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Lockdown vs distanziamento sociale

Titoli: Coronavirus, il mondo si divide sul lockdown; Lockdown all’italiana; Anche il Belgio in lockdown: Il 3 aprile non finirà il lockdown: Il lockdown? Si poteva evitare

Lockdown è un anglicismo entrato prepotentemente nelle cronache di queste settimane di emergenza per il nuovo coronavirus. Dobbiamo considerarlo ormai insostituibile, semplicemente utile oppure superfluo?

Lockdown in inglese

Lockdown è una parola di origine americana e nel lessico non specialistico ha due significati:

1 l’isolamento dei detenuti nella propria cella come misura temporanea di sicurezza (per alcuni aspetti paragonabile al cosiddetto carcere duro); è l’accezione originale che deriva dal verbo americano lock somebody down, confinare [un detenuto] in cella, da non confondersi con lock somebody up (o away), rinchiudere in prigione;

2 misure di emergenza in una situazione di pericolo in cui per questioni di sicurezza viene impedito temporaneamente di entrare o uscire da un’area o un edificio a cui è stato limitato l’accesso. La parola è da anni ricorrente nelle cronache delle sparatorie di massa negli Stati Uniti, dove ogni scuola ed edificio pubblico ha un lockdown protocol o lockdown procedures da seguire in caso di active shooter situation. Negli ultimi mesi la parola è stata invece usata per le misure draconiane messe in atto per contenere la diffusione della COVID-19 in Cina e ora anche in Europa.

Lockdown nei media italiani

L’anglicismo lockdown è ricorrente nei media italiani per descrivere i provvedimenti di emergenza ora in atto nel paese, anche se non è usato nelle comunicazioni del governo che invece privilegia misure di contenimento.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 11 marzo 2020. Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale.

È comprensibile che lockdown sia diventato uno dei neologismi preferiti dai media italiani, ben oltre la solita anglofilia e l’illusione che l’inglese sia una lingua più precisa: è una parola breve, dissimile da altri anglicismi e quindi subito riconoscibile, con un valore monosemico che ci consente di identificare in modo univoco un concetto di “blocco” per noi del tutto nuovo. È però una parola poco trasparente perché, anche se formata dalla combinazione di due parole del lessico inglese di base, lock e down, il senso 2 non è intuibile senza spiegazioni.

Se si osservano i commenti su Twitter, il social dove di più si discute di attualità, si nota anche che lockdown è ricorrente nei tweet sulle misure adottate dal governo di esperti veri o improvvisati, assieme a molti altri anglicismi, ma mi pare praticamente assente dalle conversazioni di vita reale.

Anche al di fuori di Twitter, fateci caso: quanti dei vostri familiari e amici in telefonate o nelle chat di WhatsApp descrivono il proprio quotidiano usando la parola lockdown?

Lockdown mi sembra quindi molto simile a tutti gli altri anglicismi che sono entrati nel nostro lessico “passivo” (ci abituiamo a sentirli e vederli, e li riconosciamo facilmente) ma non di quello “attivo” che usiamo effettivamente nelle conversazioni di tutti i giorni: due esempi tipici sono living e pet.

Disponiamo inoltre già di un termine alternativo a lockdown che, seppure da un punto di vista e con caratteristiche distintive diverse, descrive in modo più preciso le misure di contenimento per contrastare l’epidemia.

Distanziamento sociale

Il concetto di distanziamento sociale identifica l’insieme di misure (azioni di contenimento) per rallentare o fermare la diffusione di una malattia contagiosa, tra cui:
· isolamento domiciliare
· quarantena dei soggetti esposti
· chiusura delle scuole
· limitazione degli assembramenti
· restrizioni sugli spostamenti
· chiusura di servizi e attività produttive e commerciali non indispensabili che non possono ricorrere al cosiddetto lavoro agile.

Efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento delle epidemie

Distanziamento sociale è un termine efficace perché identifica in modo preciso un concetto specifico e ben definito, è trasparente e si può apprendere facilmente. Quando è premesso da misure di diventa però molto lungo e questo lo rende poco adatto ai titoli sintetici dei media. Dubito anche che possa entrare nell’uso comune perché appare piuttosto formale, astratto e/o settoriale.

È un concetto diverso da distanza interpersonale, la distanza “di sicurezza” minima da tenere tra le persone per evitare il contagio che, in base alle indicazioni del Ministero della Salute, è almeno un metro (e che i media hanno chiamato anche “regola droplet”).

Quarantena

La quarantena è una delle diverse misure di distanziamento sociale, nello specifico “un periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile che viene richiesta per persone che potrebbero portare con sé germi responsabili di malattie infettive” – Glossario del nuovo Coronavirus.

Ho notato però che nelle conversazioni informali molti usano quarantena per descrivere l’insieme di misure rivolte a tutti i cittadini, quindi non solo la situazione particolare di chi è venuto a contatto con persone positive ma genericamente lo stare a casa, valido per chiunque.

Esempi: “non vedo l’ora che finisca la quarantena”, “in questo periodo di quarantena capisco quanto sia importante per me la mia ragazza”, “se fosse vero che la quarantena dovrà prolungarsi oltre il 3 aprile…”, “non vi disperate se prendete qualche chilo in questa quarantena”.

È un uso improprio nell’accezione medica (termine di lessico specialistico) ma ormai così diffuso nel linguaggio informale (parola del lessico comune) che non può essere ignorato. La risemantizzazione è comprensibile se si pensa ai numerosi usi figurati preesistenti che esprimono una condizione di isolamento o una situazione di sospensione e blocco, come mettere o tenere in quarantena qualcosa o qualcuno (ad es. un candidato, una nomina, una promozione, una riforma, una notizia…). La coesistenza delle due accezioni crea però confusione.
 

Aggiornamento: nei commenti qui sotto altri dettagli su quarantena vs isolamento, sulla confusione che viene fatta in inglese tra social distancing e social distance, e sulle ordinanze Shelter-in-Place, Stay-at-Home e PAUSE emesse negli Stati Uniti.


In tema emergenza coronavirus, vedi anche:

►  Coronavirus: è infodemìa
►  COVID-19 non è il virus ma la malattia!
►  Coronavirus: conteggi errati di “ricoverati”
►  Il curioso caso degli hashtag con errore
►  La “regola droplet”, invenzione dei media
►  Lavorare da casa non è smart working!
►  Da epidemia a pandemia: aspetti terminologici
►  Covid hospital, anglicismo inquietante
►  Risemantizzazioni: tamponare, on the road

Vignetta con un coronavirus gigante, tipo King Kong, che si aggira per le strade deserte di New York, chiedendosi “Where is everybody?”. Sullo sfondo cartelli con STAY HOME e PANDEMIC

Vignetta di NEMØ via @cartoonmovement

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5 commenti a “Lockdown vs distanziamento sociale”

  1. 20 marzo 2020 18:26

    Licia:

    Sull’origine e l’evoluzione della parola quarantena, una bella consulenza di Lorenzo Tomasin per l’Accademia della Crusca uscita oggi: Una quarantena può durare anche “solo” quattordici giorni.

  2. 20 marzo 2020 19:48

    granmadue:

    L’uso di “quarantena” per indicare l’insieme delle misure non è, purtroppo, un’esclusiva delle conversazioni informali.
    Un esempio:

    https://www.giornaledibrescia.it/rubriche/cucina/gusto-e-dintorni/con-la-quarantena-tutti-in-cucina-boom-di-acquisti-di-farina-1.3467523

  3. 21 marzo 2020 00:15

    Francesco:

    Confermo che anche a Propaganda Live la parola “quarantena” è usata con il secondo significato che hai descritto.

  4. 21 marzo 2020 13:45

    Licia:

    @granmadue, @Francesco grazie per gli esempi. Non mi sorprende che l’uso figurato di quarantena sia passato a identificare anche una situazione reale, creando però potenziale confusione.

    Va comunque osservato che nelle comunicazioni del Ministero della Salute ai cittadini non si parla di quarantena ma indifferentemente di isolamento fiduciario (o isolamento domiciliare) sia per chi è asintomatico che per chi invece è malato. I media invece usano moltissimo sia quarantena che auto-quarantena, direi calco dell’inglese self-quarantine.

    In Svizzera l’Ufficio federale della sanità pubblica distingue invece tra auto-quarantena, se si è stati a stretto contatto una persona che ha contratto l’infezione da coronavirus, e auto-isolamento, se si è malati.

    Tornando al lessico comune, anche in inglese c’è confusione su alcune parole chiave delle azioni individuali per il controllo dell’epidemia. Questa tabella di @MonaChalabi illustra la differenza tra social distancing, self-quarantine e isolation.

    tabella che illustra le differenze tra social distancing, self quarantine e isolation

    Aggiungo che in inglese c’è anche chi ha espresso perplessità sull’espressione social distancing, termine ritenuto troppo astratto e poco trasparente, per quanto ampiamente usato nelle comunicazioni dell’OMS (ma con definizioni diverse a seconda del documento, per cui risulta un concetto poco preciso). Media e istituzioni hanno cominciato a usare l’alternativa physical distancing e sui social sta circolando questa immagine, via Reddit:

    Less clear: “Practice social distancing” (new term, unclear, not specific, conceptual). More clear: “Stay at home. Get groceries once per week” (use known words, be cler, be specific, be concrete)

    Nell’inglese americano si notano anche molte occorrenze di social distancing spesso usato impropriamente come sinonimo di social distance, che nell’accezione più recente identifica la  distanza interpersonale, quantificata in 6 feet (poco meno di 2 metri). Nei media italiani ho visto la traduzione letterale distanza sociale che però va considerata un falso amico perché è un termine specialistico usato in sociologia e in prossemica con altri significati.

    Negli Stati Uniti diversi stati hanno preso misure di contenimento simili a quelle italiane ma in nessun caso nelle comunicazioni ufficiali è stato usato il termine lockdown perché, come visto nel post, in America ha altri significati.

    In California inizialmente era stata emessa un’ordinanza di tipo Shelter-in-Place, che però aveva creato confusione perché solitamente indica un situazione di emergenza che richiede di rifugiarsi in un luogo designato all’interno di un edificio in seguito a contaminazioni chimiche, radioattive o ambientali di altro genere, quindi potenzialmente al di fuori del proprio appartamento. In seguito in altri stati si è optato per ordinanze denominate Stay-at-Home.

    23 marzo – Aggiungo Word of the week: Shelter, un’analisi lessicale e diacronica della locuzione Shelter-in-place e del suo uso. C’è anche un riferimento all’ordinanza dello stato di New York che è stata denominata PAUSE, un acronimo inverso che sta per Policies Assure Uniform Safety for Everyone, più o meno “misure [che] assicurano sicurezza (incolumità) uniforme per tutti”.

  5. 25 marzo 2020 23:58

    Licia:

    Ho notato che alcuni media hanno descritto il decreto-legge approvato dal governo il 24 marzo 2020 come Decreto Lockdown Italia, anche se in nessuna comunicazione istituzionale è mai stato usato questo nome.

Commenti: