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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Blackout e fallimenti vari

Una notizia dal Sudamerica con due dettagli che fanno capire che è una traduzione frettolosa non dallo spagnolo bensì dall’inglese:

C’è un black out elettrico in tutta l’Argentina e l’Uruguay. Decine di milioni di persone sono senza luce dall'alba, a causa di “un massiccio fallimento nel sistema di interconnessione elettrica”

La disattenzione più evidente è massiccio fallimento, traduzione errata di massive failure. La parola inglese failure può indicare un fallimento, specialmente in senso figurato, ma in questo caso si tratta di falsi amici.

In contesti meccanici, tecnici e informatici failure significa guasto, malfunzionamento, avaria (cfr. falla masiva nel riferimento originale in spagnolo), oppure interruzione che nel caso dell’elettricità è power failure.

In ambito medico heart failure è invece l’insufficienza cardiaca (da non confondersi con l’infarto o con l’arresto cardiaco).

Blackout in inglese

Argentina, Uruguay, Paraguay suffer massive power blackout

L’altro dettaglio che ho evidenziato non è un errore ma una traduzione letterale che non tiene conto di alcune differenze d’uso della parola blackout in inglese e in italiano. 

In inglese il sostantivo black-out, poi univerbato in blackout, è entrato nel lessico durante la seconda guerra mondiale e descrive 1 l’oscuramento imposto durante un conflitto per proteggere i centri abitati e gli obiettivi sensibili dagli attacchi aerei notturni del nemico. Deriva dal verbo black <something> out, oscurare per non far passare la luce ma anche annerire per impedire la lettura o la visione.

Il sostantivo blackout ha poi acquisito anche altre accezioni, tra cui 2 un’interruzione inaspettata nell’erogazione dell’energia elettrica, spec. su vasta scala e per una durata significativa, 3 il silenzio imposto ai mezzi di informazione riguardo specifiche notizie e, riferito a persone, 4 perdita di coscienza, ad es. dovuta all’eccesso di alcool, o anche vuoto di memoria. 

Nell’accezione 2 viene spesso specificato electricity blackout o power blackout. Nelle notizie su quanto è successo in Argentina e Uruguay si può però notare che per descrivere il problema prevalgono altre espressioni come ad es. power outage /ˈaʊtɪdʒ/ (in origine inglese americano), electrical failure o power cut. 

Titoli in inglese: 1 Millions across South America hit by massive power cut 2 Massive electrical failure cuts power to Argentina and Uruguay 3 Massive power outage in Argentina and Uruguay

Blackout in italiano

L’anglicismo black-out o blackout si è diffuso in italiano nel dopoguerra con l’accezione 2, che è quella prevalente. In una traduzione dall’inglese però non occorre specificare “elettrico” perché nel nostro uso si dà per scontato che si faccia riferimento proprio all’interruzione dell’elettricità.

C’è anche un uso esteso che riguarda l’interruzione di qualsiasi servizio pubblico nell’ambito delle telecomunicazioni. Esempi: blackout telefonico, blackout televisivo, blackout di Internet e, notizia di qualche giorno fa, blackout [della rete] Vodafone.

In senso figurato, anche in italiano si usa l’accezione 3 dell’inglese, mentre l’accezione 4 riguarda solo i vuoti di memoria momentanei e non è associata al consumo di alcool.

Manca quindi una piena corrispondenza tra la parola inglese blackout e l’anglicismo blackout, un esempio di anisomorfismo di cui deve tenere conto chi traduce.

Alternative a blackout?

L’anglicismo blackout è in uso da decenni e risulta ormai facilmente riconoscibile anche per chi non conosce l’inglese. Ha anche il vantaggio di essere molto più breve di interruzione inaspettata dell’energia elettrica e quindi è altamente improbabile che venga scalzato dall’uso. 

Il linguista Arrigo Castellani in un noto articolo del 1987, Morbus anglicus, aveva invece suggerito di sostituirlo con abbuio. Non è difficile capire perché la proposta sia stata un fallimento: non teneva conto che un blackout non causa solo l’assenza di illuminazione ma ha conseguenze più ampie e che l’anglicismo conferisce una connotazione tecnica, per quanto arbitraria, che abbuio non potrebbe mai avere. 

Abbuio e altre neoformazioni di Castellani (ad es. guardabimbi per babysitter, velopattino per windsurf, fubbia per smog, ubino per hobby…) e di chi ha proposto spegnone come alternativa a blackout, sul modello dello spagnolo apagón (da apagar, spegnere), evidenziano alcuni limiti degli atteggiamenti puristi.

Nell’analisi degli anglicismi non ci si deve focalizzare solo sull’aspetto e sull’etimologia delle parole e quindi proporre traduzioni letterali, ma è preferibile un approccio onomasiologico che esamina e confronta i concetti in inglese e in italiano, ne rileva le caratteristiche comuni e quelle divergenti e dà rilevanza anche ad eventuali aspetti sociolinguistici e pragmatici: dettagli in Brainstorming e formazione dei termini in L2

Altre considerazioni in Anglicismi, che passione?


Grazie a @mariopass_arch per lo spunto

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4 commenti a “Blackout e fallimenti vari”

  1. 17 giugno 2019 14:52

    Flavia:

    Spettacolare quel ‘fùbbia’, ma anche ‘ubìno’ non è male… e che dire di ‘intredima’ per ‘week-end’ o di ‘trotterello’ per ‘jogging’? d’altronde i puristi – più realisti del re – mettono mano anche a film(e) o sport(e) (di quest’ultimo però non sono certa), mentre la Wikipedia diventa ‘Guichipedia’. Ho anche visto una proposta di traduzione per cocktail con ‘cochetello’ alla sezione Forestierismi di un noto forum (anzi fòro) di puristi.
    A me ‘fùbbia fa venire in mente ‘ùbbia’. 😀

  2. 17 giugno 2019 15:22

    Asandus:

    Il “massiccio fallimento” è quello in cui incappano certi, ahem, “giornalisti” nel tentativo di tradurre a membro di chihuahua certe espressioni. Quanto al “blackout”, il termine è brutto, ma ormai imprescindibile come tanti termini legati alla tecnologia, e purtroppo ci tocca conviverci. O facciamo come i francesi che con la loro smania di tradurre qualunque termine ottengono risultati ridicoli (e poi però non hanno termini per “parcheggio”, “intervista” e altri…).

  3. 18 giugno 2019 22:08

    Armando Vero:

    Dalle mie parti si è sempre detto, e si dirà sempre, “è andata via la luce”. Espressione semplice e imperfetta ma genuina, immediata e con un vago retrogusto di poesia che la mette mille piani più su del rude “blackout”.

  4. 18 giugno 2019 23:16

    Emy:

    @Flavia: peccato che però si dica ubbìa.
    http://www.treccani.it/vocabolario/ubbia/

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