Post nella categoria “terminologia”
Whistleblower, un concetto poco italiano
Alcuni giorni fa The Guardian ha rivelato la fonte dello scoop sullo scandalo noto in Italia come Datagate: è Edward Snowden, che lavorava all’interno della NSA, l’agenzia governativa americana ora al centro delle polemiche. In tutti gli articoli del quotidiano britannico Snowden è sempre descritto come whistleblower.
I media italiani che hanno ripreso la notizia direttamente da The Guardian l’hanno invece definito talpa o gola profonda. In altri contesti, come segnalato nei commenti qui, whistleblower viene anche reso come spifferatore, delatore, informatore, confidente, canarino, ma sono tutte soluzioni poco soddisfacenti che hanno connotazioni diverse da quelle associabili a whistleblower e che possono essere analizzate facendo alcune considerazioni tipiche del lavoro terminologico.
Whistleblower, concetto specifico
In inglese whistleblower identifica una persona che lavora in un’impresa o in un ente (pubblici o privati) e che denuncia illeciti commessi al suo interno, riportandoli alle autorità
competenti o all’opinione pubblica o anche alla stessa organizzazione se sono previsti meccanismi per raccogliere queste segnalazioni.
Il soffiare il fischietto è una metafora del ruolo di arbitro o di poliziotto assunto da chi richiama l’attenzione su attività non consentite affinché vengano bloccate.
È una parola con connotazioni positive: descrive un ruolo che esemplifica una virtù civile ma che non è esente da rischi e ritorsioni e anche per questo nel 2002 la rivista TIME ha scelto tre whistleblower come persone dell’anno.
Polli (e altri metaforici volatili)
In treno mi sono dovuta sorbire la telefonata di un tipo, molto pieno di sé, che si vantava di un lavoro a Londra e di come si era intortato chi gli aveva fatto il colloquio, spiegando alla sua interlocutrice: “Hai presente quel proverbio inglese, I know my chicken?”
Mi ha fatto ridere perché non conoscere i propri polli (plurale!) è un modo di dire italiano, non inglese. Ho concluso che chi si fa abbindolare dal tipo deve essere un vero pollo, il che mi ha fatto pensare ai volatili che in senso figurato possono descrivere persone. ![]()
Con un aiuto del Dizionario Analogico, ecco il mio elenco: pollo, gallo, galletto, gallina, pollastrella, oca, pavone, aquila, civetta, allocco, gufo, barbagianni, avvoltoio, falco, colomba, pappagallo, merlo, tordo (da cui deriva stordire), passerotto, scricciolo, cornacchia, usignolo, uccello (o corvo) del malaugurio e uccel di bosco. Cosa ho dimenticato?
Vedi anche: Verbi inglesi con etimologia “animalesca”
Scheumorfismo
In attesa della presentazione dei nuovi sistemi operativi Apple iOS7 e OS X 10.9, si incontrano sempre più spesso i termini skeuomorphism o skeuomorphic design in inglese e scheumorfismo o scheuomorfismo in italiano.
Nell’accezione originale, in archeologia, il riferimento è a oggetti che presentano elementi o caratteristiche non funzionali ma solo decorative, ereditate da altri oggetti. Etimologia: dal greco skeuos (strumento) e morphê (forma).
Nell’ambito del software design il termine scheumorfismo è stato adottato di recente per descrivere le interfacce grafiche in cui gli oggetti virtuali sono disegnati in modo che assomiglino il più possibile ad oggetti reali, con dettagli realistici ma funzionalmente inutili (skeuomorphs) usati a scopo ornamentale, ad es. riflessi metallici sul cestino della spazzatura, venature del legno nelle librerie, ombreggiature sui pulsanti ecc.
Intervista in TermCoord blog
Ho avuto il piacere di essere inclusa tra i terminologi intervistati per Why is Terminology your Passion?, un’iniziativa della Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo.
Ringrazio tutto il team di TermCoord e in particolare Giulia Nardini, che mi ha intervistata e ha scelto di farmi alcune domande sulla terminologia informatica, uno dei miei argomenti preferiti. L’intervista è in inglese; qui aggiungo alcuni riferimenti in italiano:
Chi sono i city user di Milano?

A Milano milioni di city user
Ho già espresso le mie perplessità sull’uso di anglicismi nelle comunicazioni ai cittadini ma vorrei aggiungere un altro esempio, da una lettera del sindaco di Milano Giuliano Pisapia che cita le “condizioni difficilissime” di gestione della città e le descrive come
“più difficili per noi che per altri, perché il nostro bilancio contiene anche le ingenti somme destinate ad Expo e i servizi che forniamo ad alcuni milioni di city users” [sic]
Ambito d’uso del termine city user
Le parole inglesi city e user hanno un equivalente italiano in città e utente, quindi si deve supporre che l’espressione city user abbia un significato particolare non esprimibile in italiano. Chi conosce l’inglese può inoltre concludere che city user appartenga a un lessico specialistico perché nel lessico comune non è una locuzione con una propria autonomia.
Microsoft Blue
Mi ricollego al post su Google Glass per aggiungere questa vignetta di Geek&Poke intitolata Microsoft Blue.
Ho trovato molto divertente il riferimento al famigerato Blue Screen of Death (BSoD), la schermata blu “della morte” che nei sistemi operativi Windows segnala un errore irreversibile (in inglese stop error). Ma in Windows 8 il colore della schermata da blu elettrico è diventato azzurro e compare un’emoticon triste.
A proposito di Windows 8, Windows Blue è il nome in codice dell’aggiornamento 8.1 (update) che sarà rilasciato quest’estate. Speriamo non si tratti di nomen omen!
E una tonalità di azzurro dà il nome alla piattaforma di cloud computing di Microsoft, Windows Azure. In inglese è una parola insolita con diverse pronunce possibili. .
Vedi anche: Occhi color desktop?!? (con un commento sul color alzavola di WIndows 95).
Top 100 Language Professional Blogs 2013
Anche quest’anno Lexiophiles e bab.la hanno compilato l’elenco Top 100 Language Professional blogs, tra cui c’è anche Terminologia etc.
È un bel modo per scoprire nuovi blog linguistici, non solo in inglese ma anche in altre lingue. Si può votare per il blog preferito fino al 9 giugno.
La singolarità di Google Glass
Google Glass in italiano
Avrete sicuramente sentito parlare di Google Glass.
Se vi chiedessi di che tipo di prodotto si tratta, come lo descrivereste?
Credo che la risposta più comune sarebbe occhiali (dotati di / a / per realtà aumentata, computerizzati, tecnologici ecc.) perché in italiano quasi tutti, dai media generalisti ai siti informatici e tecnologici, ne parlano al plurale, i Google Glass.
Google Glass in inglese
In inglese invece Google Glass è singolare, come la parola glass (“vetro”):
Questo oggetto non è dotato di una coppia di lenti, il componente essenziale del concetto “occhiali”, e infatti nel sito ufficiale non appare mai la parola plurale glasses. Quindi, di cosa si tratta?
L’arbitrarietà delle parole canguro
Palindromes, anagrams, and 9 other names for alphabetical antics elenca alcuni esempi di ludolinguistica.
Il termine più divertente è kangaroo word (o marsupial), definito come una parola che al suo interno ne contiene altre, ad es. encourage in inglese contiene courage, cog, cur, urge, core, cure, nag, rag, age, nor, rage and enrage.
Per altri invece kangaroo word identifica un concetto diverso, più specifico: è una parola che al suo interno contiene le lettere di un’altra parola con lo stesso significato, ad es. masculine contiene male e observe il sinonimo see (altri esempi in Oxford Dictionaries).
In Verbalia si trovano alcuni esempi per l’italiano, tra cui incontrovertibili (certi) e accondiscendere (cedere), che vengono chiamati anche parole sgonfiabili.
Phrasebook, fraseologia e frasario
Google Translate ha una nuova funzionalità che consente di salvare le traduzioni in una propria raccolta. In inglese si chiama Phrasebook e in italiano Fraseologia.

Terminologia inglese
In inglese la parola phrasebook identifica un prontuario che contiene una selezione di frasi essenziali in una o più lingue straniere.
È una metafora informatica coerente con quelle in uso da decenni nelle interfacce grafiche, basti pensare agli oggetti che si possono trovare su una scrivania, come document, folder (cartella), clipboard (gli Appunti di Windows), notepad (blocco note), calendar, diary, dictionary, e in particolare ai vari tipi di book come address book (rubrica), workbook (cartella di lavoro) e clipbook e scrapbook (contenitori di ritagli e appunti).
Parole e termini: chiama
Prima dell’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo presidente della repubblica non avevo mai fatto caso al sostantivo chiama. Il Vocabolario Treccani registra due accezioni, una generica ma poco comune e una specifica usata in ambito parlamentare:
| chiama s. f. [der. di chiamare]. – Il chiamare per nome e secondo un certo ordine le persone che sono o dovrebbero trovarsi in un luogo, per accertarne la presenza (più comune appello): fare la chiama degli scolari; rispondere alla chiama; mancare alla chiama. In particolare, la verifica, per appello, del numero legale per la validità delle sedute della Camera dei deputati o del Senato. | |
Mi pare che chiama illustri bene la distinzione che si cerca di fare nel lavoro terminologico tra lessico comune (parole, in questo caso un sinonimo di “appello” o “chiamata”) e lessico specializzato (termini, in questo caso un concetto specifico nell’ambito delle procedure parlamentari). Altri esempi in decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…
.
Vedi anche: Le parole della politica (novembre 2011) e scouting (marzo 2012).
Spamming, spinning e spimming
Il filtro antispam del blog funziona bene ma succede che includa anche commenti reali e quindi do sempre una rapida scorsa ai messaggi indesiderati prima di eliminarli. Dopo avere letto “Some superb entropy” in the language of spam ho notato che sono ricorrenti gli esempi di spinning.
Lo spinning è una tecnica sviluppata per acquisire visibilità nei motori di ricerca e poi usata anche dagli spammer. Consiste nel prelevare contenuto altrui e “riscriverlo” sostituendo automaticamente alcune parole con loro sinonimi, generando così dei testi che ai motori di ricerca appaiono nuovi.
Plug and Play, chi se lo ricorda?
Surfing the Information Superhighway: the changing face of Internet language riflette sulla continua evoluzione della terminologia informatica con gli esempi di alcuni termini che, se venissero introdotti ora, risulterebbero inadeguati, datati o poco efficaci: cyberspace e il prefisso cyber, Information Superhighway, surf, netizen, Web ring e il prefisso hyper.
Il cambiamento nella percezione della terminologia è associato a tre aspetti diacronici:
1 – sviluppi tecnologici che rendono obsoleti alcuni concetti e termini associati
2 – maggiore familiarità con i concetti informatici e quindi altra accettabilità dei termini
3 – diverse tendenze nella formazione di nuovi termini
Podcast e postcast
Ieri ho sentito un tipo dire più volte *postcast anziché podcast, e intendeva proprio un file multimediale scaricabile da Internet, nel suo caso l’audio di una trasmissione radio.
Ho trovato diverse occorrenze di postcast e mi piacerebbe capire se l’errore sia dovuto all’influenza del secondo elemento cast, che però rende la pronuncia più ostica, oppure se sia un eggcorn, un fenomeno linguistico per cui alcune parole o espressioni inconsuete vengono “normalizzate” sostituendo gli elementi percepiti come insoliti con altri più comuni che comunque hanno una loro logica (“postcast” perché il file è disponibile solo dopo la trasmissione), quindi si tratterebbe di una storpiatura diversa da un malapropismo.
Tipi di messaggistica: esercizio terminologico
Social messaging
Nei commenti al mio ultimo post ho aggiunto che social messaging è ancora un termine ambiguo perché non identifica in modo univoco un unico concetto, un’indeterminatezza
tipica della terminologia informatica (altro esempio: hashtag).
Le possibili accezioni di social messaging includono
1) un’attività di scambio di messaggi legata a un social network (ad es. attraverso Facebook Messenger),
2) un servizio di scambio di messaggi che ha un elemento social (ad es. Twitter).
In nessuno dei casi social messaging implica una distinzione tra dispositivi mobili e computer tradizionali.
Non mi convince quindi la definizione di WhatsApp come applicazione di social messaging fatta dal Corriere della Sera per spiegare l’interesse di Google, perché credo che in questo caso siano altre le sue caratteristiche distintive.
È stata fatta una ricerca per la categoria “terminologia”.







