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Da Mattarellum a Rosatellum: habemus latinellum!

Rosatellum con porcellum

Un suggerimento di lettura per dare un taglio linguistico alle discussioni sul Rosatellum, la nuova legge elettorale: Dal Mattarellum all’Italicum: produttività dei suffissi pseudolatini –um ed –ellum di Yorick Gomez Gane. Raccoglie oltre 100 nomi latineggianti dati informalmente alle leggi elettorali o a loro proposte dal 1993 al 2015, con un’analisi linguistica per me affascinante.

Mattarellum, capostipite e parola d’autore

Mattarellum è una parola d’autore perché si sa con certezza chi l’ha coniata: il politologo Giovanni Sartori nel 1993. In un editoriale in cui ricorrevano locuzioni latine aveva infatti commentato l’approvazione della riforma elettorale elaborata da Sergio Mattarella con un ironico Habemus Mattarellum, latinizzando il cognome dell’estensore della proposta con il suffisso pseudolatinoum.

La neoformazione Mattarellum è risultata subito efficace perché il linguaggio politico italiano è ricco di termini latini o latineggianti, come referendum, e perché l’associazione di leggi e proposte di legge ai nomi del loro estensori ci risulta familiare.

Da –um a –ellum

Nel 1995 è stato usato lo stesso meccanismo per una riforma della legge elettorale regionale che portava il nome di Giuseppe Tatarella, da cui Tatarellum, e poi per una potenziale riforma firmata da Clemente Mastella, il Mastellum.

La coincidenza di tre cognomi terminanti allo stesso modo ha fatto sì che um venisse reinterpretato come –ellum (un fenomeno di rianalisi). Ecco allora Cossuttellum, Fisichellum, Spinellum, Casinellum e molti altri di cui il più recente è Rosatellum, dal nome del capogruppo dei deputati PD alla Camera Ettore Rosato

La svolta di porcellum

Anche il famigerato porcellum è un’altra parola d’autore di Sartori, coniata dopo che il ministro Roberto Calderoli aveva definito “una porcata” la legge elettorale del 2005 che portava il suo nome.

Porcellum mostra anche che la base per i nomi di leggi elettorali non è più ristretta ai cognomi dei politici. Ormai basta l’elemento ellum per segnalare una legge elettorale. Esempi tipici sono Toscanellum (elemento geografico), Mortadellum (dal soprannome di Romano Prodi), ribaltellum (effetto della legge), pidiellum (nome del partito) e molti altri descritti in dettaglio da Gomez Gane.

Italicum, una mossa linguistica 

Da porcellum sono stati formati anche porcinellum, porcellinum, maialinum e cinghialum, che evidenziano che anche il suffisso –um ha continuato ad essere produttivo.

Già nel 1997 Sartori aveva rotto lo schema standard usando pasticcettum, il primo esempio di nome di riforma elettorale basato non su un cognome ma sulle caratteristiche del sistema proposto.

L’esempio più rilevante è Italicum, legge elettorale del 2015. Il nome è attribuito a Matteo Renzi ma pare non sia una sua invenzione: Renzi l’avrebbe sentito e subito adottato come “mossa linguistica” per impedire che altri diffondessero nomi alternativi poco lusinghieri. Italicum ha il vantaggio di evocare “sistema italiano” e di apparire più ufficiale dei nomi invece palesemente ironici in –ellum.

Evviva il latinellum!

Gomez Gane fa moltissimi altri esempi, alcuni molto divertenti ma subito dimenticati e altri invece notissimi. Sottolinea la varietà semantica delle neoformazioni ed evidenzia come la loro origine ne influenzi il successo (dipende ad es. da chi li usa e se hanno cassa di risonanza nei principali media).

È facilmente prevedibile che i due suffissi –um ed –ellum continuino ad essere molto produttivi e a questo proposito Gomez Gane conclude “con o senza gaudium magnum, oramai è un dato di fatto: habemus latinellum”!

Per tutti i dettagli vi invito a leggere Dal Mattarellum all’Italicum: produttività dei suffissi pseudolatini –um ed –ellum.


Vedi anche:

 Tendenze nella formazione di neologismi (i meccanismi più comuni in italiano)
 Occasionalismi o neologismi? (una guida rapida per stabilire se una neoformazione si affermerà nell’uso)
 Twitterati, hackathon, mansplain? → Libfix! (un neologismo linguistico inglese che descrive gli affissi che si sono “liberati” dalle parole da cui hanno avuto origine)

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8 commenti a “Da Mattarellum a Rosatellum: habemus latinellum!”

  1. 12 ottobre 2017 16:33

    Mauro:

    Io però continuo a preferire il Latinorum di Renzo al Latinellum del Parlamento 😉

  2. 12 ottobre 2017 16:39

    mario:

    Per me il latinellum è peggio dell’inglesorum.La politica dovrebbe essere una cosa seria.

  3. 12 ottobre 2017 18:09

    zop:

    Con tutto il rispetto per Sartori, che ha fatto una coniazione ironica, trovo vergognoso questo uso del latino pecoreccio/maccheronico che prolifica, come se la desinenza latina fosse sinonimo di legge (lo stesso è avvenuto per vallettopoli e calciopoli, come se polis di tangentopoli fosse “scandalo” invece di città, passando al greco; stesso modello, venendo all’inglese, per cui da Watergate, il nome di un edificio, si è passati a cose come sexygate o rubygate). Dietro queste coniazioni trovo che si celi, più che l’ironia, il depauperamento semantico dovuto alla più totale ignoranza: del latino o dell’inglese (e anche della Csotituzione visto l’incostituzionalità di certe leggi-porcheria) poco importa. Referendum è anglolatinismo ottocentesco e non fa testo, ma mi viene in mente per esempio “una tantum” (che non mi pare esistesse in latino prima dell’accezione politica) tra le coniazioni politiche un po’ più datate.

  4. 12 ottobre 2017 18:33

    Licia:

    Cito le frasi iniziali di Che cos’è un neologismo di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle, grassetti miei:
    Un neologismo si forma principalmente per il bisogno di denominazione di un nuovo oggetto o un nuovo concetto: si tratta della capacità che il lessico di una lingua ha di adeguarsi ai mutamenti storici, culturali, sociali e alle innovazioni scientifiche e tecnologiche. In altre occasioni, una parola nuova può nascere come manifestazione di creatività artistica o di gioco linguistico, oppure con intento scherzoso, ironico o polemico” […]
    Il rinnovamento lessicale è un processo che fa parte della vita stessa di ogni lingua, anche se ha spesso suscitato cautele e sospetti, se non addirittura rifiuti e ostilità, soprattutto da parte dei grammatici nei confronti di neologismi e barbarismi”.

    Attenzione anche a non confondere i segni linguistici con i concetti che rappresentano (cfr. triangolo semiotico). Se si riesce a superare questa barriera, si potranno apprezzare le neoformazioni in –um ed –ellum come esempi di creatività linguistica.


    Vedi anche:
    Inglesorum
    I suffissi degli scandali: –gate e –poli
    Neologismi belli e brutti, c’è posto per tutti!

  5. 12 ottobre 2017 19:05

    zop:

    Sono d’accordissimo sull’innovazione lessicale e sulla sua bellezza e importanza, per cui mi spiego meglio: adoro i neologismi e la creatività liguistica, dalla Gnosi delle fanfole a Bergonzoni che è per me un mito (sui giochi linguistici ho anche un passato ludico in prima linea). Esprimo solo un parere estetico, soggettivissimo e opinabile: al latinellum dei politicanti personalmente preferisco Nutella/nutellae di Riccardo Casini, il porcellum non lo digerisco, non tutte le creazioni ligusitiche sono apprezzabili, è una questione di stile, non di purismo.

  6. 13 ottobre 2017 00:41

    Nautilus:

    @ zop

    In Latino la combinazione pronome-avverbio “una tantum” esisteva sin dall’epoca classica col significato letterale di “soltanto una”. Non esisteva, invece, come locuzione moderna nel significato di “una volta soltanto”: questa, piuttosto, è una creazione del linguaggio giuridico, burocratico e amministrativo.

  7. 13 ottobre 2017 09:08

    Asandus:

    La politichellum fa davvero schifellum ultimamente – abbastanza da farmi parlare in latinellorum, o in latinorellum, insomma.

  8. 13 ottobre 2017 10:26

    zop:

    @ Nautilus: hai ragione e ti ringrazio per la precisazione. Riflettevo sul fatto che una volta i politici erano spesso avvocati o avevano una formazione che comprendeva il latino, adesso sono più spesso imbevutidi marketing, e il nuovo politichese risente di questo linguaggio che porta dal latino al latinorum (a parte esempi come lo ius solis di cui si parla ultimamente). Sul nuovo politichese anglicizzato taccio.

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