Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Tartarughe farlocche

Notizia recente: il 17 agosto si è festeggiato TartaDay.

Titolo notizia: Tartaday, 17 agosto in Italia è la Giornata delle tartarughe. In programma eventi e liberazioni di animali soccorsi e curati. Logo: TartaNet, TartaLife e TartaLove

Senza immagini e descrizioni quanti avrebbero capito che i nomi TartaDay, TartaNet, TartaLife e TartaLove hanno a che fare con la protezione delle tartarughe marine della specie Caretta caretta?

TartaLife e prima ancora TartaNet sono progetti del CNR-ISMAR finanziati dal programma LIFE dell’Unione europea. TartaLove è un’iniziativa correlata gestita da Legambiente e la giornata TartaDay (17 agosto) è specifica italiana.

Progetti italiani, inglese farlocco

TartaDay, TartaNet, TartaLife e TartaLove sono pseudoanglicismi del tipo che descrivo come inglese farlocco: brevi comunicazioni o nomi che sono destinati a un pubblico italiano ma sono formati assemblando parole inglesi che risultano poco idiomatiche o addirittura errate o inesistenti però facilmente comprensibili da chi ha solo conoscenze scolastiche della lingua.

Il responsabile del progetto TartaLife mi ha confermato che è stata una scelta consapevole. Ha sottolineato la continuità con il nome TartaNet e ha spiegato: “abbiamo concordato un titolo abbreviando tartaruga in "tarta". Inoltre essendo i pescatori il primo target di progetto abbiamo pensato che "tarta" fosse più comprensibile per tutti (il livello scolare di chi fa questi lavori in genere non è elevato)”.

Se invece l’inglese lo si conosce, il risultato suscita parecchie perplessità: i nomi ibridi TartaDay, TartaNet, TartaLife e TartaLove non hanno alcun senso.

Da tarta a tart

I nomi sono composti sul modello TartaX, dove il secondo elemento variabile X è una parola del lessico di base inglese facilmente riconoscibile –  day, net, life e love –  e quindi ci si aspetta che anche il primo elemento sia inglese.

In inglese però la parola tarta non esiste e le parole che più le si avvicinano hanno tutt’altro significato. C’è ad esempio tartar (il tartaro) ma viene in mente più facilmente il sostantivo tart, che ha due significati:

1 torta simile alla crostata
2 in origine una prostituta, ora donna volgarmente appariscente e/o ritenuta di facili costumi

Dubito che chi ha scelto il nome TartaLove conoscesse la seconda accezione. E dubito che le istituzioni italiane che optano per nomi in inglese farlocco si rendano conto che queste scelte possono comunicare incompetenza e superficialità.

Tartaruga in inglese

Ma come si dice tartaruga in inglese? Dipende!

Nel lessico comune dell’inglese britannico si distingue tra turtle, la tartaruga di mare, e tortoise, la tartaruga di terra, ma non è una differenza che vale in tutti gli ambiti e per tutte le varietà di inglese. Nell’inglese americano, ad esempio, turtle è anche la tartaruga di terra e si specifica sea turtle per quella di mare.

La protagonista della favola di Esopo però di solito è tortoise, anche negli Stati Uniti.

The Tortoise and the Hare – Walt Disney

C’è anche terrapin, parola da una lingua algonchina dell’America settentrionale, che in varietà diverse di inglese identifica tipi diversi di tartarughe di acqua dolce, cfr. voce in Oxford Dictionaries.

Turtle e tortoise sono allotropi o doppioni, parole che hanno lo stesso etimo ma sfumature stilistiche o significati diversi. Entrambe arrivano dal latino medievale tortuca ma da strade diverse: turtle dal francese tortue e tortoise attraverso lo spagnolo tortuga.

Concludo con una versione moderna della favola della lepre e della tartaruga: 

Striscia: Olivia Walch


Vedi anche:  Post rettiloso: alligatori, lucertole, coccodrilli…  (con altri doppioni etimologici)


Tag: ,

I commenti e i trackback da altri siti sono consentiti.

10 commenti a “Tartarughe farlocche”

  1. 23 agosto 2018 09:28

    Asandus:

    Chissà se riusciremo mai a liberarci di tutti questi termini in farlocchese! Oppure succederà che il farlocchese diventerà una vera e propria lingua, coi suoi lemmi, la sua ortografia, la sua grammatica, la sua sintassi ben codificate in qualche testo che i nostri pronipoti si troveranno a studiare a scuola…

    N. B.: Be’, anche da noi la tartaruga di terra si chiama testuggine, anche se popolarmente viene sempre chiamata tartaruga.

  2. 23 agosto 2018 09:47

    Enrico:

    Dopo TartaDay, TartaNet, TartaLife e TartaLove, direi che ci potrebbe anche stare una Tarte tatin 😉

  3. 23 agosto 2018 12:39

    Flavia:

    Mai sentito il diminutivo *tarta per tartaruga e se non ci fosse il disegnino uno non saprebbe dire cosa sia una ‘tarta’. Allora, si decidano: o Turtle Day o Tartaruga Day, se ormai ‘Day’ in italiano traduce ‘giorno’ o ‘giornata’ dedicato a qualcosa/qualcuno.
    Tartaruga è un nome così bello, poi, perché storpiarlo con quel ridicolo ‘tarta’. Semmai, tartuca, tortuca, tartuga, tortuga… tutti nomi esistenti, non occorre inventarseli.

  4. 23 agosto 2018 16:23

  5. 24 agosto 2018 09:42

    granmadue:

    La critica – se effettivamente presente nell’incipit del post (non ne sono sicuro)- che i nomi TartaDay, TartaNet, TartaLife e TartaLove sarebbero, almeno senza l’ausilio della relativa immagine, poco comprensibili, non mi convince.
    Mi pare eccessivo pretendere che il nome o il titolo di un’iniziativa sia di per sé esaustivo: scomparirebbe uno dei suoi (del nome) requisiti principali, ovvero la concisione, lasciando il posto ad una pesante e controproducente didascalicità.
    Sicuramente la prima volta che abbiamo visto scritto “Me Too” non abbiamo pensato d’impulso, e in maniera inequivocabile, che si trattasse di un movimento-di-matrice-femminista-che-si-batte-contro-le-molestie-e-le-violenze-sulle-donne. Né la prima volta che ci siamo imbattuti nel termine “Maxxi” abbiamo immediatamente capito che indicasse il Museo-nazionale-delle-arti-del-XXI-secolo di Roma.
    Ma la seconda volta – e a maggior ragione la terza, la quarta etc – sì.

  6. 24 agosto 2018 22:56

    Licia:

    @Asandus, se migliorassero la conoscenza dell’inglese e la consapevolezza delle capacità espressive dell’italiano, sono sicura che buona parte dell’itanglese scomparirebbe.

    @Enrico 😋

    @Flavia, anch’io li trovo nomi molto ridicoli

    @Elio, grazie dei link.

    @granmadue non capisco il riferimento a #MeToo, che non è un nome ma un hashtag ed è una locuzione perfettamente formata. Maxxi è un gioco di parole ben riuscito, ottenuto attraverso l’espediente della variante grafica. Non mi pare abbiano nulla in comune con i nomi ibridi TartaDay, TartaLove ec., del tutto privi di identità e costruiti impropriamente.

  7. 25 agosto 2018 09:21

    granmadue:

    Evidentemente mi sono spiegato male. Di tutto quanto sostenuto nel post, l’unico passaggio che non mi convinceva era la “tesi” che il mero nome di un’iniziativa debba essere sufficiente a definire l’iniziativa stessa (o almeno questa è l’interpretazione che ho dato della domanda contenuta nel primo paragrafo). Continuo a pensarla allo stesso modo. 🙂

    Quanto al “Me Too”, Wikipedia (per esempio) mi conferma che sia il nome di un movimento. Che effettivamente «si diffuse in modo virale a partire dall’ottobre 2017 come hashtag usato sui social media». Ma

  8. 25 agosto 2018 09:23

    granmadue:

    Ma pur sempre il nome di un movimento è. 🙂

  9. 28 agosto 2018 23:05

    Mauro:

    Se io sentissi “Tartaday” senza avere ulteriori informazioni dal/sul contesto penserei a un giorno della tartina o, alla francese, della “tarte”…

  10. 29 agosto 2018 11:11

    Luigi Muzii:

    Chiedo scusa per il linguaggio, ma mi è venuto spontaneo: A tart a day keeps the doctor away. Perfetto per l’attuale POTUS.

Commenti: