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Se l’ha detto l’agenzia…
Silvia Pareschi di Nine hours of separation mi ha segnalato La stampa italiana non può farcela da sola in Phastidio.net, che evidenzia come i media italiani abbiano riportato un intervento in inglese di Carlo Cottarelli del Fondo Monetario Internazionale attribuendogli l’affermazione drastica l’Italia non può farcela da sola [ad uscire dalla crisi economica] quando in realtà si era limitato a dire [sulla necessità di finanziamenti e “firewall” più solidi] and this goes beyond what Italy can do on its own (“va oltre quello che l’Italia può fare da sola”), come si può verificare dalla trascrizione dell’intervento.
L’articolo si conclude chiedendosi “Riusciremo ad avere una stampa che si libera della sindrome dello scoop e verifica le notizie, magari con un buon traduttore o con qualcuno che capisca qualcosa di economia?”
Parolacce, capitani, comandanti e falsi amici
La famigerata telefonata tra il comandante Schettino e De Falco della capitaneria di porto di Livorno ha fatto il giro del mondo, con qualche errore di interpretazione.
Ingiurie ed espletivi
Language Log analizza alcuni aspetti linguistici della telefonata ed evidenzia diversità e punti in comune nell’uso delle espressioni volgari in inglese e in italiano (simili a quelli descritti qui, qui e qui), facendo notare in particolare che in alcune traduzioni inglesi la parolaccia di Vada a bordo, cazzo! non è stata resa esplicitamente, lasciando intendere ai lettori non italiani che fosse un’offesa (simile all’inglese you prick!) anziché un espletivo.
Capitano e comandante
In italiano Schettino è descritto sia come comandante che come capitano. Il Vocabolario Treccani chiarisce le differenze di significato nell’ambito della marina mercantile:
| Capitano marittimo: nella navigazione marittima mercantile, la persona che ha il comando della nave (è propriamente la qualifica professionale, mentre all’effettivo esercizio della funzione di comando corrisponde, nel codice della navigazione, la denominazione di comandante). |
| Comandante di nave mercantile: colui al quale spetta la direzione della manovra e della navigazione sotto il profilo tecnico e disciplinare, la rappresentanza dell’armatore e l’esercizio di poteri legali per il buon fine della spedizione. |
Pronuncia intraducibile?
Vignetta di Zits di oggi, incubo per un eventuale traduttore:
È tutta incentrata sulla differenza di pronuncia tra boot e butt, sulla “trascrizione” di fonemi (che si può realizzare in vari modi, anche senza ricorrere all’IPA) e soprattutto sulla rappresentazione del modo di articolazione: la vocale di butt è aprocheila (senza arrotondamento delle labbra) e quella di boot invece è procheila (con le labbra arrotondate e spinte in avanti).
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Le immagini sono tratte da fənɛtɪks (già citato in Fonetica animata).
Vedi anche: un altro esempio di traduzione ostica di una striscia di Zits in Animali volanti e decodifiche aberranti.
ClipArt politicamente scorretta
In Lingue, funzione fatica e cortesia riportavo che gli inglesi trovano brusco e scortese il modo di parlare esplicito dei tedeschi, ma in realtà si tratta di strategie di comunicazione diverse. Questo tipo di fraintentimenti contribuisce a molti stereotipi culturali.
Mi è tornato in mente quando ho cercato un’immagine per diphthong nella ClipArt di Microsoft Office, versione americana. Sapevo che eventuali insulti, per quanto blandi, non avrebbero restituito alcun risultato e così ho scelto “rudeness” come prima chiave di ricerca.
Non mi aspettavo di ottenere un’unica immagine associata a rudeness e sono rimasta alquanto perplessa che fosse la foto di un tedesco, resa inconfondibile dalla bandiera dipinta in faccia.
ClipArt politicamente scorretta e fedele ai peggiori stereotipi?!?
Animali volanti e decodifiche aberranti
Zits è una striscia americana che ha per protagonisti Jeremy, tipico adolescente, e i suoi genitori. Un esempio recente:
Questa striscia richiede la cooperazione del lettore, che deve riempire gli spazi vuoti del “non detto” richiamando un’espressione dell’inglese americano*, when pigs fly (si dice per sottolineare che si ritiene inverosimile che un particolare evento si verifichi).
Se Zits fosse pubblicato in Italia, sarei curiosa di vedere la traduzione italiana.
Catholic e Cattolica
A proposito di conoscenze enciclopediche, ho appena visto un esempio di interpretazione “da dizionario” anziché “da enciclopedia” nella traduzione di un nome italiano in inglese.
Nei profili di Mario Monti e Angelino Alfano pubblicati oggi in The Guardian si legge:
| ▄ | Alfano left the poor south and its provincial ways to study law at the Catholic Sacro Cuore university in Milan. |
| ▄ | [Monti] studied in Italy’s financial capital at its business-oriented Bocconi university. |
La traduzione the Catholic Sacro Cuore University è grammaticalmente corretta ma, secondo me, rivela la mancanza delle conoscenze enciclopediche “italiane” che
nell’analisi di Università Cattolica del Sacro Cuore ci indicano che qui cattolica non è più un aggettivo ma è il nome dell’università, proprio come Bocconi (diciamo infatti studiare alla Cattolica ma non *studiare alla Sacro Cuore).
Come nota a margine, osservo che cattolico è stato tradotto Catholic, immagino perché il contesto non consente ambiguità. Di solito i media britannici tendono a specificare Roman Catholic (abbreviato RC), anche per evitare confusione con l’aggettivo catholic, che può avere vari significati tra cui “eclettico”, “universale”, “vario”.
Conoscenze enciclopediche
Ho parlato spesso di conoscenze enciclopediche, un concetto che ha ormai qualche anno ma che continuo a trovare utile. Aggiungo un paio di riferimenti che riguardano l’analisi del discorso ma che sono rilevanti anche per la traduzione e il lavoro terminologico.
Interpretazione del testo
Nella lezione L’analisi del discorso, il termine enciclopedia di conoscenze descrive l’insieme di informazioni linguistiche e soprattutto extralinguistiche che il lettore usa nell’interpretazione di un testo per formulare inferenze sul “non-detto”:
| “Il testo è il frutto di un processo di produzione, del quale ospita delle tracce, e va incontro a un processo di interpretazione, per il quale funziona come una risorsa. L’interpretazione richiede una cooperazione attiva del lettore/ascoltatore, che ‘riempie’ i buchi presenti in ogni testo con le proprie inferenze. Il lettore si avvale per questo di una propria enciclopedia di conoscenze, che include i significati delle parole, le loro connotazioni, le caratteristiche di classi di oggetti e di persone, le sequenze attese di eventi in una situazione tipica, certe strutture canoniche del racconto ecc.” |
Traduzione
I problemi di comprensione causati da conoscenze enciclopediche non condivise possono manifestarsi all’interno di una stessa lingua, come accennavo in Quando Eminem è meglio di John Wayne, ma sono ancora più evidenti nella traduzione verso altre lingue.
annullare sottoscrizione / iscrizione / abbonamento
La vignetta di Rhymes With Orange di ieri mi ha fatto sorridere ma anche pensare che la battuta non sarebbe altrettanto efficace tradotta in italiano: qualsiasi scelta lessicale per rendere unsubscribe risulterebbe “verbosa”, come dicevo in Flessibilità dell’inglese: un-, e quindi poco adatta a un contesto umoristico.
Anche le scelte sintattiche potrebbero richiedere qualche riflessione perché, a differenza dell’inglese, in italiano non c’è coincidenza tra infinito e imperativo, il modo verbale che in entrambe le lingue caratterizza i comandi nelle interfacce utente e che contribuisce a identificare facilmente il contesto di riferimento della vignetta.
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PS La locuzione disdire un abbonamento è destinata a scomparire? Me lo sono chiesta quando ho visto che il verbo disdire fa parte dell’iniziativa Adotta una parola.
Stay hungry. Stay foolish. (2)
Approfitto di un lungo commento aggiunto oggi a “Stay hungry. Stay foolish” in italiano per ringraziare chi ha contribuito alla discussione, tutti con suggerimenti molto interessanti, e per chiudere definitivamente l’argomento “Steve Jobs”.
Nel frattempo, prendendo spunto da alcuni commenti, avevo scambiato un po’ di opinioni con alcuni colleghi americani per avere il punto di vista di madrelingua appartenenti alla stessa cultura di Jobs (ad esempio, volevo verificare se ci fossero “connotazioni temporali” legate agli anni della citazione).
“Stay hungry. Stay foolish” in italiano
Morgaine, una lettrice del blog, mi ha scritto a proposito di Stay hungry. Stay foolish, la frase pronunciata da Steve Jobs a conclusione dell’ormai famoso discorso ai laureandi di Stanford.
Contesto: Jobs aveva spiegato che la frase era apparsa sull’ultimo numero di una rivista “alternativa” della controcultura americana che, quando era ragazzo, era stata una specie di bibbia per la sua generazione.
Morgaine mi ha chiesto di parlarne perché pensa che la traduzione scelta da quasi tutti i media italiani, Siate affamati, siate folli, non sia corretta.
Two bees or not two bees
Il 26 settembre, Giornata europea delle lingue, a Modena si è svolto il convegno Two bees or not two bees ,“sui dilemmi dei traduttori di filastrocche, nonsense e parodie” e con riferimento particolare alla letteratura per bambini e ragazzi.
Franco Nasi, uno dei relatori, ne ha parlato in Doppiozero con alcuni esempi:
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Siamo sicuri che “Lei vende conchiglie sulla spiaggia” sia la giusta traduzione dello scioglilingua inglese “She sells sea shells on the sea shore”, e che invece “Se scii senza scienza sei solo scema” non lo sia per niente? […] Ancora: come rendere in italiano “Two bees or not two bees”? “Due api o non due api” è meglio di niente, ma non aiuta molto. È evidente a tutti il gioco di deformazione sul dubbio di Amleto, grazie al quale, con minimi scarti grafici e fonetici, il verbo essere (to be) si trasforma in due api (two bees). “Tessere o non tessere”, come suggerisce Gino Patroni, forse il più scoppiettante parodista italiano del Novecento (Il meglio di G. Patroni, Longanesi 1994), potrebbe essere una indiretta traduzione della parodia delle api, anche se qui di api non si trova traccia. [Continua a leggere...] . Viene citata anche la traduzione del romanzo Ella Minnow Pea a cui avevo accennato qui e qui. |
Vedi anche: Dolcetto o scherzetto, Asterix compie 50 anni e Affinità con i piccoli utenti per esempi di traduzioni e adattamenti “culturali” in testi destinati anche ai più giovani.
Mulini da olio
Descrizione di prodotti tipici della Toscana in un libro di viaggi tradotto dall’inglese:
“L’olio extravergine di oliva viene venduto fresco direttamente
al mulino”
Mi è sembrata una descrizione insolita perché se si pensa all’edificio dove si frantumano e macinano le olive, in italiano viene in mente la parola frantoio. Esiste comunque anche mulino da olio, un geosinonimo meno conosciuto.
In questi casi credo sia preferibile escludere i regionalismi e optare per il lessico più frequente, per evitare che il testo susciti perplessità (“ma vendono olio o farina?”) e di riflesso le informazioni risultino meno attendibili.
Forse però qui si tratta semplicemente di una traduzione letterale. Come mulino in italiano, anche la parola inglese mill ha vari significati e può descrivere sia macchinari che macinano e/o frantumano (o macinini, ad es. coffee mill e pepper mill) che luoghi di lavorazione di vari materiali (ad es. cotton mill, textile mill, paper mill, steel mill ecc.). Il frantoio è [olive] mill.
Vedi anche Fungo e mushroom, per un altro tipo di traduzione letterale dall’inglese.
Lingue, orientamento e “Manhattanese”
Penguin Books sta promuovendo un nuovo libro sulla traduzione, Is that a fish in your ear? (Translation and the Meaning of Everything), con un’animazione molto simpatica.
C’è un esempio efficace che evidenzia una peculiarità della lingua australiana Guugu Yimithirr, nota per avere un sistema di orientamento con coordinate assolute geografiche (nord, sud, est, ovest) anziché le coordinate relative egocentriche (davanti, dietro, sinistra e destra, rispetto al proprio corpo) privilegiate dalla maggior parte delle altre culture.
È un esempio usato spesso a proposito di relatività linguistica, di cui parlavo recentemente con un’amica che ha vissuto a lungo New York. Mi raccontava che anche dopo parecchi anni, soprattutto all’uscita della metropolitana, le era difficile orientarsi con le indicazioni downtown e uptown, invece ovvie per chi è cresciuto a Manhattan, in qualsiasi parte della città si trovi. È stato divertente trovare questo esempio di “Manhattanese” nell’animazione:.
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L’inglese di ATM: idea per storia dell’orrore
All’ingresso della metropolitana della stazione centrale di Milano è stato installato un nastro trasportatore per bagagli. Gli anglofoni appena arrivati in città si trovano davanti questo cartello:

Ci sarebbe da domandarsi come mai l’ATM faccia fare traduzioni così visibili a qualcuno che non sa neanche che il sostantivo inglese luggage non ha il plurale (e sarebbe bastato un correttore ortografico!).
Probabilmente se ne è occupato chi ha tradotto anche il cartello che illustra le tre azioni obbligatorie e le dieci proibite sul marciapiede mobile che a Lambrate porta dalla stazione della metropolitana a quella ferroviaria. Speriamo non si fermino in molti a leggerlo perché le traduzioni lasciano alquanto a desiderare anche in questo caso.
Gli inglesi, ad esempio, potrebbero pensare di essere capitati in una storia dell’orrore se leggono beware of long clothes: guardatevi dal malvagio abbigliamento lungo (nel corridoio di Lambrate potrebbe repentinamente iniziare a vivere di vita propria, ribellarsi contro di voi e strangolarvi)! Ma niente paura, in case of necessity apply to the station agent.
Scherzi a parte, una nota terminologica: in inglese il termine tecnico che descrive le barriere laterali di scale e marciapiedi mobili è balustrade (nel cartello c’è una a di troppo) ma nelle avvertenze al pubblico si preferisce il meno preciso ma più comprensibile handrail.
Vedi anche: effetto mouseover: la "serrandina" per un esempio di scelte terminologiche in base all’utente finale e Comprehend this: attention to planes inclined per un’altra traduzione imbarazzante vista a Milano.
Dopo la soia, i “germogli di mostarda”!
Alcuni media italiani sono recidivi. Dopo la confusione sui germogli di soia, riferiscono dei nuovi problemi di E. coli incorrendo in un altro errore di traduzione.
Una delle possibili cause dell’intossicazione in Francia viene identificata nei “germogli di mostarda”, ignorando però che la parola italiana mostarda descrive solo alcune preparazioni alimentari ma nessuna pianta, a differenza di moutarde in francese e mustard in inglese che sono anche i nomi di alcune brassicacee, in italiano senape.
Altra imprecisione: le notizie francesi parlano di semi (graines) provenienti dalla nota azienda britannica Thompson & Morgan e probabilmente di produzione italiana. A noi invece viene comunicato che sono i germogli ad arrivare dall’Italia: una bella differenza!
Ecco cosa scrive il Corriere della Sera:
Altri esempi qui, qui e qui [link aggiunto].
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![Batterio killer, i germogli di Bordeaux sarebbero stati comprati in Italia [...] Proverrebbero dall'Italia i germogli all'origine dell'intossicazione di E.Coli che ha colpito una decina di persone a Bordeaux [...] dove i germogli di trigonella (fieno greco), di mostarda e di rucola, erano stati acquistati [...] – Corriere della Sera, 27 giugno 2011 germogli_di_mostarda](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2011/06/germogli_di_mostarda1.png)

