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Un richiamo ai media su “booster”!

Esempi da notizie recenti sulle vaccinazioni in Israele e negli Stati Uniti nell’ambito dell’epidemia di COVID-19:

Esempi: 1 «I primi dati sull’efficacia della terza dose del vaccino anti Covid arrivano da Israele, dove oltre un milione di persone sopra i 60 anni di età ha già ricevuto la dose aggiuntiva, il cosidetto booster»; 2 «Israele: avanzano gli studi sulla terza dose di vaccino anti Covid, quella definita booster»; 3 «Fauci ha specificato che al momento non vedono la necessità di offrire dei richiami ‘booster’»; 4 «Sarà molto probabile un booster, una terza dose dei vaccini anti covid»

Chi legge e non conosce già il significato della parola inglese booster concluderà che è il nome “tecnico” della terza dose di vaccino. Si tratta invece di un’interpretazione errata di chi ha tradotto dall’inglese.

Booster in inglese, richiamo in italiano

In inglese booster è la forma abbreviata di booster dose (o più informalmente booster shot) ed è il richiamo di un vaccino, come si può verificare in qualsiasi dizionario monolingue. Esempio:

Definizione di booster dose da Collins English Dictionary: “a supplementary injection of a vaccine given to maintain the immunization provided by an earlier dose”

Per un confronto, la definizione dell’accezione medica della parola italiana richiamo dal Vocabolario Treccani:

In medicina, iniezione di richiamo, o assol. richiamo, la reinoculazione di una sostanza (per lo più vaccino o anatossina), per consolidare uno stato di immunità, in precedenza acquisita in seguito a iniezioni della stessa sostanza.

Che si tratti quindi di seconda, terza, quarta o qualsiasi altra dose di un vaccino successiva alla prima, il nome è sempre lo stesso: booster in inglese e richiamo in italiano.

Non l’ha capito né chi ha sottoposto ai lettori la domanda Merito del “booster” della terza dose? né chi ha prodotto questo titolo che oppone richiamo a booster, come se fossero due concetti diversi:

Vaccino Covid, Stati Uniti verso il via libera alla terza dose per gli immunodepressi. Fauci: ‘Probabile richiamo per tutti, ma non ‘booster’’

L’articolo contraddice il titolo: all’infettivologo americano Anthony Fauci vengono attribuite le parole “al momento non vediamo la necessità di offrire dei richiami ‘booster’”. Per chi legge non è chiaro che per Fauci il richiamo era destinato per il momento solo agli affetti da immunodeficienza: “We don’t feel at this particular point that, apart from the immune-compromised, we don’t feel we need to give boosters right now”.

Booster, anglicismo superfluo

Se i media fanno una tale confusione, si può immaginare il disorientamento per chi non conosce l’inglese e in un TG o GR sente dire “buster”. Al contrario, si può presumere che il concetto di richiamo sia noto a tutti gli adulti vaccinati. Mi pare quindi ovvio che booster è un anglicismo superfluo che andrebbe evitato nella comunicazione generalista.

Temo però che vedremo usare sempre più spesso booster, anche per colpa della ricerca spasmodica di sinonimi che ossessiona i giornalisti italiani e fa prevalere la variazione sull’accuratezza, a volte anche con errori clamorosi*.  

Il mito della maggiore precisione dell’inglese

C’è anche chi ritiene che booster sia preferibile a richiamo: in uno scambio su Twitter mi è stato spiegato “il concetto di booster contiene un significato di "Spinta" che il termine richiamo non ha. Come sa anche lei meglio, il termine booster è associato alla missilistica”.

Temo sia una percezione distorta, rilevabile per molti esempi di itanglese. Probabilmente non è chiaro a tutti che in inglese boost è un verbo generico, usato nel lessico comune con varie accezioni. Può significare aumentare, far crescere, stimolare, incoraggiare, incrementare, migliorare e anche spingere verso l’alto: una booster dose letteralmente è una “dose di rinforzo” e non ha nulla a che vedere con i razzi.

L’accezione medica di booster è nata grazie a un processo di terminologizzazione, ma non è comunque un nome più preciso di richiamo. Anche nell’ipotesi che lo fosse, va considerato che in una comunicazione generalista italiana, rivolta a chiunque, ogni connotazione aggiuntiva dell’anglicismo non è colta da chi non conosce l’inglese

Non credo però che nelle redazioni dei media si facciano queste considerazioni: le inesattezze degli esempi iniziali sono un forte indizio!


* Un esempio di terrore della ripetizione che fa fare errori gravi: Promemoria per i media: vaccino ≠ siero ≠ antidoto

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4 commenti a “Un richiamo ai media su “booster”!”

  1. 20 agosto 2021 16:06

    John Dunn:

    Se mi è permessa una piccola precisazione, nel contesto di Covid la parola ‘booster’ in inglese riferisce esclusivamente a una eventuale terza dose. La seconda dose invece non è un ‘booster’, perché fa parte del programma obbligatorio della vaccinazione. Si usa la parola ‘booster’ perché questi vaccini non hanno (ancora?) una scadenza fissa, quindi non si tratta di una re-vaccinazione (come sarebbe il caso, p.es, con il vaccino anti-colera, che ha (aveva?) una scadenza fissa di sei mesi).

    C’è anche la parola ‘boosterism’, che descrive la filosofia di un certo Boris Johnson. Ecco un altro motivo per evitare la parola ‘booster’.

  2. 20 agosto 2021 16:45

    Davide:

    Per quellə della mia età (28), “Booster” è un marchionimo molto diffuso nell’hinterland milanese che designa un ciclomotore in voga negli anni ’90, solitamente guidato dai ragazzi più “tamarri” 😉

    https://www.dueruote.it/news/moto-scooter/2017/08/31/anni-90-mbk-booster-50-nessuno-come-lui.html

  3. 24 agosto 2021 00:11

    Licia:

    @John, grazie per la precisazione. Per l’italiano, mi premeva sottolineare che l’uso dell’anglicismo booster è ingiustificato, anche perché come previsto causa fraintendimenti. Qualche esempio visto su Twitter:

    Esempi: “sono curioso di sapere come chiameranno la quarta dose”; “booster ovvero terza dose”;“effetto booster”; “booster significa amplificatore quindi amplifica le varianti”

    @Davide 😀

  4. 28 agosto 2021 22:09

    Armando Vero:

    Nel linguaggio degli elettrauto il booster è quell’apparecchio dotato di accumulatori elettrici che serve a far andare in moto una macchina con la batteria scarica: si collegano semplicemente i cavetti ai poli della batteria e lui fornisce al motorino d’avviamento la corrente di spunto necessaria a far ripartire il motore.

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