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Le api hanno le ginocchia, ma solo in inglese

Negli Stati Uniti è appena uscita una nuova versione cinematografica di The Great Gatsby e diversi articoli in inglese hanno descritto il linguaggio e le parole coniate o rese popolari da Scott Fitzgerald. Esempio: Getting "Gatsby": The Language Behind the Novel.
Tra le espressioni tipiche degli anni ‘20 c’è the bee’s knees. Descrive qualcosa che si ritiene di grande qualità o particolarmente desiderabile (the best). In Irlanda l’ho sentito dire a proposito di persone che hanno un’alta opinione di sé, ad es. "she thinks she’s the bee’s knees". L’origine dell’espressione è incerta, probabilmente un nonsense simile ad altri in voga in quel periodo.
Prendo spunto da the bee’s knees per alcune altre curiosità sulla parola bee che volevo condividere da tempo.
Poco poetico: sleep in one’s eyes
The spring rounds – Vignetta di Rhymes with Orange
In primavera chi soffre di congiuntivite allergica spesso si sveglia con gli occhi appiccicosi. In inglese ci sono vari modi per descrivere le secrezioni oculari: eye discharge, eye mucus, rheum (letterario), geosinonimi più informali come ad es. [eye] gunk, gunge, goo, goop, gloop e, se si tratta di normali cispe, sleep, sleepy dust, sand ecc.
Nel folklore le cispe sono le tracce lasciate dal passaggio di the sandman, l’omino del sonno che fa addormentare i bambini spargendo sabbia magica sui loro occhi. The sandman può anche essere un sinonimo scherzoso di sleep (“sonno”), come Morfeo in italiano.
Da WorldWideWeb a W3 a web
Mi è piaciuta l’iniziativa del CERN di ripristinare il primo sito web della storia: dettagli in Twenty years of a free, open web e in un blog.
La prima home page era intitolata World Wide Web e si apriva con questa descrizione: The WorldWideWeb (W3) is a wide-area hypermedia information retrieval initiative aiming to give universal access to a large universe of documents.
Se si dà un’occhiata alle pagine disponibili si possono notare alcune differenze nell’uso della terminologia (cfr. glossario), ad esempio che il nome WorldWideWeb era scritto anche come un’unica parola ed era abbreviato W3, mentre web veniva usato come descrizione generica, con l’iniziale minuscola. W3 però non ha avuto molto successo (a parte il nome W3C): fin dall’inizio in inglese le è stata preferita la parola Web, con l’iniziale maiuscola, probabilmente perché più breve da pronunciare di W3, e c’è voluto qualche anno perché ridiventasse un nome comune con l’iniziale minuscola, web.
Vedi anche: Curiosità sul nome Web e www e pronuncia di indirizzi web.
Insolite conversioni e nominalizzazioni
In un commento ho accennato a due delle cinque diverse parti del discorso a cui può appartenere la parola inglese out. È un esempio di conversione, un processo di formazione di parole comune a molte lingue. Avviene assegnando una nuova categoria grammaticale a una parola esistente, senza modificarla; tende a privilegiare sostantivi, verbi e aggettivi, sia come parole di base che come nuove formazioni, ma non esclude altre categorie (esempio: i sostantivi se e ma in italiano, ottenuti da congiunzioni).
È un meccanismo molto produttivo in inglese, tanto che recentemente è stata descritta anche una possibile nuova congiunzione, slash, insolita perché congiunzioni e preposizioni sono categorie tendenzialmente chiuse.
La categoria dei sostantivi invece è in continua espansione e in inglese sono pressoché infinite le possibilità di nominalizzazione, sia per conversione che con l’aggiunta di suffissi o altri elementi. I nuovi sostantivi risultano quasi sempre facilmente comprensibili, anche quando hanno come base parole con scarso contenuto semantico come le preposizioni. Esempi: il tecnicismo aboutness, un indice della rilevanza di un argomento, e gli occasionalismi overer e underer di questa striscia:
Vignetta: Pearls Before Swine di Stephan Pastis
[Sulla spinosa questione del posizionamento dei rotoli di carta igienica, una dettagliatissima voce di Wikipedia in inglese e un post di Nautilus in italiano]
Anni luce metaforici
It’s all in the genes: DNA and metaphor fa alcuni esempi di termini scientifici e informatici inglesi che sono entrati nel linguaggio comune in senso figurato, a volte con un significato più generico (determinologizzazione), altre invece con nuove accezioni.
Alcune delle metafore descritte hanno un equivalente in italiano, ad es. averlo nel DNA, di default e l’aggettivo dispregiativo neandertaliano.
È invece diverso l’uso di light year, termine astronomico che identifica un’unità di misura di lunghezza ma che nell’uso metaforico inglese mantiene il significato primario della parola year e quindi serve a enfatizzare un periodo di tempo molto lungo. Esempio: The UK is light years behind Europe on renewable energy targets.
Moda all’italiana: per una Speziale
In uno dei grandi magazzini Marks & Spencer a Londra una mia amica ha notato il nome pseudoitaliano di una linea di abbigliamento, per una Speziale. Chissà se riesce a ispirare raffinatezza ed eleganza anche agli inglesi che parlano italiano o se fa lo stesso effetto, negativo, che fa a me l’uso disinvolto dell’inglese (cfr. un look ancora più fashion)?
Mi vengono in mente anche l’auto Sorento, che in Italia forse avrebbe più successo se il nome non sembrasse un errore di ortografia, i nomi delle varietà di caffè Nespresso, come Volluto, Livanto, Finezzo, Fortissio e Vivalto, e quelli di alcune marche del supermercato LIDL, Crestamio, Linessa, Lovilio, Salumeo, Milbona, Certossa, Italiamo, Frotto e Nostia, segnalate nei commenti a Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto. Non li trovo accattivanti, anzi, mi sembrano quasi nomi di prodotti taroccati, ma sicuramente in altre lingue suonano bene proprio perché sono italianeggianti.
Storiche metaforiche borsettate
Lo stile di Margaret Thatcher era inconfondibile: capelli cotonati, filo di perle, tailleur rigoroso, blusa con il fiocco e borsetta rigida.
L’accessorio ha lasciato una traccia permanente nella lingua inglese, il verbo handbag. La metafora delle borsettate era stata introdotta negli anni ‘80 dal deputato conservatore Julian Critchley per descrivere l’irruenza dell’ex premier durante le riunioni di governo. Il nuovo verbo era un esempio di neologismo formato con il meccanismo della transcategorizzazione, molto comune in inglese.
Nell’uso contemporaneo handbagging identifica un attacco verbale particolarmente violento o una critica molto feroce. Inizialmente l’espressione era riservata a comportamenti aggressivi femminili ma poi l’uso si è esteso. Esempio: Handbagged!, titolo recente di The Independent sulle reazioni di alcuni leader europei a una decisione di David Cameron.
Altri dettagli lessicali in Mrs Thatcher in the dictionary e (aggiornamento) in The Iron Lady: Margaret Thatcher’s linguistic legacy.
Anisomorfismo: block e blocco
Lunedì al workshop Best practices in translation-oriented terminology management, organizzato dalla Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo a Lussemburgo, ho accennato all’anisomorfismo, l’impossibilità di far corrispondere tutti i significati e le connotazioni di una parola in una lingua a tutti i significati di una parola in un’altra lingua*, un’asimmetria che può complicare il lavoro terminologico.
Le vignette di Incidental Comics di ieri sarebbero state un esempio efficace di come parole con un ambito d’uso simile, block in inglese e blocco in italiano, sono sovrapponibili solo in parte (ad es. blocco di partenza / stradale / psicologico) mentre in altri contesti usiamo parole completamente diverse, come ad es. isolato (ma anche vicinato: il block party americano è lo street party britannico) e tagliere o ceppo.
Nelle differenze d’uso intervengono non solo fattori linguistici ma anche situazionali, cognitivi, culturali, ad es. possono non coincidere i punti di vista (per il sole si usa un filtro o una protezione, eventualmente totale), le metafore (ad es. in senso figurato uno stumbling block è più simile a uno scoglio che non a un inciampo) e le associazioni (un blocco di ghiaccio non ci fa pensare ad alcuna particolare attività ludica).
white smoke billowing
Nell’attesa di sapere il nome del nuovo papa, immancabile nei media di lingua inglese la locuzione white smoke billowing per descrivere la fumata bianca. Una nota sul verbo billow da Lava, lapilli, turbinanti nubi di cenere vulcanica:
Billow è un verbo inglese che mi piace molto ma che non ha un equivalente italiano: descrive fumo o vapore che sale in grandi quantità, a ondate, e dà l’idea di una massa che si gonfia e si dilata. I dizionari lo traducono con “fluttuare in grandi volute”, “levarsi a ondate” e simili; [a proposito delle eruzioni vulcaniche] ho visto billowing ash cloud reso con “turbinanti volute di cenere” e “torreggianti nubi eruttive”, ma rimane comunque difficile riprodurre l’efficacia della singola parola inglese, che etimologicamente è legata anche a bellows, il mantice.
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Vedi anche: Nei cieli fulmini e lune blu
Temporanea smoderatezza comunicativa
La parola inglese binge (/bɪndʒ/) identifica un concetto particolare: un breve periodo di attività intensa (e appagante) in cui ci si lascia andare oltre i limiti della moderazione. Il registro è informale. Esempi: eating binge, spending binge, a binge of shopping, cocaine binge, chocolate binge, drink(ing) binge, binge eating, binge spending e binge drinking.
Che espressione potremmo inventarci per rendere in italiano il binge communicating della striscia di Pearls Before Swine? Dovrebbe evidenziare la mancanza di moderazione da parte di chi fa l’azione anziché il sovraccarico di comunicazione su chi la subisce.
Keming
A proposito di parole nate per sbaglio, può succedere che alcune lettere vengano confuse per problemi di crenatura, la gestione dello spazio in eccesso tra i caratteri. Con alcuni tipi di carattere (font), ad esempio, le lettere rn troppo ravvicinate sembrano una m e la combinazione cl invece può apparire come d.
In inglese la crenatura si chiama kerning e qualche anno fa è stato inventato un nome per descrivere il fenomeno, keming (“the result of improper kerning”), che si fa notare soprattutto per le interpretazioni volgari di parole che invece sono del tutto neutre:
Immagini: fuckyeahkeming.com
Hung parliament
In queste ultime ore hung parliament è un’espressione ricorrente nelle notizie in inglese sulle elezioni italiane. Descrive il parlamento “bloccato” o “paralizzato” perché nessuno schieramento ha la maggioranza sufficiente per riuscire a governare, ma non ha nulla a che fare con l’impiccagione: dettagli in Hung Parliament: non è “appeso”.
focus <> focus
La Stampa sui primi risultati delle elezioni 2013:

La parola focus viene usata con il significato generico che ha in inglese, “cosa, persona o situazione a cui si presta particolare attenzione”, “centro dell’interesse”, “punto focale”. In alcuni ambiti tecnici e scientifici, ad es. l’ottica, la parola inglese focus corrisponde all’italiano fuoco, anche in senso figurato (cfr. bring into focus e mettere a fuoco).
Anche italiano esiste il termine focus, un allotropo, ma è usato solo in ambiti specializzati, ad es. in medicina, linguistica e informatica, con accezioni specifiche, come si può vedere nelle voci del vocabolario Treccani e dello Zingarelli 2013:
Bar, barman e barista
In il patio <> el patio <> the patio ho mostrato come nel passaggio da una lingua a un’altra una stessa parola possa subire cambiamenti di significato e designare concetti simili ma non equivalenti. I sostantivi bar, barman e barista sono un altro esempio.
In Inglese, un bar è un locale dove si servono bevande alcooliche; la parola è stata adottata in italiano alla fine dell’800 per designare un esercizio pubblico dove invece si consumano bevande di ogni genere o cibi leggeri.
In Italia un buon caffè si beve al bar, mentre nei paesi di lingua inglese si va in un café, coffee shop o coffee house, ma non in un generico bar*.
Sindrome da vibrazione fantasma
In Australia è stata scelta come parola (polirematica) del 2012 ma esiste già da qualche anno: è la phantom vibration syndrome, la sensazione che il telefonino che si ha in tasca stia segnalando l’arrivo di una telefonata o di un messaggio inesistenti. A quanto pare non è solo un’illusione: la sensazione potrebbe essere dovuta a una minima scarica elettrica che può verificarsi quando il telefono si collega a una diversa cella radio.
Le donne di solito tengono il telefono in borsa e quindi credo che la sindrome da vibrazione fantasma sia un problema soprattutto maschile. Io però ho provato qualcosa di simile, la sindrome del telefono fantasma (in inglese phantom phone [ringing] syndrome) che è la sensazione di sentire un telefono che suona mentre si usa il phon o si fa la doccia o altre attività rumorose. È un fenomeno psicoacustico che Wikipedia definisce “una sorta di pareidolia acustica”; è dovuto all’importanza che il nostro orecchio dà a una gamma specifica di frequenze, come spiega Hear Ringing and There’s No One There. I Wonder Why che cita anche altri neologismi inglesi per descrivere questa sensazione, tra cui le parole macedonia ringxietyy e fauxcellarm (false cell [phone] alarm) e hypovibrochondria.
Vedi anche Paure moderne: nomofobia.
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