Notizie distorte: la parola proibita alla tata

Dal Regno Unito, notiziola “acchiappaclic” apparsa ieri:

William e Kate, c’è una parola proibita per la tata di George, Charlotte e Louis

Quando vedo titoli su parole di altre lingue temo sempre traduzioni letterali che travisano il senso della notizia originale. Purtroppo ho avuto conferma anche in questo caso.

La storia riportata da alcuni media italiani è che alla persona che si occupa dei tre figli del principe William è stato vietato di chiamarli “bambini”, per evitare che la figura adulta comunichi un senso di superiorità. Per rispetto nei loro confronti, l’unica opzione consentita è usare i nomi di battesimo.

La realtà però è diversa e si può verificare nell’articolo del Daily Mail che dovrebbe essere la fonte della notizia.

titolo articolo: The word Prince George and Princess Charlotte’s nanny is banned from saying at palace  

Il giornale inglese ha citato l’autrice di uno studio sulla prestigiosa scuola di formazione che era stata frequentata anche dalla bambinaia dei principini. Tra gli insegnamenti, le parole con cui rivolgersi ai bambini

The word kid is banned. It’s a mark of respect for the children as individuals.” Instead, the little royals should always be referred to as children or by their names.

In breve: nell’alta società non va usata la parola informale kids ma non c’è alcuna restrizione sulla parola non marcata children.

Kid vs child vs bambino 

Kid e child sono entrambe parole di alta frequenza del lessico di base dell’inglese, traducibili in italiano con “bambino”. A parte le differenze di registro, ciò che rende disdicevole l’uso di kid per i bambini aristocratici dovrebbe essere l’origine “animale” della parola, che inizialmente significava solo capretto

In italiano non abbiamo due parole di uso altrettanto comune e con le stesse differenze di registro e di connotazioni dell’inglese: in situazioni simili usiamo sempre la stessa parola, bambino.

Possiamo invece distinguere tra bambino, parola non marcata, e bimbo, che invece può avere valore vezzeggiativo o affettuoso, oppure tra bambino e parole meno frequenti e variamente connotate come marmocchio, monello, bimbetto, pupo, pischello, moccioso… Non equivalgono però alla distinzione inglese tra child e kid.

In altri contesti va tenuto presente che child può indicare persone non maggiorenni e kid può avere un’accezione informale più ampia che equivale a young person (esempio: kids at university).

Traduzioni inventate

Se non vengono spiegate le peculiarità e le differenze lessicali dell’inglese, in italiano la storia della parola proibita diventa una non notizia. E così la soluzione alternativa a cui è ricorso chi ha deciso di confezionare comunque un articolo è stata di inventarsi dettagli inesistenti. Esempio: 

Alla baby sitter in questione è stato spiegato che non è possibile utilizzare una determinata parola per rivolgersi ai royal babies. Quale? “Bambini”. Secondo le regole, infatti, la tata non può pronunciare questo termini per chiamare George, Charlotte e Louis. E il motivo è semplice: dire “Bambini” dà l’impressione di sentirsi superiori in quanto si è adulti.

In questa “rielaborazione” si notano anche altre imprecisioni.

In inglese nanny è una persona che viene assunta per occuparsi di uno o più bambini e che di solito vive stabilmente nella stessa casa. In italiano è una bambinaia o, nell’uso più recente, una tata (parola non più di uso solo familiare e informale come un tempo, credo anche grazie alla trasmissione televisiva SOS Tata). È una figura diversa dalla babysitter, che invece è la persona che accudisce i bambini in assenza dei genitori.  

La locuzione royal baby andrebbe usata solo per bambini di pochi mesi ma non per quelli più grandi, che hanno invece altri nomi: dettagli in Questioni di età (e di ignoranza): baby.


Vedi anche:

Si dice o non si dice? Dipende per alcuni esempi degli aspetti sociolinguistici che possono condizionare le scelte lessicali

2 anni: 25 parole in inglese e in italiano per un esempio di traduzione letterale incompetente (le prime parole apprese dai bambini non sono le stesse in tutte le lingue!)


Grazie a @FabioMassi per lo spunto

6 commenti su “Notizie distorte: la parola proibita alla tata”

  1. tosky:

    Interessante come sempre.

    Più che “SOS Tata”, credo che un ruolo notevole nella diffusione di “tata” l’ha giocato la sit-com “La tata”/”The Nanny” di qualche anno (sigh, decennio) fa.

  2. Emy:

    Altro pasticcio dovuto alla superficialità e scarsa conoscenza dell’inglese dei giornalisti italiani che “interpretano” le notizie da fonti inglesi.
    Bel post, Licia, lo condivido su fb.

  3. John Dunn:

    Scusa la risposta tardiva, ma vale la pena di notare che l’uso della parola ‘kid’ (=’child) è molto più diffuso nel inglese nordamericano che nel inglese britannico, dove questa parola è non solo informale (informalissima?), ma anche tendenzialmente dispregiativa. Per questa ragione non penso che lo status sociale dei bambini o le associazioni caprine della parola giochino un ruolo significativo nella vicenda.

  4. Licia:

    @John, forse era così tempo fa ma ora si usa più comunemente anche nell’inglese britannico? Ho amici inglesi che lo usano normalmente e anche in siti come The Guardian e BCC kids è quasi sempre intercambiabile con children.

  5. John Dunn:

    Non sono convinto. È vero che il mio inglese è piuttosto paleolitico (e comunque ‘congelato’ nel 2006), ma ho guardato sul sito di The Guardian, e non mi risulta che kids sia intercambiabile con children. Anzi, direi che kids viene usato nella maggioranza dei casi a) in articoli scritti da giornalisti americani o australiani oppure in contesti americani; b) in articoli ironici o c) in titoli, dove c’è una preferenza generale per parole brevi. Ci saranno sicuramente diverse opinioni sulla parola kids, ma il mio consiglio sarebbe di usarla solo con una certa cautela.

  6. Licia:

    @John, nei giorni scorsi ha fatto notizia la partecipazione del coro di una scuola del Lancashire a Britain’s Got Talent. Un dettaglio che ho notato e che mi ha fatto venire in mente questo scambio è che l’headteacher che accompagnava i bambini si rivolgeva loro chiamandoli sempre kids e così anche Simon Cowell.

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