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Bufale linguistiche: l’approvazione dei neologismi

Notiziola linguistica dei giorni scorsi: polemiche per la presenza della parola Ferragnez (la coppia Ferragni-Fedez) tra i neologismi descritti nel Libro dell’Anno 2018 Treccani, una pubblicazione che registra fatti, temi e tendenze dell’anno appena trascorso.

“Ferragnez? Si può dire, è nella Treccani insieme a orgasmometro, sarrismo, sex doll e viadotticidio” “I Ferragnez conquistano la Treccani: la parola diventa ufficialmente un neologismo”

L’indignazione fa parte di un copione già visto: chi la manifesta ritiene deplorevole che i dizionari e altre fonti autorevoli consentano che la lingua italiana venga deturpata dall’aggiunta di parole indegne di farne parte.

Esempi:

“Bravi, contribuite alla diffusione dell’ignoranza e alla sua legittimazione” “Ma dove siamo arrivati? Ci facciamo coinvolgere da neologismi frutto di una ignoranza abissale! Invece di mantenere la difesa della nostra Lingua, ci caliamo le brache e subiamo passivamente???” “Il vocabolario dovrebbero chiamarlo Treccani e Porci”

Lo sdegno è quasi sempre dovuto a fattori soggettivi: anche se perfettamente formate, molte parole nuove creano avversione perché si scontrano con la propria idea di norma linguistica*, non sono conformi a canoni estetici personali (come petaloso e apericena), rappresentano concetti sgraditi (come webete) o sono interpretate erroneamente (come gelicidio).

Equivoci sui dizionari

Queste reazioni evidenziano un interesse per le questioni di lingua ma anche un grosso equivoco sul ruolo dei dizionari, già illustrato in Polemiche di ferragosto: vu cumprà e vocabolari.

I dizionari moderni non hanno un approccio normativo o prescrittivo: non sono arbitri che mantengono alti gli standard linguistici, non determinano cosa si può dire e non convalidano l’uso dei neologismi lemmatizzandoli.

I dizionari hanno invece una finalità descrittiva: osservano e registrano le parole come specchio dell’uso parlato e scritto della lingua, ed è per questo che includono anche volgarità ed espressioni informali e gergali, se sufficientemente diffuse.

La lingua è descritta da linguisti e lessicografi ma fatta dai parlanti: siamo noi che decidiamo se una parola nuova si affermerà nell’uso o se invece rimarrà un occasionalismo di breve durata.

L’ha dovuto ribadire anche l’Enciclopedia Italiana Treccani in una serie di tweet di risposta alle molte critiche ricevute.

Altre volte, le opinioni già formate in ciascuno fanno confondere l'operazione linguistica con una specie di bollino di qualità. Non lo è: rilevare un neologismo non implica giudizi morali, né artistici, né sportivi. Ma siamo sicuri che lo sapevate già. Buona giornata!

Distorsioni e superficialità dei media

La distinzione tra approccio prescrittivo e descrittivo non è ancora nota a tutti – petaloso docet! – e quindi va chiarita. Dovrebbero farlo i media, ma anziché informare preferiscono raccontare falsamente che le parole sono consentite, permesse, legittimate, approvate, certificate, ufficializzate dall’inserimento in uno o più dizionari.

È una narrazione distorta davvero sconsolante. Da chi lavora nelle redazioni dei media digitali ci si aspetterebbe un minimo di conoscenze linguistiche, invece è ormai una certezza che al di fuori delle pagine culturali ogni argomento che riguarda la lingua è trattato con superficialità e inesattezze, come la recentissima bufala di “esci il cane”.

Sono convinta che degli argomenti linguistici vengano privilegiati solo gli aspetti “acchiappaclic” che non richiedono alcun approfondimento ma che garantiscono polemiche e ulteriori visualizzazioni. E con i neologismi e gli errori di ortografia si va sul sicuro!
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Aggiornamento: Ferragnez: non è né crasi né ship (già shippati!)

Vedi anche:  
♦  Occasionalismi o neologismi? 
♦  Neologismi belli e brutti, c’è posto per tutti!
♦  Webete: neologismo che entrerà nei dizionari?

♦  Comunque anche Leopardi diceva le parolacce
♦  Polemiche di ferragosto: vu cumprà e vocabolari

Sul Portale Treccani, un articolo di Silverio Novelli: Webete: fare il tifo per o contro le parole nuove


* L’idea di norma linguistica inderogabile di solito si forma a scuola e richiede fonti autorevoli, custodi di uno standard linguistico di riferimento, che indichino cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza incertezze (e quindi anche i dizionari devono avere una funzione prescrittiva). Questa visione monolitica della lingua, spiega Luca Serianni, porta però a “un’istintiva avversione per il nuovo, visto come imbarbarimento e decadenza”.

In tema: Sugli integralisti della grammatica


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4 commenti a “Bufale linguistiche: l’approvazione dei neologismi”

  1. 15 febbraio 2019 08:44

    Enrico:

    Bello però il commento che cita “farenait 351”: in pratica un prontuario di errori ortografici e grammaticali difficili da concepire in così poche parole; e si lamenta della Treccani, probabilmente senza averla mai aperta 🙂

  2. 15 febbraio 2019 10:32

    Mauro:

    Magari la superficialità e l’inesattezza riguardassero solo le questioni linguistiche… se vedo come le redazioni trattano scienza e tecnica mi viene voglia di suicidarmi…

  3. 16 febbraio 2019 11:41

    Massimo Birattari:

    Tutto giusto, ma aggiungerei un’altra cosa essenziale: Ferragnez è una parola usata nel 2018, e come tale inserita nel Libro dell’anno 2018 Treccani, che non è un dizionario. Casualmente, a fine 2018 è uscita anche la nuova edizione del voluminoso (come petaloso: fatto di vari volumi) vocabolario Treccani, e lì non solo non c’è, ovviamente, Ferragnez, ma nemmeno petaloso (semplice oggetto di una risposta sul sito della Crusca) o il verbo perculare . Su perculare ho fatto lo spiritoso con Patota, uno dei curatori della nuova edizione, dicendogli che quello almeno poteva mettercelo, ma lui è stato irremovibile… E questo perché è vero che i dizionari, quelli veri, non danno un bollino di qualità ai neologismi che accolgono, ma non accolgono affatto tutte le parole nuove che passano solo perché esistono: giudicano il grado di diffusione attuale e le sue prospettive future.
    Un’ultima osservazione, e poi finisco: i media, digitali ma non solo, distorcono per ignoranza o voglia di clic ogni notizia che riguarda la lingua, ma anche i dizionari se ne approfittano. Ogni anno le case editrici diffondono la lista dei neologismi accolti nella nuova edizione millesimata, e i giornali ci si buttano a pesce. Il risultato pratico è che se provate a portare oggi al Libraccio uno Zingarelli 2016, i commessi non ve lo comprano, perché dicono che nessuno vuole un’edizione “invecchiata” (ovviamente, lo Zingarelli 2016 sarà per il 99,8% identico a quello 2019)

  4. 16 febbraio 2019 17:44

    Licia:

    @Enrico e questa era solo una piccola selezione!

    @Mauro capisco che l’unica priorità sia il numero delle visualizzazioni, però a volte gli errori sono così eclatanti che pare che nessuno legga le notizie prima di pubblicarle.

    @Massimo aggiungo che il Libro dell’Anno 2018 è uscito lo scorso dicembre ma ha fatto notizia solo ora: cosa l’ha scatenata e quanto è voluta l’ambiguità che nelle notizie ha fatto diventare un tutt’uno annuario, enciclopedia e vocabolario? Nel portale Treccani manca una pagina o comunicati stampa dedicati al libro e quindi mi rimane la curiosità di sapere se il nome Ferragnez era davvero così in evidenza e com’era stato classificato (magari solo come parola o nome rilevante?) o se è tutta una montatura giornalistica.

    Nei media ho notato un’altra confusione ricorrente quando vengono citati esempi dal Portale Treccani: è quella tra il Vocabolario Treccani e la sezione Neologismi, due fonti completamente diverse. La sezione Neologismi, ricchissima di voci, mi piace molto perché è un bell’osservatorio sulle enormi potenzialità offerte dalla lingua per creare nuove parole (ma la maggioranza degli esempi rimarranno occasionalismi e non verranno accolti anche dal vocabolario).

    Sugli elenchi di neologismi nelle nuove edizioni dei dizionari: concordo, sono ormai un classico molto pompato dai media, come le varie word of the year dei dizionari di lingua inglese. Peccato che prevalga l’aspetto commerciale / sensazionalistico perché sarebbero invece un’ottima opportunità per [far] riflettere sui diversi meccanismi di formazione dei neologismi e su come le preferenze cambino nel tempo. È comunque istruttivo riguardarli a distanza anche di pochi anni: molte parole ritenute rilevanti, soprattutto molti anglicismi, a volte smettono di esserlo rapidamente e anche inaspettatamente (un esempio potrebbe essere roaming, termine tecnico indispensabile anche nel lessico comune fino a quando l’Unione europea ha eliminato le tariffe aggiuntive, mentre ora l’uso è ristretto contesti tecnici o di viaggi extra-UE).

    Sempre a proposito degli aggiornamenti dei dizionari, mi dispiace anche che sia data scarsa rilevanza ai neologismi semantici: l’esempio di perculare mi ha fatto venire in mente il sinonimo meno volgare trollare, sempre più diffuso ma non ancora considerato dai dizionari. Un altro esempio è cratere in contesto terremoti: in uso da alcuni decenni ma assente dai dizionari.

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