Post nella categoria “libri”
[per lettori di David Mitchell]
Agosto, tempo di letture, anche un po’ più corpose, come possono essere alcuni romanzi di David Mitchell, uno degli autori inglesi contemporanei che apprezzo di più. Ho raccolto alcuni riferimenti recenti che ho trovato interessanti.
Lo scorso maggio è uscito il nuovo romanzo, The Thousand Autumns of Jacob de Zoet*. In attesa di leggerlo, mi è piaciuta molto un’intervista alla radio americana npr, ascoltabile qui, in cui Mitchell legge un brano dal suo libro, ne descrive l’ambientazione, spiega perché ha scritto un romanzo storico, racconta le difficoltà incontrate per rendere il linguaggio di personaggi del XVIII secolo, discute il suo ruolo di scrittore e infine parla della sua balbuzie e di cosa ha significato per lui, riprendendo alcuni elementi di Black Swan Green.
Oltre all’intera intervista, di una ventina di minuti, nel sito npr si può trovare un sunto, un estratto del primo capitolo del romanzo e una recensione.
Ultimamente è stata confermata la notizia che si farà un film tratto da Cloud Atlas. Mi domando se e come riusciranno a rendere sullo schermo una storia cosi particolare, ad incastri, che funziona in gran parte anche grazie alla collaborazione del lettore…
E sempre a proposito di Cloud Atlas, un paio di mesi fa in The Guardian c’era una serie di articoli che lo discutevano (qui, qui e qui), piacevoli da leggere per chi, come me, aveva trovato il romanzo davvero “unputdownable”.
Infine, di nuovo in The Guardian, due giorni fa è stato pubblicato il racconto Muggins Here (non mi ha convinta del tutto; mi è piaciuto di più quello dell’anno scorso, The Massive Rat).
…
* La traduzione italiana, I mille autunni di Jacob De Zoet, uscirà il mese prossimo; anche gli altri romanzi sono disponibili in italiano e ho notato che due titoli si discostano parecchio dall’originale: Ghostwritten è diventato Nove gradi di libertà e Black Swan Green è stato tradotto A casa di Dio. E con Sogno numero 9 forse inevitabile perdere il riferimento alla canzone di John Lennon, #9 Dream?
…
Parole proibite alla TV americana
Un paio di settimane fa Mara in Lavori in corso… ha fatto alcune considerazioni sulla traduzione di alcune espressioni inglesi volgari. Ho aggiunto alcuni commenti a proposito della traduzione italiana dei complimenti entusiasti del vicepresidente americano Biden ad Obama per l’accordo sulla riforma sanitaria, “This is a big fucking deal”.
L’uscita di Biden è stata subito riportata dai media italiani. Il Sole 24 Ore, ad esempio, è intervenuto due volte, facendo però un paio di considerazioni che non condivido:
| ▄ | In State per leggere un biiiiip, la frase viene tradotta “questa è una grande fottuta riforma” e fucking è descritto come un “intercalare che gli americani usano come rafforzativo”. Effettivamente fucking, che in inglese è usato con funzioni aggettivali e avverbiali (come descritto qui, può modificare aggettivi, es. fucking huge, avverbi, es. fucking fast e verbi, es. you need to fucking stop that), è un espletivo, ovvero un elemento linguistico che “non ha altra funzione se non quella, spesso dettata da mere esigenze di ritmo, di contribuire alla forza illocutoria dell’enunciato”. Proprio per questo tradurre fucking con fottuto, come hanno fatto quasi tutti i media italiani, non è una buona soluzione: fottuto in italiano ha connotazioni negative mentre Biden semplicemente sottolineava il suo apprezzamento (alternative di traduzione nel post di Mara). … |
| ▄ | In La parolaccia come prosecuzione della politica con altri mezzi, la frase di Biden diventa una cosa fottutamente importante e viene classificata come “un’espressione gergale e niente affatto offensiva” che avrebbe creato scandalo solo per il luogo dove è stata pronunciata. Non penso sia un’interpretazione corretta: nei media di lingua inglese è raro leggere la parola fuck o forme derivate, infatti si usa un asterisco (f*ck) oppure l’eufemismo f-word. Negli Stati Uniti è addirittura una violazione della legge trasmettere programmi in cui venga usato linguaggio sconcio, anche estemporaneo (i cosiddetti fleeting expletive) e la Federal Communications Commission, l’ente governativo che regola le telecomunicazioni, è molto chiara a proposito di fuck: |
| “Profane language” includes those words that are so highly offensive that their mere utterance in the context presented may, in legal terms, amount to a “nuisance.” In its Golden Globe Awards Order the FCC warned broadcasters that, depending on the context, it would consider the “F-Word” and those words (or variants thereof) that are as highly offensive as the “F-Word” to be “profane language” that cannot be broadcast between 6 a.m. and 10 p.m. |
In questo contesto si può capire meglio il clamore suscitato dall’espletivo di Biden: può anche far parte del linguaggio di tutti i giorni di molti, ma è inaccettabile in televisione.
È molto difficile cogliere le sfumature e le implicazioni culturali relative ai tabù linguistici se non si fa parte di quella cultura. Ancora più difficile trovare traduzioni idonee: come sottolineava Mara, e anche Ilaria, abbondano i falsi amici e le interpretazioni errate, e la forza e le connotazioni di certe parole cambiano nel tempo. A questo proposito, una lettura molto interessante è il libretto The Seven Words You Can’t Say on Television, tratto da The Stuff of Thought di Steven Pinker: un’analisi di tipo linguistico, neurologico, semantico e pragmatico delle parolacce, con riferimenti non solo all’inglese ma anche ad altre lingue e culture.
Concludo questo post lunghissimo con episodio curioso che ha addirittura fatto notizia un paio di giorni fa nel Regno Unito: durante un gioco televisivo di anagrammi sono state estratte le lettere che potevano formare la parola F U C K E D eppure, per quanto ovvia, nessuno dei concorrenti ha osato proporla, né è stata nominata da chi ne ha scritto!
E spero che non passi di qui per caso nessuna persona di madrelingua inglese: gli esempi espliciti potrebbero risultare fastidiosi, proprio come a me, leggendo un paio di romanzi inglesi con frammenti di dialogo in italiano, aveva fatto un brutto effetto vedere scritte alcune bestemmie che dubito potrebbero essere stampate in Italia (e mi ero domandata se l’autore si fosse effettivamente reso conto del loro peso).
…
Aggiornamento: in Language Log, un’analisi che evidenzia come l’uscita di Biden avrebbe avuto ben altro significato se fosse stata senza articolo (anarthrous). In questo caso, big fucking deal avrebbe richiesto una traduzione completamente diversa che trasmettesse perlomeno sarcasmo, tipo “sai che riforma del c…” o qualcosa del genere.
….….
Nota: definizione di espletivo dal Dizionario di linguistica Einaudi
…
Vedi anche: Tradurre obscenicon? #$*%@!!, sui simboli usati per rappresentare parole censurabili, e L’italiano del doppiaggio televisivo, per alcuni riferimenti a errori e falsi amici nella traduzione di espressioni con connotazioni culturali.
…
Dizionario di Babbo Natale
Un libro che trovo molto divertente e che in questo periodo è sempre in giro per casa è Dizionario di Babbo Natale di Gregoire Solotareff (titolo originale Dictionnaire du Père Noël; traduzione italiana, molto efficace, di Paola Parazzoli). Contiene un centinaio di immagini in ordine alfabetico che illustrano voci spesso insolite ma che ovviamente fanno sempre riferimento a Babbo Natale.
| figlia: per fortuna Babbo Natale non ha una figlia; noi sappiamo come la vestirebbe e lei correrebbe il rischio di essere mangiata dal lupo. | |
irriconoscibile: quando si è appena fatto la barba, Babbo Natale è irriconoscibile e fa paura ai suoi elfi. | |
Il volumetto è ormai fuori catalogo ma se vi capita di trovarlo in una libreria di remainder, provate a darci un’occhiata: sarebbe un regalino sicuramente gradito (un po’ ingombrante come stocking filler, per prendere in prestito un’espressione inglese, ma l’idea è quella).
Auguri a tutti!
…
Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi
…
Pangrammi…
In giro cominciano a vedersi i soliti indicatori che ci segnalano meno di due mesi alla fine dell’anno: ieri, ad esempio, ho notato scaffali pieni di decorazioni natalizie e ho letto un paio di articoli (qui e qui) sui neologismi dell’anno, in particolare i 1200 lemmi entrati nell’edizione 2010 del Vocabolario della lingua italiana Zingarelli.
Tra le nuove voci citate ce ne sono alcune che non sono proprio neologismi, ad es. pangramma, la frase più breve possibile scritta con tutte le lettere dell’alfabeto. Chi ha usato software in inglese sicuramente ricorderà The quick brown fox jumps over the lazy dog, pangramma di 35 caratteri che esemplificava l’aspetto dei tipi di carattere nelle prime versioni di Windows e adottato anche altrove. In italiano era stato localizzato con Cantami o Diva del pelide Achille l’ira funesta ma, per quanto fossi curiosa, non ero mai riuscita a scoprire perché fosse stata scelta una citazione della traduzione dell’Iliade e non un pangramma italiano, come ad es. Quel fez sghembo copre davanti usato in alcune distribuzioni Linux.
I pangrammi mi faranno sempre pensare a Ella Minnow Pea, un romanzo epistolare ambientato in una comunità dominata dall’eredità spirituale dell’autore del pangramma The quick brown fox… Quando la lettera Z cade dal monumento a lui dedicato, ai cittadini è vietato usarla in qualsiasi comunicazione; la stessa sorte toccherà per le lettere che cadono in seguito, costringendo gli abitanti a veri e propri contorsionismi linguistici (il libro è composto da
una serie di lipogrammi sempre più complessi che giocano con l’ortografia dell’inglese, come nell’esempio a destra). La speranza di salvezza è legata a un pangramma e, tra i vari esempi forniti dalla protagonista Ella Minnow Pea, si impara che J.Q. Vandz struck my big fox whelp contiene tutte 26 le lettere dell’alfabeto inglese senza alcuna ripetizione, mentre di poco più lunghi sono Quick zephyrs blow, vexing daft Jim (29) e Few quips galvanized the mock jury box (32). Altri esempi di pangrammi qui.
Nell’edizione italiana, Lettere. Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi, il traduttore Daniele Petruccioli ha trovato un equivalente davvero efficace per il pangramma chiave: Fu questa volpe a ghermir d’un balzo il cane (36 caratteri, 7 in meno della traduzione “classica” Ma la volpe col suo balzo ha raggiunto il quieto Fido). Appaiono anche Che strazio quando Giambi fa il VIP (29) e Pochi frizzi mostrò quel divo balengo (32).
Un’ultima nota sul romanzo: l’avevo letto in inglese e mi ero divertita molto con le invenzioni linguistiche e lessicali, a partire dal nome della protagonista. L’idea di fondo è molto originale e la lettura è piacevole anche se non sempre avvincente, forse perché la trama e la caratterizzazione dei personaggi non sono così approfonditi come ci si aspetterebbe.
…
Aggiornamento: Daniele Petruccioli racconta come ha tradotto in italiano Ella Minnow Pea in Letteralmente a pezzi.
Aggiornamenti sulle parole dell’anno 2009: il dizionario americano Webster ha scelto distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral. La parola dell’anno per il New Oxford American Dictionary è unfriend.
…
Britannia in Brief
Ultimamente sono parecchi ad arrivare qui con ricerche sulle differenze culturali tra America e Inghilterra. Per chi ha voglia di leggere un libro in inglese, suggerisco Britannia in Brief, una guida semiseria a diversi aspetti della cultura della Gran Bretagna.
Esistono innumerevoli libri sull’argomento e anche questo tratta di luoghi, società, mass media, spettacoli, personaggi famosi, sport, politica e istituzioni, lingua, vita quotidiana, ecc.
Per chi fa la ricerca di cui sopra, però, Britannia in Brief potrebbe essere più utile di altri titoli perché spesso spiega peculiarità britanniche facendo riferimento ad aspetti paragonabili della cultura americana, come nella sezione sul cibo dove varie schifezze dolci amate dagli inglesi vengono descritte e confrontate con prodotti americani equivalenti, ad es. gli Smarties sarebbero simili agli M&M’S ma più grandi (altri esempi qui).
C’è anche il blog, Britannia in Brief, con commenti su notizie e notiziole dal Regno Unito.
Di tutt’altro livello un blog che, come ho già detto, mi piace molto: Separated by a common language, osservazioni sull’inglese britannico e l’inglese americano e relative note culturali di una linguista americana che vive in Inghilterra..
Le parole del lessico italiano
Le parole del lessico italiano di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle, un libro tascabile di un centinaio di pagine, è un’analisi delle parole dell’italiano davvero chiara e ricca di esempi interessanti, in particolare sulla formazione dei neologismi.
Il libro è diviso in brevi capitoli:
1. Cos’è il lessico
2. La formazione delle parole
3. Parole e significati
4. La circolazione delle parole
5. Parole e società
6. Parole nuove
Bibliografia
È una lettura molto piacevole, sicuramente consigliata a chi vuole acquisire o ripassare i concetti e la terminologia usati in questo ambito linguistico senza annoiarsi o perdersi in disquisizioni troppo specialistiche.
…
Alla radio: hello e differenze “asiatiche”
Un po’ prostrata da una forma pseudo-influenzale, da un paio di giorni ne sto approfittando (si fa per dire!) per ascoltare qualche programma radio. Alla BBC, su Radio 4, piacevole anche se un po’ lunghetta l’ultima puntata di Fry’s English Delight sulla storia di hello (o hallo), saluto che si è diffuso in inglese solo con l’avvento del telefono.
Ho trovato interessante anche Love At First Site, servizio sui siti Web rivolti a chi ha radici in Asia meridionale ma vive nel Regno Unito e cerca un(a) consorte consono/a alle proprie tradizioni. Ne parla Sarfraz Manzoor che è anche l’autore di Greetings from Bury Park, un libro autobiografico in cui descrive come le canzoni di Bruce Springsteen l’abbiano aiutato a conciliare la cultura del paese adottivo, l’Inghilterra, con quella del paese d’origine, il Pakistan: efficaci le descrizioni delle differenze culturali e del periodo dopo l’11 settembre; si deve invece conoscere il repertorio di Springsteen per apprezzare i riferimenti musicali.
A proposito, l’aggettivo inglese Asian è un esempio di come geografia e storia possano influenzare l’uso delle parole: oltre al significato generale relativo all’intero continente, in inglese britannico di solito Asian indica provenienza da India, Pakistan e Bangladesh, mentre in inglese americano in genere fa pensare a Cina, Giappone, Corea, ecc.
…
NB: i programmi di BBC Radio 4 sono ascoltabili solo per pochi giorni.
Occhi color desktop?!?
David Lodge dedica il suo ultimo romanzo Deaf Sentence ai suoi traduttori (“conscious that this novel, from its English title onwards, presents special problems for translators”) e lo inizia con una voce di dizionario che elenca i vari significati di sentence (“frase/proposizione”, “condanna”, “sentenza” ma anche “frase memorabile”). Davvero, non deve essere facile tradurre un libro che ha come protagonista un professore di linguistica in pensione con forti problemi di sordità, continui fraintendimenti di quanto gli viene detto ma anche parecchia autoironia: gli effetti comici e i giochi di parole sono assicurati, anche quando i riferimenti non sono del tutto ameni. Molto acute e spesso gustose le innumerevoli osservazioni linguistiche.
Deaf Sentence è sicuramente una lettura piacevole. Non l’ho però trovato all’altezza di altri romanzi di Lodge e infatti temo che me lo ricorderò soprattutto per la descrizione che il linguista ultrasessantenne fa di una ragazza attraente ma molto particolare:
[…] with little make-up, except around her eyes, accentuating their intense blue. It’s like the blue of the Microsoft desktop, luminous but opaque.
Azzurro desktop?!? Chissà se qualcuno ha mai descritto occhi dello stesso colore con #004E98!?!
…
Aggiornamento: il 9 settembre è uscita la traduzione italiana, Il prof è sordo.
…
L’italiano nel mondo (e tipi di imperfetto)
L’italiano nel mondo è uno speciale del Portale Treccani sull’influenza dell’italiano nelle altre lingue. Interessanti gli Assaggi da un dizionario di italianismi nel mondo sulle parole italiane entrate in altre lingue, a volte con un significato ben diverso da quello originale, e gli esempi di pseudoitalianismo in Immagine dell’Italia, immagine dell’italiano, in particolare con riferimento ai nomi di prodotti che “suonano” italiani, ad es. nomi di auto
(Sorento, Picanto…) e di bevande (Vivanno, Frappuccino…).
Ho letto volentieri l’intervento di Giuseppe Patota sulla sua Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri, un testo che mi piace molto e che consulto non solo per rispondere alle domande di amici stranieri ma anche per la chiarezza con cui descrive aspetti dell’italiano non sempre evidenziati nelle grammatiche “tradizionali” per madrelingua, come in questi esempi di uso dell’imperfetto indicativo:
| ▄ | nei racconti di sogni: “Ho sognato che ero in vacanza al Polo Sud e che mio padre e mia madre avevano…” |
| ▄ | da parte dei bambini, per immaginare situazioni di gioco: “Giochiamo a papà e mamma? Io ero il papà, tu eri la mamma e avevamo due bambini…” |
| ▄ | al posto del presente, per attenuare e rendere più cortese una richiesta. Rivolgendosi al negoziante con una frase tipo “Volevo due etti di prosciutto” (invece di “Voglio due etti di prosciutto”), è come se il cliente dicesse: “Quando, un minuto fa, sono entrato nel suo negozio, volevo del prosciutto… ma se non può o non vuole darmelo, posso rinunciare”. Rientra fra queste espressioni di cortesia il tipo “Ti telefonavo per chiederti se hai un libro che non trovo”, in cui l’imperfetto può comparire non solo al posto del presente, ma anche al posto del passato prossimo. |
Per un punto di vista più tecnico, la Garzantina Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi di Luca Serianni come pure Wikipedia: i termini linguistici per i tipi di imperfetto descritti sopra sono imperfetto onirico, imperfetto ludico e imperfetto di modestia (o imperfetto di intenzione), a cui vanno aggiunti imperfetto descrittivo, imperfetto iterativo, imperfetto narrativo (o storico o cronistico), imperfetto irreale e imperfetto prospettivo. Un dramma per gli stranieri che imparano l’italiano: l’imperfetto è un tempo verbale davvero ostico!
…
Vedi anche: Portale Treccani.it e Marchionimi e terminologia
L’invasione dei mashup
Il termine inglese mashup (anche mash-up) è ormai comune in ambito informatico, in particolare nello sviluppo Web, dove indica un mix di contenuto, codice o altri elementi da fonti diverse che vengono integrati dinamicamente per creare un nuovo tipo di servizio o applicazione.
Il significato di mashup viene spesso spiegato in italiano indicando che, letteramente, vuol dire poltiglia. Forse è un po’ riduttivo: poltiglia può avere connotazioni negative mentre in genere con un’azione di mashing up si riduce tutto a pezzetti per ottenere qualcosa che ha una consistenza omogenea (ad es. le mashed potatoes, il parente inglese del purè).
In inglese il termine mashup si è diffuso inizialmente in campo musicale (un particolare mix di uno o più brani) per poi essere usato in altri ambiti (ad es. spezzoni video montati in sequenza per creare un effetto totalmente diverso dagli originali sono un mashup, tipico esempio il programma televisivo Blob).
Come prevedibile, in italiano è stato adottato il prestito mashup, soprattutto in informatica: difficile trovare un termine univoco italiano altrettanto breve e facilmente memorizzabile che identifichi un concetto così specifico e tuttavia ancora in evoluzione.
Ultimamente ho incontrato il termine mashup in un nuovo contesto: in inglese si sta discutendo parecchio del romanzo
Pride and Prejudice and Zombies, definito come il primo rilevante mashup in campo letterario (85% testo originale del classico di Jane Austen e il resto aggiunto da tale Seth Grahame-Smith per farlo diventare una storia di zombie).
Tra chi ne parla, ho notato che in inglese britannico è preferita la grafia mash-up, spesso tra virgolette e con spiegazione del significato “musicale” (esempi: BBC, The Guardian, The Times; origine e grafia di mash-up sono descritti da The virtual linguist), mentre in inglese americano si opta per mashup e viene dato per scontato che il lettore ne conosca il significato (esempi: The New Yorker, New York Times, Publishers Weekly).
Se è un genere di romanzo destinato a prendere piede, sarà interessante vedere che termine lo descriverà in italiano, visto che in campo letterario i prestiti dall’inglese non sono diffusi come in informatica. Per ora chi ha dato la notizia, ad es. Marie Claire e blog come booksblog e A piè di pagina, ha descritto l’operazione chiarendo il contesto ma evitando di dare un nome al genere (scelta che condivido). Tra i giornali, solo il Corriere parla di mash-up ma l’impressione è che si tratti di una traduzione un po’ frettolosa di testo inglese, tra l’altro mantenendo molti riferimenti che sono sicuramente ovvi per il lettore tipico inglese (ad es. l’incipit e i nomi dei personaggi di Orgoglio e pregiudizio) ma forse non altrettanto trasparenti per il lettore tipico italiano.
…
Aggiornamento 17 luglio 09: visto il successo di Pride and Prejudice and Zombies, è in uscita il mashup di un altro romanzo di Jane Austen: Sense and Sensibility and Sea Monsters. C’è addirittura un video promozionale che farà sicuramente inorridire gli (le?) amanti degli sceneggiati della BBC:
(via Visual Thesaurus)
La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus
Post pubblicato il 2 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
Un regalo molto gradito: Damp Squid – the English language laid bare, un libro piacevole e rapido da leggere ma pieno di dettagli e curiosità sulla lingua inglese ricavati dall’Oxford English Corpus che, con oltre 2 miliardi di parole, è la più grande raccolta di dati linguistici (corpus) del mondo.
Il libro parte dalle caratteristiche del corpus e il suo uso da parte dei lessicografi (alcune informazioni si trovano anche nel sito, ad es. qui alcune statistiche sulla frequenza dei lemmi), prosegue con l’origine delle parole, le trasformazioni dell’ortografia, le variazioni di significato, l’influenza del contesto, metafore e frasi idiomatiche, quindi grammatica e stile e le reazioni suscitate quando il loro uso è percepito come scorretto, per concludere con l’evoluzione dei dizionari inglesi (ovviamente con riferimento specifico all’Oxford English Dictionary). Esempi e informazioni sono sempre interessanti e intriganti anche per chi non è di madrelingua inglese o non ha conoscenze linguistiche specifiche.
Il titolo del libro fa riferimento all’espressione damp squib, usata per descrivere qualcosa di deludente: squib in origine era un fuoco d’artificio (se umido, non funziona) ma è un termine insolito non riconosciuto da molti parlanti inglesi che lo sostituiscono con squid perché trovano più logica l’associazione calamaro à acqua à umidità. Sostituire una parola che appare “strana” con un’altra simile che sembra più plausibile è un processo noto in inglese come folk etymology.
Ci sono spunti anche sulla terminologia informatica e vedrò di parlarne. Per il momento, un dettaglio curioso: l’inglese moderno conta prestiti da più di 350 lingue e l’italiano è tra quelle che hanno contribuito maggiormente (francese 41%, italiano 20%, spagnolo 13%, tedesco 12%, arabo 8%, hindi 6%).
Vedi anche: Il bel paese dove il weekend suona, sull’effettiva presenza degli anglicismi in italiano.
Aggiornamento: link a corpora consultabili online per varie lingue (inglese britannico e americano, russo, francese) in Corpora, thesauri (or thesauruses?)
…
Commento di .mau.
| però potevi anche scrivere "etimologia popolare", se non proprio paretimologia |
Mia risposta:
| @ .mau. Leggo solo oggi e quindi rispondo in ritardo… Mi viene un po’ da ridere perché non è la prima volta che fai un commento su qualcosa che inizialmente avevo scritto ma poi eliminato per non allungare troppo il post. |
|
| In questo caso volutamente ho lasciato il termine in inglese perché folk etymology in inglese ha due accezioni (vedi Wikipedia) ma direi che in italiano etimologia popolare corrisponde solo al primo dei due significati, “A commonly held misunderstanding of the origin of a particular word” e non implica la modifica del termine stesso (“the popular perversion of the form of words in order to render it apparently significant”). | |
| Aggiungo qui sotto la spiegazione direttamente da Damp Squid: | |
|
OK? OK!
Post pubblicato il 13 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
OK è la parola più riconoscibile in tutto il mondo e probabilmente l’anglismo più diffuso in italiano.
È anche una delle stringhe più comuni nelle interfacce del software, dove appare come nome di pulsante.
In caso di eventuali cruciverba multilingue con contenuto informatico (!?), potrebbe essere utile sapere (!?) che OK rimane in inglese nei prodotti Microsoft localizzati nella maggior parte delle lingue europee con alfabeto latino*.
Altre lingue invece traducono:
| basco: | Ados |
| catalano: | D’acord |
| croato: | U redu |
| islandese: | Í lagi |
| lettone: | Labi |
| lituano: | Gerai |
| sloveno: | V redu |
| spagnolo: | Aceptar |
| turco: | Tamam |
* OK appare nel software localizzato in ceco, danese, estone, finlandese, francese, irlandese, italiano, maltese, norvegese, olandese, polacco, portoghese (anche nella variante parlata in Brasile), romancio, romeno, slovacco, svedese, tedesco, ungherese.
Anche in lingue con alfabeti diversi da quello latino, come ad esempio greco, russo e giapponese, viene usato OK.
Fonte: stringhe dei prodotti Microsoft, consultabili nel Portale linguistico Microsoft.
…
Aggiornamento: l’origine e la storia della parola OK sono descritte nel libro OK – The Improbable Story of America’s Greatest Word. L’etimologia di OK viene fatta risalire a un’abbreviazione di oll korrect, variazione umoristica di “all correct” apparsa in un quotidiano americano nel 1839.
…
È stata fatta una ricerca per la categoria “libri”.

