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Francese in stazione: peu importe!

Ai lati delle scale mobili nella stazione di Bologna sono apparsi nuovi cartelli alti e stretti con 4 segnali di obbligo e 8 di divieto. La novità è che in aggiunta alle solite scritte bilingui in italiano e in inglese – in questo caso Obbligatorio / Mandatory e Vietato / Forbidden – stavolta in mezzo ai divieti c’è anche una frase in francese:

Ou l’inverse. Peu importe
(fare clic sull’immagine per vedere i dettagli)

Non parlo francese e quindi ho verificato per essere sicura di avere capito bene: Ou l’inverse. Peu importe vuol proprio dire “O viceversa / al contrario. Non fa differenza / poco importa”. Non riesco però a spiegarmi la funzione della frase, che nei divieti non ha alcun equivalente né in italiano né in inglese (stavolta non è colpa della traduzione automatica!).

Secondo voi perché l’unica frase in francese sui cartelli della stazione è proprio questa e soprattutto cosa vuole significare?


Aggiornamento  – Nei commenti nuovi sviluppi sull’origine della frase: molto probabilmente c’entra un collettivo teatrale francese. Ma come è finita la loro frase sui cartelli?


Vedi anche:
♦  Stazione AV di Bologna: caos sui cartelli
♦  Divieti di Trenitalia: NO TRESPASSING
♦  Voi siete qui. (messaggio sibillino nella stazione AV)
♦  Divieti fatti con i piedi (nuovo post: cartello discusso nei commenti) 

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23 commenti a “Francese in stazione: peu importe!”

  1. 13 giugno 2017 09:29

    Nautilus:

    Le tre cose che mi sono venute in mente:

    1. uno scherzo

    2. una citazione del libro “Une horloge n’est pas le temps. Ou l’inverse peu importe” di Matthieu Loos (pubblicato a Novembre 2016)

    3. istruzioni di montaggio del pannello metallico in cui si specifica che non è rilevante quale lato viene esposto verso l’esterno

  2. 13 giugno 2017 09:50

    Francesca:

    Potrebbe essere che si sono semplicemente dimenticati di togliere le “indicazioni di formattazione”? Nel senso che la posizione dei quattro simboli sopra e dei quattro sotto poteva anche essere invertita, tanto non cambiava niente?

  3. 13 giugno 2017 10:02

    Mauro:

    Se fosse in inglese e/o italiano uno potrebbe pensare che dei quattro divieti sotto ci se ne può fregare…

    Ma così…

  4. 13 giugno 2017 10:08

    efano:

    Penso sia un errore di chi ha preparato l’immagine per la stampa. Potrebbe essere uno studio francese (o un grafico francese) che aveva messo un appunto e poi ha scordato di eliminare e tutti quelli che hanno controllato non se ne sono accorti.
    Succede abbastanza spesso che in stampati e simili si trovino appunti del tipo “Qui ci va il logo che deve arrivare” “Mettere tutto in maiuscolo” e simili.

    Non capisco comunque il penultimo divieto: non si può stare in punta di piedi? non si possono dare calci ai gradini? non si possono abbandonare le scarpe sulle scale mobili?

  5. 13 giugno 2017 10:25

    m.fisk:

    Il cartello è stato commissionato a una ditta francese; il grafico nella lavorazione ha lasciato uno spazio per un nono divieto che però non lo convinceva, e ha messo su una nota. Poi il cartello è andato in stampa, e la nota è rimasta lì.

  6. 13 giugno 2017 12:28

    vinab:

    Affascinante! Il potere magico delle lingue, se l’hanno scritto vorrà dir qualcosa. In quanto al penultimo divieto, le scarpe non possono salire da sole!

  7. 13 giugno 2017 13:02

    Nautilus:

    @ efano

    Il penultimo cartello (ho fatto una breve ricerca in internet*) significa: vietato strusciare (ho trovato scritto proprio così!) i piedi contro le balaustre e contro i frontali dei gradini.
    Comunque non mi pare che l’immagine del pittogramma sia molto esplicativa (dunque efficace).

    * http://www.tuttosegnaletica.it/normative/obblighi-e-divieti-per-l-uso-dell-scala-mobile-2589.html

    obblighi-e-divieti-per-uso-scala-mobile

  8. 13 giugno 2017 14:23

    Daniele:

    Altre considerazioni sparse:

    il quarto obbligo e’ in realta’ un divieto o forse mi sfugge a cosa obblighi oltre a non toccare la balaustra col piede;
    non capisco questo bisogno di vietare qualsiasi cosa esplicitamente: che bisogno c’e’ di vietare il gettare sigarette se il fumo e’ proibito all’interno della stazione? Inoltre gettare a terra qualsiasi cosa e’ vietato a priori, perche’ ribadirlo sulla scala mobile? I divieti dovrebbero riguardare solo comportamenti normalmente accettati ma per qualche motivo vietati in una determinata situazione.

    Daniele

  9. 13 giugno 2017 14:28

    Matteo:

    Quella pioggia di apostrofi è incommentabile. E poi, come si posa un cane?

  10. 13 giugno 2017 14:41

    Mauro:

    @ Daniele

    che bisogno c’e’ di vietare il gettare sigarette se il fumo e’ proibito all’interno della stazione?

    Qualche – come si dice qui in Germania – “Paragraphenreiter” (traducibile con “cavalcatore di cavilli”) ti direbbe che è vietato fumare, non avere sigarette con sé e magari, se non c’è il dieveto esplicito, uno si accorge di averne una tutta spiaccicata e la getta per terra.

  11. 13 giugno 2017 15:59

    Daniele:

    @ Mauro

    Sono d’accordo, quindi torniamo al punto 2, perche’ ribadire il divieto di cose gia’ vietate? Oppure dato che il gettare una sigaretta per terra e’ un’usanza tollerata allora diventa necessario sottolinearlo?

  12. 13 giugno 2017 17:40

    BEP:

    Fantastico! Ma fa proprio parte del cartello, cioè, non è stato applicato in seguito?
    L’unica occorrenza di questa frase che ho trovato è nel titolo di un libro di Matthieu Loos: “Une horloge n’est pas le temps; ou l’inverse; peu importe”. Curiosamente, il libro contiene fotografie dove adesivi con la frase in questione sono stati applicati in vari luoghi.
    http://www.editions-libel.fr/maison-edition/boutique/une-horloge-nest-pas-le-temps/

    Altre cose che ho notato:
    – Il quarto obbligo è un mezzo divieto
    – È vietato stare a piedi nudi ma anche usare le scarpe
    – Le due linee nere orizzontali sono inutili e incongruenti: una è sotto la scritta Obbligatorio, l’altra è sopra la scritta Vietato.

    Tra l’altro, scrivendo questo commento credo di avere scoperto un elvetismo: autocollante, inteso come etichetta autoadesiva.

  13. 13 giugno 2017 18:39

    Mauro:

    @ Daniele

    Temo sia proprio quello il punto: anche qui in Germania talvolta trovi il cartello di divieto esplicito di gettare sigarette o resto di cibo per terra anche se tutti sanno che bei luoghi pubblici è vietato gettare qualsiasi cosa per terra.

  14. 13 giugno 2017 19:08

    Mauro:

    Faccio un altro esempio, sempre tedesco anche se esempi simili ne trovi ovunque.
    Un tempo non c’era il divieto di fumare sui mezzi pubblici imposto per legge. Il divieto era imposto dai gestori o dai comuni. Quindi su bus e metropolitane serviva il cartello esplicito “vietato fumare”. Senza cartello nessuno poteva impedirti di fumare.
    Dagli anni ’70 (o ’80 forse, ma comunque da almeno trent’anni) il divieto di fumare sui mezzi pubblici è legge federale che non ammette eccezioni. Es è ben noto. Quindi i cartelli non servono né per legge né per chiarezza.
    Eppure talvolta anche su bus e vagoni di metropolitana nuovissimi ancora oggi trovi i cartelli “vietato fumare”.

  15. 14 giugno 2017 06:23

    Nautilus:

    Guardate il link sotto. Direi che a questo punto possiamo considerare il caso come risolto.
    Non c’è la foto di Licia, ma le probabilità che dietro non ci sia Matthieu Loos sono minime. Cosa ne pensate?
    https://www.instagram.com/combatsabsurdes/

  16. 14 giugno 2017 10:39

    Licia:

    Grazie a tutti per i commenti, appena posso ne aggiungo anche altri ricevuti su Twitter.
    Intanto però sono molto stupita e divertita per il riferimento al libro di Matthieu Loos segnalato da BEP e poi confermato da Nautilus perché nel caso di questi cartelli (direi almeno una trentina tutti uguali) NON si tratta di adesivi e la scritta è proprio al centro del cartello in uno spazio apposito, come si può vedere anche in quest’altra foto. Qui un dettaglio:

    cartello binario

    Mistero in parte risolto, in parte infittito!!

  17. 14 giugno 2017 12:05

    Nautilus:

    Be’, intanto ho scritto una mail allo stesso Loos, giusto per non lasciare nulla di intentato. Mica ci fermiamo proprio adesso 🙂

  18. 14 giugno 2017 12:27

    Licia:

    @Nautilus, grazie, ottima idea! Speriamo che Loos risponda, questa storia sta prendendo una piega molto interessante. Ho visto che fa parte del gruppo teatrale / collettivo che si identifica proprio come CombatsAbsurdes. Ou l’inverse. Peu importe. Il legame a questo punto è indiscutibile!

    CombatsAbsurdes. Ou l'inverse. Peu importe.

    Aggiungo che i cartelli di Bologna hanno solo qualche mese, quindi li daterei 2017. E le foto di CombatsAbsurdes su Instagram, in particolare quelle taggate #oulinversepeuimporte, mostrano che gli adesivi sono “attivi” proprio in questo periodo, come si può vedere da questi due esempi:

    Berlino 5 maggio 2017:

    peu importe Berlin

    Lione 7 giugno 2017:

    peu importe Lyon


    Aggiornamento: un nuovo post, Divieti fatti con i piedi, sul cartello “antistruscio” (commenti di efano e Daniele qui sopra) e relativa, terrificante traduzione.


    Un paio dei commenti ricevuti ieri su Twitter:

    @disinformatico: “Secondo me è figlia di questo stesso modus operandi cinofallico: news.bbc.co.uk/2/hi/7702913.stm

    E-mail error ends up on road sign. The English is clear enough to lorry drivers - but the Welsh reads "I am not in the office at the moment. Send any work to be translated."

    @alessmattina: “Si riferisce al numero 8”

    @_sigkill_: “Che i divieti sono invece consigli. Poco importa. Puro Magritte.”

    @FabioMassi: “Secondo me è parente di questa… #loremipsum”

    Lunch box

    Altri commenti qui:.

  19. 15 giugno 2017 20:56

    Licia:

    cartello scale mobili stazione AVHo un nuovo tassello. Oggi sono passata dalla stazione AV di Bologna e ho visto che anche lì in prossimità delle scale mobili ci sono i cartelli verticali alti e stretti di obblighi e divieti a cui finora non avevo mai fatto caso (c’è poco testo!).

    Il dettaglio interessante, a parte qualche differenza nei disegni, è che i segnali sono nello stesso ordine ma al posto del messaggio francese c’è un altro divieto, che nella tabella riportata da Nautilis è descritto come “vietato posare pacchi o bagagli ingombranti” e qui è disegnato con un rettangolo aggiuntivo:

    divieto AV

    Nuova domanda: se questi sono i segnali standard, chi avrà deciso di sostituire questo divieto con la frase francese e perché?

     

    .

  20. 16 giugno 2017 09:19

    efano:

    Molto interessante il “tassello” mancante: la responsabilità è sicuramente del grafico che ha composto l’esecutivo per la realizzazione del cartello. La scritta, come dicevo, sembra un “segnaposto” dimenticato. Probabilmente i due cartelli non sono perfettamente uguali (per dimensioni, o altro) per cui avevano bisogno di 2 file di stampa diversi, altrimenti non si spiega perché siano diversi. Tra l’altro, in questo manca anche la riga orizzontale sotto “obblighi” segnalata da BEP.
    Quindi, in un secondo momento è stato inserita l’icona mancante nel secondo cartello, ma è stato dimenticato il primo.
    Oppure si può pensare a un grafico situazionista che si è divertito a inserire la frase nel cartello. A questo punto non mi sento di escluderlo.
    Difficile invece pensare che i due cartelli possano essere stati commissionati a ditte diverse.
    In ogni caso, il primo cartello è l’indice di un lavoro poco curato (sia da parte di chi l’ha eseguito, sia da parte di chi doveva controllare).

  21. 16 giugno 2017 21:21

    Antonella:

    @Matteo: “vietato posare cani” credo voglia dire che è proibito lasciarli sugli scalini, ovvero un invito a tenerli in braccio o negli appositi contenitori.

  22. 17 giugno 2017 10:35

    Nautilus:

    Breve aggiornamento. Loos non mi ha ancora risposto. Nel frattempo ho contattato un paio di siti su cui è riportato il profilo dettagliato dell’autore; ho chiesto loro di inoltrare la mail direttamente a Loos. Stessa cosa ho fatto con la sua agente personale.

  23. 22 giugno 2017 09:24

    Nautilus:

    Novità! Loos mi ha risposto, o meglio, mi ha risposto il suo “capo”. Credo che Licia nei prossimi giorni darà qualche ragguaglio sugli sviluppi (interessanti) della vicenda.

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