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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Persona dell’anno, un cambiamento frainteso

La rivista americana TIME ha scelto come Person of the Year per il 2017 The Silence Breakers, chi ha rotto il silenzio sulle molestie sessuali subite e le ha raccontate, in particolare sui social dove le ha condivise con l’hashtag #metoo.

Molti media hanno dato rilievo a una dichiarazione del direttore di TIME che sintetizza le motivazioni della scelta:   

The Silence Breakers: This is the fastest moving social change we've seen in decades and it began with individual acts of courage by hundreds of women - and some men, too - who came forward to tell their own stories.  –  Time Editor-in-Chief E. Felsenthal

Un sintagma ostico

In italiano ho letto due notizie che riportavano la dichiarazione e in entrambe è stata fraintesa, temo per scarse conoscenze grammaticali che hanno impedito di interpretare correttamente il sintagma the fastest moving social change.

Nel primo esempio tre parole sono state addirittura lasciate in inglese, come se fossero intraducibili: 

Si tratta del ‘moving social change’ più veloce che abbiamo visto in decenni e che è partito da atti di coraggio individuale da parte di centinaia di donne

I sintagmi nominali vengono realizzati in modo diverso in lingue diverse: in inglese l’elemento principale che determina la funzione sintattica (“testa”) è in posizione finale, mentre in italiano di solito è iniziale. Nella traduzione però non basta invertire l’ordine degli elementi perché non è sempre lineare.

Immagino che chi ha tradotto abbia considerato solo l’opzione [fastest [moving [social change]]] e non sia riuscito a darle un senso. L’interpretazione corretta è infatti un’altra, [[fastest moving] [social change]] e cioè il cambiamento sociale più rapido (fastest moving) visto negli ultimi decenni.

Errore di altro tipo nel secondo esempio:

Edward Felsenthal, direttore di Time, ha detto che il movimento #metoo è stato «il movimento social che si è mosso più velocemente negli ultimi anni

All’aggettivo social è stato attribuito il significato che ha in italiano, ma non in inglese, di “relativo ai social media” anziché “che riguarda la società”. L’elemento temporale in decades però avrebbe dovuto segnalare l’anacronismo: non è da molti anni che i social hanno un ruolo così rilevante nelle società occidentali.  

È anche possibile che moving abbia fatto pensare a movement e sia stato considerato come testa del sintagma, anche se in inglese solo l’elemento finale può avere questa funzione.

Questioni di grammatica!

Ho descritto questi errori perché i sintagmi nominali complessi dell’inglese rappresentano una difficoltà di traduzione diffusa, specialmente nella localizzazione di stringhe di software che comprimono molte parole in poco spazio formando i cosiddetti “noun stack”.

Nella traduzione verso le lingue romanze il diverso ordine delle parole costringe a rendere esplicite le relazioni tra gli elementi che invece in inglese possono rimanere implicite e per questo a volte ambigue. Una buona consapevolezza grammaticale può aiutare ad evitare errori: esempi e suggerimenti in “noun stack” e sequenze di aggettivi.

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8 commenti a “Persona dell’anno, un cambiamento frainteso”

  1. 7 dicembre 2017 09:59

    Giovanna:

    Molto interessante! Non lavoro con l’inglese, ma tutti questi equivoci mi confermano quello che ho sempre pensato: meglio affidare le traduzioni a un professionista che ha trascorso un periodo prolungato (parlo di anni) della sua vita nei paesi delle sue lingue di lavoro. Falsi amici, registri, peculiarità sintattiche e lessicali,connotazioni ecc. ecc. si “digeriscono” solo nella vita quotidiana.

  2. 7 dicembre 2017 17:08

    John Dunn:

    Ma c’è un errore nel testo inglese che favorisce il fraintendimento. Sarebbe stato meglio scrivere ‘the fastest-moving social change’
    Se si tratta di sintagmi nominali complessi, il mio esempio preferito sarà:
    A spare stone hot-water bottle washer (una cosa che esiste davvero: qualche anno fa ho dovuto comprarne una).

  3. 7 dicembre 2017 17:11

    Isa:

    Meglio affidare le traduzioni a un professionista, punto. Io traduco da 15 anni con discreto successo e i noun stack, i falsi amici e tutti gli altri ostacoli li so affrontare anche senza aver vissuto anni all’estero; dirò di più, vivere costantemente immersi nell’ambiente della lingua di partenza erode la padronanza dell’italiano e impedisce di seguirne l’evoluzione “in diretta”; naturalmente viaggiare è importante, anche solo per abituare l’orecchio alle varietà di cadenze e accenti. Ma lo strumento principe del lavoro del traduttore è la lingua madre, non la lingua seconda, per la quale la competenza che serve alla traduzione si può costruire anche senza muoversi da casa. Esagero: cialtronerie come quelle segnalate da Licia in questo post vengono precisamente dalla convinzione che per tradurre basta aver girato un po’ il mondo…

  4. 7 dicembre 2017 18:15

    Giovanna:

    Forse non mi sono spiegata bene, non intendevo certo dire che per fare il mestiere del traduttore basta “girare un po’ il mondo”. Secondo me un professionista per essere tale, oltre ad avere alle spalle una formazione di traduttore e interprete (non lingue e letterature moderne) dovrebbe anche aver trascorso un periodo prolungato nel paese in cui si parlano le lingue con le quali lavora. Ovviamente la lingua di arrivo è la lingua madre, ma non sono d’accordo che “la competenza che serve alla traduzione si può costruire anche senza muoversi da casa”. Al contrario, è indispensabile immergersi nella cultura di una lingua per poterla veramente padroneggiare e, quindi, tradurre.

  5. 8 dicembre 2017 00:41

    Daniele A. Gewurz:

    Vorrei sapere da Giovanna, per curiosità, se è lei stessa una traduttrice professionista, o se ne conosce di persona. Avendo una qualche esperienza nel settore, le posso dire che le caratteristiche che elenca – “formazione di traduttore e interprete” (che è un po’ come dire “diploma in clarinetto e violoncello”) e “periodo prolungato nel paese…” – non sono né necessarie ne sufficienti. Ci sono traduttori bravissimi che ne hanno una o, forse la maggior parte, nessuna.

    Tornando in tema, prima che Licia si innervosisca e ci cacci, l’operato di chi ha “tradotto” quella frase (chi sono?) ricorda molto da vicino l’approccio dei ginnasiali che hanno studiato poco e che, a orecchio, giustappongono un po’ di parole che suonano vagamente come quelle dell’originale. (Infine, “il movimento X è il movimento che si è mosso”, persino se il senso avesse qualcosa a che fare con quello vero, non si può sentire.)

  6. 8 dicembre 2017 09:05

    Luca Sommacal:

    Io, nella mia ignoranza, ho interpretato “moving” nel senso di “che causa emozione”, visto anche l’argomento. Concordo con John Dunn che il trattino (hyphen) avrebbe tolto ogni ambiguità.

  7. 8 dicembre 2017 19:27

    rinpfi:

    L’errore è scarsa conoscenza della grammatica inglese.
    Non mi occupo di traduzioni , ho una laurea in chimica ma l’ordine di traduzione , specifico per ogni lingua latino compreso , è la prima nozione che ho imparato e non ho mai dimenticato.

  8. 9 dicembre 2017 11:48

    Marco B:

    Un po’ di ambiguita’ rimane comunque anche in inglese, ci ha giocato Lewis Carroll nell’episodio della Finta Tartaruga:

    Then the Queen left off, quite out of breath, and said to Alice, “Have you seen the Mock Turtle yet?”
    “No,” said Alice. “I don’t even know what a Mock Turtle is.”
    “It’s the thing Mock Turtle Soup is made from”, said the Queen.

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