Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “giornali”

Se l’ha detto l’agenzia…

Silvia Pareschi di Nine hours of separation mi ha segnalato La stampa italiana non può farcela da sola in Phastidio.net, che evidenzia come i media italiani abbiano riportato un intervento in inglese di Carlo Cottarelli del Fondo Monetario Internazionale attribuendogli l’affermazione drastica l’Italia non può farcela da sola [ad uscire dalla crisi economica] quando in realtà si era limitato a dire [sulla necessità di finanziamenti e “firewall” più solidi] and this goes beyond what Italy can do on its own (“va oltre quello che l’Italia può fare da sola”), come si può verificare dalla trascrizione dell’intervento.

L’articolo si conclude chiedendosi “Riusciremo ad avere una stampa che si libera della sindrome dello scoop e verifica le notizie, magari con un buon traduttore o con qualcuno che capisca qualcosa di economia?”

(continua…)

Lo showdown in Padania

Qualche giorno fa molti giornali e siti rilanciavano una notizia dell’ANSA:

showdown

Non mi interessa cosa sia poi successo ieri tra Bossi e Maroni, quello che mi domando è cosa spinga la principale agenzia di stampa italiana a pubblicare una notizia di politica italiana in un contesto esclusivamente italiano titolando con la parola showdown.

Quanti lettori padani avranno capito che la parola showdown descrive un confronto diretto tra due o più contendenti per risolvere una disputa o discordia che sta andando avanti da tempo? È una metafora che deriva dal mettere le carte in tavola nel gioco del poker e anche se in italiano non c’è un’espressione del tutto equivalente, mi sembra un prestito di lusso più che di necessità: si potrebbe parlare di resa dei conti (nel senso di chiarificazione definitiva) oppure, privilegiando l’aspetto conflittuale, di prova di forza.

“Riforme impressionanti”? Beh, non esageriamo…

Alcuni titoli di quotidiani italiani sull’incontro di Merkel, Monti e Sarkozy ieri a Strasburgo:

Merkel-Sarkozy, fiducia a Monti. “Riforme impressionanti
Merkel e Sarkozy incontrano Monti. “Impressionanti sue riforme strutturali”
Elogi all’Italia: riforme impressionanti
Merkel: riforme «impressionanti».

In tedesco l’espressione usata è sehr beeindruckend, che equivale all’inglese very impressive. Non mi stupirei se in italiano fosse stato usato impressionante (“che provoca turbamento”, “che desta grande stupore”) proprio facendo riferimento alla traduzione in inglese*, ad es. nel sito dell’ANSA la notizia in italiano è apparsa solamente dopo quella in inglese, su cui sembra basata. 

L’aggettivo inglese impressive esprime ammirazione ed è spesso un falso amico. In italiano sarebbe stato più corretto dire che Angela Merkel è rimasta positivamente impressionata (cfr. impressionare).

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* Non sarebbe la prima volta, basti pensare al clamoroso errore dei germogli di soia.
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decani e diaconi

Ringrazio .mau. che mi ha segnalato un falso amico nell’edizione cartacea del Corriere della Sera di oggi ma che si può trovare anche altrove, ad es. nel sito Rai News.

foto St PaulIn un articolo sulla gestione dell’occupazione del sagrato della Cattedrale di San Paolo a Londra (Occupy London) e conseguenti dimissioni di un canonico, viene citato il diacono Graeme Knowles.

In questo caso però non si tratta di un deacon bensì del Dean of St Paul’s, una delle posizioni più influenti della Chiesa anglicana, quindi il decano.

L’etimologia di dean rivela che deriva dal latino decanus come il corrispondente termine italiano. Etimologia condivisa anche per diacono e deacon, dal greco διάκονος.

E a proposito di etimologia, il significato “politico” di occupy è entrato in inglese attraverso l’italiano: dettagli in Occupying Word Street.

flash flood, alluvioni lampo e nubifragi

In inglese la parola flash flood descrive un’alluvione improvvisa e devastante come quelle che martedì hanno colpito alcune zone di Liguria e Toscana e giorni prima anche Roma.

foto nubifragioIn italiano la parola nubifragio descrive  
1)   “una precipitazione abbondante, violenta, talora
       temporalesca, che può provocare in poche ore
       straripamenti di fiumi, allagamenti e frane” * 
ma anche, nell’uso contemporaneo, 
2)  “il complesso di fenomeni rovinosi (soprattutto frane
      e devastazioni dovute allo straripamento di fiumi e
      torrenti) provocati da piogge particolarmente intense” **

Anche se i due diversi referenti possono creare ambiguità, nubifragio mi sembra comunque una parola efficace perché è specifica e facilmente riconoscibile (e fa pensare a nube+naufragio anche senza conoscere l’etimologia).

(continua…)

visionary <> visionario

Oggi esce la biografia di Steve Jobs e presumo che nei media italiani la parola visionario sarà di nuovo inflazionata. Chi sa l’inglese può interpretarla correttamente, altrimenti forse non tutti riconoscono il falso amico visionary / visionario.

In inglese il sostantivo e l’aggettivo visionary hanno soprattutto connotazioni positive. Nei loro significati più comuni descrivono qualcuno che ha le idee chiare sul futuro e/o che è molto originale e creativo, come si può verificare in qualsiasi dizionario o ricavare dal contesto di espressioni come visionary leadership. Esempio dal Macmillan Dictionary:

voce visionary in Macmillan Dictionary

In italiano, invece, visionario condivide con l’inglese solo il significato relativo alle visioni mistiche mentre le altre accezioni sono decisamente meno lusinghiere, come si può vedere nella voce del vocabolario Zingarelli 2012 (cfr. in particolare l’esempio riformatori visionari e quello inglese visionary reformer qui sopra):

(continua…)

“Stay hungry. Stay foolish” in italiano

Morgaine, una lettrice del blog, mi ha scritto a proposito di Stay hungry. Stay foolish, la frase pronunciata da Steve Jobs a conclusione dell’ormai famoso discorso ai laureandi di Stanford.

Stay hungry. Stay foolish. Contesto: Jobs aveva spiegato che la frase era apparsa sull’ultimo numero di una rivista “alternativa” della controcultura americana che, quando era ragazzo, era stata una specie di bibbia per la sua generazione.

Morgaine mi ha chiesto di parlarne perché pensa che la traduzione scelta da quasi tutti i media italiani, Siate affamati, siate folli, non sia corretta.

(continua…)

Il compound di Gheddafi (e quello di Bin Laden)

In questi giorni quasi tutte le notizie sulla Libia parlano del compound di Gheddafi.

In inglese la parola compound, se riferita a un luogo, può avere significati diversi ma in genere identifica un gruppo di edifici che hanno una funzione comune e che sono circondati da una delimitazione (fisica, come un muro, o anche semplicemente visiva).

In italiano si può rendere il significato di compound in vari modi, ad es. con complesso inteso come “insieme di edifici destinati a una determinata funzione” (complesso residenziale / ospedaliero / militare / fortificato…), oppure ricorrendo a parole più specifiche, ad es. in un contesto militare un compound potrebbe essere una caserma o una zona militare, in un contesto urbano una cittadella ecc.

BinLaden_compound_Wikipedia Nei mesi scorsi anche il luogo dove viveva ed era morto Bin Laden era stato descritto dai media di lingua inglese come compound. I media italiani avevano inizialmente riportato la notizia con parole come residenza (fortificata), rifugio, roccaforte ecc., poi era nata un’irresistibile attrazione per compound.

A pochi mesi di distanza l’infatuazione continua: gli stessi media ora ricorrono quasi esclusivamente a compound per riferire di Gheddafi e del suo bunker, anche in notiziari destinati a un pubblico che forse non ha molta familiarità con l’inglese. Si lascia che il significato venga intuito dal contesto, senza spiegazioni (e presumo senza aver verificato che questo prestito non è ancora registrato dai principali dizionari di italiano).

Misteri (o forse solo un po’ di pigrizia) dei media italiani?

 compound

Vedi anche: Ma sono proprio germogli di SOIA?idiosyncrasy <> idiosincrasia, Falsi amici all’ombra del sicomoroHung Parliament: non è "appeso" per esempi di inesattezze nei media italiani probabilmente dovute a conoscenze non adeguate dell’inglese.

Inglesi e mance: tronc e troncmaster

Cameron_no_tipIeri anche in Italia è stato dato risalto alla notizia riportata da vari media britannici che David Cameron, in vacanza in Toscana, ha bevuto un cappuccino in un bar ma poi, scandalo, non ha lasciato la mancia!

Siamo proprio in silly season, non solo oltremanica. 
Mi domando se i redattori italiani che hanno criticato il premier britannico, riprendendo pedissequamente i commenti inglesi, siano soliti lasciare la mancia quando, in Italia, fanno colazione al bar (a meno che non si tratti di qualche centesimo di resto per fare cifra tonda). Non mi sembra si siano resi conto della differenza culturale che rende la storia della mancia mancata una “non notizia” per un pubblico italiano.

Come ben sa chi viaggia all’estero, le consuetudini sulle mance cambiano moltissimo da paese a paese. Senza mai arrivare ai livelli americani, anche nel Regno Unito i camerieri contavano sulle mance per arrotondare lo stipendio, perlomeno fino a un paio di anni fa, quando è stata introdotta una normativa tuttora molto discussa. In quell’occasione HM Revenue & Customs (il fisco britannico) aveva ufficializzato due termini abbastanza insoliti:

tronc: le modalità per dividere tra il personale le mance o i costi di servizio pagati dai clienti, oppure una specie di “cassa comune” in cui vengono raccolte tutte le mance (e anche l’insieme delle mance)
troncmaster: la persona, diversa dal datore di lavoro, incaricata di dividere le mance tra il personale

L’etimologia è dal francese tronc, la cassetta dell’elemosina, presumibilmente anche con riferimento al contenitore per le mance (tip jar) che si può trovare sui banconi o vicino alla cassa di alcuni locali.

Secessione della Lombardia o meronimia fallace?

Forse al Corriere della Sera conoscono qualche manovra di Bossi & Co di cui siamo ancora all’oscuro? A leggere una notizia sui ticket sanitari si direbbe infatti che sia imminente la secessione della Lombardia dal resto del paese:

Italia-Lombardia

[grazie a Luca per il link]

Facezie a parte, questa imprecisione mi dà uno spunto terminologico per ricordare cosa si intende per relazioni partitive (“x è parte di y”) in un sistema concettuale con relazioni di tipo gerarchico. I concetti Lombardia e Italia sono infatti legati da una relazione parte-tutto, anche detta meronimia:

image
Italia rappresenta il concetto sovraordinato che indica il tutto (l’olonimo) 
Lombardia rappresenta un concetto subordinato che indica una parte (il meronimo)
Lombardia, Liguria, Piemonte ecc. rappresentano concetti coordinati (co-iponimi) che hanno lo stesso sovraordinato e condividono il criterio di suddivisione all’interno del sistema concettuale

Nell’articolo citato ovviamente il tutto (Italia) non equivale alla somma di alcune parti (le altre regioni ad esclusione della Lombardia).

Vedi anche: border / boundary / edge / perimeter network per un esempio di relazioni generiche (“x è un tipo di y”).

Dopo la soia, i “germogli di mostarda”!

Alcuni media italiani sono recidivi. Dopo la confusione sui germogli di soia, riferiscono dei nuovi problemi di E. coli incorrendo in un altro errore di traduzione.

Una delle possibili cause dell’intossicazione in Francia viene identificata nei “germogli di mostarda”, ignorando però che la parola italiana mostarda descrive solo alcune preparazioni alimentari ma nessuna pianta, a differenza di moutarde in francese e mustard in inglese che sono anche i nomi di alcune brassicacee, in italiano senape.

Altra imprecisione: le notizie francesi parlano di semi (graines) provenienti dalla nota azienda britannica Thompson & Morgan e probabilmente di produzione italiana. A noi invece viene comunicato che sono i germogli ad arrivare dall’Italia: una bella differenza!

Ecco cosa scrive il Corriere della Sera:

germogli_di_mostarda

Altri esempi qui, qui e qui [link aggiunto].

Ai titolisti piace la sineddoche

Rimanendo in tema con gli ultimi post, ieri vari giornali e siti titolavano con un avvertimento del ministro della salute:

titolo Corriere

Poi però si scopriva che ancora una volta si trattava dei poco diffusi germogli e non degli ortaggi:

«allo stato attuale la fonte epidemica resta sconosciuta, attualmente si ipotizza […] come alla base dell’infezione ci possano essere germogli vegetali di erba medica, lenticchie, fagioli, zucche e fieno greco».

Ho sempre dovuto fare qualche sforzo per ricordare correttamente i nomi associati alle varie figure retoriche. Nel caso del trasferimento di significato tra parole che sono in relazione di quantità, la sineddoche, credo che d’ora in poi penserò alle tanto bistrattate verdure e ai loro germogli come esempio del tutto per intendere la parte!

Ma sono proprio germogli di SOIA?

Per i media italiani (5 giugno 2011)*, sarebbero i germogli di soia la nuova causa dell’epidemia da Escherichia coli in Germania:

titolo Repubblica

 titolo La Stampa

Ma perché proprio la soia, protagonista anche dei titoli spagnoli (esempi qui e qui)?

imageI media tedeschi parlano infatti di generici germogli, Sprossen (esempi: Sprossen sind mögliche Ehec-Quelle e Sprossen könnten Ursache sein), sottolineando che l’azienda che si sospetta all’origine dell’infezione ne produceva 18 tipi diversi; Der Spiegel fa alcuni esempi includendo tra i possibili germogli quelli di fagioli mungo, di ravanelli, di piselli e di lenticchie ma non di soia.

I media britannici usano la parola beansprout (anche bean sprout), che in inglese inizialmente indicava soprattutto i germogli di mung bean (fagioli mungo) ma che ora è una descrizione generica per tutti i tipi di germogli.

La BBC riporta così la notizia: The beansprouts include adzuki, alfalfa, broccoli, peas, lentils and mung beans, all grown in the nursery for consumption in salads. The Guardian aggiunge anche germogli di ravanello e girasole ma neanche in questo caso la soia.

Ho quindi il sospetto che le notizie nei nostri media non provengano da fonti originali tedesche ma da testi in inglese tradotti. Per il riferimento a beansprout probabilmente si è fatto affidamento ai dizionari inglese-italiano che non includono il significato più ampio della parola inglese ma si limitano a registrare il nome con cui in Italia si trovano in commercio i germogli di fagioli mungo (vigna radiata), appunto “germogli di soia, che però non hanno nulla a che fare con la vera soia (glycine max). Un paio di esempi:

Zanichelli: (alim.) bean sprouts (o bean shoots), germogli di soia
Hoepli: bean sprouts, germogli di soya 

Riportare la notizia con imprecisione, come hanno fatto i media italiani dando la colpa a un prodotto specifico anziché generico, potrebbe avere un certo impatto. Non oso immaginare la reazione di un produttore di soia che legga questo titolo del Corriere della Sera:

titolo Corriere

L’importanza della corretta terminologia e [aggiornamento] delle figure retoriche


* Aggiornamento 6 giugno ore 16 – Scagionati i germogli, riparte la caccia a un nuovo colpevole ma intanto in Italia molti media continuano a fare riferimento alla soia:

titolo Corriere

Aggiornamento 10 giugno ore 12 – In Germania confermano ufficialmente che E. coli era veicolato da generici germogli (Sprossen), senza però specificare quali, mentre i media italiani continuano ad avere qualche problemino con le traduzioni e mettono sotto accusa quelli di soia e quelli di fagiolo.

Aggiornamento 27 giugno – Nuovo errore di traduzione, stavolta riferito alla Francia: i fantomatici germogli di mostarda!!


Vedi anche:  idiosyncrasy <> idiosincrasia, Falsi amici all’ombra del sicomoroHung Parliament: non è "appeso" per altri esempi di inesattezze nei media italiani probabilmente dovute a conoscenze non adeguate dell’inglese.

 significato e differenza tra germogli di soia e germogli di fagiolo

Romani! Chi era costui?

Curioso errore del corrispondente da Londra del Corriere della Sera: in Il discorso della principessa, la lettura fatta in chiesa al matrimonio reale è diventata un passo dalla «Lettera di Romani» (con tanto di virgolette!) anziché dalla Lettera ai Romani
image

Immagino che la confusione sia causata dal testo inglese from Romans, forma abbreviata di from the Letter to the Romans, che nell’originale probabilmente è seguita dal numero che identifica il passo. Trovo comunque strano che un giornalista ignori una citazione che dovrebbe far parte delle conoscenze enciclopediche della maggior parte degli italiani, indipendentemente dal credo.

Kings_speechInvece, a proposito dell’allusione al film Il discorso del re, molti avranno notato che in italiano (e nelle altre lingue latine) si perde il doppio significato del titolo originale The King’s Speech, in particolare il riferimento alla balbuzie, uno speech impediment.

Non mi vengono in mente alternative, se non, forse, Parla il re (ma chi ha visto il film sa che il richiamo al discorso finale è fondamentale).

Nastro adesivo “americano”

Succede negli Stati Uniti: Attaccano il bambino di 22 mesi al muro con il nastro adesivo.

La notizia è sconcertante perché coinvolge un bambino ma chi ha familiarità con il mondo anglosassone avrà sicuramente capito che il materiale usato non è un nastro adesivo generico ma si tratta di duct tape (il nastro adesivo telato largo e robusto, comunemente di colore grigio argentato, noto in italiano come nastro americano).

Dilbert 19/3/1990 © Scott AdamsIn America il duct tape, in origine impiegato come materiale isolante, viene usato per gli scopi più disparati. Con un po’ di ingegno e un rotolo di duct tape ogni problema è risolvibile, tanto che sull’argomento ci sono libri, concorsi e soprattutto battute, vignette e scherzi di ogni genere: il “metodo” per bloccare al muro il malcapitato bambino è una nota goliardata (per qualche esempio, basta cercare duct tape pranks).

Il duct tape da tempo fa parte della cultura popolare americana (qualche dettaglio qui, qui e qui) e proprio per questo sia il nome duct tape che il verbo che ne deriva hanno connotazioni particolari non facilmente riproducibili in culture che non condividono le stesse conoscenze enciclopediche. Riconoscendole, la notizia del malcapitato bambino risulta davvero squallida ma forse non del tutto sorprendente: come direbbero certi prelati, va contestualizzata.

Dilbert 25/12/1994 © Scott Adams

Vedi anche: altri post nella categoria differenze culturali.