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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

ILY: 3 dita, 3 lettere, 1 gesto, 1 emoji

emoji I Love You

Nei giorni scorsi Apple ha reso disponibili nuove emoji per iOS. È l’aggiornamento alla versione 10.0 di Unicode, descritto in Apple reveals new emoji coming to iPhone and iPad, including “I love you”.

In evidenza c’è l’emoji della mano con le dita mignolo, indice e pollice che formano le tre lettere I, L e Y nella lingua dei segni americana (ASL, American Sign Language) e che combinate rappresentano la frase I Love You

immagine che mostra la sequenza I, L e Y nella lingua dei segni americana

In America da tempo il gesto non è più ristretto alla lingua dei segni e dagli anni ‘70 del secolo scorso fa parte dell’uso comune.

ILY in un contesto italiano

Ho visto la notizia della nuova emoji su alcuni media italiani che di solito sono prodighi di anglicismi. Stavolta però hanno preferito tradurre il nome con ti voglio bene. Esempio di titolo:

Titolo di Repubblica: Apple, in arrivo nuove emoji: c'è anche “Ti voglio bene”

È una scelta che non mi convince: in questo caso avrebbe più senso mantenere la descrizione originale I love you, riconoscibile anche da chi non sa l’inglese, perché ILY è un simbolo che appartiene alla cultura americana.

In un contesto italiano, anche se si conosce il gesto dubito che la nuova emoji venga adottata per esprimere “ti voglio bene”. Nonostante il pollice di troppo mi pare infatti piuttosto simile al gesto delle corna e, si sa, i fraintendimenti “emojionali” sono sempre in agguato! 😉

1 lettera, 1 gesto, nessuna emoji 

Lisa Simpson che fa il segno di loser

Per ora invece manca ancora un’emoji per un altro gesto della cultura americana, formato con indice e pollice della mano destra che vengono posizionati sulla fronte per rappresentare la lettera L come loser.

In Italia è noto grazie ad alcune serie televisive americane e a qualche personaggio nostrano che l’ha adottato e popolarizzato, come ad esempio il rapper J-Ax.
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Dal 2016 possiamo invece usare le emoji per facepalm e per il gesto americano della telefonata, fatto con pollice e mignolo: li ho descritti in Curiosando tra le nuove emoji di Unicode 9.0. .


Altre nuove emoji

Apple ha aggiunto anche sirena, fatina, vampiro, zombie e altre figure disponibili sia al maschile che al femminile, e poi cibi, oggetti vari e alcune faccine che rappresentano metafore non riproducibili in altre lingue: le ho descritte in Nuove emoji: la sirena è caduta nella rete… 

Vedi anche:
♦  Emoji: è corretto cosa ci raccontano i media?
♦  Ami il tuo gatto? (differenze tra i verbi love e amare)

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8 commenti a “ILY: 3 dita, 3 lettere, 1 gesto, 1 emoji”

  1. 11 ottobre 2017 17:51

    Nautilus:

    Da metallaro di lungo corso ho una interpretazione diversa del simbolo.

    I con il pollice in alto
    L uguale a quella descritta
    U (al posto di Y) con il gesto delle corna

  2. 11 ottobre 2017 18:32

    Licia:

    gesto delle corna@Nautilus, intendi una tua interpretazione personale o quello che vale nell’ambito di tutti i metallari? Non ho capito se intendi il segno delle corna (con pollice chiuso), usato da molti musicisti rock e presumo anche heavy metal, oppure ILY “riciclato” ma mostrato con un orientamento diverso.

  3. 11 ottobre 2017 19:09

    Nautilus:

    Aspetta, provo a spiegarmi meglio. Quando ho cominciato a frequentare l’ambiente dei concerti rock e metal (oggi non ho più tempo per farlo, mi limito all’ascolto) ho visto che era prassi fare il segno delle corna + pollice aperto. La spiegazione che mi è stata data è che quel segno significa I Love You. Fin qui tutto corrisponde.
    Quello che non corrisponde è la composizione.
    Il pollice (e non il mignolo) rappresenta la I, indice e pollice formano la L di Love e indice e mignolo (non pollice e mignolo) rappresentano la U, contrazione (non mi viene un termine migliore) di You. Ciò era condiviso da tutti, per lo meno da tutti quelli che in vari anni ho frequentato io, quindi – per rispondere alla tua domanda – non è una mia interpretazione personale. Anzi, devo ammettere che dopo aver letto il tuo post mi ha sorpreso scoprire che le cose (per alcuni) stanno in modo diverso da come ho sempre pensato io.
    Riassumendo: il gesto è lo stesso, è la stessa l’interpretazione (che, tra l’altro, lasciami dire, trovo molto bella) ed è identico anche l’orientamento delle dita. Solo quando vai a scomporre le tre dita in dito singolo + coppia + coppia le cose cambiano un po’. Tardi e sono ancora immerso nelle mie analisi statistiche, dimmi che si è capito qualcosa 🙂

  4. 11 ottobre 2017 21:24

    Licia:

    @Nautilus, credo di avere capito. In sintesi: interpretazione errata dei metallari italiani, paragonabile ai fenomeni di rianalisi delle parole.

  5. 12 ottobre 2017 09:50

    Nautilus:

    Non mi sento di condividere al buio la tua generalizzazione, quindi chiedo, da una parte, l’aiuto del pubblico rockettaro/metallaro non di Milano e non lombardo, dall’altro, chiedo l’aiuto del pubblico rockettaro/metallaro europeo. So che tra i tuoi lettori ci sono anche dei madrelingua, anche britannici, e qui sarebbe molto interessante capire dove ha avuto origine il fenomeno di rianalisi associato al gesto delle corna con pollice aperto.
    All’epoca in cui ho cominciato ad ascoltare musica rock io (1980 circa) la scena era pesantemente influenzata da quanto accadeva in Inghilterra, mentre le tendenze che provenivano dagli USA erano molto limitate (le cose cambieranno nel giro di un solo lustro con l’esplosione di gruppi come Metallica e Guns N’ Roses).

    Intanto ho fatto questa ricerca per capirne di più. Sui siti in lingua inglese non ho trovato traccia dell’interpretazione che ho descritto io, ma se si sposta l’attenzione sui siti nostrani la si trova immediatamente; ecco uno dei tanti link in cui mi sono imbattuto: http://www.postpopuli.it/20094-i-simboli-del-rock/. Tra l’altro qui è riportato anche il famoso aneddoto della nonna di Ronnie James Dio da cui il nipote avrebbe copiato – introducendolo nel mondo rock – il gesto delle corna. Non sono invece citate le infinite polemiche tra Dio e Gene Simmons sulla paternità del simbolo, né il tentativo del secondo (Simmons) di arrivare addirittura a registrarne il marchio.

  6. 12 ottobre 2017 12:15

    Licia:

    @Nautilus, grazie per i dettagli ma per il tema del post non credo siano necessario andare ancora più a fondo. 🙂 È sufficiente la conferma che si tratta di gesti facilmente confondibili, ancor più nel caso delle emoji perché nella maggior parte dei contesti d’uso sono molto piccole.

  7. 12 ottobre 2017 12:39

    zop:

    Una volta erano gli italiani quelli celebri (e scherniti) per il parlare con le mani; leggere questo pezzo mi ha rievocato un bellissimo libro di Munari sulla comunicazione non verbale istintiva con le mani (http://www.corraini.com/it/catalogo/scheda_libro/23/Supplemento-al-dizionario-italiano). Comunque la comunicazione corporale non è un linguaggio universale o innato (da quel che mi risulta da vari studi psicolinguistici), e quindi anche questi nuovi tecnogeroglifici emozionali dovrebbero venire “localizzati”, come nel caso delle “corna” o anche del diverso modo di indicare il numero 3 (al centro di una vicenda del film di Tarantino “Bastardi senza gloria”). A meno che non si diffondano gli anglicismi anche emozional/iconografici, come per esempio il gesto di fare le virgolette con le mani (che credo sia di origine angloamericano, ma non ci giurerei).

  8. 12 ottobre 2017 13:28

    Licia:

    @zop proprio così, come i segni linguistici anche le emoji possono essere ambigue e veicolare significati diversi. In un post precedente, Curiosando tra le nuove emoji di Unicode 9.0, trovi molti esempi di potenziali differenze culturali nell’interpretazione di gesti e faccine. In Nuove emoji, per palati soprattutto americani? ho preso spunto dalle emoji di cibo per evidenziare altri aspetti culturali e per riflettere sulle linee guida di Unicode che incoraggiano polisemia e uso metaforico delle emoji.

    Aggiungo che in Le medaglie 3×3 di Bolt: tripla ≠ tripletta ho fatto qualche osservazione sull’uso diverso delle dita per contare che ha questa foto come spunto:

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