Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “localizzazione”

Giornata della punteggiatura (USA)

Il 24 settembre negli Stati Uniti è National Punctuation Day, giornata istituita per promuovere l’uso corretto della punteggiatura.

Le convenzioni per l’uso della punteggiatura non sono le stesse in tutte le lingue. Da un punto di vista solamente tipografico, ad esempio, in inglese americano i due punti richiedono l’iniziale maiuscola per la prima parola della frase che introducono e dopo il punto possono essere usati due spazi anziché uno; in America e Gran Bretagna spesso vengono applicate regole diverse per il punto che segue una citazione (in USA sempre prima delle virgolette di chiusura, in UK invece dopo se non fa parte della citazione stessa); in francese alcuni segni di punteggiatura devonopunteggiatura essere preceduti da uno spazio; in tedesco le virgolette sono posizionate in maniera diversa rispetto all’italiano; alcune lingue hanno segni di punteggiatura aggiuntivi, come i punti esclamativo e interrogativo “rovesciati” ¡ e ¿ in spagnolo.

La localizzazione del software deve ovviamente tenere conto di queste differenze. I programmi che riconoscono la lingua in cui si sta scrivendo il testo (o che permettono di impostarla) applicano automaticamente le convenzioni corrette, ad es. aggiungono uno spazio prima dei segni di punteggiatura che lo richiedono o selezionano il tipo di virgolette previsto per la lingua.

Elenchi telefonici, titoli e localizzazione

Ho dovuto confermare i dati relativi alla cosiddetta presenza in elenco telefonico e sono rimasta incuriosita dai titoli che si possono associare al proprio nome.

Non so se tutti gli operatori telefonici forniscano gli stessi dati ma se così fosse mi sembra peculiare che il 26% delle scelte a disposizione sia destinato a gradi militari e il 19% a titoli nobiliari (ma non erano stati aboliti quando l’Italia è diventata una repubblica?), e che un ulteriore 9% sia riservato a cariche religiose: in tutto più del 50%!

Ho anche notato la voce doppia Professore – Professoressa e le due voci Maestro e Maestra mentre manca la possibilità di distinguere tra dottori e dottoresse (sicuramente più numerose delle viscontesse!). E immagino che ci siano altri tipi di Perito oltre a quelli agrario, aziendale, commerciale, industriale e odontotecnico.

Chi è curioso più sotto può trovare l’elenco completo, che potrebbe forse dare qualche indicazione utile a chi localizza applicazioni con rubrica e deve scegliere i titoli più comuni per il proprio mercato, ad es. quelli disponibili in un elenco a discesa.

Le interfacce delle rubriche sono interessanti perché devono essere adattate alla realtà locale conservando però aspetti internazionali per consentire di inserire facilmente nomi e indirizzi di paesi diversi, tenendo quindi conto delle convenzioni di altri mercati. Finestra di dialogo Nome in OutlookAnche in un’interfaccia italiana si potrà così decidere di mantenere i riferimenti al secondo nome, comunissimo negli Stati Uniti, o la possibilità di aggiungere informazioni dopo il nome (ad es. BA, Ph.D., Jr. o III), altra peculiarità di alcuni paesi anglosassoni: come si può vedere nell’esempio di Microsoft Outlook, la stringa Suffix della versione originale è diventata Titoli stranieri in italiano, rendendo più esplicita la sua funzione.   

(continua…)

Mai più presentazioni soporifere ;-)

A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.

Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor  e “Je ne sais quoi Factor  e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta.

Direttamente da  The PowerPoint Team Blog:

Wow Factor in PPT 2010One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.

Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere.

Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint

Scrutare i cieli con SkyFinder

Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un prover­bio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il ri­svolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.

Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.

SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.

Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:

[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.

C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

Chaos Defrost – Scongelamento Chaos

Alfredo mi inoltra un commento divertente di un irlandese a proposito di un forno a microonde di una nota marca giapponese:

Bought myself a new microwave today to replace my old, trusty and very rusty one. I’m a bit afraid of the new one, it has a button labelled "Chaos Defrost" ( I haven’t pressed it yet!!! ). I’ve decided to do a Homer* and put a plaster over the nefarious button. Out of sight out of mind.

chaos defrostVerrebbe subito da pensare che Chaos Defrost sia un possibile errore di interpretazione e/o localizzazione del termine originale giapponese, invece si tratta proprio di un riferimento specifico alla teoria del caos e alla sua applicazione pratica in una modalità avanzata di scongelamento con microonde

Nel sito italiano del produttore si trova Scongelamento Chaos: come per l’inglese, mi domando se il nome consenta all’utente tipico di ricordarlo e associarlo facilmente al tipo di funzionalità (viene in mente l’alternativa ben più banale, ma trasparente, scongelamento intelligente). Dubito che venga colto il riferimento scientifico specializzato ma perlomeno la scelta della grafia inglese chaos dovrebbe evitare che l’utente italiano si preoccupi inutilmente di cosa possa succedere premendo il pulsante!

In ogni caso è l’ennesimo esempio di quanto sia difficile trovare nomi di funzionalità descrittivi, efficaci e che funzionino a livello globale e di come le connotazioni delle parole usate nel lessico comune spesso prevalgano sui loro eventuali significati specializzati.

Vedi anche: Terminologia e utente tipico.
….

*  In inglese doing a Homer, con chiaro riferimento ai Simpson, starebbe per “evitare fortuitamente di combinare qualche disastro”.

Le competenze linguistiche nella localizzazione

Una conversazione recente mi ha fatto rispolverare Le competenze linguistiche nella localizzazione, un intervento fatto al convegno Tradurre: formazione e professione organizzato dall’Università di Padova nell’aprile 2006. Era stato introdotto così:

La traduzione è l’attività più conosciuta e meglio descritta all’interno del processo di localizzazione ma non rappresenta l’unica fase del ciclo di vita di un prodotto per la quale sono richieste competenze linguistiche specializzate. In questo intervento verranno brevemente analizzate altre fasi dello sviluppo di un prodotto che possono richiedere competenze linguistiche e culturali: globalizzazione, considerazioni geopolitiche, inglese come seconda lingua, identificazione di nuova terminologia e gestione terminologica, definizione di guide di stile e materiale di riferimento, revisione e controllo di qualità, opportunità create dai sistemi di traduzione automatica e interazione con l’utente finale.

La trascrizione dell’intero intervento è disponibile qui ed è pubblicata nel volume Tradurre: formazione e professione, a cura di Maria Teresa Musacchio e Geneviève Henrot Sostero, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Padova, 2007.

Le riforme dell’ortografia, ke inkubo!

Quando ricevo SMS con k al posto di ch e vari xchè mi viene da sorridere perché chi me li manda non è certo adolescente. Poi penso che, come italiana, queste sono probabilmente le uniche variazioni di ortografia con cui avrò mai a che fare.  

Per l’italiano le riforme dell’ortografia sono un’evenienza improbabile, grazie all’alto grado di corrispondenza tra suoni e segni (alla maggior parte dei fonemi è associato un grafema o digramma specifico).  In molti paesi, invece, è una necessità ed esistono enti nazionali di standardizzazione linguistica che decidono come e quando modificare l’ortografia per risolvere incongruenze o semplificare le regole (ad es. se ci sono modi diversi per rappresentare uno stesso fonema, se le modalità di sillabazione o di formazione di termini composti sono troppo complesse, ecc.).

imageSpesso gli enti di standardizzazione prevedono la coesistenza del vecchio e nuovo sistema per un certo periodo, rendono solo alcune regole obbligatorie mentre altre rimangono facoltative, a volte divulgano i dettagli solo all’ultimo momento, oppure, sotto pressione dell’opinione pubblica, hanno ripensamenti e nel giro di poco tempo pubblicano aggiornamenti o rinunciano ad alcune delle nuove regole.

I colleghi di altre lingue, ad es. tedesco, olandese e portoghese, mi dicono che le riforme dell’ortografia possono essere un vero incubo, specialmente per chi lavora nella localizzazione: richiedono un grande lavoro di pianificazione per decidere quando adottare le nuove regole e in quali prodotti, come modificare il materiale esistente, incluse le memorie di traduzione e le voci dei database terminologici, e soprattutto come programmare l’aggiornamento di eventuali strumenti di correzione (in inglese proofing tool: correttore ortografico, correttore grammaticale, thesaurus, sillabazione).

Noi italiani siamo fortunati: non dobbiamo preoccuparci e possiamo riderci sopra!

Per saperne di più:

Tu, voi o infinito?

In questi giorni sono raramente davanti al computer e solo ora ho iniziato a leggere i commenti all’intervista in Punto Informatico.

youCi sono molti spunti interessanti, ad esempio sullo stile usato in molti prodotti (non solo Microsoft!): perché non ci si rivolge all’utente direttamente, come in inglese, ma si prediligono forme impersonali e l’infinito per le istruzioni? 

Le versioni localizzate dovrebbero essere finalizzate alle esigenze dei mercati locali. La maggior parte degli utenti italiani ignora come sia il software originale: se le scelte di localizzazione sono adeguate, efficaci e consentono di imparare a usare un prodotto facilmente e produttivamente, è abbastanza irrilevante cosa viene usato in inglese.

In italiano di solito le istruzioni, se non sono tradotte da altre lingue, prediligono le forme impersonali e basta aprire la scatola di qualche apparecchiatura o di un medicinale per verificarlo. Immagino che nei primi prodotti localizzati sia stato adottato questo stile proprio perché era quello che si aspettavano gli italiani digiuni di computer ma abituati a seguire istruzioni di altro tipo: è risaputo che la familiarità ha un impatto positivo sulla curva di apprendimento.

Va anche detto che le prime applicazioni localizzate erano destinate soprattutto ad ambiti professionali dove il “tu” sarebbe stato fuori luogo. Nel 2009 l’utente tipico dei prodotti software ha sicuramente una sensibilità diversa ma nel frattempo la forma impersonale è diventata uno standard a cui credo siamo ormai abituati… a parte le obiezioni di chi usa il Mac o di utenti più “informatizzati” che, però, non sempre rappresentano l’utente tipico. 

In ogni caso la forma impersonale non dovrebbe essere sinonimo di stile troppo formale e sono del tutto d’accordo con chi si lamenta di frasi “barocche” più adatte alla burocrazia che a un’interfaccia grafica. Ad esempio, se un titolo inglese dice What I could do to protect my computer, non mi sembra il caso di tradurre Quali misure è possibile adottare per proteggere il proprio computer se, mantenendo una forma impersonale, si può semplificare in Che cosa si può fare per proteggere il computer. Le guide di stile per la localizzazione possono dare indicazioni generali ma sta a chi traduce operare scelte accettabili.

Recentismi e software

In Wikipedia c’è un neologismo che mi piace molto: recentismo, calco dall’inglese recentism per descrivere un argomento (e voce di Wikipedia) che sta avendo molta attenzione ma la cui importanza, a lungo termine, potrebbe essere relativa (esempi qui).

È poco probabile che l’uso specifico di Wikipedia entri nell’italiano standard. Penso però che recentismo potrebbe descrivere efficacemente anche i nomi NON definitivi di nuove funzionalità di prodotti software di cui si discute molto durante la localizzazione, per poi scoprire che si chiameranno in un altro modo.

gruppo Illustrazioni Un esempio noto è il concetto di gruppo in Office 2007, un insieme di strumenti e opzioni correlati raggruppati sulla barra multifunzione: in inglese group aveva sostituito il termine originale chunk, come si può vedere da Jensen Harris: An Office User Interface Blog.

La soluzione per non far lavorare inutilmente un terminologo su un termine ostico ma, senza saperlo, destinato a scomparire? Una scheda terminologica completa e accurata, che consenta di scegliere una soluzione per la lingua di arrivo basata sul concetto e non sul nome temporaneo inglese: anche se verrà cambiato il termine originale, probabilmente non sarà necessario dover ripensare il termine “localizzato”.

 
Vedi anche: Database terminologici e Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.

Numeri di telefono e localizzazione

Sfogliando l’ultimo numero di una rivista americana ho notato un articoletto in cui sono segnalati alcuni ristoranti emiliani. Due esempi di come sono riportati i numeri di telefono:

(39-59) 549 XXXX  per un ristorante di Modena
(39-52) 582 XXXX  per un ristorante di Compiano (PR)

I problemi per chi volesse telefonare sono ovvi: manca il prefisso 0 dopo l’identificativo internazionale dell’Italia e le parentesi suggeriscono la possibilità di fare chiamate locali.

Questi errori non mi stupiscono: può essere difficile far capire a interlocutori americani, anche nell’ambito di internazionalizzazione di software, che l’indicativo di località (area code) è un concetto ormai obsoleto nella maggior parte dei paesi europei, dove la differenza tra comunicazioni locali e comunicazioni interurbane riguarda l’eventuale costo della telefonata ma non il numero da comporre.

RubricaPer l’interfaccia localizzata delle rubriche (address book) dovrebbe essere prevista la possibilità di inserire l’intero numero di telefono senza dovere specificare separatamente l’indicativo di località, anche perché la serie di numeri che indica il distretto telefonico non è più così trasparente come una volta (in molti paesi europei la lunghezza è variabile in base al distretto, negli Stati Uniti invece sono sempre tre cifre). Ecco così un’altra imprecisione della rivista americana: l’indicativo di località di Modena è 059 ma quello di Compiano è 0525 e non 052.

Vedi anche: Paese che vai: SMS e cercapersone ed Elenchi telefonici, titoli e localizzazione

Valigette, dati e sincronizzazione

Leggo qui che sta per essere chiuso il servizio Yahoo! Valigetta (in inglese Yahoo! Briefcase). Non ho mai usato questo servizio ma mi ha subito fatto pensare all’evoluzione di una funzionalità introdotta in Windows 95 per sincronizzare file tra due computer non collegati in rete, in inglese (My) Briefcase.

Nella terminologia adottata nella maggior parte delle versioni localizzate di Windows era stata mantenuta la metafora originale della valigetta (ad es. Aktenkoffer in tedesco, maletín in spagnolo, porte-documents in francese ecc.). In italiano, invece, per facilitare la comprensione degli utenti era stato scelto un termine esplicito: Sincronia file

Anche se non era mantenuta l’associazione tra il nome icona My Briefcasedella funzionalità e la sua icona, una valigetta, va considerato che all’epoca le icone erano abbastanza rudimentali e per parecchi utenti, anche di madrelingua inglese, il collegamento tra immagine e concetto rappresentato non era sempre ovvio e andava comunque appreso: in alcuni casi diventa accettabile rinunciare ad alcune “caratteristiche” del termine originale se il termine localizzato presenta altri vantaggi.

Nel frattempo Windows Vista ha introdotto Sync Center, una nuova funzionalità di sincronizzazione, più icona Centro sincronizzazioneavanzata e destinata a soppiantare Briefcase (ancora disponibile per file non accessibili in rete). Come prevedibile, il termine italiano è Centro sincronizzazione ed è interessante notare che, grazie alla terminologia, per gli utenti italiani l’evoluzione Sincronia file à Centro sincronizzazione è sicuramente più trasparente che in altre lingue, con un impatto positivo sulla curva di apprendimento.

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Vedi anche: post che parlano di lavoro terminologico e curva di apprendimento.

PS  Non so perché per Windows 95 fosse stato scelto sincronia e non sincronizzazione, forse problemi di spazio o forse all’inizio degli anni 90 il concetto di sincronizzazione riferito a dati non era così diffuso come ora.

Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo

Alla radio c’è una pubblicità insistente per un servizio di informazioni telefoniche che si conclude con l’esortazione “Ringa 12 54”. Pensavo di aver capito male e invece dicono proprio ringa!! Difficile stabilire se il creativo che ha avuto l’idea abbia coniato una voce onomatopeica modellata sullo squillo del telefono o se si tratti invece di un calco del verbo inglese (britannico) ring. Trovo ringare orribile, tra l’altro suona molto simile a ringhiare

Nudge Mi ha fatto però pensare al termine inglese nudge, letteralmente “dare una gomitatina”, che in Windows Live Messenger indica un segnale visivo e acustico per attirare l’attenzione di chi partecipa a una conversazione e che in tedesco è stato reso in maniera davvero efficace, Rrring!

Quando si introduce un nuovo concetto che nella lingua di partenza è designato da un termine che non ha un equivalente nella lingua di arrivo (o magari ce l’ha ma non è adatto al contesto o al registro) ci sono varie opzioni, ad esempio si può creare un neologismo, come Rrring!, oppure si può definire un nuovo termine ricorrendo a una parola o un’espressione esistenti, anche se meno specifici, decidendo quali aspetti del concetto debbano essere privilegiati o resi espliciti e a quali si possa eventualmente rinunciare.

Spesso lingue diverse ricorrono a strategie diverse: nel caso di nudge, alcune hanno scelto un termine descrittivo, come chamar a atenção in portoghese (Brasile), altre hanno adottato il prestito nudge, c’è invece chi ha evidenziato l’aspetto “fisico” del verbo inglese, ad es. toque in portoghese (Portogallo), e chi quello sonoro, ad es. zumbido in spagnolo. Il termine italiano trillo invece comunica che si tratta di un segnale acustico ma dovrebbe riuscire a dare anche l’idea della vibrazione (segnale visivo).

Per le scelte fatte da altre lingue: la funzione di ricerca nel Portale linguistico Microsoft.

Sidecar file – file collaterale

Post pubblicato il 19 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia

sidecar

In contesto di file multimediali in genere il termine sidecar file fa riferimento a un file XMP in cui possono essere registrati i metadati relativi a una risorsa, contenuti così in un file “esterno” ma collegato al file della risorsa, con cui condivide il nome (ma non l’estensione): ecco la metafora del sidecar.

Incontrando per la prima volta sidecar file in materiale da localizzare in italiano si potrebbero valutare varie opzioni, ad es. il calco file sidecar o un’equivalenza pragmatica, ad es. file correlato o file esterno XMP, ma in questo caso non sarebbe l’approccio da preferire.

Va infatti considerato che le specifiche XMP sono state definite da Adobe, che ha diffuso il termine sidecar file usandolo in vari prodotti (es. di Photoshop qui) e quindi, appurato che anche nel prodotto Microsoft sidecar file fa riferimento a questo tipo di contesto, va favorita la coerenza con la terminologia già usata nel mercato italiano, file collaterale (es. localizzato qui): chi ha già familiarità con il concetto lo riconoscerà e non dovrà imparare un nuovo termine.

Il Portale linguistico Microsoft è a disposizione di chi abbia la necessità di fare questo tipo di ricerche per la terminologia Microsoft ma anche altri produttori di software rendono facilmente consultabile il loro materiale, come accennato in Documentazione multilingue

   
PS  Grazie a Sabina per avermi dato l’idea per questo post.

Problemi di conversione (e di localizzazione)

Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Un articolo in The Guardian, poi corretto, riportava l’effetto del perigeo lunare sulle maree:

  citazione da un articolo di sabato 13 dicembre in The Guardian

Per un problema di conversione due pollici erano diventati ben mezzo metro…

Purtroppo anche nella localizzazione capita di trovare questo tipo di errore, anche se non dovrebbe essere difficile evitarlo. In Localizzazione di esempi e riferimenti sono riportate le istruzioni della Guida di stile Microsoft per l’italiano:

Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro.

Le conversioni dovrebbero inoltre rispettare le convenzioni culturali non solo della lingua ma anche del mercato di arrivo. Mi vengono in mente alcuni esempi dell’edizione europea di una nota rivista americana dove le misure statunitensi vengono convertite nel sistema metrico ma non localizzate e il risultato dell’operazione, per quanto formalmente corretto, non è sempre adeguato:

L’altezza delle persone viene espressa in metri, però con un unico decimale. Quella di una donna, ad esempio, può essere descritta come 1,6 m e così non si capisce se potrebbe essere quasi alta (1,69) o relativamente bassa (1,60).
Capita di vedere misure precise che sicuramente nell’originale erano da intendersi come approssimative: ad esempio, una distanza di about 48 km suona strana mentre non lo è about 30 miles.   

Nel caso dell’articolo di The Guardian, invece, la svista è probabilmente passata abbastanza inosservata perché nel sistema culturale britannico in molti ragionano ancora in base al sistema imperiale e presumibilmente avranno "processato" solo il numero corretto, ignorando il riferimento errato.


Vedi anche: Numeri di telefono e localizzazione.