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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “terminologia”

“portmantologist” e parole da salvare

Sono andata a curiosare su Save the Words, un’iniziativa degli editori dell’Oxford English Dictionary per “salvare” parole insolite che stanno cadendo nel dimenticatoio (a quanto pare, in inglese il 90% delle comunicazioni avviene con non più di 7000 parole). Per fare una pausa può essere divertente dare un’occhiata a qualche definizione o leggere i suggerimenti di spread the word (attenzione all’audio!).

portmantologist: one who studies or coins portmanteau words

Quando ho fatto clic, del tutto a caso, tra le centinaia di caselle colorate, ho trovato buffo che la prima parola apparsa fosse portmantologist, ovvero chi studia o crea parole formate dalla fusione di due parole, come ad esempio malware, malicious+software.

In inglese si parla di portmanteau word, un termine coniato da Lewis Carrol per descrivere le parole inventate per il poemetto Jabberwocky e che Humpty Dumpty spiega ad Alice con la metafora del “baule armadio”, caratterizzato da due parti unite da una cerniera: 

`Well, "slithy" means "lithe and slimy". "Lithe" is the same as "active". You see it’s like a portmanteau — there are two meanings packed up into one word.’  […] …"mimsy" is "flimsy and miserable" (there’s another portmanteau for you).
(Through the Looking Glass

Il termine linguistico inglese è blend, quello più scherzoso frankenword. In francese c’è il calco mot-valise e in tedesco Kofferwort, e anche in italiano c’è chi dice parola valigia. Io preferisco parola macedonia, non mi dispiace tamponamento (di parole) mentre trovo orrendo composto aplologico.

Una caratteristica delle parole macedonia inglesi nate in ambito tecnico e informatico è che di solito vengono adottate in italiano come prestiti. Qualche esempio: modem (modulator+demodulator), transistor (transfer+resistor), transceiver (transmitter+receiver), transponder (transmitter+responder), codec (coder+decoder), bit (binary+digit), pixel (picture+element), widget (windows+gadget), camcorder (camera+recorder), blog (web+log), vlog (video+blog), netiquette (Internet+etiquette), emoticon (emotion+icon), podcast (iPod+broadcast), webinar (web+seminar), spim (spam+IM), termbase (terminology+database). Altri esempi nei post con tag parole macedonia.

Tornando invece a Save the Words e a iniziative simili per l’italiano, nell’ultima edizione del Vocabolario Zingarelli sono segnalate oltre 2900 “parole da salvare” e da qualche anno la Zanichelli indice il concorso Salva Parola, a cui sono associate le riflessioni di Osservatorio della lingua italiana (esempi qui e qui). 

A me piace il Dizionario delle parole perdute: non tutte le parole sono dimenticate od obsolete ma è divertente curiosare tra le varie voci perché tutte includono un ricordo di chi le ha proposte, ad es. una parola che io non sentivo più dai tempi della scuola è cimosa.

Anche il blog Kielipiha ha iniziato un “viaggio alla ricerca delle parole italiane obsolete”.


Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus.

Costi e benefici del lavoro terminologico

Chi si occupa di gestione della terminologia in ambito aziendale potrà trovare interessante Cost and effectiveness of terminology work, un articolo che riassume i risultati di uno studio condotto da tekom su un campione di 940 soci distribuiti tra industria (67%), produttori di software (15%) e fornitori di servizi di traduzione o documentazione tecnica (5%).

L’articolo sottolinea una questione nota: i vantaggi dei sistemi di gestione della terminologia sono ben chiari a chi ne fa uso ma non altrettanto ovvi a chi deve finanziarli, in particolare perché è complesso quantificare il ROI (“ritorno sull’investimento”). 

In un intervento al Seminario COM&TEC La comunicazione multilingue di qualche mese fa avevo sintetizzato i principali benefici e punti deboli della gestione della terminologia nelle aziende in questi punti:

Benefici di un sistema di gestione della terminologia sulla comunicazione aziendale interna ed esterna: condivisione delle conoscenze, standardizzazione, semplificazione, riduzione delle ambiguità, migliore esperienza utente, traduzione più accurata.

Un sistema di gestione della terminologia consente di ridurre i costi di ricerca, supporto, prevenzione di problemi (anche legali), traduzione, correzione degli errori, automazione.

L’implementazione di un sistema di gestione della terminologia può essere complicato dai costi del sistema (di hardware, software, sviluppo, integrazione e manutenzione) e delle risorse umane coinvolte (personale specializzato e formazione degli utenti del sistema). È tuttora difficile quantificare la redditività del capitale investito in terminologia: la maggior parte delle analisi si basa su dati molto empirici, come il costo dei potenziali errori e interventi di supporto evitati, ecc.

Non ricordo dove e da chi ho sentito dire “Managers don’t understand terminology”, ma è una citazione che fa sempre annuire chi, in questo ambito, si deve confrontare con persone sicuramente molto competenti in ambito gestionale e finanziario ma poco avvezze ad apprezzare problematiche linguistiche e di condivisione della conoscenza…

Vedi anche: altri post con tag lavoro terminologico e/o database terminologici.

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Scraped content: raggiunto il fondo del barile?

Il termine inglese Web scraping indica varie tecniche, più o meno automatizzate, di acquisizione di dati da pagine Web per poi rielaborarli altrove. Il termine correlato scraped content di solito ha un’accezione più negativa: descrive il contenuto che viene duplicato e ripubblicato altrove senza autorizzazione dell’autore e senza link all’originale.

In italiano si tende a privilegiare il prestito Web scraping mentre per scraped content non c’è un termine preciso e vengono usate descrizioni tipo contenuto clonato, contenuto duplicato non autorizzato, ecc.  Come spesso succede, si perdono alcune connotazioni dei termini originali inglesi: a me, ad esempio, il verbo scrape fa venire in mente l’espressione scrape [the bottom of] the barrel  e, in un certo senso, chi si riduce a scopiazzare con finalità poco trasparenti non sta proprio “raschiando il fondo del barile”?!

schermata del post apparentemente "clonato" e link al post originale: Calcio, football, soccer... e bambineChissà se è anche il caso di un blog italiano che mi ha segnalato Elisa e che ripropone contenuto altrui di tipo linguistico e terminologico, soprattutto in inglese ma anche in italiano, senza però citare l’autore e/o includere il link al testo originale, come per alcuni post di questo blog? O forse si tratta solo di un’operazione un po’ maldestra, visto che nell’intestazione del blog viene dichiarato esplicitamente che le notizie sono prese dalla rete e c’è anche un blogroll con i link ad alcune delle fonti?

Aggiornamento 2 agosto – Sono stata contattata dalla persona che gestisce il blog, che ringrazio per avermi chiarito che in questo caso si trattava effettivamente di un inconveniente tecnico e che, risolto il problema, appariranno i link previsti.


Vedi anche: Phishing: truffa, spillaggio, abboccamento? per un esempio di connotazioni non trasferibili nella lingua di arrivo.

# nomi inglesi del cancelletto #

Ho trovato interessante hash / pound / number sign (il titolo fa riferimento ai tre termini inglesi più comuni associati al simbolo #) e scoprire, in particolare dai commenti a questo e a un altro post, The "pound sign" mystery, che il cancelletto viene chiamato in molti altri modi in inglese, spesso con differenze d’uso nella varietà americana e in quella britannica.

cancelletto Alcuni esempi di nomi: octothorpe e le varianti octothorp, octathorp, octothorn, and octatherp (le possibili etimologie sono molto curiose ma fanno quasi tutte risalire oct- alle otto punte del simbolo), crosshatch symbol, square (UK), gate (UK), double cross symbol (diverso da , double dagger), tick-tack-toe sign (con riferimento al gioco del tris), crunch (gergale, usato in ambito mainframe) e sharp symbol (in questo caso # viene confuso con , il simbolo musicale del diesis, che però ha le barrette lunghe perpendicolari e quelle corte inclinate, l’opposto del cancelletto).

Il simbolo # ha inoltre il significato di “inserire spazio” nelle revisioni di testo e può indicare “frattura” negli appunti dei medici americani.

In molti fanno risalire l’etimologia di pound sign all’abbreviazione lb per la libbra (pound): nella scrittura a mano le due lettere sarebbero state unite in e da qui si sarebbe poi arrivati alla forma del cancelletto, ma ci sono altre teorie, come descritto in The "pound sign" mystery: in seguito a una revisione del codice Baudot (un sistema di codifica di caratteri per telescriventi), a una specifica combinazione di tasti nelle versioni internazionali del codice era stato assegnato il simbolo £, usato anche per la sterlina (pound) e per questo poco utile negli Stati Uniti, cosicché nella versione americana alla stessa combinazione era stato fatto corrispondere il simbolo # e questo, in inglese americano, potrebbe aver portato al nome pound sign per il cancelletto.

Vedi anche: hashtag, una delle parole dell’anno tecnologiche del 2009 negli Stati Uniti.

Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 2

Linguista non ha ancora commentato i risultati del concorso di cui ho parlato qui ma le traduzioni vincenti sono state anticipate da Osservatorio della lingua italiana:

“A imporsi, fra le proposte di traduzione di blog, chat, newsletter, provider, spamming, i fervidi frutti della notoria fantasia italica. Digidiario, blabele, infolettera, telefornitore, digiluvio postale: queste, a nostro giudizio, le cinque migliori soluzioni prodotte dagli oltre seicento partecipanti”

Sono curiosa di vedere quali saranno le motivazioni e i commenti alle proposte dei partecipanti [aggiornamento: i risultati in "La parola giusta", i vincitori. Tutta questione di ciberciarle], intanto torno sull’argomento perché tra i moltissimi contributi interessanti e creativi si potevano notare anche alcuni problemi tipici dei progetti terminologici in crowdsourcing o in altri formati aperti alle community (ad es. per raccogliere commenti e suggerimenti degli utenti sulla terminologia di software localizzato, come l’iniziativa Microsoft Terminology Community Forum).

Una caratteristica comune di questi progetti è l’entusiasmo e la disponibilità dei partecipanti e quindi spiace che, specialmente per questioni linguistiche che richiederebbero conoscenze specifiche che non tutti hanno, certe proposte non possano essere prese in considerazione. Conoscendo i potenziali problemi si può però cercare di prevenirli e supplire alla mancanza di competenze terminologiche, riducendo così i commenti non validi.

Prendo spunto da alcuni contributi al concorso di Linguista per fare qualche esempio e proporre alcuni suggerimenti (): 

Non sempre viene colta l’importanza del valore monosemico del termine e vengono proposte parole comuni già associate a concetti diversi da quello che si dovrebbe identificare in maniera univoca, senza considerare che in genere la terminologizzazione ha successo solo se viene subito associata a un nuovo concetto, difficilmente potrebbe imporsi anche in seguito. Alcuni esempi dal concorso: ricordino, novità, gazzella, lampo (newsletter); grasso, inquinante (spamming); ponte, porto (provider); discussione, campo, piazzale, salotto, linguaggio virtuale (chat); anima, posto, pozzo, piazza, deposito, foro, giornale, dizionario, globo, lavagna, bolla (blog), ecc.
  Se il progetto include concetti già entrati nel mercato, può essere utile includere brevi istruzioni che indichino esplicitamente di evitare parole comuni.
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Vari contributi mostrano che il concetto espresso dal termine inglese non è stato recepito correttamente o addirittura travisato del tutto, come si può vedere da permesso, dominio, pusher virtuale, cervellone addetto allo smistamento della posta, provvigione (provider); pettegolezzo, abbonamento di posta elettronica (newsletter); egocentrismo, (spamming), foro internautico (chat); autarchivio internautico, eternauta, webamici (blog). In alcuni casi i concetti non appaiano sufficientemente differenziati tra loro, come per la persona che ha proposto digispettegolezzo per blog e digichiacchiera per chat.
  Nei progetti in cui si parte dal termine originale inglese possono esserci problemi di comprensione (esempio: split button) e va quindi prevista una definizione che descriva il concetto escludendo ambiguità, meglio se scritta nella lingua di arrivo; se il caso, si possono aggiungere riferimenti a concetti potenzialmente confondibili (ad es. si potrebbe chiarire cosa distingue un blog da una chat) o a termini già esistenti che verrebbero automaticamente scartati se proposti, ad es. forum come alternativa a chat (altri esempi in Domande sulle risposte).
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Ho notato che provider è stato interpretato da una parte dei partecipanti in base al significato generico che ha in inglese (“fornitore) e dall’altra al significato più specifico che in inglese è associato al concetto subordinato Internet Service Provider, con notevole confusione nei contributi. 
  Anche in questo caso, essenziale una buona definizione; per evitare ambiguità, si può rendere esplicita la relazione gerarchica tra concetti includendo alcuni esempi di concetti subordinati, ad es. facendo riferimento a diversi tipi di provider.
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Il concorso prevedeva solo sostantivi ma si trovano varie proposte che hanno una diversa funzione grammaticale, ad es. aggettivi come iperpersonale, opinionato (blog) e sgradito, nonvoluti, cestinabile, infestante, inquinante (spamming); verbi e forme verbali come te lo dico (blog), chiacchieriamo, blaterare, ci sei? (chat),  pattumare, occhio è posta spazzatura, non aprirmi, vade retro, butto via (spamming), sai-mica-chi (newsletter).
  Si può associare la categoria grammaticale a ciascuna voce inglese; dovrebbe essere sufficiente perché venga riprodotta correttamente nei contributi (a differenza di molti americani, gli italiani di solito conoscono la grammatica di base!).
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In alcuni casi anziché termini vengono proposte unità polirematiche o descrizioni: quello di cui hai bisogno (provider); parlando di me, dibattito fra utenti di un gruppo (blog); conversazione in tempo reale fra utenti (chat); messaggi pubblicitari sgraditi su posta (spamming).
  Anche qui, è utile fornire delle brevi istruzioni con esempi di cosa evitare (vedi anche: “Kluge” ed errori nei database terminologici).
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Capita di notare incongruenze di registro, spesso nei contributi di una stessa persona (ad es. scrivoparlo, provvedente e postaccia per chat, provider e spamming).
  Una breve indicazione del tipo di utente a cui è destinata la terminologia, ad es. indicando esplicitamente se lo “stile” debba essere formale o informale, spesso è sufficiente per ridurre questo tipo di problema. 

Si potrebbero fare altre considerazioni sul formato e gli accorgimenti da adottare nella definizione di un progetto terminologico aperto a una community, come pure sul ruolo dell’eventuale moderatore, ma per oggi mi sono dilungata fin troppo: argomento per un prossimo post?

magnetofono e registratore a cassette

A chi era bambino ai tempi di Hit Parade, la trasmissione radio dell’appena scomparso Lelio Luttazzi, sicuramente piacerà leggere È nell’olimpo della hit-parade di Luca Sofri. 

Ovviamente non potevo non apprezzare anche la nota terminologica (grassetti miei):

[…] il magnetofono, me lo ricordo benissimo. Per la lingua di allora – la parola è in effetti desueta – un magnetofono era semplicemente un registratore a cassette, che aveva ereditato il suo nome dai precedenti registratori a bobine […]. Cosa fosse un registratore dovreste invece saperlo tutti, almeno ancora per qualche anno

Registratore a cassette è un tipico esempio di retronimo e di quanto rapida sia l’evoluzione della lingua e della terminologia, specialmente in ambito tecnico: quando ero piccola, il registratore era “per antonomasia” quello portatile a cassette (a casa mia un modello SANYO con comandi a cloche!) e la parola magnetofono suonava già antiquata e riservata ai registri più formali.

Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 1

Il mese scorso il blog Linguista ha lanciato un concorso, rivolto soprattutto agli studenti, per proporre traduzioni a cinque parole inglesi legate al Web e ormai comuni in italiano: blog, chat, newsletter, provider, spamming.

Nel linguaggio tecnico, specialmente informatico, i prestiti integrali sono spesso preferiti a possibili alternative italiane per il loro valore monosemico (non si confondono con altri oggetti o concetti) e per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa*. A parte provider, che ha un equivalente italiano in fornitore, anche i termini scelti per il concorso fanno parte di questa categoria e mi sembra siano ormai radicati nella nostra lingua, diventando dei cosiddetti forestierismi insostituibili.

L’iniziativa di Linguista appare così soprattutto un divertimento linguistico ma è sicuramente una bella idea per stimolare riflessioni sulla produzione e l’uso del lessico. Dando un’occhiata ai contributi si notano infatti parecchi suggerimenti creativi e commenti interessanti e colpisce la notevole varietà di meccanismi di formazione di nuove parole usati dai partecipanti:

Prestiti adattati, come blogo, blago, nuletta, niuslitter, nosletta, niuslettera, provaider, provvideratore, ciattera, ciat, ciaccia, ciatta. 
Prestiti interni (dialettismi), come ciacola, ciac(c)olata, ciana, cicera (chat), rumenta, munnezza (spamming).   
Calchi: notiziolettera, novaletta, novalittera (newsletter), manzotin, manzotinaggio, simmenthalare (spamming, con riferimento etimologico).   
Molti esempi di derivazione, tra cui soprattutto l’aggiunta di suffissi a parole esistenti, ad es. infuffamento (spamming), chiacchieraio, cianciatoio, chiacchia, ciarleria, conversario (chat), serviziatore, internettaro (provider), cogitario (blog).
Ancora per il meccanismo di derivazione, molto usati prefissi e soprattutto prefissoidi come in iperdialogo, ciberciarla, elettrodialogo, telechiacchiera (chat), iperpattume, e-scorie, emmondizia (spamming), ciberfornitore, e-fornitore (provider); interessante notare che inter- non significa più “tra” ma “Internet”, come in intervoce, interdialogo (chat) e interdiario (blog)
Esempi di alterazione, soprattutto per rendere l’accezione negativa di spamming, ad es. postume, postazza, postaccia.
Parole composte, in particolare secondo il modello nome+aggettivo, come ad es. chiacchierata telematica / elettronica / virtuale (chat), zibaldone elettronico (blog).
Molti esempi di parole macedonia (tamponamenti di parole), ad es. postizia (posta+immondizia), polesta (posta+molesta), pospazza (posta+spazzatura), pubblicitame (pubblicità+ciarpame); periodiziario (periodico+notiziario), retiario (rete+diario), forniservizi (fornitore/fornire+servizi), cronolario (cronologico+diario), ciarola (ciarla+parola), leggizia (leggimi+notizia); molto divertente forfoposta (forfora+posta).
Vari conglomerati, ad es. scrivoparlo e digiparla (chat), postinvade (spamming)
Acronimi, ad es. DDB (diario di bordo) e DECC (diario elettronico condiviso e commentato) per blog, CIR (chiacchierata in rete) e CIAT (Corrispondenza Istantanea Attraverso Terminale) per chat, NEP (notiziario elettronico periodico) per newsletter, ESE (erogatore servizio elettronico) e F.A.SE.R (fornitore accesso servizi di rete) per provider. 
Abbreviazioni, ad es. infovelo (newsletter). 
Metaforizzazione, come per polentaggio (“il voler propinare a tutti i costi un qualcosa che ti esce fuori dagli occhi…per questo ho pensato alla polenta che in tempi di guerra probabilmente a molte persone suscitava le stesse reazioni dello spam”), zanzare (“inevitabili, fastidiose, frequenti” come lo spam).
Mi ha colpito l’uso di elementi formanti colti dalle lingue classiche, un approccio che in ambito Web potrebbe sembrare insolito se non si pensa alle parole latine nella terminologia informatica inglese. Alcuni esempi: celesce, “celerĭter velocemente + λέσχη, -ης, ἡ conversare”, per chat, semito, “σήμερον oggi + μῦθος, -ου, ὁ notizia”, per newsletter; effemeride, “dal lat. ephemĕris -ĭdis, dal greco diario, composto di sopra (a riguardo) + giorno” per blog; ci sono poi varie proposte forse non del tutto convincenti per provider, come remicula, “rete, is + militia, -ae servizio militare”, retiario, “mediato dal latino Retiarius, che alludeva a un gladiatore armato di rete” per provider; apparitore, “da apparitus ovvero servitore pubblico”; sinistarco, “συνιστημι sunistemi in greco”.
Ci sono anche parecchi esempi di parole che non sono trasparenti e non è chiaro se siano neoformazioni ad hoc o se si tratti di gergo giovanile, ad es. slollo (chat), suntiva (newsletter), sbittatore (provider), smuggia, digiastro (spamming), però hanno una loro efficacia perché rimangono impresse facilmente.
Divertente l’enfasi espressiva conferita con il simbolo @ in chi@cchiera (chat) e di@rio (blog).

Altre proposte sono invece meno efficaci ed evidenziano le difficoltà che si possono incontrare anche con i progetti terminologici in crowdsourcing o comunque aperti alla partecipazione di tutti gli utenti, un’attività ultimamente abbastanza diffusa nella localizzazione. Ne parlerò nella seconda parte di questo post.


* Cfr. Le parole del lessico italiano

Vedi anche: 10 anni della parola blog, sull’assestamento del termine blog anche in italiano, e Ancora sull’uso dello scanner, sui possibili meccanismi che portano alla prevalenza di un’opzione linguistica su altre disponibili.

 why are blogs called blogs?!?

iPad, “flick” e terminologizzazione

iPad è disponibile anche in Italia e così ho dato un’occhiata al manuale italiano per vedere se fosse stato risolto il problema terminologico di cui avevo parlato qualche mese fa (iPhone e iPod), però non ho notato novità né per pinch (esempi qui) né per un altro termine correlato, flick.

In inglese standard flick può indicare il movimento veloce, spesso ripetuto, che si fa con un pollice o soprattutto con l’indice per spostare o eliminare qualcosa di piccole dimensioni, ad es. delle briciole, una macchiolina o un insettino da una manica.

il gesto "flick" descritto graficamente nella documentazione AppleNei dispositivi con touch screen, specialmente in ambito Apple, flick indica il gesto che si fa con un dito per far scorrere una pagina, per passare alla foto successiva di una raccolta, ecc.  Nella documentazione italiana di iPhone e iPad, flick viene reso in vari modi, ad es. “dare un colpetto” (qui), “fare scorrere le dita”, “scorrere”, “scorrere le dita”, a volte anche nello stesso contesto in cui appare scroll, altro termine a cui viene associato il verbo italiano scorrere, e in alcuni casi si crea confusione (esempi qui, manuale italiano qui e inglese qui). 

Ho pensato di parlarne perché pinch e flick mettono in evidenza un potenziale problema terminologico che, se non viene riconosciuto “a monte” nella lingua di partenza, può causare errori di localizzazione e incongruenze nelle lingue di arrivo.

terminologizzazioneCome pinch, anche flick è un esempio tipico di terminologizzazione, un meccanismo di formazione di neologismi semantici molto comune in ambito informatico: una parola del lessico generico acquista un nuovo significato e diventa un termine che rappresenta un concetto particolare in un ambito specifico (ne ho già parlato altre volte, ad es. qui, qui e qui).

Per chi si occupa di gestione della terminologia, è un processo linguistico molto interessante ma che può complicare il lavoro terminologico rivolto alla localizzazione:

Raramente i neologismi semantici vengono identificati dai sistemi di estrazione automatica della terminologia (term mining), proprio perché hanno la stessa forma linguistica di parole generiche.
Spesso sfuggono anche all’estrazione manuale, ad es. da parte del team di sviluppo del prodotto, specialmente se chi se ne occupa lavora solo nella lingua di partenza e non ha particolari competenze terminologiche: difficile che i neologismi semantici vengano riconosciuti come termini.
Possono avere un impatto imprevisto sul contenuto e sui sistemi concettuali descritti nel database terminologico. Esempio: se viene documentato il termine ribbon (elemento di interfaccia), va creata una scheda terminologica anche per il la forma Ribbon nelle Illustrazioni di Office 2007vocabolo ribbon (un elemento grafico generico) per evitare problemi nelle lingue di arrivo se appaiono nello stesso prodotto e le “traduzioni” per termine e vocabolo sono diverse? Se sì, ci si può limitare a documentare solo il nome dell’elemento in questione, o, per coerenza, vanno aggiunti anche quelli degli altri elementi correlati, anche se abbastanza irrilevanti perché non rappresentano alcun concetto specifico, quindi di regola non ammessi nel database? Quando si progetta un sistema di gestione della terminologia, è importante porsi anche queste domande.  
Se non identificati, questi termini possono creare incongruenze nella lingua d’arrivo, come nel caso di pinch e flick, e impedire che un concetto importante venga facilmente condiviso (ad es. se si vuole parlarne senza ambiguità), con potenziali conseguenze sull’esperienza dell’utente.

È sicuramente superfluo dirlo ancora una volta, ma in tutti questi casi la collaborazione di chi localizza è davvero essenziale! 

Vedi anche: Internet e determinologizzazione, per il processo opposto.

Patatine e triangolo semiotico

Oggi la striscia Pearls Before Swine gioca su una delle tante differenze lessicali tra inglese britannico e inglese americano, in questo caso tra patatine intese come patate fritte (chips in Europa e French fries in America) e come snack (crisps e potato chips):

Il personaggio Pig è un po' tonto e tende a interpretare tutto letteralmente - Pearls Before Swine del 17 giugno 2010

Lo trovo un esempio divertente di un principio ben noto a chi si occupa di gestione della terminologia: a oggetti facilmente identificabili e concetti condivisi da tutti i parlanti (la differenza tra i tipi di patatine è ben chiara ai bambini occidentali anche molto piccoli) non sempre corrispondono segni linguistici univoci (le parole), ad es. in altre aree anglofone, mi pare l’Australia, chip indica entrambe le preparazioni e anche in italiano è il contesto a chiarire cosa si intenda con patatine.

Nei corsi introduttivi di terminologia, le relazioni tra oggetti, concetti e parole vengono spiegate rappresentandole con il triangolo semiotico: semplificando al massimo, la mente umana raggruppa gli oggetti (concreti e triangolo semiotico: l’OGGETTO come quello della foto in basso a destra condivide con oggetti simili delle caratteristiche comuni, ad es. funzione riproduttiva della pianta, colori vivaci e profumo, che vengono concettualizzate in un’immagine mentale, il CONCETTO, a sua volta rappresentato nella comunicazione verbale tramite simboli, ad es. il SEGNO LINGUISTICO condiviso dai parlanti di una comunità linguistica come le parole fiore, flor, flower, fleur, Blume...astratti) in base alle proprietà che condividono e assegna loro un’immagine mentale, il concetto, che a sua volta viene rappresentato da un segno (parola, simbolo, icona, ecc.), nel nostro caso il termine. Nel triangolo semiotico il collegamento tra il segno e l’oggetto viene espresso da una linea tratteggiata proprio perché le parole non denotano direttamente l’oggetto ma sono una convenzione, un’etichetta, come ben dimostra l’esempio delle patatine. L’ovvia conclusione è che nel lavoro terminologico è molto importante un approccio orientato al concetto, specialmente in ambito multilingue. 

Vedi anche: 

Tasti di scelta (rapida) per esempi di “etichette” diverse per lo stesso concetto e Domande sulle risposte (specialmente il commento finale) per altri esempi di “etichette” usate in maniera a volte arbitraria  
Concetti e termini: un esempio da Office per Mac per un esempio di scelte terminologiche orientate al concetto
Scelte terminologiche: ringare, Rrrring! e trillo per possibili strategie quando non c’è corrispondenza tra termini in lingue diverse
Infine, per sorridere un po’, altri esempi da Pearls Before Swine in XOXO: baci e abbracci, Nomi delle lettere in inglese e dyeing Easter eggs

Terminologia di Office 2010

link al Portale linguistico Microsoft La terminologia di Office 2010 è ora consultabile nel Portale linguistico Microsoft per 18 lingue, tra cui ovviamente l’italiano.

Per restringere solo a Office le ricerche nelle voci del database terminologico e nelle stringhe del software, va specificato Office System.

Fonte: Microsoft Language Portal Blog.

Su terminologia e glossari dei prodotti Microsoft, vedi anche: Terminologia di Windows 7; Glossari Microsoft con MSDN e Technet e Documentazione multilingue.

(in)accessibilità

Una parola virgolettata in un recente titoletto nel Corriere della Sera ha attirato la mia attenzione: Manovra: il testo è «inaccessibile».

Manovra: il testo è «inaccessibile». Il documento sul sito del Governo è enorme, di problematica gestione, e di fatto non fruibile da molti degli utenti, fra cui i non vedenti. A dispetto della Legge Stanca – Articolo di Carlo Giacobini, Corriere della Sera

Non devo essere l’unica ad avere pensato che il titolo fosse fuorviante (inaccessibile = impossibile da raggiungere) perché nel frattempo l’articolo è stato modificato e ora si legge Manovra: il testo accessibile con grande difficoltà (confronto con la versione originale qui). 

Ho comunque trovato interessante il tentativo di esprimere in un’unica parola il contrario di accessibile, un termine informatico ormai diffuso, chiaro calco dall’inglese, che descrive la piena fruibilità di un sito o di un prodotto anche per chi ha qualche difficoltà fisica, ovvero l’accessibilità: “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”.

La definizione è tratta dalla cosiddetta Legge Stanca, che si può dire abbia ufficializzato la terminologia italiana sull’argomento, anche se non mi sembra che i principali dizionari abbiano ancora recepito le accezioni “informatiche” di accessibile e accessibilità.

Dando un’occhiata alla terminologia del software con opzioni pensate per chi ha disabilità, sviluppato in inglese e poi localizzato, si trova che nelle versioni italiane di Windows meno recenti, come pure nelle principali distribuzioni Linux, il termine accessibility (ad es. in Accessibility Options, Accessibility Wizard) è tradotto con accesso facilitato, una locuzione comprensibile anche da chi, soprattutto anni fa, poteva non avere ancora familiarità con il nuovo concetto di accessibilità. Può essere interessante notare che nella versione americana di Windows Vista il termine accessibility è stato sostituito da ease of access (più trasparente o addirittura più politicamente corretto?), mentre in italiano Windows 7 ha portato a un adeguamento alla terminologia ufficiale ed è stato quindi preferito accessibilità

Per quel che riguarda Apple, mi pare che nei Mac si faccia riferimento a questo tipo di funzionalità con Universal Access / Accesso Universale e che nei dispositivi (iPad, iPhone ecc.) appaia invece anche il termine accessibility, in italiano accessibilità. Anche nei prodotti Adobe accessibility è accessibilità.

PS Stesso articolo del Corriere, altro tipo di commenti: Il governo ne sa una più del modem.
Altre mie osservazioni su articoli del Corriere in Ristoranti in crowdsourcing e open source? e link correlati.

Un nuovo blog: BIK Terminology

Mi fa molto piacere che Barbara Inge Karsch abbia deciso di condividere le sue riflessioni su terminologia e lavoro terminologico con un nuovo blog, BIK Terminology.

BIK Terminology - il blog di Barbara Inge Karsch

Conosco Barbara molto bene perché a lungo abbiamo fatto parte dello stesso team in Microsoft, lei come terminologa tedesca e terminology researcher per l’inglese e io come terminologa italiana. Lavorare con Barbara è sempre stato un grande piacere: poche persone possono vantare la sua competenza nel campo della gestione della terminologia e la sua abilità nel fare formazione e chiarire concetti che altrimenti risulterebbero ostici a chi non ha una preparazione linguistica specifica. Non a caso mi è piaciuta molto la nota sulla soluzione dei rompicapi terminologici nella descrizione del blog! 

Nel post What is a term? Barbara spiega cosa si intende per termine e dà indicazioni pratiche sul contenuto di un database terminologico per il supporto alla localizzazione, chiarendo che non è proficuo documentare simboli, stringhe di testo, nomi fittizi ed esempi, specialmente se sono già classificati o archiviati altrove (ad es. nelle memorie di traduzione), se non possono essere definiti (come i messaggi di errore o altro testo ricorrente) o se non vale la pena standardizzarli (come gli esempi, che possono richiedere adattamenti diversi in base al contesto).

Sicuramente un blog da seguire: benvenuta Barbara!

Si…

Lava, lapilli, turbinanti nubi di cenere vulcanica…

Ultimamente si parla molto di vulcani, grazie (?!) all’impronunciabile Eyjafjallajökull e, in questi giorni, al 30º anniversario dell’eruzione di Mount St. Helens (Stati Uniti), di cui The Boston Globe pubblica una serie di foto davvero impressionanti.

Guardando le immagini di Mount St. Helens ho pensato subito al verbo billow, che in inglese sembra immancabile quando si descrivono vulcani che sprigionano nubi di cenere, e infatti l’ho trovato nella prima didascalia, in un’altra foto e nei commenti!

Ash billows from the crater where the summit of Mount St. Helens had been only hours earlier during a huge eruption on May 18th, 1980. - The Boston Globe

Billow è un verbo inglese che mi piace molto ma che non ha un equivalente italiano: descrive fumo o vapore che sale in grandi quantità, a ondate, e dà l’idea di una massa che si gonfia e si dilata. I dizionari lo traducono con “fluttuare in grandi volute”, “levarsi a ondate” e simili, e ho visto billowing ash cloud reso con “turbinanti volute di cenere” (qui) e “torreggianti nubi eruttive” (qui), ma rimane comunque difficile riprodurre l’efficacia della singola parola inglese, che etimologicamente è legata anche a bellows, il mantice.

Passando alla terminologia scientifica sui fenomeni vulcanici, si notano altri dettagli interessanti, ad esempio in inglese ci sono parecchi prestiti dall’italiano quali fumarole (singolare!), lava, lapilli e solfatara, eponimi come Plinian eruption (eruzione pliniana) e termini che derivano da toponimi italiani come Strombolian eruption (eruzione stromboliana) e Vulcanian eruption (eruzione vulcaniana).

Sia in inglese che in italiano si trovano inoltre prestiti da varie lingue parlate in luoghi con fenomeni vulcanici, ad esempio caldera e hornito dallo spagnolo, maar dal tedesco, l’eponimo lacrime di Pele (Pele’s tears) e i tipi di lava aa e pahoehoe dall’hawaiano, il termine lahar, di origine indonesiana, e l’islandese jökulhlaup, un’inondazione causata da un vulcano che fa fondere un ghiacciaio (come quella dello scorso aprile in Islanda). 
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Le definizioni dei termini, visualizzabili al passaggio del mouse, sono tratte dal sito Stromboli online, dove si possono consultare fotoglossari di termini vulcanologici in italiano, inglese, tedesco e… friulano!

Internet e determinologizzazione

Pubblicità che continua a passare alla radio:

Voce femminile: “Purtroppo da noi non c’è l’ADSL”
Voce maschile: “Non hai Internet?!?”

determinologizzazione Ogni volta che sento questo riferimento a Internet penso al processo di determinologizzazione: un elemento lessicale che in origine aveva un significato fisso e specifico in un ambito specializzato entra nel linguaggio comune dove assume un significato più generico.

In origine il termine Internet indicava una rete mondiale di computer e reti interconnessi utilizzando un protocollo comune di comunicazione TCP/IP, quindi un concetto informatico ben preciso e lontano dal riferimento generico all’idea di “connettività” trasmessa dalla pubblicità.

Il concetto di determinologizzazione (de-terminologization) è stato introdotto in un articolo di I. Meyer e K. Mackintosh, When terms move into our everyday life: An overview of de-terminologization. Tra i vari esempi per l’inglese vengono citati anche virtual, recycle, anorexic, multitasking e viene spontaneo notare che anche in italiano e altre lingue si riscontrano gli stessi fenomeni per i termini equivalenti.
 

Vedi anche: post che parlano del processo opposto, la terminologizzazione, e Algoritmi nel quotidiano per un altro esempio di determinologizzazione.

Aggiornamento luglio 2010 – Un bell’esempio di determinologizzazione con slittamento di significato nel linguaggio della politica: Parole matematiche: teorema.

Glomming: raggruppare e combinare pulsanti

L’argomento dell’ultimo post mi ha fatto venire in mente una forma verbale inglese probabilmente non molto nota ma familiare agli esperti di Windows: glomming.

Guida di Windows Vista - Raggruppare pulsanti simili sulla barra delle applicazioniIl verbo glom [onto something], usato soprattutto in inglese americano, indica un attaccamento tale a qualcosa/qualcuno che rimuovere il legame diventa difficile. Può essere usato sia in senso letterale che figurato. 

In contesto Windows, nel gergo degli sviluppatori glomming descrive l’opzione della barra delle applicazioni (taskbar) che consente di raggruppare tutte le finestre di una stessa applicazione sotto lo stesso pulsante, chiamato glom.

Guida di Windows 7 - Modifica dell'aspetto dei pulsanti sulla barra delle applicazioni 

Si possono trovare parecchie occorrenze di glomming e glom, specialmente nei forum.
Un paio di esempi:

especially now that we have glomming in XP (that’s what we call the grouping of items in the taskbar when you have too many) [qui]
In Vista/XP if you turned off "Group similar taskbar buttons" then buttons would simply appear in the order in which the windows were opened. The Windows 7 taskbar got rid of that behavior and will group buttons of a similar process together even with the "never combine" setting. The "never combine" setting just means the buttons will never collapse down to a single button (called a glom) [qui]

Nel software e nella documentazione il verbo glom e la forma sostantivata glomming non appaiono mai: in Windows Vista viene usato group (raggruppare in italiano) mentre in Windows 7 combine (combinare).

Per gli argomenti della Guida di Windows che descrivono le opzioni disponibili, fare clic sulle immagini (sostituire il codice della lingua nell’indirizzo della pagina, come descritto in Documentazione multilingue, per il testo originale inglese).

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