Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “inglese”

#snOMG!

Dopo le abbondanti nevicate di questi giorni, nelle prime pagine dei quotidiani di ieri e di oggi mi sarei aspettata titoli ad effetto sul maltempo e invece la parola scelta quasi ovunque è gelo, senza alcuna esagerazione.

L’inglese è molto più creativo, specialmente in America, dove le tempeste e le bufere di neve possono durare vari giorni e causare enormi disagi. Si registrano in particolare parole macedonia, che da portmanteau [word] sono state ribattezzate snowmanteau

snowmanteauLe due parole che hanno avuto più successo sono snowmageddon (snow+armageddon) e snowpocalypse (snow+apocalypse); Snowzilla (snow+Godzilla) invece è il nome dato sia a un enorme pupazzo di neve che a una famigerata (mostruosa?) bufera di neve.

Altre parole divertenti sono snovice (snow+novice), una persona che non ha mai visto la neve, e snowhere, la risposta che si dà alla domanda “where do you go in a snowstorm?”.  E su Twitter si usa l’hashtag #snOMG, che combina la parola snow con l’esclamazione OMG.

Vignetta: Partially Clips via Language Log

I nomi dei browser

icone browserHow to name a web browser (by those who have) raccoglie alcuni dettagli sull’origine dei nomi dei browser più noti.

Internet Explorer è un nome trasparente e descrittivo che risale al 1995, quando non tutti avevano ancora le idee chiare su cosa si potesse fare su Internet. Poteva richiamare lo slogan usato da Microsoft in quegli anni, “Where do you want to go today?”, e c’era sicuramente un riferimento non troppo velato al nome del principale concorrente dell’epoca, Netscape Navigator: c’è chi si limita a navigare e chi invece esplora.

Mozilla inizialmente era un nome in codice di Netscape Navigator e stando a una leggenda metropolitana sarebbe una parola macedonia formata da Mosaic + killer perché il browser avrebbe dovuto eliminare dal mercato Mosaic, al tempo l’unico concorrente. Nel logo appariva il mostro Godzilla.

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Marmo, biglie e dare i numeri in inglese

Ultimamente sta circolando una bellissima foto della Terra dallo spazio (pubblicata dalla NASA e quindi ritratta da un punto di vista tipicamente americano):

BlueMarble

Il titolo della foto ripropone quello di una famosa immagine del 1972, Blue Marble: la Terra dallo spazio può sembrare un’enorme biglia blu (eppure c’è chi ha tradotto “marmo blu”…).

In inglese l’accezione “pallina da gioco” di marble è un tipico esempio di metonimia, infatti un tempo le biglie erano di marmo. E da un gioco con le biglie dove il vincitore se le teneva tutte (playing for keeps, da cui for keeps, “per sempre”) derivano sia l’espressione all the marbles (“tutto quello che c’è da vincere”) che losing one’s marbles, che ora vuol dire “dare i numeri” o “andare fuori di testa”, ma che in origine significava “essere molto arrabbiati”, proprio come un bambino che perde le sue biglie. 

Cloud e lessico comune

L’American Dialect Society qualche giorno fa ha annunciato le parole dell’anno 2011.

cloudNella categoria parole che hanno più probabilità di successo, quindi ormai parte del lessico comune inglese, si è affermato un termine informatico, cloud.

Un articolo del 2008 di Visual Thesaurus parlava di data cloud descrivendo il termine come molto tecnico, relativamente nuovo e privo di unico significato. A pochi anni di distanza non è più necessario specificare data: il processo di terminologizzazione è stato molto efficace.

La definizione “generica” usata dall’American Dialect Society, spazio online per l’elaborazione e l’archiviazioni di dati su vasta scala, conferma che il significato comunemente attribuito a questa accezione di cloud è quello di “area virtuale” .

In italiano, come notavo in il cloud e la cloud, per ora sembra invece prevalere un altro significato, grazie a un meccanismo improprio di “accorciamento” delle locuzioni inglesi:

inglese: data cloud cloud
italiano: cloud computing cloud

È un fenomeno non inusuale, basti pensare a come sono stati accolti nel lessico italiano gli anglicismi golf coat, smoking jacket, beauty case, night club, creando parole che privilegiano il determinante anziché il determinato e si sono così trasformate in falsi amici (aggiornamento: o, per essere più precisi, pseudoprestiti). 

Se il marchionimo è una frase

vignetta Rhymes with Orange

vaschetta del prodottoLa striscia di oggi di Rhymes with Orange mi ha ricordato un prodotto in vendita in alcuni paesi di lingua inglese il cui nome è insolito perché non è né un sostantivo, come la maggior parte dei marchionimi, né un aggettivo o un verbo (modo imperativo), ma addirittura una frase, I can’t believe it’s not Butter.

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Acronimi per paesi: CIVETS e CARBS

In inglese vengono spesso coniati nuovi acronimi per identificare gruppi di paesi con una o più caratteristiche in comune. Si fanno notare per la loro fantasia, basti pensare ai poco lusinghieri PIGS e STUPID, ma in molti casi si tratta di occasionalismi con vita breve.

zibettoHo letto in 2011 in Words che quest’anno sono nati anche

CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica), ossia “zibetti”, per descrivere la nuova generazione di paesi “tigri” in senso economico, e

CARBS (Canada, Australia, Russia, Brasile e Sudafrica), “carboidrati”, per i paesi tra i maggiori produttori di commodities con un mercato azionario caratterizzato da notevole liquidità ma particolarmente sensibile alle fluttuazioni dei prezzi di tali commodities.

2011 in Words contiene molte altre parole interessanti, raggruppate in base ai meccanismi di formazione dei neologismi più comuni in inglese, ad es. l’uso di prefissi, suffissi, ed elementi suffissali, come per likeonomics, che prende l’elemento –nomics da economics.

Pronuncia intraducibile?

Vignetta di Zits di oggi, incubo per un eventuale traduttore:

Zits, differenza pronuncia boot e butt

È tutta incentrata sulla differenza di pronuncia tra boot e butt, sulla “trascrizione” di fonemi (che si può realizzare in vari modi, anche senza ricorrere all’IPA) e soprattutto sulla rappresentazione del modo di articolazione: la vocale di butt è aprocheila (senza arrotondamento delle labbra) e quella di boot invece è procheila (con le labbra arrotondate e spinte in avanti).

pronuncia butt pronuncia boot

Le immagini sono tratte da fənɛtɪks (già citato in Fonetica animata).


Vedi anche: un altro esempio di traduzione ostica di una striscia di Zits in Animali volanti e decodifiche aberranti.

Questioni di pane e di torte (Wallace & Gromit)

Sfogliando il giornale ho visto che stasera su RAI 3 sono in programma i mediometraggi di Wallace & Gromit. Li conosco in versione originale ma sarei curiosa di sapere come sono stati resi in italiano gli innumerevoli giochi di parole ed espressioni idiomatiche e i riferimenti che spesso implicano conoscenze enciclopediche britanniche.

Proprio qualche giorno fa ho rivisto il filmato più recente, A Matter of Loaf and Death, ambientato tra forni e fornai. Il trailer originale:

Nel titolo italiano, Questione di pane o di morte, si perde non solo il gioco di parole loaf / life (e anche love, per via dell’accento settentrionale di Wallace), ma anche il riferimento al film A Matter of Life and Death che in italiano si chiama Scala al Paradiso. Non è l’unica citazione cinematografica, ad es. il forno di Wallace & Gromit si chiama Top Bun e ci sono alcune scene che richiamano film famosi.

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Nei fumetti: HURK

In una striscia di Dilbert ho visto una parola a cui finora non avevo mai fatto caso, hurk:

Dilbert_HURK

Nel contesto il significato è chiaro e si fa presto a verificare che in inglese americano hurk  /hɜrk/, di ovvia origine onomatopeica, indica un conato di vomito. La parola si sarebbe diffusa grazie ai lolcat, dove è usata per descrivere il rumore che pare facciano i gatti quando rigurgitano quello che hanno appena mangiato. Non è ancora registrata dai dizionari tradizionali ma da anni appare in strisce e fumetti, ad es. qui e in Garfield:  

hurk_garfield

(da non confondersi con yuk o yuck  /jʌk/, che esprime disgusto; in inglese americano yuk  può anche indicare una risata, come quella di Pippo l’amico di Topolino)

Per rimanere in tema fumetti, vedi anche Tradurre obscenicon? #$*%@!!

No Effin in Facebook

effinUna notizia di The Irish Times di qualche settimana fa, Facebook says no ‘Effin’ way, riportava che Facebook non accettava il toponimo Effin, nome di una piccola località irlandese, perché ritenuto offensivo.

Effin(g), dal verbo eff off, ha origine come eufemismo per evitare di dire la famigerata parola che inzia per f, ma a quanto pare per Facebook è abbastanza offensivo da essere incluso in un qualche elenco di parole “proibite” come quelli descritti in Parolacce, software e localizzazione.

Posso immaginare che, dopo gli Scherzetti (o scherzacci?) di localizzazione di cui Facebook è stata vittima l’anno scorso, siano stati rafforzati i controlli automatici. Stavolta a farne le spese sono stati gli abitanti del paesino irlandese.

Aggiornamento a Test your vocab

Qualche mese fa avevo parlato di Test your vocab, un progetto americano-brasiliano per calcolare il vocabolario di inglese dei partecipanti.

Sono stati pubblicati alcuni risultati relativi ai non madrelingua, ovviamente da prendere con alcune cautele, ma comunque interessanti. In Results by country si scopre che, come prevedibile, gli scandinavi hanno ottenuto i risultati migliori.

bandiera islandeseMeno scontati invece altri dati, ad es. i partecipanti italiani avrebbero mostrato di avere un vocabolario più ampio dei tedeschi (suppongo che nel test alcune parole di origine latina ci abbiano facilitati) e anche degli islandesi, eppure chi è stato in Islanda avrà notato che tutti parlano inglese molto bene e che si vendono e quindi leggono moltissimi libri in ingese.

Dittongo!

Ho scoperto che negli Stati Uniti dare del “dittongo” a qualcuno può essere un insulto.

DIPHTHONGNe parla Oy, You Diphthong! in Visual Thesaurus
la parola inglese diphthong, soprattutto se pronunciata “dip-thong” anziché “dif-thong” (e quindi scritta dipthong), può suonare come una parolaccia, non solo per la combinazione di suoni ma anche perché in inglese ci sono parole offensive che iniziano con dip (ad es. dipstick e dipshit) e thong (“perizoma”) rafforza l’effetto potenzialmente ridicolo.

Con l’intonazione giusta potrebbe funzionare anche in italiano? Se qualcuno non ha la minima cognizione di fonetica o di grammatica, forse sì: DITTONGO! E basta sfogliare un dizionario di linguistica per farsi venire qualche altra idea, ad es. adespoto, emico, peone, rintronico, scazonte, stichico, vocoide…

Carpooling

A Seattle, dove sono stata più volte per lavoro, avevo imparato un ulteriore senso della parola carpool, una “formula magica” che alcuni colleghi americani usavano per essere esonerati dalle riunioni che iniziavano presto la mattina o si protraevano verso sera, proprio come in questa striscia di Dilbert:  

Dilbert_carpool

(la parola hero mi ha fatto venire in mente un altro dettaglio “americano”, ne parlo più sotto)

Carpooling in Italia e in italiano

La modalità di trasporto identificata in inglese da carpooling, un sistema per ridurre traffico, inquinamento e costi, si sta diffondendo anche in Italia. Per descriverla, si è ormai affermato il prestito car pooling (ad es. Autostrade per l’Italia, Comune di Modena, Politecnico di Milano). Ho però l’impressione che l’espressione non venga sempre interpretata correttamente da chi propone un traducente italiano alternativo.

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Terminologia medica inglese e italiana

Questa canzoncina ironizza sull’incomprensibilità della terminologia medica inglese e identifica tre problemi che la rendono particolarmente ostica: parole latine (però termini come steatorrhea sono di origine greca), eponimi e acronimi.

Medical Terminology Concerto – performed by the Amateur Transplants

Mi è tornata in mente ieri quando ho aggiunto il commento che gli italiani, in generale, conoscono più terminologia medica degli inglesi.

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Disfemismi: protettori e tenutari

Complimentary defamation analizza una causa per diffamazione intentata (e persa) negli Stati Uniti da uno stuntman ultrasessantenne contro ESPN, un network televisivo notoriamente irriverente che l’aveva descritto come pimp, ossia “magnaccia” o “protettore”.

La corte d’appello aveva stabilito che la parola pimp non doveva essere valutata individualmente (e letteralmente) ma interpretata nel contesto in cui appariva.

citazioneNello slang giovanile e del pubblico del network, pimp va infatti inteso come un complimento: può essere rivolto a un individuo che ci sa fare con le donne o che è molto abile nel suo campo. In un ambito colloquiale o volutamente ridanciano l’uso di pimp non si deve quindi ritenere offensivo.

Ho pensato al concetto di disfemismo:

Figura retorica che consiste nel sostituire, in modo spesso scherzoso, una parola con un’altra dotata all’origine di connotazione negativa, senza tuttavia attribuirle un tono offensivo.
[Dizionario Zingarelli 2012]

Nel contesto dei blog italiani un esempio abbastanza diffuso di disfemismo è la parola  tenutario, usata ironicamente dal titolare di un blog per descrivere se stesso o altri blogger.