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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Risemantizzazioni: tamponare, on the road

Da tempo il sostantivo tampone, forma abbreviata di tampone diagnostico con il significato di 1 strumento usato per un prelievo di materiale organico, ha anche altre accezioni: 2 prelievo e 3 esame del prelievo effettuato, che insieme costituiscono un 4 test diagnostico.

Sono invece recenti altre risemantizzazioni, molto usate nei media e da cariche istituzionali, protezione civile e medici nel contesto dell’epidemia di COVID-19. Esempi:

Esempi di titoli: 1 Il piano per tamponare a tappeto tutto il Veneto; 2 Tamponatura di massa ai rientrati dal Nord; Coronavirus, il racconto del tamponato Zoro; 4 Al via la campagna di tamponamento del personale sanitario

La risemantizzazione è l’attribuzione di un nuovo significato a un elemento lessicale esistente, che così diventa un neologismo semantico. Negli esempi qui sopra:

tamponare ➝ eseguire test diagnostico tramite tampone (ad es. bisogna tamponare anche gli asintomatici);
tamponato (sostantivo e aggettivo) ➝ chi è stato sottoposto a test diagnostico tramite tampone (ad es. modelli matematici basati su positivi tamponati e deceduti);
tamponatura e tamponamento esecuzione del test diagnostico (ad es. la tamponatura viene fatta solo ai sintomatici; servono nuove procedure di tamponamento).

Questi nuovi usi fanno uno strano effetto perché sono parole che usiamo già ma con altre accezioni. Se tamponare, tamponatura e tamponamento fossero invece una novità, credo che ci colpirebbero di meno perché le percepiremmo come formate con meccanismi familiari*.

Coronavirus, 500mila tamponi portati negli USA dall’Italia

Alle risemantizzazioni appena descritte aggiungerei anche tampone5 kit diagnostico (tutto il materiale che serve per poter portare a termine il test). Bisogna infatti ricorrere a una nuova accezione per capire perché sia stata fraintesa e abbia suscitato indignazione la notizia di “500mila tamponi esportati negli Stati Uniti”: molti hanno interpretato tamponi come kit diagnostici, che in Italia scarseggiano, e non come bastoncini tipo cotton fioc (accezione 1).

Un altro esempio di confusione tra tampone 1 e tampone 5:

testo di tweet: Ricordiamo che un tampone costa alla sanità pubblica tra 0,26 ed 1,00 € cadauno. Spesa sostenibilissima

Per ridurre le ambiguità, nei media eviterei di usare tampone e opterei invece per test [diagnostico]. Nel linguaggio informale, una volta passata l’emergenza penso si potrebbe diffondere test per (o del) coronavirus, sul modello di test per l’HIV e test dell’HIV.

Tamponi on the road

Un altro esempio di notizia che ha attirato la mia attenzione:

Coronavirus, Zaia: “Al via campagna ‘Tamponi on the road’”

Con on the road il presidente della Regione Veneto intende i test effettuati in postazioni mobili posizionate in luoghi pubblici diversi da ospedali e ambulatori, ad esempio parcheggi e supermercati.

È stato però fatto un uso improprio della locuzione on the road (pronunciata “onderòd”!), che in inglese non vuol dire “in strada” ma ha significati figurati come "in tour/tournée", “che è in viaggio (su lunga distanza)”. Mi domando quante persone anziane o che non hanno familiarità con l’inglese capiscano “onderòd”, una scelta davvero poco accorta che dimostra scarso rispetto per i cittadini, oltretutto in un momento di emergenza.

Nelle notizie in inglese sulle postazioni mobili approntate in Corea del Sud, dove ci si può sottoporre a test per la positività al virus SARS-CoV-2 rimanendo nella propria automobile, i media non usano on the road ma descrivono il servizio come drive-in testing, drive-through testing, drive-up testing o più genericamente come curbside testing (“al lato della strada”).
.

Altri esempi di anglicismi usati nella comunicazione sull’emergenza coronavirus: droplet, Covid hospital e lockdown.


* A proposito dei meccanismi di formazione dei neologismi, se provassimo a immaginare tamponare, tamponatura e tamponamento come parole del tutto nuove, le troveremmo ben formate, su modelli che ci sono familiari:
derivato verbale denominale per tamponare da tampone, descrivibile come un verbo che ha come base l’oggetto prodotto dall’azione (qui fare un tampone); per questo tipo di formazione sono disponibili anche altri suffissi, come ad es. –izzare da cui un potenziale tamponizzare (cfr. scannerizzare per una formazione simile);
  derivati nominali deverbali per tamponatura e tamponamento da tamponare, con i suffissi –atura e –mento che indicano l’atto o l’azione di <verbo>; per questo tipo di formazione sono disponibili anche altri suffissi, tra cui –aggio e –zione, da cui i potenziali sostantivi tamponaggio e tamponazione, insoliti ma ben formati. 

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2 commenti a “Risemantizzazioni: tamponare, on the road

  1. 27 marzo 2020 18:59

    Lilia Pino Blouin:

    Cara Licia, grazie mille. Articolo estremamente interessante come sempre.

    A me capita di dover tradurre “drive-in testing”, “drive-through testing”, “drive-up testing” e e “curbside testing”, perche’ abito a New York dove si fa.

    Sul Corriere del 20 marzo ho letto ” Alcune regioni, vedi l’Emilia Romagna, si stanno attrezzando con il drive-trough, il test in auto”

    Io per ora sto dicendo “postazioni mobili” e basta, ma mi pare troppo vago.
    Ho visto anche “postazioni mobili drive through”
    Tu cosa consigli, dato che “on the road” o “onderòd”?
    Grazie in anticipo

  2. 27 marzo 2020 23:45

    Licia:

    @Lilia, grazie a te. In un servizio di News24 RAI, Emilia Romagna. I primi test “drive thru” direttamente dall’auto, il giornalista aveva usato drive thru ma il presidente dell’AUSL di Bologna che era stato intervistato aveva invece detto proprio postazioni mobili. Nel sito della Regione Emilia Romagna si trova anche anche strutture per tamponi “drive in” con questa spiegazione:la modalità delle strutture per tamponi è definita “drive in”, perché le persone si accosteranno con la propria auto e faranno l’esame senza scendere”.

    Se proprio non si può evitare l’anglicismo, lo manterrei tra virgolette e tra tutte le varianti opterei per drive in perché risulta già familiare a molti italiani grazie ai film (e per i meno giovani anche a un programma TV).

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