Post nella categoria “traduzione”
Il tenente Colombo, Dart Fener e l’orso Yoghi
In traduzione ci sono varie tecniche di adattamento dei nomi di personaggi di fantasia, tra cui le variazioni di una o più lettere che modificano il nome mantenendolo comunque simile all’originale. Mi incuriosiscono perché non credo esistano regole predefinite e non sempre le ragioni dei “ritocchi” sono trasparenti.
Un esempio è il nome del protagonista della serie televisiva che ha reso famoso Peter Falk, Columbo, che in Italia e in Spagna ha subito un cambio di vocale diventando Colombo, immagino per evitare una possibile cacofonia. Altri esempi noti riguardano alcuni personaggi di Guerre stellari (il primo film della serie):
| nome originale | nome italiano |
| Darth Vader | Dart Fener |
| [Princess] Leia | [Principessa] Leila |
| Han Solo | Ian Solo |
| Chewbacca | Chewbecca |
Presumo che Vader potesse far pensare a water (il sanitario) e che forse per Leia si temessero assonanze con incitazioni fasciste, meno chiare invece le altre due variazioni.
Anni fa era abbastanza comune anche un altro tipo di adattamento, l’assimilazione grafica, che manteneva il nome del personaggio, più o meno con la stessa pronuncia, ma lo adeguava alle nostre convenzioni di scrittura, come nel caso di Yoghi e Bubu (in originale Yogi e Boo Boo), del canarino Titti (Tweety), di Milù (Milou, il cane di Tintin) e dell’asino Ih-Oh (Eeyore nella versione originale di Winnie-the-Pooh, a sua volta diventato Winnie Puh nella traduzione dei libri di Milne e Winnie Pooh in quella dei prodotti Disney).
L’assimilazione grafica è sempre meno usata, grazie alla maggiore familiarità degli italiani con l’ortografia delle parole straniere. Si preferiscono i prestiti acclimatati e quindi si privilegia l’invariabilità dei nomi propri* (e ora si usano le convenzioni di scrittura straniere anche per nomi di personaggi creati in Italia, come le Winx).
Infine, mi piacerebbe sapere perché nella versione italiana della sitcom Friends il nome di una delle protagoniste, Phoebe, era rimasto invariato nella grafia ma era diventato “febe” nella pronuncia, anche se nessun italiano avrebbe difficoltà a capire o dire /ˈfiːbɪ/.
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PS Lo so, i miei esempi sono abbastanza datati. Ve ne vengono in mente di più recenti?
* Eppure all’anagrafe vengono tuttora registrati nomi come Maicol, Gerri, Catiuscia…
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Seminario TermITes & CATs
Il 20 giugno ho partecipato al seminario TermITes and CATs organizzato dalla Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo in Lussemburgo, una giornata che ho trovato estremamente interessante, non solo per i contenuti ma anche per il formato: presentazioni al mattino e workshop al pomeriggio.
Andreas Eisele (Commissione europea) e Alexandros Poulis (Parlamento europeo) hanno illustrato le soluzioni di traduzione automatica che i loro team stanno sviluppando e hanno descritto l’integrazione con gli strumenti di traduzione assistita e altre applicazioni delle tecnologie di traduzione automatica.
Jap van der Meer (TAUS) con What could we do if we had 100 billion translated words at our disposal? ha fatto una panoramica stimolante di possibili tendenze, cambiamenti e innovazioni nella traduzione e nella gestione dei dati linguistici per i prossimi cinque anni.
La mia presentazione, Multilingual terminology management – a brief overview and best practices, si inseriva nel tema della giornata evidenziando l’aspetto “umano”, essenziale per produrre dati di qualità che possano poi essere utilizzati in modo ottimale negli strumenti di automazione presenti e futuri: una gestione della terminologia efficace aiuta a produrre traduzioni più accurate, quindi a disporre di memorie di traduzione più coerenti e precise che a loro volta, usate per il training dei sistemi di traduzione automatica, possono contribuire a migliorarne l’output.
Nel mio intervento ho introdotto i benefici e alcuni principi teorici della gestione della terminologia di tipo onomasiologico, sottolineando i vantaggi dei sistemi concettuali ma anche i punti deboli. Ho quindi sintetizzato alcuni aspetti del lavoro terminologico, soffermandomi su alcuni problemi ed errori tipici con possibili suggerimenti per prevenirli, infine ho segnalato le indicazioni dello standard ISO 23185 per la valutazione delle risorse terminologiche.
Un caloroso GRAZIE al team TermCoord per l’invito, l’organizzazione perfetta e la grande cordialità.
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Tradurre "The man who ____ed an entire country"
Come noto, The Economist ha dedicato l’ultima copertina a Berlusconi usando un titolo alquanto esplicito.
Johnson, il blog linguistico della rivista, ne discute la traduzione in francese e italiano in "The man who —-ed an entire country".
Nei commenti ci sono spunti interessanti anche per altre lingue, ad es. spagnolo, tedesco e portoghese brasiliano: un suggerimento di lettura per chi è rimasto a casa questo fine settimana causa maltempo e/o doveri elettorali.
Vari commentatori fanno notare che in italiano fottere, come screw in inglese, può avere un doppio significato (il riferimento sessuale e l’idea di imbrogliare), anche se il registro non è equivalente. Secondo me, inoltre, fottere può avere connotazioni leggermente diverse a seconda di come viene usato (ma sono pronta a essere smentita: è un verbo che non fa parte del mio vocabolario attivo!):
| ▄ | L’uomo che ha fottuto un intero paese* [transitivo] prevale il significato di inganno |
| ▄ | L’uomo che si è fottuto un intero paese [riflessivo] il significato sessuale è più esplicito |
| ▄ | L’uomo che se ne è fottuto dell’intero paese [intransitivo] il significato è di indifferenza per le sorti del paese … |
* Aggiornamento 16 giugno 2011 – La RAI si rifiuta di trasmettere uno spot radiofonico per pubblicizzare la traduzione italiana dell’articolo, L’uomo che ha fottuto un intero paese. Questione di registro o di regolamento interno?
Sulla traduzione delle espressioni volgari, vedi anche: fottuti & dannati (…e favoriti) e Parole proibite alla TV americana.
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Ma sono proprio germogli di SOIA?
Per i media italiani (5 giugno 2011)*, sarebbero i germogli di soia la nuova causa dell’epidemia da Escherichia coli in Germania:
Ma perché proprio la soia, protagonista anche dei titoli spagnoli (esempi qui e qui)?
I media tedeschi parlano infatti di generici germogli, Sprossen (esempi: Sprossen sind mögliche Ehec-Quelle e Sprossen könnten Ursache sein), sottolineando che l’azienda che si sospetta all’origine dell’infezione ne produceva 18 tipi diversi; Der Spiegel fa alcuni esempi includendo tra i possibili germogli quelli di fagioli mungo, di ravanelli, di piselli e di lenticchie ma non di soia.
I media britannici usano la parola beansprout (anche bean sprout), che in inglese inizialmente indicava soprattutto i germogli di mung bean (fagioli mungo) ma che ora è una descrizione generica per tutti i tipi di germogli.
La BBC riporta così la notizia: The beansprouts include adzuki, alfalfa, broccoli, peas, lentils and mung beans, all grown in the nursery for consumption in salads. The Guardian aggiunge anche germogli di ravanello e girasole ma neanche in questo caso la soia.
Ho quindi il sospetto che le notizie nei nostri media non provengano da fonti originali tedesche ma da testi in inglese tradotti. Per il riferimento a beansprout probabilmente si è fatto affidamento ai dizionari inglese-italiano che non includono il significato più ampio della parola inglese ma si limitano a registrare il nome con cui in Italia si trovano in commercio i germogli di fagioli mungo (vigna radiata), appunto “germogli di soia”, che però non hanno nulla a che fare con la vera soia (glycine max). Un paio di esempi:
| Zanichelli: | (alim.) bean sprouts (o bean shoots), germogli di soia |
| Hoepli: | bean sprouts, germogli di soya |
Riportare la notizia con imprecisione, come hanno fatto i media italiani dando la colpa a un prodotto specifico anziché generico, potrebbe avere un certo impatto. Non oso immaginare la reazione di un produttore di soia che legga questo titolo del Corriere della Sera:
L’importanza della corretta terminologia e [aggiornamento] delle figure retoriche…
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* Aggiornamento 6 giugno ore 16 – Scagionati i germogli, riparte la caccia a un nuovo colpevole ma intanto in Italia molti media continuano a fare riferimento alla soia:
Aggiornamento 10 giugno ore 12 – In Germania confermano ufficialmente che E. coli era veicolato da generici germogli (Sprossen), senza però specificare quali, mentre i media italiani continuano ad avere qualche problemino con le traduzioni e mettono sotto accusa quelli di soia e quelli di fagiolo.
Aggiornamento 27 giugno – Nuovo errore di traduzione, stavolta riferito alla Francia: i fantomatici germogli di mostarda!!…
Vedi anche: idiosyncrasy <> idiosincrasia, Falsi amici all’ombra del sicomoro e Hung Parliament: non è "appeso" per altri esempi di inesattezze nei media italiani probabilmente dovute a conoscenze non adeguate dell’inglese.
significato e differenza tra germogli di soia e germogli di fagiolo
Romani! Chi era costui?
Curioso errore del corrispondente da Londra del Corriere della Sera: in Il discorso della principessa, la lettura fatta in chiesa al matrimonio reale è diventata un passo dalla «Lettera di Romani» (con tanto di virgolette!) anziché dalla Lettera ai Romani.
…![[…] E neppure per suo fratello James che soffre di dislessia e che durante la funzione ha superato le ombre della sindrome e ha letto con voce ferma un passo della «Lettera di Romani». […] image](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2011/05/image31.png)
Immagino che la confusione sia causata dal testo inglese from Romans, forma abbreviata di from the Letter to the Romans, che nell’originale probabilmente è seguita dal numero che identifica il passo. Trovo comunque strano che un giornalista ignori una citazione che dovrebbe far parte delle conoscenze enciclopediche della maggior parte degli italiani, indipendentemente dal credo.
Invece, a proposito dell’allusione al film Il discorso del re, molti avranno notato che in italiano (e nelle altre lingue latine) si perde il doppio significato del titolo originale The King’s Speech, in particolare il riferimento alla balbuzie, uno speech impediment.
Non mi vengono in mente alternative, se non, forse, Parla il re (ma chi ha visto il film sa che il richiamo al discorso finale è fondamentale).
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Fungo e mushroom
Ieri ho sfogliato un bel libro illustrato con proposte per viaggi “da sogno” in tutto il mondo. Ci sono vari itinerari enogastronomici in Italia, tra cui uno dalle parti di Alba. Nella descrizione c’è una frase che, secondo me, fa capire che il libro è tradotto dall’inglese:
| Questa è la stagione dei funghi selvatici – porcini, finferli e altre saporite varietà – che spuntano numerosi nei prati e nei sottoboschi del nord. |
Non credo che nel contesto “itinerario del gusto nelle Langhe” un italiano specificherebbe selvatici parlando di funghi: lo darebbe per scontato.
Non è però la traduzione di wild mushroom il dettaglio che vorrei evidenziare.
In italiano, se qualcuno mi parla di un piatto o di una ricetta con i funghi, senza specificare quali, penserei a quelli di bosco e non a quelli coltivati.
Mi sembra che in ambito culinario inglese, invece, mushroom si riferisca innanzitutto ai funghi coltivati (come quelli che si mangiano a colazione) e che venga detto esplicitamente wild mushroom (esempio del libro) quando si intende quelli spontanei. La ricerca per immagini mushroom+recipe parrebbe confermare la prevalenza dei funghi coltivati nelle ricette inglesi.
I due concetti rappresentati da fungo e mushroom, intesi come ingredienti generici, mi sembrano quindi leggermente diversi nelle due lingue. Mi piacerebbe però sapere cosa ne pensa chi è più esperto di me, ad esempio Ilaria, Mara o Marina se passano di qui.
Vedi anche: Traduzione enogastronomica e Non solo zuppa!
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fottuti & dannati (…e favoriti)
Tradurre adeguatamente le espressioni volgari inglesi come fucking non è sempre facile: come accennavo in Parole proibite alla TV americana, abbondano i falsi amici e le interpretazioni errate (e nel tempo le connotazioni di certe parole cambiano).
Sugli “incresciosi fottuto e fottutissimo” come traducenti di fucking interviene Patrizia Valduga in Traduzioni pericolose, un breve articolo nel primo numero del mensile E, dove si leggono anche alcune riflessioni su damn / damned:
| […] Che cosa sono, per esempio, tutti questi “dannati”, “dannatamente” e “dannazione” che ci tocca sentire e, purtroppo, anche leggere? Non sono che la traduzione approssimativa – forse perché troppo prossima – di damn e damned, che significano “maledizione” e “maledetto” e che, nell’uso colloquiale, possono anche diventare esclamazione e avverbio quantitativo, che allora significa “terribilmente, enormemente, moltissimo”. […] E a me viene da pensare soltanto che “dannato” sia un sostantivo, un condannato per l’eternità alle pene dell’inferno. […] |
Anche i dizionari bilingui non sembrano essere immuni da traduzioni inadeguate: viene citata l’ultima edizione di un noto dizionario inglese-italiano, dove, ad esempio, he’s a damn fool viene reso con “è un dannato stupido”.
L’articolo si conclude con una nota su favourite:
| […] Una traduzione scorretta ormai entrata nell’uso comune è “favorito” per favourite, che vuol dire anche “favorito”, certo, come un cavallo in una corsa, ma che in italiano si dovrebbe tradurre “preferito, prediletto”. Chi usa “favorito”, non sa che significa “assecondato, aiutato, agevolato”? Che i “favoriti” erano gli amanti dei sovrani? […] |
Mi domando se alla diffusione di questo falso amico abbia contribuito anche l’informatica, in particolare la funzione Favorites nella versione americana di Internet Explorer? È probabile, se non altro a giudicare dall’enorme numero di occorrenze di “favoriti” in milioni di pagine web.
Mi ha anche fatto tornare in mente la discussione sulla localizzazione di Favorites in italiano ai tempi di Windows 95, quando lavoravo in Microsoft, ma in quel caso le argomentazioni
linguistiche a favore di Preferiti erano prevalse sul calco privilegiato invece dal marketing e da chi era avvezzo alla versione americana del prodotto.
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Vedi anche:
| ▄ | i commenti a idiosyncrasy <> idiosincrasia, per un esempio di come non sia sempre una buona idea affidarsi solo ai dizionari bilingui |
| ▄ | il post di Mara in Lavori in corso…, sulla traduzione degli insulti |
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Distopia: Non lasciarmi [mai]
È appena uscito Non lasciarmi, la versione italiana del film Never Let Me Go, tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro.
Ieri sera ho visto il manifesto del film e sono rimasta perplessa dal sottotitolo, Come si può fermare l’amore?, perché fa pensare soprattutto a un drammone sentimentale, mentre il libro è ben altro.
Mi ha anche fatto tornare in mente un’intervista letta qualche mese fa, in cui Ishiguro si dispiaceva che in italiano libro e film fossero diventati Non lasciarmi, tralasciando l’avverbio never che invece è molto importante nell’originale.
Il titolo Never Let Me Go coincide con quello di una canzone ricorrente nella vita di Kathy (la voce narrante), a partire da un momento cruciale in cui lei, ancora bambina, fraintende il significato del verso Oh baby, baby… Never let me go… (a sua volta interpretato in altro modo da chi aveva assistito alla scena). Sarei curiosa di sapere come è stata adattata la polisemia di questo riferimento nella traduzione italiana del libro e nel doppiaggio del film.
[ il commento che segue è solo per chi conosce già la trama! ]
Nelle recensioni del libro (ora anche del film) ricorrono spesso due parole, distopia e [romanzo] distopico. Il significato* e l’etimologia di distopia sono noti:
| 1 | distopìa [comp. di dis- (1) e (u)topia ☼ 1985] Forma di società caratterizzata da aspetti negativi e indesiderabili, dovuti a fattori come lo sviluppo tecnocratico o l’eccesso del controllo statale. |
Mi domando se in questo caso anche ad altri venga in mente un omonimo che ha etimologia e ambito d’uso del tutto diversi ma la cui definizione, pur descrivendo un fenomeno naturale, potrebbe risultare abbastanza inquietante nel contesto del film:
| 2 | distopìa [comp. di dis- (2) e di un deriv. del gr. tópos ‘luogo’ ☼ 1892] (medicina) Spostamento di un viscere o di un tessuto dalla sua sede normale. |
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* Definizioni dal dizionario Zingarelli 2011
Quando localizzare = eliminare
Il testo italiano sull’involucro di un prodotto DELL, dove si leggono soffocazione e altre traduzioni opinabili, è discusso in Lexical innovation, or retrogression?.
Altamente improbabile che il traduttore fosse di madrelingua: scelte lessicali inadeguate, incongruenze di stile e registro, ignoranza delle formule standard usate in questi contesti:
| inglese | italiano |
| Warning! To avoid danger of suffocation, keep away from babies and children. Do not use in cribs, beds, carriages or playpens. This bag is not a toy. |
Avvertimento! Per evitare la soffocazione tenete via dai neonati e bambini. Non si deve usare nelle culle, nei letti, nelle carrozzine per bambini oppure nei quadrati di gioco. Questa borsa non è un giocattolo. |
C’è anche un problema abbastanza tipico di mancato riconoscimento di differenze culturali: qui, per questioni soprattutto legali (le famigerate cause americane impensabili altrove!), il testo inglese specifica esplicitamente dove NON lasciare l’involucro di plastica ma in italiano questi dettagli sono già impliciti nell’avvertenza di tenere lontano dalla portata dei bambini e diventano quindi superflui.
In questo caso, l’intervento di localizzazione più adeguato consisterebbe nell’eliminare le informazioni irrilevanti dal testo italiano perché potrebbero creare perplessità e distogliere dal messaggio che si vuole comunicare (“Come mai le carrozzine ma non i passeggini?”, “Ma perché uno dovrebbe mettere questo sacchetto di plastica nel letto?” ecc.).
I testi con funzioni specifiche, come le istruzioni o le informazioni di sicurezza, tendono a essere conformi a formulazioni standard che li rendono subito riconoscibili e più facilmente assimilabili. Il mancato rispetto delle convenzioni (lessicali, terminologiche, stilistiche ecc.) può quindi avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente e sulla sua curva di apprendimento.
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Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e [aggiornamento] Avvertenze dettagliate (per sorridere sulle istruzioni americane).
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| PS | La traduzione Warning! = Avvertimento! mi ha fatto tornare in mente il comico Giole Dix sulle diversità culturali che emergono dai diversi stili di comunicazione di una particolare targhetta multilingue dei treni italiani. Si può riascoltare qui. … |
Esempi di “dialetti” inglesi
In Regionalismi e gestione della terminologia osservavo che la parola inglese dialect può rappresentare due concetti diversi:
| 1 | “un sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante e non utilizzato in ambito ufficiale o tecnico-scientifico” [De Mauro], ovvero il significato di dialetto in italiano; … |
| 2 | “una varietà linguistica associabile a un gruppo specifico di parlanti”, forse l’accezione più comune in inglese ma non condivisa in italiano. |
Nell’introduzione a Top 10 Slang Narratives: From Burgess To Faulkner, una classifica di romanzi caratterizzati da varietà non standard della lingua inglese, c’è un esempio tipico del secondo significato:
| Dialect can be used as a class marker, or as something that identifies your hometown, your race, or your predilection for jargon. There are standard dialects, which are those institutionally-approved ways of speaking that make us understood, but are frankly a little boring. |
Un altro esempio è il termine dialect coach, lo specialista a cui si rivolgono gli attori per impadronirsi di un accento regionale o straniero diverso dal loro.
In questi contesti non c’è equivalenza dialect = dialetto e un’eventuale traduzione italiana letterale non sarebbe corretta: a seconda dei casi, si potrà scegliere tra termini alternativi come lingua, varietà linguistica, parlata, idioma, idioletto, socioletto, gergo, vernacolo, accento ecc.
Anche il “croc-ese” parlato da Larry e altri coccodrilli stupidi della striscia Pearls Before Swine è un dialect:
Vedi anche: Numeri e accenti inglesi.
Inglesismi visti da un inglese
Dello scrittore inglese Tim Parks ho letto e apprezzato alcuni romanzi e soprattutto i libri di ricordi dei suoi primi anni in un paese del Veneto, Italian Neighbours e An Italian Education, sicuramente tra gli esempi meglio riusciti del genere “vita in Italia dal punto di vista di uno straniero”.
E a proposito di itanglese e dell’inflazione delle parole inglesi in italiano, interessante il punto di vista di Tim Parks in Inglesismi. Un assaggio:
Parks è anche traduttore e insegna traduzione. In Dimentichiamoci del “traduttore traditore” esprime i suoi dubbi su alcune affermazioni ricorrenti sulla traduzione letteraria.
Aggiornamento: Dimentichiamoci del “traduttore traditore” non è più disponibile ai link riportato sopra; come segnalato nei commenti, il testo ora si può trovare in Autore addolcito, lettore contento.
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Traduzione e poesia: “falsche freunde”
Una lettura breve ma ricca di spunti: The Architecture of Translation, in cui la scrittrice e traduttrice Susan Bernofsky riflette sulla traduzione dal tedesco all’inglese di un libro di poesie molto particolare, falsche freunde · Gedichte di Uljana Wolf, una raccolta abbecedaria in cui ogni componimento include versi e frammenti in inglese e trae spunto da falsi amici o parole affini con significati completamente diversi nelle due lingue. Il libro tradotto si intitolerà False Friends: A DICHTionary of false friends, true cognates and other cousins.
Davvero interessanti gli esempi della traduttrice, che ha lavorato a stretto contatto con l’autrice, e soprattutto le considerazioni sul processo creativo e collaborativo di questo particolare tipo di traduzione.
letteraria
Comprehend this: attention to planes inclined
In Language Log (Comprehend this!) c’è un esempio di un tentativo di phishing in un inglese così maldestro da essere definito perhaps the most illiterate phishing spam yet.
L’autore dell’intervento si domanda come mai questi truffatori non ricorrano a un complice che parli inglese, per cercare di rendere il testo dei loro messaggi vagamente plausibile, e conclude che costoro debbano vivere in qualche posto sperduto dove le probabilità di trovare un madrelingua inglese siano praticamente nulle…
…proprio come in centro a Milano, perlomeno a giudicare da cartelli come quello visto nell’ascensore che porta sul tetto del Duomo:

Leggendo questo avviso si direbbe che nella capitale italiana della moda, della finanza e dell’economia sia impossibile trovare non dico una persona di madrelingua inglese ma perlomeno qualcuno in grado di produrre una frase in un inglese accettabile, del tipo Caution! Slippery roof surface, e l’unica alternativa sia prendere un dizionario e tradurre letteralmente, parola per parola. La tanto bistrattata traduzione automatica non riuscirebbe a far di peggio: se non altro, immagino eviterebbe la collocazione degli aggettivi in posizione postnominale (planes inclined*) e dubito produrrebbe mai un because off.
Davvero imbarazzante leggere certe traduzioni proprio in compagnia di un native speaker, anche se devo ammettere che poi siamo andati a vedere le pagine inglesi del sito del Duomo, fonte di ulteriore ilarità (sua): da leggere, ad esempio, le battaglie contro i piccioni nella sezione Curiosities. Invece, a proposito della canzone “O mia bela madunina”, emblematica, anche se soprattutto per altri motivi, l’affermazione “ti te domini Milan” (you look over Milan) in a way was a rather banal line, but precisely for this reason it appealed to the sentiments of the population, who had no need of intellectual complication. Eh già…
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* In inglese inclined plane è un termine usato in fisica, fuori luogo sul tetto di una
chiesa.
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Per altri esempi di traduzioni letterali, vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it, Crocchette <> croquettes e Bambini omaggio o errori di traduzione?
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Wikileaks: cablo(grammi), telegrammi, documenti?
In tutto questo parlare di WikiLeaks, mi hanno incuriosita le scelte linguistiche dei media per rendere in italiano la parola (diplomatic) cable, che, come ormai tutti sanno, descrive i messaggi riservati scambiati tra missioni diplomatiche, ministeri e agenzie governative.
In inglese questa specifica accezione di cable era finora ristretta al gergo diplomatico* e non faceva parte del lessico standard, infatti i principali dizionari riportano solo il significato “tradizionale” e ormai obsoleto di cablogramma, un telegramma spedito soprattutto via cavo sottomarino e all’estero (cfr. Macmillan Dictionary, Chambers, Merriam-Webster). In Wikipedia invece la nuova accezione è descritta nella voce Diplomatic cable, ma è contenuto recentissimo, in continuo aggiornamento.
Qualche rapida ricerca mostra che inizialmente i media italiani hanno usato traduzioni letterali, presumibilmente prese da dizionari bilingui (dove appaiono solo le accezioni standard) e così si trova telegramma (es. qui) ma soprattutto cablogramma e la forma abbreviata cablo (plurale invariato, ma si è letto anche *cabli, es. qui), secondo me scelte abbastanza fuorvianti perché i cable non sono quasi mai messaggi brevi e stringati come invece suggerirebbero i termini italiani. Alcuni giornalisti hanno comunque avvertito la mancanza di equivalenza inglese-italiano e hanno usato la parola italiana cablo tra virgolette, con una spiegazione (es. qui).
Per me è stato ancora più interessante notare che nel giro di pochi giorni si sono visti degli “assestamenti lessicali” e ora si parla sempre meno di cablogrammi privilegiando invece descrizioni più neutre come documento diplomatico / della diplomazia e anche dispaccio. A questo proposito avevo apprezzato la scelta di Il Post che fin dall’inizio ha preferito citare il termine inglese, spiegando significato e struttura dei cable ed equiparandoli a rapporti ufficiali.
Aggiornamento 17 dicembre – Ultimamente ho notato che sono decisamente aumentate le occorrenze del prestito inglese, cable, probabilmente per sottolineare la differenza di significato rispetto all’italiano standard cablo. Aggiungo anche una definizione inglese di cable da un glossario di termini diplomatici compilato nel 2002:
| Cable, n., a message giving instructions to a mission or reporting results back to a capital. Diplomats still refer to them as cables regardless of the actual means of communication (often today via satellite or the Internet). Since 1883. A clipping of cablegram, formed in imitation of telegram to denote a message sent by transoceanic cable. |
……
| * | What is diplomatic cable? (Reflections on Diplomacy) spiega che il significato non standard di cable va fatto risalire alla metà del XIX secolo, quando i primi messaggi diplomatici venivano spediti via telegrafo. Nel gergo diplomatico cable ha continuato a descrivere le comunicazioni anche quando si è cominciato a ricorrere a tecnologie ben più avanzate, probabilmente proprio per l’importanza strategica a livello globale che avevano ancora nel secolo scorso lo sviluppo e il controllo delle infrastrutture di telecomunicazione, legate ai cavi (cable), soprattutto sottomarini. |
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PS Chi è arrivato qui cercando il significato di WikiLeaks può consultare i dizionari Zanichelli facendo doppio clic sulle parole wiki e leak: wiki è un termine di origine hawaiana (wiki wiki vuol dire “molto veloce”) che in ambito informatico indica principalmente un sito i cui contenuti sono creati e mantenuti in collaborazione da una comunità di utenti; il significato figurato di leak in questo contesto invece è “fuga (di notizie)” o “notizia fatta trapelare volutamente”.
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Vedi anche: Hung Parliament: non è “appeso, altro esempio di un termine inglese la cui improvvisa visibilità aveva causato qualche problema di traduzione nei media italiani, e [aggiornamento] I suffissi degli scandali: -gate e –poli, sulla denominazione degli scandali nella stampa italiana.
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nel post di blog?
Ho parlato altre volte di terminologizzazione, accennando ai problemi che si possono incontrare se i neologismi semantici non sono identificati nella lingua di partenza a causa della loro polisemia (il nuovo termine coincide con una parola generica già esistente) e per questo non vengono resi adeguatamente nella lingua di arrivo, come è successo con pinch nei prodotti Apple.
Lo scenario opposto si verifica quando il nuovo concetto e il termine associato vengono subito riconosciuti e, per sottolineare la novità, nella lingua di arrivo si adotta il termine originale. Nell’ambito informatico italiano, ricorrere ai prestiti dall’inglese nei casi di terminologizzazione è una soluzione abbastanza comune che di solito non causa problemi di localizzazione, proprio perché si tratta di parole nuove con significato univoco.
Si possono però creare imprecisioni traducendo pedissequamente il testo originale. Un esempio è la traduzione di blog post nella presentazione di Windows Live Writer 2011:
| ▄ | Crea post di blog sorprendenti in pochi minuti. |
| ▄ | Dai vita alla tua storia aggiungendo foto e video ai post di blog. |
| ▄ | Inserisci una mappa di Bing nel tuo post di blog per illustrare una località. |
In questi casi va tenuto presente che in inglese, soprattutto nei testi destinati a utenti generici, si tende a rendere esplicite le parole che hanno subito terminologizzazione: qui gli americani specificano blog post perché post è polisemico e potrebbe risultare ambiguo. Al contrario, in italiano post è monosemico: se il contesto è palese, come in questo esempio (“software per blog”), non ha molto senso specificare di blog, proprio come di solito è ridondante tradurre web browser con browser web.
Le traduzioni che “suonano strane”, come nel tuo post di blog (cfr. nel post del tuo blog), non andrebbero sottovalutate: possono avere un impatto negativo sui potenziali utenti, che inconsciamente potrebbero associare il testo poco idiomatico a una complessità d’uso del prodotto, decisamente non il caso di Windows Live Writer.
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Vedi anche: Manuali di stile e funzione del testo e Aggettivi indefiniti subdoli.
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