Prenoting: inglese farlocco (rappresentativo!)

Da oggi, per prenotare in Poliambulanza ti serve una cosa sola. Prenoting Poliambulanza. Scegli il giorno, l’ora e il medico. Con un dito. PRENOTING

Alcuni ospedali italiani hanno adottato un sistema di prenotazioni online di visite e prestazioni che si chiama Prenoting. È sviluppato da Appocrate, un’impresa italiana che si occupa di soluzioni digitali per il mondo della salute.

Prenoting è un tipico esempio di inglese farlocco: uno pseudoanglicismo facilmente comprensibile per il pubblico italiano a cui è destinato, ma che non ha senso in inglese.

In inglese infatti prenotare si dice book (hotel, room, holiday, table, flight, taxi, ticket…) o reserve (seat, ticket, place, accommodation, table…) e nel caso di una visita medica make o get an appointment.

DETTO. PRENOTING. FATTO. Prenota online visite ed esami in regime privato. Facile e veloce.

Il nome prenoting è sicuramente trasparente e semplice da ricordare, però per chi conosce l’inglese l’effetto è negativo: la traduzione maccheronica comunica ignoranza e incompetenza e indirettamente può far pensare che il sito e il servizio siano poco affidabili.

Sono associazioni indesiderate in qualsiasi contesto ma ancora più sgradevoli nell’ambito della sanità. Anche lo slogan scelto per promuovere il servizio risulta poco azzeccato: chi parla inglese non vuole sentirsi accomunato a chi lo distorce. 

L’Ospedale e il Paziente con Prenoting parlano la stessa lingua.

Unico aspetto positivo del nome Prenoting, perlomeno per me: rappresenta perfettamente l’inglese farlocco e mi dà lo spunto per alcune considerazioni generali.

Caratteristiche dell’inglese farlocco

Un aspetto tipico dell’inglese farlocco è che non richiede spiegazioni perché sono sufficienti conoscenze scolastiche per capire il messaggio: basta tradurre letteralmente in italiano. Tra gli esempi, il diffusissimo *next opening e i ridicoli *exhibitionist award e Jingle Balls.

Nell’inglese farlocco vengono usate solo parole del lessico di base molto note, come ad es. day, net, life, love, good, food, break, clean, trip, family, bag, oppure parole italiane “anglicizzate” con l’aggiunta di suffissi inglesi. I più usati sono –ing, –er  e –y.

-ing

Nel nome Prenoting è facilmente riconoscibile il suffisso –ing che identifica un’azione ed evoca cambiamenti o risultati. È familiare grazie ad anglicismi diffusi come ad es. jogging, shopping, zapping, trekking, mobbing, dribbling. Esempi tipici di uso “farlocco” sono l’Happy Popping del Comune di Milano e laureing.

-erAnche il suffisso –er non richiede spiegazioni: anche se di origine completamente diversa, può richiamare la terminazione italiana in ore e consente di capire senza difficoltà che indica chi o cosa compie un’azione. Si trova in parole note come marker, scanner, freezer, rapper, blogger, provider, designer, killer, hacker…

Si può vedere un esempio di uso “farlocco” di –er aggiunto a una parola italiana nel nome di questo prodotto per le pulizie:

SMUFFER l’antimuffa professionale

Smuffer ha l’aspetto di un anglicismo ma in realtà di inglese ha solo il suffisso –er  (il prefisso –s con valore privativo è tipico dell’italiano e muffa si dice mould o mold). Per chi conosce l’inglese il nome è ridicolo, per chi invece non lo parla penso possa risultare accattivante e comunicare efficacia e azione rapida meglio di un ipotetico italianissimo smuffatore.

Nuovi esempi: viagger, stender e per persone Propaganders, ereditiers, chilavisters, angelers….

-y

Il suffisso –y in inglese ha varie funzioni, ad es. appare in nomi che indicano una condizione (honesty, jealousy…), forma aggettivi da sostantivi e da verbi (sexy, trendy, sticky…) e similmente a –ie è usato per diminutivi e vezzeggiativi (granny, Bobby…).

Nell’inglese farlocco il suffisso -y viene invece usato soprattutto per anglicizzare nomi italiani, come ad es. la carta fedeltà Fidaty o i sacchetti per i rifuti Spazzy

Spazzy CleanDog spazzy

Se fate un giro nel reparto prodotti per la casa di qualsiasi supermercato troverete molti altri esempi. Si può supporre che il target di questi prodotti sia chi ha scarse conoscenze dell’inglese ma sufficiente familiarità con i suoi suffissi, tanto da potere recepire il senso e le connotazioni dei nomi dei prodotti e apprezzarli.

Nuovi esempi d’uso in -y di sbatty, capacy, sprechy


Nuovo post: Inglese fаrlocco spiegato agli anglofoni (2023) con la differenza tra i due tipi prevalenti di neoformazioni ibride:
1 base italiana con suffisso inglese, come gli esempi descritti qui sopra
2 base inglese con suffisso italiano, come slimmante.

Vedi anche:
Inglese farlocco a Venezia: Fake kills your style (come è nata l’etichetta inglese farlocco)
Inglese farlocco: Sm@rtCupRecall (un altro esempio di servizio di prenotazioni mediche)


Grazie a Walter Ragnini, Carlo Gianuzzi e Carlo Nardone per gli esempi di Prenoting.

Altri dettagli nei commenti qui sotto.

14 commenti su “Prenoting: inglese farlocco (rappresentativo!)”

  1. Andrea:

    Prenoting è veramente terribile, se non fosse vero penserei più ad uno scherzo, o ad un gioco tra amici. Mi sarebbe piaciuto assistere alla riunione di top manager dove è stato definito e approvato questo nome, per farmi due risate!

  2. John Dunn:

    Lo slogan ‘L’Ospedale e il Paziente con Prenoting parlano la stessa lingua’ è magnifico, ma per me ‘prenoting’ non è inglese farlocco perché non è inglese: a mio avviso sarebbe piuttosto italiano farlocco. Qui mi viene in mente una domanda: non è forse il caso che certi suffissi di origine inglese ( -er, -y, -ing) hanno acquisito in italiano una certa produttività? Se fosse così, sarebbe normale che questi suffissi si usano per bene o per male in sensi diversi da quelli che hanno nella lingua di origine.

  3. Licia:

    @Andrea su Twitter ho individuato uno dei fondatori di Appocrate (a proposito, cosa ne pensi del gioco di parole App+Ippocrate?) e gli ho chiesto dell’origine del nome. Se risponde aggiornerò il post.

    @John non oso immaginare che effetto faccia una parola come prenoting a un madrelingua! Non ho usato produttività per i suffissi descritti, anche se il concetto è proprio quello, perché per me l’inglese farlocco è una sottocategoria degli pseudoanglicismi e riguarda quasi esclusivamente slogan pubblicitari, tagline e nomi di prodotti o di servizi – a tutti gli effetti nomi propri e non lessico comune.

    La denominazione inglese farlocco è una mia invenzione 😀 e così ho potuto scegliere che significato attribuirle. Le parole inventate come prenoting per me rientrano nella categoria perché descrivo l’inglese farlocco come brevi comunicazioni o nomi destinati a un pubblico italiano ma formati assemblando parole inglesi poco idiomatiche o addirittura errate o inesistenti però facilmente comprensibili da chi ha solo conoscenze scolastiche della lingua, tanto che ogni spiegazione italiana viene ritenuta superflua.

    @Blumudus Occhial House è davvero unico nel suo genere, ho un fremito ogni volta che ci passo davanti! Per chi non è di Milano:

    insegna OCCHIAL HOUSE
    via Questioni di ottica

  4. Flavia:

    Su di me hanno un effetto comico 😀 : certo, un prodotto della linea ‘Prendy’ https://www.promotre.com/p/prodotti-cura-casa-prendy potrei anche acquistarlo, ma una prenotazione con ‘Prenoting’, mai.
    Forse l’intento sotterraneo è proprio quello di suscitare la simpatia del cliente: vi ricordate come parlavano le Sturmtruppen di Bonvi? Allora è satira, scusate: l’intento (e l’effetto) è satirico.

  5. dev_otchka:

    segnalo il sublime Miss Stendy, stendipanni in acciaio 😀 da leggersi rigorosamente “attaccato”

  6. John Dunn:

    @Licia, @Daniele A. Gewurz
    Grazie delle risposte, ma mi spiego. Per me è utile fare un distinguo: da una parte ci sono testi mirati a un pubblico anglofono, ma scritti in un inglese approssimativo (tipo next opening); dall’altra c’è l’utilizzo di elementi provenienti dall’inglese in un testo italiano. Nel primo caso ho il pieno diritto di criticare gli errori, ma il secondo è più complicato, anche perché a mio avviso un elemento inglese, una volta entrato nella lingua italiana, diventa la proprietà di quella lingua, e siete liberi di usarlo come vi pare. Questo vuol dire che l’uso di anglismi nel italiano andrebbe giudicato dal punto di visto dell’italiano, e non dell’inglese. Anche se in questo caso il giudizio magari non cambia.

    Comunque sia, leggere questo blog (ma anche i commenti) è sempre un piacere.

  7. Andrea:

    @ Licia,

    sono impaziente di conoscere la risposta! Per quanto riguarda il gioco di parole, confesso di non essermene nemmeno accorto inizialmente, ma ora che me lo fai notare non è neanche così brutto, dai…
    Poteva andare peggio, ecco. ;o)

  8. Antonio:

    Quando si parla di interferenze degli inglesismi sull’italiano , ci si scatena in opinioni, ipotesi, congetture e chi più ne ha più ne metta, su ciò che può essere corretto o scorretto. Tutto, reputo, diventa abbastanza soggettivo, e lo si capisce anche dai commenti al “post”. Per esempio, per quanto farlocco, io trovo “prenoting” simpatico e finanche intelligente, così come trovo arguto, a scopo di “marketing”, il modo di inventare (per quanto possa essere sbagliato) nomi di prodotti per la casa, quasi a volerli rendere più familiari con certi suffissi: si gioca molto sul fonosimbolismo (ciò che i suoni riescono a evocare nella nostra mente)… Chi ci dice che questi “farlocchi” non siano proprio studiati s tavolino?! Comunque, detto questo, rimango sempre un sostenitore dell’italiano al 100% laddove possibile (quasi sempre, in pratica).

  9. Licia:

    Grazie a tutti per i contributi.

    È inevitabile che i nomi in inglese farlocco piacciano ad alcuni e ad altri meno, però credo che la categoria del prodotto faccia una grossa differenza. Per la pulizia della casa o per prodotti di largo consumo e poco costosi penso che nomi come Spazzy, Prendy e Miss Stendy siano del tutto innocui e anche divertenti. Se invece si tratta di servizi o altro andrei molto più cauta perché la percezione è fondamentale (penso ad es. a nomi di medicinali descrittivi come Viamal, Valontan e Sustanon o all’esempio di VampControl).

    Aggiungo anche un riferimento a Slimmatevi con un beverone slimmante! con descrizioni varie e l’esempio del prodotto Slimagra che mostrano l’uso della parola inglese slim all’interno di nomi italiani per fare intendere che il prodotto faccia dimagrire, senza però dichiararlo esplicitamente.

  10. Laura IACIOFANO:

    Da adolescente squattrinata, per migliorare l’inglese ho passato un paio di settimane da alcuni parenti italiani emigrati in Inghilterra. Come spesso accade, parlavano un mix di inglese e del dialetto di origine (molisano). Una sera uno di loro disse, parlando delle ferie: “Agg’ BOOKATO un hotel…”. Era ancora un’epoca in cui l’inglese non era particolarmente presente nella nostra vita quotidiana (per lo meno nella mia), e quindi mi aveva fatto molto ridere questa nonchalance nel mischiare i due vocabolari.
    “Prenotig” mi ha fatto subito pensare a questo aneddoto.

    E mi chiedo: visto il numero di italiani in Inghilterra, e nel resto del mondo, e visto che nel futuro è possibile che i giovani italiani crescano con questo servizio di sanità pubblica… Pensate se a un certo punto pure gli anglofoni iniziassero a dire “to prenote” invece di “to book”! È uno scenario a mio avviso più che plausibile. D’altronde, il verbo “to prenote” e il sostantivo “prenote” esistono già in inglese (anche se non traducono il nostro “prenotare” e “prenotazione”, portano comunque con loro l’elemento dell’anteriorità).

    Non sarebbe la prima volta che l’inglese è influenzato da come il resto del mondo lo parla (o pensa di parlarlo). Un articolo che ovviamente non riesco a ritrovare dava proprio questa testimonianza. Ad esempio, sempre più inglesi dicono “I have x years old” invece di “I am” proprio a causa di noi stranieri che facciamo errori nel parlare inglese.

  11. Licia:

    @Laura, non mi sembrano scenari molto realistici, in particolare il dettaglio che sempre più inglesi direbbero “I have x years old” mi pare altamente improbabile anche solo per questioni grammaticali (ad es. l’aggettivo qualificativo va preposto al sostantivo).

    @Dario, il verbo prenote esiste nel senso che è il verbo note con il prefisso pre– ma non ha un significato proprio non deducibile scomponendo il prefisso dal verbo. Si può aggiungere il prefisso pre- a moltissimi verbi: pre-<verb> equivale a <verb> beforehand o <verb> in advance ma questo non li rende parole diverse: equivalgono a una locuzione verbo+avverbio.

    I dizionari includono queste forme solo se sono sufficientemente frequenti o se pre-<verb> ha acquisito una nuova accezione, e non è il caso di prenote. Come fonte di riferimento, eviterei Wiktionary che include un po’ di tutto ma opterei invece per dizionari compilati con rigore scientifico da lessicografi, come ad es. Oxford Dictionaries, Collins Dictionary, Cambridge Dictionary, Macmillan Dictionary, Merriam-Webster

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