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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “inglese”

Trucchetto “inglese” per la tabellina del 9

Questa illustrazione di Sketchplanations descrive l’espediente per calcolare la tabellina del 9 con le dita come viene insegnato ai bambini inglesi:

illustrazione con il metodo per ottenere la tabellina del 9 usando le dita

Con i palmi delle mani rivolti verso di sé, basta piegare il dito che corrisponde al secondo fattore (nell’esempio, il terzo dito per calcolare 9×3) e contare le altre dita: il numero di dita a sinistra di quello piegato rappresenta le decine, quello a destra le unità.

Se si confronta questa descrizione con quella dell’illustrazione, si può notare anche una differenza particolare: le tabelline inglesi hanno l’ordine dei fattori invertito rispetto a quelle italiane.

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Umorismo britannico: troppo burro!

Fawlty Towers è un classico della comicità televisiva britannica. Per chi non lo conosce, John Cleese interpreta l’albergatore Basil Fawlty, irascibile, gretto e maleducato con ospiti e personale. Una vittima ricorrente è il cameriere spagnolo Manuel, le cui conoscenze rudimentali dell’inglese danno luogo a inevitabili fraintendimenti.

Questo è uno degli sketch più divertenti:

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Pasqua con orecchie da coniglio e da coniglietto

orecchie da coniglioNei giorni scorsi è diventata famosa, suo malgrado, una persona “che si fa i selfie con le orecchie da coniglio”. Anche senza avere visto la famigerata foto, è facile immaginarla realizzata con un filtro o un’app che consente di aggiungere al volto dettagli disegnati (orecchie, nasi, baffi…) in stile fumetti o cartoni animati.

In inglese, invece, in un contesto di foto le “orecchie da coniglietto”, bunny ears, sono le dita a V che al momento dello scatto si mettono per scherzo dietro alla testa di qualcuno (give someone bunny ears), allo stesso modo delle corna italiane.  

vignetta con coniglio che fa foto a due conigli, uno dei quali mette indice e medio a V dietro la testa dell’altro
vignetta: Leigh Rubin

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“Prima l’italiano”?

Avete già visto lo sketch di Maurizio Crozza nel ruolo del ministro Salvini che contrasta l’invasione delle parole straniere?

Lo spunto per lo sketch è la decisione del ministro di usare la traduzione letterale tassa piatta in alternativa a flat tax.

Sono però convinta che Crozza voglia ridicolizzare anche tutti i politici che hanno scelto come cavallo di battaglia la tutela della lingua italiana, spesso senza una comprensione adeguata dei suoi meccanismi e quindi con scarsa credibilità.

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Brexit, è caos totale

L’ultima novità certa sulla Brexit è la proroga o rinvio flessibile fino al 31 ottobre, su tutto il resto non si riesce ancora a capire cosa succederà veramente.

Brexit chaos
Illustrazione: David Parkins per
The Economist

In questa illustrazione di David Parkins si trovano molte espressioni e modi di dire per descrivere situazioni caotiche ed estremamente confuse, come appunto la Brexit.

Si diversificano per registro e frequenza d’uso e, a parte chaos e hell, caos e inferno, le altre sono meno comuni e forse non note a tutti.

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Brexit, brexiting e #BrexitShambles

Oggi 29 marzo 2019 è Brexit Day, il giorno in cui sarebbe dovuta avvenire l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ma al momento non si sa ancora esattamente quando avverrà.

Il verbo brexit

Intanto è diventata virale questa definizione di brexiting:

Brexiting, verb: 1) telling everyone at the party that you are leaving, but actually staying. Example: Theresa is at the party, brexiting near the fridge for over an hour now.

“A una festa, dire a tutti che si sta per andare via ma invece trattenersi” è un’accezione divertente che però probabilmente ha origine in altre lingue (dettagli più sotto).

Serve anche a ricordare che il verbo brexit non è una novità: si usava già prima del referendum del 23 giugno 2016 con un significato inizialmente solo letterale, descritto in Brexit, Bremain e la crasi dei media italiani.

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“the baby is woke”

Tra le prime parole del lessico di base inglese che si imparano quando si studia la lingua ci sono il verbo irregolare wake, woke, woken, “svegliare, risvegliarsi” e l’aggettivo awake, “sveglio”, ad es. the baby is awake.

È invece più recente e ha un significato figurato l’aggettivo woke, formato per transcategorizzazione (verbo ➝ aggettivo). C’è un esempio in questa vignetta ironica con neonato che si lamenta della sua situazione e si ripromette di partecipare a una qualche marcia di protesta non appena saprà camminare:

Vignetta interno casa: bambino piccolo in un lettino urla piangendo “this is unjust! I’m going to go on a march as soon as I can walk”. ell’altra stanza i genitori si svegliano e la mamma dice “Oh, no… The baby is woke”

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Denigrare con Topolino e Mickey Mouse

Vignetta con ragazzo che legge Papersera: “Salvini dice che sulla flat tax i giornali hanno l’attendibilità di Topolino. Zingaretti dice che la flat tax è una promessa alla Paperon De’ Paperoni”. Riposta di zio Paperone: “io dico invece che se avessero letto Topolino da piccoli, invece di guardare solo le figure, oggi non sparerebbero cretinate”. 
vignetta: Antonio Cabras

L’abitudine di alcuni politici di associare la scarsa cultura degli avversari alla lettura del giornalino Topolino ha suscitato reazioni negative e la replica degli autori delle storie: dettagli in ‘Topolino’ risponde ai politici: “Smettetela di usarci come esempio di ignoranza”.

La lingua di Topolino

I linguisti concordano che le storie a fumetti di Topolino sono invece un’ottima scuola di lingua. Ne scrivono Giuseppe Antonelli in Topolino sfida i politici che ignorano la sua ricchezza e, prima della polemica, Daniela Pietrini in Che lingua parlano i fumetti Disney? (altri riferimenti nei suoi tweet). 

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Belt and Road, un nome fuorviante?

logo Belt and Road

In questi giorni il presidente del consiglio Conte dovrebbe firmare un memorandum di intesa* con il presidente cinese Xi Jinping per aderire alla Belt and Road Initiative (BRI), un enorme piano infrastrutturale cinese che coinvolgerà più di 60 paesi in Asia, Africa ed Europa e che inizialmente era stato denominato One Belt, One Road (OBOR).

I media italiani, di solito molto anglofili, preferiscono però descrivere il progetto come Nuova via della seta. In effetti il nome ufficiale globale scelto in Cina è davvero poco trasparente, nonostante belt e road siano parole facilmente riconoscibili del lessico comune inglese.

Il significato di Belt and Road

Nel sito del governo cinese è spiegato che Belt and Road è la forma abbreviata di the Silk Road Economic Belt and the 21st-Century Maritime Silk Road.

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Lupo cattivo in inglese, con reduplicazione

vignetta: the big bad wolf (huffs and puffs ad blows the house in) vs the smaller nicer wolf (huffs and puffs in the designated areas)
Vignetta: Wrong Hands

Chi ha familiarità con la storia del tre porcellini in inglese (The Three Little Pigs) riconosce il riferimento ai versi della filastrocca (nursery rhyme) che la racconta, in particolare al dialogo che si ripete tra il lupo cattivo (The Big Bad Wolf) e ciascun porcellino davanti a ogni casetta:

🐺 Little pig, little pig, let me come in.”
🐷 No, no, by the hair on my chinny chin chin
🐺 Then I’ll huff, and I’ll puff, and I’ll blow your house in

Reduplicazione espressiva

La vignetta è anche uno spunto per descrivere i diversi tipi di reduplicazione espressiva dell’inglese, il fenomeno per cui una parola o una sua parte viene ripetuta, a volte modificandola, per formare un’espressione più lunga.

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Carnevali “americani” e sui blog

Le parole carnevale in italiano e carnival in inglese sono potenziali falsi amici: condividono i significati “periodo dell’anno precedente alla quaresima” e “festeggiamenti che lo caratterizzano” ma non le altre accezioni ( anisomorfismo).

Esempio da una striscia dei Peanuts:

Linus da Lucy con un palloncino rosso: I went to the carnival and I won a balloon

Carnival ≠ carnevale

1 Nell’inglese americano carnival può essere un circo oppure l’insieme di attrazioni itineranti che rimangono in un luogo per un periodo di tempo e poi si spostano altrove, simili a un luna park – in inglese britannico [travelling] funfair. In un contesto italiano, Linus potrebbe dire che ha vinto il palloncino alle giostre (o a una fiera).

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Ferragnez: non è né crasi né ship (già shippati!)

Alla bufala sulla parola Ferragnez sono seguiti articoletti con precisazioni e alcuni dettagli linguistici aggiuntivi, spesso però poco affidabili o errati. Un esempio: 

«Ferragnez» è una crasi tra il cognome di Chiara Ferragni, fashion blogger, e del nome d'arte di Federico Leonardo Lucia, Fedez, suo marito. […] In inglese parole come queste vengono definite “ship”, abbreviazione di relationship. L’esempio più noto? L’ormai ex coppia composta da Brad Pitt e Angelina Jolie, anche detti «Brangelina».

Crasi ≠ parola macedonia

La parola Ferragnez è formata dalla combinazione dei due nomi propri Ferragni e Fedez e quindi non è una crasi – la fusione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola seguente – ma una parola macedonia formata unendo pezzi di parole.

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Cliff-edge Brexit e altri metaforici precipizi

vignetta con Theresa May sul bordo di un precipizio. Pianta il cartello DANGER - CLIFF EDGE ma cade nel vuoto
VIgnetta: Bob at the Telegraph

Nelle vignette britanniche sulla Brexit con Theresa May o altri politici britannici è ricorrente una metafora visiva che ci è familiare dalla cultura popolare e che interpretiamo facilmente come situazione con conseguenze disastrose.

Theresa May travestita da Vil Coyote che cerca di costruire una passerella nel vuoto
Vignetta: Dave Brown

Se però si confrontano le metafore linguistiche inglesi e italiane associabili a queste vignette, si possono osservare alcune differenze di significato.

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Chi dice “mall” si merita una martellata!

Esempi di titoli: 1 Food court e palestra a Roma apre Aura il mall che riqualifica; 2 “No shopping day”, i sindacati di base bloccano il mall di Carugate; 3 Oriocenter, il più grande shopping mall italiano; 4 Parma Urban District: i primi marchi previsti nel mall; 5 Apre a Roma Rinascente Tritone, il mall con il museo dentro

Da qualche tempo i media hanno il vezzo di usare la parola americana mall come sinonimo di centro commerciale, un anglicismo superfluo poco trasparente che sempre più spesso viene usato anche come nome proprio.

In giro per l’Italia ormai ci sono parecchi The Mall, nome altisonante che a me fa sempre pensare “Tu Vuo’ Fa’ l’Americano! Anche per questo mi ha divertita scoprire che mall è una parola di origine italiana e che ha una storia insolita.

La racconta il vocabolario americano Merriam-Webster in ‘Mall’: It’s Not Just for Shopping:

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Sea-Watch 3, l’inesistente “yacht di piacere”

Sea Watch 3, type: 948 – Yacht; Ship Type: Pleasure yacht not engaged in trade; main purpose: yachting

Ha fatto notizia La SeaWatch3 è uno yacht di piacere, un intervento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli sulla nave al centro delle polemiche per un recente salvataggio di migranti. Una schermata di dati sulla nave, di fonte non specificata, che riportava la descrizione Ship Type: Pleasure yacht not engaged in trade è stata commentata con queste affermazioni:

  «Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come “pleasure yacht”, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare. E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht. […] Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi.»

Temo che il ministro abbia rivelato conoscenze inadeguate non solo dell’inglese ma anche della terminologia del suo settore di competenza.

Con la traduzione letterale yacht di piacere Toninelli ha preso una cantonata, come è già stato illustrato da Il Post in L’inganno di dire che la Sea Watch 3 è uno “yacht” e da Open in Sea Watch 3: la nave di piacere di Toninelli e la nave pirata della Meloni.

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