Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post nella categoria “differenze culturali”

Nomi, “ordine orientale” e localizzazione

Quando un alfabeto non basta (La parola del traduttore) è un intervento molto interessante di Antonietta Pastore, traduttrice dal giapponese, che fa vari esempi delle connotazioni culturali legate all’uso e all’impatto visivo dei tre diversi sistemi di scrittura giapponesi, kanji, hiragana e katakana, e delle difficoltà di trasmetterle in un’altra lingua.

Nomi propri giapponesi e “ordine orientale”

Si può notare anche un altro dettaglio: i nomi propri Murakami Harukicitati nel testo sono presentati con il cognome seguito dal nome, ad es. Murakami Haruki e non Haruki Murakami come siamo più abituati a leggere in italiano e in altre lingue.

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ClipArt politicamente scorretta

In Lingue, funzione fatica e cortesia riportavo che gli inglesi trovano brusco e scortese il modo di parlare esplicito dei tedeschi, ma in realtà si tratta di strategie di comunicazione diverse. Questo tipo di fraintentimenti contribuisce a molti stereotipi culturali.

Mi è tornato in mente quando ho cercato un’immagine per diphthong nella ClipArt di Microsoft Office, versione americana. Sapevo che eventuali insulti, per quanto blandi, non avrebbero restituito alcun risultato e così ho scelto “rudeness” come prima chiave di ricerca.

ClipArt_rudenessNon mi aspettavo di ottenere un’unica immagine associata a rudeness e sono rimasta alquanto perplessa che fosse la foto di un tedesco, resa inconfondibile dalla bandiera dipinta in faccia.

ClipArt politicamente scorretta e fedele ai peggiori stereotipi?!?

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La cervicale e altri disturbi “culturali”

Gli inglesi hanno cognizioni abbastanza vaghe dell’anatomia umana, vengono abituati fin da piccoli a rispondere sempre “Fine, thank you” alla domanda “How are you?” e a minimizzare ogni sintomo: forse per questo sono immuni ai malanni italiani?

raffreddoreÈ la divertente conclusione di Italy’s exclusive ailments, in cui la corrispondente da Bologna della BBC racconta di disturbi tipici italiani che sono sconosciuti agli inglesi, tra cui la cervicale* e il famigerato colpo d’aria.

Gli inglesi ignorano anche alcuni comportamenti che, come tutti ben sappiamo, sono fondamentali per evitare problemi di salute: non fare mai il bagno dopo mangiato, non uscire con i capelli bagnati, non stare nella corrente, mettere la maglia della salute e coprirsi bene (essenziale la sciarpa!).

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Copertine e localizzazione

Domanda a cui rispondere rapidamente, guardando soltanto l’immagine: i libri italiani sono di tipo a o di tipo b

libri

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Animali volanti e decodifiche aberranti

Zits è una striscia americana che ha per protagonisti Jeremy, tipico adolescente, e i suoi genitori. Un esempio recente:

striscia Zits

Questa striscia richiede la cooperazione del lettore, che deve riempire gli spazi vuoti del “non detto” richiamando un’espressione dell’inglese americano*, when pigs fly (si dice per sottolineare che si ritiene inverosimile che un particolare evento si verifichi).  

Se Zits fosse pubblicato in Italia, sarei curiosa di vedere la traduzione italiana.

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Conoscenze enciclopediche

Ho parlato spesso di conoscenze enciclopediche, un concetto che ha ormai qualche anno ma che continuo a trovare utile. Aggiungo un paio di riferimenti che riguardano l’analisi del discorso ma che sono rilevanti anche per la traduzione e il lavoro terminologico.

Interpretazione del testo

Nella lezione L’analisi del discorso, il termine enciclopedia di conoscenze descrive l’insieme di informazioni linguistiche e soprattutto extralinguistiche che il lettore usa nell’interpretazione di un testo per formulare inferenze sul “non-detto”:

Il testo è il frutto di un processo di produzione, del quale ospita delle tracce, e va incontro a un processo di interpretazione, per il quale funziona come una risorsa. L’interpretazione richiede una cooperazione attiva del lettore/ascoltatore, che ‘riempie’ i buchi presenti in ogni testo con le proprie inferenze. Il lettore si avvale per questo di una propria enciclopedia di conoscenze, che include i significati delle parole, le loro connotazioni, le caratteristiche di classi di oggetti e di persone, le sequenze attese di eventi in una situazione tipica, certe strutture canoniche del racconto ecc.

Traduzione

I problemi di comprensione causati da conoscenze enciclopediche non condivise possono manifestarsi all’interno di una stessa lingua, come accennavo in Quando Eminem è meglio di John Wayne, ma sono ancora più evidenti nella traduzione verso altre lingue

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“a penny for the guy”

Oggi in Gran Bretagna è Bonfire Night, o Guy Fawkes’ Night, in ricordo del 5 novembre 1605, giorno in cui fu bloccato il tentativo del cospiratore Guy Fawkes di far saltare in aria il parlamento inglese. Di sera si fanno fuochi d’artificio e falò in cui viene bruciato un pupazzo che simboleggia Guy Fawkes (in alternativa, anche altri personaggi poco amati).

penny for the guy - foto di paddy pattersonAnni fa ho vissuto a Salford, allora una zona alquanto depressa di Greater Manchester, e un ricordo particolare che ho dei giorni precedenti al 5 novembre è il numero di bambini che si sistemavano sui marciapiedi con un pupazzo che si erano fabbricati loro, per poter chiedere qualche soldo ai passanti.

Lo facevano con la cantilena “a penny for the guy, pronunciata con un’intonazione particolare che enfatizzava e allungava parecchio la vocale /a/ di guy.

Chissà se i bambini di oggi lo fanno ancora o, come ho letto da qualche parte, è una tradizione che sta inesorabilmente scomparendo.

Una nota etimologica: la parola del lessico comune guy è un eponimo che deriva proprio da Guy Fawkes. Inizialmente Guy era solo un nome maschile (“Guido”), poi dal pupazzo dei falò ha preso il significato di personaggio dall’aspetto grottesco, quindi è stata usato per descrivere uomini vestiti in modo insolito, finché nel XIX secolo ha assunto il significato generico di uomo dell’inglese moderno. Ora guys al plurale, soprattutto nel discorso diretto informale, indica anche persone di qualsiasi sesso (ad es. in you guys).

Un’altra curiosità legata a Guy Fawkes è la maschera con il suo ritratto, diventata famosa grazie al film V per Vendetta e ultimamente un simbolo di varie manifestazioni di protesta.

foto maschere


Per altri festeggiamenti autunnali del mondo anglosassone, vedi anche: Halloween e Thanksgiving e tacchini giramondo.

Funeral potatoes

In italiano si dice è la morte sua con riferimento a un ingrediente che viene particolarmente valorizzato in un piatto. Dubito però che l’espressione si possa usare per le patate di una ricetta americana di cui ho letto recentemente, le funeral potatoes

Le funeral potatoes sono un piatto tipico delle comunità mormoni dello Utah. Si chiamano così perché tradizionalmente vengono servite alle cene a cui, dopo la cerimonia, si ritrovano le persone che hanno partecipato a un funerale. 

Gli ingredienti di base sono patate, formaggio e cipolle. Si taglia tutto a cubetti o piccoli pezzi e si mescola con crema di pollo (in scatola) e panna acida, quindi si versa in una teglia. Si ricopre con uno strato di cornflakes oppure patatine sbriciolate, quindi si cosparge di burro fuso e si fa cuocere in forno.

funeral_potatoes

Mi ha fatto venire in mente un piatto tipico della Savoia, anche questo a base di patate e formaggio, che ho sempre trovato poco appetitoso, la tartiflette. Ma, si sa, i gusti sono gusti e sicuramente c’è chi apprezza queste ricette…


Vedi anche: Patatine e triangolo semiotico (differenze lessicali in inglese britannico e americano per descrivere le patatine) e Non solo zuppa! (paese che vai, minestra che trovi).

Avvertenze dettagliate

Una striscia di Pearls Before Swine per sorridere sulle istruzioni dei prodotti americani, sempre dettagliatissime per evitare problemi legali (come ricordavo in Quando localizzare = eliminare):

striscia Pearls Before Swine

Vedi anche Segnali di globalizzazione in Giappone per un esempio di istruzioni giapponesi.

Nomi, moduli, sviluppo e localizzazione

Personal names around the world (W3C) è un intervento davvero esauriente sulla variabilità dei nomi di persona in culture diverse e sulle implicazioni pratiche che può avere nella progettazione di database, ontologie e moduli (form) e relativa localizzazione, ad es. quanti e quali campi usare, come chiamarli, i presupposti da evitare nello sviluppo di algoritmi ecc. Credo possa essere interessante anche per chi non lavora in questo campo.

image

E chissà se la pubblicazione in questi giorni di nymwars è solo una coincidenza, visto che vengono evidenziati proprio i problemi descritti anche da chi ha un profilo di Google+ che non è conforme allo standard un nome + un cognome previsto dal sistema. Ad esempio, sembra che al momento possano essere sospesi i profili di Google+ con:

un unico nome (mononym), come Stilgherrian 
spazi all’interno del nome o del cognome, come in Maria Chiara o Della Casa  
segni di punteggiatura, come in O’Donnel
combinazioni di maiuscole e minuscole, come in McDonald
caratteri non-ASCII, ad es. lettere accentate, come in Niccolò

Altri esempi in Google+ names policy, explained.


Vedi anche: Situazioni e Nomi propri in Localizzazione di esempi e riferimenti ed Elenchi telefonici, titoli e localizzazione.
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Agosto con mucche, pecore, squali e grossi felini

exciting times

The Independent scrive di silly season in Minor British Institutions facendo un elenco di dieci argomenti ricorrenti in piena estate (da depennare man mano che se ne parla).

L’ho trovato divertente perché, anche se ricorda certe notizie estive italiane, contiene vari riferimenti tipicamente britannici. Tra i protagonisti non potevano ovviamente mancare gli animali, che da quelle parti piacciono molto:

1 Someone has been holidaying in the same resort for many years
2 Egg fried on pavement
Per dire che è così caldo che i marciapiedi diventano bollenti, in inglese esiste proprio l’espressione idiomatica “you can fry an egg on the pavement”.
3 Photograph of a brimming reservoir
Nel Regno Unito ci sono bacini idrici un po’ ovunque, anche nelle periferie delle città; se ne parla quando piove molto e sono colmi (ma anche in periodi in cui l’acqua scarseggia, nel qual caso diventano once brimming).
4 Shark off Cornwall; big cat near Woking
Anche in Italia in questa stagione non mancano gli avvistamenti di squali e pantere ma immagino che non sia casuale il riferimento a Woking (Surrey), la città dove atterrano i marziani nel romanzo The War of the Worlds di H.G. Wells.
5 Sheep learn to roll over cattle grids
In molti paesi si trovano le griglie metalliche orizzontali che sulle strade di campagna servono a impedire il passaggio di bestiame, però per me saranno sempre tipicamente inglesi perché è lì che le ho viste per la prima volta.
6 Famous middle-aged man has moobs
Moobs è una parola macedonia (man+boobs) che descrive la ginecomastia.
7 Cow falls from clifftop onto caravan
In roulotte in un caravan park in campagna, vicino a una scogliera: la quintessenza della vacanza tradizionale inglese!
8 Topless sunbathing banned in Frinton
Frinton-on-Sea (Essex) ha la reputazione di essere una località molto conservatrice e all’antica, decisamente non al passo con i tempi. Poco probabile che le famigerate Essex girl vadano in villeggiatura da quelle parti!
9 BBC: too many repeats
Le repliche alla TV fanno notizia anche da noi ma almeno alla BBC non c’è pubblicità.
10 No one appears to be running the country
Nessuno sta davvero governando il paese? In Italia, invece…
 

Buon Ferragosto!


Vedi anche: Icone culturali inglesi e Britannia in brief.

Inglesi e mance: tronc e troncmaster

Cameron_no_tipIeri anche in Italia è stato dato risalto alla notizia riportata da vari media britannici che David Cameron, in vacanza in Toscana, ha bevuto un cappuccino in un bar ma poi, scandalo, non ha lasciato la mancia!

Siamo proprio in silly season, non solo oltremanica. 
Mi domando se i redattori italiani che hanno criticato il premier britannico, riprendendo pedissequamente i commenti inglesi, siano soliti lasciare la mancia quando, in Italia, fanno colazione al bar (a meno che non si tratti di qualche centesimo di resto per fare cifra tonda). Non mi sembra si siano resi conto della differenza culturale che rende la storia della mancia mancata una “non notizia” per un pubblico italiano.

Come ben sa chi viaggia all’estero, le consuetudini sulle mance cambiano moltissimo da paese a paese. Senza mai arrivare ai livelli americani, anche nel Regno Unito i camerieri contavano sulle mance per arrotondare lo stipendio, perlomeno fino a un paio di anni fa, quando è stata introdotta una normativa tuttora molto discussa. In quell’occasione HM Revenue & Customs (il fisco britannico) aveva ufficializzato due termini abbastanza insoliti:

tronc: le modalità per dividere tra il personale le mance o i costi di servizio pagati dai clienti, oppure una specie di “cassa comune” in cui vengono raccolte tutte le mance (e anche l’insieme delle mance)
troncmaster: la persona, diversa dal datore di lavoro, incaricata di dividere le mance tra il personale

L’etimologia è dal francese tronc, la cassetta dell’elemosina, presumibilmente anche con riferimento al contenitore per le mance (tip jar) che si può trovare sui banconi o vicino alla cassa di alcuni locali.

Relatività linguistica e suffisso inglese -ette

Con relatività linguistica si fa riferimento all’ipotesi che la percezione del mondo in cui viviamo sia influenzata dalle strutture linguistiche usate per descriverlo.

Vengono spesso citati studi che dimostrano come le lingue che assegnano generi grammaticali agli oggetti inanimati, come il maschile e il femminile in italiano, possono condizionare la risposta emotiva nei confronti degli oggetti anche quando il genere è irrilevante, ad es. quando si parla in inglese.

Un esperimento noto è quello effettuato in un contesto di lingua inglese in cui a persone di madrelingua spagnola e tedesca venivano mostrate foto di oggetti che nelle due lingue hanno genere diverso (ad es. “chiave” è maschile in tedesco e femminile in spagnolo mentre “ponte” è femminile in tedesco e maschile in spagnolo) e veniva chiesto di indicare i primi tre aggettivi che venivano in mente per descriverli, in inglese.

Risultato dello studio: il genere dell’oggetto nella propria madrelingua determinava la scelta degli aggettivi, anche se la comunicazione avveniva in inglese, ad es. chi parlava pontetedesco descriveva il ponte (die Brücke, F) come beautiful, elegant, fragile, peaceful, pretty e slender, tipiche caratterizzazioni femminili, mentre chi era di madrelingua spagnola vedeva il ponte (el puente, M) come big, long, strong, dangerous e sturdy, aggettivi più mascolini.

Le categorie grammaticali della propria lingua influenzerebbero quindi la percezione di quanto ci circonda.

Tutto questo mi è venuto in mente qualche giorno fa, leggendo un articolo in inglese in cui era usata la parola bookette per descrivere libri di piccole dimensioni (“stylish bookettes”).
In inglese il suffisso –ette, di derivazione francese, viene aggiunto ai sostantivi in tre modi:

1 per descrivere qualcosa di dimensioni ridotte rispetto a una categoria specifica, ad es. kitchenette, laundrette e anche bookette, parola peraltro poco comune; 
2 per indicare un’imitazione o un surrogato, ad es. leatherette, flannelette;
3 per indicare un ruolo femminile, ad es. usherette, majorette, suffragette; questa è l’unica modalità in cui viene definito il genere ma è poco usata nell’inglese contemporaneo perché sono preferite forme neutre anche per le persone. 

La parola inglese bookette designa un oggetto inanimato e dovrebbe quindi essere del tutto neutra, eppure per me, parlante non di madrelingua, ha una forte connotazione femminile e mi sembra addirittura un po’ leziosa. Che la mia reazione sia influenzata dai meccanismi di alterazione mediante suffissi tipici dell’italiano?


Vedi anche: Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei (la nostra madrelingua influenza il nostro modo di pensare?).

Batteri e bacilli (e cetrioli mutanti)

Mi piace molto la serie Itabolario (Il Post), una selezione dal libro omonimo che racconta la storia dell’Italia unita in 150 parole, una per ogni anno dal 1861 al 2011.

Itabolario_batterioLa voce di oggi è Batterio (1881): etimologia, storia ed evoluzione delle parole batterio e bacillo, entrambe ispirate dalla forma degli organismi osservati a quei tempi: batterio deriva dal greco βακτήριου, “bastoncino”, e bacillo è un diminutivo del latino baculum, “bastone”.

A parlare di batteri in questi giorni ovviamente viene subito in mente E. coli. Scagionati i germogli, quale sarà il prossimo vegetale incriminato? Il colpevole iniziale, il cetriolo, e la possibile mutazione del ceppo “tedesco” di E. coli mi hanno ricordato un episodio che in un inverno degli anni ‘90 aveva creato un certo panico tra gli irlandesi.

mutant cucumberA Dublino, dove vivevo, molte persone erano finite in ospedale in preda a una misteriosa intossicazione. La colpa era stata data ai cetrioli o, più precisamente, a dei mutant cucumbers che, secondo vari esperti, avevano subito un’improvvisa mutazione genetica che li aveva resi tossici. C’era stato subito chi aveva cominciato a sospettare della centrale nucleare di Sellafield, al di là del Mare d’Irlanda (anche se la maggior parte dei cetrioli erano importati dall’Olanda), e solo dopo parecchi giorni si era scoperto che i cetrioli erano innocenti e il problema era dovuto a lattuga irlandese su cui era stato spruzzato un antiparassitario non consentito.

Gli italiani sul posto avevano osservato la cosa con un certo distacco perché a nessuno di noi sarebbe venuto in mente di mangiare cetrioli in pieno inverno (il concetto di “fuori stagione” è sconosciuto in molti paesi del Nord Europa): ci sembrava tanto un anticipo di Silly season che in molte lingue europee, guarda caso, si chiama “stagione dei cetrioli”…

L’inglese, una “lingua educata”

Nel libro Translating Cultures, citato in Lingue, funzione fatica e cortesia, Katan dedica due capitoli a due aspetti fondamentali della comunicazione:

la comunicazione transazionale, il cui scopo è la trasmissione di informazioni (prevalgono i fatti)
la comunicazione interazionale, la cui finalità è stabilire, mantenere o rafforzare la relazione tra gli interlocutori (prevalgono gli aspetti personali, sociali o fatici)

Come prevedibile, le maggiori differenze culturali tra una lingua e l’altra si manifestano nella comunicazione interazionale. Nella sezione British Indirectness viene sottolineato come in inglese britannico la cortesia (politeness) venga espressa facendo uso dei principi di “cortesia negativa” (negative politeness)*, ad esempio evitando forme dirette, come l’imperativo, che potrebbero dare l’impressione di volersi imporre sull’interlocutore, usando not con parole positive (ad es. not very convenient) o nelle forme verbali (ad es. wouldn’t it be better if…), scusandosi per quello che si sta per dire ecc.

In particolare, l’inglese britannico ricorre in gran misura a meccanismi linguistici descritti come hedging e cushioning, ovvero dei “riempitivi” che mitigano l’impatto di una comunicazione potenzialmente sgradevole, come ad es. You must forgive me, but I was wondering if… 

how_to_be_polite

Sono strategie molto diverse da quelle italiane. Per illustrarle, viene scherzosamente citato L’inglese. Nuove lezioni semiserie di Beppe Severgnini, che definisce l’inglese una “lingua educata”. Ho trovato l’intero brano qui ed è piuttosto divertente. Un paio di esempi:

  È la psicologia dell’inglese, in altre parole, ad essere complessa, forse perché rappresenta un popolo, quello inglese, altrettanto complesso. Non a caso, il fenomeno della «lingua educata» è quasi esclusivamente britannico. […]
La lingua inglese è talmente impastata di buone maniere che spesso perfino gli insulti diventano moine. Bisogna conoscerle, però, in modo da sapere quando arrabbiarsi. Se qualcuno vuol farvi capire che il vostro inglese è spaventoso, ad esempio, dirà con un sorriso Your English is somewhat unusual [il suo inglese è insolito]. L’equivalente dell’italiano «Che stupidaggine!» è I agree up to a point [sono d'accordo fino ad un certo punto] o I can see a few problems in doing this [Posso vedere alcuni problemi così facendo]. Qualunque frasi inizi con I’m afraid… [ho paura] How strange… [che strano] e I’m sorry, but… [mi spiace, ma] è un segnale preciso: significa che il vostro interlocutore sta pensando di voi tutto il male possibile.

Mi ha ricordato un altro elenco divertente a cui è stato dato risalto recentemente, molto commentato con ulteriori esempi, anche in altre lingue, in Translated phrase-list jokes (Language Log) e This may interest you* (Johnson):

Anglo-EU_TranslationGuide 


* Il concetto di negative politeness fa parte di un modello proposto da Brown e Levinson nel 1987. Si può trovare una sintesi efficace dei punti principali nella lezione Salvare la faccia

[aggiornamento] Stando a stime recenti, in Gran Bretagna ciascuna persona dice sorry in media 8 volte al giorno, più di 233000 nella vita. Ne parla The Independent in Minor British Institutions: Saying sorry.