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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Solo in italiano: il fake ≠ la fake

Il fake…

L’anglicismo fake è in uso in italiano da una ventina di anni come sostantivo maschile che descrive qualcuno che opera online con un’identità falsa, inventata appositamente oppure ottenuta dall’appropriazione illecita di identità altrui (furto d’identità o impersonificazione).

Fake viene usato anche per descrivere un documento, un video, un’immagine, un sito o altro prodotto digitale che è falso o contraffatto, ad es. questa foto è un fake.

…e la fake

Ho notato che recentemente fake è diventato anche un sostantivo femminile e ha acquisito un significato diverso: è la forma abbreviata di fake news, qualsiasi notizia falsa. Esempio di titolo dalla Stampa:

La fake della sposa bambina di Mattia Feltri

Altri esempi da media generalisti, quindi un contesto meno informale e più controllato dei social: è un fatto, non una fake; la sezione dedicata a sbufalare la fake del giorno; il titolo Migranti, la fake che pagano i contributi Inps.

Questioni di genere

La nuova accezione di fake è uno pseudoanglicismo creato con un meccanismo di accorciamento improprio di locuzioni inglesi, molto produttivo in italiano, che privilegia il determinante (fake) anziché il determinato (news).

Trovo davvero inusuale la coesistenza di il fake e la fake, due generi e due significati diversi. Non riesco a pensare ad altri esempi, se non forse il box nel senso di autorimessa e di riquadro, e la box nel senso di qualche tipo particolare di scatola (ma il femminile non mi sembra molto frequente).

Siamo invece abituati allo stesso anglicismo che viene usato sia al maschile che al femminile ma con lo stesso significato, come ad es. gli e le emoji, prima che con il tempo si affermi una sola delle due forme. Non esistono infatti vere regole per determinare il genere dei forestierismi: qualche dettaglio in Il genere di photobomb.


Aggiornamento su fake news in Italia

vignetta con bufala (animale) che legge un giornale e dice “Non sono ancora del tutto abituata ad essere chiamata fake news!!”

La vignetta di Danilo Paparelli mi è piaciuta perché da tempo sono convinta che fake news sia un anglicismo superfluo, sostituibile ad esempio da bufala. Ora che si rischia di fare confusione tra il fake e la fake, c’è un motivo in più!

In L’evoluzione di fake news (febbraio 2017) avevo già evidenziato che negli Stati Uniti l’espressione fake news è ormai connotata come trumpiana (il presidente americano se ne è appropriato per apostrofare o screditare chi è critico nei suoi confronti) e i media di qualità non la usano più se non in relazione a Donald Trump.

Non è così in Italia, dove invece si continua a discutere di fake news, soprattutto in questi giorni in seguito ad alcune affermazioni di Matteo Renzi e a due inchieste di testate americane sulla disinformazione con fini politici in Italia.

Ci sono però alcune eccezioni, come Il Post che da tempo evita l’anglicismo (esempio: L’inchiesta di BuzzFeed sui siti di notizie false in Italia). E un lungo articolo pubblicato oggi da Valigia Blu, La rete di disinformazione, NYT, BuzzFeed, Renzi, la propaganda e il caos informativo, fa anche un’analisi del significato e dell’uso della locuzione fake news nel contesto italiano e la conclude con questa dichiarazione:

  Annunciamo che non useremo più la parola “fake news”, ma indicheremo questo problema come “caos dell’informazione / informativo o disordine informativo”.

Mi auguro che anche altri giornalisti italiani seguano questi esempi!

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10 commenti a “Solo in italiano: il fake ≠ la fake”

  1. 28 novembre 2017 14:40

    Asandus:

    Magari seguissero questi esempi! Dobbiamo riappropriarci della nostra lingua quasi millenaria, non distruggerla a causa della nostra (mi riferisco alla popolazione in generale) italofobia congenita!

  2. 28 novembre 2017 16:11

    zop:

    I cosiddetti “prestiti” decurtati, per dirla con Roberto Gusmani, sono una delle categorie più estese degli pseudoanglicismi, e possono generare anche un cambiamento di genere, come in questo caso. La decurtazione di fake news all’italiana non è però attualmente registrata dai dizionari Devoto Oli e Zingarelli 2017, che a dire il vero non registrano neanche fake news, e riportano fake solo come maschile.

  3. 28 novembre 2017 17:48

    Licia:

    @zop, forse non mi sono spiegata bene: fake (notizia) è femminile come fake news da cui deriva, quindi non c’è stato un cambiamento di genere (non c’entra con fake sostantivo maschile, ha una storia a sé stante). In generale non mi pare che gli pseudoanglicismi formati per accorciamento tendano a cambiare genere, magari puoi farci qualche esempio?
    Fake sostantivo femminile è molto recente (o perlomeno io l’ho notato solo da qualche settimana) e mi stupirei se si trovasse già nei dizionari, del resto anche fake news è nuovissimo, in italiano ha cominciato a diffondersi solo nel 2016!

  4. 28 novembre 2017 19:35

    zop:

    Ma forse sono io quello che non si è spiegato bene: premesso che fuori dai dizionari, “fake” al maschile è usato da molto tempo in rete anche per indicare un falso, una bufala o uno scherzo (es. la notizia dei gatti cresciuti nelle bottiglie di vetro è “un fake”, questo uso io l’ho constatato sin dai primi anni del 2000, in rete), da quando si è diffusa l’espressione “fake news” si usa soprattutto questa che è femminile.
    A oggi i dizionari riportano fake al maschile ma non con il significato di un falso o uno scherzo, bensì con il significato che hai indicato tu di utente (o profilo) falso, quindi di impostore telematico. Quelli del 2017 non registrano “fake news” attestata nell’uso giornalistico al femminile (ma credo che nel 2018 sarà aggiunta anche questa voce). Se poi davvero si diffonderà la forma decurtata fake al femminile da te individuata, fake si ritroverà con un doppio genere e doppio significato e i criteri lessicografici possibili sono: inserire due voci diverse (fake 1 m. e fake 2 f.) oppure una sola con due accezioni (2. al femm. come abbreviazione di fake news -> vedi voce)
    Non ho mai riflettuto troppo sul cambiamento di genere nelle decurtazioni, ci ho pensato leggendo il tuo pezzo: il fake e la fake (news). La decurtazione può creare un cambiamento di sesso in vari casi, a seconda di come una parola è sentita (vedi Anna M. Thornton, “L’assegnazione del genere ai prestiti inglesi in italiano”, di cui abbiamo già parlato). Per es. mi viene in mente che IL dancing in inglese è dancinghall o dancing room e se non avessimo decurtato la parola sarebbe probabilmente stata percepita come femminile (sottintendendo room). Lo stesso credo si possa dire per IL flirt che sarebbe senza accorciamento (LA) flirtation, il living e la living room, il relax e la relaxation, lo step che sta per step aerobic che suonerebbe femminile… Intendevo dire semplicemente questo.

  5. 29 novembre 2017 01:08

    Licia:

    Per chi non conosce Roberto Gusmani, aggiungo che era un linguista, autore di Saggi sull’interferenza linguistica. Con  prestito decurtato intendeva forestierismi che nella lingua di origine sono composti da due elementi (in inglese di solito determinante+determinato), entrano integri in italiano e solo in seguito vengono abbreviati con la perdita del secondo elemento. Esempi recenti sono spending review, voluntary disclosure, pile fabric, temporary store, stepchild adoption, social media, focus document o report.  Come prevedibile, tutti hanno mantenuto lo stesso genere del prestito originale.

    @zop, non mi pare che step (tipo di ginnastica) sia un prestito decurtato, e quindi neppure uno pseudoanglicismo, perché l’abbreviazione era già avvenuta in inglese. Probabilmente in italiano non è stata neppure considerata l’associazione ad aerobica e si è usato il maschile perché la parola step era già in uso in italiano con significato di passo, passaggio, quindi presumo che la nuova accezione sia stata percepita come risemantizzazione.

    Non credo che si possano classificare neppure flirt e relax come prestiti decurtati perché non derivano da locuzioni composte da due elementi (cfr. Gusmani) e non sono neanche abbreviazioni di flirtation e relaxation ma derivano invece dai verbi flirt e relax (tra l’altro in inglese flirt è anche un sostantivo, chi flirta). Senza parole simili di riferimento in italiano la scelta del genere è condizionata da altri fattori e molto spesso si opta per il maschile. 

  6. 29 novembre 2017 12:07

    zop:

    Grazie, in effetti hai perfettamente ragione sulla tendenza a sostantivizzare i verbi come flirt e relax e tutti gli altri, la differenza strutturale tra italiano e inglese impedisce di importare verbi senza adattamenti e quindi si sostantizizzano. Gli esempi di accorciamenti li ho tratti dal vocabolario degli pseudoanglicismi di Cristiano Furiassi, che però è attento soprattutto a rilevare la differenza tra italiano e inglese (es. flirtation diverso da flirt) più che alla storia di come le parole si siano trasformate, accorciate o decurtate da noi. Ma a parte i criteri di analisi utilizzati per definire uno pseudoanglicismo, su step la tua osservazione risulta più convincente della sua.

  7. 29 novembre 2017 16:26

    Mauro:

    Ma anche noi abbiamo la bufala e suo marito il bufalo 😀

  8. 30 novembre 2017 00:30

    Mauro:

    P.S.

    Bufalo da non confondere con l’inglese buffalo, dato che in Italia di bisonti non ne abbiamo 😉

  9. 30 novembre 2017 17:45

    John Dunn:

    Per uno chi è madrelingua inglese questi anglismi (oppure pseudoanglismi) decurtati sono abbastanza comici. Ma attenzione, perché non è sempre colpevole l’inglese. La parola ‘dancing’ in italiano non è né anglismo né prestito decurtato, siccome *dancinghall o *dancing room (?!) non esistano (esiste invece dance hall). Probabilmente il dancing proviene dal francese ‘le dancing’, visto che in quella lingua ce sono parecchi pseudoanglsmi con il suffisso -ing.

  10. 30 novembre 2017 18:31

    Licia:

    @John, grazie! La conferma che dancing arriva dal francese è il suo ingresso in italiano, all’inizio del XX secolo quando la lingua straniera di riferimento era proprio il francese. Anche il famigerato footing arriva dal francese, importato negli anni ‘30, e possiamo dare la colpa ai francesi anche per il ticket sanitario (da ticket modérateur), per ticket restaurant, autostop, slip, beauty case, per la pronuncia di club, rugby e bluff, e sicuramente per molti altri pseudoanglicismi. 😉

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