Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Feeling blue

vignetta con puffo sul lettino dell psicanalista (che è Gargamella) che dice “I’m feeling blue”
Vignetta: Fabio Magnasciutti

L’espressione inglese I’m feeling blue è nota: la usa chi si sente depresso, triste o giù di corda ma spesso senza sapere dare una ragione precisa per il proprio stato d‘animo.

È un modo di dire nato negli Stati Uniti nel XIX secolo di cui però non si conosce con esattezza l’origine. Circolano etimologie fantasiose ma uno dei pochi dati certi è che già nel XIV secolo la parola blue era associata a tristezza o melancolia, si suppone per via del colorito bluastro delle persone con il sangue poco ossigenato per problemi cardiaci oppure sofferenti per il freddo. 

In inglese il colore blue appare in molte altre espressioni e modi di dire: ne trovate parecchi in Sacred, Sad And Salacious: With Many Meanings, What Is True Blue?

A proposito di blue

Il colore inglese blue e quello italiano blu non sono equivalenti e possono essere falsi amici: dettagli in #TheDress: era proprio blu? Un esempio è la traduzione errata del colore robin’s egg blue, dovuta anche a differenze geografico-culturali, che ho discusso in Indaco nell’arcobaleno? Colpa dell’inglese!

In Microsoft Blue invece ho descritto le schermate blu delle prime versioni di Windows: quella famigerata “della morte” e quella ottenuta premendo CTRL+ALT+CANC.

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8 commenti a “Feeling blue”

  1. 30 agosto 2017 15:56

    Pedantoski:

    In inglese “blue” è generico: bisogna fare la distinzione tra “dark blue” per il blu e “light blue” per l’azzurro; ultimamente, però, hanno sdoganato la parola “azure” – quindi come la pensano ora sul “blue” usata senza specificare la tonalità scura o chiara? Questo ancora non sono riuscito a determinarlo.

  2. 30 agosto 2017 16:09

    Licia:

    @Pedantoski, forse ti è sfuggito il link a #TheDress: era proprio blu? 🙂
    E in Microsoft Blue trovi un rimando a Microsoft Azure.

  3. 30 agosto 2017 16:31

  4. 30 agosto 2017 18:00

    Nautilus:

    E poi c’è anche la differenza “blue whale” – balen(otter)a azzurra”, ma immagino nei avrai già parlato in qualche altro post.

  5. 30 agosto 2017 18:09

    Licia:

    @Nautilus c’è un riferimento nei commenti a Indaco nell’arcobaleno? Colpa dell’inglese!

  6. 30 agosto 2017 18:38

    Nautilus:

    Ecco, appunto 😀

    Ora, non tirarmi le orecchie perché vado un attimo fuori tema, ma c’è una cosa che, a mio parere, sarebbe di grande utilità per molti lettori.
    Quando scrivi un post metti quasi sempre dei riferimenti ad altri post precedenti, magari scritti anni prima. Questa volta addirittura a un commento che risale a qualche mese fa (è per questo che sto andando fuori tema).
    Quello che non sono mai riuscito a capire è come fai a gestire questa cosa, cioè come fai a ricordarti tutto quello che hai scritto in questi anni, sopratutto con questo livello di precisione. Trovo che sia davvero sorprendente, e lo sto dicendo come complimento ovviamente.
    A me capita di rileggere miei vecchi post e di non ricordare nemmeno di averli scritti.

    O hai una memoria eccezionale oppure hai un sistema che funziona in modo molto efficiente.
    Chiaro che puoi anche rispondere che questo è un segreto che non puoi svelare 😀

  7. 30 agosto 2017 20:51

    Mauro:

    @ Nautilus

    In realtà Google si spaccia per motore di ricerca ma è solo l’archivio di Licia “esternalizzato” e gestito da Brin & co 😉

  8. 30 agosto 2017 23:50

    Licia:

    @Nautilus, domandona!

    Credo che per ciascuno di noi ci siano degli aspetti della propria memoria più efficienti di altri. Io ad esempio ho difficoltà a memorizzare i volti ma ho un’ottima memoria per gli aspetti linguistici legati a chi o cosa mi coinvolge, sia professionalmente che personalmente.

    Sono sicuramente facilitata anche dal lavoro che faccio: un terminologo deve sapere reperire informazioni in breve tempo, fare ricerche in contesti diversi, valutare i dati a disposizione, scoprire collegamenti che non sempre sono palesi, sviluppare e tenere allenata una propria “memoria storica”.

    Per il blog ho un mio sistema per gestire le informazioni (bozze, appunti e spunti, idee, annotazioni, link, rimandi, riferimenti incrociati, vignette…) che mi permette di recuperare facilmente quello che mi serve e di costruire i nuovi post su una base di materiale raccolto e rielaborato nel tempo. Soprattutto, però, il blog riflette quanto mi interessa, mi incuriosisce e mi piace condividere: credo che per ciascuno di noi sia più facile ricordare quello che ci ha divertiti e ci dà soddisfazione. 

    @Mauro 😀

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