Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “software”

Il nome PowerPoint

Da Shoebox, la frase che non ha mai detto nessuno?!?

“Your PowerPoint presentation was powerful and made many points” – said no one ever (vignetta Shoebox.com)

Il realtà nome PowerPoint è abbastanza casuale. Il software era stato ideato nel 1984 da Robert Gaskins che ha raccontato di aver dovuto rinunciare al nome originale Presenter perché era già un marchio registrato. Nella veloce ricerca di un’alternativa erano stati scartati SlideMaker e OverheadMaker (coerenti con la tendenza del periodo, cfr: PageMaker, FileMaker ecc.) finché un giorno nella doccia gli era venuta l’idea: PowerPoint, come la presa elettrica, ma scritto in un’unica parola come previsto dalle convenzioni Apple.

Per Gaskins power  dovrebbe evocare empower (“rendere più efficace, sicuro di sé”) prima ancora che powerful (“potente”). Poi ovviamente dipende da chi usa lo strumento… 😉

Qualche vecchio post su PowerPoint:
PowerPoint, pongo e animazioni (2008)
Slide deck e presentazioni di PowerPoint (2009)
La differenza tra T e S in PowerPoint (2009)
Mai più presentazioni soporifere… (silly season 2009)

Android KitKat e altre leccornie digitali

Android KitKat

Android Kitkat

È consuetudine che le diverse versioni del sistema operativo Android prendano il nome di un dolciume.

Questa settimana si è saputo che la versione 4.4 non avrà più il nome precedentemente annunciato, Key Lime Pie (KLP), ma si chiamerà invece KitKat come le barrette di wafer ricoperto di cioccolato prodotte da Nestlé.

Riconoscibilità del nome

Android KitKat unveiled in Google surprise move (BBC) spiega che la decisione è stata presa rendendosi conto che pochi sanno che gusto abbia una key lime pie (una torta al lime delle Florida Keys, simile a un cheesecake ma meringata). L’alternativa di scegliere un marchio commerciale è però alquanto insolita.

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La pseudo-lingua della pseudo-localizzazione

Nel post sul vonlenska non ho usato la descrizione pseudo-lingua perché per me identifica un concetto legato alla pseudo-localizzazione, un’attività dello sviluppo del software che consente di verificare se il prodotto è localizzabile mantenendo intatta la funzionalità e senza alterare l’aspetto dell’interfaccia, e quindi di identificare eventuali problemi che vanno risolti prima che inizi la localizzazione vera e propria.

Nella pseudo-localizzazione vengono fatte diverse simulazioni automatiche, tra cui una “traduzione” delle stringhe operata aggiungendo caratteri all’inizio e alla fine delle stringhe e sostituendo alcuni caratteri con altri visivamente simili, da altri alfabeti o dell’alfabeto latino ma con segni diacritici (assenti in inglese e potenzialmente problematici), ad es. la lettera a potrebbe essere sostituita da un’alternativa scelta casualmente tra ä, å, à, á, â, ã, ă, ą, ǟ, ȁ, ǻ, α, д e la lettera n da ń o ñ. Le stringhe così trasformate sono descritte come pseudo-lingua, anche se non si tratta di una lingua fittizia perché la lingua originale deve rimanere riconoscibile, come mostra questo vecchio esempio:

Esempio di finestra di dialogo pseudo-localizzata da Developing International Software, 2nd. Edition
Fonte: Developing International Software, 2nd Edition (2003)

In inglese il termine pseudo-language può descrivere anche un altro concetto, usato in contesti diversi e sinonimo di pseudo-code: uno pseudo-linguaggio di programmazione.

Detective linguisti(ci)

copertina di The cuckoo's calling –  Robert GalbraithQualche giorno fa The Sunday Times ha rivelato che Robert Galbraith, autore esordiente del romanzo giallo The cuckoo’s calling, era lo pseudonimo della ben più nota J.K. Rowling di Harry Potter. La notizia è stata ripresa anche dai media italiani che hanno dato l’impressione che i particolari rivelatori fossero due: abiti femminili descritti molto abilmente e stesso agente per Galbraith e Rowling.

In realtà l’attribuzione è stata ipotizzata grazie ad analisi testuali tipiche della linguistica forense*, la disciplina che usa la linguistica in attività investigative come ad esempio l’analisi di testi anonimi per identificare l’autore o ricavare informazioni utili per un profilo psicologico, nei casi di plagio o  per stabilire se una confessione è spontanea e/o veritiera.

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HoTMaiL

Da Netymology, un paio di curiosità su Hotmail, il primo servizio gratuito di webmail (per l’accesso alla posta elettronica tramite browser).

Gli ideatori, Sabeer Bhatia e Jack Smith, l’avevano lanciato commercialmente negli Stati Uniti il 4 luglio 1996, Independence Day, data scelta per sottolineare la libertà concessa da un sistema che via web permetteva di consultare la propria posta ovunque nel mondo.

logo originale di HoTMaiLBhatia e Smith avevano pensato a un nome che includesse le parole mail e HTML, il linguaggio alla base del web, e così era nato HoTMaiL, che inizialmente era scritto in un’insolita combinazione di lettere maiuscole e minuscole.

Nel giro di un anno la grafia era stata normalizzata e il servizio Hotmail era stato acquisito da Microsoft, che negli anni ha modificato più volte il logo e recentemente ha deciso di sostituire il nome con Outlook.com e, forse, condannare Hotmail all’oblio.
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Vedi anche: L’aspetto delle parole

Scheumorfismo

In attesa della presentazione dei nuovi sistemi operativi Apple iOS7 e OS X 10.9, si incontrano sempre più spesso i termini skeuomorphism o skeuomorphic design in inglese e scheumorfismo o scheuomorfismo in italiano.

Nell’accezione originale, in archeologia, il riferimento è a oggetti che presentano elementi o caratteristiche non funzionali ma solo decorative, ereditate da altri oggetti. Etimologia: dal greco skeuos (strumento) e morphê (forma).

Esempio di scheumorfismo: iMathematics for iPad

Nell’ambito del software design il termine scheumorfismo è stato adottato di recente per descrivere le interfacce grafiche in cui gli oggetti virtuali sono disegnati in modo che assomiglino il più possibile ad oggetti reali, con dettagli realistici ma funzionalmente inutili (skeuomorphs) usati a scopo ornamentale, ad es. riflessi metallici sul cestino della spazzatura, venature del legno nelle librerie, ombreggiature sui pulsanti ecc.

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Microsoft Blue

Windows Glass

Mi ricollego al post su Google Glass per aggiungere questa vignetta di Geek&Poke intitolata Microsoft Blue.

Ho trovato molto divertente il riferimento alla famigerata Blue Screen of Death (BSoD), la schermata blu “della morte” che nei sistemi operativi Windows segnala un errore irreversibile (in inglese stop error). Ma in Windows 8 il colore della schermata da blu elettrico è diventato azzurro e compare un’emoticon triste.

A proposito di Windows 8, Windows Blue è il nome in codice dell’aggiornamento 8.1 (update) che sarà rilasciato quest’estate. Speriamo non si tratti di nomen omen!

E una tonalità di azzurro dà il nome alla piattaforma di cloud computing di Microsoft, Windows Azure. In inglese è una parola insolita con diverse pronunce possibili. .

Vedi anche:  Occhi color desktop?!? (con un commento sul fantomatico color alzavola di Windows 95).

Wortschatz: 230 corpora

Ho accennato all’uso di corpora nel lavoro terminologico in Non solo per gioco: frequenza delle parole e anche con un riferimento a WebCorp e con alcuni esempi di tendenze e variazioni diacroniche ricavate dai corpora di Google Books e rappresentate graficamente in Google Ngram Viewer*.

Wortschatz – Universität LeipzigAggiungo una risorsa messa a disposizione  dall’università di Lipsia: Wortschatz, 230 corpora  per altrettante lingue o loro varietà (ad es. tedesco di Germania, Austria e Svizzera), descritti come  “dizionari monolingui basati su corpora”.

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istella e altri nomi di motori di ricerca

www.istella.itC’è un nuovo motore di ricerca tutto italiano, istella, lanciato in questi giorni da Tiscali. Il nome significa stella in sardo e vuole comunicare l’idea del cammino e della navigazione, quindi non è la parola italiana preceduta dal prefisso i per Internet come invece potrebbe sembrare. Il simbolo rappresenta la stella marina dei fondali sardi.

Il cielo ha ispirato il nome di un altro motore di ricerca italiano lanciato l’anno scorso, Volunia. Il suo ideatore aveva spiegato che il nome era nato dall’unione di volo+luna “per simboleggiare il balzo che il mio motore garantisce”. L’idea di un viaggio nel tempo è stata analizzata da All’origine del naming di Volunia: volo sulla luna e "quantum leap".

Anche i nomi dei motori di ricerca globali hanno storie particolari. 

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Inkulator, parola macedonia andata a male

Probabilmente l’avete già visto e vi siete già fatti qualche risata con il nome di questa app per Windows 8, descritta come “a cool new way to do your calculations”:

Inkulator in action

Il nome Inkulator è una parola macedonia formata da digital ink + calculator e il risultato è la perfetta dimostrazione di quanto siano importanti le valutazioni di globalizzazione.

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Giudizi apostrofati

Un’insegnante mi ha segnalato una peculiarità del programma usato in alcune scuole per gestire i giudizi di valutazione degli alunni: a quanto pare il software non ammette le vocali accentate e bisogna usare la combinazione vocale+apostrofo, ovvero non si può  rispettare l’ortografia italiana. Se il testo è stato preparato con altri programmi, prima di copiarlo e inserirlo ci si deve ricordare di sostituire tutte le lettere accentate. Gli errori di ortografia che ne risultano appariranno anche nei giudizi stampati per i genitori.

Il problema è visibile anche nella schermata di esempio usata dal produttore:

schermata software Argo Giudizi

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Non solo per gioco: frequenza delle parole

link a Up-Goer Five

Ultimamente molti stanno giocherellando con due editor di testo ispirati da una vignetta di xkcd, intitolata Up Goer Five, in cui il razzo Saturn V viene descritto usando solo le mille parole più comuni dell’inglese (ad es. la capsula, capsule, diventa people box).

Up-Goer Five verifica che le parole inserite siano tra quelle più frequenti in inglese mentre Up-Goer Six colora le parole digitate in base alla loro frequenza, visualizzabile con un clic. Dettagli sul corpus di riferimento in A bit more about the Up-Goer Five Text Editor ed esempi di testo semplificato qui.

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Simboli: la lente di ingrandimento

L’icona con una lente di ingrandimento è molto comune nelle interfacce utente e ha la caratteristica insolita di poter rappresentare due funzioni alquanto diverse:

pulsante Zoom in Adobe Acrobatnel significato “letterale” indica lo zoom, ad es. per la visualizzazione di una pagina, e può includere il segno + (ma anche ) al suo interno;

pulsante ricerca Googlenel significato metaforico indica la ricerca (la lente è lo strumento che per tradizione simboleggia il lavoro degli investigatori, come Sherlock Holmes).

icone lente di ingrandimento in Internet ExplorerIl significato di solito si desume dal contesto e dalla posizione dell’icona (su una barra degli strumenti o di stato per lo zoom, accanto o dentro una casella per la ricerca), tanto che in alcuni programmi entrambe le funzioni sono simboleggiate con una lente, differenziata però nell’aspetto. 

Fatte queste premesse, quale funzione attribuireste alle icone che appaiono nella pagina Scelta del viaggio del sito Trenitalia?

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Quante parole sono?

Nella traduzione italiana di questa striscia dei Peanuts c’è un’incongruenza:

striscia Peanuts

Il conteggio finale a cui arriva Sally non corrisponde al totale delle parole tra virgolette ma è una traduzione senza adattamento della striscia originale di Charles Schultz:

striscia Peanuts in inglese

Ma secondo voi quante sono le parole? Ecco le due frasi, senza punteggiatura:

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Corsivo e riconoscimento della scrittura

CorsivoCredo che la parola corsivo faccia pensare innanzitutto a uno stile di formattazione dei caratteri e solo in contesti specifici al significato prevalente anni fa, il tipo di scrittura che si imparava alle elementari e ora sempre meno usato.

Sulla disabitudine a scrivere a mano indotta dai computer ho trovato riferimenti e spunti interessanti in Col corsivo corrono i pensieri. Nei commenti viene citata la “scrittura a mano” sui tablet e ho pensato di aggiungere qui qualche dettaglio perché, anche se forse potrebbe sembrare paradossale, i sistemi di riconoscimento della grafia preferiscono proprio il corsivo, in cui le lettere sono unite le une alle altre, ad altri tipi di scrittura come lo stampatello, in cui le lettere sono separate.

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