Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

“Signior Nicola capiscio che…”

Avete già sorriso per la lettera condivisa sui social quest’estate ma in giro da qualche anno?

SINIOR NICOLA CAPISCIO CHE E FESTA E VOLETE FARE IL BARBECHIÙ, PERÒ INNCULO ACCHITTEMMORTO AI VISTO LE ROBBE SPANNUTE PERCHE NON  MI AI AVISATO CHE LE TRASIVO DENTRO? MO ME LE APPUZZINITE DI COSTATINE E LEDDEVO SCIACCUARE ARRETA POI NONZI LAMENTTASSE CHE SCOTOLO LE TOVACCHIE DAL BALCONE. PINA DI SOPRA A TE

Che effetto vi fa la storia della signora che si è trovata il bucato “impuzzato” dalla grigliata del vicino del piano di sotto e fa presagire che quando sparecchia la tavola si vendicherà? 😀

L’ho trovata molto divertente anche se è poco probabile che sia reale. Non sono in grado di giudicare se le forme dialettali siano credibili, se gli errori di ortografia siano plausibili per la varietà linguistica meridionale usata e se la parola barbecue sia effettivamente entrata anche nei lessici regionali. Ho notato però vari dettagli che mi sembrano poco verosimili:

la firma Pina di sopra a te: davvero qualcuno si descriverebbe così a un vicino di casa? Avrebbe senso solo se nello stesso edificio vivesse più di una Pina;

 le incongruenze nella scelta degli allocutivi, che vanno dal voi di rispetto al tu, poi al lei di cortesia e di nuovo al tu. Chi è parlante nativo di un dialetto ha competenza comunicativa per la propria varietà linguistica e dubito passerebbe da un livello di formalità a un altro in modo così palese, specialmente se conosce da tempo il proprio interlocutore;

la grafia è piuttosto regolare e le parole rientrano perfettamente nelle righe, che non è quanto ci si aspetta da una persona semianalfabeta; le lettere appaiono tracciate senza incertezze, anche le Z che sono spesso invertite da chi non è abituato a scrivere; 

gli accenti sono messi solo su BARBECHIÙ e PERÒ, parole che altrimenti potrebbero non essere interpretate correttamente ma mancano su altre che grazie al contesto non sono ambigue e non creano esitazioni nella lettura;

 gli errori di ortografia non mi sembrano del tutto congruenti, cfr. ad esempio LE TRASIVO e LE APPUZZINITE ma LEDDEVO, l’unico che si interpreta facilmente anche se univerbato;

le doppie contigue a un’altra consonante di INNCULO e LAMENTTASSE mi sembrano poco verosimili: non sono riuscita a trovare nessun esempio del genere se non in copie di questo testo.

Cosa ne pensate? Riconoscete qualche forma dialettale che vi è familiare e quindi rende il testo verosimile o anche voi ritenete che si tratti dello scherzo molto efficace di qualche buontempone?


Questo è un post di fine estate, scritto per divertimento in spirito silly season. In altri post invece ho accennato seriamente ad alcuni metodi della linguistica forense, la disciplina scientifica che usa la linguistica in attività investigative:

♦  Detective linguisti(ci) 
♦  Linguisti a caccia di terroristi
♦  Gli autori di WannaCry sono cinesi?   


Fonte del testo sconosciuta: non sono riuscita a risalire al suo autore.

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8 commenti a ““Signior Nicola capiscio che…””

  1. 27 settembre 2017 15:50

    mario:

    Credo sia una forma siciliana, di sicuro non campana. Il tono è semiserio e lascia intendere confidenza, scritta ad arte ma verosimile anche nelle incongruenze. Una minaccia (s)garbata.

  2. 27 settembre 2017 17:11

    Licia:

    @Mario, non so se sia siciliano o qualche altro dialetto ma sono convinta che aver letto Camilleri mi abbia aiutata a capire subito questo testo. 😉 Ricordo ancora che effetto mi avevano fatto le prime pagine del primo romanzo di Montalbano: la lettura era stata inizialmente faticosa ma poi, una volta fatto l’orecchio a espressioni e costruzioni per me settentrionale molto insolite, l’avevo apprezzata molto.

  3. 27 settembre 2017 17:12

    zop:

    Suona anche a me un falso, io ho notato per esempio che c’è un solo a capo che sembra volutamente costruito per dividere in sillabe in modo errato. Però dopo la doppia z c’era lo spazio per farci entrare la i, dovendo andare a capo senza criteri, per cui mi suona di artefatto. Comunque sia mi è capitato di vedere cose del genere che erano reali, anche se non le ho fotografate. E mi viene in mente l’italiano farraginoso di un secolo fa, in particolare certe lettere della Prima guerra mondiale, che riguardavano però ben altri temi (Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale, Bollati Boringhieri, Torino 2000.)

  4. 27 settembre 2017 17:53

    vinab:

    Vero o finto non so, plausibile comunque. Ma da siciliano con madre campana lasciatemi dire che “a chi ti è muorto” e trasiteve” mi sembrano campani e non siciliani. E poi perché una vera signora Pina non dovrebbe mettere il suonome?

  5. 27 settembre 2017 21:25

    Isa:

    PQCV, a me è sempre sembrata fasulla, e non è nemmeno l’unica a girare, nel suo genere. A farmi propendere per il falso è l’accozzaglia di sicilianismi e campanismi che sembrano… capati ad arte, e la ricercatezza di raddoppiare la c di sciaccuare pur avendo tolto la q… no, è tutto troppo carico.

  6. 28 settembre 2017 07:53

    Mauro:

    A me sinceramente ha fatto venire in mente (soprattutto il “capiscio”) le battute che facevamo all’asilo o in prima elementare…

  7. 28 settembre 2017 09:46

    Nautilus:

    Lungi da me infilarmi in questioni linguistiche di lingue che non conosco; faccio invece alcune considerazioni diverse che mi inducono a pensare che il messaggio sia artefatto. Se inserite la stringa “pina di sopra a te” in Google Immagini noterete altri messaggi simili; in particolare uno che comincia con “ai signiori col culo inconditende”. Qui noterete alcuni elementi di spiccata somiglianza col messaggio della signora presunta Pina. Primo, la grafia è praticamente la stessa (notate per esempio la forma e l’inclinazione di “n” e “z”); secondo, sono simili anche gli errori (es. signior e signiori); terzo, la firma di entrambi ha un rimando a una collocazione abitativa spaziale in senso relativo e verticale (la Pina che sta sopra a te, da una parte, e il signore dell’ultimo piano, dall’altra); quarto, il senso del testo è il medesimo, ovvero un messaggio di monito rivolto ai condòmini, con sgrammaticature e insulti un po’ grossolani.
    In un caso si tratta di una donna, nell’altro di un uomo. E la mano mi sembra la stessa.

  8. 28 settembre 2017 10:52

    Asandus:

    È una trollata divertente, d’accordo; però su “Pina di sopra a te” faccio una piccola precisazione: sono stato di recente da amici che abitano in un condominio a Palermo. Di signore “Pina” (Giuseppina, di solito) è pieno il condominio, inclusa la moglie dell’amico che mi aveva invitato! Perfino Concetta e Maria erano in secondo piano rispetto a tutte le Pina del palazzo. In un caso del genere “Pina di sopra a te” sarebbe una precisazione dovuta…

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