Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “italiano”

Da Milano, auguri di SuperChristmas!

tweet Comune di Milano: Alberi, luminarie, piste di pattinaggio, Christmas village, Oh Bej! Oh Bej!, mostre e concerti. Scopri Milano SuperChristmas 2019, il palinsesto delle iniziative che caratterizzeranno il periodo natalizio a Milano.

Ho chiesto ripetutamente a chi gestisce il profilo Twitter del Comune di Milano e a due assessori di chiarire la scelta di un nome come Milano Super Christmas per iniziative natalizie destinate principalmente a cittadini milanesi, però nessuno mi ha risposto. 

Milano Super Christmas è un tipico esempio di inglese farlocco: un nome ibrido riconoscibile da chi ha conoscenze solo rudimentali dell’inglese ma che appare piuttosto ridicolo a chi invece ha padronanza della lingua.

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La rumorosità dell’italiano, lingua isosillabica

immagine e titolo: Can Italians be persuaded to speak sotto voce on the train?

Un articolo di Tobias Jones per The Guardian prende spunto dall’annuncio di una nuova area Standard Silenzio sui treni Frecciarossa per alcune considerazioni sullo stereotipo che gli italiani parlano sempre a voce alta.

Jones evidenzia anche ad alcuni aspetti linguistici che differenziano l’italiano dall’inglese e possono contribuire alla percezione che la nostra sia una lingua più rumorosa. In particolare, fa riferimento all’isocronia (in inglese timing), un fenomeno fonetico che consiste nella ripetizione costante di particolari elementi prosodici all’interno di una frase.

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Italiani nel mondo: non è una diaspora

Italian diaspora

Questa carta, via Twitter, mostra la presenza di persone di origine italiana nel mondo.

Diaspora

Si fa notare per un dettaglio lessicale: la parola inglese diaspora, un potenziale falso amico. In inglese infatti diaspora ha anche un significato figurato più generico e può indicare un insieme di persone che vivono in paesi diversi da quello di origine (o dal paese di origine dei propri genitori o progenitori).

In italiano invece diaspora è la dispersione di un intero popolo che, costretto ad abbandonare la propria terra di origine, migra in varie direzioni, cfr. in particolare la diaspora ebraica. In senso esteso diaspora è anche la dispersione di un raggruppamento di persone prima unite da forti vincoli, specialmente ideali: non c’è più un “terreno” comune.

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Maglioncini invernali

dolcevita e lupetto

Sui social è diventato virale un lapsus della giornalista Lucia Annunziata che si è confusa sulla parola maglioncino [a collo alto], un capo di abbigliamento che grazie ai suoi nomi alternativi dà lo spunto per alcune osservazioni lessicali.

Dolcevita e lupetti

Il maglioncino a collo alto ripiegato, se aderente, è noto anche come dolcevita, nome che deriva dal film di Fellini, La dolce vita, perché in quel periodo il protagonista Marcello Mastroianni* indossava spesso il capo, anche se non nel film.

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Anna D’Errico: Le parole dell’olfatto…

immagine di lisca di pesce con didascalia: freschìn, freschino, freschetto, frescume, renfrescümme, frescümassu, rinfrescume, fetu di buriddu…

Qualche anno fa in Odore di “freschìn”, una questione di DNA?!? avevo descritto un odore sgradevole per me inconfondibile, lasciato da uova o pesce sulle stoviglie, che però non ha un nome italiano. Avevo notato che solo chi parlava una lingua o un dialetto in cui esisteva una parola era in grado di percepire l’odore e mi ero chiesta se potesse esserci un legame tra lingua e genetica.

Finalmente ho una risposta, grazie ad Anna D’Errico, neuroscienziata esperta di olfatto e autrice del libro Il senso perfetto. Mi fa molto piacere ospitarla sul blog con un intervento sui diversi aspetti di tipo biologico, psicologico e culturale che possono intervenire nella percezione degli odori e che possono riflettersi anche nella lingua

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“Se lo dice il dizionario…”

Se lo dice il dizionario

“Se lo dice il dizionario…” L’utente tra i dizionari dell’uso e le nuove risorse digitali è un articolo che ho scritto per il Portale Treccani.

Nella prima parte ho descritto alcune percezioni errate legate ai dizionari dell’uso, che descrivono il lessico contemporaneo ma non “approvano” o “certificano” i neologismi e non consentono diagnosi sullo stato di salute di una lingua.

Nella seconda parte ho identificato alcune alternative ai dizionari tradizionali, come ad es. i dizionari collaborativi e le raccolte di dati lessicali ottenute con progetti in crowdsourcing. Ho evidenziato le caratteristiche innovative ma anche alcuni punti deboli che rendono necessaria cautela nella consultazione.

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Per un museo della lingua italiana

Giuseppe ANTONELLI ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Dario Franceschini (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo)

Il linguista Giuseppe Antonelli ha promosso una petizione online, indirizzato al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, per istituire un Museo della lingua italiana.

Mi piace molto l’ipotesi di un museo concepito a partire dall’idea di lingua italiana come patrimonio culturale e bene comune che “porta in sé – stratificati – secoli e secoli di storia, ma continua a riflettere – giorno per giorno – l’evoluzione del nostro costume, della nostra mentalità, delle nostre abitudini”.

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Meteo: allertamenti, allerte e criticità

METEO Toscana: ALLERTA METEO ROSSA per lunedì 18 novembre 2019. Si teme l’alluvione del fiume ARNO a PISA.

Riconosciamo facilmente le parole allerta meteo rossa e le associamo subito a una situazione di pericolo causata dal maltempo, eppure solo dal 2016 la locuzione ha un significato preciso, valido in tutta Italia e definito dal Dipartimento della Protezione Civile.

L’esigenza di standardizzare era nata da problemi dovuti a “significative eterogeneità tra le diverse Regioni/Province Autonome di terminologia, di approccio nello stabilire la correlazione criticità/allerta, di tempistiche nell’allertamento e di modalità di flussi di comunicazione tra i soggetti istituzionali e di informazione alla popolazione”.

Il sistema che ne è risultato dà vari spunti anche per considerazioni terminologiche.

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Novità *con le interferenze dell’inglese

Testo: Le novità con il digitale terrestre, spiegate. Da dicembre si potrà chiedere il bonus per comprare una nuova tv, perché dal 2012 cambierà il metodo di ricezione dei canali.

La frase evidenziata, novità con il digitale terrestre, è un esempio di uso insolito della preposizione con, sempre più frequente in alcuni contesti giornalistici. Altro esempio: Novità con le maglie delle principali squadre di calcio.

Nel titolo, dopo novità ci si aspetta del o sul digitale terrestre o eventualmente per il digitale terrestre. Suppongo però che chi ha titolato abbia l’abitudine di leggere testi in inglese e ne abbia subito l’interferenza, in particolare di titoli del tipo what’s new with xyz. Alcuni esempi:

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Parole e termini: vigilanza!

gru con la sua vigilanza

Sapevate che in araldica la vigilanza è il ciottolo che la gru tiene nella zampa destra alzata? Si chiama così perché se la gru si addormenta il ciottolo cadendo la risveglia.

È un significato completamente diverso da quello che invece si intende in questo titolo (ignorate l’errore di concordanza):

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Beverini e beveroni

foto con beverino per gatti, beverino per uccelli e beverino per cani

Beverino

Non ho animali e ho scoperto solo recentemente l’esistenza della parola beverino, che mi è subito piaciuta molto. È in uso dal XIX secolo e in origine indicava solo il contenitore per l’acqua che si mette nelle gabbie degli uccelli per farli bere, mentre ora si usa anche per altri tipi di abbeveratoi per animali domestici.

Ha origine dal verbo ora arcaico bevere (da cui derivano le forme regolari del verbo bere) con il suffisso alterativo ino che in questo caso non è un diminutivo ma ha una funzione strumentale: viene usato per identificare piccoli arnesi o attrezzi o parti di essi, come già descritto in Alternative al siberino. Si riconosce anche in un’altra accezione di beverino: la rete da caccia tesa sull’acqua per catturare gli uccelli che vanno a bere.

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Da Halloween ad Allouìn 🎃

Manifesto che pubblicizza alcuni eventi in programma a Cotignola (Ravenna):

Manifesto con scheletro e la scritta Al zòchi par Cudgnola @ allouin

Ha attirato la mia attenzione per il titolo ibrido formato da parole in dialetto romagnolo (“zucche per Cotignola”) e assimilazione grafica del nome Halloween in Allouìn. Non mi è del tutto chiara la @, che trovo incongruente in questo tipo contesto, ma immagino che vada letta come a (e non come la preposizione inglese at).

Halloween in italiano

La parola Allouìn riproduce la pronuncia italiana di Halloween, che è un’approssimazione dell’inglese britannico /ˌhæləʊˈiːn/. In italiano il nome diventa /alloˈwin/, con la h muta, le vocali inglesi sostituite da quelle italiane più vicine e la doppia l. L’accento oscilla: per alcuni cade sull’ultima sillaba, come in inglese, per altri invece è spostato sulla prima.

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Una mela al giorno…

illustrazione Una mela al giorno toglie il medico di torno

La frase una mela al giorno toglie il medico di torno ci appare come un proverbio della cultura contadina, in uso da tempo, e invece è un modo di dire recente nato altrove: è la versione italiana della frase inglese an apple a day keeps the doctor away.

Origine del modo di dire

Le prime attestazioni si trovano in Galles alla fine del XVIII secolo ma in un’altra forma, eat an apple on going to bed, and you’ll keep the doctor from earning his bread (mangiare una mela quando si va a dormire impedisce al medico di guadagnarsi da vivere – ai tempi evidentemente non si sapeva cosa fosse il reflusso!).

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Inglese farlocco: foodtelling

Esempi: 1 Foodtelling raccontare il cibo in modo efficace e coinvolgente; 2 Foodtelling: il racconto del cibo tra nuovi linguaggi e nuovi trend 3 Foodtelling d’autore: cibo cinema e letteratura, seminario di psicologia

Ho scoperto solo ieri l’esistenza del neologismo foodtelling, uno pseudoanglicismo che nell’ambito del marketing e della comunicazione sui social descrive “il racconto del cibo”.

È un esempio di inglese farlocco che funziona solo se non si conosce bene l’inglese. Il verbo tell nell’accezione di raccontare, senza specificare a chi ci si rivolge, richiede infatti un argomento diretto che deve essere un sostantivo che identifica il tipo di racconto o narrazione: story, tale, fable, joke, anecdote, legend, saga, parable, yarn…  

Esempio d’uso dal database lessicale DANTE:

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donne sole ≠ sole donne

Nell’immagine, un tweet della NASA e titolo e sottotitolo* di un quotidiano italiano sulla passeggiata spaziale delle due astronaute americane Christina Koch e Jessica Meir:

1 NASA: history was made as Astro_Jessica and Astro_Christina successfully completed the first All Woman Spacewalk!  2 Repubblica: È la prima volta nella storia che due donne si avventurano sole nello spazio.

Sarei curiosa di sapere se chi ha scritto la frase è la prima volta che due donne si avventurano sole nello spazio ha scelto consapevolmente le parole oppure non si rende conto che la posizione dell’aggettivo qualificativo solo all’interno di un sintagma ne condiziona il significato.

Donne sole

L’aggettivo solo ha varie accezioni. Se segue il sostantivo ha una funzione distintiva: qualcuno solo, che è solo o fa qualcosa solo  è qualcuno che è o agisce senza la presenza o la vicinanza di altre persone (opposto a chi invece ce l’ha).

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