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Traduzioni da cani: “good boy”

Foto del cane Champ alla Casa Bianca con Joe Biden che lo accarezza e gli chiede  “Who’s a good boy?”

È morto Champ, uno dei pastori tedeschi del presidente americano Biden. Lui e la moglie l’hanno annunciato in un comunicato che si conclude con la frase We love our sweet, good boy and will miss him always.  

La notizia è apparsa anche nei media italiani che hanno tradotto letteralmente la frase con Amiamo il nostro dolce, bravo ragazzo e ci mancherà sempre. Non hanno capito che boy in questo contesto non vuol dire ragazzo ma è una parola usata per rivolgersi a un cane (o un cavallo).

That’s a good boy!

Si dice good boy per gratificare il cane che ha un comportamento adeguato o risponde correttamente a un comando (ad es. Sit! … Good boy! o That’s a good boy!), come si direbbe bravo a un cane italiano. Who’s a good boy? è un modo affettuoso per rivolgersi all’animale (ed è anche diventata una frase da meme). 

È proprio affetto che viene comunicato dall’uso informale di good boy nel comunicato dei Biden. Un possibile equivalente italiano in questo contesto potrebbe essere cagnolone ma aspetto proposte alternative da chi ha un cane: come vi riferireste a lui in queste circostanze?


Con good boy / girl e that’s a good boy / girl non ci si rivolge solo ai cani ma anche ai bambini, ad esempio per lodarli o gratificarli perché si sono comportati bene.

Striscia di Cyanide and Happiness. Donna si rivolge a un cane che scondinzola e gli dice ripetutamente “Who’s a good boy?”. Si avvicina un uomo che le chiede “is it me?”. Lei lo guarda perplessa e dice “Um. No”. Lui se ne va contrariato e lascia una cacca.

Vedi anche: Be good!” (ma non si dice anche al food)

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3 commenti a “Traduzioni da cani: “good boy””

  1. 20 giugno 2021 12:41

    Giacomo:

    Ciao Licia, in questo contesto mi pare che “cagnolone” o “cucciolone” (essendo un pastore tedesco adulto credo che l’accrescitivo sia necessario!) trasmettano l’idea efficacemente.

    Se non sbaglio “good boy” è anche usato per rivolgersi affettuosamente e genericamente ai neonati, senza un motivo specifico di lode o gratifica.
    In queste circostanze noi italiani mettiamo invece sempre in primo piano la dimensione estetica, con frasi tipo “quanto sei bello/a” declinate in seconda o terza persona (un po’ stucchevole ma ci cadiamo tutti), a volte in forma di domanda retorica.
    Che ne pensi di questa differenza culturale?

  2. 20 giugno 2021 14:48

    Licia:

    @Giacomo mi piace molto cucciolone, grazie! E penso anch’io che la nostra preferenza per bello/brutto in casi in cui invece in inglese si dice good/bad sia di tipo culturale. Avevo fatto qualche esempio in Quando si apprezza un libro (e altro).

  3. 20 giugno 2021 15:08

    Giacomo:

    Grazie Licia, recupero subito l’articolo! 🙂

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