Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “errori”

Refusi ed elezioni

Altra segnalazione di un lettore del blog, stavolta di una pagina del Ministero dell’Interno con le istruzioni di voto per le elezioni amministrative. Nell’arroventato clima politico italiano, un subdolo trattino potrebbe addirittura suggerire scenari inquietanti:

image 


Vedi anche: Vantaggi degli errori di battitura… (un esempio di manifesto elettorale irlandese con un refuso che potrebbe aver fatto guadagnare voti).

Cartelli a Creta

Ringrazio WG che a Creta ha visto alcune scritte in un inglese abbastanza approssimativo e ha pensato di fotografarle per la mia miniraccolta di cartelli. Della serie, “mal comune mezzo gaudio”: non siamo solo noi in Italia ad avere problemi con l’inglese. E c’è di peggio, come dimostra la misteriosa avvertenza “Latin America” sulla porta di una doccia cinese!

SANY0213   FOTO

SANY0124   SANY0605

1001, 101 e 411

In inglese ci sono innumerevoli libri, composti da schede su un determinato argomento, che contengono il numero 1001 nel titolo. Il +1 rispetto alla cifra tonda 1000 dovrebbe essere una strategia di marketing per comunicare al potenziale acquirente che la pubblicazione ha un “qualcosa in più” rispetto ad altre simili. Ci sono moltissimi titoli anche con 101.

Leggendo la recensione di Maths 1001 mi sono domandata se un lettore di lingua inglese avverta anche un altro riferimento.

imageNegli Stati Uniti, in Canada, Sudafrica e probabilmente altri paesi (ma, che io sappia, non nel Regno Unito) il numero 101 indica un corso universitario di base, ad es. Linguistics 101 è un’introduzione alla linguistica. In America il numero 101 è quindi entrato nel linguaggio comune per indicare quello che in italiano potremmo chiamare l’ABC o le nozioni fondamentali di una materia.

Non sempre il significato figurato di 101 viene riconosciuto e quindi “localizzato" correttamente: in documentazione tecnica tradotta mi è capitato spesso di vedere argomenti per principianti in cui era rimasto un improbabile 101 alla fine del titolo.

Un altro numero “americano” interessante è 411, il servizio telefonico che risponde sui numeri degli elenchi telefonici, perché informalmente è diventato un sinonimo di informazioni (un esempio che molti sicuramente conoscono: il blog Localization Industry 411).

Ci sono ovviamente molti altri numeri significativi, come in tutte le lingue. Per ora mi limito ad aggiungere un link a Don’t be 404, know the tech slang.

.
Aggiornamento agosto 2011: davvero interessante Do you ♥ words with no letters?, un intervento di Stan Carey sulle parole senza lettere, con molti esempi anche di numeri.


Vedi anche: Fatto 30, si può fare 31
.

fottuti & dannati (…e favoriti)

Tradurre adeguatamente le espressioni volgari inglesi come fucking non è sempre facile: come accennavo in Parole proibite alla TV americana, abbondano i falsi amici e le interpretazioni errate (e nel tempo le connotazioni di certe parole cambiano). 

traduzioni_pericoloseSugli “incresciosi fottuto e fottutissimo” come traducenti di fucking interviene Patrizia Valduga in Traduzioni pericolose, un breve articolo nel primo numero del mensile E, dove si leggono anche alcune riflessioni su damn / damned:

[…] Che cosa sono, per esempio, tutti questi “dannati”, “dannatamente” e “dannazione” che ci tocca sentire e, purtroppo, anche leggere? Non sono che la traduzione approssimativa – forse perché troppo prossima – di damn e damned, che significano “maledizione” e “maledetto” e che, nell’uso colloquiale, possono anche diventare esclamazione e avverbio quantitativo, che allora significa “terribilmente, enormemente, moltissimo”. […] E a me viene da pensare soltanto che “dannato” sia un sostantivo, un condannato per l’eternità alle pene dell’inferno. […]

Anche i dizionari bilingui non sembrano essere immuni da traduzioni inadeguate: viene citata l’ultima edizione di un noto dizionario inglese-italiano, dove, ad esempio, he’s a damn fool viene reso con “è un dannato stupido”.

L’articolo si conclude con una nota su favourite:

[…] Una traduzione scorretta ormai entrata nell’uso comune è “favorito” per favourite, che vuol dire anche “favorito”, certo, come un cavallo in una corsa, ma che in italiano si dovrebbe tradurre “preferito, prediletto”. Chi usa “favorito”, non sa che significa “assecondato, aiutato, agevolato”? Che i “favoriti” erano gli amanti dei sovrani? […]

pulsante_favoritesMi domando se alla diffusione di questo falso amico abbia contribuito anche l’informatica, in particolare la funzione Favorites nella versione americana di Internet Explorer? È probabile, se non altro a giudicare dall’enorme numero di occorrenze di “favoriti” in milioni di pagine web.

Mi ha anche fatto tornare in mente la discussione sulla localizzazione di Favorites in italiano ai tempi di Windows 95, quando lavoravo in Microsoft, ma in quel caso le argomentazioni pulsante_Preferitilinguistiche a favore di Preferiti erano prevalse sul calco privilegiato invece dal marketing e da chi era avvezzo alla versione americana del prodotto. 

Vedi anche: 

i commenti a idiosyncrasy <> idiosincrasia, per un esempio di come non sia sempre una buona idea affidarsi solo ai dizionari bilingui
il post di Mara in Lavori in corso…, sulla traduzione degli insulti

Grammatica, variabilità e norme interiorizzate

tulipano

Un dettaglio di tulipano non solo perché è primavera ma anche per una vaga assonanza con un’espressione che ho trovato molto efficace: talebano della grammatica.f]……

L’ho scoperta qualche giorno fa nel forum Scioglilingua, dove c’erano vari interventi sullo studio della grammatica che, per quanto noioso, da molti veniva visto come arma indispensabile contro la temuta degenerazione della lingua italiana. 

Mi ha fatto tornare in mente Prima lezione di grammatica, in cui Luca Serianni osserva che in queste discussioni l’attaccamento alla lingua spesso “si manifesta in un’istintiva avversione per il nuovo, visto come imbarbarimento e decadenza” e che

molto frequente è un atteggiamento iper-razionalistico, fondato sull’idea che la lingua sia un monolite nel quale si possa sempre tracciare il confine giusto-sbagliato sul fondamento di un’astratta immagine della norma, sottratta alla variabilità degli usi concreti.

Andrebbe invece considerato che

  tra i due poli “giusto” / “sbagliato” si situa una zona grigia, in cui il parlante nativo può avere dubbi e incertezze, dipendenti da vari fattori […] Questa tripartizione vale in genere per tutte le lingue di cultura, ma le proporzioni tra le tre fasce (agrammaticalità; possibilità di più esecuzioni equipollenti; casi di incertezza) possono variare in misura considerevole.

Nel caso dell’italiano la “zona grigia” è più estesa che in altre lingue, per due motivi: minore uniformità, dovuta a una stabilizzazione tardiva di una lingua parlata comune, e

  l’importanza da sempre attribuita alla codificazione grammaticale della tradizione letteraria: in Italia i grammatici hanno avuto più autorità che altrove e sono pochi gli scrittori e pochissimi i parlanti i quali abbiano avuto tanta fiducia nella propria forza di parlanti nativi da non sentirsi condizionati da quell’autorità, almeno fino ad anni recenti. 

Serianni introduce quindi l’idea di norma linguistica interiorizzata, cioè la norma che “è andata stratificandosi non tanto sulla base della propria esperienza di parlante, quanto sull’immagine di lingua che si è formata soprattutto negli anni di scuola” (esempio: no all’uso dell’imperfetto nelle ipotetiche dell’irrealtà, del tipo se me lo dicevi, venivo).

Michele A. Cortelazzo riprende il concetto per sottolineare che l’aggrapparsi alla norma interiorizzata impedisce di prendere atto delle variazioni che inevitabilmente investono la lingua: se davvero tali norme, tramandate da insegnante a insegnante, funzionassero senza alcuna influenza esterna, ogni lingua resterebbe immutata nel tempo! 

Infine, può essere utile ricordare che le grammatiche più tradizionali descrivono le “regole” del cosiddetto italiano standard, usato in realtà da una percentuale molto bassa di parlanti in situazioni formali, quasi esclusivamente scritte, mentre la maggior parte delle persone colte e mediamente colte privilegia la varietà linguistica conosciuta come italiano neo-standard o italiano dell’uso medio, analizzato da Francesco Sabatini in un saggio che ne descrive le caratteristiche fonologiche, morfologiche, sintattiche e lessicali.

Sabatini fa notare che quasi tutti i tratti morfosintattici che distinguono l’italiano dell’uso medio da quello standard non sono innovazioni recenti (anche Dante e Manzoni usavano l’imperfetto nelle ipotetiche dell’irrealtà!), semplicemente tali tratti non erano stati accolti nella “norma che dal secolo XVI in poi ha dominato l’uso standard della lingua italiana: la norma letteraria alla quale, in ultima analisi, si sono attenute le codificazioni grammaticali”.

Ben venga quindi uno studio della grammatica senza integralismi, che non prescrive regole astratte ma descrive la lingua contemporanea nella sua variabilità e nei suoi fenomeni di ristrutturazione e ristandardizzazione.


Due libri di lettura molto piacevole sull’argomento:

Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri di Giuseppe Patota, ottima anche per italiani (già citata qui)
Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana di Andrea De Benedetti, per non confondersi tra sgrammaticature e agrammaticalità

[Aggiornamento] Vedi anche: Integralisti della lingua inglese.

Formattazione, ortografia e *acquisizzione clienti

pubblicitàTra la posta ho trovato una pubblicità che ha attirato la mia attenzione perché è una fotocopia di bassa qualità di un documento prodotto assemblando ritagli di logo e alcune porzioni di testo (un “taglia e incolla” tradizionale: nuovo retronimo?!).

Nulla da eccepire nel contenuto dell’offerta commerciale, chiara ed esaustiva. Mi domando però quanti decidano di usufruire dei servizi proposti dopo averne letto la descrizione: 

ingrandimento

Si pone molta attenzione sull’impatto negativo delle traduzioni mal eseguite ma dubito che anche un documento originale abborracciato come questo aiuti ad acquisire clienti, anzi, a livello inconscio potrebbe far sorgere qualche perplessità sull’affidabilità di un prodotto o di un servizio e la professionalità di chi lo esegue. O sono io che sono particolarmente “fissata” con gli errori di ortografia e di battitura?

Aggiornamento maggio 2011An ingenious application of crowdsourcing: Fix reviews’ grammar, improve sales pare confermare le mie impressioni sull’impatto della qualità linguistica su un potenziale acquirente. Sembra infatti che le recensioni negative di un prodotto, se scritte correttamente, senza errori di grammatica o di ortografia, possano fare aumentare la domanda per quel prodotto più delle recensioni positive ma piene di errori.

Aggiornamento luglio 2011Spelling mistakes ‘cost millions’ in lost online sales afferma che le vendite online in un sito con errori di ortografia si riducono anche del 50%.


A Roma in due abbiamo fotografato questo bel balconcino, ma non per lo stesso motivo!!

insegna_notaio_romano

Per la serie “cassetta delle lettere”, vedi anche ben formaggiato?!? e Love Boat?

cartello

blog <> post

Mi piace molto Johnson, il blog di The Economist sull’uso e l’abuso del linguaggio nella politica, nell’economia e nella cultura (il nome deriva dall’autore del dizionario inglese ma spesso vengono discusse anche altre lingue).

blog ≠ postDevo ammettere che qualche giorno fa ho provato una certa soddisfazione nel leggere Check out this blog e scoprire che uno degli autori condivide un mio pet hate: la parola blog usata erroneamente come sinonimo di post o posting, ad es. I just wrote a new blog on X.

Temo che l’uso non corretto di blog si stia diffondendo anche in italiano (ad es.*ho scritto un blog su XYZ), eppure la differenza tra i due termini dovrebbe essere chiara: questo blog si chiama Terminologia etc. mentre il post è intitolato blog <> post.

Vedi anche: 10 anni della parola blog.


Per chi eventualmente arrivasse qui con una ricerca sulla differenza di significato tra blog e post, riporto due definizioni (l’etimologia dei due prestiti è visualizzata al passaggio del puntatore sui link):

blog un sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l’autore (blogger) pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni ed altro, assieme, eventualmente, ad altre tipologie di materiale come immagini o video [Wikipedia]
post messaggio testuale, con funzione di opinione o commento, inviato in uno spazio comune su Internet per essere pubblicato. Tali spazi possono essere blog, newsgroup, forum (o board)  [Wikipedia]

…gnificato blog

Quando localizzare = eliminare

Il testo italiano sull’involucro di un prodotto DELL, dove si leggono soffocazione e altre traduzioni opinabili, è discusso in Lexical innovation, or retrogression?.

Altamente improbabile che il traduttore fosse di madrelingua: scelte lessicali inadeguate, incongruenze di stile e registro, ignoranza delle formule standard usate in questi contesti:

inglese italiano
Warning!
To avoid danger of suffocation, keep away from babies and children.
Do not use in cribs, beds, carriages
or playpens. This bag is not a toy.
Avvertimento! 
Per evitare la soffocazione tenete via dai neonati e bambini.

Non si deve usare nelle culle, nei letti, nelle carrozzine per bambini oppure nei quadrati di gioco. Questa borsa non è un giocattolo.

Caution! Hot!C’è anche un problema abbastanza tipico di mancato riconoscimento di differenze culturali: qui, per questioni soprattutto legali (le famigerate cause americane impensabili altrove!), il testo inglese specifica esplicitamente dove NON lasciare l’involucro di plastica ma in italiano questi dettagli sono già impliciti nell’avvertenza di tenere lontano dalla portata dei bambini e diventano quindi superflui.

In questo caso, l’intervento di localizzazione più adeguato consisterebbe nell’eliminare le informazioni irrilevanti dal testo italiano perché potrebbero creare perplessità e distogliere dal messaggio che si vuole comunicare (“Come mai le carrozzine ma non i passeggini?”, “Ma perché uno dovrebbe mettere questo sacchetto di plastica nel letto?” ecc.).

I testi con funzioni specifiche, come le istruzioni o le informazioni di sicurezza, tendono a essere conformi a formulazioni standard che li rendono subito riconoscibili e più facilmente assimilabili. Il mancato rispetto delle convenzioni (lessicali, terminologiche, stilistiche ecc.) può quindi avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente e sulla sua curva di apprendimento.

Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e [aggiornamento] Avvertenze dettagliate (per sorridere sulle istruzioni americane). 



PS La traduzione Warning! = Avvertimento! mi ha fatto tornare in mente il comico Giole Dix sulle diversità culturali che emergono dai diversi stili di comunicazione di una particolare targhetta multilingue dei treni italiani. Si può riascoltare qui.

una N di troppo

Grazie a G. che, conoscendo il mio debole per insegne e cartelli insoliti, mi ha mandato questa foto da Gerusalemme:

gelaterina

Immagino che per uno straniero gelaterina sia un parola che suona davvero bene!

infografica: plurale “infografiche” o difettivo?

What Shapes Our Language? è un bell’esempio di infografica usata per descrivere alcuni meccanismi che influenzano l’evoluzione della lingua (in questo caso l’inglese):

What_Shapes_Our_Language

Mi piace molto l’idea di rappresentare dati e informazioni in forma grafica ma mi lasciano perplessa i modi in cui in italiano viene usata la parola infografica (ormai molto diffusa ma tuttora classificabile come neologismo, tra l’altro non ancora registrato dai dizionari italiani che ho consultato).

Infografica è un calco di traduzione modellato su due parole macedonia inglesi, infographic e infographics [information+graphic e information+graphics].

In inglese ci sono tre sostantivi apparentemente simili che rappresentano tre concetti diversi:

(1) graph  sostantivo numerabile (plurale graphs), equivale all’italiano grafico, “rappresentazione grafica o geometrica di un fenomeno” (es. grafico a barre, grafico di una funzione ecc.)
(2) graphic  sostantivo numerabile (plurale graphics), equivale all’italiano elemento grafico, “immagine generata da un computer”
(3) graphics sostantivo non numerabile, equivale all’italiano grafica, “arte e tecnica di rappresentazione visiva su una superficie” (in italiano grafica è un sostantivo con valore collettivo ed è  raramente usato al plurale)

Ne deriva che infographics (3) descrive la tecnica di rappresentazione dei dati mentre infographic (2) è la singola rappresentazione grafica (plurale infographics).

In italiano non viene sempre recepita la differenza che esiste in inglese. Secondo me, infografica nel significato (3) è un neologismo efficace, invece non sono convinta da (un’) infografica e (più) infografiche (2) perché in questo caso associo al secondo elemento, grafica, il significato di “professionista (donna) che si occupa di grafica”.

Credo però che dovrò abituarmi a questo uso, anche se lo trovo davvero poco ortodosso, vista la diffusione sempre più vasta che sta avendo:

grafico

Concludo osservando che la voce Infografica in Wikipedia copre solo il significato (3); il redattore ha preferito usare grafico o rappresentazione grafica per il significato (2).


Aggiornamento novembre 2011 – Il dizionario di italiano Zingarelli nell’edizione 2012 include la voce infografica registrando il significato (3) e indicando il significato (2) come sinonimo improprio di infografìa.

infografica:

1 Settore dell’informazione che studia l’organizzazione e la rappresentazione di dati in forma grafica, mediante tabelle, diagrammi, istogrammi ecc
2 (impropr.) Infografia.

infografia:

(inform.) Immagine, generata da computer, che combina disegni e testi; si usa nell’editoria tradizionale ed elettronica per fornire informazioni in forma visuale. 

Se però si prova confrontare la frequenza d’uso, facendo una ricerca di pagine che contengono un’infografia e di pagine che contengono un’infografica, si può notare la prevalenza nettamente superiore di infografica.

idiosyncrasy <> idiosincrasia

Oggi Wikileaks è di nuovo al centro dell’attenzione per ulteriori rivelazioni sul governo italiano. In molti riportano questo commento dell’ex ambasciatore americano Spogli:

La combinazione tra declino economico e idiosincrasie politiche ha spinto molti leader europei a denigrare i contributi italiani, e di Berlusconi.

Leggendolo, mi è venuta la curiosità di confrontarlo al testo originale:

The combination of Italy’s economic decline and political idiosyncrasies have caused many European leaders to denigrate the contributions of Berlusconi and Italy.

Come immaginavo, c’è un errore di traduzione dovuto a un falso amico:

in inglese idiosyncrasy descrive le caratteristiche peculiari di un individuo o di un gruppo, di solito caratterizzate da comportamenti insoliti o inaspettati e non condivise da altri [Longman Dictionary of Contemporary English e Wikipedia]
in italiano idiosincrasia equivale a “incompatibilità, avversione, ripugnanza verso determinati oggetti, per lo più astratti, verso situazioni o anche persone”  [Vocabolario Treccani]  

Se non si conosce la differenza, si possono trarre conclusioni sbagliate e infatti basta una ricerca veloce per trovare errori di interpretazione alquanto evidenti, come questo:

Detta fuori dal linguaggio dei diplomatici: agli altri capi di Stato e di governo occidentali, Berlusconi sta talmente sulla balle («idiosincrasie») che non vogliono più averci niente a che fare. A noi invece è utile, quindi ci turiamo il naso.

In realtà il commento americano non riguarda eventuali ostilità verso la persona Berlusconi ma osserva che le peculiarità della linea politica italiana creano perplessità.

Vedi anche: Wikileaks: cablo(grammi), telegrammi, documenti?

English: inglese o italiano?

In un testo inglese con riferimenti linguistici, la parola English non dovrebbe dare problemi di interpretazione, eppure può causare errori di localizzazione che mi è capitato di vedere spesso. L’ultima imprecisione che ho notato è proprio in un documento che spiega che “la localizzazione è molto più che una semplice traduzione: richiede un adattamento del sito web ai mercati e alle culture locali, non una semplice traduzione letterale dei contenuti”:  

Testo originale   Traduzione italiana
[A] Style Guide [is] a document that describes specific instructions that you want translators to follow during translation. For example, your style guide for translation into English may include the rule: for comma-separated lists that contain at least three items, always include a comma before the "and". Thus, the translator would translate the Spanish "manzanas, naranjas, y peras" into "apples, oranges, and pears" instead of "apples, oranges and pears".   [La] Guida di stile [è] un documento che descrive specificamente le istruzioni che i traduttori devono seguire durante la traduzione. Ad esempio, la guida di stile per la traduzione in inglese può comprendere la regola: per gli elenchi separati da virgole che contengono almeno tre elementi, aggiungere sempre una virgola prima della "e". In questo caso, il traduttore che traduce "Manzanas, Naranjas, y Peras" dallo spagnolo in inglese dovrà usare la forma "apples, oranges, and pears" anziché "apples, oranges and pears".  

In un testo o in un prodotto sviluppato in un paese di lingua inglese, English può avere due significati diversi che nella versione localizzata richiedono traduzioni diverse :

1 “lingua parlata negli Stati Uniti” inglese nella versione italiana
2 “lingua dell’interfaccia/documentazione” italiano nella versione italiana

Ci sono poi occorrenze specifiche che vanno verificate caso per caso, ad es. un ipotetico avvertimento This add-in may cause serious problems if installed on non-English versions of XYZ potrebbe richiedere traduzioni diverse a seconda che il componente aggiuntivo sia disponibile solo in inglese oppure ne esistano anche versioni localizzate.

Anche i riferimenti ad altre lingue possono essere interpretati letteralmente o come esempi generici di lingua straniera. In questa ottica, il testo citato all’inizio sarebbe potuto risultare più efficace se adattato al contesto specifico “localizzazione inglese-italiano”, ad es.

[…] la guida di stile per la traduzione dall’inglese in italiano potrebbe comprendere la regola la virgola separa gli elementi di un elenco; l’ultimo elemento viene introdotto dalla congiunzione “e” che, a differenza dell’inglese “and”, non va preceduta da virgola. Ad esempio, chi traduce "apples, oranges, and pears" dovrà scrivere "mele, arance e pere" anziché "mele, arance, e pere".

Concludo sottolineando ancora una volta che le guide di stile per la localizzazione forniscono indicazioni generali ma non possono coprire tutti gli esempi possibili: sta a chi traduce riconoscere i potenziali problemi e trovare soluzioni specifiche.  

Comprehend this: attention to planes inclined

In Language Log (Comprehend this!) c’è un esempio di un tentativo di phishing in un inglese così maldestro da essere definito perhaps the most illiterate phishing spam yet.

L’autore dell’intervento si domanda come mai questi truffatori non ricorrano a un complice che parli inglese, per cercare di rendere il testo dei loro messaggi vagamente plausibile, e conclude che costoro debbano vivere in qualche posto sperduto dove le probabilità di trovare un madrelingua inglese siano praticamente nulle

…proprio come in centro a Milano, perlomeno a giudicare da cartelli come quello visto nell’ascensore che porta sul tetto del Duomo:

cartello Duomo Milano

Leggendo questo avviso si direbbe che nella capitale italiana della moda, della finanza e dell’economia sia impossibile trovare non dico una persona di madrelingua inglese ma perlomeno qualcuno in grado di produrre una frase in un inglese accettabile, del tipo Caution! Slippery roof surface, e l’unica alternativa sia prendere un dizionario e tradurre letteralmente, parola per parola. La tanto bistrattata traduzione automatica non riuscirebbe a far di peggio: se non altro, immagino eviterebbe la collocazione degli aggettivi in posizione postnominale (planes inclined*) e dubito produrrebbe mai un because off.

Davvero imbarazzante leggere certe traduzioni proprio in compagnia di un native speaker, anche se devo ammettere che poi siamo andati a vedere le pagine inglesi del sito del Duomo, fonte di ulteriore ilarità (sua): da leggere, ad esempio, le battaglie contro i piccioni nella sezione Curiosities. Invece, a proposito della canzone “O mia bela madunina”, emblematica, anche se soprattutto per altri motivi, l’affermazione “ti te domini Milan” (you look over Milan) in a way was a rather banal line, but precisely for this reason it appealed to the sentiments of the population, who had no need of intellectual complication. Eh già…


* In inglese inclined plane è un termine usato in fisica, fuori luogo sul tetto di una
  chiesa.


Per altri esempi di traduzioni letterali, vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it, Crocchette <> croquettes e Bambini omaggio o errori di traduzione?

Problemi di *evaquazione dovuti all’età?

Dopo aver letto il post sugli errori di ortografia, Paola mi ha mandato un esempio che evidenzia una percezione un po’ distorta che abbiamo noi italiani quando dichiariamo che, a differenza di altre lingue, l’italiano “si scrive come si pronuncia”:

evaquare

Le forme errate *evaquare, *evaquazione ed *evacquazione sono uno dei tanti esempi dove l’etimologia di una parola prevale sulla regola ortografica (il suono /k/ seguito dalla semiconsonante /w/ e da una vocale si rende con il grafema q, come ad es. in equazione).

Paola è maestra e mi ha spiegato che alle elementari si insegnano solo le eccezioni più comuni (quelle che molti di noi ricordano come “parole capricciose”: cuore, cuoio, cuoco, circuito, innocuo, i verbi che finiscono in -cuocere e -cuotere ecc…) e si evita di appesantire l’elenco da imparare a memoria con lessico poco frequente e usato solo in ambiti specifici, come ad es. acuire, circuizione, vacuolare.

Nel caso di evacuare e di (prove di) evacuazione, si tratta di parole che fanno parte del vocabolario dei bambini italiani, e quindi anche della loro ortografia, solo dagli anni ‘90, quando nelle scuole elementari italiane sono entrati in vigore i piani per la gestione delle emergenze e le relative esercitazioni.

Auguriamoci allora che i più giovani siano meno soggetti ai problemi di *evaquazione di chi ha qualche anno in più!

Internet ed errori di ortografia

Chatrooms and social websites encourage bad spelling riporta uno studio della English Spelling Society secondo il quale social network, chat ed email incoraggerebbero l’uso di ortografia non convenzionale in inglese, soprattutto in comunicazioni destinate a un consumo veloce in cui non si avverte la necessità di conformarsi alle regole o correggere eventuali errori di battitura. Conseguenze per il futuro: possibili variazioni all’ortografia.

Anche in italiano si nota una certa disinvoltura nella scrittura online. Sono comprensibili gli errori di battitura, che scappano a tutti, come pure qualche incertezza dovuta ad accenti regionali, ma sono stupita dall’alta frequenza di errori di omofonia (ad es. confusione tra la vista e l’ha vista) che sarebbero facilmente evitabili con un semplice ragionamento grammaticale: provate a fare una ricerca per *non c’è ne sono e vedrete che restituisce più di un milione di risultati (e in questo caso la pronuncia non è neanche la stessa: la e di ce /ʧe/ è chiusa e quella di c’è /ʧɛ/ aperta).

Anche tra chi scrive professionalmente c’è chi non è immune a questa tendenza, basti pensare alle innumerevoli occorrenze di * con l’accento in quasi tutti i quotidiani online o ad altri errori che nelle scuole elementari di qualche decennio anno fa avrebbero costretto il loro malcapitato autore a indossare un cappello conico con la scritta ASINO:

errore Corriere

Mi domando però se effettivamente sia aumentata la percentuale di chi ha problemi con l’ortografia o semplicemente sia maggiore la visibilità degli errori.


Vedi anche: un esempio di software che cerca di identificare gli errori dovuti all’omofonia in Office 2007: correttore ortografico contestuale e alcuni commenti su lingua italiana e Internet in Lingua spedita, lingua tradita? ed Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?