Post nella categoria “errori”
Formattazione, ortografia e *acquisizzione clienti
Tra la posta ho trovato una pubblicità che ha attirato la mia attenzione perché è una fotocopia di bassa qualità di un documento prodotto assemblando ritagli di logo e alcune porzioni di testo (un “taglia e incolla” tradizionale: nuovo retronimo?!).
Nulla da eccepire nel contenuto dell’offerta commerciale, chiara ed esaustiva. Mi domando però quanti decidano di usufruire dei servizi proposti dopo averne letto la descrizione:
Si pone molta attenzione sull’impatto negativo delle traduzioni mal eseguite ma dubito che anche un documento originale abborracciato come questo aiuti ad acquisire clienti, anzi, a livello inconscio potrebbe far sorgere qualche perplessità sull’affidabilità di un prodotto o di un servizio e la professionalità di chi lo esegue. O sono io che sono particolarmente “fissata” con gli errori di ortografia e di battitura?
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Aggiornamento maggio 2011 – An ingenious application of crowdsourcing: Fix reviews’ grammar, improve sales pare confermare le mie impressioni sull’impatto della qualità linguistica su un potenziale acquirente. Sembra infatti che le recensioni negative di un prodotto, se scritte correttamente, senza errori di grammatica o di ortografia, possano fare aumentare la domanda per quel prodotto più delle recensioni positive ma piene di errori.
Aggiornamento luglio 2011 – Spelling mistakes ‘cost millions’ in lost online sales afferma che le vendite online in un sito con errori di ortografia si riducono anche del 50%. …
A Roma in due abbiamo fotografato questo bel balconcino, ma non per lo stesso motivo!!

Per la serie “cassetta delle lettere”, vedi anche ben formaggiato?!? e Love Boat?
cartello
blog <> post
Mi piace molto Johnson, il blog di The Economist sull’uso e l’abuso del linguaggio nella politica, nell’economia e nella cultura (il nome deriva dall’autore del dizionario inglese ma spesso vengono discusse anche altre lingue).
Devo ammettere che qualche giorno fa ho provato una certa soddisfazione nel leggere Check out this blog e scoprire che uno degli autori condivide un mio pet hate: la parola blog usata erroneamente come sinonimo di post o posting, ad es. I just wrote a new blog on X.
Temo che l’uso non corretto di blog si stia diffondendo anche in italiano (ad es.*ho scritto un blog su XYZ), eppure la differenza tra i due termini dovrebbe essere chiara: questo blog si chiama Terminologia etc. mentre il post è intitolato blog <> post.
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Vedi anche: 10 anni della parola blog.
Per chi eventualmente arrivasse qui con una ricerca sulla differenza di significato tra blog e post, riporto due definizioni (l’etimologia dei due prestiti è visualizzata al passaggio del puntatore sui link):
| blog | un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore (blogger) pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale come immagini o video [Wikipedia] |
| post | messaggio testuale, con funzione di opinione o commento, inviato in uno spazio comune su Internet per essere pubblicato. Tali spazi possono essere blog, newsgroup, forum (o board) [Wikipedia] |
…gnificato blog
Quando localizzare = eliminare
Il testo italiano sull’involucro di un prodotto DELL, dove si leggono soffocazione e altre traduzioni opinabili, è discusso in Lexical innovation, or retrogression?.
Altamente improbabile che il traduttore fosse di madrelingua: scelte lessicali inadeguate, incongruenze di stile e registro, ignoranza delle formule standard usate in questi contesti:
| inglese | italiano |
| Warning! To avoid danger of suffocation, keep away from babies and children. Do not use in cribs, beds, carriages or playpens. This bag is not a toy. |
Avvertimento! Per evitare la soffocazione tenete via dai neonati e bambini. Non si deve usare nelle culle, nei letti, nelle carrozzine per bambini oppure nei quadrati di gioco. Questa borsa non è un giocattolo. |
C’è anche un problema abbastanza tipico di mancato riconoscimento di differenze culturali: qui, per questioni soprattutto legali (le famigerate cause americane impensabili altrove!), il testo inglese specifica esplicitamente dove NON lasciare l’involucro di plastica ma in italiano questi dettagli sono già impliciti nell’avvertenza di tenere lontano dalla portata dei bambini e diventano quindi superflui.
In questo caso, l’intervento di localizzazione più adeguato consisterebbe nell’eliminare le informazioni irrilevanti dal testo italiano perché potrebbero creare perplessità e distogliere dal messaggio che si vuole comunicare (“Come mai le carrozzine ma non i passeggini?”, “Ma perché uno dovrebbe mettere questo sacchetto di plastica nel letto?” ecc.).
I testi con funzioni specifiche, come le istruzioni o le informazioni di sicurezza, tendono a essere conformi a formulazioni standard che li rendono subito riconoscibili e più facilmente assimilabili. Il mancato rispetto delle convenzioni (lessicali, terminologiche, stilistiche ecc.) può quindi avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente e sulla sua curva di apprendimento.
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Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e [aggiornamento] Istruzioni inutili, contesto e utente finale. Per sorridere sulle istruzioni americane: Avvertenze dettagliate.
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| PS | La traduzione Warning! = Avvertimento! mi ha fatto tornare in mente il comico Giole Dix sulle diversità culturali che emergono dai diversi stili di comunicazione di una particolare targhetta multilingue dei treni italiani. Si può riascoltare qui. … |
una N di troppo
Grazie a G. che, conoscendo il mio debole per insegne e cartelli insoliti, mi ha mandato questa foto da Gerusalemme:

Immagino che per uno straniero gelaterina sia un parola che suona davvero bene!
infografica: plurale “infografiche” o difettivo?
What Shapes Our Language? è un bell’esempio di infografica usata per descrivere alcuni meccanismi che influenzano l’evoluzione della lingua (in questo caso l’inglese):
Mi piace molto l’idea di rappresentare dati e informazioni in forma grafica ma mi lasciano perplessa i modi in cui in italiano viene usata la parola infografica (ormai molto diffusa ma tuttora classificabile come neologismo, tra l’altro non ancora registrato dai dizionari italiani che ho consultato).
Infografica è un calco di traduzione modellato su due parole macedonia inglesi, infographic e infographics [information+graphic e information+graphics].
In inglese ci sono tre sostantivi apparentemente simili che rappresentano tre concetti diversi:
| (1) | graph | sostantivo numerabile (plurale graphs), equivale all’italiano grafico, “rappresentazione grafica o geometrica di un fenomeno” (es. grafico a barre, grafico di una funzione ecc.) |
| (2) | graphic | sostantivo numerabile (plurale graphics), equivale all’italiano elemento grafico, “immagine generata da un computer” |
| (3) | graphics | sostantivo non numerabile, equivale all’italiano grafica, “arte e tecnica di rappresentazione visiva su una superficie” (in italiano grafica è un sostantivo con valore collettivo ed è raramente usato al plurale) |
Ne deriva che infographics (3) descrive la tecnica di rappresentazione dei dati mentre infographic (2) è la singola rappresentazione grafica (plurale infographics).
In italiano non viene sempre recepita la differenza che esiste in inglese. Secondo me, infografica nel significato (3) è un neologismo efficace, invece non sono convinta da (un’) infografica e (più) infografiche (2) perché in questo caso associo al secondo elemento, grafica, il significato di “professionista (donna) che si occupa di grafica”.
Credo però che dovrò abituarmi a questo uso, anche se lo trovo davvero poco ortodosso, vista la diffusione sempre più vasta che sta avendo:

Concludo osservando che la voce Infografica in Wikipedia copre solo il significato (3); il redattore ha preferito usare grafico o rappresentazione grafica per il significato (2).
Aggiornamento novembre 2011 – Il dizionario di italiano Zingarelli nell’edizione 2012 include la voce infografica registrando il significato (3) e indicando il significato (2) come sinonimo improprio di infografìa.
infografica:
| 1 | Settore dell’informazione che studia l’organizzazione e la rappresentazione di dati in forma grafica, mediante tabelle, diagrammi, istogrammi ecc |
| 2 | (impropr.) Infografia. |
infografia:
| (inform.) Immagine, generata da computer, che combina disegni e testi; si usa nell’editoria tradizionale ed elettronica per fornire informazioni in forma visuale. |
Se però si prova confrontare la frequenza d’uso, facendo una ricerca di pagine che contengono un’infografia e di pagine che contengono un’infografica, si può notare la prevalenza nettamente superiore di infografica.
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idiosyncrasy <> idiosincrasia
Oggi Wikileaks è di nuovo al centro dell’attenzione per ulteriori rivelazioni sul governo italiano. In molti riportano questo commento dell’ex ambasciatore americano Spogli:
| La combinazione tra declino economico e idiosincrasie politiche ha spinto molti leader europei a denigrare i contributi italiani, e di Berlusconi. |
Leggendolo, mi è venuta la curiosità di confrontarlo al testo originale:
| The combination of Italy’s economic decline and political idiosyncrasies have caused many European leaders to denigrate the contributions of Berlusconi and Italy. |
Come immaginavo, c’è un errore di traduzione dovuto a un falso amico:
| ▄ | in inglese idiosyncrasy descrive le caratteristiche peculiari di un individuo o di un gruppo, di solito caratterizzate da comportamenti insoliti o inaspettati e non condivise da altri [Longman Dictionary of Contemporary English e Wikipedia] |
| ▄ | in italiano idiosincrasia equivale a “incompatibilità, avversione, ripugnanza verso determinati oggetti, per lo più astratti, verso situazioni o anche persone” [Vocabolario Treccani] |
Se non si conosce la differenza, si possono trarre conclusioni sbagliate e infatti basta una ricerca veloce per trovare errori di interpretazione alquanto evidenti, come questo:
| Detta fuori dal linguaggio dei diplomatici: agli altri capi di Stato e di governo occidentali, Berlusconi sta talmente sulla balle («idiosincrasie») che non vogliono più averci niente a che fare. A noi invece è utile, quindi ci turiamo il naso. |
In realtà il commento americano non riguarda eventuali ostilità verso la persona Berlusconi ma osserva che le peculiarità della linea politica italiana creano perplessità.
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Vedi anche: Wikileaks: cablo(grammi), telegrammi, documenti?
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English: inglese o italiano?
In un testo inglese con riferimenti linguistici, la parola English non dovrebbe dare problemi di interpretazione, eppure può causare errori di localizzazione che mi è capitato di vedere spesso. L’ultima imprecisione che ho notato è proprio in un documento che spiega che “la localizzazione è molto più che una semplice traduzione: richiede un adattamento del sito web ai mercati e alle culture locali, non una semplice traduzione letterale dei contenuti”:
| Testo originale | Traduzione italiana | |
| [A] Style Guide [is] a document that describes specific instructions that you want translators to follow during translation. For example, your style guide for translation into English may include the rule: for comma-separated lists that contain at least three items, always include a comma before the "and". Thus, the translator would translate the Spanish "manzanas, naranjas, y peras" into "apples, oranges, and pears" instead of "apples, oranges and pears". | [La] Guida di stile [è] un documento che descrive specificamente le istruzioni che i traduttori devono seguire durante la traduzione. Ad esempio, la guida di stile per la traduzione in inglese può comprendere la regola: per gli elenchi separati da virgole che contengono almeno tre elementi, aggiungere sempre una virgola prima della "e". In questo caso, il traduttore che traduce "Manzanas, Naranjas, y Peras" dallo spagnolo in inglese dovrà usare la forma "apples, oranges, and pears" anziché "apples, oranges and pears". |
In un testo o in un prodotto sviluppato in un paese di lingua inglese, English può avere due significati diversi che nella versione localizzata richiedono traduzioni diverse :
| 1 | “lingua parlata negli Stati Uniti” inglese nella versione italiana |
| 2 | “lingua dell’interfaccia/documentazione” italiano nella versione italiana |
Ci sono poi occorrenze specifiche che vanno verificate caso per caso, ad es. un ipotetico avvertimento This add-in may cause serious problems if installed on non-English versions of XYZ potrebbe richiedere traduzioni diverse a seconda che il componente aggiuntivo sia disponibile solo in inglese oppure ne esistano anche versioni localizzate.
Anche i riferimenti ad altre lingue possono essere interpretati letteralmente o come esempi generici di lingua straniera. In questa ottica, il testo citato all’inizio sarebbe potuto risultare più efficace se adattato al contesto specifico “localizzazione inglese-italiano”, ad es.
| […] la guida di stile per la traduzione dall’inglese in italiano potrebbe comprendere la regola la virgola separa gli elementi di un elenco; l’ultimo elemento viene introdotto dalla congiunzione “e” che, a differenza dell’inglese “and”, non va preceduta da virgola. Ad esempio, chi traduce "apples, oranges, and pears" dovrà scrivere "mele, arance e pere" anziché "mele, arance, e pere". |
Concludo sottolineando ancora una volta che le guide di stile per la localizzazione forniscono indicazioni generali ma non possono coprire tutti gli esempi possibili: sta a chi traduce riconoscere i potenziali problemi e trovare soluzioni specifiche.
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Comprehend this: attention to planes inclined
In Language Log (Comprehend this!) c’è un esempio di un tentativo di phishing in un inglese così maldestro da essere definito perhaps the most illiterate phishing spam yet.
L’autore dell’intervento si domanda come mai questi truffatori non ricorrano a un complice che parli inglese, per cercare di rendere il testo dei loro messaggi vagamente plausibile, e conclude che costoro debbano vivere in qualche posto sperduto dove le probabilità di trovare un madrelingua inglese siano praticamente nulle…
…proprio come in centro a Milano, perlomeno a giudicare da cartelli come quello visto nell’ascensore che porta sul tetto del Duomo:

Leggendo questo avviso si direbbe che nella capitale italiana della moda, della finanza e dell’economia sia impossibile trovare non dico una persona di madrelingua inglese ma perlomeno qualcuno in grado di produrre una frase in un inglese accettabile, del tipo Caution! Slippery roof surface, e l’unica alternativa sia prendere un dizionario e tradurre letteralmente, parola per parola. La tanto bistrattata traduzione automatica non riuscirebbe a far di peggio: se non altro, immagino eviterebbe la collocazione degli aggettivi in posizione postnominale (planes inclined*) e dubito produrrebbe mai un because off.
Davvero imbarazzante leggere certe traduzioni proprio in compagnia di un native speaker, anche se devo ammettere che poi siamo andati a vedere le pagine inglesi del sito del Duomo, fonte di ulteriore ilarità (sua): da leggere, ad esempio, le battaglie contro i piccioni nella sezione Curiosities. Invece, a proposito della canzone “O mia bela madunina”, emblematica, anche se soprattutto per altri motivi, l’affermazione “ti te domini Milan” (you look over Milan) in a way was a rather banal line, but precisely for this reason it appealed to the sentiments of the population, who had no need of intellectual complication. Eh già…
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* In inglese inclined plane è un termine usato in fisica, fuori luogo sul tetto di una
chiesa.
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Per altri esempi di traduzioni letterali, vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it, Crocchette <> croquettes e Bambini omaggio o errori di traduzione?
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Problemi di *evaquazione dovuti all’età?
Dopo aver letto il post sugli errori di ortografia, Paola mi ha mandato un esempio che evidenzia una percezione un po’ distorta che abbiamo noi italiani quando dichiariamo che, a differenza di altre lingue, l’italiano “si scrive come si pronuncia”:

Le forme errate *evaquare, *evaquazione ed *evacquazione sono uno dei tanti esempi dove l’etimologia di una parola prevale sulla regola ortografica (il suono /k/ seguito dalla semiconsonante /w/ e da una vocale si rende con il grafema q, come ad es. in equazione).
Paola è maestra e mi ha spiegato che alle elementari si insegnano solo le eccezioni più comuni (quelle che molti di noi ricordano come “parole capricciose”: cuore, cuoio, cuoco, circuito, innocuo, i verbi che finiscono in -cuocere e -cuotere ecc…) e si evita di appesantire l’elenco da imparare a memoria con lessico poco frequente e usato solo in ambiti specifici, come ad es. acuire, circuizione, vacuolare.
Nel caso di evacuare e di (prove di) evacuazione, si tratta di parole che fanno parte del vocabolario dei bambini italiani, e quindi anche della loro ortografia, solo dagli anni ‘90, quando nelle scuole elementari italiane sono entrati in vigore i piani per la gestione delle emergenze e le relative esercitazioni.
Auguriamoci allora che i più giovani siano meno soggetti ai problemi di *evaquazione di chi ha qualche anno in più!
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Internet ed errori di ortografia
Chatrooms and social websites encourage bad spelling riporta uno studio della English Spelling Society secondo il quale social network, chat ed email incoraggerebbero l’uso di ortografia non convenzionale in inglese, soprattutto in comunicazioni destinate a un consumo veloce in cui non si avverte la necessità di conformarsi alle regole o correggere eventuali errori di battitura. Conseguenze per il futuro: possibili variazioni all’ortografia.
Anche in italiano si nota una certa disinvoltura nella scrittura online. Sono comprensibili gli errori di battitura, che scappano a tutti, come pure qualche incertezza dovuta ad accenti regionali, ma sono stupita dall’alta frequenza di errori di omofonia (ad es. confusione tra la vista e l’ha vista) che sarebbero facilmente evitabili con un semplice ragionamento grammaticale: provate a fare una ricerca per *non c’è ne sono e vedrete che restituisce più di un milione di risultati (e in questo caso la pronuncia non è neanche la stessa: la e di ce /ʧe/ è chiusa e quella di c’è /ʧɛ/ aperta).
Anche tra chi scrive professionalmente c’è chi non è immune a questa tendenza, basti pensare alle innumerevoli occorrenze di *pò con l’accento in quasi tutti i quotidiani online o ad altri errori che nelle scuole elementari di qualche decennio anno fa avrebbero costretto il loro malcapitato autore a indossare un cappello conico con la scritta ASINO:
Mi domando però se effettivamente sia aumentata la percentuale di chi ha problemi con l’ortografia o semplicemente sia maggiore la visibilità degli errori.
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Vedi anche: un esempio di software che cerca di identificare gli errori dovuti all’omofonia in Office 2007: correttore ortografico contestuale e alcuni commenti su lingua italiana e Internet in Lingua spedita, lingua tradita? ed Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?
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nel post di blog?
Ho parlato altre volte di terminologizzazione, accennando ai problemi che si possono incontrare se i neologismi semantici non sono identificati nella lingua di partenza a causa della loro polisemia (il nuovo termine coincide con una parola generica già esistente) e per questo non vengono resi adeguatamente nella lingua di arrivo, come è successo con pinch nei prodotti Apple.
Lo scenario opposto si verifica quando il nuovo concetto e il termine associato vengono subito riconosciuti e, per sottolineare la novità, nella lingua di arrivo si adotta il termine originale. Nell’ambito informatico italiano, ricorrere ai prestiti dall’inglese nei casi di terminologizzazione è una soluzione abbastanza comune che di solito non causa problemi di localizzazione, proprio perché si tratta di parole nuove con significato univoco.
Si possono però creare imprecisioni traducendo pedissequamente il testo originale. Un esempio è la traduzione di blog post nella presentazione di Windows Live Writer 2011:
| ▄ | Crea post di blog sorprendenti in pochi minuti. |
| ▄ | Dai vita alla tua storia aggiungendo foto e video ai post di blog. |
| ▄ | Inserisci una mappa di Bing nel tuo post di blog per illustrare una località. |
In questi casi va tenuto presente che in inglese, soprattutto nei testi destinati a utenti generici, si tende a rendere esplicite le parole che hanno subito terminologizzazione: qui gli americani specificano blog post perché post è polisemico e potrebbe risultare ambiguo. Al contrario, in italiano post è monosemico: se il contesto è palese, come in questo esempio (“software per blog”), non ha molto senso specificare di blog, proprio come di solito è ridondante tradurre web browser con browser web.
Le traduzioni che “suonano strane”, come nel tuo post di blog (cfr. nel post del tuo blog), non andrebbero sottovalutate: possono avere un impatto negativo sui potenziali utenti, che inconsciamente potrebbero associare il testo poco idiomatico a una complessità d’uso del prodotto, decisamente non il caso di Windows Live Writer.
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Vedi anche: Manuali di stile e funzione del testo e Aggettivi indefiniti subdoli.
Accenti stranieri e credibilità
Uno studio riassunto in Speakers with a foreign accent are perceived as less credible indica che le informazioni comunicate da chi parla con accento straniero sono percepite come meno attendibili rispetto agli stessi dati forniti da una persona di madrelingua, indipendentemente dai pregiudizi sulla nazionalità di chi parla: questo perché un accento marcato richiede uno sforzo di comprensione e il nostro cervello tende a ritenere più veritiere le informazioni che sono più facili da elaborare (in inglese si parla di cognitive fluency).
Fuori dai laboratori di ricerca, presumo che gli stereotipi associati all’accento giochino comunque un ruolo rilevante, anche se inconsciamente. E ho l’impressione che, in caso di pronuncia senza inflessioni evidenti, anche alcuni tipi di errore possano condizionarci.
Mi vengono in mente vari esempi, tra cui quello di un’amica finlandese che parla italiano senza alcun accento e che usa lessico, tempi verbali e sintassi alla perfezione, ma che ha problemi con la concordanza del genere di sostantivi e aggettivi (ad es. dice “è un piatto molto appetitosa”). Temo che, per chi non la conosce, errori così palesi possano rendere quello che dice meno credibile rispetto alle parole di chi invece magari non azzecca congiuntivi e verbi irregolari ma non confonderebbe mai maschile e femminile.
A livelli di competenza linguistica elevata, mi sembra infatti che la ripetizione di errori che i madrelingua percepiscono come facilmente evitabili (non il caso dei congiuntivi!) possa insinuare dubbi sull’attendibilità della comunicazione, come se la persona non sapesse esattamente quello che sta dicendo. O sono solo io ad avere questa impressione?
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Vedi anche: La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? (metafore relative all’acquisizione del linguaggio)
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Alitalia, politici ed eleggibilità
Alitalia sembra rivolgersi a una categoria di passeggeri ben precisa: i politici. In calce all’email che conferma l’acquisto di biglietti aerei elettronici si può infatti leggere
| Alitalia si riserva il diritto di verificare la prova dell’ eleggibilità e il completo e sequenziale utilizzo dei tagliandi di volo in ogni momento del viaggio così come specificato nella regola tariffaria. |
Vuol dire che hanno diritto al viaggio solo gli aspiranti a cariche politiche o amministrative la cui candidatura è formalmente valida?
Banale ironia a parte, fa un brutto effetto notare che la compagnia di bandiera non scrive direttamente in italiano ma traduce dall’inglese, in questo caso senza rendersi conto che la parola inglese eligibility è un falso amico: non ha nulla a che fare con potenziali elezioni, come eleggibilità in italiano, ma indica invece idoneità, il possesso di requisiti necessari o il diritto a qualcosa.
E chi ha comprato biglietti di Alitalia o ha visitato il sito avrà sicuramente notato altri errori e incongruenze, ad es. l’uso degli accenti al posto degli apostrofi in parecchie parole o la terminologia non sempre coerente: peccato non aver prestato un minimo di attenzione in più alla lingua italiana in un sito che dovrebbe rappresentarci nel mondo.
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Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Crocchette <> croquettes, per altri esempi di traduzioni poco riuscite in siti italiani “istituzionali”.
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Manuali di stile e funzione del testo
Come nasce un manuale di stile (Lavori in corso) riassume in modo efficace alcune considerazioni essenziali per la preparazione di note redazionali, tra cui questo punto:
| Come costruire un testo adattato al lettore. Sfortunatamente, infatti, tutti noi che scriviamo (anche come traduttori) a volte dimentichiamo che il testo non è nostro né per noi. |
È importante sottolinearlo perché le guide di stile forniscono indicazioni generali ma è poi compito di chi scrive o traduce metterle in pratica, operando scelte specifiche che tengano conto delle aspettative e delle esigenze del lettore (o utente tipico) di quel testo. È un’operazione non sempre ovvia, soprattutto quando si traduce materiale in apparenza standard, simile a testi già visti, e si lavora con strumenti di automazione.
La funzione del testo viene espressa in modalità anche molto diverse da lingua a lingua. In inglese, un testo con funzione didattica (ad es. un manuale di istruzioni) e un testo con funzione informativa e/o “esortativa” (ad es. materiale marketing che descrive un prodotto) possono essere resi con le stesse strategie linguistiche e stilistiche (ad es. rivolgendosi direttamente all’utente con l’imperativo), mentre in un’altra lingua potrebbe essere necessario differenziare le funzioni (ad es. usando forme impersonali per un tipo di testo e più dirette e informali per l’altro, diversificando registro e lessico generico, ecc).
Il mancato riconoscimento della funzione del testo è un problema che ho notato più volte e che può avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente, come nelle descrizioni di prodotti che dovrebbero essere accattivanti e invogliare all’acquisto e invece contengono espressioni formalmente corrette e accettabili in altri contesti (ad es. allo scopo di, pertanto, è possibile effettuare…) ma fuori luogo in un messaggio pubblicitario.
La capacità di identificare correttamente il tipo di testo e di lettore/utente a cui è destinato e la consapevolezza delle strategie usate dalle lingue di partenza e di arrivo sono quindi essenziali per dare il “senso di identità a ciò che si scrive” descritto da Come nasce un manuale di stile.
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Vedi anche: post con tag Guida di stile, in particolare Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione, e con tag utente tipico.
Il pile, un falso amico potenzialmente imbarazzante
Memorabile la scenetta in un negozio di Dublino, dove un ignaro turista italiano aveva chiesto Do you have piles? a un imbarazzato commesso che certo non si aspettava una domanda così esplicita sulle proprie eventuali emorroidi…
Ho sempre trovato strano che in italiano si usi la parola inglese pile per descrivere il tessuto sintetico e gli indumenti confezionati con tale materiale, visto che in inglese il nome è ben diverso, fleece (forma abbreviata di polar fleece, in origine un marchio registrato, Polarfleece).
In inglese la parola pile può avere vari significati; se usata in ambito tessile non ammette la forma plurale ed equivale all’italiano pelo, una caratteristica conferita da varie tecniche di tessitura a materiali come ad es. velluto, felpa, alcuni tipi di spugna, tappeti e quello che in italiano chiamiamo pile.
Il termine italiano presumibilmente deriva dall’inglese pile fabric, il cui processo di lavorazione sarebbe però diverso da quello usato per il fleece (dettagli qui). A questo punto mi piacerebbe sapere come mai in italiano è stato adottato il prestito pile anziché fleece, visto che sono entrambe parole corte, facili da pronunciare e distintive. Forse un caso un po’ particolare di determinologizzazione e metaforizzazione di gergo tessile?
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Curiosità etimologica: la parola velluto, altro tessuto caratterizzato da un fitto pelo, ha la stessa etimologia di vello, che in inglese è il significato primario di fleece.
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Vedi anche: altri post con il tag falsi amici, in particolare Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento).
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È stata fatta una ricerca per la categoria “errori”.
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