Post nella categoria “altre lingue”
Edvard Munch: da skrik a urlo
Questo quadro del norvegese Edvard Munch è tra i più riconoscibili ed emblematici dell’arte moderna. In italiano è noto sia come L’urlo che come Il grido.
Ma il nome può influenzare la nostra percezione di un’opera d’arte?
Se lo domanda W. Germano in In Art No One Can Hear You Scream. Parte dall’osservazione che il nome inglese, The Scream, finisce con la consonante continua /m/ e quello tedesco, Der Schrei, con le vocali del dittongo /aɪ/, entrambi suoni “prolungabili” e associabili a onde sonore che si propagano e si riverberano, come le strisce colorate nella parte superiore del dipinto.
Internazionalismi: espresso
In linguistica il termine internazionalismo (internationalism) può indicare un prestito adottato in più lingue, per esempio vari termini inglesi dell’informatica o di innovazioni tecnologiche o parole che descrivono tradizioni, cibi e strumenti tipici di una particolare cultura (cfr. alcune parole indiane e italiane usate in inglese e altre lingue).
In ambiti non specializzati l’equivalenza è raramente totale e spesso si tratta di prestiti parziali: vengono accolte o privilegiate solo alcune accezioni della lingua di origine.

Ci ho pensato sentendo le perplessità di un’appassionata di geraniacee sul nome dato alla varietà Espresso, “che invece cresce molto lentamente”.
Conigli di Pasqua
Pasqua all’insegna del maltempo, non solo in Italia. Nel nord Europa è caduta abbastanza neve per fare i pupazzi e le foto dalla Germania ce li mostrano tutti a forma di coniglio.
Per essere più precisi, i pupazzi tedeschi dovrebbero essere lepri. Da qualche secolo in Germania è tradizione che in questi giorni arrivi l’Osterhase, la “lepre di Pasqua”, che nasconde delle uova dipinte nel giardino di casa, dove verranno cercate dai bambini la mattina di Pasqua. Anche la lepre, come l’uovo, è un antico simbolo di fertilità.
Lingua e cultura
La facilitazione grafica è stata usata per riassumere in due minuti Language development and socialization in Sherpa, una tesi di dottorato che comprova che nei bambini l’apprendimento della lingua e l’apprendimento della cultura sono strettamente correlati e che le modalità d’uso e le strutture della lingua contengono anche informazioni culturali, ad es. sullo status e sulle aspettative all’interno di un sistema sociale. La comprensione di questi meccanismi può aiutare a migliorare i sistemi educativi e l’interazione tra culture diverse.
Tesi di Sara Ciesielski in The PhD Comics Channel via Fully (sic)
Vedi anche: Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei (l’influenza dalla lingua con cui siamo cresciuti sul nostro modo di essere e pensare) e Lingue, funzione fatica e cortesia (strategie di comunicazione diverse in lingue e culture diverse).
L’improbabile iPhone Math
Anche in Italia stanno circolando voci che Apple stia realizzando un un nuovo prodotto chiamato iPhone Math e descritto come uno smartphone con display da 4,8 pollici.
Il nome è poco credibile perché non coerente le scelte di naming di Apple e perché non sarebbe comunque chiaro il riferimento alla matematica (un telefono calcolatrice?), però è curioso perché potrebbe essere nato da un errore di traduzione o di trascrizione.
I primi riferimenti a un fantomatico iPhone Math sono infatti apparsi nei media di Taiwan e Language Log fa due ipotesi: 1) confusione “semantica” nella traduzione di un ipotetico nome iPhone Plus o iPhone + dall’inglese al cinese e di nuovo all’inglese o 2) confusione “fonetica” nell’interpretazione e trascrizione di un potenziale nome iPhone Max o iPhone Maxi (cfr. iPad mini) sentito da una persona non di madrelingua.
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Vedi anche: Phablet, un brutto nome?
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I fuochi della volpe
Ho passato un fine settimana indimenticabile a Tromsø, in Norvegia, a caccia di aurore boreali. Siamo stati fortunati: nonostante il maltempo diffuso, grazie a Enrico siamo riusciti a trovare squarci di sereno e vederne alcune davvero spettacolari, che a tratti danzavano nel cielo e cambiavano colore, passando dal verde fluorescente a sfumature rossicce.
È un fenomeno affascinante, che chissà che emozioni poteva suscitare in chi non sapeva spiegarlo, e mi stupisce che nel lessico comune norvegese, come in inglese, le aurore boreali siano descritte semplicemente come “luci del nord” (nordlyset e Northern lights) e non abbiano un nome più suggestivo o associato a qualche saga o mito. In finlandese, invece, si chiamano revontulet, “i fuochi della volpe”, grazie alla leggenda di una volpe artica gigante che mentre si sposta colpisce la neve con la coda, provocando scintille che danno vita alle aurore.

C’è chi ritiene che revontulet significhi invece “luci magiche” e che il riferimento alla volpe sia un esempio di etimologia popolare. Ma ora che ho visto le aurore boreali, apprezzo ancora di più la leggenda (grazie Leena!).
Per saperne di più, il bellissimo libro per iPad Aurora Polare del fotografo Mirco Villa.
Parole indiane e “carciofo di Gerusalemme”
BBC Magazine e Wordnik dedicano due articoli ricchi di curiosità etimologiche a varie parole inglesi di origine indiana, parecchie delle quali sono poi state adottate (e spesso adattate) in italiano, come ad es. pigiama, scialle, bandana, veranda, giungla, shampoo, gimcana, atollo, guru, catamarano, tifone, yoga ecc.
Entrambi gli articoli fanno riferimento a Hobson-Jobson, un dizionario di parole anglo-indiane pubblicato verso la fine del XIX secolo. Hobson-Jobson non è però il nome dell’autore ma l’adattamento in inglese della frase Ya Hasan! Ya Hosein! usata durante un rituale religioso indiano.
Come spiega The virtual linguist, da allora in inglese si chiama Hobson-Jobson qualsiasi processo di anglicizzazione delle parole straniere, che avviene soprattutto tramite assimilazione*.
Un tipico esempio di Hobson-Jobson è Jerusalem artichoke, la parola inglese per il topinambur, che è l’anglicizzazione della parola italiana girasole [del Canada].
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* Cfr. Ortografia italiana e prestiti dall’inglese (esempi di assimilazione grafica e morfologica e di italianizzazione).
Elenco di falsi amici
Un argomento ricorrente di questo blog sono i cosiddetti falsi amici, le coppie di parole appartenenti a lingue diverse che sono uguali o molto simili nella forma ma differenti nel significato*. Il falso amico più noto probabilmente è burro, in italiano un alimento e in spagnolo un animale.
L’elenco che segue raccoglie gli esempi di falsi amici descritti a partire da aprile 2008, sia in post specifici che come note, in particolare per la combinazione inglese-italiano.
il patio <> el patio <> the patio
In Terminologia e comunicazione ho accennato ad alcuni fattori che possono determinare fenomeni di variazione terminologica, in particolare nel passaggio da una lingua a un’altra. Vanno inoltre considerati eventuali aspetti diafasici e diatopici.
Un esempio di variazione diatopica è la parola spagnola patio, presente in varie lingue europee ma usata per designare concetti non equivalenti.
Come si presentano americani e inglesi
Mi piace leggere di comunicazione interculturale e ho trovato interessante introducing yourself (separated by a common language), sui diversi modi con cui inglesi e americani interagiscono con persone incontrate per la prima volta in contesti informali. Si tratta di competenze comunicative difficili da acquisire anche se si parla la stessa lingua.
Gli americani tendono a presentarsi subito dicendo come si chiamano e da dove vengono, gli inglesi invece rifuggono da questa strategia, che percepiscono come un’intrusione alla sfera privata. Gli irlandesi usano altre modalità, ad es. cercano di coinvolgere l’interlocutore con commenti positivi sul contesto in cui si trovano.
C’è anche un accenno ai finlandesi e alla loro estraneità a convenevoli e a commenti neutri (simile all’atteggiamento dei tedeschi descritto in Lingue, funzione fatica e cortesia).
Genere grammaticale, naturale e sociale
In tedesco la rapa (die Rübe) è di genere femminile, la ragazza (das Mädchen) neutro, come faceva notare Mark Twain nel divertente saggio The Awful German Language:
| In German, a young lady has no sex, while a turnip has.Think what overwrought reverence that shows for the turnip, and what callous disrespect for the girl. See how it looks in print — I translate this from a conversation in one of the best of the German Sunday-school books: | |
| Gretchen – Wilhelm, where is the turnip? | |
| Wilhelm – She has gone to the kitchen. | |
| Gretchen – Where is the accomplished and beautiful English maiden? | |
| Wilhelm – It has gone to the opera. |
Ci ripensavo quando ho aggiunto un commento a Genere e linguaggio per ricordare la differenza tra genere grammaticale (una categoria morfologica) e genere naturale o reale (il sesso di una persona o di un animale).
Il rapper convertito
Un curioso esempio di adattamento: in un giornale malese, al nome del rapper americano
50 Cent è stata associata la conversione nella valuta locale, il ringgit.
Mi è capitato di vedere errori simili in materiale localizzato: può succedere se le indicazioni delle guide di stile vengono applicate pedissequamente, senza riflettere (cfr. Problemi di conversione e di localizzazione).
Via Language Log, con altri esempi divertenti in link e commenti.
Starnuti e raffreddore
Domenica piovosa e umida, a dar retta alle mamme è alto il rischio di raffreddore. Per chi è rimasto in casa per evitarlo, qualche nota e suggerimento di lettura.
Blessings and Well Wishes analizza l’origine di [God] bless you, equivalente al nostro salute! come risposta agli starnuti. L’origine dell’espressione è probabilmente legata alle epidemie di peste: quando qualcuno starnutiva, la benedizione divina era invocata per evitargli la malattia o, prevedendo contagio e prossima dipartita, per raccomandarlo a Dio. Esisteva anche la credenza che uno starnuto particolarmente violento potesse espellere l’anima e l’invocazione voleva impedire che il diavolo se ne impossessasse.
Sia starnutire in italiano che sneeze in inglese avrebbero elementi di fonosimbolismo e la risposta spagnola ¡Jesús! /xe’sus/ a me ha sempre fatto pensare allo starnuto stesso. E a proposito di onomatopee, ecco un esempio di ideofoni e parole (sniff, cough, hack, snort, honk)* che in inglese possono rappresentare graficamente il raffreddore nei fumetti:
L’inglese NON è una lingua “sintetica”
The Economist in Lost (or gained) in translation mostra una tabella che confronta la lunghezza delle traduzioni in varie lingue, misurata in caratteri, di un testo originale inglese di 1000 caratteri.
Qual è la lingua migliore per Twitter? (Il Post) riprende i dati aggiungendo però varie inesattezze linguistiche, a partire dalla frase riassuntiva:
“L’Economist ha pubblicato un grafico che mostra le lingue più sintetiche del mondo: l’italiano è tra quelle che usano più caratteri, il cinese le batte tutte”.
Intercomprensione: la parola Internet
In linguistica si parla di mutua intelligibilità o intercomprensione / intercomprensibilità quando i parlanti di lingue diverse si capiscono anche se non hanno mai imparato gli uni la lingua degli altri, come può succedere tra norvegesi e svedesi.
Applicando lo stesso concetto alle parole, ce ne sono parecchie che sono riconoscibili internazionalmente, in particolare marchionimi (ad es. Coca-Cola, Google) ma anche parole del lessico comune, come OK.

Ci pensavo guardando la voce Internet del Collins English Dictionary, che ha una nuova interfaccia che include elenchi di traduzioni in più di venti lingue, ognuna con pronuncia.
È stata fatta una ricerca per la categoria “altre lingue”.





