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Una Z di troppo: questioni di ortografia

Truffatore smascherato dall’errore di grammatica, sul finto tesserino scrive “polizzia”. Una zeta di troppo e la foto di un ex concorrente del Grande Fratello inchiodano il finto vigile urbano.

Ho sentito questa notizia alla radio ma in una versione leggermente diversa: a smascherare il truffatore non sarebbe stata la polizia ma due anziani che gli avevano chiesto di mostrare il tesserino di riconoscimento e avevano subito notato l’errore (eh, la scuola di una volta!).

Per i media si tratta di un errore di grammatica, da intendersi nell’accezione generica e popolare di “regole per parlare e scrivere correttamente”. Io invece preferirei descriverlo come errore di ortografia.

Se si legge la parola *polizzia a voce alta, da sola o all’interno di una frase ben formata, nessun ascoltatore sarà infatti in grado di rilevare l’errore, che esiste solo in forma scritta.

Dall’etimologia all’ortografia

Il truffatore si è fidato del suo orecchio: la parola polizia si pronuncia proprio /politˈtsia/, con consonante doppia, come tutte le parole italiane in cui il suono consonantico /ts/ (affricata alveolare sorda) è seguito dal dittongo i + a, e, oppure o. Provate a dire a voce alta polizia e pazzia /patˈtsia/ e sarà subito chiaro: stesso suono sia per il segno grafico z che per zz.

Le ragioni sono etimologiche, come spiega l’Enciclopedia dell’Italiano Treccani:

  «Il mancato raddoppiamento grafico dell’affricata /ʦ/ intensa davanti ai dittonghi i + a, e, o si spiega risalendo al latino. In italiano, infatti, da uno stesso termine latino possono essersi formate due parole, una vicina alla forma originaria, più conservativa, e una di tipo popolare, più innovativa. Gli esiti fonico e grafico delle due parole risultano, così, leggermente diversi, dando vita al fenomeno dell’allomorfia. Per es., dalla parola latina vĭtĭum si ha sia vizio (esito dotto) sia vezzo (esito popolare), dalla parola latina rătĭo si ha sia razione (dotta) sia ragione (popolare) e via dicendo in molti altri casi simili. L’affricata alveolare sorda /ʦ/ si mantiene scempia davanti ai dittonghi proprio nei cultismi, più simile all’originario nesso latino -ti-. Fanno, infatti, eccezione a questa regola parole come carrozziere, corazziere, pazzia, razziera, che derivano da parole con doppia z: carrozza, corazza, pazzo, razzo»

Altre incongruenze

Ci sono anche altre consonanti sempre doppie che però non sono realizzate graficamente come tali. Sono la fricativa palatale /ʃ/ di parole come fascia /ˈfaʃʃa/, la laterale palatale /ʎ/ di aglio /ˈaʎʎo/ e la nasale palatale /ɲ/ di pigna /ˈpiɲɲa/.

Sono solo alcune delle incongruenze dell’ortografia italiana. Ce ne sono altre, ad es. ci sono alcuni fonemi che sono realizzati con lettere diverse:
/k/ si scrive c in cane ma q in quale
/g/ si scrive g in gatto ma gh in ghiro
/ʧ/ si scrive c in cena e arance ma ci in ciao e camicie
/ʤ/ is scrive g in gelo ma gi in giusto
/ʃ/ si scrive sc in scelta ma sci in sciarpa

Se si ha padronanza dell’ortografia non si fa troppo caso a incongruenze ed eccezioni ed è facile pensare che l’italiano sia una lingua che davvero “si scrive come si parla”. Ci si rende conto che non è così semplice quando si osservano le difficoltà degli stranieri: in Chitroli e carchope: l’ortografia imperfetta ho raccolto molti esempi.
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Vedi anche: Problemi di *evaquazione dovuti all’età? (un altro esempio di etimologia che prevale sull’ortografia).

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2 commenti a “Una Z di troppo: questioni di ortografia”

  1. 12 aprile 2017 07:31

    tcp-ip:

    > la parola polizia si pronuncia proprio /politˈtsia/

    Io la pronuncio con la consonante affricata sonora (comunque doppia).

  2. 12 aprile 2017 08:32

    Mauro:

    Semplicemente un semianalfabeta come ce ne sono (purtroppo) tanti. E l’impressione è che stiano aumentando di numero.

Commenti: