Post nella categoria “italiano”
Cavallini rampanti, rampicanti e imbolsiti
Sapevate che gli aggettivi rampante e rampicante hanno la stessa etimologia e quindi sono allotropi (o doppioni)? Per alcuni dizionari derivano dal francone hrampōn “contrarsi”, per altri invece dall’italiano antico rampa, “zampa”.
Mi è venuta la curiosità di cercare l’origine delle parole dopo aver visto questa aiuola:
Un altro aggettivo che mi viene in mente è imbolsito, di origine equina: la bolsaggine è uno stato morboso dei cavalli.
L’insolito esempio di arte topiaria si trova a Lugo, dove ogni anno si svolge la Festa del Cavallino Rampante (c’entra con la Ferrari ma soprattutto con l’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca, lughese: dettagli in Il volo del cavallino). È in mezzo a una rotonda poco distante dal Caffè letterario.
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Vedi anche: Si dice in Romagna…
Glielo compito, signorina!
Nei commenti a Charlie Brown, l’ortografia e la sillabazione notavamo che nessuno dice compitazione o compitare, si chiede invece di “fare lo spelling” o “come si scrive?”
La caduta in disuso di compitare forse però è più recente di quanto si immagini, o perlomeno così ho pensato quando ho sentito la frase “Lo compiti, per piacere” in uno sketch da Canzonissima, una trasmissione televisiva degli anni ‘70 destinata al grande pubblico e quindi un tipo di umorismo che cerca di evitare parole non comuni:
Telegramma d’amore con Alberto Lupo e Loretta Goggi
Si può notare anche un altro aspetto diacronico nell’uso della parola signorina: come titolo di cortesia anni fa era la norma ma ora è usato solo da persone di una certa età; negli altri casi ha assunto connotazioni scherzose o ironiche (ne ho già accennato qui).
Il numero di telefono senza indicativo di località ci ricorda invece che il cosiddetto prefisso telefonico è un concetto ormai obsoleto (cfr. Numeri di telefono e localizzazione). Infine, per descrivere nei dettagli la scenetta dovremmo ricorrere a due retronimi, telefono a disco e televisione in bianco e nero.
La scelta del genere di ministro
I media italiani sembrano avere qualche dubbio su come descrivere le sette donne che saranno alla guida di ministeri nel governo Letta. Un esempio da La Stampa:
Il ministro che viene da più lontano è senza dubbio la Kyenge del Pd – dicastero per l’ Integrazione – nata il 28 agosto 1964 a Kambove, nel Congo. Ora cittadina italiana. In Germania, invece, è nata la ministro Idem per le pari opportunità, sport e giovani, anche lei classe 1964. Un anno più giovane è il Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza, classe 1965. Giovanissima e somigliante a Meg Ryan la ministra per la Salute Beatrice Lorenzin del Pdl, nata nel 1971.
Sono curiosa di vedere quali di queste tre opzioni, tutte corrette in italiano, verranno privilegiate dalle dirette interessate:
1 – il ministro, forma maschile con valenza neutra
2 – la ministra, forma femminile che però può avere connotazioni ironiche o sarcastiche
3 – la Ministro, forma ibrida che rispetta la denominazione ufficiale della carica (Ministro) ma con accordo al femminile
Se avete letto Genere e linguaggio e Genere grammaticale, naturale e sociale saprete già che io preferisco la soluzione 1 perché rende irrilevante il sesso di chi ricopre il ruolo.
Inciucio, pateracchio e biscotto
Di questi tempi, impossibile non sapere che nel linguaggio politico e giornalistico l’inciucio è un’intesa raggiunta sottobanco o di nascosto. Cercando l’etimologia (dal napoletano ’nciucio, di origine onomatopeica, con il significato di “pettegolezzo”) ho scoperto che i dizionari propongono come sinonimo una parola che ignoravo, pateracchio.
Intanto The Economist prova a spiegare inciucio in inglese: The nearest English translation is perhaps “stitch-up”. La stessa parola era stata usata durante gli Europei di calcio 2012 per descrivere un altro concetto “italiano”, il biscotto. Siamo il bel paese degli intrallazzatori?
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Vedi anche: Le parole della politica (con l’esempio di governissimo).
Twitterismi: twintern e twitterista

In inglese la parola macedonia twintern descrive uno stagista (intern) che si occupa della presenza di un’azienda nei social media, in particolare Twitter. È stata usata per la prima volta nel 2009 dalla catena Pizza Hut negli Stati Uniti. In contesti più formali si preferisce invece brand advocate (dettagli in Macmillan Dictionary).
Per l’italiano suggerirei twitterista, interpretabile sia come parola formata con il suffisso –ista, che indica chi svolge una determinata attività, ma forse anche come parola macedonia Twitter+stagista.
Propongo una doppia interpretazione anche per un altro occasionalismo, twitterismo. Il suffisso –ismo è molto versatile e può indicare non solo un particolare tipo di parola (“relativa a Twitter”, un calco dell’inglese twitterism*), ma anche movimenti, atteggiamenti, tendenze, mode e vari altri fenomeni: sto pensando all’ossessione di questi giorni di media e politici per il ruolo che sta avendo Twitter nella politica italiana (twitterizzazione?), in qualche caso con reazioni simili all’isterismo…
Vedi anche: twitterologo (nei commenti è già citato twitterista) e twitterato.
* In inglese twitterism a volte è inteso anche come Twitter+aphorism mentre twitterista è una parola che può avere connotazioni ironiche o pretenziose, come fashionista e barista.
Composizione neoclassica
Nella formazione di terminologia scientifica viene privilegiato un processo, noto come confissazione o composizione neoclassica, che forma neologismi usando elementi formativi.
“Gli elementi formativi [o confissi] sono elementi morfologici non autonomi, tratti dalle lingue classiche (greco e latino), impiegati per formare composti, di norma in combinazione con un altro elemento formativo (per es., idro- in idrofilo, idrogeno), oppure con una parola indipendente (per es., idrosolubile, idromassaggio)”. Dettagli in Enciclopedia dell’Italiano.
E a proposito di affissi e confissi nella formazione di neologismi, vi segnalo Osservatorio delle parole, blog del linguista Fabio Montermini.
Vedi anche: Paure moderne: nomofobia e I suffissi degli scandali: –gate e –poli.
Anni luce metaforici
It’s all in the genes: DNA and metaphor fa alcuni esempi di termini scientifici e informatici inglesi che sono entrati nel linguaggio comune in senso figurato, a volte con un significato più generico (determinologizzazione), altre invece con nuove accezioni.
Alcune delle metafore descritte hanno un equivalente in italiano, ad es. averlo nel DNA, di default e l’aggettivo dispregiativo neandertaliano.
È invece diverso l’uso di light year, termine astronomico che identifica un’unità di misura di lunghezza ma che nell’uso metaforico inglese mantiene il significato primario della parola year e quindi serve a enfatizzare un periodo di tempo molto lungo. Esempio: The UK is light years behind Europe on renewable energy targets.
Font: supremazia maschile
In Lavori in corso… potete leggere uno scambio che ho avuto con Mara sulla differenza tra font e carattere. È nato da un commento a un suo intervento del 2010 sul genere di font, un argomento che continua a suscitare molto interesse.
L’avevo ripreso anch’io in Font è maschile o femminile?, ora aggiornato con i risultati di una ricerca nel corpus di libri italiani pubblicati tra il 1988 e il 2008 di Google Ngram Viewer. La tendenza è chiara: la forma maschile “informatica” ha iniziato a imporsi su quella femminile “tipografica” alla fine del secolo scorso ed è ormai più frequente. 
(Ngram Viewer discrimina tra minuscole e maiuscole e quindi consente di escludere dai risultati i nomi propri, ad es. toponimi come La Font)
Vedi anche: Caratteri maschili e femminili
Moda all’italiana: per una Speziale
In uno dei grandi magazzini Marks & Spencer a Londra una mia amica ha notato il nome pseudoitaliano di una linea di abbigliamento, per una Speziale. Chissà se riesce a ispirare raffinatezza ed eleganza anche agli inglesi che parlano italiano o se fa lo stesso effetto, negativo, che fa a me l’uso disinvolto dell’inglese (cfr. un look ancora più fashion)?
Mi vengono in mente anche l’auto Sorento, che in Italia forse avrebbe più successo se il nome non sembrasse un errore di ortografia, i nomi delle varietà di caffè Nespresso, come Volluto, Livanto, Finezzo, Fortissio e Vivalto, e quelli di alcune marche del supermercato LIDL, Crestamio, Linessa, Lovilio, Salumeo, Milbona, Certossa, Italiamo, Frotto e Nostia, segnalate nei commenti a Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto. Non li trovo accattivanti, anzi, mi sembrano quasi nomi di prodotti taroccati, ma sicuramente in altre lingue suonano bene proprio perché sono italianeggianti.
Parole e termini: chiama
Prima dell’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo presidente della repubblica non avevo mai fatto caso al sostantivo chiama. Il Vocabolario Treccani registra due accezioni, una generica ma poco comune e una specifica usata in ambito parlamentare:
| chiama s. f. [der. di chiamare]. – Il chiamare per nome e secondo un certo ordine le persone che sono o dovrebbero trovarsi in un luogo, per accertarne la presenza (più comune appello): fare la chiama degli scolari; rispondere alla chiama; mancare alla chiama. In particolare, la verifica, per appello, del numero legale per la validità delle sedute della Camera dei deputati o del Senato. | |
Mi pare che chiama illustri bene la distinzione che si cerca di fare nel lavoro terminologico tra lessico comune (parole, in questo caso un sinonimo di “appello” o “chiamata”) e lessico specializzato (termini, in questo caso un concetto specifico nell’ambito delle procedure parlamentari). Altri esempi in decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…
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Vedi anche: Le parole della politica (novembre 2011) e scouting (marzo 2012).
“tutto italiano”
Sono riuscita ad ascoltare solo oggi il podcast della puntata del 30 marzo di La lingua batte e mi ha subito colpita la pubblicità iniziale, che comincia con Oggi il cloud porta il sereno sul tuo business e termina con Scegli hosting solutions, il cloud computing tutto italiano.
Incuriosita, ho dato un’occhiata al sito (dell’azienda Genesys Informatica Srl) e ho notato che ci sono più parole inglesi che italiane, a partire dalla tagline (!) out of the box:

Quel tutto italiano nella pubblicità sarà ironia involontaria o forse una trovata per attirare l’attenzione degli ascoltatori interessati alla lingua e al suo lessico? Con me ha funzionato!
Vedi anche: L’invasione degli anglicismi (i forestierismi nei linguaggi speciali, come l’informatica) e il cloud e la cloud e lost in the cloud (la scarsa trasparenza della metafora del cloud computing).
Anglicismo del mese scorso: competitor
Rimanendo in tema anglicismi e politica, sotto elezioni imperversava competitor.
In inglese è una parola del lessico comune che descrive chi prende parte in una
competizione, quindi “competitore” ma anche “concorrente”, “rivale”, “avversario”, “contendente”.
Non sono ancora riuscita a capire se invece nel linguaggio politico italiano competitor voglia identificare
1) un concetto specifico che non si può (?!) esprimere con nessun’altra parola del lessico, oppure se sia
2) il solito forestierismo superfluo. Qualche dettaglio:
Anglicismo del mese: scouting
Ultimamente nella cronaca politica italiana è apparso un nuovo anglicismo, scouting. Si è diffuso in seguito a una dichiarazione di Bersani, “Farò scouting tra i grillini”.
In inglese scouting indica un’attività di esplorazione: in ambito militare è una ricognizione per raccogliere informazioni sul nemico; in ambito sportivo, dello spettacolo o aziendale è una ricerca alla scoperta di persone di talento da poter inserire nella propria squadra o in un organico (cfr. talent scout). Scouting indica quindi un’attività di indagine e analisi preparatoria a un’azione successiva.
Mi sembra che nella politica italiana scouting abbia assunto un significato diverso e non comunichi l’idea di andare in avanscoperta (neanche se avviene durante un incarico esplorativo!) ma descriva invece il tentativo di arruolare qualcuno nelle proprie fila o una specie di “campagna acquisti”, e che l’anglicismo poco trasparente sia in realtà un eufemismo dietro il quale si nasconde un altro concetto, iponimo di trasformismo: lo scilipotismo.
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Vedi anche: Anglicismo del mese: endorsement
Sul politicamente corretto
La puntata di ieri di La lingua batte (Radio3 Rai) ha esaminato Pregi e difetti del politicamente corretto partendo dal concetto di tabuizzazione, il meccanismo per cui
espressioni inizialmente non marcate e non offensive diventano inaccettabili e vengono sostituite da altre ritenute migliori.
Molto interessante l’intervista con Federico Faloppa in cui è stato evidenziato che la “moda” del politicamente corretto è stata importata dagli Stati Uniti nella sua fase più deteriore ed esasperata e quindi presenta vari aspetti criticabili. Può apparire come un tentativo di attenuare una realtà che appare fastidiosa o che si vuole nascondere, una versione aggiornata dell’eufemismo che può far comodo alla politica, però impone anche di fare alcune riflessioni sul rapporto tra lingua e cambiamenti sociali.
Dove vive? Vattelapesca!
Il Devoto-Oli fa risalire la locuzione vattelappesca al 1850 circa e spiega: “Propriamente: “vattelo a pescare”, equivalente a ‘e chi lo sa?’; frequente in espressioni d’incertezza, dubbio, ignoranza assoluta: abita v. dove; in quanti saranno? v.!”
Ma in Corsica, a Bastia, Vattelapesca non è un luogo fittizio:

[Petru Lucciana, detto Vattelapesca, autore corso]
Grazie ad Andrea per la foto.
È stata fatta una ricerca per la categoria “italiano”.





