Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “media”

Language: lingua e linguaggio

I media italiani fanno spesso confusione tra lingua e linguaggio nelle notizie su argomenti linguistici tradotte dall’inglese, dove invece viene usata la stessa parola, language.

The development of language - Savage Chickens by Doug SavageIl linguaggio è la facoltà, tipica degli esseri umani, di apprendere un sistema di segni vocali con il quale produrre atti linguistici per esprimersi e comunicare.

La lingua è un sistema di segni vocali, un insieme di convenzioni fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali che  regolano gli atti linguistici all’interno di una comunità etnica, politica o culturale. Italiano, turco, cinese ecc. sono lingue, non linguaggi, ed è questo l’errore di traduzione più comune nei media italiani. 

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Altri falsi amici

Altri falsi amici notati in articoli italiani con fonti in inglese:
fastidious fastidioso
riferito a una persona, pignola o schizzinosa in inglese e invece molesta in italiano;
disturbing  disturbante
riferito a un filmato, con immagini inquietanti in inglese ma solo fastidiose in italiano;
perceptive  percettivo
riferito a una persona, perspicace in inglese, relativo alla percezione in italiano.

In alcuni testi accademici scritti in inglese da autori italiani ho visto usare ripetutamente il verbo dispose of (ad es. we dispose of new resources) con il significato che ha disporre di in italiano, mentre in inglese vuol dire sbarazzarsi.

Whistleblower, un concetto poco italiano

The whistleblower (foto di Edward Snowden con le parole “I can’t allow the US government to destroy privacy and basic liberties”)Alcuni giorni fa The Guardian ha rivelato la fonte dello scoop sullo scandalo noto in Italia come Datagate: è Edward Snowden, che lavorava all’interno della NSA, l’agenzia governativa americana ora al centro delle polemiche. In tutti gli articoli del quotidiano britannico Snowden è sempre descritto come whistleblower.

I media italiani che hanno ripreso la notizia direttamente da The Guardian l’hanno invece definito talpa o gola profonda. In altri contesti, come segnalato nei commenti qui, whistleblower viene anche reso come spifferatore, delatore, informatore, confidente, canarino, ma sono tutte soluzioni poco soddisfacenti che hanno connotazioni diverse da quelle associabili a whistleblower e che possono essere analizzate facendo alcune considerazioni tipiche del lavoro terminologico.

Whistleblower, concetto specifico

In inglese whistleblower identifica una persona che lavora in un’impresa o in un ente (pubblici o privati) e che denuncia illeciti commessi al suo interno, riportandoli alle autorità TIME Persons of the year 2002 – The Whistleblowerscompetenti o all’opinione pubblica o anche alla stessa organizzazione se sono previsti meccanismi per raccogliere queste segnalazioni.

Il soffiare il fischietto è una metafora del ruolo di arbitro o di poliziotto assunto da chi richiama l’attenzione su attività non consentite affinché vengano bloccate.

È una parola con connotazioni positive: descrive un ruolo che esemplifica una virtù civile ma che non è esente da rischi e ritorsioni e anche per questo nel 2002 la rivista TIME ha scelto tre whistleblower come persone dell’anno. 

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Datagate, scandalo americano e nome “italiano”

Big Brother / Uncle Sam is watching you - The Globe and MailIn questi giorni fanno notizia le rivelazioni di The Guardian sul programma PRISM, il monitoraggio fatto negli Stati Uniti dalla National Security Agency sulle comunicazioni online di chi usa i servizi delle principali società informatiche americane, in tutto il mondo.

Ho notato che i media italiani si riferiscono allo scandalo come Datagate, nome che in inglese finora non è stato usato per identificare scandali di rilievo, tantomeno questo, forse perché data (“dati”) è una parola alquanto generica (cfr. List of scandals with "-gate" suffix e i risultati della ricerca datagate + PRISM, al momento tutti in italiano). Sarei proprio curiosa di sapere chi si è inventato Datagate e come ha fatto a diffonderlo così rapidamente tra i giornalisti italiani, nonostante la mancanza di riscontri nelle fonti originali. Forse Twitter?

Tornerò sull’argomento a proposito di whistleblower, concetto anglosassone che per ora non ha alcun equivalente in italiano.

Vedi anche: I suffissi –gate e –poli (aspetti linguistici che influenzano i nomi dati agli scandali)
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Visioni suine

Paolo mi ha segnalato «Google Glass, I love you», un articolo in italiano di Il Sole 24 Ore che colpisce per il numero di anglicismi superflui (le apps, un pitch da brivido, il solito checkmail, una mail dal subject strano, co-founder e nostro evangelist, il primo sharing automatico, sul search, tutta touch, le breaking news sui Glass sono push ecc.).

Daddy Pig with glassesHo sorriso quando ho visto l’hashtag #troughglass. L’autore lo usa anche su Twitter, quindi non sembrerebbe un refuso: forse non sa che trough in inglese  vuole dire trogolo (cfr. through) o forse il prototipo di Glass che ha ricevuto non risponde al comando OK Glass bensì a OINK Glass?!
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Vedi anche: La singolarità di Google Glass

Carosello rilòdid

Questo è stato Carosello: un fenomeno di costume tipicamente italiano, che ha fatto la storia della comunicazione e dell'intrattenimento – dalla presentazione di Carosello reloaded nel sito Sipra

Ho scoperto dell’esistenza di Carosello Reloaded da una pubblicità alla radio, poi ho visto anche lo spot televisivo e mi sono chiesta quanti dei telespettatori tipici di RaiUno, dove verrà trasmesso, sappiano cosa si intenda con “rilòdid” (la scritta appare brevemente e si legge a malapena).

Mi domando quali siano le conoscenze enciclopediche necessarie per interpretare correttamente il nome. Escludendo le armi da fuoco, il riferimento sarà all’informatica o a un noto film di cui ignoro la trama, Matrix Reloaded? E chissà se chi ha familiarità con i significati del verbo inglese reload è anche assiduo spettatore di RaiUno e soprattutto se Carosello l’ha mai visto (è stato trasmesso per l’ultima volta nel lontano 1977). 
[Aggiornamento: Mara nei commenti mi ha dato un’informazione che mi mancava]

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Outing e coming out

Collings, il primo outing della Nba – Corriere della SeraLa notizia che un noto cestista americano ha dichiarato di essere gay evidenzia la confusione che si fa in italiano tra due espressioni inglesi apparentemente simili, outing e coming out. 

Outing indica l’azione di rivelare pubblicamente l’omosessualità di una persona conosciuta, senza però avere il suo consenso.

Coming out significa dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale. Deriva dall’espressione coming out of the closet (“uscire dal ripostiglio”), che a sua volta fa riferimento a un’altra metafora, skeleton in the cupboard / closet (“scheletro nell’armadio”), qualcosa che si ritiene imbarazzante o sgradevole e che si preferisce tenere nascosto.

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La scelta del genere di ministro

I media italiani sembrano avere qualche dubbio su come descrivere le sette donne che saranno alla guida di ministeri nel governo Letta. Un esempio da La Stampa:

Il ministro che viene da più lontano è senza dubbio la Kyenge del Pd – dicastero per l’ Integrazione – nata il 28 agosto 1964 a Kambove, nel Congo. Ora cittadina italiana. In Germania, invece, è nata la ministro Idem per le pari opportunità, sport e giovani, anche lei classe 1964. Un anno più giovane è il Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza, classe 1965. Giovanissima e somigliante a Meg Ryan la ministra per la Salute Beatrice Lorenzin del Pdl, nata nel 1971.

Sono curiosa di vedere quali di queste tre opzioni, tutte corrette in italiano, verranno privilegiate dalle dirette interessate:
1 – il ministro, forma maschile con valenza neutra
2 – la ministra, forma femminile che però può avere connotazioni ironiche o sarcastiche
3 – la Ministro, forma ibrida che rispetta la denominazione ufficiale della carica (Ministro) ma con accordo al femminile

Se avete letto Genere e linguaggio e Genere grammaticale, naturale e sociale saprete già che io preferisco la soluzione 1 perché rende irrilevante il sesso di chi ricopre il ruolo.

Altoparlanti intelligenti e “ricognizione vocale”

Da Il mito di Babele rivive in Lexifone, l’app israeliana che traduce in 8 lingue:

’’La nostra macchina interagisce con l’utente ascoltando ciò che dice e traducendo per chi ascolta grazie ad altoparlanti posizionati davanti e dietro per rendere comprensibile ciò che viene detto’’ insiste Itay Sagie. Il sistema – pensato per rendere più economiche le relazioni commerciali – si basa su una “ricognizione vocale” accresciuta con un meccanismo di traduzione chiamato in inglese “computational linguistics” (prende le frasi usate da chi parla e le traduce simultaneamente in un’altra lingua).

Gli errori dei media italiani non sono certo una novità, però mi pare che qui i problemi non siano solo di traduzione ma anche di conoscenze inadeguate e di incapacità di riconoscere affermazioni che non hanno molto senso.

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Social network + social messaging = ?

Ieri nella home page del Corriere della Sera era in evidenza la notizia che Google sarebbe interessata a WhatsApp, descritta come un’applicazione di social messaging:

Google ha pronto un miliardo di dollari per comprare Whatsapp. La casa di Mountain View sarebbe interessata alla celebre applicazione di social messaging per telefonini – Corriere della Sera 7 aprile 2013

Il Corriere è rivolto a un pubblico non specialistico, eppure il giornalista pare dare per scontato che tutti conoscano WhatsApp. Non prova a spiegare cosa significhi social messaging e in cosa si differenzi dagli altri tipi di messaggistica, nonostante l’unica altra occorrenza nell’archivio online del giornale mostri che non è un termine diffuso. Sarei curiosa di chiedergli una definizione e in particolare cosa intenda con “accorpamento tra social network e social messaging”, che a me sembra come una somma di mele e pere.

Per identificare il concetto di social messaging e capire se è assimilabile a quello di social network, è utile un approccio onomasiologico: si analizza il sistema concettuale che rappresenta il concetto e i concetti sovraordinati (iperonimi), coordinati (coiponimi), subordinati (iponimi) e correlati [esempio]. Per chi vuole provare a fare questo esercizio di lavoro terminologico, ho raccolto alcuni dati per il prossimo post.
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Vedi anche: Social, uno pseudoprestito

Anglicismo del mese: scouting

Ultimamente nella cronaca politica italiana è apparso un nuovo anglicismo, scouting. Si è diffuso in seguito a una dichiarazione di Bersani, “Farò scouting tra i grillini”.

immagine ape esploratrice, in inglese scout beeIn inglese scouting indica un’attività di esplorazione: in ambito militare è una ricognizione per raccogliere informazioni sul nemico; in ambito sportivo, dello spettacolo o aziendale è una ricerca alla scoperta di persone di talento da poter inserire nella propria squadra o in un organico (cfr. talent scout). Scouting indica quindi un’attività di indagine e analisi preparatoria a un’azione successiva.

Mi sembra che nella politica italiana scouting abbia assunto un significato diverso e non comunichi l’idea di andare in avanscoperta (neanche se avviene durante un incarico esplorativo!) ma descriva invece il tentativo di arruolare qualcuno nelle proprie fila o una specie di “campagna acquisti”, e che l’anglicismo poco trasparente sia in realtà un eufemismo dietro il quale si nasconde un altro concetto, iponimo di trasformismo: lo scilipotismo
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Vedi anche: Anglicismo del mese: endorsement

È davvero un mondo cyber?

pagina 55 di IL: cyberlifeHo sfogliato il numero di marzo di IL, il mensile del Sole 24 Ore. Tutti gli articoli e le parole chiave sulla storia di copertina, La vita indiretta. L’amore, il sesso, la fede e la guerra al tempo degli algoritmi, iniziano con cyber, ad es. in cyberlife si trova cyberreputazione, cybertruffa, cyberpunizioni e cyberbullismo.

Il prologo, cybertutto, cita la definizione di cibernetica dell’Enciclopedia Treccani per spiegare che “viviamo già nel futuro popolato di macchine automatiche che sostituiscono l’uomo nella funzione di controllore di altre macchine” e quindi “il mondo è diventato inevitabilmente cyber” e “tutta la vita è cyber e dobbiamo accettarne le conseguenze”.

Ho trovato insolito l’uso dell’elemento formativo cyber come aggettivo (pronuncia italiana o inglese?) ma mi hanno colpita anche altri aspetti linguistici.

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Election days…

Come accennavo ieri a proposito di focus, non ho potuto fare a meno di notare le molte parole inglesi usate dai media italiani per parlare di elezioni italiane, a cominciare da titoli scontati come Election day(s) e The Day After.  Ho raccolto qualche altro esempio.

Nuovi poll

Sapevamo già cosa sono gli exit poll (che tempo fa da un giornalista RAI ho sentito pronunciare “pul”). Quest’anno sono diventati onnipresenti anche gli intention poll, i sondaggi fatti subito prima del giorno di voto, e gli instant poll, i sondaggi fatti nel giorno di voto, che qualche amante dei prodotti Apple ha abbreviato in i-poll.

Web 2.0

Confermato l’uso di social sia come aggettivo (ad es. psicodramma social) che come sostantivo; in questo contesto, i commentatori più autorevoli sono descritti come influencer (esempio: Elezioni, è sorpresa anche sui social. L’euforia dei grillini, il silenzio di molti influencer).

Altri esempi dal sommario degli approfondimenti al voto di La Stampa, dove si notano un ibrido di italiano e inglese (fotogallery anziché photogallery), liveblog e datablog e un termine informatico abbastanza recente, big data:

fotogallery –il voto social – liveblog – datablog – big data

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focus <> focus

La Stampa sui primi risultati delle elezioni 2013:

Focus sulle regioni in bilico

La parola focus viene usata con il significato generico che ha in inglese, “cosa, persona o situazione a cui si presta particolare attenzione”, “centro dell’interesse”, “punto focale”. In alcuni ambiti tecnici e scientifici, ad es. l’ottica, la parola inglese focus corrisponde all’italiano fuoco, anche in senso figurato (cfr. bring into focus e mettere a fuoco).

Anche italiano esiste il termine focus, un allotropo, ma è usato solo in ambiti specializzati, ad es. in medicina, linguistica e informatica, con accezioni specifiche, come si può vedere nelle voci del vocabolario Treccani e dello Zingarelli 2013:

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Endorsare e sdorsement

In questo periodo elettorale il post Anglicismo del mese: endorsement ha avuto molte visite, arrivate da ricerche sul significato di endorsement, endorser ed endorsare. Mi sembra una conferma che sono parole tuttora piuttosto oscure, nonostante la diffusione della formuletta X endorsa Y. Mi auguro che non entrino stabilmente nel lessico ma rimangano occasionalismi, come la variazione sul tema che ho visto ieri in un articolo intitolato Lo sdorsement di Internazionale. Ho aggiornato il post con questa nota:

Dopo l’orribile endorsare, c’è chi si è inventato l’ibrido “itanglese” sdorsement. Non si capisce però se con sdorsement si intenda un plateale cambiamento di idea (viene ritirato il sostegno dato precedentemente) oppure una presa di posizione ufficiale contro un candidato o un movimento politico. In ogni caso temo che sdorsement, per quanto ironico, non rispetti i meccanismi di formazione di nuove parole inglesi che suggeriscono invece disendorsement, unendorsement ed eventualmente anti-endorsement o undorsement".