Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “libri”

The Hidden Alphabet

Mi piacciono molto le animazioni che giocano con le parole e/o con le lettere dell’alfabeto, come quella che promuoveva il libro The Hidden Alphabet di Laura Vaccaro Seeger:

Vedi anche: Parole come immagini.

Dizionario Analogico della Lingua Italiana

I dizionari “tradizionali” vengono consultati per trovare i significati associati a una parola. I dizionari analogici funzionano con il meccanismo opposto: il significato è noto ma non ci si ricorda o non si conosce la parola che si sta cercando e per trovarla ci si affida ad analogie o correlazioni con altre parole.

Dizionario AnalogicoQualche mese fa è uscito il Dizionario Analogico della Lingua Italiana (Zanichelli), venduto con CD e licenza online per una consultazione rapida e ora disponibile anche come app per iPhone e iPad.

L’impostazione grafica è efficace e consente di individuare subito le diverse aree di significato anche nel volume cartaceo: le voci sono articolate in rubriche predefinite che suddividono le informazioni in sottoinsiemi lessicali (tipi, parti, caratteristiche, azioni, modi, persone, luoghi, discipline, oggetti, strumenti, patologie, modi di dire, detti e proverbi, curiosità ecc.).

(continua…)

The Joy of Books

Per chi non l’ha già visto, un video davvero accattivante realizzato nella libreria Type di Toronto da Crazedadman che immagina cosa succeda di notte tra gli scaffali dei libri. Dedicato a chi vive o ha vissuto in una casa stracolma di libri e più di una volta si è domandato se i libri possano avere vita propria:

The Joy of Books

Via Il Post

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Numeri per parlare

copertina del libroMi è stato regalato un libretto interessante, Numeri per parlare, di Carla Bazzanella con Rosa Pugliese ed Erling Strudsholm.

La premessa sottolinea che “di solito consideriamo i numeri cardinali un modo preciso per descrivere una quantità” ma che in realtà  “spesso usiamo i numeri per indicare una quantità indeterminata o approssimata e solo in pochi casi ce ne accorgiamo”.

Un capitolo del libro, con esempi in varie lingue, è dedicato proprio all’approssimazione e all’indeterminatezza che possono essere espresse con i numeri, basti pensare a un milione di volte o milleproroghe, che non hanno un significato letterale. In alcuni casi uno stesso numero può assumere valori di polarità opposta, ad es. quattro gatti indica una quantità infima mentre ai quattro venti sottintende completezza.

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Sculture di pagine

Ancora a proposito di libri, The Library Phantom Returns! racconta di un’artista misteriosa che negli ultimi due mesi ha fatto trovare dieci sue opere in biblioteche e musei di Edimburgo, tutte molto particolari perché realizzate con libri o pagine di libri (foto qui, dettagli delle prime sette sculture qui, di una delle ultime qui).

Mi sono venute in mente le opere di Su Blackwell, un’artista inglese:

Su_Blackwell

Se non l’avete già visto, molto bello anche il filmato in stop motion che anima le pagine del romanzo Going West di Maurice Gee.
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Aggiornamento 2/1/2012 – Per un esempio di “libri scolpiti”, le opere dell’artista Guy Laramee viste in Dentro un libro.

Poesie del dorso

Ricollegandomi all’ultimo post, mi diverte l’idea di usare i titoli sul dorso dei libri per creare delle composizioni. Un esempio di poesia dorsale da un e-book di Antonella Ottolina e Silvano Belloni:

poesia_dorsale

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Confesso che ho vissuto
L’incontro di scienza e spirito
Quando ho imparato a respirare sott’acqua
Profondo come il mare
Più profondo del blu.

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(via L’Androide Minimalista)

In inglese ho letto alcune proposte di Stan Carey in Sentence first, ispirate dal progetto Sorted Books di Nina Katchadourian. Stan usa il tag bookmash e chiama le sue composizioni book spine mashup, usando una parola che ultimamente sta avendo una certa visibilità anche in ambito letterario e di cui avevo parlato in L’invasione dei mashup.

Scrittura Teflon e Velcro

Ho trovato efficace la metafora proposta da Allan Metcalf in Teflon and Velcro Writers per descrivere l’effetto sui lettori di due diverse modalità di scrittura (e di scrittori), individuabili nella letteratura ma anche in testi di altro genere, ad es. la pubblicità:

Teflon – È una scrittura scorrevole ed elegante che genera ammirazione ma non coinvolge particolarmente (esempi di scrittori Teflon nella letteratura anglo-americana: Edgar Allan Poe, Alexander Pope, William Carlos Williams).
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VelcroÈ una scrittura che cattura l’attenzione, anche senza avere particolari qualità estetiche, e “prende” lasciando il segno (esempi di scrittori Velcro: Shakespeare, Jonathan Swift, T.S. Eliot).  

I grandi della letteratura tendono a essere Velcro, come i peggiori scrittori. Gli autori di bestseller della narrativa di genere sono soprattutto Teflon. Critici e studiosi prediligono la scrittura Teflon perché richiede spiegazioni mentre la scrittura Velcro non ha bisogno di essere interpretata dagli esperti.

Lingue, orientamento e “Manhattanese”

Penguin Books sta promuovendo un nuovo libro sulla traduzione, Is that a fish in your ear? (Translation and the Meaning of Everything), con un’animazione molto simpatica.

C’è un esempio efficace che evidenzia una peculiarità della lingua australiana Guugu Yimithirr, nota per avere un sistema di orientamento con coordinate assolute geografiche (nord, sud, est, ovest) anziché le coordinate relative egocentriche (davanti, dietro, sinistra e destra, rispetto al proprio corpo) privilegiate dalla maggior parte delle altre culture.

È un esempio usato spesso a proposito di relatività linguistica, di cui parlavo recentemente con un’amica che ha vissuto a lungo New York. Mi raccontava che anche dopo parecchi anni, soprattutto all’uscita della metropolitana, le era difficile orientarsi con le indicazioni downtown e uptown, invece ovvie per chi è cresciuto a Manhattan, in qualsiasi parte della città si trovi. È stato divertente trovare questo esempio di “Manhattanese” nell’animazione:.

…a book about us, and how we understand each other.

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Flipback, Librino e .2: un’alternativa agli ebook?

Tiny books – the next big thing? (The Irish Times) si domanda se i libri di piccole dimensioni siano la nuova tendenza dell’editoria, soprattutto per i lettori che preferiscono ancora la carta stampata agli ebook, e cita il successo dei volumetti (bookette!) pubblicati qualche anno fa dalla casa editrice inglese Penguin.

flibpackLo spunto è un nuovo formato di libro tascabile, appena lanciato sul mercato britannico con il nome di flipback. Misura 12×8 cm, quindi è poco più grande di un iPhone, si legge a 90° rispetto ai libri tradizionali (il testo è parallelo al dorso), rimane aperto da solo e in media pesa  meno di 145 g perché stampato su carta leggerissima.

L’idea è di una casa editrice olandese specializzata in bibbie (grammatura ridotta!) che ha chiamato il nuovo formato dwarsligger, spiegando così il significato: “A person unwilling to cooperate, who is stubbornly resistant to everything; obstructionist; troublemaker (from Dutch dwars – crossways, transverse; intractable, contrary – and liggen, to lie)”.

Il nome originale era ovviamente improponibile altrove e può essere interessante confrontare i marchionimi scelti per gli altri mercati in cui è presente il nuovo formato.

In inglese flipback fa pensare a paperback, il libro tascabile, con un riferimento esplicito a flip, l’azione di girare velocemente le pagine (che può essere back and forth); può richiamare anche le parole flip book, il cineografo, e flip phone, il cellulare con l’apertura a conchiglia;
in spagnolo è stato scelto un nome trasparente, Librino, ottenuto con un diminutivo che non fa parte della lingua ma che è immediatamente comprensibile;
in francese il nome .2 (Point Deux) e la pubblicità giocano invece con i riferimenti alle nuove tecnologie: 
La révolution du livre

La novità arriverà anche in Italia? Spero di sì, se non altro per sapere come si chiamerà! 


Vedi anche: Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di strategie diverse in lingue diverse nella scelta del nome di una nuova funzionalità.

Terminologia: alcuni riferimenti bibliografici

Parlando di terminologia in un contesto generico di solito si intende questo significato:

1 Il lessico specifico di un settore specializzato (un insieme di termini)

Ho accennato più volte agli ulteriori significati usati in ambiti linguistici e/o specialistici:

2 Una disciplina teorica
3 La ricerca, la documentazione e il riutilizzo coerente dei concetti e dei termini ad essi associati (un’attività)

Per queste due ultime accezioni aggiungo di seguito una bibliografia di base che include alcuni libri, pubblicazioni di enti pubblici e standard ISO di riferimento.

(continua…)

Grammatica, variabilità e norme interiorizzate

tulipano

Un dettaglio di tulipano non solo perché è primavera ma anche per una vaga assonanza con un’espressione che ho trovato molto efficace: talebano della grammatica.f]……

L’ho scoperta qualche giorno fa nel forum Scioglilingua, dove c’erano vari interventi sullo studio della grammatica che, per quanto noioso, da molti veniva visto come arma indispensabile contro la temuta degenerazione della lingua italiana. 

Mi ha fatto tornare in mente Prima lezione di grammatica, in cui Luca Serianni osserva che in queste discussioni l’attaccamento alla lingua spesso “si manifesta in un’istintiva avversione per il nuovo, visto come imbarbarimento e decadenza” e che

molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti.

Andrebbe invece considerato che

  tra i due poli “giusto” / “sbagliato” si situa una zona grigia, in cui il parlante nativo può avere dubbi e incertezze, dipendenti da vari fattori […] Questa tripartizione vale in genere per tutte le lingue di cultura, ma le proporzioni tra le tre fasce (agrammaticalità; possibilità di più esecuzioni equipollenti; casi di incertezza) possono variare in misura considerevole.

Nel caso dell’italiano la “zona grigia” è più estesa che in altre lingue, per due motivi: minore uniformità, dovuta a una stabilizzazione tardiva di una lingua parlata comune, e

  l’importanza da sempre attribuita alla codificazione grammaticale della tradizione letteraria: in Italia i grammatici hanno avuto più autorità che altrove e sono pochi gli scrittori e pochissimi i parlanti i quali abbiano avuto tanta fiducia nella propria forza di parlanti nativi da non sentirsi condizionati da quell’autorità, almeno fino ad anni recenti. 

Serianni introduce quindi l’idea di norma linguistica interiorizzata, cioè la norma che “è andata stratificandosi non tanto sulla base della propria esperienza di parlante, quanto sull’immagine di lingua che si è formata soprattutto negli anni di scuola” (esempio: no all’uso dell’imperfetto nelle ipotetiche dell’irrealtà, del tipo se me lo dicevi, venivo).

Michele A. Cortelazzo riprende il concetto per sottolineare che l’aggrapparsi alla norma interiorizzata impedisce di prendere atto delle variazioni che inevitabilmente investono la lingua: se davvero tali norme, tramandate da insegnante a insegnante, funzionassero senza alcuna influenza esterna, ogni lingua resterebbe immutata nel tempo! 

Infine, può essere utile ricordare che le grammatiche più tradizionali descrivono le “regole” del cosiddetto italiano standard, usato in realtà da una percentuale molto bassa di parlanti in situazioni formali, quasi esclusivamente scritte, mentre la maggior parte delle persone colte e mediamente colte privilegia la varietà linguistica conosciuta come italiano neo-standard o italiano dell’uso medio, analizzato da Francesco Sabatini in un saggio che ne descrive le caratteristiche fonologiche, morfologiche, sintattiche e lessicali.

Sabatini fa notare che quasi tutti i tratti morfosintattici che distinguono l’italiano dell’uso medio da quello standard non sono innovazioni recenti (anche Dante e Manzoni usavano l’imperfetto nelle ipotetiche dell’irrealtà!), semplicemente tali tratti non erano stati accolti nella “norma che dal secolo XVI in poi ha dominato l’uso standard della lingua italiana: la norma letteraria alla quale, in ultima analisi, si sono attenute le codificazioni grammaticali”.

Ben venga quindi uno studio della grammatica senza integralismi, che non prescrive regole astratte ma descrive la lingua contemporanea nella sua variabilità e nei suoi fenomeni di ristrutturazione e ristandardizzazione.


Due libri di lettura molto piacevole sull’argomento:

Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri di Giuseppe Patota, ottima anche per italiani (già citata qui)
Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana di Andrea De Benedetti, per non confondersi tra sgrammaticature e agrammaticalità

[Aggiornamento] Vedi anche: Integralisti della lingua inglese.

Distopia: Non lasciarmi [mai]

locandinaÈ appena uscito Non lasciarmi, la versione italiana del film Never Let Me Go, tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro.

Ieri sera ho visto il manifesto del film e sono rimasta perplessa dal sottotitolo, Come si può fermare l’amore?, perché fa pensare soprattutto a un drammone sentimentale, mentre il libro è ben altro.

Mi ha anche fatto tornare in mente un’intervista letta qualche mese fa, in cui Ishiguro si dispiaceva che in italiano libro e film fossero diventati Non lasciarmi, tralasciando l’avverbio never che invece è molto importante nell’originale.

Il titolo Never Let Me Go coincide con quello di una canzone ricorrente nella vita di Kathy (la voce narrante), a partire da un momento cruciale in cui lei, ancora bambina, fraintende il significato del verso Oh baby, baby… Never let me go… (a sua volta interpretato in altro modo da chi aveva assistito alla scena). Sarei curiosa di sapere come è stata adattata la polisemia di questo riferimento nella traduzione italiana del libro e nel doppiaggio del film.

[ il commento che segue è solo per chi conosce già la trama! ]

Nelle recensioni del libro (ora anche del film) ricorrono spesso due parole, distopia e [romanzo] distopico. Il significato* e l’etimologia di distopia sono noti:

1 distopìa
[comp. di dis- (1) e (u)topia ☼ 1985]
Forma di società caratterizzata da aspetti negativi e indesiderabili, dovuti a fattori come lo sviluppo tecnocratico o l’eccesso del controllo statale. 

Mi domando se in questo caso anche ad altri venga in mente un omonimo che ha etimologia e ambito d’uso del tutto diversi ma la cui definizione, pur descrivendo un fenomeno naturale, potrebbe risultare abbastanza inquietante nel contesto del film:

2 distopìa
[comp. di dis- (2) e di un deriv. del gr. tópos ‘luogo’ ☼ 1892]
(medicina) Spostamento di un viscere o di un tessuto dalla sua sede normale. 


* Definizioni dal dizionario Zingarelli 2011

Never Let me Go Official Trailer

Esempi di “dialetti” inglesi

In Regionalismi e gestione della terminologia osservavo che la parola inglese dialect può rappresentare due concetti diversi: 

1 “un sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante e non utilizzato in ambito ufficiale o tecnico-scientifico” [De Mauro], ovvero il significato di dialetto in italiano;
2 “una varietà linguistica associabile a un gruppo specifico di parlanti”, forse l’accezione più comune in inglese ma non condivisa in italiano.

Nell’introduzione a Top 10 Slang Narratives: From Burgess To Faulkner, una classifica di romanzi caratterizzati da varietà non standard della lingua inglese, c’è un esempio tipico del secondo significato:

Dialect can be used as a class marker, or as something that identifies your hometown, your race, or your predilection for jargon. There are standard dialects, which are those institutionally-approved ways of speaking that make us understood, but are frankly a little boring.

Un altro esempio è il termine dialect coach, lo specialista a cui si rivolgono gli attori per impadronirsi di un accento regionale o straniero diverso dal loro.

In questi contesti non c’è equivalenza dialect = dialetto e un’eventuale traduzione italiana letterale non sarebbe corretta: a seconda dei casi, si potrà scegliere tra termini alternativi come lingua, varietà linguistica, parlata, idioma, idioletto, socioletto, gergo, vernacolo, accento ecc.


Anche il “croc-ese parlato da Larry e altri coccodrilli stupidi della striscia Pearls Before Swine è un dialect:

croc-ese


Vedi anche: Numeri e accenti inglesi.

Parole dalla letteratura (World Book Day)

logo World Book DayIl 3 marzo in Irlanda e Regno Unito è World Book Day e ieri, per festeggiarlo, Blurring the lines between fiction and reality (Oxford Dictionaries) ha elencato una ventina di parole entrate nel lessico dell’inglese attraverso la letteratura e altre forme di scrittura creativa come favole e fumetti.

Qualche esempio con link originali: Generation X (dall’omonimo romanzo di Coupland), thoughtcrime (da 1984 di Orwell), galumph (e chortle, parole macedonia create da Lewis Carrol per il poemetto Jabberwocky, a sua volta diventato sinonimo di parole inventate o senza senso), Poohsticks (dalle storie di Winnie the Pooh), lilliputian e yahoo (da Swift), serendipity (coniato da H. Walpole dal titolo di una fiaba), brainiac (dai fumetti di Superman), vari esempi di antonomasia come Peter Pan, Romeo, Lolita, Sherlock, Svengali, milquetoast, pooh-bah e altre parole arrivate per via antonomastica quali Pooterish, Pecksniffian e malapropism.

Anche in italiano ci sono molti esempi di nomi personaggi di fantasia entrati nel linguaggio comune, come ad es. dongiovanni, sosia, anfitrione, cenerentola, brutto anatroccolo, barbablù, travet, mandrake, paperone, gigione, vanesio, galeotto (nel senso di “intermediario d’amore”), dedalo, odissea; ci sono poi nomi e aggettivi derivati quali pinocchietti (pantaloni), pantagruelico, gargantuesco, rocambolesco e fantozziano. Altri esempi in Gradassi, Perpetue, Sirene & Co.

Sono legati alla letteratura anche gli aggettivi dai nomi degli autori, come boccaccesco, dantesco, machiavellico, omerico, pindarico, kafkiano ecc. 

Tra tutte queste parole, una che mi ha sempre divertita molto ma che è difficile riuscire a infilare in una conversazione “normale” è zerbinotto, da Zerbino, personaggio dell’Orlando Furioso (da cui deriva anche la lessicalizzazione di gradasso, sacripante e rodomonte).

Trovo infine curioso che in italiano venga comunemente usato l’aggettivo amletico ma che non ci sia, che io sappia, un equivalente inglese.


Ancora a proposito di World Book Day, il quotidiano inglese The Guardian ha scelto questa giornata per lanciare un bel sito sui libri per bambini, children’s books (introduzione qui).

link al sito children's books


Vedi anche: esempi di eponimia (parole derivate da personaggi reali) in Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento) ed Eponimi in informatica.

Inglesismi visti da un inglese

Dello scrittore inglese Tim Parks ho letto e apprezzato alcuni romanzi e soprattutto i libri di ricordi dei suoi primi anni in un paese del Veneto, Italian Neighbours e An Italian Education, sicuramente tra gli esempi meglio riusciti del genere “vita in Italia dal punto di vista di uno straniero”.

E a proposito di itanglese e dell’inflazione delle parole inglesi in italiano, interessante il punto di vista di Tim Parks in Inglesismi. Un assaggio:

italiani-Tim-Parks[…] Che senso aveva imparare l’italiano se la lingua veniva rimpiazzata, giorno per giorno, parola per parola, con inglesismi? Peggio ancora, se le parole sono quelle sbagliate. La prima volta che ho sentito qualcuno dire che voleva comprare un body, a me è sembrato che parlasse di prostituzione, o addirittura di necrofilia. Ce n’è voluto ancora del tempo per capire che il golf era qualcosa che si può indossare, non solo giocare. E non avrei mai immaginato che qualcuno volesse mettere la macchina nel box (scatola alle mie orecchie). Non solo dovevo imparare l’italiano, mi toccava pure ri-imparare la mia lingua. […]

Parks è anche traduttore e insegna traduzione. In Dimentichiamoci del “traduttore traditore” esprime i suoi dubbi su alcune affermazioni ricorrenti sulla traduzione letteraria.
Aggiornamento: Dimentichiamoci del “traduttore traditore” non è più disponibile ai link riportato sopra; come segnalato nei commenti, il testo ora si può trovare in Autore addolcito, lettore contento