Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “italiano”

Per rinfrescarsi le idee sui voli Alitalia

Alla domanda “A cosa serve una salvietta rinfrescante?” credo che risponderemmo quasi tutti che si usa per detergere, in particolare le mani, ed eventualmente per profumare.

salvietta2L’immagine sulle bustine distribuite da Alitalia suggerisce invece il significato letterale “rendere più fresco”, simboleggiato da un ventilatore.

Tra i viaggiatori l’uso delle salviettine è ormai più che noto e non c’è bisogno di spiegazioni (ad es. British Airways si limita a scrivere towelette), altrimenti si potrebbe dubitare dell’efficacia dell’immagine per chi non parla né italiano né inglese ma una lingua in cui non c’è alcuna associazione tra il concetto di abbassare la temperatura e quello di lavarsi. 

salvietta_AlitaliaCuriosa anche la scelta di scrivere Per rinfrescarsi le idee, sull’altro lato della bustina, perché è un’espressione figurata che spesso viene usata in modo ironico o addirittura sarcastico: mi  pare più adatta in un contesto di compagnia aerea low cost.

Da una compagnia di bandiera mi aspetterei invece comunicazioni più lineari, facilmente comprensibili anche per viaggiatori non di madrelingua. Ma, a parte me, probabilmente nessun altro perde tempo a leggersi le bustine!


Vedi anche: Alitalia, politici ed eleggibilità.

La barosola (con quiz per non romagnoli)

barosola Tra le parole romagnole che non credo abbiano alcun equivalente in italiano mi piace molto barosola (l’ho suggerita anche per il progetto Sciarà). Descrive l’impronta di cibo che può rimanere attorno alla bocca, soprattutto dei bambini ma anche di adulti poco accorti, che si forma se si mangia con gusto qualcosa, come gelato o marmellata o pietanze con il sugo, imbrodolandosi parte del viso: “Ma guarda che barosola che hai!

Barosola è una delle voci di un divertente glossarietto di romagnolismi che ho ricevuto in regalo, Zavagliando*. Guida per chi vuole salvare la lingua romagnola pur non conoscendola e per i finarlini** che credono di parlare puro italiano (Bottega Bertaccini).

Ho ritrovato molti romagnolismi che sentivo spesso quando abitavo da quelle parti e ho pensato di usarne alcuni per un piccolo quiz. Riuscite a indovinare cosa vogliono dire?

Per la soluzione, selezionate il testo formattato in bianco nella colonna significato:

parola significato esempio
bagarone scarafaggio ma ci sono bagaroni a casa tua?
bagattare rovinare mi sono bagattato le braccia nei rovi 
ciusso sporco cambialo, non vedi com’è ciusso? 
gnola lamento noioso ma che gnola che è questa canzone della Pausini
imbarlato non dritto mi si è imbarlata la ruota della bicicletta
inciciuìto instupidito ha perso la testa per quella, è proprio inciciuito
malghino imbroglio per vincere le elezioni Bush aveva fatto dei malghini
sguigno molliccio ci siamo dati la mano ma la sua era sguigna
smagato stomacato ho mangiato tanto di quel gelato che mi ha smagato
spatacarsi divertirsi ieri sera ci siamo proprio spatacati
spanella misura imprecisa prendi il metro e non darci a spanella!
sassare dietro vendere in offerta alla Cepal le pesche te le sassano dietro

** Zavagliare: delirare
** Finarlino: persona fine

Altri esempi in Si dice in Romagna…

Mulini da olio

olive_oilDescrizione di prodotti tipici della Toscana in un libro di viaggi tradotto dall’inglese:

L’olio extravergine di oliva viene venduto fresco direttamente
al mulino

Mi è sembrata una descrizione insolita perché se si pensa all’edificio dove si frantumano e macinano le olive, in italiano viene in mente la parola frantoio. Esiste comunque anche mulino da olio, un geosinonimo meno conosciuto.

In questi casi credo sia preferibile escludere i regionalismi e optare per il lessico più frequente, per evitare che il testo susciti perplessità (“ma vendono olio o farina?”) e di riflesso le informazioni risultino meno attendibili.

Forse però qui si tratta semplicemente di una traduzione letterale. Come mulino in italiano, anche la parola inglese mill ha vari significati e può descrivere sia macchinari che macinano e/o frantumano (o macinini, ad es. coffee mill e pepper mill) che luoghi di lavorazione di vari materiali (ad es. cotton mill, textile mill, paper mill, steel mill ecc.). Il frantoio è [olive] mill.


Vedi anche Fungo e mushroom, per un altro tipo di traduzione letterale dall’inglese.

Nomi di pizze

A proposito di trasparenza e riconoscibilità di nomi di prodotti, credo sia raro trovare un italiano che non sappia cosa sono margherita, capricciosa, quattro stagioni, marinara e le altre pizze dai nomi standard, immancabili sul menu di ogni pizzeria.

Ogni locale completa l’offerta con altre pizze, chiamandole in vario modo. Sono usati:

nomi descrittivi “diretti”, ad es. tonno e cipolla;
nomi descrittivi “indiretti” che suggeriscono gli ingredienti caratterizzanti sfruttando le nostre conoscenze enciclopediche, ad es. spinaci per la pizza Braccio di ferro o speck per la tirolese;
nomi di fantasia, legati a un tema, al nome del locale (ad es. glorie del cinema per una pizzeria Hollywood) o non meglio classificabili.

Nell’ultimo caso mi è capitato più volte di domandarmi se l’abbinamento nomi–ingredienti avesse una sua logica. Me lo sono chiesta ancora quando, tra la posta, ho trovato il menu di una nuova pizzeria. Alcuni esempi:

pizza Baby Gang: pomodoro, mozzarella, salsiccia, zola, salame piccante
pizza Delfino: pomodoro, mozzarella, salsiccia, patatine
pizza Nettuno: mozzarella, bresaola, rucola, grana
pizza Padre Pio: pomodoro fresco, lattuga, carne kebap
pizza Viagra: pomodoro, mozzarella, brie, speck

Scelta di nomi e associazione di ingredienti alquanto eclettiche!


Per la serie “cassetta delle lettere”, vedi anche Love Boat?  e  ben formaggiato?!?.

Il compound di Gheddafi (e quello di Bin Laden)

In questi giorni quasi tutte le notizie sulla Libia parlano del compound di Gheddafi.

In inglese la parola compound, se riferita a un luogo, può avere significati diversi ma in genere identifica un gruppo di edifici che hanno una funzione comune e che sono circondati da una delimitazione (fisica, come un muro, o anche semplicemente visiva).

In italiano si può rendere il significato di compound in vari modi, ad es. con complesso inteso come “insieme di edifici destinati a una determinata funzione” (complesso residenziale / ospedaliero / militare / fortificato…), oppure ricorrendo a parole più specifiche, ad es. in un contesto militare un compound potrebbe essere una caserma o una zona militare, in un contesto urbano una cittadella ecc.

BinLaden_compound_Wikipedia Nei mesi scorsi anche il luogo dove viveva ed era morto Bin Laden era stato descritto dai media di lingua inglese come compound. I media italiani avevano inizialmente riportato la notizia con parole come residenza (fortificata), rifugio, roccaforte ecc., poi era nata un’irresistibile attrazione per compound.

A pochi mesi di distanza l’infatuazione continua: gli stessi media ora ricorrono quasi esclusivamente a compound per riferire di Gheddafi e del suo bunker, anche in notiziari destinati a un pubblico che forse non ha molta familiarità con l’inglese. Si lascia che il significato venga intuito dal contesto, senza spiegazioni (e presumo senza aver verificato che questo prestito non è ancora registrato dai principali dizionari di italiano).

Misteri (o forse solo un po’ di pigrizia) dei media italiani?

 compound

Vedi anche: Ma sono proprio germogli di SOIA?idiosyncrasy <> idiosincrasia, Falsi amici all’ombra del sicomoroHung Parliament: non è "appeso" per esempi di inesattezze nei media italiani probabilmente dovute a conoscenze non adeguate dell’inglese.

Alta velocità Trenitalia: vietato parlare di guasti!

In Italia la terminologia fa raramente notizia e quando succede le connotazioni sono spesso negative, come nel caso di una sanzione inflitta da Trenitalia a una propria dipendente per non avere usato la terminologia corretta.

Ne parla La capotreno punita per aver detto «guasto»:

La motivazione è scritta in una lettera del 31 maggio firmata dal responsabile della Divisione Frecciargento: l’aver comunicato la presenza di «un guasto deviatoio quando il manuale degli annunci (Mab) per i treni Av non prevede il termine "guasto" e ha utilizzato il termine tecnico "deviatoio" probabilmente sconosciuto ai viaggiatori. Avrebbe dovuto dire invece per "un controllo tecnico sulla linea"».

A quanto pare esistono tre manuali che regolamentano le comunicazioni ai passeggeri:
1) annunci nelle stazioni, 2) annunci a bordo dei treni ad Alta velocità, 3) annunci a bordo di tutti gli altri treni. La terminologia usata può variare a seconda delle circostanze e si possono notare alcune differenze tra il lessico generico dell’italiano standard e quello specifico degli annunci di Trenitalia:

lessico generico annunci stazione annunci altri treni annunci Av
guasto guasto guasto controllo tecnico
ostacolo ostacolo in linea ostacolo in linea ingombro
incendio intervento dei vigili del fuoco intervento dei vigili del fuoco intervento dei vigili del fuoco

(continua…)

Parole estive: rimastone

Shel_ShapiroNelle serate estive capita di vedere in giro qualche rimastone, ovvero persone che si distinguono per aspetto e atteggiamenti tipici di anni ormai passati. Rimastone è una parola molto colloquiale che trovo davvero efficace ma che forse non tutti conoscono. Definizione di Slangopedia:

Uomo o donna che nonostante la non più verde età, diciamo dai 40 ai 60 anni, mantiene abiti e comportamenti giovanili ma non contemporanei, bensì “rimasti” all’epoca della loro gioventù.

(un altro significato di rimastone è quello di persona tonta, che “non ci arriva” o che dimentica facilmente le cose)

tag cloud <> word cloud

I termini tag cloud e word cloud sono due prestiti ormai molto diffusi in italiano. Al  momento coesistono con i calchi nuvola di tag e nuvola di parole ma credo siano destinati a soppiantarli, probabilmente perché la parola nuvola non viene percepita come sufficientemente adatta anche ad ambiti specializzati. E ho notato che a volte viene fatta confusione tra tag cloud e word cloud, che invece rappresentano due concetti diversi.
… 

Tag cloud

tag_cloud Come è noto, il termine tag cloud (“nuvola di tag”) indica la rappresentazione grafica dei tag più usati in un sito, ad es. parole chiave associate ai post di un blog o alle foto di una raccolta; i tag  vengono ordinati soprattutto alfabeticamente e hanno dimensioni diverse in base alla propria prevalenza.

Nella tag cloud che appare nella barra laterale destra di questo blog, ad esempio, i tag più usati, e quindi di dimensioni maggiori, sono lavoro terminologico, neologismi e prestiti e per ciascuno, al passaggio del puntatore, viene visualizzato il numero di occorrenze.

Ogni tag nella tag cloud di solito è anche un collegamento ipertestuale che consente di accedere a tutto il contenuto associato a quello specifico tag. Se l’assegnazione dei tag da parte di chi ha creato o valutato testi, grafica, foto o altro materiale “taggabile” è stata fatta in base a criteri specifici, una tag cloud può dare un’indicazione affidabile dei contenuti più significativi di un sito e di come sono stati classificati.

Word cloud

Il termine word cloud (“nuvola di parole”, in inglese anche text cloud) indica invece una rappresentazione grafica delle parole più frequenti in un testo, spesso ordinate in base al loro impatto visivo. Anche nella word cloud  dimensioni e frequenza delle parole sono direttamente proporzionali e può essere visualizzato il numero di occorrenze di ciascuna parola, in genere, però, la word cloud non consente collegamenti a contenuto specifico e spesso è un’immagine statica.

Le parole che compongono la word cloud non sempre coincidono con quelle più importanti o più significative e quindi potrebbero dare un’indicazione non del tutto affidabile del tipo di contenuto, specialmente se non sono state escluse in modo adeguato le cosiddette stop word (parole ricorrenti ma non rilevanti come preposizioni, articoli, congiunzioni ecc.). Credo ne sia una prova questa word cloud del primo capitolo de I Promessi Sposi creata con Wordle, seppure usando il filtro che ignora le parole italiane più comuni:

Wordle-Promessi-Sposi


Vedi anche blog <> post per un altro esempio di termini a volte confusi come sinonimi.

Vino, grappoli di parole

Nella sezione Lingua italiana del Portale Treccani si può leggere Vino, grappoli di parole, uno speciale dedicato ai nomi di alcuni vini, alla grafica usata per rappresentarli e al linguaggio delle controetichette:

“Nomi di vini e di vitigni che attraversano i secoli, serbando fascino e mistero antico. Nomi di vini che vengono inventati oggi dai maghi del marketing per creare emozioni ed appeal. Etichette disegnate per colpire, controetichette scritte per informare e sedurre…”

Nel porto delle parole del vino ligure, ad esempio, è una breve storia di vini e vitigni liguri, quali ormeasco, pigato, sciacchetrà, vermentino, vernaccia, rossese, fatta attraverso la loro etimologia. Interessante anche per chi è astemio!

…e circoli e cerchi (con piccola polemica)

Ieri dicevo che Cerchie, il nome italiano del servizio Circles di Google+, mi sembra una scelta terminologica efficace. Torno sull’argomento perché so che è un punto di vista che non molti condividono.

CirclesLe informazioni ufficiali in italiano sul progetto Google+ sono uscite in contemporanea a quelle in inglese, eppure c’è chi ha iniziato e continua a riferirsi alla funzionalità Cerchie usando l’inglese o chiamandola invece Circoli o Cerchi.

Sono un po’ perplessa ma non stupita perché spesso succede che alcuni dei cosiddetti early adopter e influencer descrivano un nuovo servizio o prodotto software riferendosi alla versione inglese, senza verificare la terminologia già disponibile nella propria lingua (non in questo caso, ma a volte lo fa addirittura chi si occupa della comunicazione del prodotto!). 

Immagino possa essere successo anche per Circoli e Cerchi, traduzioni letterali e molto generiche che non hanno i vantaggi di Cerchie ma che probabilmente “suonano meglio” a chi è meno abituato a ragionare sulla lingua e sulla terminologia.

(continua…)

Cerchie di Google+

Due settimane fa è stato annunciato il progetto Google+ e, come prevedibile quando si tratta di social network, ne hanno parlato in molti, ad esempio qui

CirclesUno dei servizi di Google+ consente di creare gruppi di persone all’interno della propria rete di contatti e di definire cosa condividere con ciascun gruppo. In inglese questa funzionalità si chiama Circles e nella versione italiana Cerchie

Apprezzo la scelta terminologica italiana perché trovo che cerchia descriva il concetto con molta più precisione di circle in inglese. Dal Dizionario di italiano Zingarelli:

cerchia

Cerchia mi piace anche perché è un esempio abbastanza inconsueto di doppione: in questo caso è l’inglese ad avere un’unica parola, circle, mentre in italiano ce ne sono tre, circolo, cerchio e cerchia, a ciascuna delle quali sono associati significati simili ma ben differenziati. 

image

Un altro vantaggio di cerchia è che, pur trattandosi di una parola comune e facilmente riconoscibile, è insolita in un contesto Web, quindi consente di identificare un servizio specifico in modo univoco.

È una scelta terminologica efficace eppure c’è chi si riferisce a questa funzionalità chiamandola in un altro modo. Sarà l’argomento del prossimo post.

Doppioni: doublets & doublettes!

A proposito di parole inglesi che finiscono in -ette, ce n’è una che suona molto graziosa ma che invece può rappresentare una grossa complicazione per i terminologi: è doublette, il termine che descrive i famigerati doppioni nei database terminologici (due o più schede diverse per lo stesso concetto).

Del significato di doppione / doublette in terminologia e dei problemi che comporta nel lavoro terminologico ha discusso recentemente Barbara Karsch in Doublettes—such a pretty term, yet such a bad concept, Why doublettes are bad e Avoiding doublettes […].

In linguistica, invece, il termine doppione (sinonimo: allotropo) descrive parole di una lingua che hanno la stessa etimologia ma sfumature stilistiche oppure significati diversi (ad esempio, malinconia e melanconia, vizio e vezzo). 

allotropia

In inglese il doppione linguistico si chiama doublet. Tipici esempi sono proprio le parole double, doublet e doublette che risalgono tutte al latino duplus ma sono entrate nella lingua per vie diverse e in tempi diversi (double dal francese antico nel XIII secolo, doublet dal francese antico ma nel secolo successivo e doublette molto più recentemente, ancora dal francese ma passando attraverso il tedesco).  

Grazie alla sua storia, l’inglese è una lingua particolarmente ricca di doppioni / doublet, una complicazione nel lavoro terminologico quando l’inglese è la lingua di partenza e una o più lingue di arrivo condividono origini etimologiche dell’inglese ma hanno minore variabilità. Può succedere infatti che due doppioni inglesi vengano usati per differenziare concetti diversi in un ambito specifico, ad es. status e state o person e persona, e che la lingua di arrivo preveda realizzazioni lessicali simili (stessa etimologia) ma disponga di un’unica parola (ad es. stato e persona in italiano), costringendo a soluzioni alternative non sempre pienamente soddisfacenti.

Aggiornamento: un esempio di allotropia in italiano (circolo, cerchio, cerchia) che non ha corrispondenza in inglese in Cerchie di Google+.

Il tenente Colombo, Dart Fener e l’orso Yoghi

In traduzione ci sono varie tecniche di adattamento dei nomi di personaggi di fantasia, tra cui le variazioni di una o più lettere che modificano il nome mantenendolo comunque simile all’originale. Mi incuriosiscono perché non credo esistano regole predefinite e non sempre le ragioni dei “ritocchi” sono trasparenti.

Un esempio è il nome del protagonista della serie televisiva che ha reso famoso Peter Falk, Columbo, che in Italia e in Spagna ha subito un cambio di vocale diventando Colombo, immagino per evitare una possibile cacofonia. Altri esempi noti riguardano alcuni personaggi di Guerre stellari (il primo film della serie):

nome originale nome italiano
Darth Vader Dart Fener
[Princess] Leia [Principessa] Leila
Han Solo Ian Solo
Chewbacca Chewbecca

Presumo che Vader potesse far pensare a water (il sanitario) e che forse per Leia si temessero assonanze con incitazioni fasciste, meno chiare invece le altre due variazioni.

Yogi BearAnni fa era abbastanza comune anche un altro tipo di adattamento, l’assimilazione grafica, che manteneva il nome del personaggio, più o meno con la stessa pronuncia, ma lo adeguava alle nostre convenzioni di scrittura, come nel caso di Yoghi e Bubu (in originale Yogi e Boo Boo), del canarino Titti (Tweety), di Milù (Milou, il cane di Tintin) e dell’asino Ih-Oh (Eeyore nella versione originale di Winnie-the-Pooh, a sua volta diventato Winnie Puh nella traduzione dei libri di Milne e Winnie Pooh in quella dei prodotti Disney).

L’assimilazione grafica è sempre meno usata, grazie alla maggiore familiarità degli italiani con l’ortografia delle parole straniere. Si preferiscono i prestiti acclimatati e quindi si privilegia l’invariabilità dei nomi propri* (e ora si usano le convenzioni di scrittura straniere anche per nomi di personaggi creati in Italia, come le Winx).

Infine, mi piacerebbe sapere perché nella versione italiana della sitcom Friends il nome di una delle protagoniste, Phoebe, era rimasto invariato nella grafia ma era diventato “febe” nella pronuncia, anche se nessun italiano avrebbe difficoltà a capire o dire /ˈfiːbɪ/.

PS   Lo so, i miei esempi sono abbastanza datati. Ve ne vengono in mente di più recenti?


* Eppure all’anagrafe vengono tuttora registrati nomi come Maicol, Gerri, Catiuscia

Scopo dei glossari… e nocciolo degli affari

Quando si crea una raccolta terminologica, prima ancora di decidere la struttura dei dati è essenziale definirne scopo e destinatario, anche se si tratta di un glossario di poche decine di voci. Può sembrare ovvio, eppure ignorare queste indicazioni di base è spesso causa di raccolte non accurate e/o che non incontrano le aspettative dell’utente.

Ci pensavo dando un’occhiata a un sito italiano che si prefigge di contrastare l’uso smodato dei prestiti dall’inglese. Viene proposto un glossario il cui scopo è dare un “aiuto per vincere la pigrizia e riscoprire il vecchio amore per la nostra lingua” con “esempi delle parole inglesi più utilizzate e l’alternativa prevista invece dall’italiano.  

Ci si aspetterebbe un elenco di prestiti di lusso e corrispettivi sinonimi italiani intercambiabili, come weekend fine settimana, e che i prestiti di necessità (o forestierismi insostituibili) ne siano esclusi. Non è così, anzi, è difficile identificare i criteri di compilazione del glossario, anche se si riconoscono problemi abbastanza tipici.

(continua…)

Tradurre "The man who ____ed an entire country"

The Economist

Come noto, The Economist ha dedicato l’ultima copertina a Berlusconi usando un titolo alquanto esplicito.

Johnson, il blog linguistico della rivista, ne discute la traduzione in francese e italiano in "The man who —-ed an entire country".

Nei commenti ci sono spunti interessanti anche per altre lingue, ad es. spagnolo, tedesco e portoghese brasiliano: un suggerimento di lettura per chi è rimasto a casa questo fine settimana causa maltempo e/o doveri elettorali.

Vari commentatori fanno notare che in italiano fottere, come screw in inglese, può avere un doppio significato (il riferimento sessuale e l’idea di imbrogliare), anche se il registro non è equivalente. Secondo me, inoltre, fottere può avere connotazioni leggermente diverse a seconda di come viene usato (ma sono pronta a essere smentita: è un verbo che non fa parte del mio vocabolario attivo!):

L’uomo che ha fottuto un intero paese* [transitivo]
prevale il significato di inganno
L’uomo che si è fottuto un intero paese [riflessivo]
il significato sessuale è più esplicito
L’uomo che se ne è fottuto dell’intero paese [intransitivo]
il significato è di indifferenza per le sorti del paese

* Aggiornamento 16 giugno 2011 – La RAI si rifiuta di trasmettere uno spot radiofonico per pubblicizzare la traduzione italiana dell’articolo, L’uomo che ha fottuto un intero paese. Questione di registro o di regolamento interno?


Sulla traduzione delle espressioni volgari, vedi anche: fottuti & dannati (…e favoriti) e Parole proibite alla TV americana.