Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “varie”

Il clima italiano visto da italia.it

Una protesta sulle tariffe pagate per la traduzione dei contenuti del portale Italia.it  (qui e qui) con commenti negativi sulla qualità delle pagine già tradotte, ma senza esempi specifici, mi ha fatto venire la curiosità di darci un’occhiata.

In effetti non c’è da stare molto allegri: traduzioni estremamente letterali, tanto che viene in mente quel famigerato invito in inglese di visitare l’Italia da parte dell’ex ministro Rutelli.

Soprattutto, però, non mi sembra siano stati fatti molti tentativi di adattare le informazioni al punto di vista dell’utente finale, il potenziale turista, come si può vedere dalla pagina in inglese sul clima. Due esempi banali ma che saltano subito agli occhi:

Per invogliare a venire in Italia chi non c’è mai stato, il clima viene descritto così:
tipico inverno italiano: biciclette a Milano, gennaio 2010 in the north the climate is harsh, with very cold winters and very hot, 
particularly humid summers […]
intense cold season […]
the sultriness of the northern cities […]
Rispetto al testo originale, tutto sommato ragionevole dal punto di vista di chi vive in Italia, nella traduzione sono state enfatizzate alcune descrizioni negative, tra cui collocazioni italiane come clima rigido e inverno rigido che, secondo me, non vanno sempre interpretate letteralmente: in un testo promozionale turistico scritto direttamente in inglese sarebbero state sicuramente smorzate, specialmente se destinate a chi vive in climi decisamente meno favorevoli del nostro. O forse è una scelta voluta, per rafforzare lo stereotipo della tendenza italiana all’esagerazione?!?
Vengono indicate temperature medie per tre città, una per ciascuna area climatica, dando per scontato che anche chi non è italiano sappia esattamente dove si trovino. Le temperature sono in gradi Celsius e le precipitazioni in mm, dati del tutto insignificanti per potenziali turisti americani abituati ai gradi Fahrenheit e ai pollici e per i quali andrebbe prevista la doppia tabella o l’opzione di conversione.

Per fare un confronto, le stesse informazioni date da Rough Guides che, come tutte le guide turistiche e a differenza di italia.it, dà innanzitutto un’immagine positiva del clima italiano e indica poi anche i periodi migliori per visitare il paese: Italy’s climate is one of the most hospitable in the world, with a general pattern of warm, dry summers and mild winters. There are, however, marked regional variations […].

Vedi anche: Problemi di conversione (e di localizzazione) su convenzioni culturali e unità di misura,  Localizzazione… e visioni del mondo su conoscenze enciclopediche e punti di vista diversi in base al mercato e Crocchette <> croquettes per altri esempi di traduzioni poco felici in un sito del Ministro del Turismo.

Na’vi, nuova lingua artificiale aliena

Avatar - sito ufficiale del filmNei media di lingua inglese in questi giorni viene dato gran risalto al film Avatar (ieri la prima mondiale). La fantascienza non mi appassiona affatto ma mi hanno incuriosita i dettagli sulla lingua parlata dai Na’vi, gli umanoidi del pianeta Pandora. È stata creata ad hoc dal linguista Paul Frommer che ne ha definito fonologia, morfologia, sintassi e lessico in modo che suonasse credibile ma allo stesso tempo aliena e non associabile ad alcuna lingua esistente. La trama di Avatar prevedeva che gli umani fossero in grado di apprenderla e quindi sono stati privilegiati fonemi e strutture grammaticali abbastanza rari ma comunque usati in alcune lingue naturali. Ne è risultata una lingua complessa, come illustrato da alcuni esempi fatti da Frommer*.

Fonologia – La lingua na’vi non ha alcune consonanti molto comuni in inglese e altre lingue naturali, come le occlusive sonore /b/, /d/ e /g/, la fricativa /ʃ/ e le affricate /ʧ/ e /ʤ/ (rese in inglese con sh, ch e j), ma si distingue per tre consonanti eiettive /k’/, /p’/ e /t’/ per produrre le quali l’aria non viene emessa dai polmoni ma dal sollevamento della laringe a glottide chiusa (l’ortografia nella trascrizione na’vi è kx, px e tx). La lunghezza delle vocali non è una caratteristica distintiva come in iconfronto tra alcuni suoni della lingua na'vi e dell'inglese - BBC Newsnglese (ad es. ship <> sheep) ma è importante per la prosodia e quindi influenza la pronuncia degli attori; l’accento grafico su una vocale in finale di parola indica così che la vocale è breve (come sarebbe in italiano; in questa posizione in inglese, invece, può solo essere lunga).
[Aggiornamento: video con pronuncia di vocali e consonanti eiettive]

Morfologia – Vengono usate strutture raramente presenti nelle lingue umane, come un sistema tripartito nella declinazione dei sostantivi (si distingue tra il soggetto di un verbo transitivo, quello di un verbo intransitivo e l’oggetto) e infissi inseriti all’interno della radice di un verbo per indicare il tempo, ad es.  taron, “cacciare”, diventa tolaron al passato.

Sintassi – La morfologia flessiva consente un ordine delle parole quasi del tutto libero.

Lessico – Il regista James Cameron aveva già ideato una quarantina di nomi di persona, luoghi e animali, dal suono vagamente “polinesiano”. Su questa base è stato sviluppato il resto del vocabolario, che al momento conta circa un migliaio di parole ma verrà quasi sicuramente espanso. Alcuni esempi (da BBC News e The Times):  

kaltxì ciao (quando ci si incontra)
kìyevame ciao (arrivederci)
srane
lrrtok sorridere
nga tu
fngap metallo
atxkxe terra
tskxe roccia
skxawng idiota
Ngaru lu fpom srak? Come stai?
Tsun oe ngahu nìNa’vi pivängkxo a fì’u oeru prrte’ lu È un piacere poter parlare con te in Na’vi
Fìskxawngìri tsap’alute sengi oe Chiedo scusa per questo idiota
Oeri ta peyä fahew akewong ontu teya längu Il mio naso è pieno del suo odore alieno

lingua navi
* Fonti: Skxawng! (New York Times) e Brushing up on Na’vi, the Language of Avatar (Vanity Fair), entrambi con clip audio di alcune frasi, e An interview with Paul Frommer, Alien Language Creator for Avatar (blog Unidentified Sound Object).  
Interessante anche Gee Wiz, Alien Language (blog The Lousy Linguist). 

Aggiornamento 19 dicembre 2009 –  Language Log ha pubblicato Some highlights of Na’vi, un intervento dettagliatissimo di Paul Frommer con informazioni su fonetica, fonologia, struttura sillabica, restrizioni fonotattiche, sostantivi (il numero può essere singolare, plurale, duale e triale e ci sono sei diversi casi), verbi, aggettivi, pronomi, preposizioni e posposizioni e sintassi. Sono stati inoltre creati la voce Na’vi language in Wikipedia e il sito Learn Na’vi, con vocabolario, grammatica e fonologia e, per chi vuole scaricarla e stamparla, la Na’vi Language Pocket Guide in formato PDF.

… 
PS  In tutti gli articoli e nel video qui sopra viene citata quella che finora era stata la lingua artificiale “di fantascienza” più famosa, il klingon di Star Trek, altrettanto complessa e addirittura parlata da molti appassionati e con un suo codice ISO. Niente a che vedere, ovviamente, con la lingua dei marziani di Mars Attacks! di Tim Burton, che consiste di un’unica parola ripetuta, ack: sembra che nella prima stesura del copione ack ack ack fosse un segnaposto per le battute dei marziani, tipo bla bla bla, in attesa di creare la lingua marziana che poi non si è mai materializzata.

La Language Creation Society fornisce informazioni dettagliate sulla “costruzione” di lingue artificiali (anche dette conlanguage, da constructed language); per una panoramica completa c’è il libro In the Land of Invented Languages di Arika Okrent.

dizionario…

Nomen omen?

In questi giorni ero in Romagna, dove mi era stato messo da parte questo articoletto:    
anziano intento a estirpare la gramigna dall'orto?

In effetti, la prospettiva di coltivare verdura proprio in Largo Gramigna non mi sembra del tutto allettante…

Giornate mondiali e internazionali

Oggi è la Giornata mondiale della traduzione; il tema del 2009 è Working Together.

Come dicevo l’anno scorso, mi sembra che proliferino le giornate di vario genere. Per chi è curioso di saperne di più, in Wikipedia Giornate e anni internazionali elenca ricorrenze istituite dall’ONU o sue agenzie e International observance aggiunge ulteriori date: si scopre così che domani 1 ottobre* è la giornata internazionale delle persone anziane ma anche la giornata mondiale dei vegetariani, mentre il 5 ottobre è quella degli insegnanti Auguri a tutti!

In List of commemorative days e Awareness day, sempre in Wikipedia, si trovano invece altre giornate di sensibilizzazione e alcune ricorrenze insolite, soprattutto americane.

Mole Day Il 23 ottobre, ad esempio, è Mole Day, che non è la giornata delle talpe o dei nei, come potrebbe suggerire qualche maldestro traduttore automatico, ma della mole intesa come unità di misura: data e ora in cui si fa iniziare la giornata, se scritte con le convenzioni americane (prima il mese e poi il giorno), richiamano 6.02 x 1023 ovvero il numero di Avogadro, e quindi sono i chimici a festeggiare.


* Vedi anche Chiave, chiavetta, penna, pennetta per chi invece pensa ancora al primo ottobre come il giorno dei remigini.


Giornata della punteggiatura (USA)

Il 24 settembre negli Stati Uniti è National Punctuation Day, giornata istituita per promuovere l’uso corretto della punteggiatura.

Le convenzioni per l’uso della punteggiatura non sono le stesse in tutte le lingue. Da un punto di vista solamente tipografico, ad esempio, in inglese americano i due punti richiedono l’iniziale maiuscola per la prima parola della frase che introducono e dopo il punto possono essere usati due spazi anziché uno; in America e Gran Bretagna spesso vengono applicate regole diverse per il punto che segue una citazione (in USA sempre prima delle virgolette di chiusura, in UK invece dopo se non fa parte della citazione stessa); in francese alcuni segni di punteggiatura devonopunteggiatura essere preceduti da uno spazio; in tedesco le virgolette sono posizionate in maniera diversa rispetto all’italiano; alcune lingue hanno segni di punteggiatura aggiuntivi, come i punti esclamativo e interrogativo “rovesciati” ¡ e ¿ in spagnolo.

La localizzazione del software deve ovviamente tenere conto di queste differenze. I programmi che riconoscono la lingua in cui si sta scrivendo il testo (o che permettono di impostarla) applicano automaticamente le convenzioni corrette, ad es. aggiungono uno spazio prima dei segni di punteggiatura che lo richiedono o selezionano il tipo di virgolette previsto per la lingua.

Globalizzazione e pronuncia di nomi di prodotti

BingIl blog del mestiere di scrivere riassume il processo e gli elementi che hanno portato gli specialisti di Interbrand alla scelta del nome Bing per il motore di ricerca Microsoft e conclude citando il post Common Naming Mistake 6 – Linguistics, in cui viene sottolineata l’importanza delle analisi linguistiche e culturali nella valutazione dei nomi di prodotti destinati a un mercato globale.

È un’attività molto interessante, specialmente quando si ha la possibilità di vedere come si è arrivati alla scelta dei candidati finali. Ne avevo accennato in Le competenze linguistiche nella localizzazione:

Un altro intervento importante nell’ambito della globalizzazione riguarda i nomi prodotti, di solito mantenuti in inglese in tutti i mercati. In generale si tratta di analisi gestite da società specializzate, ma spesso viene effettuata una prima valutazione da parte di risorse linguistiche per escludere che la rosa di nomi scelti evochi concetti o idee strane o peggio ancora offensive nel paese di destinazione e per capire se il nome inglese sia facilmente memorizzabile, sia in termini di pronuncia che di grafia, anche per chi non conosce l’inglese.

In queste valutazioni la pronuncia è un aspetto importante ma qualche volta sottovalutato.

Non è infatti sufficiente che il nome sia facilmente pronunciabile anche per chi non è di madrelingua (in genere l’inglese), va anche verificato che non risultino connotazioni non volute se vengono applicate le regole di pronuncia di altre lingue: è il caso della parola americana lite letta come si scrive da un italiano (e sempre più usata per descrivere non solo alimenti ma anche versioni ridotte di altri tipi di prodotti, ad es. software). Un collega russo raccontava uno scenario ancora più complesso: molti suoi connazionali digiuni di inglese spesso leggono le parole in alfabeto latino con le regole del tedesco e per il mercato russo va quindi valutata più di una possibile pronuncia per ogni nome inglese.

Non vanno poi ignorati gli aspetti prosodici, come nel caso di parole che, individualmente, sono del tutto neutre ma che combinate e pronunciate con l’intonazione di un’altra lingua possono causare effetti indesiderati: basti pensare a Windows Vista che qualche italiano percepisce come window svista

Vedi anche: Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?  e Marchionimi e terminologia

PS  A scanso di equivoci, non ho partecipato alle valutazioni linguistiche dei prodotti citati qui sopra.

Il Corriere e le parole “tech” da non usare più

Le parole tech da non usare più - articolo del Corriere della Sera Grazie a Paola ho letto, anche se con qualche giorno di ritardo, Le parole «tech» da non usare più, un articolo del Corriere della Sera che si riprometteva di mettere in evidenza “espressioni o vocaboli che, secondo Business Week, è meglio non pronunciare in un colloquio di lavoro per non sembrare obsoleti” ma che invece ha mostrato una notevole confusione nel proporre un argomento a sfondo tecnologico, come ben sottolineato dai commenti dei lettori.

Innanzitutto non credo abbia molto senso prendere un articolo scritto in inglese, con riferimenti specifici a quella lingua, e riproporlo a lettori italiani con gli stessi esempi, senza adattamenti, addirittura suggerendo che al posto di un verbo spacciato come italiano (ma che in realtà non ha mai avuto una diffusione significativa) ne venga usato uno inglese:

Peggio ancora va se provate la locuzione surfare sul web, legata a un’internet della prima ora ormai molto, troppo «vintage». Il massimo, per esprimere il concetto di navigare, è usare to google.

Stupisce però ancora di più come concetti diversi e relativa terminologia siano stati confusi tra loro, senza verificare se effettivamente ci fosse sinonimia. Faccio un esempio non informatico: è come se avessero affermato che, per fare riferimento a un sistema di comunicazione molto diffuso qualche decina di anni fa, la parola telex è superata e al suo posto si dovrebbe dire email!

Stando all’articolo, infatti, sarebbero le “parole tecnologiche” che descrivono soluzioni o tecnologie a diventare obsolete, anziché le tecnologie stesse, una conclusione che lascia parecchio perplessi. Va invece considerato che di solito la terminologia che descrive tecnologie mature, quindi poco suscettibili a ulteriori evoluzioni, è consolidata e raramente soggetta a modifiche.

La nota aggiunta dalla redazione per precisare il senso dell’articolo non elimina i dubbi:

[…] uno spunto interessante per sottolineare come il linguaggio sia ormai destinato a essere molto spesso in ritardo rispetto all’evoluzione della tecnologia, come ben dimostra il proliferare di termini che cercano di definire “creature” sempre più ibride quali i netbook, i tablet pc, gli Ultra Mobile Pc, Mobile Internet devices, etc

Non è chiaro cosa intendano con “ritardo” del linguaggio, visto che i nuovi concetti che risultano da innovazioni e evoluzioni tecnologiche non potrebbero diffondersi se non fossero loro associati dei nomi che li descrivono e che permettono di differenziarli da concetti simili: è proprio il caso dei termini portati ad esempio (netbook, tablet PC, UMPC e MID). Ogni lingua ha le sue strategie per scegliere la terminologia che deve rappresentare nuovi concetti, in particolare quelli nati in altri contesti linguistici; è noto che l’italiano ricorre volentieri al prestito, ma questo non va visto come un’incapacità di stare al passo con l’innovazione, come forse implica la nota del Corriere, bensì come una delle tante possibilità di formazione di neologismi da sempre in uso nella nostra lingua.

Per finire, una modifica dell’articolo rispetto alla prima versione cerca di deviare alcune responsabilità sul testo originale ma, secondo me, non fa che sottolineare la confusione fatta tra argomenti potenzialmente obsoleti e la terminologia necessaria per discuterli:

Versione originale Versione modificata
L’Extranet, invece, popolare alla fine degli anni ‘90 è diventata electronic data interchange, ovvero EDI e non ha più senso, riferendosi alle reti interne, parlare di Intranet ma, se si vuol identificare una rete privata, l’acronimo da usare è VPN che sta per Virtual private network. L’Extranet, invece, popolare alla fine degli anni ‘90 è diventata Electronic data interchange, ovvero EDI e non ha più senso riferendosi alle reti interne, parlare di Intranet. Secondo il settimanale americano, che forza il significato dei termini in questione, per identificare una rete privata è meglio utilizzare l’acronimo è VPN che sta per Virtual private network.

 

Vedi anche:

Chiavetta USB, per un esempio di come alcune innovazioni possano inizialmente portare alla coesistenza di termini diversi, con la tendenza però alla standardizzazione e quindi alla scomparsa della terminologia ridondante, o comunque alla riduzione della sua frequenza d’uso, man mano che la tecnologia diventa più diffusa e più matura.

Attenzione alle spalle…, per un esempio di considerazioni terminologiche quando viene introdotto un nuovo concetto in un’altra lingua.

Infine, altri esempi di una certa disinvoltura del Corriere nel comunicare informazioni in origine in inglese: cross country race, tuxedo cat, lens, eastern egg e la pronuncia di love.

Giornata di studi sulla traduzione

Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Modena e Reggio Emilia Il 28 settembre parteciperò alla giornata di studi Il mestiere del traduttore tra nuove competenze e nuove tecnologie, organizzata dall’Università di Modena e Reggio Emilia in occasione della Giornata europea delle lingue. Dal programma:

Il dibattito sulla qualità traduttiva e la formazione dei traduttori è sempre più portato ad accogliere considerazioni che allargano l’orizzonte disegnato dai tradizionali ambiti disciplinari nei quali la traduzione viene discussa. […]

Gli strumenti a servizio del traduttore vanno dalle memorie di traduzione, ai software di indicizzazione e ricerca testuale fino alle banche dati terminologiche. Questi strumenti, nati nel settore della localizzazione del software, sono poi stati adottati anche in altri ambiti della traduzione professionale e nelle grandi organizzazioni istituzionali e commerciali. In parallelo altri settori, come quello della traduzione audiovisiva, hanno conosciuto di recente una notevole espansione e l’emergere di modalità di lavoro ad alto tasso di innovazione tecnologica.

La giornata […] si propone di approfondire queste tematiche mettendo a confronto i punti di vista di esperti del mondo accademico, istituzionale e produttivo.

Il mio intervento è Le opportunità della gestione della terminologia nelle aziende.

Maggiori informazioni nel programma della giornata, che sarà a Modena ed è aperta al pubblico.


Vedi anche: Convegno Tecnologie per la traduzione

Alla radio: hello e differenze “asiatiche”

helloUn po’ prostrata da una forma pseudo-influenzale, da un paio di giorni ne sto approfittando (si fa per dire!) per ascoltare qualche programma radio. Alla BBC, su Radio 4, piacevole anche se un po’ lunghetta l’ultima puntata di Fry’s English Delight sulla storia di hello (o hallo), saluto che si è diffuso in inglese solo con l’avvento del telefono. 

Ho trovato interessante anche Love At First Site, servizio sui siti Web rivolti a chi ha radici in Asia meridionale ma vive nel Regno Unito e cerca un(a) consorte consono/a alle proprie tradizioni. Ne parla Sarfraz Manzoor che è anche l’autore di Greetings from Bury Park, un libro autobiografico in cui descrive come le canzoni di Bruce Springsteen l’abbiano aiutato a conciliare la cultura del paese adottivo, l’Inghilterra, con quella del paese d’origine, il Pakistan: efficaci le descrizioni delle differenze culturali e del periodo dopo l’11 settembre; si deve invece conoscere il repertorio di Springsteen per apprezzare i riferimenti musicali.

A proposito, l’aggettivo inglese Asian è un esempio di come geografia e storia possano influenzare l’uso delle parole: oltre al significato generale relativo all’intero continente, in inglese britannico di solito Asian indica provenienza da India, Pakistan e Bangladesh, mentre in inglese americano in genere fa pensare a Cina, Giappone, Corea, ecc.

NB: i programmi di BBC Radio 4 sono ascoltabili solo per pochi giorni.

Altri falsi amici e parole macedonia

Una turista inglese è rimasta intrappolata per una notte nel municipio di una cittadina francese: era entrata all’hôtel de ville pensando fosse un albergo, aveva approfittato del bagno ma nel frattempo il municipio era stato chiuso. I particolari in UK tourist trapped in French hall (BBC News, su cui si può sempre contare per titoli azzeccati!).

Ancora dal mondo anglosassone, la notizia che in Australia c’è la proposta di aggiungere due nuove stagioni a quelle tradizionali, che mal si adattano ai climi australiani. Vengono suggerite due parole macedonia: sprinter (spring+winter) e sprummer (spring+summer). Ne parlano il Corriere della Sera e più dettagliatamente The Independent.


Vedi anche: post con tag falsi amici e parole macedonia.

Cartelli insoliti

La Caccia online ai crimini linguistici di Il Disinformatico mi ha fatto venire in mente un paio di scritte o cartelli curiosi che ho visto in giro ultimamente, anche se solo il primo ha qualche problemino linguistico:

    evviva grammatica e ortografia        orso?

vietato lavare e lordare

comprati l'attrezzo!!!

ricezione cellulari

 

Il mio preferito comunque rimane il menu altoatesino

PS  Qui si conclude la mia silly season per il 2009!

Mai più presentazioni soporifere ;-)

A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.

Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor  e “Je ne sais quoi Factor  e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta.

Direttamente da  The PowerPoint Team Blog:

Wow Factor in PPT 2010One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.

Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere.

Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint

Occhi color desktop?!?

Deaf Sentence - amazon.co.ukDavid Lodge dedica il suo ultimo romanzo Deaf Sentence ai suoi traduttori (“conscious that this novel, from its English title onwards, presents special problems for translators”) e lo inizia con una voce di dizionario che elenca i vari significati di sentence (“frase/proposizione”, “condanna”, “sentenza” ma anche “frase memorabile”). Davvero, non deve essere facile tradurre un libro che ha come protagonista un professore di linguistica in pensione con forti problemi di sordità, continui fraintendimenti di quanto gli viene detto ma anche parecchia autoironia: gli effetti comici e i giochi di parole sono assicurati, anche quando i riferimenti non sono del tutto ameni. Molto acute e spesso gustose le innumerevoli osservazioni linguistiche.

Deaf Sentence è sicuramente una lettura piacevole. Non l’ho però trovato all’altezza di altri romanzi di Lodge e infatti temo che me lo ricorderò soprattutto per la descrizione che il linguista ultrasessantenne fa di una ragazza attraente ma molto particolare:

[…] with little make-up, except around her eyes, accentuating their intense blue. It’s like the blue of the Microsoft desktop, luminous but opaque.  

Azzurro desktop?!? Chissà se qualcuno ha mai descritto occhi dello stesso colore con #004E98!?!

Aggiornamento: il 9 settembre è uscita la traduzione italiana, Il prof è sordo.

Niente da leggere per ferragosto?

Qualche suggerimento di letturine recenti con argomenti linguistici per quei pochi che si trovassero davanti al computer senza granché da fare in questa settimana di ferragosto.  

In italiano

Parole da salvare. Per ricordare, ritornare, riconoscersi…, un breve elenco di parole italiane che stanno diventando desuete ma che hanno una notevole forza espressiva (Osservatorio della lingua italiana).

Quel tale mi “perplime”, sul processo linguistico di retroformazione, con vari esempi (la Repubblica).

Il culatello? È il sedere dei bambini, “gastro-dizionario alternativo” di errori divertenti nell’interpretazione di nomi di cibo (Corriere della Sera).

Verbalia, “un paese immaginario fondato dagli appassionati dell’ingegno verbale a cavallo tra il secondo e il terzo millennio. I suoi abitanti sono detti verbivori e si nutrono principalmente di parole, di ogni forma e dimensione”: un sito tutto da scoprire!

In inglese

Language & Literature, risorse a cura della British Library su vari aspetti della lingua inglese, ad es. Sounds familiar? per saperne di più sui diversi accenti del Regno Unito e Dictionaries and Meanings per una panoramica dei dizionari inglesi dal 1500 a oggi.

How the Market Influences What Language You Read In (e commenti) nel blog di Freakonomics, sui fattori che possono influenzare la lingua in cui si sceglie di leggere i romanzi tradotti.

New books to explain new German: una breve panoramica di neologismi registrati recentemente dai alcuni dizionari tedeschi e la conferma che “tutto il mondo è paese” per le lamentele sulle parole straniere entrate nella propria lingua (Deutsche Welle). 

Sign language, una raccolta di cartelli assurdi da tutto il mondo (The Telegraph).

Vedi anche: Fritto misto di ferragosto

tutti al mare

Academese

Dedicato agli amici che lavorano nel mondo accademico: a short thesaurus of common academic phrases

www.phdcomics.com

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