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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “localizzazione”

Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto

Ogni tanto mi capita di accennare ad analisi linguistiche e a valutazioni di localizzabilità che vengono fatte all’interno del ciclo di vita di un prodotto software, ad esempio qui, nei commenti qui e, con riferimento alla globalizzazione, qui e qui.

Ho recuperato un articoletto scritto un paio di anni fa per sintetizzare questo tipo di attività,  Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto. Riprende alcune informazioni date anche in Le competenze linguistiche nella localizzazione ma con esempi diversi.

Il clima italiano visto da italia.it

Una protesta sulle tariffe pagate per la traduzione dei contenuti del portale Italia.it  (qui e qui) con commenti negativi sulla qualità delle pagine già tradotte, ma senza esempi specifici, mi ha fatto venire la curiosità di darci un’occhiata.

In effetti non c’è da stare molto allegri: traduzioni estremamente letterali, tanto che viene in mente quel famigerato invito in inglese di visitare l’Italia da parte dell’ex ministro Rutelli.

Soprattutto, però, non mi sembra siano stati fatti molti tentativi di adattare le informazioni al punto di vista dell’utente finale, il potenziale turista, come si può vedere dalla pagina in inglese sul clima. Due esempi banali ma che saltano subito agli occhi:

Per invogliare a venire in Italia chi non c’è mai stato, il clima viene descritto così:
tipico inverno italiano: biciclette a Milano, gennaio 2010 in the north the climate is harsh, with very cold winters and very hot, 
particularly humid summers […]
intense cold season […]
the sultriness of the northern cities […]
Rispetto al testo originale, tutto sommato ragionevole dal punto di vista di chi vive in Italia, nella traduzione sono state enfatizzate alcune descrizioni negative, tra cui collocazioni italiane come clima rigido e inverno rigido che, secondo me, non vanno sempre interpretate letteralmente: in un testo promozionale turistico scritto direttamente in inglese sarebbero state sicuramente smorzate, specialmente se destinate a chi vive in climi decisamente meno favorevoli del nostro. O forse è una scelta voluta, per rafforzare lo stereotipo della tendenza italiana all’esagerazione?!?
Vengono indicate temperature medie per tre città, una per ciascuna area climatica, dando per scontato che anche chi non è italiano sappia esattamente dove si trovino. Le temperature sono in gradi Celsius e le precipitazioni in mm, dati del tutto insignificanti per potenziali turisti americani abituati ai gradi Fahrenheit e ai pollici e per i quali andrebbe prevista la doppia tabella o l’opzione di conversione.

Per fare un confronto, le stesse informazioni date da Rough Guides che, come tutte le guide turistiche e a differenza di italia.it, dà innanzitutto un’immagine positiva del clima italiano e indica poi anche i periodi migliori per visitare il paese: Italy’s climate is one of the most hospitable in the world, with a general pattern of warm, dry summers and mild winters. There are, however, marked regional variations […].

Vedi anche: Problemi di conversione (e di localizzazione) su convenzioni culturali e unità di misura,  Localizzazione… e visioni del mondo su conoscenze enciclopediche e punti di vista diversi in base al mercato e Crocchette <> croquettes per altri esempi di traduzioni poco felici in un sito del Ministro del Turismo.

Videogiochi e “transcreation”

Ieri The Guardian parlava di localizzazione di videogiochi: Flying hats and 8-bit Nazis: the strange history of video game localisation descrive l’evoluzione che c’è stata in questo campo e sottolinea che si tratta di un’attività che richiede competenze specifiche, quali la capacità di riconoscere i riferimenti culturali e decidere come gestirli.

A volte il testo e il contenuto dei videogiochi non possono essere semplicemente adattati ma vanno “ricreati” per la lingua di arrivo, ad es. sostituendo azioni particolarmente violente se inaccettabili nel mercato locale, modificando l’aspetto di un personaggio, riscrivendo interi dialoghi per mantenere l’umorismo linguistico, inventando un idioletto per il protagonista, ecc.

Per descrivere questi aspetti specifici della localizzazione di videogiochi, in inglese sempre più spesso si parla di transcreation, ovvero una “traduzione creativa” che porta a un risultato consapevolmente diverso dall’originale. Il concetto di transcreation con riferimento ai videogiochi è apparso in un articolo molto citato, Game Localisation: Unleashing Imagination with ‘Restricted’ Translation ma non tutti condividono la necessità di questo termine per descrivere strategie che comunque sono previste anche da attività di traduzione più tradizionali, cfr. ad esempio On the Translation of Video Games.

A proposito di videogiochi, in questi giorni anche tra chi probabilmente non ha mai toccato una console si parla di Dante’s Inferno, la Divina Commedia “rivisitata” con protagonista Dante eroe violento VM18: chissà se la versione italiana ha richiesto molti interventi di traduzione creativa e adattamento culturale e se sono stati rimossi riferimenti che si dovrebbe poter dare per scontati nella patria di Dante! 

E intanto Wired ne approfitta per divertirsi a suggerire 10 classici della letteratura come ispirazione per futuri videogiochi…

Localizzazione e… visioni del mondo

mappamondo in Stone SoupIn una striscia recente di Stone Soup si vede Alix, ragazzina americana, che guarda un mappamondo. Come europea, ho subito notato che l’Europa non ha la sagoma che mi sarei aspettata (probabilmente un dettaglio irrilevante per molti americani) e soprattutto mi sono venuti in mente un paio di ricordi della preistoria della localizzazione, quando il concetto di adattamento del software per un mercato specifico non era così ovvio.

Per spiegare quali dettagli, informazioni e riferimenti di un prodotto americano potevano essere facilmente riprodotti anche nelle versioni localizzate e quali invece andavano modificati, eliminati o sostituiti, risultavano particolarmente efficaci alcuni esempi legati alla geografia e alle diverse “visioni del mondo”. Oggi appaiono sicuramente scontati ma una ventina di anni fa non lo erano affatto, specialmente se gli interlocutori erano americani:

il mondo visto da un americanoOgni mercato può avere un punto di vista diverso, anche per gli stessi riferimenti. Esempio tipico: icone e immagini che rappresentano il globo terrestre non sono internazionali, l’utente infatti si aspetta di vedere evidenziato il proprio continente.
Le cosiddette conoscenze enciclopediche, ovvero il bagaglio di conoscenze comuni a chi appartiene a una certa cultura, non sempre sono condivise. Esempio tipico: a scuola un americano impara che i continenti sono sette (Asia, Africa, North America, South America, Antarctica, Europe, Australia), un italiano invece che sono cinque (Africa, America, Europa, Asia, Oceania).

Spain, France or Italy? E a proposito di conoscenze enciclopediche di tipo geografico, ricordo divertita alcuni quiz per il mercato americano della prima versione dell’enciclopedia Encarta, come quello con la sagoma qui a sinistra e la domanda, mi pare di livello elevato di difficoltà, se si trattasse di Spagna, Italia o Francia, o quello che chiedeva di identificare il paese di origine dei canguri: Austria o Australia?

Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e Problemi di conversione e di localizzazione.

Risultati di ricerca e immagini in Google

Davvero apprezzabile la capacità di Google di implementare modifiche in maniera rapida, una cosa che non si può sempre dare per scontata nelle grandi aziende.

Dopo la polemica di ieri sulle foto di Michelle Obama è subito apparsa la spiegazione del perché di certi risultati di ricerca. E noto con interesse che è anche cambiata l’interfaccia che avevo descritto nel post di due giorni fa, Report images <> Segnala immagini.

Nuova interfaccia: 

 Google - Segnala immagini non appropriate

Interfaccia precedente:

Google - Segnala immagini

Report images <> Segnala immagini

Aggiornamento 25 novembre 2009: Google ha modificato l’interfaccia descritta in questo post. I dettagli qui.

Nei risultati di alcune ricerche di testo Google propone anche una serie di immagini. Nell’interfaccia italiana appaiono sotto a un titolo composto da due collegamenti, Risultati illustrati per xyz  e Segnala immagini:

Google - Risultati illustrati 

Pensavo che Segnala immagini fosse un’opzione per comunicare al motore di ricerca l’indirizzo di immagini non indicizzate o qualcosa del genere, ma mi sbagliavo, e come me le altre persone con cui ho verificato. Si tratta infatti di un modo per fare sapere se sono apparse immagini oltraggiose: il collegamento si espande in Segnala le seguenti immagini come immagini offensive.

Il verbo report nella stringa originale, Report images, corrisponde più o meno “denunciare” e il significato in inglese è chiaro. La scelta di localizzarlo in italiano con segnalare è adeguata se il contesto fornisce l’informazione che si intende “dichiarare un problema”, altrimenti segnalare viene interpretato nella sua accezione più comune di “far conoscere”, “indicare”.

Google - Image results

Si sarebbe potuta evitare l’ambiguità rendendo esplicito l’argomento, ad es. optando per Segnala immagini offensive. Inoltre, anche se qui non ci sono problemi di lunghezza, si sarebbe potuto abbreviare il collegamento precedente, Risultati illustrati per xyz, in Immagini per xyz, utile per la curva di apprendimento perché comunica subito che scegliendolo si otterranno gli stessi risultati della categoria di ricerca Immagini: in inglese l’informazione è data dal termine image che ricorre in tutte le stringhe (Images, Image results e Report images) e per coerenza si sarebbe dovuta mantenere la stessa terminologia anche in italiano.

Mi rendo conto che questo non è un esempio cruciale, visto che basta un clic per risolvere l’ambiguità, ma credo sottolinei comunque l’importanza di rivedere sempre le scelte di localizzazione dal punto di vista dell’utente finale ignaro dell’interfaccia originale, verificando quindi che nella lingua di arrivo siano presenti tutte le informazioni, anche quelle implicite, della lingua di partenza.
..

“pinch” non è solo pizzicare

Nei dispositivi con touch screen i comandi più comuni vengono eseguiti con movimenti specifici dello stilo, delle dita o delle mani.

Nell’iPhone, nell’iPod e nei Tablet PC con Windows 7, come pure in alcuni touchpad, ci sono due gesti associati alla visualizzazione di oggetti grazie ai quali immagini, pagine e documenti si possono rimpicciolire o ingrandire rispetto alle dimensioni dello schermo: si usano il pollice e l’indice che vengono avvicinati o allontanati l’uno dall’altro.

dalla documentazione di Apple iPhone: a sinistra il movimento per ridurre le dimensioni di un'immagine, a destra quello per ingrandirla

Questi gesti sono stati introdotti da Apple e poi adottati anche in dispositivi di altri produttori, con la stessa terminologia, perlomeno prima che Apple brevettasse le funzionalità legate al multi-touch. È interessante notare che in inglese viene usato un unico termine, pinch, per descrivere il concetto sovraordinato “gesto in cui due dita si muovono in direzioni opposte”, senza dare un nome individuale a ciascuno dei due diversi movimenti delle dita, per ingrandire e per ridurre le dimensioni:

When viewing photos, webpages, email, or maps, you can zoom in and out. Pinch your fingers together or apart.” – Apple iPhone User Guide

The new “Pinch” gesture functionality translates multi-finger input (two fingers moving apart or together on a TouchPad) and performs zoom-in and zoom-out capability in a variety of popular applications.”  – Synaptics

Forse il termine scelto, letteralmente “pizzicare” o “pizzicotto”, non è del tutto intuitivo se associato all’azione di separare le dita, tanto che alcuni produttori hanno deciso di distinguere tra pinch (dita che si avvicinano) e stretch o spread (dita che si allontanano)*.

Nella localizzazione potrebbe essere necessario discostarsi dalla terminologia originale e trovare soluzioni alternative che rappresentino il concetto senza ambiguità. Nella documentazione italiana Apple (iPhone e iPod), però, pinch non è trattato come un termine ma come una parola generica, tradotta in varie maniere: pizzicare, allontanare e avvicinare le dita, aprire e chiudere le dita, utilizzare il movimento delle dita (esempi specifici qui). La comprensione dell’utente è quindi affidata alle immagini descrittive piuttosto che a un nome che “etichetti” in maniera univoca il concetto.

In Windows 7 esistono gli stessi concetti ma sono stati scelti termini che descrivono i comandi anziché i gesti che li simboleggiano, riproponendo terminologia usata in contesti tradizionali: in inglese zoom identifica così il concetto sovraordinato, zoom out indica il movimento per ingrandire l’immagine e zoom in il movimento per ridurla. In italiano i termini corrispondenti sono zoom, (fare) zoom indietro e (fare) zoom avanti.


* Aggiornamento 10/12/2009: un servizio del quotidiano La Stampa per l’iPhone sembra dare per scontato che i lettori capiscano il significato di pizzicare inteso come dita che vengono separate anziché avvicinate: “se il testo è troppo piccolo, basta pizzicare il display con due dita per ingrandirlo”.

Terminologia di Windows 7 – biometria

Da qualche giorno la terminologia di Windows 7 è consultabile dal Portale linguistico Microsoft. Chi ha un abbonamento a  MSDN o Technet può inoltre scaricare i cosiddetti glossari con le stringhe localizzate (informazioni qui).

Tra le novità terminologiche di Windows 7 ci sono alcune voci relative alle funzionalità di biometria supportate da Windows Biometric Framework (WBF), come biometria - immagine da www.anaxee.comcampione biometrico (biometric sample), l’insieme dei dati relativi alla misurazione di una caratteristica specifica di un individuo per autenticarne l’identità (ad es. le impronte digitali o la voce), o i vari dispositivi di scansione che analizzano caratteristiche fisiche distintive come il volto (face scanner) o la retina (retinal scanner). Per altri esempi, con definizione in inglese, vedere il database terminologico del Portale linguistico Microsoft.

Se non c’è la sfera di cristallo…

Mi è piaciuto molto quello che ha scritto Mara in Tradurre le serie, sulle scelte di traduzione che rischiano di entrare in conflitto con situazioni future non prevedibili.

È un problema che si può presentare anche nella localizzazione del software, ad es. quando nella lingua di arrivo non esiste un termine equivalente oppure c’è ma è improponibile perché ha connotazioni indesiderate o non è adatto al registro o al contesto. In questi casi si ricorre a soluzioni ad hoc (un esempio qui) e si spera sempre che nelle versioni successive non vengano introdotti nuovi concetti per i quali sarebbe più appropriato il termine già “preso”. È infatti sempre difficile cambiare la terminologia consolidata: risulterebbe costoso e soprattutto creerebbe confusione agli utenti.

Un esempio tipico è il termine Wizard nei prodotti Microsoft (1991). Varie lingue europee avevano deciso di optare per l’equivalente di “assistente” perché una traduzione letterale sarebbe stata fuori luogo. Non avevano però potuto Clippy, il più famigerato degli assistenti di Officeprevedere che qualche anno più tardi Office 97 avrebbe introdotto il concetto di Assistant (un personaggio animato interattivo che proponeva argomenti della Guida) e sarebbero state Rover, the Search Companioncostrette a usare soluzioni alternative, ad es. per lo spagnolo Wizard=Asistente ma Assistant=Ayudante e per il francese Wizard=Assistant ma Assistant=Compagnon, oppure per il tedesco lo stesso termine, Assistent, per entrambi i concetti.

Una potenziale complicazione si era aggiunta in seguito, specialmente per il francese, con l’arrivo del termine Search Companion, l’interfaccia di ricerca di Windows XP in cui un cagnolino guidava gli utenti con alcune domande. Interessante notare come la strategia di localizzazione più comune in questo caso non era stata quella di cercare un nuovo termine distintivo ma di associare la nuova funzionalità a un concetto già esistente con cui gli utenti avessero già familiarità.

Nella tabella qui sotto sono riassunte alcune di queste scelte e si può vedere che alcune lingue avevano pensato a Search Companion come a una specie di “Assistant” e altre invece come a un “Wizard”, tra cui l’italiano che aveva optato per Ricerca guidata:

Wizard, Assistant e Search Companion in varie lingue

In conclusione: a volte servirebbe davvero la sfera di cristallo per capire se certe scelte terminologiche potrebbero dare problemi in futuro. Si riesce comunque a trovare soluzioni adeguate, anche se, con il senno di poi, in alcuni casi non sono forse perfette al 100%.

PS Grazie a Riccardo che con un commento mi ha dato l’idea per questi esempi. 

Giornata della punteggiatura (USA)

Il 24 settembre negli Stati Uniti è National Punctuation Day, giornata istituita per promuovere l’uso corretto della punteggiatura.

Le convenzioni per l’uso della punteggiatura non sono le stesse in tutte le lingue. Da un punto di vista solamente tipografico, ad esempio, in inglese americano i due punti richiedono l’iniziale maiuscola per la prima parola della frase che introducono e dopo il punto possono essere usati due spazi anziché uno; in America e Gran Bretagna spesso vengono applicate regole diverse per il punto che segue una citazione (in USA sempre prima delle virgolette di chiusura, in UK invece dopo se non fa parte della citazione stessa); in francese alcuni segni di punteggiatura devonopunteggiatura essere preceduti da uno spazio; in tedesco le virgolette sono posizionate in maniera diversa rispetto all’italiano; alcune lingue hanno segni di punteggiatura aggiuntivi, come i punti esclamativo e interrogativo “rovesciati” ¡ e ¿ in spagnolo.

La localizzazione del software deve ovviamente tenere conto di queste differenze. I programmi che riconoscono la lingua in cui si sta scrivendo il testo (o che permettono di impostarla) applicano automaticamente le convenzioni corrette, ad es. aggiungono uno spazio prima dei segni di punteggiatura che lo richiedono o selezionano il tipo di virgolette previsto per la lingua.

Elenchi telefonici, titoli e localizzazione

Ho dovuto confermare i dati relativi alla cosiddetta presenza in elenco telefonico e sono rimasta incuriosita dai titoli che si possono associare al proprio nome.

Non so se tutti gli operatori telefonici forniscano gli stessi dati ma se così fosse mi sembra peculiare che il 26% delle scelte a disposizione sia destinato a gradi militari e il 19% a titoli nobiliari (ma non erano stati aboliti quando l’Italia è diventata una repubblica?), e che un ulteriore 9% sia riservato a cariche religiose: in tutto più del 50%!

Ho anche notato la voce doppia Professore – Professoressa e le due voci Maestro e Maestra mentre manca la possibilità di distinguere tra dottori e dottoresse (sicuramente più numerose delle viscontesse!). E immagino che ci siano altri tipi di Perito oltre a quelli agrario, aziendale, commerciale, industriale e odontotecnico.

Chi è curioso più sotto può trovare l’elenco completo, che potrebbe forse dare qualche indicazione utile a chi localizza applicazioni con rubrica e deve scegliere i titoli più comuni per il proprio mercato, ad es. quelli disponibili in un elenco a discesa.

Le interfacce delle rubriche sono interessanti perché devono essere adattate alla realtà locale conservando però aspetti internazionali per consentire di inserire facilmente nomi e indirizzi di paesi diversi, tenendo quindi conto delle convenzioni di altri mercati. Finestra di dialogo Nome in OutlookAnche in un’interfaccia italiana si potrà così decidere di mantenere i riferimenti al secondo nome, comunissimo negli Stati Uniti, o la possibilità di aggiungere informazioni dopo il nome (ad es. BA, Ph.D., Jr. o III), altra peculiarità di alcuni paesi anglosassoni: come si può vedere nell’esempio di Microsoft Outlook, la stringa Suffix della versione originale è diventata Titoli stranieri in italiano, rendendo più esplicita la sua funzione.   

Titoli associabili alla propria presenza in elenco telefonico:

Agrotecnico
Ammiraglio
Architetto
Avvocato
Barone
Baronessa
Brigadiere
Contessa
Conte
Capitano
Cardinale
Cavaliere
Colonnello
Comandante
Commendatore
Duchessa
Don
Dottore

Duca
Generale
Geologo
Geometra
Giornalista
Ingegnere
Insegnante
Maresciallo
Marchesa
Marchese
Maestra
Maestro
Maggiore
Magistrato
Monsignore
Notaio
Onorevole
Perito agrario

Perito aziendale
Perito commerciale
Perito industriale
Perito odontotecnico
Parroco
Procuratore legale
Professore – Professoressa
Ragioniere
Sottotenente
Sacerdote
Senatore
Sergente
Sergente maggiore
Tenente
Ufficiale
Vice brigadiere
Viscontessa
Visconte

Mai più presentazioni soporifere ;-)

A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.

Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor  e “Je ne sais quoi Factor  e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta.

Direttamente da  The PowerPoint Team Blog:

Wow Factor in PPT 2010One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.

Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere.

Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint

Scrutare i cieli con SkyFinder

Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un prover­bio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il ri­svolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.

Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.

SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.

Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:

[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.

C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

Chaos Defrost – Scongelamento Chaos

Alfredo mi inoltra un commento divertente di un irlandese a proposito di un forno a microonde di una nota marca giapponese:

Bought myself a new microwave today to replace my old, trusty and very rusty one. I’m a bit afraid of the new one, it has a button labelled "Chaos Defrost" ( I haven’t pressed it yet!!! ). I’ve decided to do a Homer* and put a plaster over the nefarious button. Out of sight out of mind.

chaos defrostVerrebbe subito da pensare che Chaos Defrost sia un possibile errore di interpretazione e/o localizzazione del termine originale giapponese, invece si tratta proprio di un riferimento specifico alla teoria del caos e alla sua applicazione pratica in una modalità avanzata di scongelamento con microonde

Nel sito italiano del produttore si trova Scongelamento Chaos: come per l’inglese, mi domando se il nome consenta all’utente tipico di ricordarlo e associarlo facilmente al tipo di funzionalità (viene in mente l’alternativa ben più banale, ma trasparente, scongelamento intelligente). Dubito che venga colto il riferimento scientifico specializzato ma perlomeno la scelta della grafia inglese chaos dovrebbe evitare che l’utente italiano si preoccupi inutilmente di cosa possa succedere premendo il pulsante!

In ogni caso è l’ennesimo esempio di quanto sia difficile trovare nomi di funzionalità descrittivi, efficaci e che funzionino a livello globale e di come le connotazioni delle parole usate nel lessico comune spesso prevalgano sui loro eventuali significati specializzati.

Vedi anche: Terminologia e utente tipico.
….

*  In inglese doing a Homer, con chiaro riferimento ai Simpson, starebbe per “evitare fortuitamente di combinare qualche disastro”.

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