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Anglicismi istituzionali: Draghi e Zaia a confronto

Probabilmente avete già sentito una battuta del presidente del consiglio Draghi fatta durante l’annuncio di nuovi provvedimenti varati dal consiglio dei ministri. Dopo aver letto le parole smart working e babysitting ha commentato “chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi?”


(al minuto 4:50)

Draghi conosce bene l’inglese e dalla sua espressione immagino gli faccia uno strano effetto dover usare lo pseudoanglicismo smart working. A differenza della maggior parte dei nostri politici, infatti, sa di sicuro che in inglese Lavorare da casa non è smart working! 

Sono convinta che l’abuso di anglicismi sia inversamente proporzionale all’effettiva conoscenza dell’inglese e per questo mi auguro che la battuta di Draghi sia anche indicativa di maggiore cautela nell’uso di anglicismi istituzionali, come i martellanti ma superflui Recovery Plan / Fund e cashback vari.

Cargiver

Per una coincidenza davvero curiosa nello stesso giorno hanno avuto grande visibilità sia il commento di Draghi che un errore maldestro del presidente della Regione Veneto Zaia che ha trasformato l’anglicismo caregiver in cargiver spiegandolo con “coloro che fanno da autisti, che portano in giro il disabile o il non autosufficiente”:

(meglio non chiedersi cosa intenda con autosufficiente!)

Ho aggiunto questo esempio a Caregiver e care leaver: ne abbiamo bisogno? (2017), dove avevo analizzato l’anglicismo ed espresso le mie perplessità sul suo uso in comunicazioni e provvedimenti legislativi rivolti a tutti i cittadini, in particolare ai più anziani e ai più vulnerabili.

L’errore di Zaia (e prima ancora di altri politici) è una conferma eclatante che caregiver è una parola ostica e poco comprensibile, inadatta alla comunicazione istituzionale. E non rispetta i requisiti identificati dai criteri di condotta sull’uso degli anglicismi di Francesco Sabatini:

1 Sei veramente padrone del significato di quel termine? 2 Lo sai pronunciare correttamente? 3 Lo sai anche scrivere correttamente? 4 Sei sicuro che il tuo interlocutore lo comprende? Quando anche uno solo di questi requisiti non è rispettato, vuol dire che:  stai facendo una brutta figura oppure usi quel termine per pigrizia oppure disprezzi il tuo interlocutore  

Non è la prima volta che Zaia ricorre ad anglicismi con molta leggerezza: lo scorso marzo per primo ha usato impropriamente droplet come aggettivo e ha contribuito alla sua diffusione; in riferimento ai tamponi ha usato erroneamente la locuzione on the road e si è inventato il nome in inglese farlocco tampon-spritz; ha fatto ampio uso del verbo ibrido screenare; ha promosso l’anglicismo superfluo Covid hospital e altro ancora.


Vedi anche:
Elenco di anglicismi istituzionali per altri esempi e osservazioni
Anglicismi, che passione!? per alcune distinzioni necessarie quando si discute di forestierismi 


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12 commenti a “Anglicismi istituzionali: Draghi e Zaia a confronto”

  1. 13 marzo 2021 11:43

    Oscar Collini:

    Eppure “I care”, da don Milani a Veltroni, non dovrebbe essere così sconosciuto…

  2. 13 marzo 2021 12:45

    lazycozybrain:

    Concordo nel modo più assoluto con te Licia che l’uso degli anglicismi è inversamente proporzionale alla conoscenza della lingua inglese.

    Per quanto riguarda Zaia, la conoscenza della lingua inglese qui in Italia sembra essere rilevante solo al fine di rendere più altisonante il proprio discorso, come il latinorum dei Promessi Sposi. Durante un colloquio per un posto di lavoro per una posizione tecnico-scientifica, ho dichiarato di possedere un livello C1 e di essere in formazione per sostenere l’esame C2/CPE: l’intervistatore ha trattenuto un sorriso e mi ha detto “ma chi te lo fa fare?”. In fondo perché studiare inglese quando puoi comunque diventare governatore del Veneto o fare delle interviste (al limite del decoro umano) con il sovrano dell’Arabia Saudita? Questo è il livello della lingua inglese in Italia, purtroppo.

  3. 13 marzo 2021 14:41

    Martina:

    Tampon-spritz mi era sfuggito (meno male). Immaginami con una faccia di disgusto 😀
    Che Draghi si infastidisse per lo “smart-working” coniato dai suoi predecessori, non c’è da meravigliarsi. Il suo commento, che non sapevo, la dice tutta. Si spera che sotto il suo governo gli anglicismi farlocchi vengano finalmente evitati.

  4. 13 marzo 2021 15:05

    Flavia:

    “(meglio non chiedersi cosa intenda con autosufficiente!)”
    Meglio, va-là 😀
    Allora, bisogna contestualizzare un po’ le uscite del Governatore: le comunicazioni avvengono in un ambiente in cui, giorno dopo giorno, diretta dopo diretta, da un anno a questa parte si è venuto a creare un clima molto famigliare, informale in alcuni momenti, in cui – è vero – gli abbiamo sentito dire di tutto: dalla falsa citazione classica agli svarioni in pseudoinglese, passando dalla battuta in dialetto. In altre occasioni, più ufficiali, il suo linguaggio è più sorvegliato. Comunque sia, io personalmente credo che il Governatore appartenga alla schiera dei Mike Bongiorno. 🙂

  5. 13 marzo 2021 21:07

    Licia:

    @Oscar ed è anche una parola del lessico inglese di base…

    @lazycozybrain il latinorum si è trasformato in inglesorum!

    @Martina davanti a smart working Draghi non è proprio riuscito a rimanere impassibile…

    @Flavia questo però è un errore davvero imperdonabile!

    Ne approfitto anche per segnalare due commenti alla battuta di Draghi riportati dal blog Il Salvalingua: di Sebastiano Messina su Repubblica e di Mario Ajello sul Messaggero.

  6. 14 marzo 2021 15:17

    Sally Brown:

    “meglio non chiedersi cosa intenda con AUTOsufficiente!”
    😂
    ah, ah, ecco da dove nasce cargiver!

  7. 17 marzo 2021 12:36

    John Dunn:

    A me invece piace la parola ‘cargiver’. Non è un errore o una gaffe, ma un atto di creatività linguistica, che, anziché criticato, andrebbe premiato. E magari sarebbe stato premiato se questa parola avesse usata uno scrittore anglofono (specie se irlandese). Più in generale non penso che gli pseudoanglicismi siano sempre da disprezzare. Possono essere utili per colmare lacune in una lingua (a volte anche nello stesso inglese).

  8. 17 marzo 2021 21:34

    Giovanni:

    Dubito che il presidente della regione Veneto sig. Zaia avesse consapevolezza di coniare in modo creativo un nuovo termine inglese, ma potrei sbagliarmi non essendo nella sua testa (lo ha messo tra virgolette, quindi chissà). In italiano esiste il termine accompagnatore o badante, non c’è motivo di usare caregiver o cargiver che sia.

  9. 18 marzo 2021 16:43

    Flavia:

    Qualunque sia il significato vero o presunto di ‘caregiver’, nel corso delle conferenze stampa si continua a pronunciare ‘carghìver’, forse per influsso del noto ‘salvaslip’ che io ho sempre sentito pronunciare ‘carefrè’. 😀

  10. 23 marzo 2021 15:04

    Licia:

    @John a me sorprende che il presidente di una regione non sappia (sapesse!) che il termine corretto è caregiver, crede sia cargiver e cerchi di dargli una spiegazione senza che gli sia mai venuto prima qualche dubbio (mi viene anche in mente il concetto di eggcorn).

    @Giovanni una differenza importante è che il badante è pagato per assistere, il caregiver no (di solito infatti è un familiare). Dettagli in Caregiver e care leaver: ne abbiamo bisogno?

    @Flavia motivo in più per evitare anglicismi nella comunicazione pubblica!

  11. 26 marzo 2021 21:12

    Massimo S.:

    Qual è la verità? È che da troppo tempo imperversa la pandemia del Morbus Anglicus e manca ancora un vaccino che rafforzi i nostri anticorpi e ci immunizzi…
    Ovvero il vaccino esiste (la buona conoscenza delle lingue e dell’italiano) ma è poco diffuso e/o richiesto.
    Ma come rendere, allora, in italiano, “caregiver”?
    A parte l’ottimo “accuditore”, perché non tradurlo (sul modello di ‘prestatore di lavoro’) con prestatore di cure (assistenza)ai familiari (propri cari), alle persone deboli e via specificando a seconda dei casi, ancorché utilizzando una perifrasi che però ha il vantaggio, per la sua immediata e generale chiarezza, di evitare ancor più articolate spiegazioni a corredo di termini forse più brevi ma meno comprensibili ai più?

  12. 28 marzo 2021 22:05

    Licia:

    @Massimo, grazie per le osservazioni. Un potenziale problema di prestatore è che rimanda a prestazione che nel senso di lavoro svolto è retribuita, mentre nel contesto italiano le attività del caregiver non sono pagate.

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