ma complessa per un computer (l’esempio classico e più banale di ambiguità è “Marco guarda la ragazza con il cannocchiale”: noi possiamo desumere facilmente dal contesto o da altri dati chi ha lo strumento ma per il computer è più difficile arrivare alla conclusione corretta).  

A dimostrazione dell’altissimo livello raggiunto dalle tecnologie IBM, in febbraio 2011 Watson parteciperà a Jeopardy!, il più famoso programma di quiz americano (il format usato da Mike Bongiorno in Rischiatutto). Tanto per dare un’idea, Watson è in grado di trovare la risposta corretta a definizioni tipo “ragazzino che sa volare ma anche uomo emotivamente sottosviluppato”. Il filmato che ne parla è molto interessante:

IBM Watson: Why Jeopardy?

(da vedere anche The Next Grand Challenge e Building Watson. A Brief Overview of the DeepQA Project)

Le implicazioni pratiche di un sistema di analisi così avanzato sono ovviamente enormi. Per chi vuole saperne di più: il sito IBM Watson e un’intervista a uno dei ricercatori (ringrazio Elio per i link).

Aggiornamento 17 febbraio 2011: al telequiz Jeopardy!, Watson ha vinto la sfida contro i concorrenti umani! Per i dettagli, How Watson Trounced The Humans in Visual Thesaurus; per chi desiderasse approfondire l’argomento Watson, interessante un intervento recente di Language Log, Jeopardizing Valentine’s Day.
.…

PS Il nome del progetto non c’entra nulla con l’assistente di Sherlock Holmes ma è quello del fondatore di IBM, Thomas J. Watson.


Vedi anche: IBM Watson contro umani: 1-0 (aggiornamento),  La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? e Il linguaggio: una finestra sulla natura umana.

Yessss… We can…e!!

Vetrofania sul retro di un furgone visto in una nota località sciistica italiana:

van-can-cane

Non c’è che dire, YESSSS… WE  CAN…E!!  è una rielaborazione linguistica davvero fantasiosa dello slogan politico americano più famoso del 2008.

Al lettore è comunque richiesta una certa cooperazione interpretativa per comprendere correttamente il messaggio pubblicitario:

conoscenza elementare dell’inglese
familiarità con lo slogan della campagna presidenziale di Barack Obama e con le connotazioni positive espresse da YES WE CAN
prontezza di imporre l’ortografia italiana sulla pronuncia inglese per cogliere il gioco di parole
capacità di sintesi per recepire il messaggio e associarlo alla corretta offerta commerciale

Nel mio caso l’ultimo punto non ha funzionato, infatti è stato il nome Qua la zampa! a comunicarmi che veniva pubblicizzata un’attività per animali domestici ma, in mancanza di altre informazioni sul resto del furgone, non sono riuscita a capire che servizi venivano proposti: tolettatura, tosatura e simili, custodia degli animali mentre i padroni sciano (dog sitting), o semplicemente vendita di cibo e accessori per animali?

Se invece lo scopo era solo quello di attirare l’attenzione, beh, forse si potrebbe citare un altro presidente americano: MISSION ACCOMPLISHED


SSLMIT di Trieste e tagli all’università

Accolgo la richiesta di diffondere il video realizzato dagli studenti della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste sui tagli agli atenei e le conseguenze per la loro facoltà:

La SSLMIT di Trieste contro i tagli all’Università

Anch’io ho studiato alla SSLMIT e il mio ricordo del livello e del tipo di competenze acquisite durante il corso di studi è molto positivo. Un fattore chiave era sicuramente la disponibilità delle risorse, in particolare il numero ridotto di studenti per ogni corso e l’alta percentuale di docenti madrelingua, alquanto rilevanti nell’apprendimento approfondito di una lingua.

Agli studenti e ai docenti della SSLMIT auguro che i tagli, a quanto pare inevitabili, perlomeno non siano indiscriminati e incondizionati. Se penso alla mia esperienza, ormai di parecchi anni fa e con un ordinamento diverso, eliminare l’inutile corso di geografia politica ed economica sarebbe stato un risparmio sensato ma “burocraticamente” poco probabile (sulla carta risultava un corso molto frequentato perché obbligatorio in tutti i piani di studio), mentre il problema delle due cattedre rimaste improvvisamente scoperte il primo anno della mia seconda lingua, tamponato come si poteva, senza poter nominare sostituti, aveva avuto ripercussioni negative anche negli anni successivi: un esempio di “costi” non quantificabili economicamente (anzi, avranno pure risparmiato) ma sicuramente molto alti per noi studenti.

Lorem ipsum in Word

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Il testo riempitivo in (pseudo) latino noto come lorem ipsum, usato in bozze o prove grafiche al posto di testo “reale”, è ora abbastanza diffuso da essere subito riconoscibile. Ha una storia antica: sembra sia stato usato per la prima volta da uno stampatore del 1500 che aveva ricavato le parole da uno scritto di Cicerone (tutti i dettagli in Wikipedia).

Se vediamo il testo lorem ipsum…, ormai non ci facciamo troppo caso. Una ventina di anni fa però non era così comune e so che c’erano stati utenti italiani che, trovandolo per la prima volta in qualche manuale di software, si erano lamentati. I motivi erano due:

testo latino errato, con problemi di sintassi e sequenze di caratteri o lettere sconosciute agli antichi romani, come ad es. nonummy
troppe parole negative, o percepite come tali, quali dolor, dolore, odio…
ed eros!  

Lungi da me l’idea di formulare ipotesi sul tipo di persone che decidono di contattare il servizio clienti o il supporto tecnico per questi problemi…

Aneddoti a parte, forse non tutti sanno che in Word c’è una funzione per inserire automaticamente questo tipo di testo. Se nella scheda Correzione automatica è selezionata l’opzione Sostituisci il testo durante la digitazione, basta inserire

           =lorem()

e premere Invio per ottenere tre paragrafi di testo di tre frasi ciascuno. Si può anche specificare il numero di paragrafi e di frasi, ad es. =lorem(2,8) genererà due paragrafi di otto frasi ciascuna.

Una funzione simile è =rand.old() che nella versione inglese di Word consente di inserire paragrafi e frasi con il pangramma The quick brown fox jumps over the lazy dog e in quella italiana restituisce invece Cantami o Diva del pelide Achille l’ira funesta.