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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Dalle zeppole ai magnoni e alle sparticelle

Nelle notizie di ieri, San Giuseppe, ho visto vari rifermenti alle zeppole, dolcetti farciti di crema pasticcera che in questa ricorrenza vengono consumati in alcune regioni del sud.

Mi hanno ricordato una vignetta dell’illustratore scozzese Tom Gauld che elenca nove parole e chiede quali siano i nomi di dolci italiani e quali invece i termini della fisica delle particelle:

Theoretical particle or Italian dessert? 1 spumoni 2 sfermion 3 pandoro 4 baxin 5 zeppole 6 photino 7 preon 8 budino 9 majoron

Per noi italiani il quiz è facile, basta sapere che il baxin è un dolce ligure tipico di Albenga.

I nomi inglesi delle particelle invece si riconoscono per i suffissi on di sfermion, preon e majoron e ino di photino, due morfemi con storie che rivelano alcuni meccanismi di formazione della terminologia scientifica.

Il suffisso –on / –one

I suffissi –on in inglese e –one in italiano appaiono nel nome di molte particelle elementari (elettrone, neutrone, protone, fotone, gravitone, gluone, preone…), delle loro famiglie (adroni, bosoni, fermioni…) e di quasiparticelle (pomerone, solitone…).

L’origine è il termine inglese ion (ione) che identifica un atomo o gruppo atomico che assume carica elettrica per perdita o acquisto di elettroni. È stato coniato nel 1834 dal fisico Michael Faraday e dal matematico William Whewell che l’hanno fatto derivare dal greco ἰόν, participio presente neutro di ἰέναι “andare”, con allusione alla capacità degli ioni di muoversi sotto l’azione di un campo elettrico [fonte].

Nella loro versione italiana, alcuni termini formati con questo suffisso possono essere avvertiti come poco scientifici, o perlomeno è questo l’effetto che mi fanno i nomi di quasiparticelle come bipolarone, caricone, configurone, eccitone, fasone, librone, magnone, orbitone, spinone, qualunquone… Fanno sorridere se non riusciamo a sopprimere l’interferenza del suffisso accrescitivo –one, molto produttivo nel lessico comune italiano e spesso portatore di connotazioni ironiche.

Indirettamente, però, è proprio l’omonimia italiana dei due suffissi –one che ha contribuito alla nascita di un altro suffisso inglese della fisica delle particelle, –ino.

Il suffisso –ino

L’origine di –ino è neutrino, termine nato da una discussione dei fisici italiani Enrico Fermi ed Edoardo Amaldi all’inizio degli anni ‘30 del secolo scorso. Per distinguere tra due diverse particelle neutre da poco postulate da altri scienziati ma denominate entrambe neutron in inglese, avevano ribattezzato informalmente neutrino quella più leggera, senza dubbio ispirati dai suffissi alterativi –one vs –ino dell’italiano.

Grazie a Fermi il nome neutrino è entrato nella comunità scientifica internazionale. Con esso, nell’inglese della fisica teorica è stato adottato anche il suffisso –ino, senza però la connotazione diminutiva originale.

È stato quindi usato per denominare alcune particelle ipotetiche che all’interno della teoria della supersimmetria* hanno il ruolo di partner supersimmetrico (o superpartner, sparticella o s-particella) di particelle del Modello Standard – a ogni fermione corrisponde un bosone supersimmetrico e a ogni bosone un fermione supersimmetrico.

Particelle del modello standard vs particelle supersimmetriche: leptoni-sleptoni, quark-squark, gluone-gluino, fotone-fotino, W-wino, Z-zino, Higgs-higgsino

Nella formazione di questi termini il prefisso –ino ha sostituito –one o è stato aggiunto al nome del bosone. Si hanno così fotone fotino, gravitone gravitino, gluone gluino, W wino, Z zino, Higgs higgsino. 

Altre sparticelle

Nella formazione dei nomi degli altri partner supersimmetrici, il prefisso s– è stato invece aggiunto al nome del fermione. Si hanno così quark ➝ squark, leptonesleptone, elettroneselettrone

partner e superpartner in inglese
Immagine di Ben Gilliland da Supersymmetry 

Tornando alla vignetta iniziale, il nome del superpartner sfermione deriva da fermione, particella che a sua volta prende il nome da Enrico Fermi: dettagli in Dirac, fermio e altri termini da Nobel. Anche majorone (in inglese majoron), un tipo ipotetico di bosone, è un eponimo coniato in onore di un fisico italiano, Ettore Majorana.

La terminologia della fisica delle particelle ha impronte italiane!


Altri post sulla formazione dei termini in ambito scientifico:
Terminologia al CERN 
Come si denominano i nuovi elementi chimici

Dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare:
Breve etimologia della fisica delle particelle


* la supersimmetria sintetizzata nell’infografica di Ben Gilliland:

Supersimmetry by Ben Gilliland

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4 commenti a “Dalle zeppole ai magnoni e alle sparticelle”

  1. 20 marzo 2019 10:00

    coccio:

    A Verona il Preon è un sasso, grande e levigato, di origine glaciale. Si trova facilmente nelle colline di origine morenica. Se vuoi te ne regalo uno…

  2. 20 marzo 2019 12:51

    granmadue:

    Oltre che tra nomi di dolci italiani e termini della fisica delle particelle, a volte è difficile distinguere anche tra nomi di formaggi e termini della fisica delle particelle. Per esempio “squacquerone”. Oppure “stracchino”. Per non parlare poi del “quark”. 😀

  3. 20 marzo 2019 20:43

    Carlo:

    In effetti budino suona bene assieme a photino.
    Peccato invece che abbia messo pandoro: panettone sarebbe stato più appropriato, anche se l’assonanza funziona bene in italiano -fotone, fermione, protone etc – e non in inglese dove le parole perdono la vocale finale

  4. 11 aprile 2019 16:51

    Licia:

    in tema zeppole una spiritosaggine che prende spunto dalla prima “foto” di un buco nero (black hole):

    Black zeppole: 1 immagine reale  2 rappresentazione grafica  3 modello 3D
    (via WhatsApp, non sono riuscita a risalire all’autore)

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