Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “errori”

Aggettivi indefiniti subdoli

Sono capitata nella pagina italiana di un sito dove si avverte che la spedizione di certi prodotti potrebbe subire un ritardo di parecchi giorni, un’informazione davvero poco incoraggiante dal punto di vista di un potenziale acquirente.

Ho cercato il testo originale: come immaginavo, la pagina inglese dice che la spedizione “may be delayed by several days, un’attesa tutto sommato accettabile.

voce Several nell'Oxford Advanced Learner's Dictionary: more than two but not very many

Ce lo ripetevano in continuazione il primo anno di università: in inglese several indica una quantità imprecisata ma limitata, in genere meno di dieci, quindi tradurre con parecchio o aggettivi che indicano un numero rilevante è quasi sempre un errore; in base al contesto, andrebbero preferite alternative quali qualche, alcuno, più (di uno), ecc.

Ho avuto modo di notare che è un tipo di errore che può sfuggire ai revisori, soprattutto se il resto del testo rispetta le indicazioni della guida di stile, è scorrevole e la terminologia è corretta. L’esempio di parecchi giorni credo dimostri che invece si dovrebbe fare attenzione a queste sviste: anche un aggettivo indefinito, per quanto apparentemente banale, può influenzare negativamente la percezione di un prodotto o di un servizio.

voce Parecchio nel Vocabolario Zingarelli online: che è in quantità, misura o numero notevole, rilevante

Ai giornalisti “parlamento appeso” piace proprio!

imageElezioni in Australia: nessuno dei due principali schieramenti ha raggiunto la maggioranza necessaria per formare il governo, situazione di stallo nota in inglese come hung parliament.

È un’espressione che i media italiani insistono a descrivere come “parlamento appeso”, traduzione poco azzeccata di cui ho già parlato in Hung Parliament: non è "appeso".

significato…

silly season… “on the road”!

È decisamente silly season in Gran Bretagna, perlomeno a giudicare dalla notevole evidenza che viene data ad alcuni problemi di segnaletica orizzontale.

La BBC e The Telegraph pubblicano un vistoso errore di ortografia apparso nei pressi di una scuola americana:

shcool

The Guardian invece ci rende partecipi della triste fine di un riccio:

Squashed hedgehog 

Peccato non sia stato riesumato anche questo esempio:

guardare a destra!

Buon ferragosto a tutti!

Vedi anche: Cartelli insoliti e Ancora segnaletica orizzontale…

….

Falsi amici all’ombra del sicomoro

 

La turbina eolica ispirata al seme del sicomoro (da Wind Power)Probabilmente anche altri lettori di un importante quotidiano italiano sono rimasti perplessi dal titolo di un articolo su una turbina eolica innovativa, costruita da un’azienda britannica:

Eolico: nuova turbina disegnata ispirandosi al seme del sicomoro - Corriere della Sera

Il testo dell’articolo spiega che Il design [della turbina] è ispirato al seme del sicomoro, che cade a terra a spirale grazie ad «ali» a V

frutti di sicomoro (ficus sycomorus)Basta però fare doppio clic sulla parola sicomoro nell’articolo stesso per accedere alla definizione del Dizionario Sabatini-Coletti e confermare il sospetto che si tratti di una notizia tradotta: non è stato considerato che, in italiano, il sicomoro (ficus sycomorus) è una pianta che cresce in climi caldi e i cui frutti, simili ai fichi, non sono certo provvisti di ali.

In inglese, invece, sycamore è il nome di tre diversi tipi di albero:

1  in Europa indica l’acero montano (acer pseudoplatanus)
2  in America settentrionale è il platano (platanus occidentalis
3 in Africa e Medio Oriente descrive il ficus sycomorus, in italiano sicomoro*

samare (semi di acero) Nel caso della turbina eolica progettata nel Regno Unito, il riferimento è sicuramente all’acero, il cui seme, sàmara nella terminologia scientifica, ha due ali membranacee che gli consentono di ruotare in aria. Chi ha visitato il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ricorderà che Leonardo Da Vinci aveva preso ispirazione proprio dai semi d’acero per progettare la macchina nota come “elicottero di Leonardo”. E in inglese il nome colloquiale delle samare è helicopter seeds, in azione in questo documentario della BBC (dal minuto 3:00):

The private life of plants – voce narrante di David Attenborough

*  Tra i principali dizionari italiani, solo il Vocabolario Zingarelli include “acero montano” come significato alternativo di sicomoro: probabilmente non viene più considerato un falso amico ma un calco entrato in italiano tramite ripetute traduzioni letterali? Non credo però che questa accezione, ancora poco comune, giustifichi la scelta lessicale nell’articolo citato (o nelle traduzioni di romanzi ambientati in Gran Bretagna e in Irlanda).

System tray e incongruenze terminologiche

In Italian Localization problem n. 1 – System tray, Roberto Savelli evidenzia un problema terminologico non così raro, quello dei termini il cui significato nella lingua di partenza appare chiaro ma per i quali non sembrerebbe esserci un termine consolidato nella lingua di arrivo. system tray - area di notificaL’esempio riguarda system tray, che in inglese identifica l’area inferiore destra del desktop di Windows dove appaiono notifiche e indicazioni di stato.

L’ho trovato uno spunto molto interessante e ne approfitto per aggiungere qualche commento sulle incongruenze terminologiche nella localizzazione, pensando soprattutto a studenti di traduzione o a chi non ha ancora molta familiarità con questa attività.

Le linee guida sull’ambiente Windows chiariscono che system tray, come pure il meno frequente status area, sono termini da evitare in favore di notification area. per un esempio di concetto con più realizzazioni lessicali, vedere Concetti e termini: un esempio dai Office per Mac
È un tipico esempio di un singolo concetto che ha tre diverse realizzazioni lessicali; in un database terminologico orientato al concetto, i tre termini possono essere rappresentati evidenziando quello da privilegiare e documentando quelli non ammessi od obsoleti, ad es. system tray e status area, con indicazioni d’uso per gli interventi nelle varie fasi del ciclo di vita del prodotto, sia nella lingua di partenza che in quelle di arrivo, dove si può ricorrere a un unico termine associato a tutte le occorrenze della lingua di partenza e risolvere così le incongruenze originali.

Roberto osserva che in Windows 7 e Windows Vista italiani il concetto rappresentato da system tray è reso da area di notifica, a sua volta associato anche a notification area (termine standard), ma nota che nelle stringhe di altri prodotti Microsoft meno recenti si trova anche system tray barra delle applicazioni. L’incongruenza potrebbe essere dovuta a un banale errore, alla mancanza, a suo tempo, dell’informazione che in inglese system tray = notification area, a uno slittamento di significato intercorso nel frattempo (in origine tray indicava l’intera fascia inferiore del desktop, poi chiamata taskbar in inglese), ma potrebbe anche darsi che si sia volutamente optato per l’iperonimo (taskbar barra delle applicazioni) se il contesto originale indicava che era sufficiente un riferimento più generico: è un’opzione terminologica non molto diffusa ma accettabile se ben motivata (vedi esempio di scan digitalizzare).  

Le mie sono solo supposizioni, non posso infatti sapere se system tray barra delle applicazioni sia una scelta consapevole o meno, è certo però che in molti altri casi si notano incongruenze terminologiche palesi e non giustificabili, anche se meno frequentemente di tempo fa, e ci si domanda come siano potute sfuggire, visto che da anni si ricorre a sistemi di gestione della terminologia avanzati, a strumenti per la verifica della coerenza terminologica, e a processi di lavoro ben definiti che dovrebbero evitare questi problemi. Entrano però in gioco altri fattori, ad esempio: 

Fase di sviluppo
L’ambito aziendale è estremamente complesso e a uno stesso prodotto possono lavorare centinaia di persone, non sempre abituate a ragionare in termini linguistici e magari con percezioni diverse dei concetti e dei termini associati: basti pensare all’esempio estremo della terminologia che descrive i
tasti di scelta oppure, per rimanere in tema, al termine inglese taskbar, che può indicare sia l’intera fascia inferiore del desktop che la porzione con le icone delle applicazioni, come in questi due esempi (descrizione al passaggio del mouse):

in questo esempio, "taskbar" indica tutta la fascia inferiore del desktop
in questo esempio, "taskbar" indica solo la porzione con le icone delle applicazioni (fare clic sull'immagine per ingrandirla) 

È chiaro che le incongruenze nella lingua di partenza, se non risolte, possono moltiplicarsi in quelle di arrivo. Roberto fa bene a ricordare che eventuali problemi nel materiale di origine andrebbero segnalati agli autori.
Fase di localizzazione
Non sempre è possibile identificare e documentare tutta la terminologia di un prodotto nella fase di sviluppo; quella “sfuggita” andrebbe evidenziata durante la localizzazione, in modo che si possano definire i concetti eliminando possibili ambiguità. Eppure, nonostante processi ben definiti per la gestione della terminologia, non sempre chi localizza dà il suo apporto (mancanza di tempo? scarsa familiarità con procedure e flussi di lavoro? difficoltà a individuare concetti e terminologia correlata?) e quando si scopre il problema può essere troppo tardi per risolverlo.
Fase post rilascio
Le modifiche terminologiche per le versioni successive di un prodotto sono soggette a valutazione e si evitano cambiamenti costosi se si ritiene che l’impatto delle incongruenze sull’esperienza dell’utente sia minimo*, come immagino potrebbe essere per system tray barra delle applicazioni, decidendo quindi di non correggere tutte le occorrenze nelle stringhe riciclate (anche se molto visibili nei risultati di ricerche terminologiche, potrebbero invece essere marginali nel prodotto e non essere mai incontrate dalla maggioranza degli utenti, ad es. se appaiono in messaggi di errore poco frequenti). In questo scenario, è chiara l’importanza di individuare e definire la terminologia il prima possibile nel ciclo di vita del prodotto per evitare, in seguito, inutili complicazioni.

* un esempio incongruenze che hanno un basso impatto sull’utente potrebbero essere le varie traduzioni italiane di incorrect password, che nel software di produttori diversi diventa password errata, password non corretta e password sbagliata, a volte nello stesso contesto (o addirittura password incorretta, un vecchissimo esempio che ho sentito fare anche recentemente e che trovo sicuramente valido da un punto di vista linguistico/accademico ma poco rilevante dal punto di vista dell’utente e relativa curva di apprendimento: per quanto orribile, incorretto non crea problemi di comprensione). Ben altro impatto avrebbero invece incongruenze nella traduzione di form con maschera, modulo e form (molti esempi in rete) perché sarebbe difficile capire se fanno riferimento allo stesso concetto.

Conclusioni alla fine di questo lunghissimo post? Nessuna in particolare, se non quella, credo ovvia, che per una riuscita soddisfacente del lavoro terminologico è importante la collaborazione attiva da parte di chi localizza (anche se non coinvolto direttamente nella gestione della terminologia), da cui ci si aspetta la capacità di riconoscere e analizzare eventuali problemi e quindi proporre soluzioni.
……

Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari?

Ringrazio Elisa, che mi ha mandato un trafiletto intitolato "La “pigrizia” del computer, tratto da uno speciale sulla lingua italiana in una rivista femminile: La sostituzione delle lettere accentate con l’apostrofo (perche’ invece di perché) è una caratteristica della Comunicazione mediata dal computer: posta elettronica, gruppi di discussione, chat, siti Web. In questo contesto può avere una giustificazione pratica, ma l’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque […] Così diventa difficile distinguere tra accento grave e acuto e tra accento e apostrofo […]

Ci sono alcune affermazioni che non trovo condivisibili:

L’uso dell’apostrofo al posto della lettera accentata si sta diffondendo ovunque”: era sicuramente così anni fa, specialmente per chi non usava tastiere italiane o si trovava a usare software che non accettava i cosiddetti caratteri estesi; mi sembra però un fenomeno in calo più che in crescita, perlomeno tra i “non tecniconi”, anche perché i correttori ortografici sono molto diffusi e segnalano questi errori.  
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento grave e acuto e porta agli errati perchè, poichè”: credo che la causa possa essere un’altra. Chi scrive a mano non differenzia gli accenti, o perlomeno non lo facevano quelli della mia generazione, che alle elementari scrivevano ogni accento come una specie di arco sopra la vocale, ad es. è, tanto che l’esistenza di accenti gravi e acuti io l’ho imparata solo all’università!
L’uso dell’apostrofo rende difficile distinguere tra accento e apostrofo, come in pò scritto con l’accento, anziché il corretto po’ ”: se fosse vero quanto affermato più sopra, sarebbero in pochi a scrivere *pò e preferirebbero la forma con l’apostrofo, e comunque non spiega perché siano così diffusi gli altrettanto raccapriccianti *fà, *sò, *sà, *dò, ecc.
Anche il correttore ortografico di alcuni cellulari suggerisce la grafia pò!”: francamente sono perplessa che ci sia chi possa pensare che i sistemi di scrittura facilitata tipo il T9 siano correttori ortografici. Sono due strumenti ben diversi, e se anche entrambi utilizzano informazioni relative alla frequenza delle parole nella lingua, lo fanno con modalità e scopi diversi. Immagino che il problema di * nel T9 sia dovuto alla forte presenza dell’errore nei corpora usati per creare il “dizionario” di riferimento, e dei corpora fanno spesso parte intere annate di giornali. Sicuramente non sono solo io ad avere notato quanto sia diffuso l’orrendo * nei principali quotidiani, soprattutto online: forse computer e cellulari in questo caso sono innocenti e a contribuire a questo errore è stata la “pigrizia” (ortografica) di qualche giornalista?!?  


[pubblicato automaticamente: sto facendo una pausa, ci risentiamo a fine mese]

Vedi anche: Accenti gravi e acuti in italiano e, sulle maiuscole accentate, È o non E’?! Scrivere per il Web.

“Kluge” ed errori nei database terminologici

Kluge: noun, pronounced /klooj/ (engineering): a solution that is clumsy or inelegant yet surprisingly effective - Gary MarcusScientific American cita un libro sulla mente umana con un titolo insolito, Kluge*, che sulla copertina è seguito da un asterisco che rimanda a una nota con il significato della parola: “una soluzione maldestra o poco elegante ma sorprendentemente efficace”, ovvero una metafora per alcuni espedienti del nostro cervello che funzionano anche se non sono particolarmente logici o efficienti, come la gestione del linguaggio.

In ambito informatico il termine gergale kluge e la sua grafia alternativa kludge possono descrivere un “programma che, pur svolgendo il suo compito, è stato scritto in fretta o composto di parti poco omogenee e risulta quindi mal progettato”.

Questo concetto mi ricorda un errore notato in un database terminologico multilingue, vistoso perché ripetuto nelle schede di varie lingue a cui mancava un equivalente diretto per kludge, cosicché in ciascun campo del termine era stata invece inserita una descrizione, simile alle spiegazioni tra virgolette dei capoversi precedenti.

Temo si tratti di un errore non poi così raro nei database terminologici orientati al concetto e imputabile a scarsa familiarità con la struttura del database e con il significato e l’uso dei relativi campi, come pure a un approccio semasiologico che porta a riprodurre quanto trovato in dizionari o glossari tradizionali anziché lavorare partendo dal concetto. 

Ricorrere a una descrizione è infatti un’opzione accettabile in un dizionario bilingue ma
non è un espediente ammesso per il campo del termine di una scheda terminologica, specialmente se il database è usato a supporto di sistemi di traduzione assistita, di traduzione automatica e di gestione della conoscenza: va sempre trovata una soluzione terminologica o, se necessario, più di una (ad esempio, si potrebbe ricorrere al prestito e a una o più “traduzioni”), differenziando ciascun termine in base al dominio, al contesto, al prodotto e/o altre classificazioni previste dal database e processabili anche dai sistemi che ne utilizzano i dati, e aggiungendo note d’uso descrittive negli appositi campi.
….

* Il titolo della traduzione italiana del libro è Kluge. L’ingegneria approssimativa della mente umana: viene mantenuto il riferimento inglese ma, per spiegarlo, nelle pagine iniziali viene proposta la parola “accrocchio” come traduzione letterale.

Vedi anche:

Concetti e termini: un esempio da Office per Mac, per una rappresentazione grafica di un concetto con un diverso numero di realizzazioni lessicali in lingue diverse (nell’esempio, due in inglese e una in italiano) 
Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di opzioni disponibili quando manca un termine equivalente nella lingua di arrivo 
Effetto mouseover: la “serrandina”, per un esempio di scelte terminologiche diverse in base a contesti di uso diversi  
Silenzio… the server is quiesced e Domande sulle risposte… per alcune note sui dizionari e loro usi per le ricerche terminologiche 

Crocchette <> croquettes

Four-legged tourists - www.turistia4zampe.itNella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.

Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.

Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl.

Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:

controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster
ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette 
fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali)
se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google)

 

* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):

  ▄ casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas;
  ▄ fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!);
  ▄ nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento
  ▄ l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. 

Aggiornamento agosto 2010 – il testo di benvenuto del Ministro in inglese è stato sostituito ma anche in questo caso si tratta di una traduzione poco felice.

Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse

Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.

Nomi irlandesi: Donal

Ieri a un notiziario radio ho sentito che il papa ha accettato le dimissioni del vescovo di Limerick, Donal Murray. Il nome è stato pronunciato Donald e così mi è venuta la curiosità di fare una rapida verifica che ha confermato che il nome viene riportato erroneamente come Donald anche da molti quotidiani italiani (esempi qui), mentre le fonti in lingua inglese sono sempre corrette.

Il nome proprio irlandese, abbastanza comune, è infatti Donal, senza la -d finale (se presente, indicherebbe probabile appartenenza alla Church of Ireland, quindi religione protestante e non cattolica, o comunque origine non irlandese).  

Vedi anche: Pronuncia di nomi propri stranieri

ben formaggiato?!?

La cassetta delle lettere continua a riservare sorprese lessicali:

un primo ben formaggiato

un primo formaggiato

Sapevo di formaggiare come sinonimo gergale e scherzoso di (ri)formattare, invece in contesto culinario immagino che formaggiato voglia dire che c’è parmigiano a volontà? O forse non sono una gustaia abbastanza evoluta per capire cosa significhi?! 

buon gustai

(che poi si scopre che buon gustaio è una forma alquanto diffusa, specialmente come nome di ristorante o di negozio di gastronomia…)

Love Boat?

Chissà che tipo di intrattenimento è previsto durante la crociera pubblicizzata da una nota catena di supermercati tedeschi:

lussuriosa nave

Non mancano altri errori e descrizioni insolite (reception con lobby?): dateci un’occhiata se anche voi trovate il depliant nella cassetta delle lettere!

Che cosa si deve premere?

Elio mi manda due esempi di quelle che lui chiama “interfacce utonte”:

Nokia PC Suite

Qui sopra che cosa si deve premere, Yes, No, oppure x ?  E il pulsante x all’interno della finestra di dialogo ha la stessa funzione del pulsante nero di chiusura in alto a destra sulla barra del titolo, anche se ha una combinazione di colori e una forma diversa?

Andrebbe anche detto che il simbolo (checkmark in inglese, segno di spunta in italiano) non ha lo stesso significato in tutte le culture e quindi potrebbe non essere adatto a prodotti destinati al mercato globale perché potrebbe risultare ambiguo (basti pensare ai questionari compilati a mano dove va fatta una scelta tra varie opzioni marcando delle caselle: noi italiani mettiamo crocette, gli americani segni di spunta).

Nell’altro esempio qui sotto, il segno di spunta dentro la finestra di dialogo e poi ripetuto come pulsante crea ulteriore confusione; il passaggio 2 dà un’informazione e quindi non dovrebbe richiedere conferma da parte dell’utente, eppure il pulsante per passare alla schermata successiva non è attivo:

Nokia PC Suite

Non proprio il massimo come esempi di usabilità!

Vedi anche: Incongruenze del Bancomat e Usabilità e istruzioni per altri esempi di mancata corrispondenza tra istruzioni e interfaccia o illustrazioni.

NON si dice “prendavamo”!

Preoccupantemente alto il numero di persone che arrivano qui (Si dice in Lombardia) con la ricerca “prendavamo”.  Per tutti loro, la conferma che prendavamo è un errore: la prima persona plurale dell’imperfetto indicativo dei verbi della seconda coniugazione (-ere) è 
evamo, quindi si dice prendevamo.

Navigare non è un verbo transitivo!

Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.

A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico navigarema anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.   

Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.


* Neo-crusc  o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

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