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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “software”

Problemi con l’operatore “define” di Google

Aggiornamento: questo post è già obsoleto, sembra infatti che il problema sia appena stato risolto! A fine maggio 2011 ci sono di nuovo problemi…

query

Tra tutti gli operatori di ricerca di Google, il mio preferito è define:, che raggruppa definizioni da varie fonti per il termine cercato (anche di più parole, basta digitarle dopo i due punti, che non vanno seguiti da spazio).

Ultimamente, però, l’operatore non funziona più, forse perché è disponibile il nuovo strumento Dizionario, di cui parlo qui. Si può provare senza i due punti, come suggerito in Explore Google Search, ma anziché definizioni ordinate, come nell’esempio di define:terminologia qui sopra, si ottengono i risultati corrispondenti a una ricerca standard che oltre alla parola voluta contiene anche definizione o i suoi sinonimi.

Spero che la funzionalità venga ripristinata. [Aggiornamento maggio 2011: il suggerimento che segue non è più valido]. Nel frattempo, per puro caso, mi sono imbattuta in una soluzione temporanea : nel link che descrive la ricerca sulla barra degli indirizzi del browser, basta sostituire la lettera q che appare dopo search?& con query. Esempio:

www.google.com/search?&q=define%3Aserendipity restituisce il messaggio
No definitions were found for serendipity
www.google.com/search?&query=define%3Aserendipity visualizza 15 definizioni per serendipity

Agg…
Vedi anche: Strumento Dizionario in Google e Ricerca terminologica e verifiche con Google.

Ricavare un elenco con Trova e sostituisci (Word)

Un commento a Per appassionati di calcio: football words fa notare che la notizia originale era stata ripresa anche dal Corriere della Sera, seppure con qualche svista di traduzione.

Di calcio non so praticamente nulla e quindi non aggiungo osservazioni, però, se qualcuno volesse confrontare i due testi, c’è un modo semplice per ricavare velocemente l’elenco dall’articolo originale, approfittando della formattazione in corsivo delle parole rilevanti

Testo originale   Elenco di parole
[…] what to call different areas of the pitch – the goal, made up of the goalposts and the crossbar (collectively the woodwork), the box, the touchlines, and of course left and right […]

[…] 20) pitch, 21) goal,
22) goalposts, 23) crossbar,
24) woodwork, 25) box,
26) touchlines, 27) left,
28) right
[…]

Per ottenerlo si possono usare le funzioni avanzate di Trova e sostituisci in Word. Per chi non avesse mai provato, ho descritto i passaggi da seguire (ci vuole sicuramente più tempo a leggerli che non a ricavare l’elenco, per il quale bastano davvero solo due minuti!).

(continua…)

IBM Watson contro umani: 1-0

Aggiornamento a Computer e linguaggio naturale: IBM Watson: l’argomento è di nuovo alla ribalta perché il supercomputer di IBM ha vinto la sfida contro due campioni umani al telequiz Jeopardy!

IBM ha pubblicato alcuni nuovi video, ad es. qui i momenti cruciali del programma televisivo e qui le prospettive future per le tecnologie perfezionate da Watson.

Interessante vedere come è stata definita la “presenza scenica” di Watson, ovvero il sistema di sintesi vocale che gli dà la voce e la grafica che lo caratterizza: 

IBM Watson: The Face of Watson

(forse in futuro gli daranno anche un volto, come l’interfaccia a cui sta lavorando Microsoft Research, descritta in Photo-Real Talking Head?)

Computer e linguaggio naturale: IBM Watson

Watson è il nome di un supercomputer di IBM che combina tecnologie avanzate di elaborazione del linguaggio naturale, analisi dei dati, information retrieval, rappresentazione della conoscenza e apprendimento automatico.

Sfrutta una tecnologia sviluppata da IBM, DeepQA, un sofisticato sistema di Question Answering che riesce a comprendere ed elaborare domande in linguaggio naturale e formulare risposte precise, proprio come farebbe una persona.

Analizzare una frase e capirne complessità, ambiguità, riferimenti culturali, informazioni implicite, ironia, giochi di parole ecc. è un’attività normale per un umano ma complessa per un computer (l’esempio classico e più banale di ambiguità è “Marco guarda la ragazza con il cannocchiale”: noi possiamo desumere facilmente dal contesto o da altri dati chi ha lo strumento ma per il computer è più difficile arrivare alla conclusione corretta).  

A dimostrazione dell’altissimo livello raggiunto dalle tecnologie IBM, in febbraio 2011 Watson parteciperà a Jeopardy!, il più famoso programma di quiz americano (il format usato da Mike Bongiorno in Rischiatutto). Tanto per dare un’idea, Watson è in grado di trovare la risposta corretta a definizioni tipo “ragazzino che sa volare ma anche uomo emotivamente sottosviluppato”. Il filmato che ne parla è molto interessante:

IBM Watson: Why Jeopardy?

(da vedere anche The Next Grand Challenge e Building Watson. A Brief Overview of the DeepQA Project)

Le implicazioni pratiche di un sistema di analisi così avanzato sono ovviamente enormi. Per chi vuole saperne di più: il sito IBM Watson e un’intervista a uno dei ricercatori (ringrazio Elio per i link).

Aggiornamento 17 febbraio 2011: al telequiz Jeopardy!, Watson ha vinto la sfida contro i concorrenti umani! Per i dettagli, How Watson Trounced The Humans in Visual Thesaurus; per chi desiderasse approfondire l’argomento Watson, interessante un intervento recente di Language Log, Jeopardizing Valentine’s Day.
.…

PS Il nome del progetto non c’entra nulla con l’assistente di Sherlock Holmes ma è quello del fondatore di IBM, Thomas J. Watson.


Vedi anche: IBM Watson contro umani: 1-0 (aggiornamento),  La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? e Il linguaggio: una finestra sulla natura umana.

Fiocchi di neve in formato testo

Ultimamente parecchi leggono Ancora neve: schema snowflake e caratteri Unicode cercando informazioni su come ottenere i caratteri che rappresentano i fiocchi di neve.

Nei documenti di Word è davvero semplice: basta digitare il codice Unicode (2744, 2745 o 2746), quindi premere Alt+X e il codice verrà convertito in simbolo.

snowflakes

Se non si ricorda il codice, si può inserire il carattere dalla tabella dei simboli. È la procedura da seguire anche in PowerPoint: scegliere la scheda Inserisci, il gruppo Testo, quindi Simbolo; selezionare un tipo di carattere che includa i simboli desiderati (ad es. Arial Unicode MS o MS Gothic), in basso a destra nell’elenco da selezionare Unicode (hex), quindi in alto a destra nell’elenco Sottoinsieme selezionare Dingbat. I caratteri per i fiocchi di neve si trovano subito dopo quelli floreali e hanno i codici 2744, 2745 e 2746.

Se il simbolo viene usato spesso, Word consente di associargli una combinazione di tasti di scelta rapida oppure una sequenza di caratteri che verrà convertita automaticamente nel simbolo grazie alla Correzione automatica (opzioni disponibili nella finestra Simbolo).

…oppure si può fare il copia e incolla dei caratteri qui sotto (visualizzati correttamente solo se nel sistema è installato Arial Unicode MS):

Lorem ipsum in Word

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Il testo riempitivo in (pseudo) latino noto come lorem ipsum, usato in bozze o prove grafiche al posto di testo “reale”, è ora abbastanza diffuso da essere subito riconoscibile. Ha una storia antica: sembra sia stato usato per la prima volta da uno stampatore del 1500 che aveva ricavato le parole da uno scritto di Cicerone (tutti i dettagli in Wikipedia).

Se vediamo il testo lorem ipsum…, ormai non ci facciamo troppo caso. Una ventina di anni fa però non era così comune e so che c’erano stati utenti italiani che, trovandolo per la prima volta in qualche manuale di software, si erano lamentati. I motivi erano due:

testo latino errato, con problemi di sintassi e sequenze di caratteri o lettere sconosciute agli antichi romani, come ad es. nonummy
troppe parole negative, o percepite come tali, quali dolor, dolore, odio…
ed eros!  

Lungi da me l’idea di formulare ipotesi sul tipo di persone che decidono di contattare il servizio clienti o il supporto tecnico per questi problemi…

Aneddoti a parte, forse non tutti sanno che in Word c’è una funzione per inserire automaticamente questo tipo di testo. Se nella scheda Correzione automatica è selezionata l’opzione Sostituisci il testo durante la digitazione, basta inserire

           =lorem()

e premere Invio per ottenere tre paragrafi di testo di tre frasi ciascuno. Si può anche specificare il numero di paragrafi e di frasi, ad es. =lorem(2,8) genererà due paragrafi di otto frasi ciascuna.

Una funzione simile è =rand.old() che nella versione inglese di Word consente di inserire paragrafi e frasi con il pangramma The quick brown fox jumps over the lazy dog e in quella italiana restituisce invece Cantami o Diva del pelide Achille l’ira funesta.

Excel, glossari ed elenchi a discesa

In Gestione della terminologia e localizzazione facevo notare come negli anni ci sia stata un’evoluzione nelle modalità e negli strumenti usati per le attività linguistiche all’interno del ciclo di vita di un prodotto. Non è un’osservazione limitata alla produzione di software: in tutti i settori in cui viene fatta una gestione sistematica della terminologia si è passati dalle rudimentali liste di termini in file di testo di una ventina di anni fa a database terminologici sviluppati ad hoc o creati con una delle soluzioni disponibili sul mercato.

Chi ha lavorato con me conosce bene la mia avversione ai fogli di calcolo per attività linguistiche, però posso capire che, in contesti non professionali, programmi come Excel siano una soluzione accettabile per creare rapidamente dei semplici glossari.

In questi casi, oltre ai termini e alle definizioni, è ovviamente consigliabile includere anche metadati come ad es. parte del discorso, genere (in italiano essenziale per i prestiti), fonte, dominio, note ecc., da scegliere in base alle proprie esigenze ma cercando di rispettare standard che, in futuro, faciliterebbero l’esportazione dei dati in altri strumenti.

elenco_discesa_Excel Per le categorie di dati con valori predefiniti (ad es. in italiano genere prevede solo le due opzioni maschile o femminile), in Excel si può usufruire dell’opzione Convalida dati e creare un elenco a discesa da cui selezionare la voce appropriata, velocizzando così l’immissione dei dati e soprattutto riducendo la possibilità di errore (ad es. di battitura o di valore non previsto). Il procedimento è molto semplice ed è descritto in Creare un elenco a discesa da un intervallo di celle e nel video Create a drop-down list in Excel.

filtro_personalizzatoNelle ricerche all’interno del glossario sono poi molto utili i filtri per testo, soprattutto per i campi a testo libero i cui dati siano stati inseriti in maniera sufficientemente controllata (ad es. definizioni formulate secondo un modello prestabilito). Si potrà, ad esempio, identificare tutti i verbi in un particolare ambito d’uso le cui definizioni contengano una certa parola ma non un’altra (usando, se necessario, anche i caratteri jolly).

Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?

Ringrazio Elisa, che mi ha mandato un trafiletto intitolato "La “pigrizia” del computer, tratto da uno speciale sulla lingua italiana in una rivista femminile: La sostituzione delle lettere accentate con l’apostrofo (perche’ invece di perché) è una caratteristica della Comunicazione mediata dal computer: posta elettronica, gruppi di discussione, chat, siti Web. In questo contesto può avere una giustificazione pratica, ma l’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque […] Così diventa difficile distinguere tra accento grave e acuto e tra accento e apostrofo […]

Ci sono alcune affermazioni che non trovo condivisibili:

L’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque”: era sicuramente così anni fa, specialmente per chi non usava tastiere italiane o si trovava a usare software che non accettava i cosiddetti caratteri estesi; mi sembra però un fenomeno in calo più che in crescita, perlomeno tra i “non tecniconi”, anche perché i correttori ortografici sono molto diffusi e segnalano questi errori.  
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento grave e acuto e porta agli errati perchè, poichè”: credo che la causa possa essere un’altra. Chi scrive a mano non differenzia gli accenti, o perlomeno non lo facevano quelli della mia generazione, che alle elementari scrivevano ogni accento come una specie di arco sopra la vocale, ad es. è, tanto che l’esistenza di accenti gravi e acuti io l’ho imparata solo all’università!
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento e apostrofo, come in pò scritto con l’accento, anziché il corretto po’ ”: se fosse vero quanto affermato più sopra, sarebbero in pochi a scrivere *pò e preferirebbero la forma con l’apostrofo, e comunque non spiega perché siano così diffusi gli altrettanto raccapriccianti *fà, *sò, *sà, *dò ecc.
Anche il correttore ortografico di alcuni cellulari suggerisce la grafia pò!”: francamente sono perplessa che ci sia chi possa pensare che i sistemi di scrittura facilitata di cellulari e smartphone siano correttori ortografici. Sono due tipi di strumenti diversi; entrambi utilizzano informazioni relative alla frequenza delle parole nella lingua ma lo fanno con modalità e scopi diversi. Immagino che il noto problema di * nel T9, ad esempio, sia dovuto alla forte presenza dell’errore nei corpora usati per creare il “dizionario” di riferimento, e dei corpora fanno spesso parte intere annate di giornali. Sicuramente non sono solo io ad avere notato quanto sia diffuso l’orrendo * nei principali quotidiani, soprattutto online: forse computer e cellulari in questo caso sono innocenti e a contribuire a questo errore è stata la “pigrizia” (ortografica) di qualche giornalista?!?  



Vedi anche: Accenti gravi e acuti in italiano, Internet ed errori di ortografia e, sulle maiuscole accentate, È o non E’?! Scrivere per il Web.

Si traduce meglio con Google, Yahoo! o Bing?

sito Gabble On Segnalo anch’io un’iniziativa di cui stanno parlando in molti: uno studio di Gabble On per valutare i motori di traduzione automatica di Google, Yahoo! (Babel Fish) e Microsoft (Bing).

Finora sono stati raccolti circa 900 voti per 22 lingue ma per avere dati statisticamente significativi la ricerca si prefigge di arrivare ad almeno a 10000 voti entro la fine di marzo.

Per partecipare: Which Engine Translates Best?  (c’è un Apple iPad in premio).

Vedi anche: post con tag traduzione automatica e in particolare Traduzione automatica: Windows Live Translator per le principali differenze tra motori di traduzione di tipo statistico (Google e Microsoft) e basati su regole (Systran, il sistema usato da Babel Fish).

E visto che è venerdì, per sorridere sulla traduzione automatica e umana: Translation Humor & Mocking Machine Translation (da eMpTy Pages, un bel blog su tecnologie per la traduzione, globalizzazione e collaborazione).

Effetto mouseover: la “serrandina”

Tirar giù le parole - Il blog del mestiere di scrivere


Luisa Carrada nel blog del mestiere di scrivere ha usato un nome molto efficace, “serrandina”, per identificare un effetto usato in siti come The Guardian: è il breve testo descrittivo associato ad alcuni titoli e visualizzabile facendo passare il puntatore del mouse sopra ai titoli stessi.

Cos’è il mouseover

Si tratta di un effetto mouseover (evento mouseover da un punto di vista più strettamente di programmazione): quando il puntatore del mouse passa sopra un elemento, questo cambia aspetto, ad es. un pulsante diventa di un altro colore, anche questo è un effetto mouseover: la descrizione appare quando il puntatore del mouse viene fatto passare sopra a un'immagine o a un collegamento ipertestualeun’immagine o del testo vengono visualizzati in una finestrella popup, appare un URL sulla barra di stato, ecc. Un esempio tipico e noto a tutti: le descrizioni dei comandi sulle barre degli strumenti (tooltip).

In inglese la “serrandina” è un tipo di mouseover dropdown (è un effetto che appare “a discesa”); non so se esista un termine specifico ma immagino si possa chiamare mouseover dropdown box o mouseover dropdown text.

Terminologia italiana e utente finale

E in italiano? In un contesto sulla comunicazione, come nel blog del mestiere di scrivere, “serrandina” è perfetto. In istruzioni o materiale di riferimento, dove ci si aspetta terminologia meno informale, andrebbero invece fatte altre considerazioni. Se dovessi proporre un termine, innanzitutto analizzerei il concetto e il relativo sistema concettuale originale (ad es. gli altri concetti subordinati a mouseover dropdown, come mouseover dropdown menu, e i concetti correlati relativi ad altri eventi del mouse, tipo mouseclick), poi, dopo aver verificato l’uso del termine all’interno del prodotto, stabilirei se altrove è diffuso e già standardizzato oppure se esistono alternative in contesti di utilizzo diversi, quindi, se necessario, farei alcune valutazioni in base al tipo di utente finale, ad esempio:

se è un utente generico a cui si vuole illustrare la funzionalità del sito Web, si potrebbe optare per una descrizione come testo a discesa che appare al passaggio del mouse; è una soluzione lunga e non identifica il concetto con un termine univoco ma è accettabile se è l’unica occorrenza: ha il vantaggio di essere esplicita e non costringe l’utente a imparare nuovi termini
se si tratta di un utente con competenze tecniche si potrebbe proporre invece testo a discesa con mouseover (sottinteso “effetto” e/o “evento”); è utile mantenere il riferimento all’inglese mouseover se fa parte del codice che definisce l’evento

In entrambi i casi opterei per testo per il tipo di effetto, anche se è molto generico, perché nelle interfacce grafiche descrizioni più specifiche come casella o riquadro sono già associate a concetti ben definiti, ad es. casella di testo corrisponde all’inglese textbox e implicherebbe l’inserimento di testo da parte dell’utente, invece non previsto qui: ecco sottolineata l’importanza dell’analisi del sistema concettuale, che identifica l’esistenza del concetto coordinato mouseover dropdown textbox e aiuta ad evitare incongruenze ed errori terminologici.

Vedi anche: border / boundary / edge / perimeter network per alcuni esempi di relazioni tra concetti (subordinati, coordinati, correlati) e [aggiornamento] Usare sempre il flussometro! per un altro esempio di scelte terminologiche e utente finale.

Che cosa si deve premere?

Elio mi manda due esempi di quelle che lui chiama “interfacce utonte”:

Nokia PC Suite

Qui sopra che cosa si deve premere, Yes, No, oppure x ? E il pulsante x all’interno della finestra di dialogo ha la stessa funzione del pulsante nero di chiusura in alto a destra sulla barra del titolo, anche se ha una combinazione di colori e una forma diversa?

Andrebbe anche detto che il simbolo (checkmark in inglese, segno di spunta in italiano) non ha lo stesso significato in tutte le culture e quindi potrebbe non essere adatto a prodotti destinati al mercato globale perché potrebbe risultare ambiguo (basti pensare ai questionari compilati a mano dove va fatta una scelta tra varie opzioni marcando delle caselle: noi italiani mettiamo crocette, gli americani segni di spunta).

Nell’altro esempio qui sotto, il segno di spunta dentro la finestra di dialogo e poi ripetuto come pulsante crea ulteriore confusione; il passaggio 2 dà un’informazione e quindi non dovrebbe richiedere conferma da parte dell’utente, eppure il pulsante per passare alla schermata successiva non è attivo:

Nokia PC Suite

Non proprio il massimo come esempi di usabilità!

Vedi anche: Incongruenze del Bancomat e Usabilità e istruzioni per altri esempi di mancata corrispondenza tra istruzioni e interfaccia o illustrazioni.

Finestre di dialogo

Continua a piacermi molto una vignetta di xkcd di qualche mese fa sulla finestra di dialogo di Windows che appare quando si copiano file, specialmente di grosse dimensioni:

XKCD - estimation

Umorismo a parte, trovo interessanti alcuni termini relativi all’elemento finestra di dialogo (in inglese dialog box o semplicemente dialog), che in Windows può essere descritto come “finestra secondaria che consente di eseguire un comando, fornisce informazioni o pone una domanda all’utente”.

In base all’interazione consentita con la finestra principale o proprietaria (owner window), una finestra di dialogo può essere modale o non modale.

Finestra di dialogo modaleUna finestra modale (calco dall’inglese modal dialog) non permette all’utente di tornare alla finestra principale o di passare a un’altra attività nella stessa applicazione se prima non viene eseguita l’azione che chiuderà la finestra, come ad es. quando si cerca di uscire da un programma senza aver salvato le ultime modifiche e viene richiesto di confermare l’azione.

Finestra di dialogo non modale Una finestra non modale (in inglese modeless dialog) permette all’utente di fornire informazioni o proseguire con l’attività senza dover prima chiudere la finestra. Un esempio tipico è la finestra Trova e sostituisci in Word: si può lasciare aperta mentre si torna al documento per fare modifiche al testo. 

Due risorse interessanti sulla terminologia usata per descrivere elementi dell’interfaccia utente dell’ambiente Windows, disponibili però solo in inglese, sono un glossario e la pagina Visual index, dove a ogni voce è associata un’immagine rappresentativa.

La pagina Dialog boxes contiene invece informazioni tecniche sulle caratteristiche delle finestre di dialogo ed esempi specifici di finestre modali e non modali.

Vedi anche: il Portale linguistico Microsoft per consultare il database terminologico con definizioni in inglese e terminologia italiana usata nell’ambiente Windows.

Scrutare i cieli con SkyFinder

Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un prover­bio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il ri­svolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.

Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.

SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.

Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:

[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.

C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

Traduzione automatica in Office

Il team MSR-MT (Microsoft Research-Machine Translation) ha rilasciato un plug-in che in pochi secondi installa Microsoft Translator come servizio predefinito di traduzione automatica in Office (per scaricarlo, qui). Maggiori informazioni nel blog del team.

Per tradurre del testo in Office 2007,  scegliere la scheda Revisione, quindi Traduci dal gruppo Strumenti di correzione. In alternativa, selezionare il testo, fare clic con il pulsante destro e scegliere Traduci.

traduzione automatica in Office

Si possono avere opinioni diverse sulla traduzione automatica ma va sottolineato che i servizi come Microsoft Translator e Google Translate sono in continuo miglioramento.

Vedi anche:
Traduzione automatica: Windows Live Translator
Altre informazioni sulla traduzione automatica

Aggiornamento 17 aprile 2009: anche il team di TechNet Italia oggi parla di traduzione automatica in TechNet Magazine e la Machine Translation.