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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “traduzione”

Il kit del traduttore: workshop a Verona

KitTrad

Venerdì 12 febbraio sarò all’Università di Verona per il workshop Il kit del traduttore: dalla teoria alla pratica. È un evento gratuito che offre ad aspiranti traduttori e traduttori professionisti un’occasione per conoscere le nuove frontiere del mondo traduttivo e sperimentare l’efficacia di alcuni suoi strumenti.

Interverranno Valeria Aliperta sul personal branding, Marcello Federico su traduzione automatica e post-editing, Maria Pia Montoro ed io sulla terminologia.

Programma, informazioni pratiche e modalità di iscrizione qui (già raggiunto il numero massimo di iscritti). 

Revenant ≠ Redivivo

Revenant – Redivivo

Penso abbiate già visto il manifesto dell’ultimo film di Alejandro González Iñárritu, con protagonista Leonardo DiCaprio. Si intitola The Revenant in inglese e Revenant Redivivo in italiano ed è tratto da un romanzo di Michael Punke, The Revenant: A Novel of Revenge (pubblicato in italiano come Revenant, sottotitolo La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta).

Il titolo italiano del film segue un modello ricorrente: viene mantenuto il titolo inglese originale, a volte con qualche adattamento (ad es. spesso è eliminato l’articolo the), ed eventualmente si aggiunge un sottotitolo con traduzione o breve descrizione.

Il dettaglio insolito in questo caso è che revenant, un francesismo acquisito anche dal lessico italiano, è stato glossato con redivivo. Dal Vocabolario Devoto-Oli:

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A caccia di doppiaggese!

Mi è piaciuto Un dialogo possibile?, il filmato realizzato dall’Associazione Italiana Dialoghisti Adattatori Cinetelevisivi per richiamare l’attenzione sul linguaggio “col quale si esprimono molti nostri giovani nutriti esclusivamente di fiction tv e film afflitti dal doppiaggese”.

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Vi sembra italiano standard o avete riconosciuto tutti i calchi? Ditelo nei commenti!

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Dove’è out there? Non sempre è là fuori

In un articolo sulle “baby carote” (!) tradotto dall’inglese ho letto che ci sono persone convinte che esistano agricoltori di baby carote là fuori, che coltivano baby carote che spuntano dalla terra e sono perfettamente pratiche e lisce.

È una traduzione molto letterale di there are baby carrot farmers out there who grow these baby carrots that pop out of the ground and are perfectly convenient and smooth.

Tarzan e Jane con espressione preoccupata. Tarzan pensa: IT IS A JUNGLE OUT THEREÈ un calco sempre più diffuso*, anche in contesti dove sarebbe preferibile un registro meno informale. Altri esempi: vorrei dire ai pazienti che hanno pensato al suicidio che si può trovare aiuto là fuori; ci sono donne, là fuori, che hanno deciso di fare la stessa scelta; non sono preoccupata per quello che la gente là fuori potrebbe pensare di me; ci sono un sacco di critici e scrittori professionisti là fuori che la pensano come voi.

In inglese out there può voler dire “molto lontano” (ad es. da qualche parte nello spazio: is there life out there?) o “all’esterno” e quindi anche “là fuori”, ma spesso non evoca alcun luogo e ha invece un significato figurato che vari dizionari lemmatizzano separatamente. Alcuni dettagli da Oxford Dictionaries:

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“Spiegacose” con 1000 parole comuni

Thing Explainer: Complicated Stuff in Simple Words

Randall Munroe, l’autore di xkcd, ha pubblicato Thing Explainer, un libro che spiega concetti complessi con disegni dettagliatissimi e testo in cui sono usate solo le 1000 parole inglesi più comuni.

Alcuni esempi degli oggetti descritti: 1 tiny bags of water you’re made of, 2 shared space house, 3 sky boat with turning wings, 4 machine for burning cities, 5 boxes that make clothes smell better, 6 big tiny thing hitter.

Sono 1 le cellule, 2 la Stazione Spaziale Internazionale, 3 l’elicottero, 4 la bomba atomica, 5 la lavatrice e l’asciugatrice e 6 il Large Hadron Collider (al CERN). 

STUFF THEY ADD TO THIS [salt cellar] SO YOUR BRAIN GROWS RIGHTPotete osservare nei dettagli le pagine dello smartphone (hand computer), dell’ascensore (lifting room) e della costituzione americana (The US’s Laws of the Land) in Randall “XCKD” Munroe’s Thing Explainer e provare a indovinare gli elementi della tavola periodica descritti in Quiz: The Pieces Everything Is Made Of  – a destra quello che si identifica più facilmente.

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Giovani maschi e violenti

Titolo di un articolo con fonti tradotte dall’inglese:

Perché la maggior parte delle violenze è commessa da giovani maschi?

L’impressione che si potrebbe avere è che la fascia di popolazione più violenta sia quella dei giovani – aspetto più pericoloso: età – e tra questi prevalgano quelli di sesso maschile, ma presumibilmente bisogna fare attenzione anche alle ragazze. Basterebbe invertire l’ordine delle parole del sintagma e usare maschi giovani per eliminare ogni ambiguità e chiarire che la violenza è prerogativa maschile.

In inglese gli aggettivi in funzione attributiva precedono quasi sempre il sostantivo, ad es. young males.

In italiano invece la posizione non è fissa ma è determinata da fattori semantici, sintattici e stilistici che possono causare differenze di significato anche rilevanti: conosciamo tutti gli esempi di amico vecchiovecchio amico, donna buonabuona donna ecc.

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redecorate ≠ ridecorare

Dalla descrizione italiana di un bed & breakfast inglese:

tutte le stanze ridecorate di recente con TV e occorrente per fare tè e caffè

C’è un falso amico: in inglese britannico redecorate vuol dire ritinteggiare o cambiare la carta da parati e non implica nuovi abbellimenti con dipinti, fregi o altri elementi ornamentali come invece ridecorare in italiano.

risultati della ricerca per immagini per redecorating

Ovviamente anche il verbo decorate ha questo tipo di significato se riferito a stanze e superfici murarie, ma ha anche l’accezione di ornare e guarnire come decorare in italiano.

Vedi anche: Una mano di greenwash

Torta di limoncello e polenta (glutine libero!)

foto di torta di farina gialla con cartellini Torta di Limoncello e Polenta e Gluten Free - Glutine Libero
Foto da Is gluten intolerance a ‘fad’? Not if you have coeliac disease via @antonhellas

Dove è stata fatta questa foto? Molto probabilmente nel Regno Unito in qualche locale che si spaccia per italiano.

L’errore più evidente è gluten free, equivalente a free from gluten, che è stato tradotto letteralmente glutine libero anziché senza glutine (no, non è traduzione automatica!).

Mi pare però più utile registrare il falso amico polenta, che in inglese è anche la farina di granoturco, un ingrediente di base, mentre in italiano è esclusivamente la pietanza.

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Ingredienti audaci

L’adattamento fatto per la confezione italiana dei biscotti digestive è efficace perché rende esplicite informazioni che invece in inglese sono implicite. Non si può dire altrettanto di questa frase da un articolo intitolato Presente e futuro del cibo sugli aerei:

Gli chef che decidono i menu hanno anche incorporato sapori più forti e ingredienti più audaci: l’aioli, le barbabietole e i finocchi.

Cosa vi ha fatto capire subito che è una traduzione? L’accostamento insolito di audace e ingrediente o i tre alimenti, che per un lettore italiano non sono particolarmente azzardati?

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Tradurre i polizieschi nel XXI secolo :)

Un investigatore attento alla salute:

vignetta di Tom Gauld

Questa vignetta di Tom Gauld è molto efficace in inglese ma non lo sarebbe altrettanto se tradotta letteralmente in italiano. Il meccanismo umoristico infatti sfrutta un tormentone salutista che non fa parte del nostro immaginario: l’onnipresente kale, una specie di cavolo nero usato anche in centrifugati, frullati e beveroni vari e considerato un “superfood”, come l’avocado.

Vi rimando a Tormentoni tormento del traduttore per altri dettagli ed esempi dei problemi in cui possono incorrere i traduttori non professionisti quando ci sono questi riferimenti culturali.


Nota: nel lessico comune evidence sono le prove e non l’evidenza, come invece a volte riportano alcune notizie tradotte dall’inglese.

L’influenza della traduzione sull’italiano

Ho trovato molto interessante Gemelli diversi: italiano originale, italiano tradotto, uno speciale di sei articoli nel Portale Treccani sull’influenza delle traduzioni sull’italiano contemporaneo, che avviene soprattutto attraverso notizie, film, telefilm, romanzi e legiferazione europea. alcune parole chiave dello speciale sulla traduzione

Nella word cloud alcune parole chiave degli articoli, di cui riassumo i punti principali:

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Dolcetto o scherzetto “social”

 
striscia a tema Halloween di Pearls Before Swine (“Social media is the key to extortion”)
Striscia:
Pearls Before Swine

Non sopporto cinguettio e cinguettare usati come sinonimi di tweet e twittare, ma se dovessi tradurre questa striscia in italiano farei un’eccezione e per trick or tweet userei una combinazione sostantivo+verbo, dolcetto… o cinguetto!

In Dolcetto o scherzetto sono descritte l’origine della frase trick or treat e le traduzioni in spagnolo, francese e tedesco (la versione italiana è la più azzeccata).
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Rai, Expo e i falsi amici foolish e folle

Il 16 ottobre è la Giornata mondiale dell’alimentazione (World Food Day), quest’anno celebrata ufficialmente all’Expo a Milano. In questa occasione diversi canali Rai mandano in onda un documentario intitolato Hungry and Foolish, la grande avventura del cibo.

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Nel sito Rai, Siate affamati, siate folli spiega perché è stato “scelto un titolo che nessuno sa pronunciare” e ovviamente viene fatto riferimento all’ormai notissima frase attribuita a Steve Jobs (ma non sua!). Non ho visto il documentario, ma dalle informazioni disponibili pare che nessuno degli autori si sia reso conto che in inglese foolish non vuol dire folle (demenziale, sconsiderato, in preda alla follia) ma sciocco, stupido, poco ragionevole.

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In parole semplici a #intfe

In parole semplici

Oggi sono a Ferrara al Festival di Internazionale per In parole semplici, un incontro a cura della Rappresentanza in Italia della Commissione europea con Serena di Benedetto e Bruna Tortorella. Alcuni miei esempi sul lessico della migrazione sono già descritti qui:

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Riferimenti accademici :)

Il post scriptum di Luisa Carrada in Le parole precise di Carofiglio, “Qualcuno ora deve scrivere qualcosa di simile per il linguaggio accademico. Fa danni d’altro tipo, ma ne fa”, mi ha ricordato questa striscia di Calvin e Hobbes:

striscia che si conclude con Calvin che dice “Academia, here I come”

La striscia è divertente anche per il lettore italiano che coglie le caratteristiche del linguaggio accademico comuni a italiano e inglese. L’effetto umoristico però è smorzato se non si riconosce il riferimento a Dick and Jane, palese invece per i lettori americani. 

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