Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Falsi amici al rally di campagna senza vento

Un falso amico ricorrente nelle notizie sulle attività politiche dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti:

Titolo in inglese: “Trump’s Tulsa rally was a flop”. Titoli in italiano: “Trump, delude il primo rally che rilancia la sua campagna per la Casa Bianca” e “I fan del KPop e i ragazzini di TikTok hanno fatto fallire il rally di Trump”

In italiano l’anglicismo rally, in uso dagli anni ‘30 del secolo scorso*, descrive gare automobilistiche o sciistiche o manifestazioni di vario tipo che si svolgono in più tappe, quindi nulla a che vedere con l’evento di cui è stato protagonista Donald Trump a Tulsa.

Rally in inglese

La traduzione letterale dei titoli mette in evidenza un fenomeno tipico dei forestierismi: raramente vengono adottate tutte le accezioni della lingua di origine. In inglese la parola rally ha infatti vari significati, i principali dei quali sono riconducibili all’etimologia della parola, dal francese rallier, “riunire, radunare, (ri)portare assieme”.

Rally ha il significato primario di raduno di un numero elevato di persone che dimostrano il proprio sostegno a una causa comune partecipando a una manifestazione appositamente organizzata. Collocazioni tipiche sono protest rally, peace rally, human rights rally, political rally, party rally, election rally. In italiano sono concetti espressi dalle parole manifestazione, protesta e, se si tratta di politica, comizio.

Tra gli altri significati di rally in inglese ci sono quello di raduno di appassionati di particolari veicoli e nel tennis (e altri sport con racchette) uno scambio che dura a lungo. Un’altra accezione che è entrata anche in italiano riguarda la terminologia finanziaria: si chiama rally un rapido rialzo del mercato o delle quotazioni di uno o più titoli di borsa.

Campagna senza vento?

La partecipazione al comizio di Trump è stata nettamente inferiore al previsto anche perché centinaia di migliaia di biglietti erano stati prenotati da chi non aveva alcuna intenzione di usarli – una trollata organizzata attraverso video condivisi sul social TikTok e poi rapidamente eliminati. In un’intervista tradotta dall’inglese è riportato questo dettaglio sui video:

«La maggior parte delle persone che li ha creati li ha cancellati dopo il primo giorno perché non volevamo che la campagna di Trump prendesse il vento»

Dubito che chi ha tradotto abbia provato a chiedersi se la frase avesse senso! Testo originale:

«The majority of people who made them deleted them after the first day because we didn’t want the Trump campaign to catch wind»

Chi ha tradotto non ha capito che in contesto politico la parola campaign vuol dire campagna elettorale, come in italiano, ma per metonimia indica anche le persone che se ne occupano, quindi Trump campaign è il comitato elettorale di Trump.

La locuzione catch wind è simile a get wind (of something) e significa avere sentore, subodorare e quindi sospettare, venire a sapere. Da non confondere con pass wind e break wind, che invece vogliono dire emettere flatulenze (azione che in inglese britannico informale è descritta anche dal verbo trump, ma solo se sonora).
.

Vedi anche: Elenco di falsi amici 


* Come buona parte degli anglicismi acquisiti nella prima parte del XX secolo, anche rally è entrato in italiano attraverso il francese, da cui la pronuncia alternativa “rellì” con l’accento sulla seconda sillaba. Come già accennato in Falsi amici in giro per l’Europa, hanno subito l’interferenza del francese anche le pronunce di club, bluff e rugby.

Tag:

I commenti e i trackback da altri siti sono consentiti.

6 commenti a “Falsi amici al rally di campagna senza vento”

  1. 22 giugno 2020 13:41

    Regula Feitknecht:

    Cara Licia,
    premetto che non sono professionista e l’inglese è la lingua che conosco di meno. Leggendo il tuo post mi è venuto un dubbio che mi permetto di presentarti: “catch wind” non potrebbe essere inteso(letteralmente) come “cogliere il vento”, cioè avere successo nel senso della metafora di andare a gonfie vele? In questo caso “Campaign” sarebbe da capire come “campagna” elettorale vera e propria. Un saluto cordiale, Regula

  2. 22 giugno 2020 17:45

    Licia:

    @Regina la metafora “andare a gonfie vele” però si usa in italiano, non in inglese. E qui la premessa è che i video venivano cancellati dopo un giorno perché non fossero scoperti.

  3. 23 giugno 2020 11:16

    Giovanni:

    Credo si tratti di una traduzione automatica via google o simili. E che la traduzione sia stata data per buona senza alcun vaglio. In italiano, qualsiasi sia il significato attribuito a campagna, è insensato dire che prenda il vento.

    I post di questo blog sono una piacevole fonte di conoscenza, in poche righe si apprende che campaign può significare comitato elettorale, l’importanza del contesto, il meccanismo linguistico (metonimia). Non te lo dimentichi più ed è gratificante. Brava all’autrice.

  4. 23 giugno 2020 20:07

    Dandandin:

    Se si guarda su deepl, ci sono citazioni come questa:

    Nel mutuare da una lingua all’altra alcuni testi presi dai principali quotidiani internazionali, DeepL è più preciso e coglie le sfumature del linguaggio giornalistico. Non sbaglia le concordanze e difficilmente traduce modi di dire o espressioni gergali in modo errato. (Corriere della Sera)

    Quindi penso che nel settore giornalistico sia abitudine fare copia>deepl>incolla

  5. 24 giugno 2020 15:14

    John Dunn:

    Sull’interpretazione di ‘catch wind’ sono d’accordo con Licia, anche so io l’ho capito solo alla seconda lettura. Penso che il problema sia che get/catch wind si usa normalmente con una continuazione: to get/catch wind of it, get/catch wind of what we were doing.

    Per me ‘rally’ (5 lettere) è una di quelle parole corte che vengono usate prevalentemente nei titoli dei giornali (come ‘foe’ usato al posto di ‘enemy’). A meno che non si pensi ai raduni di Hitler a Norimberga.

  6. 25 giugno 2020 10:17

    FF:

    Ottimo articolo, come sempre.
    Mi permetto di aggiungere una precisazione: la prenotazione all’evento non assegnava materialmente un posto, in questo modo sottratto a qualcun altro effetivamente interessato; era solo il modo utilizzato dagli organizzatori per sapere in anticipo quanta partecipazione aspettarsi.

    In questo senso la trollata ha funzionato perfettamente; il flop dell’evento è la conseguenza dell’entusiasmo che lo aveva preceduto (c’era anche un palco all’esterno per chi non fosse riuscito ad entrare).

Commenti: